La guerra e l’incendio: Nimis ricorda il ‘44 investendo sui giovani

di Gi Elle

“Guardare indietro oggi è un po’ come rinnovarsi, risanarsi, rendere gli occhi più adeguati alla loro funzione primaria, ossia guardare avanti. Guardare avanti per costruire sempre, giorno per giorno, tutti insieme, come fecero i nostri padri, una società migliore per il bene comune. ‘Bene comune’ che vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità, vuol dire anteporre l’interesse a lungo termine di tutti all’immediato tornaconto dei pochi, vuol dire prestare prioritaria attenzione ai giovani, investire sulla loro educazione e sulla loro formazione e guardare alle loro necessità perché loro sono il futuro. Giovani che, non ci stancheremo mai di dirlo, decideranno la società di domani ed è soprattutto per tale motivo che non dobbiamo permettere che ignorino il passato e la storia del nostro paese affinché possano trarne tutti gli insegnamenti necessari per impedire il ripetersi di tanti dolori”. Con queste parole ha concluso domenica scorsa, davanti al Monumento ai Caduti di Nimis, nella ricorrenza del 29 settembre, il suo discorso ufficiale il sindaco Gloria Bressani, per rievocare la tragedia dell’incendio del paese, rendendo omaggio alle sue tante vittime e ricordando anche la deportazione di molti giovani, gran parte dei quali non ha fatto più ritorno. A loro è dedicato il Monumento costruito, esattamente 30 anni fa, a fianco a quello principale grazie alla tenacia di Bruno Fabretti, presidente della sezione ex Internati, che, 96 anni appena compiuti, era vicino al primo cittadino durante la sentita cerimonia. Il cavalier Fabretti,infatti, faceva parte di quel folto gruppo di compaesani che fece la durissima esperienza dei campi di concentramento. Ed è uno dei pochi che ha avuto la fortuna di ritornare ad abbracciare i suoi cari a Nimis, pur in condizioni molto precarie, mentre tutti gli altri sono stati ricordati con un rintocco della campana grande di Centa salvata dopo il terremoto. Proprio per questo ha voluto che il sacrificio dei suoi concittadini fosse ricordato da un cippo speciale, sormontato dai reticolati che impedivano la fuga dai Lager. Ma su quale campeggia una scritta che sprona alla speranza: “Ricordare perdonando perché viva la pace”.

Un aspetto della cerimonia e la campana. 

Come ogni anni, la cerimonia civile nel Parco della Rimembranza era stata preceduta dalla Messa di suffragio per i Caduti celebrata in Duomo dall’arciprete, monsignor Rizieri De Tina, il quale ha incentrato la sua omelia sul concetto di amore, quale valore e dono imprescindibile peri ognuno di noi, declinato nella famiglia, nel lavoro, nella politica e nel paese.
Quindi, al termine, la commemorazione ufficiale del sindaco Gloria Bressani, la quale aveva esordito ricordando che lo scorso novembre, assieme allo stesso parroco e all’assessore Serena Vizzutti, “in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria tedesca, siamo stati invitati a partecipare alle celebrazioni che si sono tenute nel Memoriale di Ladelund, cittadina del Nord della Germania, dove per un breve periodo era in funzione un campo di lavoro per deportati e nel quale sono morti ben tre nostri concittadini, Giuseppe e Nicola Attimis e Lino Venturini: abbiamo potuto pregare per loro e rendere omaggio alla loro sepoltura, il giorno seguente abbiamo visitato Neuengamme, altro campo di lavoro nelle vicinanze di Amburgo, molto più grande, in questo vi sono transitati tantissimi italiani, abbiamo letto diversi cognomi a noi molto familiari, Attimis, Di Betta, Comelli, Manzocco, Berra e altri. Ma abbiamo potuto anche constatare la tenacia e la perseveranza delle persone che curano questi luoghi nel perseguire la verità storica di quei tragici anni, la determinazione con la quale continuano la loro opera di ricerca ed aggiornamento, mettendo in guardia, con il loro lavoro, il mondo intero affinché non vengano ripetuti gli errori commessi nel passato”.

