Natività della Madonna, a Nimis i riti della tradizione. Le fisarmoniche di Tarcento domani sera per il gran finale dei plurisecolari festeggiamenti

(g.l.) A Nimis, oggi, penultimo giorno del tradizionale Ottavario, perché domani, 8 settembre, c’è la grande festa della Natività della Madonna attorno alla quale ruota l’Antighe Sagre des Campanelis, che vanta oltre cinque secoli di storia. Domani, infatti, il grande protagonista sarà l’amato Santuario che sarà al centro dei numerosi riti. Quattro infatti le Messe: alle 6.30, alle 7.30, alle 9.30 con il pellegrinaggio di Vergnacco che attesta quanto il Rojale sia ancora legato alla ricorrenza settembrina nel paese pedemontano. Alle 11 la solenne celebrazione eucaristica alla quale parteciperanno anche gli amici di Lannach, attesi per festeggiare i 35 anni del gemellaggio tra Nimis e la cittadina stiriana: con loro seguirà anche il pranzo sotto il tendone.


Alle 9.30 sarà inaugurato il primo mercatino “I Creativi di Nimis”. Esporranno: Aldo Attimis, Adriana Bassi, Damiano Bertolla, Giuseppe Bertolla, Loretta Casasola, Maria Ceschia, Marisa Comello, Lorena Cussigh, Franca Galioti, Donata Gervasi, Rita Grassi, Severo Lauzana e Claudio Marchiondelli. Nel pomeriggio, dopo la funzione di chiusura dell’Ottavario, ci saranno giochi per bambini sul prato e al termine tradizionale concerto della Banda di Vergnacco seguito dalla estrazione della tombola. Alle 20, nel Santuario, concerto con ingresso libero dell’Ensemble Flocco Fiori – Gruppo fisarmonicisti Tarcento, diretto dal maestro Massimo Pividori, concittadino come altri musicisti della formazione. Molto interessante si annuncia il programma, con brani intonati alla tradizione – anche religiosa, visto il luogo sacro che ospita la serata – e con trascrizioni da autori classici di grande effetto, che dimostrano la versatilità dello strumento a mantice, fino a pochi anni fa considerato soltanto come brioso accompagnamento di feste popolari o di ritrovi in osteria. Invece no, la fisarmonica si è rivelata strumento molto duttile anche per interpretazioni più importanti, tanto da vedersi aprire le porte dei Conservatori musicali con l’istituzione di Cattedre specifiche. Al termine di questo invitante concerto, ancora musica sul palco del parco: saranno protagonisti gli Straballo band. Alle 23 spettacolo pirotecnico di chiusura dei festeggiamenti.
La giornata odierna, invece, dopo le manifestazioni sportive della mattinata, alle 14 invita a una nuova estrazione della tombola, mentre alle 15 seguirà una visita guidata con degustazione alla Distilleria Ceschia, la più antica del Friuli. Una parentesi sportiva anche nel pomeriggio con, alle 17, primi passi mini-enduro con Bad Boys di Buja. Dalle 21.30 grande serata con Dj Stefy de Cicco, special guest di Matrix. Insomma, un ricco programma quello che tra oggi e domani viene proposto dalla Pro Nimis, per cui c’è soltanto da sperare nella clemenza del tempo!

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In copertina il maestro Massimo Pividori e all’interno il Gruppo fisarmonicisti Tarcento che domani sarà in concerto alle Pianelle.

A Nimis l’Antighe Sagre des Campanelis domani al via sul Prato delle Pianelle, una tradizione che si rinnova da 508 anni!

di Giuseppe Longo

E, allora, che la festa cominci! Si alzerà domani, 31 agosto, il sipario sull’Antighe Sagre des Campanelis che continuerà poi, sull’ombreggiato Prato delle Pianelle, nei giorni 1, 6, 7 e 8 settembre. La seconda domenica del mese ricorre, infatti, la festa della Natività della Madonna venerata nel Santuario “vestito” dai familiari affreschi di Giacomo Monai che raccontano scene della vita di Maria, come l’Assunzione al Cielo appena festeggiata a Ferragosto. Purtroppo, manca il meraviglioso soffitto dedicato proprio alla nascita della Vergine che è andato completamente distrutto, a causa del terremoto di 48 anni fa, salvo piccolissimi frammenti. Inoltre, in uno degli altari laterali c’è la Sacra Famiglia che Tita Gori – l’artista di Nimis, che fu maestro dello stesso Monai, ricordato in giugno con una bella mostra nell’antica Pieve – dipinse appena diciannovenne. La solennità dell’8 settembre sarà introdotta dal tradizionale Ottavario che prevede ogni mattina la celebrazione di tre Messe.


