Casarsa, via le barriere architettoniche alla stazione ferroviaria: da Salvini risposta positiva all’associazione Laluna

Una serie di interventi risolutori la cui progettazione si concluderà entro il 2024 e nel frattempo atti mitigatori che possano nel breve periodo ridurre i disagi: questa la risposta di Rfi riguardo alle barriere architettoniche nella stazione ferroviaria di Casarsa della Delizia. Il gestore è stato, infatti, interpellato dal ministro alle infrastrutture e trasporti, senatore Matteo Salvini, il quale ha poi riferito ai deputati Gerolamo Cangiano ed Emanuele Loperfido che avevano presentato un’interrogazione in Parlamento. Soddisfazione da parte dell’associazione Laluna di San Giovanni di Casarsa – con il presidente Francesco Osquino – che per prima si era mossa per segnalare il problema trovando il sostegno del Comune con il sindaco Claudio Colussi, prima, e a seguire dei due onorevoli, ringraziati dal sodalizio.

Disabile in stazione a Casarsa.


Nella sua risposta all’interrogazione, il ministro Salvini ha sottolineato come Rfi stia realizzando un programma pluriennale di interventi di ristrutturazione e di adeguamenti strutturali e tecnologici mirati a favorire la fruizione quanto più possibile in autonomia degli spazi e dei servizi da parte delle persone a ridotta mobilità. Tra gli interventi, inclusi l’innalzamento dei marciapiedi da 25 a 55 centimetri sul piano del ferro, per permettere l’accesso a raso ai treni e consentire alle persone con disabilità motoria su sedia a ruote di muoversi in modo il più possibile autonomo; l’installazione di ascensori e rampe fisse, per consentire l’accessibilità ai binari e abbattere le barriere architettoniche; l’installazione di scale mobili e tappeti mobili, per migliorare la mobilità all’interno delle stazioni; la creazione di percorsi tattili e la collocazione di mappe tattili per persone con disabilità visiva; l’adeguamento di sportelli di biglietteria e di servizi igienici pubblici e accessibili; l’installazione di monitor e diffusori sonori per le informazioni in tempo reale di arrivo e partenza dei treni. In merito alla pianificazione degli interventi nella stazione casarsese, la fase di progettazione è prevista entro il 2024.
“Al riguardo – ha concluso il ministro Salvini – Rfi si è impegnata ad individuare interventi transitori, atti alla mitigazione dei disagi correlati all’abbattimento delle barriere architettoniche, da realizzare nel breve periodo”.
“Avere delle date certe e un’indicazione degli interventi è un risultato importantissimo – affermano i deputati Loperfido e Cangiano – che avvicina di un passo ulteriore la conclusione positiva della vicenda, che tutti auspichiamo vista l’importanza dello snodo ferroviario di Casarsa non solo per la provincia di Pordenone, ma per l’intero Friuli Venezia Giulia. Siamo soddisfatti dell’attenzione che il Governo ha dato a questo fondamentale intervento: porre attenzione all’inclusione delle persone con disabilità e alla loro indipendenza è un dovere e allo stesso tempo un segno di rispetto”. Soddisfazione, come detto, da parte de Laluna, per questo ulteriore passaggio verso una completa fruibilità della stazione ferroviaria da parte di tutti.

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In copertina, il ministro delle Infrastrutture e trasporti Matteo Salvini: soddisfazione per la sua risposta riguardante la stazione.

Da Confagricoltura Fvg i primi appelli ai neo-eletti in Europa

di Giuseppe Longo

Dopo un’accesa campagna elettorale, è dunque sceso il sipario sulle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Con risultati che accentuano quelli nazionali che pure hanno registrato un vero e proprio trionfo della Lega, addirittura con il raddoppio dei voti rispetto alle politiche di un anno fa, con un forte ridimensionamento dei Cinque Stelle e una significativa ripresa del Partito democratico, che ora è il secondo partito. In Friuli Venezia Giulia il partito di Matteo Salvini è andato ancora meglio superando abbondantemente il 45 per cento (34  in Italia), mentre il movimento fondato da Beppe Grillo, e guidato da Luigi Di Maio, in regione ha raccolto appena il 9,6 per cento contro il 17 ottenuto a livello nazionale. Pressoché pari invece – poco oltre il 22 per cento – i voti portati a casa dal Pd. Bene Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che qui ha raccolto addirittura un abbondante voto percentuale in più rispetto al resto del Paese (7,6) superando il partito azzurro sceso in campo con un Silvio Berlusconi pimpante a dispetto degli oltre 82 anni e dell’intervento subito alla vigilia dello snervante tour de force dei comizi.