La Messa di suffragio in Duomo.

“Siamo rientrati a Nimis – ha concluso con commozione il sindaco -, oltre che con un bagaglio emozionale indescrivibile, con la consapevolezza, che la memoria dei fatti è imprescindibile e determinante, essa deve far parte ed arricchire la nostra vita, deve darci la possibilità di fare dei confronti, darci la possibilità di pensare sia agli errori che alle cose giuste fatte. Con la memoria e la conoscenza si possono fare valutazioni e considerazioni che inevitabilmente condizionano le nostre scelte. Qui oggi non siamo solo a commemorare una data e tutto quello che ha significato nel passato per la nostra comunità, ma qualche cosa di più, il valore che quelle vicende hanno dato alla nostra vita e che peseranno anche sul nostro futuro”.
Dopo il primo cittadino, hanno portato un saluto, oltre al già citato Fabretti, il presidente dell’Associazione ex deportati di Udine, Marco Balestra, nonché i consiglieri regionali Mariagrazia Santoro ed Elia Miani.

Il Monumento ai Caduti nei Lager.

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In copertina, il sindaco Gloria Bressani durante il discorso commemorativo.

Nell’omaggio di Torlano alle vittime dell’Eccidio un monito per i giovani

di Giuseppe Longo

“Torlano può essere considerato tra i casi più atroci ed efferati delle molte stragi commesse dai nazifascisti contro innocenti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: non vennero risparmiate le madri e i ragazzi che avevano trovato rifugio nelle stalle, i corpi degli uccisi vennero cosparsi di benzina e bruciati. Le famiglie maggiormente colpite furono i Comelli, Vizzutti e De Bortoli, questi ultimi mezzadri che pochi anni prima si erano trasferiti da Portogruaro. Soltanto nel 1947 i resti, sepolti in una fossa comune, poterono essere tumulati nel cimitero di Torlano”. Lo ha affermato stamani, nella frazione di Nimis, l’assessore regionale Sergio Emidio Bini in occasione della commemorazione del 75° anniversario dell’Eccidio compiuto da un reparto delle Waffen-SS tedeschi, con l’aiuto di cosacchi e collaborazionisti italiani, il 25 agosto del 1944.

Tre immagini della cerimonia.

“Ritrovarci qui oggi, istituzioni e comunità, nel dovere della memoria delle vittime e per onorare i diritti inviolabili, ha un valore importantissimo perché – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – chi dimentica è più esposto ai pericoli che intolleranza, ostilità, violenza ripropongono”. Dopo avere ringraziato l’amministrazione comunale di Nimis, che promuove da sempre la commemorazione, Bini ha rivolto un particolare saluto ai rappresentanti di Portogruaro, ogni anno presenti al ricordo dei propri concittadini sterminati in quella mattina di violenza inaudita. Della famiglia De Bortoli, originaria dei paesi veneti di Summaga e Pradipozzo, furono infatti uccisi ben nove suoi componenti, tra cui la giovane mamma e alcuni bambini.
“Rileggere ai giovani la storia della Resistenza, anche attraverso le commemorazioni che vengono promosse nei paesi del Friuli che hanno sofferto gli scontri con gli occupanti, ci aiuta – ha concluso l’assessore regionale – a tenere vivo il ricordo, per trasmetterlo ai più giovani e trasformare quella ferita profonda in un impegno di ricostruzione, di convivenza, di sviluppo democratico: dai tragici fatti come quelli di Nimis è sorta una coscienza civile di ribellione alla violenza e al sopruso che ha portato alla nascita della Repubblica, all’approvazione della Costituzione italiana, al progetto dell’Europa che univa i popoli che si stavano ancora combattendo: il futuro dell’Italia si difende partendo da questa intuizione che da allora ha assicurato libertà, giustizia e democrazia”.