Ma torniamo alla storica sagra che conta la bellezza di 508 anni, come dire che i primi festeggiamenti vennero organizzati a mezzo secolo dalla costruzione del Santuario la cui prima pietra fu benedetta nel 1467. Ricco e articolato il programma messo a punto dalla Pro Nimis guidata da Mario Srebotuyak e il cui sipario si alzerà, appunto domani, con l’inaugurazione ufficiale dei festeggiamenti che si terrà alle 20, dopo l’apertura dei chioschi e della pesca di beneficenza. Quindi, una divertente serata con Radio Piterpan Impatto (Dj Maxwell & Andrea Ferrara). Per la mattinata di domenica 1 settembre si segnalano, poi, l’Ape e Vespa Raduno della mattinata seguito dalla Mostra dei funghi allestita dal Gruppo Micologico Gemonese, e la Mostra dei rapaci a cura dell’associazione Acrobati del Sole. Alle 11, importante parentesi religiosa con un appuntamento divenuto ormai irrinunciabile: la Messa di tutte le coppie che si sono sposate nel Santuario davanti alla statua della Madonna. Al termine pranzo paesano con estrazione della tombola, mentre per i bambini ci saranno i gonfiabili oltre a uno spettacolo con il mago Jean Stell. In serata torneo di briscola e quindi intrattenimento musicale con Franco Rosso e la sua fisarmonica.
Dopo qualche giorno di rigenerante riposo per i numerosi volontari della sagra, i festeggiamenti riprenderanno venerdì 6 settembre per continuare sabato 7 e concludersi domenica 8, quando ci saranno i riti solenni dedicati alla Natività della Madonna. Per quel giorno si segnalano il primo mercatino “I creativi di Nimis” nell’ambito del quale ci sarà anche uno stand degli amici di Lannach in occasione dei 35 anni del gemellaggio che saranno festeggiati nel corso di un pranzo sul Prato. Nel pomeriggio il tradizionale appuntamento con la Banda di Vergnacco seguito dal concerto in Santuario del Gruppo fisarmonicisti di Tarcento – Ensemble Flocco Fiori. Infine, la giornata conclusiva sarà coronata da un grandioso spettacolo pirotecnico. Durante la sagra funzionerà anche una ricca enoteca con i vini di una ventina di produttori.

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In copertina, il Santuario in mezzo ai girasoli, immagine che è ormai divenuta familiare; all’interno, la statua della Madonna sull’altare maggiore e un’altra inquadratura della Chiesa.

Le Pro Loco Torre-Natisone invitano domenica alle sorgenti del Cornappo e poi a fine agosto tra le malghe di Porzus

Prosegue il calendario delle escursioni I Sentieri delle Pro Loco 2024. Domenica 25 agosto, sarà possibile immergersi nella natura incontaminata dell’Alta Val Cornappo e ammirare le cascate più suggestive del territorio: le sorgenti del torrente, che attraversa poi Torlano e Nimis, sulle pendici del Gran Monte. L’escursione – organizzata da Consorzio Pro Loco Torre Natisone-Tor Nadisôn-Ter Nediža Unpli Aps con la Pro Loco Val Cornappo e le guide Wild Routes – porterà alla scoperta di sentieri e angoli nascosti del Comune di Taipana. Come già riferito, si tratta di un’avventura per tutta la famiglia. Il percorso, lungo circa 5 km con un dislivello di 250 metri, è adatto a tutti (bambini dagli 8 anni in su), e si sviluppa in un ambiente naturale di grande bellezza. Ammirare le cascate che scaturiscono dalle sorgenti del Cornappo sarà un’esperienza indimenticabile.
Equipaggiamento: per affrontare al meglio l’escursione, è consigliato indossare abbigliamento comodo e adatto alla stagione, portare con sé scarpe da trekking, una giacca a vento, acqua, snack, crema solare, un cappello o un foulard e, se lo si desidera, dei bastoncini da trekking. Informazioni: il ritrovo è previsto per domenica 25 agosto alle ore 8.30, in piazza a Cornappo di Taipana per partire alla scoperta delle cascate più suggestive del territorio. L’escursione, della durata di circa 3 ore, è adatta a tutti e si svolgerà su un percorso facile. Il costo è 15 euro (biglietto intero) e 7.50 euro (per ragazzi dai 12 ai 18 anni accompagnati). Invece è gratuito per i minori 12 anni accompagnati. Iscrizione: è obbligatorio prenotare entro le 18 del 24 agosto al numero 333.4564933 (WhatsApp).

Stupenda immagine della valle di Porzus.