E adesso per tutti coloro che sono stati premiati dalle urne si avvicinerà a grandi passi il momento di fare le valigie per Bruxelles e Strasburgo. Per cui ora ai neo-eletti giungono sollecitazioni a lavorare per il bene del loro Paese e in particolare della nostra regione. Così, all’indomani del voto europeo, registriamo una prima dichiarazione che proviene dal settore primario, attraversato da inquietudini non di poco conto, accentuate anche dai capricci del tempo che continua a imperversare con pioggia e basse temperature, creando gravi danni nelle campagne dove si registra, in ogni coltura, dal mais alla vite e alle piante frutticole clamorosi ritardi vegetativi che si ripercuoteranno per tutta l’estate fino alla stagione dei raccolti.

Il presidente Claudio Cressati.

Il presidente di Confagricoltura Fvg, Claudio Cressati, interviene infatti sui risultati delle urne: «Ci congratuliamo innanzitutto – afferma – con i parlamentari regionali eletti: Elena Lizzi, Marco Dreosto e Marco Zullo, dando anche il benvenuto agli esponenti politici che fanno il loro ingresso per la prima volta al Parlamento Europeo. La nuova assemblea ha davanti sfide importanti per l’Europa – continua Cressati –. Per noi agricoltori l’Ue ha soprattutto sul tavolo la riforma della Pac (la Politica agricola comune, Ndr), determinante e urgente per la nostra agricoltura, ma come imprenditori che operano in un mercato comune chiediamo regole europee reciproche, partendo dal sistema fiscale, che invece oggi opprime le aziende italiane e le penalizza rispetto agli altri Paesi. L’armonizzazione delle norme deve riguardare anche il costo del lavoro e le pratiche ambientali per costruire un’Europa più competitiva in ambito internazionale. Per farlo, dobbiamo avere un’Italia più coraggiosa e lungimirante nelle riforme, capace di essere protagonista in questa battaglia”.
Siamo pertanto al fianco dei nostri parlamentari che condividono queste esigenze e intendono affrontarle con tempestività. Stiamo vivendo una fase politica cruciale – conclude Cressati -. Auspichiamo che il nuovo Europarlamento tenga conto delle nostre peculiarità per valorizzarle a beneficio dell’economia italiana e delle nostre imprese».

Confagricoltura ha dunque già assegnato i compiti ai neo-parlamentari – della Lega Elena Lizzi e Marco Dreosto; del M5S il riconfermato Marco Zullo -, ma di certo anche le altre categorie economiche non tarderanno ad avanzare le loro richieste. Affinché dai Palazzi europei giungano le risposte attese dal nostro Paese ma, come dicevamo, anche dal Friuli Venezia Giulia.

Elena Lizzi

Marco Dreosto

Marco Zullo

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In copertina, ecco la moderna sede del Parlamento Europeo.

MANOVRA – PITTONI (LEGA), CANCELLATO DECLASSAMENTO UFFICIO SCOLASTICO FVG

«Abbiamo cancellato il declassamento dell’Ufficio scolastico del Friuli-Venezia Giulia».

Lo annuncia, non senza soddisfazione, il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura al Senato nonché presidente della Lega FVG, che della lotta per salvare l’Ufficio scolastico aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia.

«La norma – spiega Pittoni – è nella legge di Bilancio approvata a palazzo Madama, che non potrà subire correzioni nell’ultimo passaggio alla Camera. Ringrazio Matteo Salvini e Massimiliano Fedriga che mi hanno fornito gli strumenti per centrare un risultato che consentirà di fermare la deriva di cui è vittima la struttura scolastica regionale da quando nel 2012 fu votata la spending review. L’Ufficio scolastico è ormai ridotto a una scatola vuota, che richiede d’urgenza una robusta iniezione di risorse umane ed economiche (non a caso gli ultimi due direttori sono letteralmente scappati). Altrimenti diverrà impossibile conservare il primato di diplomati e laureati tra i migliori del Paese, come attestano le indagini internazionali. In Friuli Venezia Giulia sono ben quattro le lingue riconosciute come ufficiali: italiano, friulano, sloveno e tedesco. Una regione con una così alta varietà linguistica non può essere governata con il pieno raggiungimento delle finalità istituzionali da un ufficio scolastico che non sia retto da un direttore generale che possiede i necessari poteri amministrativi per consentire – conclude Pittoni – il regolare funzionamento dell’intero sistema».

