Covid, gravissima crisi dei matrimoni: 8 richieste per il rilancio del “wedding”

(g.l.) «La Regione è vicina agli operatori del settore del “wedding”, un comparto dell’arte dei mestieri che presenta elementi di eccellenza, e a fronte di una situazione difficile come quella in atto rivolgerà al Governo pressanti richieste per il suo inserimento tra i settori che maggiormente necessitano di ristoro». Lo ha sottolineato ieri mattina l’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, nella conferenza stampa convocata dalla Camera di commercio di Pordenone e Udine assieme ai rappresentanti delle categorie interessate per presentare lo stato di crisi nel quale versano le aziende dei settori collegati al mondo dei matrimoni, delle altre cerimonie (soprattutto religiose come battesimi, cresime e prime comunioni) ed eventi in genere, costrette al blocco totale dell’attività a causa dagli effetti provocati dai provvedimenti anti-Covid.

«Con il Disegno di legge di prossima approvazione – ha aggiunto Bini – inseriamo un’altra manovra di circa 22 milioni di euro per ulteriori ristori, portando a quasi 80 milioni le risorse messe in campo dall’Amministrazione regionale per venire incontro alle tante aziende maggiormente colpite dagli effetti della pandemia. Uno sforzo molto consistente, che pone la nostra Regione ai vertici a livello nazionale in proporzione agli aiuti stanziati rispetto al numero di abitanti, ma che certamente non può bastare a soddisfare completamente le esigenze delle filiere più colpite. È per questo che anche il settore del “wedding” dev’essere aiutato in modo più concreto dallo Stato, che dispone certamente di maggiori mezzi finanziari rispetto alle Regioni».
Bini, come informa Arc, ha evidenziato che i dati del comparto non rappresentano semplicemente l’effetto di dinamiche negative di mercato dovute ai problemi contingenti, ma purtroppo fotografano una condizione che è destinata a protrarsi ancora per diversi mesi. «Ciò a danno di realtà – ha rilevato l’esponente della Giunta Fedriga – che rappresentano una porzione di pregio del Made in Italy, cioè di quel comparto che per decenni ha dato lustro al nostro Paese e che assieme a quello del terziario, del commercio e del turismo sta subendo in modo drammatico i riflessi della crisi». Non a caso, nella riforma dell’economia regionale, SviluppoImpresa, che approderà in Aula a inizio febbraio, una parte consistente è dedicata anche ad artigianato, commercio e turismo, proprio per favorire la ripartenza di questi settori. «Deve colpire la nostra attenzione – ha precisato Bini – il fatto che nel settore wedding e cerimonie molti sono i differimenti, anche oltre un anno, di matrimoni ed eventi: un dato che evidenzia chiaramente il riverbero negativo sulla intera filiera di un settore altamente specializzato e qualificato, con effetti pesanti sull’economia regionale”. «Ed è per questo – ha colamentato l’assessore – che all’intervento della Regione, che ci sarà anche per il settore del wedding, deve necessariamente unirsi in modo più consistente anche quello dello Stato, a favore di imprenditori che debbono poter continuare a produrre ricchezza e a rafforzare l’immagine del nostro Paese nel mondo».

Parte dunque dal Friuli Venezia Giulia, e si allarga velocemente a tutte le regioni italiane, per diventare un appello e una proposta di portata nazionale: il settore wedding regionale, che conta potenzialmente oltre 16 mila imprese d’eccellenza e 46 mila addetti nelle sue varie e multiformi componenti e oltre 400 mila imprese a livello nazionale, dopo un anno di pesantissime difficoltà dovuto alla cancellazione della quasi totalità di matrimoni, cerimonie ed eventi correlati, prende in mano la situazione e coinvolge Camera di Commercio Pordenone-Udine e Regione Fvg nell’azione di supporto al comparto.
E proprio la Cciaa, come rappresentanza di tutte le categorie, ha raccolto ieri mattina l’appello con la citata conferenza stampa, dando sostegno e ulteriore diffusione all’iniziativa avviata lo scorso dicembre dalle imprenditrici del settore di Confartigianato Udine, a cui si è subito unita Confcommercio Udine e a cui ha aderito anche Confapi Fvg. Nell’evento organizzato nella sede di Udine, con il “padrone di casa”, presidente camerale e di Confcommercio Fvg Giovanni Da Pozzo, e l’assessore regionale Bini, c’erano il presidente Confartigianato Fvg Graziano Tilatti e il direttore di Confapi Fvg Lucia Piu, al fianco delle categorie e delle imprenditrici che hanno lanciato e stanno promuovendo l’iniziativa: Gloria de Martin, presidente regionale della Moda di Confartigianato-Imprese, Fabio Passon, vicepresidente Confcommercio Udine e presidente Gruppo professioni Confcommercio Udine, Alessandro Tollon, vicepresidente Confcommercio Udine, Stefania Vismara, titolare di Archetipo srl, Renata Lirussi, titolare di Miramode srl e consigliere Federmoda Confcommercio Udine, Luca Tassotto di Tassotto&Max sas e consigliere Gruppo professioni Confcommercio Udine, Loredana Ponta, presidente regionale del Benessere di Confartigianato-Imprese, Eva Seminara, presidente Confartigianato consiglio zonale Udine.