Intanto, si annuncia un’altra invitante uscita a fine mese. Porzus, piccolo gioiello immerso nella natura sui monti sopra Attimis, si prepara ad accogliere gli amanti del trekking per un’escursione indimenticabile. Per sabato 31 agosto, infatti, il citato Consorzio con la Pro Loco di Porzus e le guide di Wilde Routes ha organizzato un’altra tappa de I Sentieri delle Pro Loco 2024. Questa volta, la meta è l’Anello delle malghe di Porzus, un percorso che condurrà alla scoperta di angoli nascosti e tradizioni locali. “Sarà un’occasione mantenersi in forma e godere dei benefici della natura- ha commentato la presidente del Consorzio, Giovanna Rossetto -. Ringraziamo gli amici della Pro Loco di Porzus che hanno pensato davvero a tutto per rendere accogliente e indimenticabile questa escursione che permetterà anche di gustare prodotti locali”.
Un viaggio, dunque, tra storia e natura, partendo dalla piazza di Porzus, i partecipanti si addentreranno nei boschi circostanti per raggiungere la mistica Sorgente Očena, un luogo ricco di fascino e storia. Il percorso, di media difficoltà, si snoderà poi lungo il versante occidentale del Merzli Uorch, offrendo panorami mozzafiato e la possibilità di ammirare la flora e la fauna locali. La Pro Loco di Porzus ha pensato a tutto per rendere questa giornata ancora più speciale: una tisana di benvenuto all’inizio dell’escursione e un crostino con formaggio spalmabile alle erbe al termine vi daranno la carica necessaria. Inoltre, sarà possibile prenotare un gustoso pranzo a base di gnocchi alle erbe con ricotta affumicata e noci, accompagnato da un calice di vino, per un momento di relax e convivialità.
L’appuntamento è per sabato 31 agosto con ritrovo alle ore 8.30 in piazza a Porzus di Attimis e partenza alle 9. La camminata è di difficoltà media (7 km, dislivello 350 metri) e avrà una durata di circa 4 ore. Per affrontare al meglio l’escursione, è consigliato indossare abbigliamento comodo e adatto alla stagione, portare con sé scarpe da trekking, una giacca a vento, acqua, snack, crema solare, un cappello o un foulard e, se lo si desidera, dei bastoncini da trekking. Il costo è 15 euro (biglietto intero) e 7.50 euro (per ragazzi dai 12 ai 18 anni accompagnati). Invece è gratuito per i minori 12 anni accompagnati. È obbligatorio prenotare entro le 18 del 30 agosto al numero 333.4564933 (WhatsApp).

Maggiori info su
www.consorzioprolocotorrenatisone.it

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In copertina, un gruppo di escursionisti alle sorgenti del Cornappo sul Gran Monte nel Taipanese.

Grato addio del Rojale a Tarcisio Venuti: in quelle Chiesette votive da Tarcento a Cividale c’è tutto il suo amore per il Friuli

di Giuseppe Longo

In quelle chiesette votive raccontate da Tarcisio Venuti c’è l’essenza del suo amore senza limiti per il Friuli, la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni. Lo scrittore ha infatti dedicato se stesso allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della propria terra, quella che Ippolito Nievo, giustamente, definì “piccolo compendio dell’Universo”, a cominciare dal suo Rojale che ieri pomeriggio gli ha rivolto un commosso, riconoscente saluto durante il funerale celebrato nella parrocchiale di Vergnacco. Il maestro aveva 94 anni e sarà ricordato non solo per il suo esemplare impegno come insegnante – che ha formato una foltissima schiera di bambini e ragazzi che oggi gli sono sicuramente riconoscenti -, ma anche, e soprattutto, per l’intensa e feconda attività letteraria con decine di pubblicazioni esibite con orgoglio nelle biblioteche, ma anche su tanti scaffali delle nostre case. Un lavoro ciclopico, meticoloso, messo assieme  durante tutta la vita, tanto che il Comune di Reana del Rojale qualche anno fa per esprimergli orgoglio e gratitudine gli aveva dedicato una bella cerimonia.
Appena appreso della scomparsa, la Società Filologica Friulana gli ha reso doveroso omaggio ricordando che lo storico e studioso di Vergnacco «ha scritto tanto sul nostro Friuli: di storia (con le ricerche tra i documenti degli archivi friulani), di arte (basta soltanto dire delle chiesette delle vallate del Natisone e del Torre), di tradizioni, ma anche qualche pezzo di letteratura». Quindi, viene ricordato con alcuni dei tanti articoli che il defunto ha scritto per le riviste della Filologica stessa. E anch’io desidero ricordarlo portando come esempio, tra le tante e pregiate opere, proprio il libro “Chiesette votive da Tarcento a Cividale”, con fotografie di Agostino Bruschi (Udine, La Nuova Base, 1977), attingendo anche a quanto aveva scritto al riguardo il professor Giuseppe Bergamini, il quale ha ricordato che queste semplici ma tanto amate costruzioni sono «disseminate un po’ dovunque nel territorio, nella pianura come in cima ai colli o nelle valli montane. Opere nella maggior parte riconducibili al periodo gotico o rinascimentale, ma più e più volte rimaneggiate nel tempo, raramente si debbono ad architetti “colti”, essendone di solito ideatori anonimi capimastri locali». «Le chiesette votive furono oggetto di appassionato studio da parte di Giuseppe Marchetti che ad esse dedicò, sulla rivista della Società Filologica Friulana “Sot la nape” una lunga serie di articoli dal 1961 al 1963: articoli che, con l’aggiunta delle parti che ancora restavano manoscritte, dopo la sua morte, furono riuniti in un enciclopedico volume, curato da Gian Carlo Menis, fondamentale per lo studio dell’arte friulana», annota poi Bergamini che prosegue: «L’opera di Tarcisio Venuti (che del Marchetti è stato allievo) prende idealmente le mosse da questa operazione che si era “limitata”, tuttavia, ad una veloce schedatura delle strutture architettoniche». E ancora: «Venuti aveva cominciato ad occuparsi dell’argomento già nel 1966, scrivendo decine e decine di articoli che con una certa continuità erano stati pubblicati sul settimanale udinese “La Vita Cattolica”: quarantadue dei quali costituiscono appunto il presente volume redatto – si badi bene, e la precisazione vale soprattutto se si tien conto del terremoto del 1976 – nell’anno 1974, ancorché per motivi editoriali uscito solo alla fine del 1977».
«Quanto a cultura – si legge ancora nella recensione di Giuseppe Bergamini -, Tarcisio Venuti è quello che si può definire un eclettico: giornalista (direttore di “Int furlane”, foglio “di cultura e di interessi del Friuli”), poeta, studioso di problemi linguistici e di folclore, ma anche di storie locali. Si è accostato solo in un secondo momento al mondo dell’arte, e lo ha fatto con l’entusiasmo che lo contraddistingue in ogni sua azione. Ciò spiega la struttura data dall’autore al suo libro: ad una introduzione generale che prende in esame sotto il profilo della storia, dell’arte e del folclore quella fascia di terra che va da Tarcento a Cividale, fa seguito una rassegna di 42 chiesette (per la verità non tutte votive, non almeno quella di Santo Stefano in Centa a Nimis o la parrocchiale di Porzus) tra quelle esistenti nella zona. Di ognuna di esse si danno esaurienti notizie storiche (spesso di prima mano, tratte da libri parrocchiali, da relazioni di visite pastorali, da documenti custoditi nelle parrocchie e negli archivi di Cividale ed Udine) oltre alla descrizione delle opere d’arte ivi presenti, al ricordo (documentario) di quelle scomparse e all’analisi delle strutture murarie. Ne nasce una schedatura veramente preziosa per ricchezza di contenuti, tale da permettere al lettore di cogliere le componenti artistiche presenti nella zona; che sono, in definitiva, quelle rispondenti al gusto popolare e che, pur rivestendo un loro interesse, molto spesso mal si apparentano con l’arte».
Ricordiamo, infine, che proprio sulla scia di questo prezioso lavoro di Tarcisio Venuti, nel Friuli orientale è nato “Il Cammino delle 44 Chiesette votive”. Il Cammino -informa una nota web – è un percorso circolare di 184 chilometri, suddiviso in 10 tappe, che attraversa nove Comuni: Cividale, Prepotto, San Pietro al Natisone, Pulfero, Savogna, San Leonardo, Stregna, Grimacco e Drenchia. Insomma, un interessante viaggio nella storia friulana che oggi possiamo riscoprire anche attraverso le meticolose e appassionate ricerche di questo grande figlio del Rojale.

