Tarcento voleva bene a don Duilio e l’ha dimostrato con il sentito ricordo tributatogli a un anno dalla scomparsa

di Giuseppe Longo

Tarcento voleva bene a don Duilio. E l’ha dimostrato con una foltissima partecipazione alla cerimonie indette dalla Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo per ricordare il pievano a un anno dalla scomparsa, strappato alla sua comunità da una malattia rivelatasi ben presto senza speranze. Affollato il Duomo durante la Messa di suffragio che ha voluto celebrare l’arcivescovo Riccardo Lamba, dimostrando la vicinanza nel ricordo, unita a tanta gratitudine, della Chiesa friulana. Monsignor Corgnali, sacerdote-giornalista, non era stato infatti soltanto pastore d’anime per lungo tempo nel Tarcentino – dapprima nella frazione di Sedilis e poi nel capoluogo, dove era succeduto a monsignor Francesco Frezza -, ma per oltre vent’anni era stato anche direttore della Vita Cattolica, il settimanale dell’Arcidiocesi di Udine, e poi di Radio Spazio, l’emittente che volle fondare, all’epoca di monsignor Alfredo Battisti – il presule del quale si è appena ricordato a Tricesimo il centenario della nascita -, per dare un aiuto e un segno di speranza al Friuli che rinasceva dalla devastazione del terremoto del 1976.


All’altare con il nuovo titolare della Chiesa udinese, l’attuale arciprete Luca Calligaro che guida la Pieve tarcentina dalla fine di ottobre assieme a numerosi sacerdoti friulani che hanno voluto unirsi nel ricordo di don Duilio. Del quale la sera precedente, in un Teatro Margherita gremito, era stato presentato un libro inedito di poesie – perché il defunto pievano non era soltanto giornalista e scrittore, ma anche fine poeta – dal titolo “Un resto di vita”. Con lo stesso monsignor Calligaro, c’erano sul palco il sindaco Mauro Steccati – che ha portato un grato saluto alla memoria di don Corgnali da parte della comunità tarcentina – e don Daniele Antonello, attuale direttore della Vita Cattolica. Della figura del sacerdote scomparso e in particolare della sua opera letteraria, oltreché pastorale, ha parlato don Alessio Geretti, figura molto nota in Friuli, e non solo, per aver ideato e da sempre diretto le meravigliose mostre di Illegio. E nel giugno scorso l’esperto di storia dell’arte aveva proposto a Nimis un bellissimo e approfondito ricordo di Tita Gori, il pittore del quale si conserva una bellissima opera anche nel Duomo di Tarcento.
In rappresentanza dei curatori del volume di poesie c’erano, invece, Riccardo Pieroni e Luca Corgnali, mentre Giuseppe Bevilacqua ha letto alcune delle liriche di don Duilio, accolte da calorosissimi applausi. Come avevamo annunciato, l’incontro è stato intercalato da apprezzati interventi musicali animati da quattro cori cittadini: il San Pietro Apostolo, che anima sempre le liturgie solenni nella Chiesa arcipretale, Voci e suoni, Sul far dell’Aurora e Des Vilis di Coia e Sammardenchia.
Due giornate, insomma, memorabili quelle di lunedì e martedì scorsi che, come si diceva, hanno ribadito il cordoglio che anima ancora la comunità parrocchiale per la perdita di monsignor Corgnali. Ma, evidentemente, il suo passaggio non è stato vano perché il ricordo – accanto a quello degli illuminati predecessori – è vivo e continuerà a vivere a lungo attraverso l’esempio che don Duilio ha lasciato a Tarcento e alla Chiesa friulana tutta.

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In copertina, l’arcivescovo Lamba con monsignor Calligaro durante la Messa di suffragio per don Duilio; all’interno, il Duomo e il Teatro gremiti per il ricordo del sacerdote a un anno dalla scomparsa.

(Le foto della Messa sono state pubblicate da Vita Cattolica; quella del Teatro Margherita l’ha scattata Nazareno Orsini presidente della Pro Tarcento)

Il restauro dello storico organo della Pieve ultimo obiettivo di don Corgnali. Oggi a Tarcento ritorna l’arcivescovo

di Giuseppe Longo

Tre settimane fa si spegneva monsignor Corgnali, pievano di Tarcento, vinto da una grave quanto rapida malattia. E questa mattina, dopo averne celebrato i funerali, torna nella cittadina pedemontana l’arcivescovo di Udine per esprimere, come ha informato la Parrocchia, un «segno di vicinanza a tutta la comunità dove ha operato don Duilio». Monsignor Andrea Bruno Mazzocato celebrerà la Messa solenne, ricorrendo la Madonna di Lourdes, nel Duomo di San Pietro Apostolo e saranno sicuramente in molti ad attendersi dal presule qualche anticipazione sul sacerdote che avrà l’investitura quale nuovo arciprete.