L’iniziativa si è concretizzata prima della fine del 2020 anche in una petizione, su change.org, con il titolo “Sostenete il mondo wedding fortemente penalizzato”, che si sta espandendo, come detto, a tutta Italia, grazie alla condivisione delle categorie, che hanno ben chiaro il “peso” e la qualità del comparto wedding sull’economia. Categorie che hanno realizzato un video da diffondere sui social e formulato un documento di sintesi della situazione, con otto proposte operative per il Governo e la Regione. Oltre alla condivisione dell’appello, grazie all’impegno delle consorelle delle categorie coinvolte in tutto il Paese, in molte regioni sono già state adottate iniziative operative: Veneto e Puglia, per esempio, si sono già mosse concretamente e molte altre si stanno muovendo, e inoltre l’Aiom di Confcommercio, Associazione Italiana Organizzatori Matrimoni, ha fatto arrivare il suo appoggio all’iniziativa friulana, anche tramite le parole della presidente Tiziana Lucioli, che ha evidenziato come la categoria non abbia ricevuto «nessun sostegno, nessun ristoro, nessuna agevolazione da un sistema che ha considerato come confronto il fatturato di un solo mese dell’anno e che nei decreti non ha incluso nessuno dei codici Ateco utilizzati dagli organizzatori».
Lo spettro delle chiusure è concreto: se entro il primo semestre 2021 la crisi legata al Covid non sarà passata, rischiano di chiudere dal 13 al 25 percento delle imprese attive, secondo le ultime stime. Imprese che coprono numerosissimi settori dell’economia e che in Fvg, come detto, avevano registrato una crescita di quasi il 5% negli ultimi 5 anni, prima dell’arrivo del Covid e delle conseguenti misure. C’è poi un’ulteriore difficoltà alla totale impasse del momento: quando ci sarà la ripartenza, le imprese che lavorano per i matrimoni non andranno all’incasso subito, perché tra la commessa e il pagamento passano anche 6-8 mesi, il tempo di ideare e organizzare tutti i dettagli dell’evento.

A confermare la difficoltà del momento, sono stati presentati in anteprima anche i dati dei matrimoni del Comune di Udine, che le categorie hanno scelto come esempio perché possono dare bene un’idea della situazione diffusa tanto in regione quanto in tutta Italia: a Udine, nel 2020, i matrimoni sono scesi nel complesso del 42% rispetto al 2019 (con un calo del 62,5% di quelli religiosi e del 38,3% di quelli civili). Una diminuzione che non ha precedenti nemmeno lontanamente comparabili, ripercorrendo a ritroso la serie storica fino agli anni ’80 (Dati 2020 provvisori, da validare i numeri del mese di dicembre. Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato-Imprese Udine su dati del Comune di Udine – Ufficio Statistica su Istat, modello D.3, e Anagrafe comunale). Le rappresentanti del comparto hanno cercato in più modi, a livello regionale e nazionale, anche di superare la classificazione per codici Ateco, che non rappresenta a dovere un settore così ramificato e che lo esclude dai sostegni già operativi.

Gli otto punti di proposta al Governo, sintetizzati, pertanto sono:

1. Riconoscimento di un contributo a fondo perduto del 40% della diminuzione di fatturato calcolata come differenza tra il fatturato del 2020 e quello del 2019.
2. Riconoscimento di un credito d’imposta del 70% delle spese sostenute, nel 2021 e 2022, per la partecipazione a eventi fieristici di settore, per campagne pubblicitarie, di social e web advertising.
3. Esenzione dall’Imu, Tari e Ires, per 2020 e 2021. In alternativa, uno sgravio non inferiore al 70%.
4. Erogazione di prestiti bancari, fino ad un importo corrispondente al fatturato del 2019 oppure alla media del fatturato nel triennio 2017-2019, assistiti da una garanzia statale del 100%, di durata compresa tra i 15 e i 20 anni, a tasso zero.
5. Riconoscimento sempre agli sposi 2021 e 2022, di un “Bonus Matrimoni” pari al 60% delle spese documentate sostenute corrispondente a un credito d’imposta .
6. Per 2021, 2022 e 2023, il riconoscimento di un contributo forfettario a fondo perduto, di 5 mila euro, per ciascuno degli sposi di nazionalità straniera e non residenti in Italia, nel caso in cui la celebrazione del matrimonio abbia luogo sul territorio italiano.
7. Un contributo regionale per la realizzazione e la promozione di eventi fieristici di settore nel 2021 e 2022.
8. L’introduzione di meccanismi di premialità per i beneficiari delle agevolazioni previste per l’acquisizione o il recupero di alloggi da destinare a prima casa nel caso in cui contraggano matrimonio nel corso del 2021 o del 2022.

Oltre a quello, molto articolato, dell’assessore regionale Bini, ecco infine una sintesi degli altri interventi:

Giovanni Da Pozzo: «La Cciaa ha subito raccolto questo appello perché quello del wedding è un comparto che rappresenta le problematiche di una filiera intera, una serie di mondi che si intrecciano tra produzione, servizi, commercio, e che è stata praticamente azzerata. Tra le filiere più colpite in Italia c’è la moda, in cui anche il wedding è ricompreso. La filiera moda raggruppa nel nostro Paese oltre 247 mila aziende, anche piccole e piccolissime, e 800 mila lavoratori, con un giro d’affari di oltre 90 miliardi: un settore che ha avuto dei ristori a livello regionale, ma necessita di cifre importanti da mettere sul piatto a livello nazionale, come richiedono i nostri operatori nel documento. Questa iniziativa è partita da qui: come altre volte facciamo da apripista. E stiamo raccogliendo molte adesioni da tutta Italia».
Graziano Tilatti: «Ringraziamo la Regione che è stata più vicina a questo mondo rispetto al livello nazionale, a cui vogliamo da qui mandare un segnale forte, perché è là che si prendono le grandi decisioni: se aspettiamo ancora, tantissime aziende presto non ci saranno più. Il documento condiviso Confartigianato, Confcommercio e Confapi sta avendo eco per la sua attenzione sia al lato del ristoro e sia a quello dell’offerta».
Lucia Piu: «Anche Confapi Fvg ha voluto fortemente sostenere l’iniziativa per questo settore per un’azione comune: la sua sofferenza ha effetti anche sulla piccola e media industria e il nostro sistema economico non può permetterselo. Siamo uniti in questa azione perché non vogliamo lasciare indietro nessuno».
Gloria de Martin: «Grazie per aver accolto il nostro grido di dolore, perché siamo stati dimenticati, noi che abbiamo fatto del made in Italy una potenza mondiale. Le micro e piccole imprese stanno soffrendo maggiormente, perché non inserite in alcun modo nei ristori: noi chiediamo di poter sopravvivere, vogliamo tornare a fare ciò che abbiamo sempre fatto: siamo la storia, il presente e il futuro»
Stefania Vismara: «Noi siamo oggi impossibilitati a lavorare, con i punti vendita siamo in grandissima sofferenza e come noi ci sono tantissime imprese che avranno enormi difficoltà a riaprire. Io per la prima volta mi trovo a chiedere aiuto, a nome di realtà sane, belle e fatte con passione, spesso cresciute in diverse generazioni. Un mondo di eccellenza che è stato completamente dimenticato».
Renata Lirussi: «Nel 2020 in Fvg sono stati cancellati 3 mila matrimoni e da questo numero pensiamo a tutto quello che è crollato di conseguenza nei settori che sono a esso correlati. Settori con professionisti che devono prepararsi almeno un anno prima del matrimonio. Dobbiamo programmare e lavorare per il futuro, e in questa situazione siamo messi nell’impossibilità di operare, senza alcuna certezza».
Luca Tassotto: «Il mondo dei fotografi ha visto annullare il 90% servizi, con un calo di fatturato del 70-80 percento e fino primavera 2022 non torneremo sicuramente a regime. Siamo tutte imprese che lavorano da decine di anni nel settore: tutti vogliamo rispettare le regole, tutelare la salute come prima cosa, ma bisogna considerare che noi, alla fine, ci troveremo per 2 anni senza un sostegno».