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In copertina, Tarcisio Venuti in un’immagine abbastanza giovanile: il maestro si è spento infatti a 94 anni, ieri i funerali a Vergnacco.

Cergneu in festa con l’arcivescovo Lamba che privilegia le periferie. L’ex sindaco Picogna: don Marco per noi è prezioso, ma gli sono stati aggiunti troppi impegni

di Giuseppe Longo

NIMIS – Nell’ambito della Forania della Pedemontana, nella quale è confluita anche quella storica di Nimis, la Parrocchia di Cergneu – che riunisce anche i fedeli di Monteprato e Vallemontana – è stata la prima stamane ad avere ricevuto la visita del nuovo arcivescovo di Udine, all’insegna di una Chiesa “in uscita”, per dirla con una espressione tanto cara a Papa Francesco, quella delle periferie. «Lo facevo anche quando ero ausiliare a Roma e il più delle volte non mi facevo annunciare», mi ha raccontato monsignor Riccardo Lamba all’uscita dalla parrocchiale di San Giacomo Apostolo, al termine della celebrazione della Messa.

Arrivato in sordina al volante della sua utilitaria e con grande semplicità, senza abiti prelatizi, il presule – che dal 5 maggio scorso è subentrato ad Andrea Bruno Mazzocato, ritiratosi per raggiunti limiti d’età – è stato salutato dalle grate parole di monsignor Marco Visintini che proprio un anno fa aveva ricevuto dall’arcivescovo emerito la “consegna” delle tre frazioni orientali. «Siamo veramente emozionati – ha detto don Marco, durante il rito reso ancora più bello e partecipato dai canti del coro parrocchiale – che lei abbia scelto un piccolo paese per avviare il suo apostolato in questa zona del Friuli». Renato Picogna gli ha rivolto, invece, un caloroso benvenuto da parte della comunità, soffermandosi sui problemi che questi paesi di montagna sono costretti a vivere: spopolamento, invecchiamento dei residenti, difficoltà economiche e sociali, la frequenza ai riti religiosi sempre più rarefatta, tanto che la Chiesa, ricostruita pur in forme più piccole rispetto a quella distrutta dal terremoto di 48 anni fa, oggi risulta troppo grande. «Siamo grati e orgogliosi di avere con noi don Marco – ha proseguito l’ex sindaco di Nimis -, la sua presenza è preziosa. Ma troppi sono gli impegni cui deve provvedere, essendosi aggiunte anche le comunità dell’Alta Val Cornappo dove da anni opera un bravo diacono, per cui giocoforza il tempo che ci può dedicare si è notevolmente ridotto».
Problemi sui quali l’arcivescovo si è soffermato con più d’uno anche durante il magnifico rinfresco offerto nel sottostante centro sociale, mentre l’omelia l’aveva incentrata tutta sui temi della celebrazione, attingendo dalle significative parole del Vangelo di Giovanni. Al termine, si è congedato da Cergneu ripartendo per Udine con la propria auto. Lasciando nella piccola comunità la consapevolezza di aver vissuto una giornata davvero speciale, anzi storica. Cergneu è pertanto profondamente grata a monsignor Lamba per essere stata scelta per la sua prima vista nella Pedemontana. All’insegna di “beati gli ultimi che saranno i primi”.

