Tarcento voleva bene a don Duilio e l’ha dimostrato con il sentito ricordo tributatogli a un anno dalla scomparsa

di Giuseppe Longo

Tarcento voleva bene a don Duilio. E l’ha dimostrato con una foltissima partecipazione alla cerimonie indette dalla Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo per ricordare il pievano a un anno dalla scomparsa, strappato alla sua comunità da una malattia rivelatasi ben presto senza speranze. Affollato il Duomo durante la Messa di suffragio che ha voluto celebrare l’arcivescovo Riccardo Lamba, dimostrando la vicinanza nel ricordo, unita a tanta gratitudine, della Chiesa friulana. Monsignor Corgnali, sacerdote-giornalista, non era stato infatti soltanto pastore d’anime per lungo tempo nel Tarcentino – dapprima nella frazione di Sedilis e poi nel capoluogo, dove era succeduto a monsignor Francesco Frezza -, ma per oltre vent’anni era stato anche direttore della Vita Cattolica, il settimanale dell’Arcidiocesi di Udine, e poi di Radio Spazio, l’emittente che volle fondare, all’epoca di monsignor Alfredo Battisti – il presule del quale si è appena ricordato a Tricesimo il centenario della nascita -, per dare un aiuto e un segno di speranza al Friuli che rinasceva dalla devastazione del terremoto del 1976.


All’altare con il nuovo titolare della Chiesa udinese, l’attuale arciprete Luca Calligaro che guida la Pieve tarcentina dalla fine di ottobre assieme a numerosi sacerdoti friulani che hanno voluto unirsi nel ricordo di don Duilio. Del quale la sera precedente, in un Teatro Margherita gremito, era stato presentato un libro inedito di poesie – perché il defunto pievano non era soltanto giornalista e scrittore, ma anche fine poeta – dal titolo “Un resto di vita”. Con lo stesso monsignor Calligaro, c’erano sul palco il sindaco Mauro Steccati – che ha portato un grato saluto alla memoria di don Corgnali da parte della comunità tarcentina – e don Daniele Antonello, attuale direttore della Vita Cattolica. Della figura del sacerdote scomparso e in particolare della sua opera letteraria, oltreché pastorale, ha parlato don Alessio Geretti, figura molto nota in Friuli, e non solo, per aver ideato e da sempre diretto le meravigliose mostre di Illegio. E nel giugno scorso l’esperto di storia dell’arte aveva proposto a Nimis un bellissimo e approfondito ricordo di Tita Gori, il pittore del quale si conserva una bellissima opera anche nel Duomo di Tarcento.
In rappresentanza dei curatori del volume di poesie c’erano, invece, Riccardo Pieroni e Luca Corgnali, mentre Giuseppe Bevilacqua ha letto alcune delle liriche di don Duilio, accolte da calorosissimi applausi. Come avevamo annunciato, l’incontro è stato intercalato da apprezzati interventi musicali animati da quattro cori cittadini: il San Pietro Apostolo, che anima sempre le liturgie solenni nella Chiesa arcipretale, Voci e suoni, Sul far dell’Aurora e Des Vilis di Coia e Sammardenchia.
Due giornate, insomma, memorabili quelle di lunedì e martedì scorsi che, come si diceva, hanno ribadito il cordoglio che anima ancora la comunità parrocchiale per la perdita di monsignor Corgnali. Ma, evidentemente, il suo passaggio non è stato vano perché il ricordo – accanto a quello degli illuminati predecessori – è vivo e continuerà a vivere a lungo attraverso l’esempio che don Duilio ha lasciato a Tarcento e alla Chiesa friulana tutta.

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In copertina, l’arcivescovo Lamba con monsignor Calligaro durante la Messa di suffragio per don Duilio; all’interno, il Duomo e il Teatro gremiti per il ricordo del sacerdote a un anno dalla scomparsa.

(Le foto della Messa sono state pubblicate da Vita Cattolica; quella del Teatro Margherita l’ha scattata Nazareno Orsini presidente della Pro Tarcento)

Porte aperte oggi all’Asilo di Nimis: un invito a tutti genitori nella scuola che nel 1916 fu istituita da monsignor Alessio

(g.l.) Dopo l’incontro che era avvenuto poco più di un mese fa, oggi nuovamente porte aperte all’Asilo parrocchiale “Monsignor Beniamino Alessio” di Nimis. L’appuntamento è dalle 16 alle 19 e l’invito è rivolto a tutti i genitori che hanno bambini in età da poter essere iscritti al Nido o alla Scuola materna.


