Tradizioni epifaniche a Monteaperta, come le raccontava Marisa Filippig (già sindaco di Taipana) dodici anni fa: martedì l’addio sotto il suo Gran Monte

(g.l.) I fuochi epifanici si sono spenti con una brutta notizia per Monteaperta e l’Alta Val Cornappo, ma anche per Nimis, Lusevera e il Tarcentino nel suo insieme: la scomparsa, a 84 anni, di Marisa Filippig, una vita da insegnante, ma che è stata anche sindaco di Taipana. Una persona simpaticissima, dal tratto solare e aperto, sempre pronta per un aiuto ovunque ce ne fosse bisogno o una buona parola: per questo, tutti la ricorderanno con riconoscenza. I suoi funerali saranno celebrati martedì prossimo, 13 gennaio, alle 14.30, nella Chiesa parrocchiale della stessa Monteaperta, frazione alla quale Marisa era molto legata. Era profonda conoscitrice, infatti, della storia, delle tradizioni e della cultura di queste bellissime vallate. E a tale proposito vi proponiamo una interessante intervista che le fece nel 2014 Linda Amatulli, reperibile sulla rete, e che parla proprio delle usanze post-natalizie sotto quel Gran Monte che la professoressa tanto amava. L’articolo era stato pubblicato sul blog “Viaggio oltre il Torre – dove il confronto è donna”, «alla scoperta dei saperi tramandati dalle donne ed effettuato attraverso interviste, laboratori artigianali, enogastronomici, educational tour, mostre ed eventi». Un progetto che era stato finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia al Consorzio Dolcenordest e che era stato sviluppato in collaborazione con Lab Rea di Angela Zolli nei nove Comuni consorziati. Quindi, oltre a Taipana, Nimis e Lusevera, anche Attimis, Faedis, Magnano in Riviera, Povoletto, Reana del Rojale e Tarcento. Eccone pertanto il testo.

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di Linda Amatulli

Ci inoltriamo ora con Marisa Filippig nel mondo delle tradizioni popolari, parlando, in particolare, del rito epifanico di Monteaperta, una frazione del Comune di Taipana.
Qual era il principale rito epifanico dell’Alta val Torre?
Anche noi della Valle realizziamo una pira, simile al Pignarul, ma che si chiama Polovin.
Veniva acceso sempre il 6 gennaio?
No, veniva acceso la sera del 5 gennaio, dopo la benedizione dell’acqua e del sale che si svolgeva in chiesa, dopo le 18.
Chi preparava questo Polovin?
Il Polovin veniva preparato dai giovani del paese, uno per ogni borgata: borgo di sopra, di mezzo e di sotto. Ve ne era anche un quarto, nei periodi storici in cui c’era più popolazione. I giovani del paese iniziavano a pensarci già da ottobre, quando rientravano la maggior parte degli emigranti stagionali, gli uomini dalle fornaci e le donne dal servizio presso famiglie benestanti.
C’erano differenze di genere?
In una società così fortemente influenzata dalla differenza tra uomo e donna i compiti erano nettamente separati: solo i maschi potevano costruire il Polovin mentre le donne erano addette alla preparazione del cibo per la festa, relegate in casa. Da questo punto di vista io sono stata molto fortunata: pur bambina partecipavo sempre ai giochi e alle scorribande dei miei compaesani perché stavo sempre con mio fratello maggiore, che mi portava con sé dappertutto.
Di cosa era composto il Polovin?
In un’economia di montagna molto severa ogni legnetto era utile alla sua costruzione. Questo comportava in seconda battuta anche una maggiore manutenzione dei boschi, che venivano ripuliti da tutto il legname utile. Si conficcava un palo più lungo nel terreno e intorno a questo si sistemava la legna in pira. In cima veniva fissato poi un fantoccio vestito di stracci, una sorta di befana, che ogni tanto portava uno zaino o una gerla, simbolo dell’anno vecchio che se ne andava.
Cosa succedeva dopo l’accensione?
Iniziava la festa naturalmente! Si stava tutti intorno al falò che ardeva, ognuno portando del cibo o del vino, a volte del vin brulè. Uno dei cibi tipici dell’Epifania era la pacia, una focaccia fatta con farina di mais e condita, quando si poteva, con uvetta, salsicce o castagne.
È ancora viva questa tradizione?
Purtroppo no, soprattutto dopo le due guerre mondiali e il conseguente spopolamento del paese.
E voi bambini partecipavate alla festa?
Certo, costruivamo un Polovin tutto nostro, con materiali ancora più umili di quelli usati per quello ufficiale: fiammiferi, pezzetti di carta, tutti gli scarti. Se eravamo fortunati trovavamo una rapa o una patata dimenticata sotto la neve, la cuocevamo e la mangiavamo tutti insieme. Anche nella miseria eravamo felici.
Grazie Marisa.