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In copertina e all’interno alcune immagini della celebrazione di stamane a Cergneu con il nuovo arcivescovo di Udine.

Domani grande festa a Cergneu che accoglie il nuovo arcivescovo di Udine

di Giuseppe Longo

Grande festa domani per la comunità cristiana di Cergneu. La frazione orientale di Nimis, infatti, è stata scelta dal nuovo arcivescovo metropolita di Udine per la prima visita in questo territorio della Forania pedemontana, istituita con la riforma voluta pochi anni fa dal suo predecessore e che mette insieme le collaborazioni pastorali di Gemona, Osoppo, Povoletto, Reana del Rojale, Tarcento e Tricesimo, oltre a quella di Nimis che fino a quel momento era titolare della storica Forania, come lo erano a loro volta Gemona, Tarcento e Tricesimo. Monsignor Riccardo Lamba presiederà la Messa, alle 11, nella Chiesa di San Giacomo Apostolo, dove sarà accolto dal parroco Marco Visintini. Cergneu avrà così il privilegio di ospitare, in appena un anno, i due titolari della Chiesa udinese che in questi primi mesi del 2024 si sono avvicendati. Alla fine di agosto dello scorso anno l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato – che poco dopo avrebbe, appunto, lasciato la Diocesi friulana per raggiunti limiti d’età – aveva presentato ufficialmente alla popolazione proprio monsignor Visintini, nella sua qualità di nuovo parroco. E ora è il primo paese nel Comune di Nimis a ricevere la visita del suo successore Riccardo Lamba, il presule che guida la Chiesa udinese dal 5 maggio scorso quando ha fatto ingresso ufficiale nel Cattedrale di Santa Maria Annunziata.

Ricordiamo che monsignor Riccardo Lamba – come informa una nota biografica dell’Arcidiocesi di Udine – è nato a Caracas, in Venezuela, il 30 novembre 1956, da una famiglia di emigrati originari di Castellammare di Stabia, in Campania. Con la sua famiglia rientrò in Italia nel 1965: l’azienda in cui lavorava il padre, infatti, propose un incarico in un nuovo stabilimento che avrebbe aperto a Roma. Nella capitale Riccardo Lamba proseguì gli studi, conseguendo nel 1982 la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore; alla laurea seguì un anno di specializzazione. Ma oltre alla cura del corpo, il Signore stava chiamando quel giovane medico a una cura più profonda, quella dell’anima: così nel 1983 Riccardo Lamba entrò al Pontificio Seminario Romano Maggiore. Al termine degli studi fu ordinato presbitero per la Diocesi di Roma: era il 6 maggio 1989. Successivamente conseguì il Baccalaureato in Teologia e la Licenza in Psicologia alla Pontificia Università Gregoriana nel 1991.
Il primo incarico di Lamba da giovane prete fu, dal 1989 al 1991, l’animazione vocazionale in qualità di assistente del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Successivamente iniziò per don Lamba un lungo ministero di assistente spirituale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che gli permise di vivere per nove anni accanto agli studenti dei corsi che lui stesso frequentò. Nel 2000 gli fu affidato il primo ministero di parroco, nella Capitale, al quale seguirono altri incarichi fino al 27 maggio 2022 quando Riccardo Lamba fu nominato vescovo ausiliare di Roma, ricevendo la consacrazione episcopale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma, il 29 giugno successivo nella festa dei Santi Pietro e Paolo, patroni della Capitale. A Roma monsignor Lamba è stato delegato per il Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e responsabile dell’Ambito della Chiesa ospitale e “in uscita”, come ama definirla Papa Francesco. Tutto fino al 23 febbraio scorso, quando il Pontefice lo ha nominato arcivescovo metropolita di Udine.
Un presule che arriva dunque da lontano. Infatti, risalendo agli arcivescovi che si sono succeduti sulla Cattedra dei Santi Ermacora e Fortunato dagli anni della Seconda guerra mondiale, a parte il friulano-carnico Pietro Brollo, erano tutti veneti come Giuseppe Zaffonato, Alfredo Battisti e Andrea Bruno Mazzocato. Lombardo era invece Giuseppe Nogara a Udine dal 1928 al 1955. Un lunghissimo apostolato il suo, raggiunto soltanto da quello di monsignor Battisti, l’arcivescovo del terremoto e della rinascita del Friuli.

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In copertina, monsignor Riccardo Lamba; all’interno, il nuovo arcivescovo festeggiato a Udine il 5 maggio scorso e accolto dall’uscente Andrea Bruno Mazzocato sul sagrato della Cattedrale.

