Festa grande oggi a Monteaperta per l’ingresso di monsignor Marco Visintini nuovo parroco dell’alta val Cornappo

(g.l.) Grande festa nella quarta domenica di Avvento a Monteaperta. Questa mattina la bellissima frazione di Taipana, adagiata sulle pendici del Gran Monte, accoglierà infatti il nuovo parroco, monsignor Marco Visintini, già titolare delle comunità cristiane di Cergneu, Monteprato e Vallemontana, nel Comune di Nimis. A presentarlo al suo nuovo gregge, del quale fanno parte anche i piccoli paesi di Cornappo e Debellis, sarà l’arcivescovo Riccardo Lamba che, alle 11, presiederà la Messa solenne per l’ingresso ufficiale di don Marco. Il quale la scorsa estate era stato invece accolto nella Parrocchia di Taipana capoluogo, cui fanno capo anche le frazioni orientali. Originario di Tricesimo (cittadina della quale è stato anche arciprete), per il sacerdote settantenne, che vive nella canonica di Nimis, ora si aggiunge dunque anche la responsabilità spirituale dell’alta valle del Cornappo. La sua gente gli si stringerà attorno dandogli un caloroso benvenuto fra tanti auguri per il suo nuovo apostolato.

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In copertina, monsignor Marco Visintini con l’arcivescovo Riccardo Lamba a Cergneu; qui sopra, al suo ingresso a Taipana, accolto dal sindaco Alan Cecutti.

Ricordate a Nongruella le vittime del ’43. Il sindaco di Nimis: la memoria è uno sguardo responsabile verso il futuro

di Giuseppe Longo

NIMIS – «La memoria non è un rito, ma un impegno. Un impegno che si rinnova ogni giorno, nei gesti di gentilezza, nella cura verso chi è fragile, nelle scelte che facciamo nelle nostre comunità. Ricordiamo Nongruella per evitare che ciò che è stato possa accadere ancora. Ricordiamo per essere custodi di pace». Sono le parole con cui il sindaco di Nimis, Fabrizio Mattiuzza, ha concluso domenica mattina il suo apprezzato discorso commemorativo della strage di Nongruella, consumata nella piccola borgata sopra Cergneu il 12 dicembre 1943, quindi diversi mesi prima dell’Eccidio di Torlano e dell’incendio di Nimis capoluogo.
«Oggi ci ritroviamo qui, a Nongruella, in un luogo che non è un semplice luogo del nostro territorio, ma una ferita incisa nella storia della nostra comunità. Il 12 dicembre del 1943 questo borgo fu teatro di un rastrellamento violento, improvviso, immotivato, che portò via uomini, giovani, padri di famiglia, lasciando dietro di sé paura, silenzio e macerie morali. È un episodio forse meno conosciuto di altri accaduti nel nostro territorio, ma non per questo meno tragico. Ed è proprio per questo che siamo qui: perché anche le piccole comunità hanno grandi memorie, e ogni vita spezzata merita di essere ricordata con rispetto e verità. Oggi non celebriamo solo un anniversario ma rinnoviamo un patto: il patto della memoria», aveva esordito il primo cittadino che era accompagnato anche dal vicesindaco Gloria Bressani e dall’assessore Serena Vizzutti.
«La memoria – ha infatti spiegato – che è il fondamento della nostra democrazia. Non è un gesto rivolto al passato, ma uno sguardo responsabile verso il futuro. È un impegno che passa da noi e arriva alle nuove generazioni, perché — lo sappiamo — chi ha vissuto quegli anni terribili ci sta lasciando, e con loro si assottiglia la voce diretta della storia. Spetta a noi diventare custodi delle storie di chi non è tornato. Custodi delle scelte coraggiose dei civili che, in mezzo al terrore, tentarono di proteggere famiglie, vicini, paesani. Custodi del valore della pace, che non è mai garantita e che ogni epoca deve imparare a difendere».