Monsignor Duilio Corgnali


Dolorosa, repentina e inaspettata – come tutti sanno – la scomparsa di monsignor Corgnali che da oltre vent’anni d’anni guidava la storica Pieve dopo il ritiro, per limiti d’età, di monsignor Francesco Frezza, nativo della vicina Nimis e che in precedenza era stato parroco di Segnacco. Tanto che il sacerdote-giornalista, originario di Manzano, aveva accuratamente preparato e seguito la visita pastorale proprio dell’arcivescovo avvenuta a metà dicembre, appena pochi giorni prima del suo ricovero in ospedale. E agli inizi dello stesso mese aveva diffuso un messaggio pubblico che è sicuramente l’ultimo di una certa rilevanza pastorale. Infatti, è ancora affissa sulla porta della Chiesa arcipretale la lettera, datata 1 dicembre e firmata proprio da monsignor Duilio Corgnali, con la quale il parroco comunicava l’avvio di una Iniziativa popolare per il restauro dell’organo della Pieve. «Dopo una pausa dovuta al ricorso della Parrocchia – scriveva infatti il titolare della Chiesa tarcentina -, finalmente la Soprintendenza archeologica, delle arti e paesaggio del Fvg, sede di Udine, ha approvato il progetto di manutenzione straordinaria dell’organo e anche la realizzazione della nuova consolle». E aggiungeva che «la spesa complessiva secondo il preventivo della Ditta Zanin Organi di Codroipo ammonta a euro 61.800 con l’aggiunta dell’Iva al 22% (13.596) arriva a un totale di di 75.396».


E allora come far fronte a questo «gravoso impegno» si chiedeva don Duilo. «E’ stata indetta una raccolta fondi popolare – riferiva nello stesso messaggio – che finora ha prodotto circa 20.000 euro. Siamo ancora distanti dall’obiettivo, ma noi confidiamo nella generosità dei fedeli cristiani di Tarcento e dunque siamo qui a rilanciare l’appello alla generosità dei tarcentini per una nuova raccolta di fondi». «L’organo della nostra Pieve – aggiungeva, infatti, monsignor Corgnali – è un fiore all’occhiello, una delle preziosità di Tarcento». Poi aggiungeva: «Come è accaduto per l’indagine archeologica e la cappella del cimitero, noi confidiamo di poter almeno duplicare quanto già raccolto, così che con altri sperati contributi di enti pubblici e privati si riesca a dar compimento a questa importante impresa». E indicava gli estremi bancari per il versamento delle offerte attraverso «un conto ad hoc della Parrocchia di San Pietro Apostolo di Tarcento presso l’Istituto di San Paolo», concludendo con «gli auguri – purtroppo gli ultimi – di Buon Avvento e Buon Natale».


Un problema, dunque, che monsignor Corgnali non ha fatto in tempo a risolvere e a portare a termine. Per cui si tratta di un compito che ora spetterà al suo successore che verrà scelto, se non l’ha già fatto, dall’arcivescovo Mazzocato, il quale, come detto, stamane torna a Tarcento per incontrare la comunità che ha beneficiato a lungo del fecondo apporto di don Duilio.

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In copertina e all’interno, lo storico organo del Duomo di Tarcento in attesa di restauro.

Addio a don Gianni Arduini prete degli “ultimi”: i funerali martedì a Nimis

di Giuseppe Longo

Fino a due anni fa aveva diretto la Casa dell’Immacolata, raccogliendo la non facile eredità di don Emilio De Roja che aveva creato l’importante struttura udinese, nel borgo di San Domenico, per aiutare tanti giovani in difficoltà. Gli “ultimi”, per dirla con padre Turoldo. Ma, prima di assumere questo gravoso incarico, aveva fatto il prete operaio nel “triangolo della sedia”, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, dove lo ricordano ancora con affetto, come pure a Carlino, a ridosso della Laguna di Marano, dove aveva compiuto la prima esperienza sacerdotale. Questo era don Gianni Arduini – Giampietro sui registri anagrafici – spentosi ieri mattina all’ospedale di Cividale, dopo una malattia che da qualche tempo lo affliggeva. Avrebbe compiuto fra poco 78 anni, essendo nato nel 1942 a Nimis, paese che martedì lo riaccoglierà per dargli l’ultimo saluto, durante i funerali che saranno celebrati, alle cinque del pomeriggio, dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato. Era venuto alla luce a San Gervasio, proprio ai piedi della storica Pieve, nella quale è tradizione vengano officiate le esequie degli abitanti del borgo. Che, invece, in questa occasione si terranno nella comparrocchiale molto più ampia, il Duomo di Santo Stefano, per le comprensibili misure di sicurezza richieste dall’emergenza sanitaria.

All’uscita dalla Chiesa matrice con i genitori e monsignor Lovo.


