Udine, la Provincia (che non c’è più) vista da Raffaella Sialino

di Giuseppe Longo
Passo quasi ogni giorno, almeno due volte, in piazza Patriarcato e vedendo palazzo Belgrado mi è praticamente impossibile non pensare che lì, fino a pochi mesi fa, c’era la Provincia di Udine.
E pure a quella toccante cerimonia d’addio che si era tenuta nella tarda mattinata del 21 aprile: d’un tratto, calava il sipario su oltre due secoli di storia.
Quella del Friuli, perché la Provincia di Udine non era una Provincia qualsiasi – uno di quegli enti inutili, come si chiamano oggi, tanto da essere “tagliato” senza pensarci troppo -, bensì un autentico “crocevia” della storia della nostra terra, sul quale si sono intrecciati momenti tristi e difficili, come le due guerre mondiali e il terremoto del 1976, e momenti belli, di speranza, di rinascita, di sviluppo.
Una storia che affonda le sue radici addirittura nel 1806, a pochi anni dal Trattato di Campoformido (o Campoformio come si scriveva allora), quando mancavano ancora ben 60 anni al passaggio del Friuli storico alla neonata Italia unita.
Tutto si è incrociato in quel palazzo e vederlo oggi “svuotato” del suo vero motivo d’essere – avrà una destinazione, certamente, ma non quella cui era deputato – innesca in me un innegabile sentimento di nostalgia perché, indubbiamente, il Friuli è stato privato di qualcosa di suo, che gli apparteneva.
Due secoli, converrete, non si cancellano così, con un battito di ciglia.
Tanto, ente più ente meno…
Ci restano però i ricordi, almeno quelli sì.
E in questo ci soccorre, dandoci un importante aiuto, anche la penna di Raffaella Sialino,
fagagnese doc, che evidentemente animata pure lei da un sentimento simile al mio e all’ attaccamento alle cose del nostro passato, ha scritto un libro molto interessante dal titolo ” L’ultima Provincia Storia politica a Nordest”, appena pubblicato da Aviani & Aviani editori.

la locandina del libro


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La sua presentazione avverrà venerdì 5 ottobre, alle 18, proprio nella sala consiliare di palazzo Belgrado, meravigliosamente affrescata da Giulio Quaglio alla fine del XVII secolo.

il salone del Quaglio


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Assieme all’autrice interverranno il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin, e il capogruppo della Lega nella stessa Assemblea di piazza Oberdan, già capogruppo del Carroccio in Consiglio provinciale, Mauro Bordin.
Moderatore dell’incontro il giornalista e scrittore Daniele Damele.
“Il Friuli Venezia Giulia nel 2018, per effetto della legge regionale 26/2014 – scrive la dottoressa Sialino – si è ritrovato ad essere l’unica regione in Italia priva delle sue Province.
A decidere la soppressione di quattro enti intermedi (Pordenone, Gorizia, Trieste e Udine), avvenuta tra il 2016 e il 2018 nonostante il referendum del dicembre 2016 avesse decretato la loro sopravvivenza a livello nazionale, è stata l’allora presidente regionale Debora Serracchiani”.
Quindi la Sialino conclude la breve presentazione del suo libro: “Le novità introdotte dalla cosiddetta riforma Panontin – tra cui la nascita delle Unioni Territoriali Intercomunali – sono state oggetto di accesi dibattiti tra favorevoli e contrari, ricorsi al Tar, rimandi e rimaneggiamenti, ciò nonostante il percorso di cancellazione delle Province in Friuli Venezia Giulia è stato portato a termine”.
“Per sempre???”, si chiede infine l’autrice.
A oggi, ovviamente, non è dato di sapere.
La storia, è noto, è sempre fatta di corsi e ricorsi.
E tutto può accadere, pure che una Provincia “rinasca” (e così, mi par logico, anche le altre tre della regione).
Come sempre, il tempo sarà buon giudice e ci dimostrerà se questo sarà possibile o meno.
Per ora, ci restano soltanto i ricordi alimentati appunto dal bel libro di Raffaella Sialino.
Come pure emblematica resta quella frase che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1944 e che il 21 aprile si leggeva sul portone di palazzo Belgrado ormai sbarrato:

“A vegnarà ben il dì che il Friùl si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradision!”.