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In copertina, Marisa Filippig scomparsa a 84 anni durante quell’intervista del 2014 in una foto di Angela Zolli.

Festa grande oggi a Monteaperta per l’ingresso di monsignor Marco Visintini nuovo parroco dell’alta val Cornappo

(g.l.) Grande festa nella quarta domenica di Avvento a Monteaperta. Questa mattina la bellissima frazione di Taipana, adagiata sulle pendici del Gran Monte, accoglierà infatti il nuovo parroco, monsignor Marco Visintini, già titolare delle comunità cristiane di Cergneu, Monteprato e Vallemontana, nel Comune di Nimis. A presentarlo al suo nuovo gregge, del quale fanno parte anche i piccoli paesi di Cornappo e Debellis, sarà l’arcivescovo Riccardo Lamba che, alle 11, presiederà la Messa solenne per l’ingresso ufficiale di don Marco. Il quale la scorsa estate era stato invece accolto nella Parrocchia di Taipana capoluogo, cui fanno capo anche le frazioni orientali. Originario di Tricesimo (cittadina della quale è stato anche arciprete), per il sacerdote settantenne, che vive nella canonica di Nimis, ora si aggiunge dunque anche la responsabilità spirituale dell’alta valle del Cornappo. La sua gente gli si stringerà attorno dandogli un caloroso benvenuto fra tanti auguri per il suo nuovo apostolato.

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In copertina, monsignor Marco Visintini con l’arcivescovo Riccardo Lamba a Cergneu; qui sopra, al suo ingresso a Taipana, accolto dal sindaco Alan Cecutti.

Monsignor Visintini parroco di Cergneu assumerà presto anche la responsabilità delle comunità di Taipana e Monteaperta

(g.l.) Risiede a Nimis il nuovo parroco di Taipana e Monteaperta. Monsignor Marco Visintini, originario di Tricesimo (dove è nato nel 1955 e dove è stato anche arciprete), ha infatti appena ricevuto la nomina da parte dell’arcivescovo di Udine. Nel contempo, il sacerdote resta parroco di Cergneu (assieme a Monteprato e Vallemontana), comunità che si appresta a celebrare il patrono San Giacomo, la cui Messa solenne sarà presieduta venerdì prossimo, alle 19, proprio da monsignor Riccardo Lamba.
Una nuova importante responsabilità, dunque, per don Marco in quella Chiesa dell’alta valle del Cornappo che fu per lunghi anni guidata dall’indimenticabile Mario Totis, anche se va detto che, in via ufficiosa, da parecchio tempo si occupa delle due località montane. Della nomina ha dato notizia stamane l’Arcidiocesi di Udine, riferendo anche di altri importanti incarichi come quello nella citata comunità di Tricesimo, il cui arciprete Dino Bressan è prossimo alla partenza in quanto era stato investito nelle scorse settimane del prestigioso ruolo di vicario generale dell’arcivescovo: al suo posto arriverà don Nicola Degano (che si occuperà anche di Ara e Fraelacco). Don Bressan, in seguito al suo inserimento in Curia, lascerà anche la guida della Forania della Pedemontana che, dopo la riforma promossa dall’allora arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, aveva assorbito anche la storica Forania di Nimis.

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In copertina, monsignor Marco Visintini nuovo parroco di Taipana e Monteaperta.