Alla benemerita istituzione per l’infanzia è stata dedicata una pagina su “La Voce della Pieve di Nimis”, il bollettino parrocchiale uscito in vista delle festività natalizie. «Nel corso degli anni – ricordano le maestre – si sono alternate diverse gestioni: Parrocchia, Comitato dei genitori e, per quattro anni, la Fondazione Arcivescovile Scuole Cattoliche che, a volte, ha fatto mancare il rapporto diretto tra la Scuole e la comunità». Motivo per cui, l’asilo è tornato «ad essere una Scuola solamente parrocchiale, in modo da ricreare un “ponte” con il territorio com’era in precedenza. Il legale rappresentante è don Federico Saracino, supportato da don Rizieri. Questa scelta, di ritornare al passato, è stata fatta per mettere di nuovo la nostra Scuola al centro della comunità che deve avere un contatto diretto con la crescita e lo sviluppo dei bambini che sono il bene più prezioso per tutti noi».

Suor Rosalba Cepparo


L’articolo propone, poi, una “fotografia” dell’asilo come appare attualmente. «La nostra realtà – si legge infatti – è in continua evoluzione. Tre anni fa è stato avviato il servizio Nido integrato che oggi ospita 14 piccoli. La Scuola dell’infanzia conta 27 bimbi di età compresa tra i 3 e i 6 anni. Vi lavorano sei maestre, un’ausiliaria e una cuoca interna che giornalmente prepara i pasti». Quindi, ecco cosa offre: «La Scuola ha un’ampia offerta formativa, grazie a degli esperti come l’insegnante di madrelingua inglese e un’esperta di laboratori musicali. Oltre ai laboratori di cucina ed atelier d’arte rivolti sia ai bambini frequentanti la Scuola dell’infanzia sia quelli presenti al Nido integrato».
Le maestre ricordano, altresì, che l’Asilo parrocchiale di Nimis nacque nel lontano 1916 grazie alla volontà e alla tenacia di monsignor Beniamino Alessio. Il sacerdote, arrivato trentaquattrenne pochi anni prima da Buja, volle infatti creare «un luogo di aggregazione ed accoglienza per tutti i bambini di Nimis. Fu affidato alla Suore di Maria Bambina che per molti anni lo organizzarono con maestria, secondo gli intendimenti religiosi della Parrocchia e le necessità della società di allora, venendo incontro alle diverse richieste da parte della popolazione e gestendo anche la difficile situazione del dopoguerra, cosi tragico». Suor Rosalba Cepparo, spentasi cinque anni fa, è stata l’ultima ad aver prestato la sua preziosa opera all’interno dell’Asilo: il paese le deve grande riconoscenza. E anche per questo pochi anni prima della sua scomparsa la civica amministrazione, allora guidata dal sindaco Gloria Bressani, l’aveva premiata con la cittadinanza onoraria.

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In copertina e all’interno attività didattiche in campagna per i bambini dell’Asilo di Nimis durante la bella stagione.

La sera dell’Epifania di cinque anni fa si spegneva monsignor Francesco Frezza pievano che Tarcento non dimenticherà