“Polle il figlio unico”, ascesa e caduta dei Polesini nobile casato d’Istria: il libro questa sera sulla piazzetta di Chialminis

(g.l.) «Io sono un nobile nato povero per colpa della Storia che azzerò le immense proprietà del nostro casato istriano, guarda caso tredici anni prima che io nascessi». Così comincia una breve descrizione del suo ultimo libro autobiografico, “Polle il figlio unico”, il marchese Gian Paolo Polesini, giornalista e scrittore, che sarà presentato questo pomeriggio, alle 18, sulla piazzetta di Chialminis accanto alla Chiesa di Sant’Elena, luogo dal quale si gode di un panorama stupendo sulla valle del Cornappo e su Nimis, fino a scorgere quasi sempre nitidamente il mare di Grado e Lignano, scorgendo perfino l’Istria degli stessi Polesini. La serata sarà introdotta da Rita Freschi, mentre lo scrittore dialogherà con Maura Pontoni, titolare della casa editrice L’Orto della Cultura che ha pubblicato il volume rivelatosi subito di grande successo. L’incontro beneficia della collaborazione del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco.
«Dalla metà del Quattrocento al 4 agosto 1944 -. si legge ancora nelle citate note introduttive dell’autore – la famiglia ha vissuto nella ricchezza, soprattutto nel Settecento, età favorevole all’ascesa sociale dei cinque fratelli Polesini che furono nominati Marchesi dal Doge Paolo Ranieri. Questo libro è un divertissement senza pretesa, lo scopo è solamente quello di sorridere sul passato e sul presente nel rispetto assoluto di quel minimo di gloria accumulata dalla stirpe in sette secoli. Aggiungendo così, con “Polle Il figlio unico”, altri racconti a “Sangue Blu”, il libro che scrissi nel 2007 per confermare l’eutanasia di questa dinastia, che morirà con me. Spero tardi. Poco male: un titolato senza un castello e senza un cavallo non è mai andato da nessuna parte».
Appuntamento, dunque, nel tardo pomeriggio a Chialminis. La località offrirà anche una temperatura gradevole rispetto a quella bollente di queste giornate, per cui sarà ancora più piacevole e interessante ascoltare la presentazione di questo nuovo libro di Gian Paolo Polesini, per decenni penna fra le più apprezzate del Messaggero Veneto nelle pagine di Cultura e Spettacoli, sulle quali continua a offrire i suoi importanti e graditi contributi.

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In copertina, la bella foto del marchese Gian Paolo Polesini bambino con la quale si apre il libro che sarà presentato a Chialminis.

 

L’addio di Nimis a Luciano Degano esemplare nel gemellaggio con Lannach per la lunga amicizia con i coniugi Röck

di Giuseppe Longo

NIMIS – Proprio un anno fa, era l’antivigilia di Ferragosto, se n’era andato il grande amico d’Oltralpe. E ora ha chiuso lui la sua laboriosa giornata. Ieri, in un pomeriggio che minacciava un tremendo temporale che però si è fortunatamente allontanato, nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, la comunità di Nimis ha dato l’estremo saluto a Luciano Degano, spentosi a 85 anni in seguito all’aggravarsi della malattia che lo aveva colpito tempo addietro. In tanti, sfidando la calura, anche dalla vicina Tarcento – la cittadina in cui era nato -, hanno voluto stringersi accanto alla moglie Luisa Baccini e alla figlia Antonella per consolarle nel loro grande dolore.


Appena saputo della dipartita di Luciano ho subito associato la sua figura al gemellaggio di Nimis con Lannach, la cittadina stiriana alle porte di Graz che 35 anni fa strinse un rapporto di duratura amicizia con il paese friulano nel ricordo dello scultore Rodolfo Zilli che nella regione austriaca era emigrato da ragazzino con il padre scalpellino. E proprio nel Castello di Lannach aveva il suo laboratorio dove ha realizzato la maggior parte delle sue opere, a cominciare dal busto bronzeo del cardinale Ildebrando Antoniutti esposto nella stessa Chiesa matrice a lato della tomba del porporato scomparso mezzo secolo fa. Se c’è, infatti, una famiglia che è stata esemplare nel rapporto con i “gemelli” stiriani questa è proprio quella dei Degano. I quali ospitarono da subito, nella magnifica casa a due passi dalla Pieve – proprio per questo, come è tradizione, il funerale è stato celebrato al suo interno e non in Duomo -, Maximilian Röck e la moglie Erna. Quando il gemellaggio fu sottoscritto nel 1989 a Nimis, dall’allora sindaco Germana Comelli, Röck non era ancora borgomastro, ma lo era diventano l’anno successivo quando, in estate, la firma venne ripetuta proprio nel cortile del Castello di Lannach durante una bellissima cerimonia nella quale ebbi l’onore di guidare la civica amministrazione friulana. Nel frattempo, infatti, si erano tenute le elezioni in entrambi i Comuni.