Affettuoso grazie a don Rizieri De Tina: festa per la Cittadinanza benemerita attribuitagli dal Comune di Nimis per quasi mezzo secolo di impegno pastorale

di Giuseppe Longo

NIMIS – «La Comunità di Nimis ritiene di esprimere il proprio riconoscimento per l’attività pastorale, la guida e il sostegno spirituale svolti per oltre 40 anni da don Rizieri; e quindi, con i poteri del consiglio comunale, ho conferito a monsignor Rizieri De Tina la Cittadinanza benemerita del Comune di Nimis per il suo servizio pastorale proteso quotidianamente alla guida e sostegno spirituale dei parrocchiani e dell’intera Comunità». Sono le parole con cui il commissario straordinario, Giuseppe Mareschi, ha pronunciato a mezzogiorno nel Duomo di Santo Stefano, quando, appena conclusa la Messa domenicale, ha annunciato l’importante riconoscimento al pievano, a Nimis dal lontano 1978 e che il primo gennaio ha compiuto 80 anni, peraltro portati splendidamente. Un annuncio accolto da tutti con un calorosissimo applauso e con emozione da parte dell’interessato, per il quale si è trattato di un’autentica, e quindi ancora più gradita, sorpresa. Bocche cucite, infatti, da parte di tutti coloro che sapevano dell’iniziativa fino all’ultimo. E la cosa è riuscita perfettamente.
«Avevo avvertito strani movimenti stamattina – ha detto don Rizieri, visibilmente commosso -, ma non mi sarei aspettato questa festa bellissima. Grazie di cuore a tutti voi e in particolare al Comune e al suo commissario. Ho compiuto 80 anni e oltre 46 ne ho passati qui con voi, per cui vorrò rimanere qui anche quando il Signore mi chiamerà. E sulla mia lapide – ha aggiunto – desidero che, sotto nome e cognome, venga scritto “Fêi di Diu, come te”».

Si è trattato di una Messa molto bella e partecipata perché, ricorrendo la festa post-natalizia della “Parola di Dio”, era stata organizzata proprio per oggi la cerimonia con la quale i genitori hanno consegnato ai loro bambini, che quest’anno si accosteranno alla Prima Comunione, una copia del Vangelo. E proprio da una significativa pagina di Luca monsignor De Tina ha attinto per approfondire il tema, sottolineando come ognuno di noi, con la propria sensibilità, possa sintonizzarsi con la Voce del Signore. Al termine del rito, quindi, il conferimento all’arciprete della Cittadinaza benemerita, introdotta da un breve intervento del presidente del consiglio pastorale, Pietro Nocera, il quale – interpretando i sentimenti della popolazione di Nimis, Chialminis, Ramandolo e Torlano -, ha sottolineato quanto sia grato il paese per quanto ha fatto e sta ancora facendo don Rizieri. Ed è proprio questo senso di gratitudine che ha spinto il consiglio stesso a proporre il riconoscimento comunale per il parroco. «Una proposta – ha detto il dottor Mareschi – a cui non potevo e non volevo dire di no. Io, però, sono qui come commissario straordinario e quindi ho un ruolo prettamente tecnico. Ma ci sono questioni che, una volta aperte devono essere risolte, e così ho pensato di chiedere a chi, nel tempo, ha rappresentato l’intera Comunità di Nimis, gli ex sindaci. La risposta è stata immediata, sincera e unanime, e quindi ho ritenuto di poter accogliere la proposta del consiglio pastorale».

Il commissario comunale ha quindi proposto un breve profilo del festeggiato. «Don Rizieri De Tina, nativo di Zompicchia di Codroipo e che il primo gennaio scorso ha compiuto 80 anni, è stato ordinato sacerdote – ha ricordato Mareschi – il 26 settembre 1970. E, dopo esperienze pastorali nella vicina Tarcento, in particolare a Coia e Sammardenchia, nel 1978 è giunto in questo paese assieme al nuovo arciprete Luigi Murador, a don Luigi Gloazzo e a don Flaviano Veronesi: negli anni dell’immediato post-terremoto, l’allora arcivescovo Alfredo Battisti aveva infatti voluto dare vita a una nuova esperienza pastorale proprio a Nimis che nel frattempo era rimasto senza parroco. Nel 1984, dopo la prematura scomparsa di monsignor Murador, don Rizieri, che nel frattempo si era occupato anche di Monteaperta, è stato scelto quale nuovo pievano, Da allora ha ininterrottamente svolto il suo servizio pastorale a Nimis, desiderando rimanere a offrire il proprio impegno sacerdotale anche al compimento dei 75 anni, quando ha rinunciato, come prescritto, alla responsabilità materiale della Pieve, che è stata invece affidata al parroco di Faedis che ne è divenuto amministratore». Il dottor Mareschi, annunciata infine la nomina, ha concluso citando una battuta dello stesso don Rizieri che dice di essere «un predi di pais, robe di curtil». «Ma è proprio in questo “curtil” – ha aggiunto – che il parroco ha scritto, assieme a voi e e al Padre Eterno, il libro più bello: quello della vita». E alla fine, in fondo alla Chiesa – visto il maltempo -, non poteva mancare un brindisi con tanti manicaretti preparati da persone generose, sempre pronte a collaborare con la Parrocchia.