di Giuseppe Longo

Era la sera dell’Epifania di cinque anni fa. E, mentre nel cielo sopra Coia si levavano i bagliori del “Pignarûl Grant”, a Udine si spegneva monsignor Francesco Frezza, che per Tarcento rimarrà un pastore indimenticabile. Nimis, infatti, l’aveva nel cuore, perché vi era nato, e lì c’erano i suoi affetti familiari. Ma è nella comunità in riva al Torre che aveva trascorso larga parte della propria vita – 36 anni come arciprete e prima altri dieci come parroco di Segnacco – e qui aveva voluto tornare al termine del suo lungo cammino terreno, nonostante fosse a Udine già dal 2002 quando dovette arrendersi all’avanzare dell’età e ritirarsi in un impegno meno gravoso.
A Tarcento, infatti, aveva desiderato riposare per l’eternità ed era stata proprio la bella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, che con grande tenacia e determinazione volle salvare dopo i terremoti del 1976, ad aprirgli le porte per l’ultimo saluto. Così, pochi giorni dopo la dipartita, “pre Chechin” tornava nella “sua” Tarcento, terra che ha tanto amato e per la quale ha gioito ma anche sofferto. E qui riposa nella chiesetta che sorge in mezzo al cimitero, accanto a quel Camillo Di Gaspero, cui è dedicata la scuola media che rappresenta una delle opere post-sisma più luminose del parroco scomparso alla Fraternità sacerdotale udinese a 95 anni, e a Duilo Corgnali che ne aveva raccolta l’eredità spirituale, e materiale, quando appunto si era ritirato nella Chiesa di San Giacomo. Un incarico ricevuto dall’allora arcivescovo Pietro Brollo e accettato con vero entusiasmo, tanto che l’opera in città dell’anziano sacerdote era molto apprezzata e seguita.
Un apostolato, quello di monsignor Frezza, alimentato da una fede viva, ardente, da uno slancio instancabile sostenuto da forza e saggezza non comuni, come aveva sottolineato l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che aveva celebrato i solenni funerali in un Duomo gremito. Il presule – ritiratosi la scorsa primavera per raggiunti limiti di età lasciando il posto a monsignor Riccardo Lamba – aveva accanto l’allora pievano Duilio Corgnali, che diciotto anni prima aveva ne raccolto la feconda eredità. Erano presenti numerosi sacerdoti e tra questi l’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina. E a rappresentare il Comune d’origine c’era anche l’allora sindaco Gloria Bressani con i nipoti del sacerdote. Mentre il primo cittadino di Tarcento, Mauro Steccati, aveva espresso il cordoglio e la riconoscenza della comunità, che non aveva dimenticato la guida illuminata di “pre Chechin”.
Francesco Frezza era nato nel 1924, era il giorno di Santo Stefano, in una storica famiglia di Nimis ed era cresciuto nella fede alla “scuola” di quel monsignor Beniamino Alessio che nel 1912 era arrivato da Buja, il paese di origine dell’attuale arciprete Luca Calligaro, che stamane celebrerà la Messa solenne dell’Epifania. Il suo lungo e zelante impegno sacerdotale era stato premiato con la investitura a canonico onorario della Cattedrale di Udine, titolo che si era aggiunto alla dignità prelatizia ricevuta con la nomina a pievano di Tarcento. La cittadina che aveva voluto riabbracciare alla fine della sua vita, tornandovi a riposare anche se ormai assente da molti anni. Aveva, infatti, voluto tornare nella terra che aveva amato e che l’aveva visto illuminato pastore per quasi mezzo secolo. Dopotutto, la sua Nimis era comunque a due passi.

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In copertina, monsignor Francesco Frezza nelle vesti di canonico onorario della Cattedrale di Udine.

Epifania, stasera Cergneu libera il Pust e dà il via al Carnevale. E a Nimis si lavora per la grande sfilata: sono in vendita i biglietti della ricca lotteria della Pro Loco

(g.l.) È arrivato finalmente il giorno del Pust, il mitico personaggio che a Cergneu dà il via al Carnevale con un giorno di anticipo rispetto alla data tradizionale che vuole cominci al termine delle celebrazioni epifaniche. L’appuntamento nella frazione di Nimis è fissato alle 17 quando ci sarà l’apertura dei chioschi, mentre alle 18.30 seguirà la Messa. Al termine del rito, alle 19, partenza della fiaccolata al suono dei tamburini alla volta del Cantun dove il Pust è imprigionato dalla scorsa Quaresima. Liberato il Pust, alle 20 ci sarà l’accensione del Palavin – così viene chiamato nel paese del Lagna il “pignarûl” – in un momento di grande festa.

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Benedizione dei bambini  e falò

E domani, a conclusione del lungo ciclo delle feste natalizie, Messa dell’Epifania anche a Nimis. La celebrazione si terrà alle 11, nel Duomo di Santo Stefano, con la tradizionale Benedizione dei bambini davanti al bellissimo Presepe allestito ai piedi dell’altare. Poi, in serata l’accensione dei tradizionali falò epifanici (sperando nel clemenza del tempo!).