Il Friuli rimasto senza voce

di Giuseppe Longo

Una delusione per il Friuli dal nuovo governo, all’interno del quale non c’è alcun suo rappresentante.
Sembrava che per il leghista la strada fosse spianata, invece il gioco degli equilibri fra i partiti ha privilegiato un’altra soluzione.
Evidentemente, il manuale Cencelli funziona – eccome! – anche in quella che i politici ora alla guida del vapore amano chiamare .
Sarà…
Non è che la regione, nel suo complesso, non sia rappresentata, per carità.
Anzi, sono state scelte due persone degnissime e che sicuramente non demeriteranno: la leghista Vannia Gava di Sacile, che si occuperà di Ambiente, e il pentastellato Vincenzo Zoccano, di Trieste, cui sono state affidate invece Famiglia e Disabilità.
Settori estremamente importanti per entrambi i politici Fvg e che richiederanno il loro massimo impegno a fianco dei rispettivi titolari dei dicasteri.
A essere rimasto senza voce è invece il Friuli storico che aveva una grossa opportunità di essere rappresentato appunto dal senatore Mario Pittoni.
Fonti più che autorevoli lo davano ormai per certo nella stanza dei bottoni e in particolare in quella dell’Istruzione, settore che il parlamentare udinese segue da lungo tempo, con passione e rara competenza, per conto della Lega.
Ora, per lui, rieletto dopo lo stand by per una legislatura a Palazzo Madama, si profilava la meritata promozione da parte di Matteo Salvini, ma evidentemente la necessità di salvaguardare certi equilibri fra ha imposto la richiesta di un sacrificio a Pittoni e lui, come disciplina di partito impone, si è adeguato rimanendo pur sempre, almeno lo voglio sperare, titolare del settore scuola per la Lega.
Motivo per cui il Friuli storico dovrà necessariamente fare affidamento, in una logica di unitarietà regionale, su .
Con la nomina e il giuramento di si è dunque completata la compagine governativa cui il premier ha posto mano appena rientrato dal vertice con i Grandi in Canada.
Era l’ultima tessera che mancava nel nuovo esecutivo cui hanno dato vita, sulla base di un originalissimo contratto, a quasi tre mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo.
E ora avanti spediti con il lavoro perché i problemi non mancano.
Ne sa qualcosa lo stesso Salvini, ministro dell’interno, alle prese con il blocco delle navi dei migranti tra polemiche e accuse che non si contano.
Ma non è di questo che oggi intendevamo parlare, pur importantissimo, bensì del Friuli rimasto a bocca asciutta nella compagine di Palazzo Chigi.
Sarà per un’altra volta.