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina riceve l’attestato di Cittadino benemerito del Comune di Nimis dal dottor Giuseppe Mareschi; all’interno, gli interventi del direttore del consiglio pastorale Pietro Nocera, dello stesso commissario e del parroco che ringrazia per l’importante riconoscimento. Infine, due momenti della cerimonia della consegna del Vangelo da parte dei genitori ai bambini della Prima Comunione e il Duomo pieno di fedeli.

Le “Voci del Brembo” stasera a Nimis cantano per l’Adunata degli Alpini

(g.l.) Nell’ambito delle tante iniziative indette in Friuli per l’Adunata nazionale degli Alpini, che raggiungerà il suo apice domani con la grande sfilata di Udine, si conclude in musica questa sera, a Nimis, la manifestazione “Alpini: non solo Adunata…” organizzata dal Gruppo Ana Nimis Valcornappo, presieduto da Sergio Meinero, con il sostegno dei Comuni di Nimis e Taipana, e con la collaborazione del coro “Voci del Brembo” e della Pro Loco Val Cornappo. Sarà infatti protagonista proprio il gruppo vocale maschile con la penna nera, proveniente dalla Val Brembo in provincia di Bergamo, del concerto che si terrà alle 20 nella sala dell’Oratorio parrocchiale. Al termine seguirà un rinfresco alla frasca Da Pasi.
Questo pomeriggio, alle 15, ci sarà invece una visita guidata per gli alpini ospiti alla distilleria Giacomo Ceschia, la più antica del Friuli essendo fondata nel 1886, con degustazione di grappe – celebre quella di Ramandolo -, liquori e dolci del territorio. Mentre, ieri pomeriggio era prevista una sosta con assaggio dei rinomati vini di Nimis, fra cui il dolce Ramandolo Docg, alla Cantina “Filippon”. Nel programma, notevolmente ostacolato dal maltempo, si annunciava infatti per ieri anche una serata a Monteaperta, animata dalle stesse voci degli alpini lombardi, e per stamane una salita al monte Bernadia per l’omaggio al Monumento Faro dedicato ai Caduti della Julia.

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In copertina e all’interno, coristi del “Voci del Brembo” che si esibirà questa sera.

 

Teatro friulano nell’Alta Val Torre: attori di Segnacco oggi a Micottis

(g.l.) Ancora teatro in Comune di Lusevera, nell’Alta Val Torre, dopo le bellissime serate a Pradielis con i Pignots di Artegna e nel capoluogo con la Compagnia Teatro Maravee, oltre alla magica serata teatral-musicale tra Villanova delle Grotte e Abisso di Vigant. Questo pomeriggio, alle 17, nella’area festeggiamenti di Micottis – la piccola frazione che si incontra salendo da Lusevera per Monteaperta o la stessa Villanova e quindi Chialminis – sarà infatti protagonista “La Gote” di Segnacco che presenterà “Il commissario improvvisato”, commedia in quattro atti di Giuseppina Cattaneo (tradotta in friulano dallo stesso gruppo tarcentino), per la regia di Giovanni Mariotti. In caso di maltempo (ma le previsioni Osmer oggi sono buone) si terrà al coperto.

La compagnia di Segnacco.

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In copertina, scorcio di Micottis scendendo da Monteaperta o Villanova.