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«Anche quest’anno, come ogni sera del 5 gennaio, Cergneu – si legge in una breve presentazione del tradizionale avvenimento – diventa protagonista del Rsveglio del Pust (Carnevale, nel dialetto sloveno), che dopo il lungo anno di letargo viene liberato e dà inizio al Carnevale. L’usanza del Risveglio vede un gruppo di persone in vestiti d’epoca recarsi al Cantun (grotta) e liberare il Pust dalle catene. Ha poi inizio il rumoroso corteo, illuminati dalle torce infuocate dei partecipanti, che raggiungerà il punto in cui è stato allestito il Palavin (falò), ritualmente acceso dal Pust stesso. L’accensione, seguita da balli e canti e accompagnata da prodotti gastronomici locali, dà inizio al Carnevale, al termine del quale il Pust ritornerà ad essere rinchiuso nel suo Cantun fino all’anno successivo».
E a proposito di Carnevale, a Nimis gira a pieno regime la macchina organizzativa della Pro Loco per la prossima sfilata che, tradizionalmente, si snoda per le vie del paese l’ultima domenica di Carnevale, quella che precede il Mercoledì delle Ceneri. In vista del grande evento, conosciuto in tutto il Friuli, sono in vendita da diversi giorni nei negozi i biglietti della ricchissima Lotteria che, come l’anno scorso, porrà in palio anche una vettura.

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In copertina, il grande Palavin preparato a Cergneu per l’accensione di questa sera.

Concerto per il nuovo Anno domani a Nimis con i giovani fiati dell’Euritmia

(g.l.) “Concerto per il Nuovo Anno” domani sera, a Nimis. Protagonista sarà l’Orchestra di fiati giovanile “Euritmia” diretta dal maestro Franco Brusini. L’appuntamento, con ingresso libero, si terrà nella sala oratorio – conosciuta da sempre anche come “Teatro Juventus” -, con inizio alle 20.30: molto ricco e invitante il programma. La serata, organizzata dal Comune di Nimis con la collaborazione di Anbima Fvg e della stessa “Euritmia”, segue il bellissimo concerto gospel che si era tenuto l’antivigilia di Natale, però in Duomo, e che aveva richiamato un folto pubblico.

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E a Cergneu si risveglia il Pust

Conto alla rovescia per il “Risveglio del Pust”, il mitico personaggio che a Cergneu annuncia il Carnevale. L’appuntamento nella frazione di Nimis è fissato per domenica, alle 19, al termine della Messa epifanica. Dopo la liberazione del Pust, prigionero nel Cantun, sarà acceso il tradizionale Palavin. La bella manifestazione è curata dall’Associazione culturale Cernedum.

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Ricordiamo che Euritmia è un’Associazione culturale musicale con sede nella vicina Povoletto ed è una delle più antiche e prestigiose realtà bandistiche del Friuli Venezia Giulia: la sua fondazione risale, infatti, al lontano 1875. «L’associazione – informa una breve nota – ha sempre svolto una funzione di divulgazione della musica in tutte le sue forme, generi ed espressioni, seguendo nella evoluzione le linee della scuola bandistica italiana ed europea. Collabora con diverse istituzioni sia pubbliche che private per lo sviluppo e la divulgazione della musica bandistica». L’associazione organizza anche la Scuola di musica e l’annuale Concorso internazionale per giovani strumentisti.

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In copertina, il maestro Franco Brusini e qui sopra l’intera orchestra di fiati “Euritmia”.

Auguri a Rizieri De Tina che oggi compie 80 anni e da quaranta è parroco di Nimis

di Giuseppe Longo

“Monsignore, ma non troppo!”. Non sembri irriverente, ma calza alla perfezione, parlando di don Rizieri, il titolo di uno dei più famosi film di Don Camillo, sugli schermi dei cinematografi italiani, e anche della nostra amata “sala Juventus”, nei primi anni Sessanta. Anzi, monsignore per niente… Chiamarlo come storicamente spetta alla Pieve di Nimis, non dico che gli fai un dispetto, ma quasi, perché non ci tiene affatto e non ci ha mai tenuto. A tale riguardo, nel 1984, quando è diventato pievano, raccogliendo l’eredità spirituale, e materiale, di monsignor Luigi Murador – pure a lui del titolo onorifico interessava assai poco -, con la sua arguta prontezza di spirito, a chi si mostrava orgoglioso che Nimis avesse un nuovo, e peraltro giovane arciprete, tagliava corto con una colorita battuta. Neanche parlare poi dell’uso, nelle solennità, delle tradizionali vesti prelatizie: il nostro parroco non ha mai portato neppure il “quadrato” col pompon rosso. Tanto meno la tonaca nera o il clergyman, preferendo gli abiti che tutti indossiamo ogni giorno.