Oggi gli occhi puntati su Udine e domani sulle intese romane

di Giuseppe Longo
Una cosa è certa, anzi tre, in questo inedito clima politico.
La prima: Udine da domani avrà un nuovo sindaco.
La seconda: essendo ormai già il 13 maggio, si allontana sempre più la strampalata ipotesi di convocare elezioni bis per il 22 luglio qualora dovesse fallire il tentativo Di Maio – Salvini di formare un governo in sintonia con il voto del 4 marzo.
Come dire che alle urne in bermuda e infradito non ci andremo.
Almeno questa ci verrà risparmiata, a costo di ripiegare sul governo del “panettone”, cioè quello che il Quirinale ha come alternativa per arrivare alla fine dell’anno.
E poi ce n’è una terza, arrivata fresca fresca dal Tribunale di Sorveglianza di Milano: Silvio Berlusconi è pienamente riabilitato nei pubblici uffici cancellando gli effetti della legge Severino.
Ora il Cavaliere (o ex, fate voi) può votare e farsi eleggere, in altre parole può ricandidarsi.
Il suo grande sogno-obiettivo. E scalpita già per tornare a nuove elezioni.
Anche perché ha detto: “Adesso è tutto cambiato”.
Tradotto: con me in pista si riaprono i giochi.
Ma è chiaro che comunque, come osservavo, non si tornerà dall’ombrellone per votare.
Ma andiamo con ordine.
Oggi in Friuli Venezia Giulia si conclude finalmente il lungo ciclo elettorale di fine inverno – primavera, con politiche, regionali e amministrative.
A Udine,  come pure a Sacile (Comune con più di 15 mila residenti), ci sono i ballottaggi per scegliere le nuove amministrazioni.
Così, i cittadini del capoluogo friulano saranno chiamati a dire se vogliono essere rappresentati da Pietro Fontanini (Centrodestra) o Vincenzo Martines (Centrosinistra), in altre parole il cambiamento o la continuità.
In riva al Livenza si sceglierà invece tra Carlo Spagnolo (Forza Italia e Viva Sacile) e Alberto Gottardo (Lega, Fratelli d’Italia e liste civiche): una partita tutta all’interno del Centrodestra.
Facilissimo il voto in questa occasione perché sulla scheda ci saranno soltanto due nomi, insomma una sorta di referendum: o uno o l’altro.
C’è però l’incognita affluenza: è molto probabile che non sarà alta come si era già verificato al primo turno del 29 aprile.
Pesa indubbiamente l’Adunata nazionale degli alpini a Trento, ma anche la domenica al mare visto che almeno sulla costa, da Grado a Lignano, il tempo dovrebbe essere quasi estivo.
Comunque, indipendentemente dalla frequentazione dei seggi, un risultato ci sarà, tanto che domani gli udinesi sapranno il nome del loro nuovo primo cittadino.
E altrettanto sarà a Sacile.
Non così invece si può dire, allo stato dell’arte, per la formazione del governo nazionale.
Infatti, dopo il sofferto via libera di Berlusconi (aspettava forse la sentenza?) per la ricerca di un’intesa tra Lega e Cinque stelle, Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno avviato trattative serrate raggiungendo alcuni primi, importanti risultati sui punti chiave dei due programmi.
Oggi si rivedono in trasferta a Milano e domani o al massimo martedì sono attesi dal Capo dello Stato, il quale vuol capire se ci sono valide possibilità di formare un esecutivo fra i partiti premiati dagli elettori.
E vorrà capire pure a chi ne sarebbe affidata la guida.
Cosa che, almeno ufficialmente, non è finora emersa perché si è detto e ripetuto di voler privilegiare le cose da fare rispetto alle poltrone da occupare.
Salvini, Di Maio – pare sia sempre il suo chiodo fisso – o un terzo? Probabilmente sarà quest’ultimo e dovrebbe essere contenuto in una rosa di nomi da sottoporre  a Mattarella, il quale, ricordando Luigi Einaudi, ha però precisato che al Quirinale non c’è un notaio.
L’avvertimento, cioè, che non si limiterà soltanto a prendere atto.
Ma chi dovrebbe essere il premier?
Si sono fatte varie ipotesi, tra cui c’è anche la proposta di Maurizio Belpietro: a Palazzo Chigi sieda Giorgia Meloni. Dopo tutto, Di Maio e Salvini, dopo la benevola astensione (ma in cambio di cosa?) del Cavaliere, hanno assoluto bisogno dei voti di Fratelli d’Italia.
Staremo a vedere.
Comunque la si guardi, la situazione è molto fluida anche perché conterà il giudizio della base pentastellata che Casaleggio vuole coinvolgere sulla rete. E mentre quella leghista appare largamente favorevole all’intesa, fra i Cinque stelle affiorano già i mal di pancia.
E se dovesse saltare il tutto non resterà che il governo “di servizio” che ha in serbo, già bello e confezionato, il Quirinale che dovrebbe traghettarci fino alle nuove elezioni (autunno o più tardi? Comunque, prima delle europee del 2019).
Intanto, Matteo Renzi resta a guardare e sgranocchia pop corn in attesa dell’assemblea nazionale del Pd convocata per sabato 19 maggio, quando si terrà la elezione del nuovo segretario.
E Berlusconi scalda i motori. Ormai è avanti con gli anni e ha bisogno di un po’ di tempo in più.
Come un diesel.
foto  Di Lorenza e Vincenzo Iaconianni – Fotoguru.it, CC BY-SA 3.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4430863

Il governo del “panettone”?