«Il rastrellamento di Nongruella – ha sottolineato l’ingegner Mattiuzza – ci parla ancora oggi e ci ricorda che la violenza non nasce mai all’improvviso, ma cresce nell’indifferenza, nei silenzi, nell’abitudine a pensare che ciò che accade all’altro non ci riguardi. Ci insegna che non ci sono vite sacrificabili, non ci sono morti più importanti di altri, non ci sono sofferenze da classificare. E questo messaggio è quanto mai attuale, in un mondo in cui guerre vecchie e nuove continuano a colpire soprattutto chi è più fragile: civili, famiglie, bambini. La memoria di Nongruella ci chiede di non restare spettatori. Ci chiede responsabilità. Ci chiede umanità. Questo luogo, oggi, ci invita a scegliere di stare dalla parte della dignità umana, della solidarietà, della libertà».
Il sindaco ha quindi aggiunto: «A nome dell’Amministrazione comunale, desidero rivolgere un ringraziamento a don Marco, che con la sua presenza e le sue parole riesce sempre a dare profondità a questi momenti di comunità. Ringrazio il Gruppo Alpini Nimis–Valcornappo, che anche quest’anno è qui a custodire la memoria con il rispetto e la discrezione che li contraddistingue e anche a garantirci più tardi un piacevole un momento conviviale. Ringrazio Gianni Dordolo, per il Silenzio che ha suonato e che, più di ogni discorso, riesce a far parlare il cuore. E ringrazio tutte le persone che, in grande o piccola parte, hanno collaborato per rendere possibile questa commemorazione. Infine, un ringraziamento sincero a voi, alla comunità di Nimis e di Nongruella. La vostra presenza — silenziosa, attenta, rispettosa — è già un gesto di memoria. Ed è proprio attraverso gesti come questo che possiamo trasmettere ai nostri figli e ai ragazzi che sono qui il senso profondo di ciò che ricordiamo».
La cerimonia commemorativa, in una bellissima mattinata di sole, era cominciata con la Messa di suffragio per le vittime dell’Eccidio, celebrata dal parroco di Cergneu monsignor Marco Visintini, e con la deposizione di una corona d’alloro dinanzi alla semplice lapide in pietra che ricorda i Caduti, con un forte auspicio – espresso anche dalle parole del sacerdote – che queste rievocazioni servano come monito affinché i tragici errori del passato non siano ripetuti mai più. Un auspicio molto attuale considerati i venti di guerra che purtroppo continuano a soffiare minacciosi, mettendo a serio rischio una pace fruttuosa che regna da 80 anni e che ha permesso anche ai paesi friulani di scrivere una pagina di progresso e di prosperità che sarebbe veramente tragico si strappasse proprio in questo complesso e precario momento storico.

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In copertina, il sindaco Fabrizio Mattiuzza durante il discorso commemorativo; all’interno, la Messa celebrata da don Marco Visintini e vessilli alzati per l’omaggio ai Caduti di Nongruella.

Tantissimi a Cergneu per l’addio a Rosa: grato ricordo nelle parole di don Marco

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Oggi siamo qui tristi, a piangere e a pregare per Rosa. Ma dobbiamo ricordarla con affetto e serenità per il bene che ha sempre fatto. Ed è stato veramente tanto!». Sono le parole con cui monsignor Marco Visintini ha concluso ieri mattina, nella Chiesa di San Giacomo a Cergneu, la sua bella omelia dedicata a Rosa Scattolin in Capitan, di fronte a un’aula gremita che non è riuscita ad accogliere tutti coloro che hanno voluto salutare la defunta, strappata prematuramente a 66 anni da un male rivelatosi purtropo senza speranze. C’erano infatti centinaia di persone – Cergneu era invasa dalle auto ovunque! -, gran parte delle quali hanno dovuto affrontare il maltempo, aspettando sotto la pioggia, prima di poter entrare alla fine del rito nella parrocchiale per aspergere la salma.
Persone di tutto il Comune di Nimis, ma anche giunte da tante altre località del Friuli, che hanno voluto rendere omaggio a Rosa Scattolin, stringendosi accanto al marito Giacomo, che fu anche stimato amministratore comunale – tra la folla c’erano infatti i sindaci emeriti Giovanni Roberto Mattiuzza e Renato Picogna, oltre a chi scrive – e alla sua grande famiglia, in particolare ai figli Luisa, Marco e Alessandro. Attingendo alle parole del Vangelo di Giovanni, don Marco ha collegato la vita di Rosa a quei pellegrini che salivano a Gerusalemme su strade piene di pericoli e di difficoltà, ma che alla fine arrivavano ed erano felici. «Anche la strada di Rosa – ha detto il parroco di Cergneu – è stata tutta in salita, ma è stata sempre affrontata con il sorriso, sorretta dalla fede e dalla speranza. E anche la malattia è riuscita a sopportarla con coraggio e cristiana rassegnazione».
Al termine delle esequie, mentre il rito terminava tra le dolcissime note di “Suspir da l’anime”, un corteo interminabile è entrato silenziosamente in Chiesa per salutare la defunta, visto che appunto il maltempo non avrebbe consigliato, come si usa, l’omaggio al feretro sul sagrato.

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In copertina, Rosa Scattolin in Capitan strappata dal male a 66 anni.

Cergneu in festa con l’arcivescovo Lamba che privilegia le periferie. L’ex sindaco Picogna: don Marco per noi è prezioso, ma gli sono stati aggiunti troppi impegni

di Giuseppe Longo

NIMIS – Nell’ambito della Forania della Pedemontana, nella quale è confluita anche quella storica di Nimis, la Parrocchia di Cergneu – che riunisce anche i fedeli di Monteprato e Vallemontana – è stata la prima stamane ad avere ricevuto la visita del nuovo arcivescovo di Udine, all’insegna di una Chiesa “in uscita”, per dirla con una espressione tanto cara a Papa Francesco, quella delle periferie. «Lo facevo anche quando ero ausiliare a Roma e il più delle volte non mi facevo annunciare», mi ha raccontato monsignor Riccardo Lamba all’uscita dalla parrocchiale di San Giacomo Apostolo, al termine della celebrazione della Messa.