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(g.l.) Oggi, primo gennaio, monsignor Rizieri De Tina compie 80 anni. Pertanto, in questa felice e importante circostanza ripropongo per i lettori di questo blog l’articolo che avevo scritto per “La Voce della Pieve di Nimis”, il bollettino parrocchiale pubblicato in occasione delle feste natalizie e nel quale avevo pure ricordato che il sacerdote originario di Codroipo è arciprete di Nimis da 40 anni. Ieri sera, nel Duomo di Santo Stefano, al termine del Te Deum di fine anno, ha ricevuto i primi auguri della comunità che lo ha festeggiato con un caloroso applauso.

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La semplicità, la sobrietà e la schiettezza dei modi, accanto a un tratto aperto e solare che lo ha reso simpatico dai bambini agli anziani, hanno contraddistinto, da quando la conosciamo, l’immagine di don Rizieri De Tina, arrivato ai piedi della Bernadia, dopo essere passato per Coja e Sammardenchia, dalle pianure codroipesi di Zompicchia. Un prete da sempre convinto e strenuo difensore della cultura e della lingua del nostro Friuli – interpretate da cinquant’anni a livello diocesano da “Glesie Furlane” -, tanto da usarla nelle prediche e da diffonderla, valorizzandola, anche attraverso una bella e curata pubblicistica sulla carta stampata e sui mezzi radiotelevisivi. Molto apprezzate, poi, le Messe, tutte in friulano, che celebra ogni domenica sera nella Matrice dei Santi Gervasio e Protasio, e alle quali anche a me piace partecipare. Al compimento dei 75 anni, come prescritto dalle regole canoniche, ha rimesso nelle mani dell’allora arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, la gestione materiale della Pieve – della quale è stato investito, in qualità di amministratore, don Federico Saracino, parroco di Faedis -, ma ha scelto di rimanere a Nimis, e di questo gli siamo profondamente grati, quale attivo protagonista nella pastorale (occupandosi anche di Ramandolo, Chialminis e Torlano), finché le forze glielo consentiranno. E il primo gennaio compirà 80 anni, magnificamente portati, tanto che la nostra comunità potrà sicuramente beneficiare ancora a lungo del suo prezioso apostolato.
Parroco, dunque, da 40 anni e da ottanta iscritto all’anagrafe: che belle e significative queste due date, tonde tonde. Per cui era giusto, e doveroso, ricordarle anche in questa nuova uscita natalizia de “La Voce della Pieve”, il bollettino parrocchiale del quale mi onoro di essere da lungo tempo direttore responsabile. In realtà, don Rizieri è a Nimis da 46 anni. Vi era giunto l’11 novembre del 1978, quando aveva fatto “San Martino” dalla vicina Loneriacco assieme al citato don Murador, a don Luigi Gloazzo e a don Flaviano Veronesi, dove questi preti, tutti più o meno giovani, erano stretti collaboratori del nostro caro “pre’ Chechin”, Francesco Frezza, del quale la prossima Epifania ricorrerà il quinto anniversario della scomparsa. Monsignor Alfredo Battisti – indimenticabile arcivescovo del terremoto e della ricostruzione: “Prima le case, poi le chiese”,
ricordate? – aveva infatti voluto avviare, proprio a Nimis, una originale quanto importante esperienza pastorale, appunto con quattro sacerdoti a servizio di un ampio territorio che, oltre a capoluogo e frazioni (a eccezione di Torlano dove operava monsignor Giuseppe Micossi che tutti ricordano con gratitudine) arrivava fino alla lontana Uccea. Arciprete era stato nominato proprio Luigi Murador, il quale a livello diocesano era anche titolare della Caritas, come lo è ancora oggi don Gloazzo, parroco di Povoletto che però continua a vivere nella canonica di Nimis. Ma, al rientro da un viaggio nell’Irpinia terremotata, il pievano ha trovato la morte su una strada del Friuli. Era il 1984 e a 39 anni don Rizieri De Tina assumeva la responsabilità parrocchiale e con essa, appunto, anche il titolo di “monsignore”.
Un lungo apostolato, dunque, che si avvicina a quello di un illustre predecessore come Beniamino Alessio, al timone della vetusta Pieve per mezzo secolo. Una presenza che per noi risulta di giorno in giorno sempre più indispensabile, vista ormai la cronica carenza di vocazioni, per cui è giocoforza irrinunciabile un sempre maggiore coinvolgimento dei laici – problema all’attenzione anche del nuovo arcivescovo Riccardo Lamba -, tanto che da molti anni ormai si sono affermate le liturgie della Parola, con diaconi permanenti o bravi animatori, quando non può esserci un sacerdote a celebrare Messa in chiese, peraltro, sempre più vuote (e non è, si badi bene, un problema soltanto nostro!). D’altra parte, è lo stesso don Rizieri a ricordare che la Chiesa non è fatta soltanto dai preti, bensì dall’intero popolo di Dio, tanto che è doveroso farlo partecipare attivamente alla vita religiosa. E allora grazie, caro monsignore, pardon don Rizieri, per tutto quello che ancora fai per il tuo paese adottivo, del quale hai “assorbito” l’essenza diventando uno di noi, tra difetti, pregi e virtù: a proposito, che belli e simpatici quei quadretti mensili di vita locale che ci hai regalato con “I bogns, i triscj… e chei di Nimis!” su Agenda Friulana 2025. E tanti auguri anche per gli ormai vicini ottanta. “Ad multos annos!”, si diceva una volta a un sacerdote auspicando per lui ogni bene. Ma credo valga ancora.