Luciano Degano

Maximilian Röck

L’amicizia con Luciano e Luisa divenne subito così forte e sentita che durò nei decenni successivi, con frequenti visite reciproche a Lannach e a Nimis, oltre alle tante telefonate, non solo in occasione delle feste comandate. Un’amicizia che è rimasta tale anche quando Max restò solo, una decina di anni fa, a causa di un gravissimo incidente della strada accaduto sotto i suoi occhi a due passi da casa che gli strappò prematuramente la moglie dalla sua vita. E così è stato fino all’anno scorso quando, appunto, l’ex sindaco di Lannach – come è noto, da molti anni borgomastro è Josef Niggas – si è spento, malato, a 89 anni. E ai funerali celebrati a Graz aveva partecipato anche la famiglia Degano, come aveva fatto dieci anni prima per l’ultimo saluto alla cara Erna, una coppia che molti a Nimis ricordano con grande simpatia.
La morte dell’ex sindaco Maximilian Röck aveva quindi messo il suggello alla ultratrentennale amicizia fra le due famiglie. E come non ricordarla adesso, proprio con la scomparsa di Luciano Degano. Il lamentoso suono delle campane con cui era stato annunciato il funerale aveva lasciato posto, alla fine del rito, al gioioso scampanìo che si diffondeva dalla millenaria torre. Perché per il credente, come ha sottolineato monsignor Rizieri De Tina durante la predica, la morte di una persona è la festa della vita che si trasforma e s’incammina in un’altra dimensione, lasciando fra i propri cari un ricordo che non muore mai e che, tramandandosi, fa in modo che quella persona amata sia «immortale». E con quello di Luciano vivrà anche il ricordo di Max ed Erna e della loro bella amicizia nata proprio grazie al gemellaggio con Lannach.

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In copertina, l’uscita del feretro dalla Pieve; all’interno, l’addio sul sagrato ai piedi del campanile e la benedizione della salma.

Udine, si è spento don Luigino Bernardis per oltre mezzo secolo alla Madonna di Fatima. Domani tornerà nella sua Nimis

di Giuseppe Longo

Sarà la Madonna di Fatima, la Chiesa udinese che lo ebbe illuminato pastore per oltre mezzo secolo, ad aprirgli le porte domani mattina per l’ultimo saluto. Si è spento, infatti, all’età di 95 anni, don Luigino Bernardis, originario di Nimis, che appena nel 1992 si era ritirato alla Fraternità sacerdotale: era il prete più anziano di tutta l’Arcidiocesi. I funerali saranno celebrati alle 10.30 e al termine del rito la salma raggiungerà il paese natale per essere tumulata nel cimitero dove riposano tutti i suoi familiari.
A Nimis ormai sicuramente pochi lo conoscevano, se non le persone di una certa età, in quanto la sua lunga vita sacerdotale don Bernardis l’ha trascorsa per larghissima parte proprio a Udine. Era nato nel paese pedemontano nel lontano 1929 e nel 1954, cresciuto alla “scuola” di monsignor Beniamino Alessio – pievano che formò numerosi sacerdoti, tra i quali il cardinale Ildebrando Antoniutti che Nimis ha appena ricordato a 50 anni dalla scomparsa – fu consacrato prete dall’arcivescovo Giuseppe Nogara. Era infatti l’ultimo ad avere ricevuto l’Ordine sacro dal presule che guidò la Chiesa friulana durante gli anni dell’ultima guerra e della ripresa post-bellica. Il giovane don Luigino visse i primi impegni pastorali quale cooperatore parrocchiale a Santo Stefano di Buja, quindi Madrisio di Fagagna in qualità di vicario parrocchiale e poi a Vernassino di San Pietro al Natisone. Fu l’arcivescovo Giuseppe Zaffonato ad affidargli, nel 1966, l’appena istituita Parrocchia di via Colugna, dove riuscì a portare rapidamente a termine la costruzione della moderna Chiesa, dedicata appunto alla Beata Vergine di Fatima, la cui prima pietra era stata posata due anni prima.
Lunghissima, ben 56 anni, la permanenza del sacerdote alla guida del popoloso quartiere udinese, cresciuto in fretta alle spalle dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia, meritando sempre la stima e la riconoscenza anche degli arcivescovi Battisti, Brollo e Mazzocato. Si era arreso infatti appena alla veneranda età di 92 anni alle leggi dell’anagrafe decidendo di lasciare la Parrocchia per affidarla al compaesano don Carlo Gervasi, parroco della vicina Chiesa di San Marco in Chiavris. Questi ultimi anni, come detto, li ha vissuti nella casa di riposo per sacerdoti di via Ellero, festeggiando appena un mese fa il settantesimo anniversario dalla consacrazione.
Questa sera, alle 20, nella Chiesa di piazza Polonia verrà recitato il Rosario in suo suffragio, mentre domani mattina quelle mura che lo videro zelante parroco per oltre mezzo secolo gli daranno l’estremo saluto. Al termine, come detto, la salma di don Luigino Bernardis sarà tumulata nel cimitero di Nimis. Il paese pedemontano riabbraccerà, così, l’ultimo dei suoi figli così anziani che scelsero la strada della Chiesa. A causa proprio dell’età avanzata, ormai il sacerdote non si vedeva più da diversi anni, ma la terra natale lo aveva sempre nel cuore, tanto che fino a quando le forze glielo hanno consentito non ha mancato mai di partecipare alla Messa solenne dell’8 settembre che, nel Santuario della Madonna delle Pianelle, conclude il tradizionale Ottavario.

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In copertina, don Luigino Bernardis durante un rito: era nato a Nimis nel 1929.