di Giuseppe Longo

Ci mancava soltanto il governo del “panettone”. Per il resto, in questa stranissima legislatura, abbiamo visto di tutto. O meglio quasi tutto, perché credo che altre sorprese o stravaganze siano dietro l’angolo. Per non parlare di certezze. Le uniche, per ora, le abbiamo in Friuli Venezia Giulia, con l’elezione del nuovo governatore Massimiliano Fedriga, e da lunedì prossimo a Udine con la proclamazione del nuovo sindaco che uscirà dal ballottaggio di domenica tra Pietro Fontanini (Centrodestra) e Vincenzo Martines (Centrosinistra).
In questi abbondanti sessanta giorni post-elettorali in cui l’unica grande assente è stata la Politica – e lo dico con grande amarezza nel 40mo anniversario del barbaro sacrificio con cui le Brigate rosse condannarono Aldo Moro – abbiamo assistito a un oziosissimo gioco dell’oca, nel quale si facevano uno o due passi avanti che poi venivano prontamente annullati da tre indietro, tanto da non portare a nulla. Anche se non è proprio così. Un risultato c’è ed è l’unico: il tradimento della volontà popolare. Scusate la parola forte, ma come può essere altrimenti definito il non tenere in minimo conto la scelta espressa dagli elettori che il 4 marzo hanno attribuito a Centrodestra e Cinque stelle quasi il 70 per cento dei consensi, cioè la maggioranza più che assoluta? Invece, a furia di veti e controveti, accuse e controaccuse, siamo ancora fermi alla casella iniziale, con la prospettiva di un altro governo tecnico – ma non ne abbiamo avuti abbastanza? – o istituzionale o neutro che dir si voglia, chiamato dall’alto del Colle a subentrare all’esecutivo di Gentiloni per il quale una ulteriore proroga è inimmaginabile. E, come se non bastasse, si parla a sproposito di elezioni bis il 22 luglio, quando tutti, o quasi, sono al mare, in montagna o dove cavolo vogliono. Chi andrebbe a votare in piena canicola, quando si sognano almeno i 30 gradi per avere un po’ di “fresco”? Si sono visti i risultati di date maldestre proprio qui, quando si è votato tra due feste nazionali. Ed era appena il 29 aprile…
Altra prospettiva è appunto il “governo del panettone” – perché arriverebbe fino a Natale o San Silvestro -, tanto da poter salvare la faccia con l’Europa, scongiurare l’aumento automatico dell’Iva e licenziare uno straccio di legge di stabilità o finanziaria, come si diceva più chiaramente fino a qualche anno fa. E poi subito al voto con il cappotto, ancora prima del 4 marzo di recentissima memoria.
Che tristezza! Tuttavia, il presidente Mattarella non ha spento l’ultima speranza in un accordo politico, anche perché si rende conto che questo “governo di tregua” sarebbe impallinato in Parlamento, come già dichiarato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio a nome di Lega e M5S. Ma se non ci sarà l’intesa dell’ultima ora – e qui tutti pensano a quel famoso quanto improbabile passo indietro o di lato di Silvio Berlusconi – non resterà che ridare la parola agli italiani. E poi ancora con il famigerato Rosatellum? Per avere gli stessi risultati o quasi? Perché non è affatto detto che a livello nazionale i pentastellati andrebbero incontro allo scivolone che li ha umiliati in Friuli Venezia Giulia. E allora? Di sorprese ne avremo ancora parecchie. Peccato, però, che i mercati non ci ridano sopra. Ne abbiamo appena avuto un assaggio.

