Nell’omaggio di Torlano alle vittime dell’Eccidio un monito per i giovani

di Giuseppe Longo

“Torlano può essere considerato tra i casi più atroci ed efferati delle molte stragi commesse dai nazifascisti contro innocenti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: non vennero risparmiate le madri e i ragazzi che avevano trovato rifugio nelle stalle, i corpi degli uccisi vennero cosparsi di benzina e bruciati. Le famiglie maggiormente colpite furono i Comelli, Vizzutti e De Bortoli, questi ultimi mezzadri che pochi anni prima si erano trasferiti da Portogruaro. Soltanto nel 1947 i resti, sepolti in una fossa comune, poterono essere tumulati nel cimitero di Torlano”. Lo ha affermato stamani, nella frazione di Nimis, l’assessore regionale Sergio Emidio Bini in occasione della commemorazione del 75° anniversario dell’Eccidio compiuto da un reparto delle Waffen-SS tedeschi, con l’aiuto di cosacchi e collaborazionisti italiani, il 25 agosto del 1944.

Tre immagini della cerimonia.

“Ritrovarci qui oggi, istituzioni e comunità, nel dovere della memoria delle vittime e per onorare i diritti inviolabili, ha un valore importantissimo perché – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – chi dimentica è più esposto ai pericoli che intolleranza, ostilità, violenza ripropongono”. Dopo avere ringraziato l’amministrazione comunale di Nimis, che promuove da sempre la commemorazione, Bini ha rivolto un particolare saluto ai rappresentanti di Portogruaro, ogni anno presenti al ricordo dei propri concittadini sterminati in quella mattina di violenza inaudita. Della famiglia De Bortoli, originaria dei paesi veneti di Summaga e Pradipozzo, furono infatti uccisi ben nove suoi componenti, tra cui la giovane mamma e alcuni bambini.
“Rileggere ai giovani la storia della Resistenza, anche attraverso le commemorazioni che vengono promosse nei paesi del Friuli che hanno sofferto gli scontri con gli occupanti, ci aiuta – ha concluso l’assessore regionale – a tenere vivo il ricordo, per trasmetterlo ai più giovani e trasformare quella ferita profonda in un impegno di ricostruzione, di convivenza, di sviluppo democratico: dai tragici fatti come quelli di Nimis è sorta una coscienza civile di ribellione alla violenza e al sopruso che ha portato alla nascita della Repubblica, all’approvazione della Costituzione italiana, al progetto dell’Europa che univa i popoli che si stavano ancora combattendo: il futuro dell’Italia si difende partendo da questa intuizione che da allora ha assicurato libertà, giustizia e democrazia”.

Monsignor De Tina alla predica e alla benedizione in cimitero.

La commemorazione – che come ogni anno ha richiamato tante persone, unitamente ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni d’Arma e Combattentistiche con i loro vessilli – è cominciata con la Messa di suffragio nella Chiesa parrocchiale celebrata dall’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina, il quale, al momento del ricordo dei defunti, ha accomunato alle 33 vittime innocenti, 24 di Torlano e 9 di Ramandolo, “anche il tedesco che è stato ucciso”. Mentre, nella predica, aveva sottolineato il particolare momento che si sta vivendo, non solo qui, ma a livello mondiale. “Siamo in un periodo – aveva esordito monsignor De Tina – in cui serpeggia la paura. La paura genera odio e insicurezza, e quindi violenza”. E tutto questo, ovviamente, contrasta con la pagina del Vangelo che aveva appena letto, in cui Cristo invita ad amare anche i nemici.

Al termine, in corteo è stato raggiunto il cimitero, al centro del quale c’è il Sacello che custodisce da 72 anni i miseri resti di quelle 33 vittime e che è stato da pochi giorni restaurato. Dinanzi al Monumento, il parroco ha impartito la benedizione e l’assessore comunale Serena Vizzutti, cittadina di Torlano, ha letto la cronistoria di quella tragica mattina (ma di questi argomenti, rimandiamo ai due articoli sottostanti).
Quindi, dopo l’intervento del rappresentante della Giunta regionale, ha portato un saluto il presidente del Consiglio comunale di Portogruaro, Gastone Mascarin, il quale si è commosso nel ricordare la tragica fine che il destino ha riservato alla numerosa famiglia originaria della sua terra, a cominciare da Mamma De Bortoli del cui sacrificio c’è perenne memoria nel monumento che a Summaga le è stato dedicato.

Gli interventi di Serena Vizzutti, Gastone Mascarin (Portogruaro) e del sindaco Gloria Bressani.