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in copertina : palazzo Belgrado

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“Mandi Cjase dai Furlans”: tutto cominciò nel 1806

di Giuseppe Longo

Provincia di Udine ultimo atto. Il Duomo e la chiesetta del Castello avevano da poco fatto ascoltare le campane di mezzogiorno quando il portone di Palazzo Belgrado che dà su piazza Patriarcato è stato sbarrato dal presidente Pietro Fontanini apponendo una significativa frase che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1944, in piena seconda guerra mondiale, nel suo bel friulano di Casarsa: “A vegnarà ben il dì che il Friùl si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradision!”.
Fontanini l’aveva letta, nel gremito salone del Quaglio, a conclusione del suo breve, applauditissimo discorso di chiusura (all’inizio era stata preceduto dal presidente del Consiglio provinciale Fabrizio Pitton), nel quale non ha mancato di rivolgere duri accenti alla legge regionale di riforma numero 26 del 2014 che ha soppresso le quattro Province del Friuli Venezia Giulia – su Gorizia, Pordenone e Trieste il sipario era già calato da mesi – istituendo al loro posto le UTI, le tanto discusse, criticate e contestate Unioni territoriali intercomunali. Parole “velate di tristezza” come aveva detto prima di lui lo storico friulano Gianfranco Ellero che ha accompagnato in un appassionato viaggio alla scoperta delle origini della Provincia di Udine che si perdono nel remoto 1806, quindi ben 212 anni fa, all’epoca del Regno Lombardo-Veneto e a pochi anni dal Trattato di Campoformido, per proseguire in una lunga avventura politica e amministrativa che ha visto l’Ente territoriale intrecciarsi continuamente con la storia di questa terra, tanto da essere a lungo chiamata Provincia del Friuli. E tanto da essere un vero punto di riferimento per i Friulani – la “Cjase dai Furlans”, come l’ha definita l’ormai ex presidente Fontanini – anche nei momenti più duri e difficili, come le guerre e il terremoto del 1976. “Non dimentichiamo – ha ricordato il professor Ellero – che a pochi giorni
dal sisma fu proprio questo salone ad accogliere Nelson Rockefeller, vicepresidente degli Stati Uniti d’America, prontamente intervenuto in soccorso delle nostre popolazioni!”.

Ma i ricordi e gli aneddoti potrebbero continuare.
E oggi cosa rimane, dopo un passato così glorioso e significativo, davanti a quella porta sbarrata? La bellezza di 10 (sì, avete letto bene: dieci!) UTI entrate in funzione tra non poche difficoltà il primo gennaio 2016: Canal del Ferro – Val Canale (quella che Ellero ha detto sarebbe meglio chiamare “Carinzia friulana”), Gemonese, Carnia,
Friuli Centrale, Torre, Mediofriuli, Collinare, Natisone, Riviera – Bassa Friulana, Agro Aquileiese. Che si sommano alle cinque pordenonesi (Tagliamento, Valli e Dolomiti Friulane, Livenza – Cansiglio – Cavallo, Sile e Meduna, Noncello); alle due goriziane (Carso Isonzo Adriatico, Collio – Alto Isonzo) e all’unica triestina (Giuliana).

In altre parole diciotto nuovi Enti territoriali al posto di quattro, con l’obiettivo di tagliare i costi e razionalizzare la
vita amministrativa. Sarà così?

Lo dirà l’esperienza, ma soprattutto la storia anche in questo caso.

Perché in quello dell’importanza e della validità della Provincia di Udine, o meglio del Friuli, si è già espressa.

< N.d.R. …allego le foto del funerale…. >

…la casa del “caro estinto”