In Fvg il ciclone Fedriga spazza via anche le Stelle

di Giuseppe Longo
Il vento politico è dunque cambiato in Friuli Venezia Giulia ed è stato così forte che ha scatenato il ciclone chiamato Fedriga che ha travolto il Partito democratico, spedendolo dopo cinque anni all’opposizione, ed ha spazzato via perfino le Stelle. Cinque per l’esattezza.
Massimiliano Fedriga, 37 anni, leghista da 23, veronese di nascita ma triestino d’adozione, è così il nuovo presidente della Giunta regionale e ha già collezionato due record: non solo è il più giovane governatore nella storia della Regione, ma è anche quello che ha vinto, anzi stravinto, in un modo mai visto:
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57 % !!
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Con il 35 % della Lega
(nel 2013 aveva poco più dell’8 % ) che sommato al 12 % di Forza Italia, al 6 % abbondante di Progetto Fvg, al 5,5 % di Fratelli d’Italia e al 4 % di Autonomia responsabile dà la bellezza di quasi il 63 % , superando addirittura di tre punti il premio di maggioranza.
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Ventotto ( 28 ) i seggi conquistati.
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E pensare che c’è stato un calo di votanti di ben il 25 per cento rispetto alle politiche del 4 marzo, non arrivando neppure al 50.
Se ci fosse stata pari affluenza non oso neanche pensare quanto avrebbe totalizzato Fedriga, sulla cui vittoria comunque non c’erano dubbi.
Numeri da capogiro, percentuali – macché bulgare che lo sono già – tipo Putin, che un mese e mezzo fa è stato rieletto con il 77 per cento.
E tutto ciò dimostra ancora una volta che questo era il candidato giusto – la base leghista l’aveva chiesto schierando addirittura i trattori davanti alla sede di Reana, presente Matteo Salvini – e che nessun altro avrebbe fatto questo strabiliante bottino.
L’onorevole Fedriga, mantenendo il trend del 4 marzo, anzi migliorandolo notevolmente, ha così archiviato la gestione di Debora Serracchiani, stoppando il pordenonese Sergio Bolzonello, vicepresidente uscente, a poco meno del 27 per cento (30 punti di distacco), con il Pd che ha preso il 18 % contro il 20 delle politiche e quasi il 27 di cinque anni fa, quando la Serracchiani vinse per una manciata di voti (poco più del 39 per cento) rispetto a Renzo Tondo.
E i Cinque stelle? Praticamente scomparsi nel panorama regionale del voto: Alessandro Fraleoni Morgera ha collezionato neanche il 12 % , mentre il movimento di Grillo ha racimolato appena il 7 perdendo più di 17 punti dalle elezioni politiche, mentre nel 2013 aveva quasi il 14 per cento.
Sbagliato il candidato o già perdita di credibilità del partito a gestione Di Maio?
Probabilmente entrambe.
..
Infine, Sergio Cecotti con il suo Patto per l’autonomia ha preso il 4 %.
L’ex sindaco di Udine, leghista della prima ora, e già presidente della Regione non ha convinto più di tanto gli elettori.
Come dire che il rimettersi in gioco dopo una lunga assenza dalle scene è rischioso, nonostante le indubbie qualità del candidato.
E ora a Roma?
A parte una postilla che ancora ci riguarda – a occupare il seggio alla Camera lasciato vuoto da Fedriga sarà la tolmezzina Aurelia Bubisutti -, sarà tutto da vedere quale influenza avrà il voto Fvg nelle trattative per il governo che non vuole proprio nascere.
L’effetto Ohio è indubbio e non potrà essere sottovalutato.
E Salvini con il Centrodestra ha tutta l’intenzione di sfruttare quanto abbondantemente raccolto a Nordest e di farlo pesare il più possibile.
Di Maio si è affrettato a chiedere nuove elezioni fin da giugno (però se la discesa continua…), ma il Quirinale gli ha già risposto per le rime con un bel no.
Staremo a vedere cosa partorirà questa convulsa settimana.
Giovedì ci sarà la direzione nazionale di un Pd ormai a pezzi e l’accordo con i grillini pare definitivamente sfumato dopo il niet anticipato in tv da Matteo Renzi.
Per cui anche questo forno, dopo quello con la Lega, appare inesorabilmente spento.
E venerdì dovrebbe parlare il presidente Mattarella.
Cosa ci dirà il capo dello Stato?
Sicuramente qualcosa di molto importante.
Ma non avventuriamoci in previsioni più o meno azzardate.
Meglio attendere ancora un po’.

Berlusconi sacrifica Tondo sull’altare della Realpolitik

24 ore prima Salvini aveva affermato a Udine alla Base Friulana della Lega in subbuglio:

“Lasciatemi ancora qualche ora”…   evidentemente era in corso una complessa trattativa

(probabilmente un “Mènage à trois” comprendente Luigi Di Maio).

Salvini è uno di parola e la soluzione del “nodo gordiano” non si è fatta attendere oltre.

Personalmente, avendo conosciuto di persona Renzo Tondo e stimandolo sia come Friulano “bon e onest lavoradôr” che come politico, sono sinceramente dispiaciuto per lui.

Secondo me, ad essere sinceri, non se lo meritava…  ma purtroppo è rimasto vittima della sconfitta nella sfida con la Serracchiani , ed è dura togliersi di dosso l’etichetta di “perdente”, ma soprattutto della “ragion di stato”…

…vi ricordate ?

Il fine giustifica i mezzi

Volete che vi faccia una profezia ?

Massimiliano Fedriga (questo è già certo) vincerà le elezioni in FVG e diventerà Presidente della Regione.

Alla Presidenza del Senato (seconda carica dello Stato dopo Mattarella) salirà un Berlusconiano di ferro.

Alla Presidenza della Camera si siederà un Grillino (difficile prevedere quale: forse una Lei)

L’incarico di formare l’Esecutivo verrà affidato a Salvini che in concorso potrebbe scegliere come Vice la Meloni.