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina durante la predica di Natale.

Il primo Natale di monsignor Calligaro a Tarcento: in Parrocchia (fede, cultura e arte) un luogo dove tutti sono desiderati

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Primo Natale a Tarcento per monsignor Luca Calligaro che, dopo aver celebrato la tradizionale Messa di Mezzanotte, oggi presiederà la solenne Eucarestia delle 11 nel Duomo di San Pietro Apostolo. Proprio in vista delle feste di fine anno, il nuovo arciprete – arrivato da Martignacco a fine ottobre – ha indirizzato ai suoi nuovi parrocchiani una lettera che era in distribuzione in Chiesa domenica scorsa, ultima di Avvento, quando con la fiammella della Luce delle Pace di Betlemme, portata dagli Scout, ha acceso l’ultimo dei quattro tradizionali ceri che simboleggiano il periodo di attesa al grande evento cristiano della Natività. Messaggio nel quale don Luca esprime la «gratitudine ad ognuno di voi per il calore e l’affetto con cui mi avete accolto», aggiungendo che «nell’attesa di incontrarvi tutti e di conoscervi personalmente vi accompagno con la mia preghiera e con la benedizione del Signore».

La Luce della Pace di Betlemme.


«Sono molto contento di essere giunto tra voi, in questa grande Comunità – scrive l’arciprete -, e di inserirmi nella gloriosa storia di questa antica Pieve, seguendo i passi dei miei illustri predecessori, quali monsignor Di Gaspero, monsignor Frezza e monsignor Corgnali. La Parrocchia può e desidera essere ancora oggi un punto fermo di incontro, fede, spiritualità, cultura e arte, dove tutti si sentono accolti a casa, dove per tutti c’è un posto e dove tutti sono attesi e desiderati. Proprio per questo, è necessario camminare insieme sui sentieri di questo tempo che il Signore ci ha donato permettendoci di dare il meglio di noi mettendoci al servizio degli altri, che per noi cristiani non risultano estranei ma fratelli e sorelle che camminano al nostro fianco».
Ma come raggiungere questo obiettivo? «Per permetterci di realizzare tutto questo – spiega don Luca – sono necessarie prima di tutto delle persone di buona volontà che si dedicano al progetto comune della realtà parrocchiale e poi gli spazi adeguati a permetterci di realizzare questo sogno. Proprio per questi motivi, è con molta delicatezza che mi rivolgo a tutti voi, proprio in queste festività, per chiedervi un sostegno come partecipazione concreta ai bisogni della Chiesa». E, al riguardo, il parroco cita anche un problema contingente: «Sarebbe mio desiderio riuscire ad accendere un po’ di riscaldamento nel nostro Duomo al fine di poter vivere meglio le celebrazioni di queste festività. Vi ringrazio fin d’ora per la generosità che esprimerete nei confronti della Parrocchia, per il suo mantenimento e perché in questo modo gli spazi del nostro stare insieme potranno essere sempre più decorosi ed accoglienti». E l’arciprete poi continua: «Molte altre sono le iniziative che la Parrocchia, sostenuta dal vostro contributo e dal lavoro gratuito di moltissime persone, realizza a favore dei nostri bambini, dei nostri giovani, delle famiglie, degli anziani… e molte ancora sono le iniziative che vorremmo porre in essere per fare sentire sempre più viva e dinamica la presenza della Parrocchia sul territorio».