Arrivato in sordina al volante della sua utilitaria e con grande semplicità, senza abiti prelatizi, il presule – che dal 5 maggio scorso è subentrato ad Andrea Bruno Mazzocato, ritiratosi per raggiunti limiti d’età – è stato salutato dalle grate parole di monsignor Marco Visintini che proprio un anno fa aveva ricevuto dall’arcivescovo emerito la “consegna” delle tre frazioni orientali. «Siamo veramente emozionati – ha detto don Marco, durante il rito reso ancora più bello e partecipato dai canti del coro parrocchiale – che lei abbia scelto un piccolo paese per avviare il suo apostolato in questa zona del Friuli». Renato Picogna gli ha rivolto, invece, un caloroso benvenuto da parte della comunità, soffermandosi sui problemi che questi paesi di montagna sono costretti a vivere: spopolamento, invecchiamento dei residenti, difficoltà economiche e sociali, la frequenza ai riti religiosi sempre più rarefatta, tanto che la Chiesa, ricostruita pur in forme più piccole rispetto a quella distrutta dal terremoto di 48 anni fa, oggi risulta troppo grande. «Siamo grati e orgogliosi di avere con noi don Marco – ha proseguito l’ex sindaco di Nimis -, la sua presenza è preziosa. Ma troppi sono gli impegni cui deve provvedere, essendosi aggiunte anche le comunità dell’Alta Val Cornappo dove da anni opera un bravo diacono, per cui giocoforza il tempo che ci può dedicare si è notevolmente ridotto».
Problemi sui quali l’arcivescovo si è soffermato con più d’uno anche durante il magnifico rinfresco offerto nel sottostante centro sociale, mentre l’omelia l’aveva incentrata tutta sui temi della celebrazione, attingendo dalle significative parole del Vangelo di Giovanni. Al termine, si è congedato da Cergneu ripartendo per Udine con la propria auto. Lasciando nella piccola comunità la consapevolezza di aver vissuto una giornata davvero speciale, anzi storica. Cergneu è pertanto profondamente grata a monsignor Lamba per essere stata scelta per la sua prima vista nella Pedemontana. All’insegna di “beati gli ultimi che saranno i primi”.

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In copertina e all’interno alcune immagini della celebrazione di stamane a Cergneu con il nuovo arcivescovo di Udine.

L’addio di Nimis a Franco Meduri all’epoca del Covid medico esemplare per la sua grande disponibilità

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Un medico quando si accinge ad avviare la propria professione fa il solenne Giuramento di Ippocrate, con il quale si impegna a rispettare tutti i principi etici per la tutela della salute. E Franco Meduri questi principi li ha rispettati tutti. Per lui un malato non era un numero, ma una persona con una vita da vivere e da tutelare». È il concetto che sta alla base della omelia che monsignor Marco Visintini – responsabile spirituale delle frazioni a est che sostituiva il parroco Rizieri De Tina -, attingendo dalle parole del Vangelo di Giovanni, ha pronunciato ieri pomeriggio, nel Duomo di Santo Stefano, dinanzi al feretro del professionista di Nimis, morto prematuramente a 66 anni a causa di un male che, da subito, si era manifestato lasciando intravvedere purtroppo poche speranze. Tantissime le persone – molte venute da fuori paese – che hanno voluto dire addio al dottor Meduri che si era specializzato nella medicina del lavoro, fondando anche un centro a Tricesimo: unanime la stima e la riconoscenza da parte delle numerose aziende a favore dei cui dipendenti aveva esercitato la propria attività. Resterà, inoltre, indelebile il ricordo del medico soprattutto durante la crisi pandemica, quando si è speso con grande generosità e altruismo a favore di coloro che, essendo stati contagiati dal Covid, avevano bisogno di cure immediate e ricorrevano a lui per una visita o un consiglio.
Accanto alla vita professionale, Franco Meduri aveva saputo ritagliare, in gioventù, del tempo anche per una esperienza amministrativa a favore del proprio Comune. Ma oltre alla sua figura di medico preparato e disponibile, lascia anche il ricordo di una persona sempre cordiale, sorridente, piena di vita e di entusiasmo, per la quale i valori dell’amicizia erano fondamentali, come ha sottolineato anche Antonella Bozzato al termine del rito leggendo un affettuoso e commosso ricordo. Come detto, in tanti si sono stretti accanto ai figli Elisabetta, Marco e Valentina, e ai fratelli Alessandro e Luciano, esprimendo il cordoglio e il dolore della comunità per la perdita di un bravissimo medico, ma soprattutto di un amico.

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In copertina, il dottor Franco Meduri scomparso a 66 anni; qui sopra, due immagini del funerale celebrato ieri pomeriggio nel Duomo di Nimis.