I PD “cornuti e mazziati” rimarranno esclusi da tutto (tranne qualche saltafossi e/o voltagabbana in stile Verdini /Alfano) per il semplice fatto che la loro utilità è evidentemente marginale.

Sfera di cristallo ?  NO:   semplice logica !

Di Maio sa perfettamente che se non mantiene la promessa del “reddito di cittadinanza” (oggettivamente irrealizzabile e che porterebbe al definitivo suicidio assistito dell’economia nazionale) entro pochi mesi farà la fine del suo illustre compaesano: Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello.

Non avendo una maggioranza numericamente sufficiente e compatta, finirebbe disarcionato alla prima imboscata ordita dai sui antagonisti…   quindi meglio inghiottire l’amaro calice e lasciare a Salvini l’onere di gestire la situazione fuori controllo sperando in un suo passo falso che li proietti verso un plebiscito alla Putin potendo attribuire ai concorrenti i prevedibili flop.

Io sono dell’opinione che attualmente i 5S non hanno le “Teste” per governare il Paese ( in FVG basta  osservare Elena Bianchi per rendersi conto delle loro capacità medie) , sono una formazione certamente abile nello sfruttare le dinamiche di opposizione ma hanno già ampliamene dimostrato che: alla prova dei fatti, per ora,  non riescono ad andare al di la delle promesse…   Pizzarotti docet !

Di Maio, Pizzarotti: “Bravo ad aver scalato M5s, ma incapace concretamente di prendere decisioni difficili”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/20/di-maio-pizzarotti-bravo-per-aver-scalato-m5s-ma-incapace-concretamente-nel-prendere-decisioni-difficili/4240082/

19/3/2018 in diretta reale dal Palamostre di Udine Salvini , istante per istante

Apriamo una diretta in stile Mentana.    Via WhatsApp ricevo e vi pubblico istantaneamente le foto e le frasi salienti dell’evento…

La parola è iniziata con Fontanini che ha brevemente aperto il discorso rinnovando i suoi impegni per la città di Udine , accompagnato da numerosi applausi.

 

 

Successivamente ha preso la parola a Massimiliano Fedriga il quale ha confermato il suo impegno e le idee che hanno contraddistinto questa campagna politica , numerosi gli applausi , le ovazioni e un tifo quasi da stadio.

 

Il tutto è durato per numerosi minuti fino all’arrivo di Matteo Salvini il quale a ripercorso ogni parte del suo programma puntualizzando in ogni argomento gli aspetti più significati e importanti, e soprattutto soffermandosi giustamente sulle argomentazioni che hanno portato al successo di queste elezioni.

 

Per fare un sunto della serata , si potrebbe definire un successo a tutti gli effetti.

La parola è iniziata con Fontanini che ha brevemente aperto il discorso rinnovando i suoi impegni per la città di Udine, accompagnato da numerosi applausi.

Successivamente ha preso la parola a Massimiliano Fedriga il quale ha confermato il suo impegno e le idee che hanno contraddistinto questa campagna politica , numerosi gli applausi , le ovazioni e un tifo quasi da stadio.

Il tutto è durato per numerosi minuti fino all’arrivo di Matteo Salvini il quale a ripercorso ogni parte del suo programma puntualizzando in ogni argomento gli aspetti più significati e importanti , e soprattutto soffermandosi giustamente sulle argomentazioni che hanno portato al successo di queste elezioni.

E’ superfluo ribadire che la sala gremita di persone ha più volte espresso il suo parere favorevole con grandissimo entusiasmo e l’evento si è protratto fino oltre le ore 20 proprio per il dilungarsi dei numerosi applausi.

Nonostante tutto nessun argomento è stato trascurato , e soprattutto ribadito il totale impegno perché alle prossime elezioni del 29 Aprile il Friuli Venezia Giulia possa avere quella svolta di cui ha tanto bisogno.

Purtroppo la sala non ha potuto accogliere la folla che è arrivata copiosa e ha dovuto attendere sul piazzale antistante.

Comunque a parte gli argomenti  delle proposte di governo , che sempre più infondono alle gente un senso di fiducia, quello che continua maggiormente a colpire e piacere alla gente è il grandissimo grado di umiltà , semplicità e praticità di queste persone , a partire da Matteo Salvini per passare a Massimiliano Fedriga e a seguire tutta la LEGA.

Nonostante il risultato eccellente ottenuto in queste elezioni , queste persone questa sera “LUNEDI” erano qui a Udine , a confermare i lori impegni presi con il popolo e i loro programmi.