Don Gianni, che ormai lascia soltanto la sorella Ada, essendo i genitori scomparsi da molti anni, nel 2016 aveva festeggiato il mezzo secolo di sacerdozio. Ricordo ancora, come fosse oggi, la solenne cerimonia di consacrazione avvenuta il 29 giugno 1966, ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo, nella Cattedrale di Udine dove gli impose le mani l’arcivescovo Giuseppe Zaffonato. Quindi la prima Messa, proprio nella Pieve di Nimis, nella quale erano da poco terminati gli studi archeologici abbinati a un’opera di generale restauro che ha riportato l’edificio alla sobrietà antica. Con monsignor Eugenio Lovo, a fianco del novello sacerdote c’erano altri due giovani presbiteri figli del paese pedemontano: monsignor Francesco Frezza, da poco arciprete di Tarcento, e don Luigino Bernardis, per tantissimi anni alla guida della parrocchia della Beata Vergine di Fatima, a Udine.
Il primo incarico, come detto, fu a Carlino nella Bassa friulana, ma dopo tre anni don Gianni Arduini venne trasferito a Manzano e quindi nella vicina San Giovanni, dove univa la missione spirituale soprattutto fra i giovani di quelle comunità a quella di lavoratore per essere più in sintonia con i problemi degli operai. E, alla morte di don De Roja, l’arcivescovo Pietro Brollo gli affidò la guida della Casa dell’Immacolata, dove spese intensi anni a favore proprio degli emarginati.

Infine, la festa nel vecchio Asilo.

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In copertina, la prima Messa di don Gianni nella Pieve: con lui monsignor Frezza e don Bernardis.

(Foto storiche di Bruno Fabretti)

Addio a monsignor Frezza riabbracciato dalla “sua” Tarcento

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Nimis l’aveva nel cuore, perché vi era nato, e lì c’erano i suoi affetti familiari. Ma è a Tarcento che aveva trascorso larga parte della propria vita – 36 anni come arciprete e prima altri dieci come parroco di Segnacco – e qui è tornato al termine del suo lungo cammino terreno, nonostante fosse a Udine già dal 2002 quando dovette arrendersi all’avanzare dell’età e ritirarsi in un impegno meno gravoso. Ed è stato proprio quel Duomo che con grande tenacia e determinazione volle salvare, dopo i terremoti del 1976, ad aprirgli le porte per l’ultimo saluto. Così, monsignor Francesco Frezza ieri è tornato nella “sua” Tarcento, terra che ha tanto amato e per la quale ha gioito ma anche sofferto, e qui ora riposa nella chiesetta che sorge in mezzo al cimitero, accanto a quel Camillo Di Gaspero cui è dedicata la scuola media che rappresenta una delle opere più luminose del parroco scomparso alla Fraternità sacerdotale udinese a 95 anni, la sera dell’Epifania, mentre era venuto al mondo a Natale (esattamente il giorno di Santo Stefano) nel 1924. Una vita, insomma, contrassegnata da due feste cardini del Cristianesimo.

Il rito presieduto dall’arcivescovo.

Un apostolato, quello di Francesco Frezza, alimentato da fede viva, ardente, da uno slancio instancabile sostenuto da forza e saggezza non comuni, ha sottolineato l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che ha celebrato i solenni funerali in una Chiesa gremita, scegliendo per il commiato il brano del Vangelo delle Vergini sagge, tra le quali – ha detto – “vedo a pieno titolo proprio monsignor Frezza”. Il presule aveva accanto il vicario generale Guido Genero e l’attuale arciprete Duilio Corgnali, che diciotto anni fa aveva raccolto la feconda eredità di “pre’ Chechin”, ritiratosi a Udine per prestare la sua opera nella Chiesa di San Giacomo. Un incarico che aveva accettato con entusiasmo, proprio per essere ancora utile, dall’arcivescovo Pietro Brollo, pure lui recentemente scomparso. Erano presenti anche numerosi sacerdoti e tra questi l’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina, che ha portato un breve saluto. E a rappresentare il Comune d’origine di don Frezza c’era anche il sindaco Gloria Bressani – intervenuto assieme ai nipoti del sacerdote, Elena, Renato e Antonio, e a numerosi compaesani -, accanto ai primi cittadini di Tarcento, Mauro Steccati, di Udine, Pietro Fontanini, e di Lusevera Luca Paoloni.

Il sindaco Mauro Steccati.

Proprio il sindaco Steccati, mentre il rito di suffragio – sottolineato dai canti della Corale di San Pietro Apostolo – volgeva alla conclusione,  ha voluto ricordare con parole di grande riconoscenza e affetto l’opera preziosa di monsignor Frezza e che Tarcento gli riconobbe già quando lasciò la parrocchia attribuendogli la cittadinanza onoraria.
Al termine, con un lungo corteo, il feretro – ornato soltanto con le vesti violacee a ricordare la dignità prelatizia dell’ex parroco, che era anche canonico onorario della Cattedrale di Udine  – è stato accompagnato da monsignor Corgnali nel cimitero cittadino dove è stato deposto nella tomba che accoglie gli altri sacerdoti di Tarcento. E qui monsignor Francesco Frezza riposerà per sempre, nella terra che ha amato e che l’ha visto illuminato pastore per quasi mezzo secolo.

La tumulazione in cimitero.

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In copertina, monsignor Francesco Frezza ormai molto anziano.

(Foto Vita Cattolica)