L’interno del Duomo…


La lettera ai tarcentini di don Luca Calligaro si era aperta con un suo breve profilo, ricordando che è nato e cresciuto nella vicina Buja (ha 42 anni) dove, ricordo, si è formato alla “scuola” di indimenticati pievani, come Aldo Bressani – che arrivò da Nimis dove il sacerdote fu formato da un grande bujese, monsignor Beniamino Alessio -, e il gemonese Emidio Goi. «Ho frequentato – prosegue – il Seminario di Castellerio e terminato gli studi di Teologia a Roma e a Padova. Dal 2006 al 2016 ho prestato il mio servizio pastorale nella Parrocchia di Lignano Sabbiadoro, dal 2016 al 2024 nella Collaborazione Pastorale di Martignacco e Moruzzo, e ora dal 27 ottobre sono qui a Tarcento insieme a voi». Come è noto, don Calligaro ha raccolto l’eredità spirituale, e materiale, di monsignor Duilio Corgnali, vinto da una grave quanto rapida malattia nello scorso mese di gennaio. E, come lui stesso ha ricordato, segue un altro grande parroco, monsignor Francesco Frezza – pure lui originario di Nimis – che si era spento proprio il giorno dell’Epifania, grande festa per Tarcento, di cinque anni fa.

… e il suo bel portale.

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In copertina, monsignor Luca Calligaro durante la Messa dell’ultima di Avvento.

Natale in musica a Nimis, Tarcento e Monteprato tra gospel, fisarmoniche e canti nella Notte dei “Madins”

(g.l.) Bella musica, tutta intonata allo spirito del Natale, tra oggi e domani a Nimis, Tarcento e Monteprato, con gospel, auguri tra le festose note delle fisarmoniche e canti per la Natività di Nostro Signore. Ma ecco, in dettaglio, le proposte nelle tre località.

NIMIS – Questa sera, alle 20.30, nel Duomo di Santo Stefano grande concerto di musica gospel con la straordinaria voce della cantante panamense Emely Myles che, in anteprima nazionale, sarà accompagnata al pianoforte dal maestro Rudy Fantin. Ingreso libero e ambiente riscaldato.

TARCENTO – “Auguri i musica” oggi, alle 18, nella ex scuola di via Pascoli, con il Gruppo Fisarmonicisti Tarcento – Ensemble Flocco Fiori, diretto da Massimo Pividori. La notissima compagine, molto applaudita qualche giorno fa a Strassoldo di Cervignano, conta diversi musicisti di Nimis, a cominciare dallo stesso maestro. Ingresso libero.

MONTEPRATO – Nella piccola frazione montana di Nimis tradizionale Notte di Natale. Domani, alle 22, nella Chiesa di San Giorgio, Messa dei “Madins” – come è da sempre chiamato in lingua friulana il rito della Natività – cantata dal coro “Vôs de Mont” di Tricesimo, diretto dal maestro Marco Maiero.

Gruppo Fisarmonicisti Tarcento

Rudy Fantin

Vôs de Mont

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In copertina, la cantante panamense Emely Myles che stasera canterà in anteprima nazionale nel Duomo di Nimis.

“Il Natale di Rebecca” oggi invita a Feletto, poi a Venzone e a Nimis

(g.l.) Quattro gli appuntamenti con “Il Natale di Rebecca”, il magico spettacolo proposto dalla Compagnia dei Riservati, protagoniste Sonia Cossettini ed Elena Genio che accompagneranno il pubblico in una bellissima avventura a tema natalizio che sicuramente piacerà a grandi e piccoli: Rebecca è, infatti, una bambina che la notte di Natale viaggia in un mondo fantastico popolato da creature colorate e divertenti. Tre gli allestimenti in provincia di Udine, dopo il via di ieri sera a Fanna nel Pordenonese.