Quello che conta sono i risultati e di “PAROLAI” l’Italia è ormai stufa per cui il popolo Italiano ha bisogno di persone pratiche e semplici come questa gente.

<N.d.R  quest’ultima nota è dalla viva voce del nostro inviato Franco Battini, presente sul campo all’evento, che ringraziamo perché senza la sua presenza non sarebbe stato possibile realizzare questa diretta…>

Un saluto a tutti dal Dr. Giorgio Alt …  chiudiamo il collegamento e ci risentiamo domani per i commenti politici…  Portogruaro lunedì 19 marzo 2018

Tondo ritorna, ma…

di Giuseppe Longo
Cinque anni fa, ricandidatosi in Regione dopo il quinquennio di Riccardo Illy, era stato battuto da Debora Serracchiani.
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Ed oggi, tornando in campo, Renzo Tondo potrebbe assaporare la rivincita contro la governatrice uscente.
Un assaggio l’ha già avuto il 4 marzo quando il carnico ha battuto la esponente del Partito democratico per un posto di deputato nel Collegio uninominale di Trieste.
Ed ora cerca la soddisfazione del bis, anche se non sarà una gara completamente in discesa contro Sergio Bolzonello (Centrosinistra) e Alessandro Fraleoni Morgera (Cinque stelle).
Il Centrodestra, pur essendosi alla fine ricompattato sul nome di Tondo, esce infatti lacerato da mesi di tensioni sul nome di un possibile candidato.
È vero quando si dice che i nomi fatti troppo presto non hanno grosse possibilità di riuscita -( un po’ come avviene in Conclave: “chi entra Papa esce ancora cardinale” )-, ed è come tutti sanno il caso di Riccardo Riccardi, 
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ma anche altri nomi illustri formulati successivamente e soprattutto in questi ultimi giorni di convulse trattative sono stati via via bruciati.

Anche quello di Massimiliano Fedriga che sembrava essere il candidato naturale dopo il grande successo della Lega in Friuli Venezia Giulia.
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Domani Matteo Salvini sarà a Udine per ringraziare gli elettori e lanciare la campagna per le regionali del 29 aprile.
La vigilia annuncia un clima acceso per questa cocente delusione, anche perché un esponente del Carroccio avrebbe avuto la strada spianata.
Non occorre essere dei maghi per capirlo. Sarebbe stata con molta probabilità una conferma del 4 marzo, anche se la cornice dell’evento elettorale è tutta diversa. E Tondo, pur considerato “usato sicuro” per la sua  consolidata esperienza, ha suscitato più di qualche malumore, basta vedere anche le prime reazioni sul web. Tanto che lo stesso candidato, in un’intervista al canale tv pordenonese “Il 13” diretto da Gigi Di Meo -( e rilanciata da Alessandro Cesare sul “Diario di Udine” )-, preso atto delle forti tensioni soprattutto nella Lega e in Forza Italia, si è detto disponibile a ritornare sui suoi passi e rimanere a Roma partecipando il 23 marzo all’inaugurazione della nuova legislatura.

Ma i tempi sono ormai molto stretti per pensare di rimescolare le carte.

Renzo Tondo,  classe 1956, affermato imprenditore nel campo alberghiero e della ristorazione, già sindaco socialista di Tolmezzo, è stato già due volte presidente della giunta regionale -(oggi si preferisce dire impropriamente governatore )- e pure deputato per un mandato a Montecitorio, passando da Forza Italia a Pdl, fino a dare vita ad Autonomia responsabile.
Ora la nuova chiamata a misurarsi per la guida della Regione.
La scelta è maturata all’ultimo momento, quasi in extremis, cogliendo pare di sorpresa lo stesso Tondo.
Il Centrodestra l’ha scelto appunto come “usato sicuro” perché è:  “la figura che meglio di ogni altra può assicurare alla Regione Friuli Venezia Giulia una guida di alto livello”.
Ma le prossime ore potrebbero riservare appunto nuove sorprese, anche se non è il caso di crederci più di tanto.
Ma in politica, si sa, va bene tutto ed il suo contrario.
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( N.d.R  La realtà spesso supera la fantasia più sfrenata)
< N.d.R.  un vivo ringraziamento al nostro caro amico Giuseppe,

per molti anni “illustre penna” del Messaggero Veneto, per questo contributo ed al mitico/leggendario Hugo Pratt, per la sua arte  e filosofia>