In quella Basilica sulla Via Appia Antica un busto di Rodolfo Zilli ricorda il cardinale Ildebrando Antoniutti che morì mezzo secolo fa mentre tornava a Nimis

di Giuseppe Longo

La Via Appia Antica, la principale strada dell’Impero romano, è stata appena dichiarata sito Unesco e quindi Patrimonio dell’Umanità. Stamattina, leggendo questa importante notizia, mi è tornato alla mente che in quella famosissima “consolare” alle porte di Roma, tra i tanti ricordi, ce n’è anche uno legato a Nimis. Infatti, su quella via sorge la splendida Basilica di San Sebastiano alle Catacombe nella quale fu “incardinato” monsignor Ildebrando Antoniutti quando, nel 1962, fu elevato alla dignità della porpora da Giovanni XXIII. E in quella storica Chiesa da vent’anni c’è anche un busto bronzeo dell’illustre presule friulano che è una copia esatta di quello esposto nella Pieve dei Santi Gervasio e Protasio a lato della tomba che custodisce dal 1974 le sue spoglie mortali. Ricorreva, infatti, il trentennale della scomparsa del grande figlio di Nimis e del busto, opera del concittadino Rodolfo Zilli, venne fatta una nuova fusione grazie all’iniziativa del figlio dello scultore che tanto si prodigò anche per far nascere il gemellaggio con Lannach, la cittadina vicina a Graz, dove l’artista emigrato in Stiria bambino con la famiglia aveva il suo studio-laboratorio.

Il busto a Nimis e a Roma.

Ora ricorrono esattamente cinquant’anni dalla morte del cardinale e la comunità di Nimis vuole ricordare Ildebrando Antoniutti proprio nella storica Matrice dove riposa e che, grazie alla sua munificenza, fu sottoposta a generale restauro sessant’anni fa. E lo farà con una Messa che sarà celebrata giovedì 1° agosto, alle 19, quando ricorre l’anniversario della tragica dipartita. Il porporato una volta rientrato in Italia, dopo il lungo impegno diplomatico in mezzo mondo concluso con la responsabilità della Nunziatura di Madrid, era infatti solito trascorrere brevi vacanze estive nella sua casa di via Roma che volle trasformare in casa di riposo per gli anziani del paese. Ma durante il viaggio da Roma – in Vaticano era prefetto della Congregazione dei religiosi (incarico attribuitogli da Paolo VI, il Papa uscito da quel Conclave in cui Antoniutti fu molto votato) – l’auto venne tamponata da un autocarro nei pressi di Bologna e in paese poté rientrare soltanto la salma, che venne deposta nella cappella di quella che oggi si chiama “Villa Nimis”, in attesa dei solenni funerali celebrati nel Duomo di Santo Stefano, al termine dei quali il feretro venne tumulato, come da desiderio espresso dallo stesso porporato, proprio nell’antica Pieve, ai piedi dell’altare maggiore.
Quando lo colse la morte così improvvisa il cardinale era ancora settantacinquenne perché il compleanno l’avrebbe festeggiato, appunto con la sua gente, appena due giorni dopo. Era nato, infatti, da Giuseppe Antoniutti e Anna Comelli, il 3 agosto 1898. Come si legge nelle sue “Memorie autobiografiche”, stampate dalle Arti Grafiche Friulane a un anno dalla scomparsa, frequentò gli studi nel Seminario di Udine e nell’Ateneo del Seminario romano, conseguendo la laurea in teologia nel 1920. Fu consacrato sacerdote il 5 dicembre dello stesso anno e dal 1920 al 1927 insegnò nel patrio Seminario. Nel 1927 venne nominato segretario della delegazione apostolica in Cina, a fianco del cardinale friulano Celso Costantini, con il quale collaborò fedelmente per sette anni. Quindi, fu trasferito come Uditore alla Nunziatura apostolica del Portogallo e nel 1936 Pio XI lo nominò delegato apostolico in Albania e fu consacrato vescovo in Roma il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo: non aveva ancora compiuto 38 anni! Mentre infuriava la guerra civile, nel 1937 fu inviato in Spagna per una missione di pace di carità. Un anno dopo venne nominato delegato apostolico in Canada, dove rimase per ben quindici anni: ebbe al suo fianco, in qualità di zelante segretario, il compaesano monsignor Giuseppe Micossi, pure lui diplomatico in numerosi Paesi e al quale, dopo il rientro a Nimis, venne assegnata la Parrocchia di Torlano che resse, molto apprezzato, per tanti anni.
Nel 1953, il vescovo friulano ritornò nel Paese iberico con il titolo di nunzio apostolico – cioè ambasciatore della Chiesa – e a Madrid svolse per dieci anni un’intensa missione diplomatica. Proprio nella Capitale spagnola fu raggiunto nel 1962 dalla importante comunicazione che Papa Giovanni, il 19 marzo festa di San Giuseppe, aveva deciso di elevarlo al cardinalato. Una notizia che fu accolta con grande gioia ed emozione in Friuli e in particolare a Nimis, dove fu molto festeggiato al suo primo rientro dopo la prestigiosa nomina. Fece appena in tempo a riabbracciarlo con grande commozione anche monsignor Beniamino Alessio, perché il pievano che il giovanissimo Ildebrando Antoniutti ebbe come luminosa guida, quando maturò la sua vocazione sacerdotale, sarebbe scomparso nel novembre dello stesso anno.

La tomba nell’antica Pieve.

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In copertina, il ritratto del cardinale Ildebrando Antoniutti che apre le sue “Memorie autobiografiche”.