Monsignor De Tina alla predica e alla benedizione in cimitero.

La commemorazione – che come ogni anno ha richiamato tante persone, unitamente ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni d’Arma e Combattentistiche con i loro vessilli – è cominciata con la Messa di suffragio nella Chiesa parrocchiale celebrata dall’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina, il quale, al momento del ricordo dei defunti, ha accomunato alle 33 vittime innocenti, 24 di Torlano e 9 di Ramandolo, “anche il tedesco che è stato ucciso”. Mentre, nella predica, aveva sottolineato il particolare momento che si sta vivendo, non solo qui, ma a livello mondiale. “Siamo in un periodo – aveva esordito monsignor De Tina – in cui serpeggia la paura. La paura genera odio e insicurezza, e quindi violenza”. E tutto questo, ovviamente, contrasta con la pagina del Vangelo che aveva appena letto, in cui Cristo invita ad amare anche i nemici.

Al termine, in corteo è stato raggiunto il cimitero, al centro del quale c’è il Sacello che custodisce da 72 anni i miseri resti di quelle 33 vittime e che è stato da pochi giorni restaurato. Dinanzi al Monumento, il parroco ha impartito la benedizione e l’assessore comunale Serena Vizzutti, cittadina di Torlano, ha letto la cronistoria di quella tragica mattina (ma di questi argomenti, rimandiamo ai due articoli sottostanti).
Quindi, dopo l’intervento del rappresentante della Giunta regionale, ha portato un saluto il presidente del Consiglio comunale di Portogruaro, Gastone Mascarin, il quale si è commosso nel ricordare la tragica fine che il destino ha riservato alla numerosa famiglia originaria della sua terra, a cominciare da Mamma De Bortoli del cui sacrificio c’è perenne memoria nel monumento che a Summaga le è stato dedicato.

Gli interventi di Serena Vizzutti, Gastone Mascarin (Portogruaro) e del sindaco Gloria Bressani.

La cerimonia è stata quindi conclusa dal discorso commemorativo del sindaco Gloria Bressani. “A 75 anni dall’Eccidio di Torlano, che ha spezzato tante vite innocenti, ci troviamo ancora qui, insieme, a ricordare quel tragico evento, ad ascoltare ancora la terribile cronaca dei fatti sempre con animo incredulo di fronte a tanta atrocità”. E ha osservato: “Oggi abbiamo la possibilità di consultare nuovamente il passato, di interrogarci, non con sentimento di nostalgia ma per capire, per capire chi siamo, da dove veniamo e fino a dove possiamo spingerci; per tenere alta in noi la consapevolezza della grande responsabilità che tutti abbiamo verso il presente e verso il futuro. Appuntamenti come questo ha aggiunto – hanno una enorme valenza sociale e civile perché, citando Primo Levi,  ‘tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo’”.
Ricordata “la nuova luce del Monumento dedicato alle vittime dell’Eccidio”, il primo cittadino ha concluso portando “i saluti degli amici del Memoriale di Ladelund che ci hanno fatto visita due anni fa: ho ricevuto nei giorni scorsi una loro lettera, assicurano la vicinanza a Torlano e una preghiera in questo giorno così significativo per la comunità”.
“Saluto e ringrazio a nome dell’Amministrazione e della gente di Nimis – ha detto infine Gloria Bressani – i parenti delle vittime, il presidente del Consiglio comunale e gli amici di Portogruaro, che ogni anno partecipano numerosi a questa cerimonia, l’assessore regionale dottor Bini, tutte le autorità civili e militari e le associazioni presenti. Un particolare ringraziamento alla Parrocchia, alla Pro Loco a tutta la comunità di Torlano perché mantengono  viva, con grande sensibilità e rispetto, una parte dolorosa della propria storia trasformandola in un messaggio universale di pace e concordia tra i popoli”.

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In copertina, l’intervento nel cimitero di Torlano dell’assessore regionale Sergio Emidio Bini.