La cerimonia è stata quindi conclusa dal discorso commemorativo del sindaco Gloria Bressani. “A 75 anni dall’Eccidio di Torlano, che ha spezzato tante vite innocenti, ci troviamo ancora qui, insieme, a ricordare quel tragico evento, ad ascoltare ancora la terribile cronaca dei fatti sempre con animo incredulo di fronte a tanta atrocità”. E ha osservato: “Oggi abbiamo la possibilità di consultare nuovamente il passato, di interrogarci, non con sentimento di nostalgia ma per capire, per capire chi siamo, da dove veniamo e fino a dove possiamo spingerci; per tenere alta in noi la consapevolezza della grande responsabilità che tutti abbiamo verso il presente e verso il futuro. Appuntamenti come questo ha aggiunto – hanno una enorme valenza sociale e civile perché, citando Primo Levi,  ‘tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo’”.
Ricordata “la nuova luce del Monumento dedicato alle vittime dell’Eccidio”, il primo cittadino ha concluso portando “i saluti degli amici del Memoriale di Ladelund che ci hanno fatto visita due anni fa: ho ricevuto nei giorni scorsi una loro lettera, assicurano la vicinanza a Torlano e una preghiera in questo giorno così significativo per la comunità”.
“Saluto e ringrazio a nome dell’Amministrazione e della gente di Nimis – ha detto infine Gloria Bressani – i parenti delle vittime, il presidente del Consiglio comunale e gli amici di Portogruaro, che ogni anno partecipano numerosi a questa cerimonia, l’assessore regionale dottor Bini, tutte le autorità civili e militari e le associazioni presenti. Un particolare ringraziamento alla Parrocchia, alla Pro Loco a tutta la comunità di Torlano perché mantengono  viva, con grande sensibilità e rispetto, una parte dolorosa della propria storia trasformandola in un messaggio universale di pace e concordia tra i popoli”.

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In copertina, l’intervento nel cimitero di Torlano dell’assessore regionale Sergio Emidio Bini.

L’omaggio del Festival di Bassano ai martiri del 26 settembre 1944

Un uomo, un albero. Un albero, un martire. Dai lecci, testimoni silenziosi della pagina più drammatica della storia di Bassano del Grappa, usciranno voci sommesse che racconteranno le speranze, le idee, la rabbia e la desolazione di nove dei trentuno partigiani impiccati dai nazifascisti il 26 settembre 1944.
“Erano come foglie, nel vento” è il titolo dell’originale spettacolo che Guido Barbieri e Angela Chiofalo proporranno nello stesso luogo domenica in prima nazionale, produzione di Operaestate festival. A 75 anni dall’eccidio, una “Spoon river” per ricordare, uno ad uno, i 31 giovani uccisi in uno dei punti più suggestivi e panoramici della città, Viale XX settembre, poi ribattezzato Viale dei Martiri.  Nell’edizione che il festival dedica al tema “della civiltà e della partecipazione”, saranno proprio i cittadini di Bassano, città medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza, a prestare la loro voce per dare vita a uno degli appuntamenti più commoventi in cartellone.

Sui tronchi degli alberi sono appese da decenni targhe con i nomi e la data di morte delle vittime: ora dalle chiome echeggeranno le voci registrate di decine di volontari, che racconteranno, un frammento dopo l’altro, le storie dei martiri, ricostruite attraverso testimonianze, documenti e memorie. “Dalle targhe manca la data di nascita di quei ragazzi, cioè il percorso della loro breve esistenza. Ed è esattamente questo tragitto che vogliamo trarre dall’oblio – spiega Barbieri -. Ogni anno si tiene una commemorazione ufficiale: mai prima d’ora, però, il ricordo della strage è stato tradotto nei linguaggi che per antica tradizione sono portatori di memoria: il teatro, la musica, le arti della parola. Lo  ‘spettacolo’ che abbiamo immaginato vuole dunque innanzitutto colmare questa assenza”.
Un musicista per ogni albero alternerà ai brevi brani il suono del suo strumento: un flauto, un violoncello, un clarinetto. Viene in mente “Alle fronde dei salici” di Salvatore Quasimodo scritta per l’occupazione nazista di Milano. “Gli alberi sono rimasti intatti” – sottolinea Barbieri – nessuna revisione toponomastica li ha potuti trasformare, sono rimasti immutabili e silenziosi testimoni di ciò che hanno visto. Forse per la semplice ragione che gli esseri vegetali invecchiano molto più lentamente degli esseri umani e a loro sopravvivono per decenni, per secoli, per millenni.”
L’autore definisce “Erano come foglie, nel vento” una via Crucis laica, “un pellegrinaggio che vuole innanzitutto restituire ai ragazzi impiccati quel pezzo di vita che non hanno potuto vivere, che una ingiustizia palese, evidente, flagrante ha strappato loro.”

La partenza sarà da Porta delle Grazie, antico accesso alla città, accanto al quale sorge l’omonima Torre ora sede museale. Dalle finestre, tre cittadini bassanesi leggeranno una sorta di lapide sonora dedicata alle vittime, dando il via al pellegrinaggio attraverso le nove stazioni che ripercorreranno il tragitto del camion della morte che trasportava i condannati.  I cadaveri furono lasciati appesi agli alberi per 24 ore, esposti a un forte vento che li faceva oscillare in modo macabro.
La processione terminerà nella vicina piazza del Castello degli Ezzelini, dove i musicisti e gli spettatori si raduneranno per ascoltare tre cori cittadini che canteranno la commovente “Signore delle cime”, composta dal Maestro Bepi De Marzi nel 1958. Ma il ricordo dei martiri non si spegnerà in quelle note: i testi di Guido Barbieri continueranno a essere riprodotti dalle chiome, simultaneamente, per tutta la notte, fino all’alba del giorno seguente, sullo sfondo delle montagne che i martiri videro per l’ultima volta prima di dire addio all’esistenza.
Tutto il programma e biglietteria on line sul sito www.operaestate.it

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In copertina, Guido Barbieri domenica ricorderà i martiri di Bassano.