Pertanto, nel tardo pomeriggio di oggi, alle ore 17.30, il ritrovo è al Teatro “Paolo Maurensig” di Feletto Umberto, mentre venerdì 27 dicembre, alle 16.30, lo spettacolo sarà nel Palazzo comunale di Venzone. Quindi, il giorno successivo, 28 dicembre, gran finale assieme al Dj Tubet e al suo rap raggae friulano, con ritrovo alle 17.30 nel Teatro parrocchiale di Nimis (di fronte al Duomo).
Lo spettacolo della Compagnia dei Riservati beneficia di varie collaborazioni, tra le quali ricordiamo quella del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco.

Nimis, appello di Mareschi per la pace: le vite dei Caduti di Nongruella e di quelli di tutte le guerre non siano perse invano

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Durante una operazione condotta da una compagnia tedesca di stanza a Gradisca d’Isonzo, in funzione di contrasto alle attività partigiane, nelle vallate del Cornappo e del Torre, tra l’11 e il 17 dicembre 1943, persero la vita 57 persone, tra cui anche tre cittadini inglesi. Di queste, il 12 dicembre furono uccisi otto concittadini di Nongruella e cinque cittadini di Subit e di Attimis. Un ulteriore, anzi il primo tributo di sangue pagato da Nimis per la difesa della propria e dell’altrui libertà». Sono le parole con cui il commissario comunale, Giuseppe Mareschi, ha ricostruito ieri mattina a Nongruella i fatti di quel dicembre di 81 anni fa a pochi mesi dall’armistizio dell’8 settembre, quando si scatenò quel rastrellamento nazista che fece le prime vittime del Comune pedemontano, seguite nove mesi dopo da quelle dell’Eccidio di Torlano e poi da quelle dell’incendio del capoluogo e della deportazione nei Lager in Germania.


In una splendida mattinata di sole, la borgata sopra Cergneu ha quindi reso omaggio, come fa ogni anno, a quei morti innocenti con una semplice cerimonia dinanzi alla lapide che ai margini del bosco li ricorda. Ha celebrato una Messa in loro suffragio il parroco don Marco Visintini, sottolineando l’impegno di tutti per la pace affinché non si compiano altre inutili stragi, come Benedetto XV ebbe definire, nel 1916, la Grande Guerra. Presenti una rappresentanza di Comuni vicini, tra cui i vicesindaci di Lusevera e Reana del Rojale, il commissario ha quindi tenuto il discorso commemorativo, dopo la deposizione di una corona d’alloro tra le note del Silenzio suonate dalla tromba. «Grazie a quanti si sono sacrificati fino a perdere la vita – ha affermato Mareschi – che oggi, non solo i cittadini di Nimis, ma l’intero popolo italiano, vive in un Paese libero e democratico. E ricordare e commemorare quei fatti e quei sacrifici deve anche indicarci, con forza, ogni giorno, che la libertà non è a prescindere, che la democrazia non è per sempre, ma sono valori che vanno difesi da tutti sempre. Ed è con questi sentimenti che oggi, a nome dell’intera comunità, onoro i Caduti di Nongruella e ricordo a tutti noi che non ci è permesso che le loro vite e quelle di tutti i Caduti, di tutte le guerre, siano perse invano». Infine, il rappresentante del Comune di Nimis – che, come è noto, traghetterà l’ente locale fino alle prossime elezioni amministrative – ha ringraziato quanti si adoperano «per lo svolgimento di questa cerimonia di commemorazione e chi si prende cura di questo luogo». La manifestazione si è, quindi, conclusa con un gustoso piatto di pastasciutta preparata dagli alpini del Gruppo Ana Nimis-Valcornappo, guidato da Roberto Grillo, e altre buone cose preparate da alcune bravissime cuoche di Cergneu.

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In copertina, il commissario Giuseppe Mareschi durante il discorso commemorativo; all’interno, tre immagini della cerimonia con l’omaggio ai Caduti e la celebrazione della Messa.