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In copertina, una coppia di sposi dal catalogo ufficiale di Miramode di Tricesimo e all’interno immagini dell’incontro di ieri mattina in Camera di Commercio a Udine.

 

Ormai non ci si sposa più, Coronavirus cancella i matrimoni. Ed è allarme

Anche in Friuli Venezia Giulia, i matrimoni erano già in crisi prima del Coronavirus, ma ora a causa della pandemia il fenomeno è esploso perché veramente non ci si sposa più. E così sono dati allarmanti anche quelli relativi allo stato di salute del variegato settore legato al “wedding” e quindi al mondo delle nozze e delle cerimonie. Con il 90% dei matrimoni cancellati, quest’anno il comparto si avvia a registrare un fatturato poco meno che azzerato e a fare i conti con lo spettro delle chiusure: se entro il primo semestre 2021 la crisi legata al Covid non sarà passata, rischiano di abbassare le serrande dal 13 al 25 percento delle imprese attive in questo settore. Imprese che in Fvg sono 3.814, che danno lavoro a 8.263 addetti e che, per bocca del presidente regionale di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg, dei rispettivi capi categoria locali e nazionali e di due imprenditrici friulane rappresentative del settore quali Barbara Beltrame e Stefania Vismara hanno lanciato il proprio grido d’allarme, chiedendo al Governo di non essere dimenticate, di poter beneficiare di interventi di sostegno, dai quali a oggi sono escluse causa i codici Ateco, pena la desertificazione di una costola importante del sistema moda nazionale.

Due immagini dell’incontro a Udine.

Il punto della situazione è stato fatto ieri mattina nella sede udinese di Confartigianato dove sono stati illustrati i dati elaborati dell’ufficio studi dell’associazione e dov’è stata presentata la petizione “Sostenete il mondo wedding fortemente penalizzato” ideata da Stefania Vismara e sostenuta dalla Confartigianato friulana. «Abbiamo cercato in più modi, sia a livello regionale che nazionale, di superare questa maledetta classificazione per codici Ateco che ormai è obsoleta e che inspiegabilmente taglia fuori dai sostegni alcune imprese come quelle del wedding – ha esordito il presidente di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg, Graziano Tilatti -. Abbiamo proposto al Governo nazionale e locale, e continueremo a farlo, misure che possano aiutare a superare questo momento difficile per le imprese che altrimenti rischiamo di perdere per strada. Tra le proposte, c’è quella di ristorare un anno di fatturato perso in conto capitale o in alternativa di garantire un prestito a lungo termine, dai 15 ai 20 anni, pari al fatturato dell’anno precedente aumentato del 20%, a tasso zero, fatta salva la possibilità di ulteriori bonus anno per anno. In questo modo sarà dato immediato sollievo alle imprese che si ritrovano con zero incassi».

Situazione tutt’altro che rara in un settore che come detto fa i conti con lo stop forzato delle cerimonie. Matrimoni, Battesimi, prime Comunioni e Cresime. Nel 2020 se n’è celebrati pochi, pochissimi e nel 2021 almeno la prima metà dell’anno non promette meglio. Senza contare che, anche quando ripartiranno, le imprese che lavorano per i matrimoni non andranno all’incasso subito, perché tra la commessa e il pagamento, passano anche 6-8 mesi, il tempo necessario per ideare e organizzare in tutti i dettagli quel giorno indimenticabile. Dall’abito al tavolo. «Si sono dimenticati di noi – ha denunciato Gloria De Martin, capocategoria regionale della moda di Confartigianato-Imprese, intervenuta insieme alla presidente regionale del comparto benessere, Loredana Ponta – anche se rappresentiamo un comparto che è da sempre fiore all’occhiello dell’economia nazionale. Il 90% del nostro fatturato è andato perso. Niente cerimonie, niente fiere, niente ritiro della merce delle collezioni precedenti. Non chiediamo l’elemosina, ma un progetto per far vivere le nostre imprese». Che sono in ginocchio.

Stefania Vismara (da Brand News)


A testimoniarlo sono state Stefania Vismara, titolare di Archetipo, impresa udinese che idea e confeziona abiti da cerimonia per uomo dettando tendenza a livello internazionale, e Barbara Beltrame, che sempre a Udine dà forma a favolosi abiti da sposa. «In 30 anni – ha esordito Stefania Vismara – non abbiamo mai chiesto nulla, ma al momento il mondo del wedding non ha ossigeno per respirare, le celebrazioni sono state spostate al 2022, ma sarà impossibile recuperare le perdite di due anni. Per questo oggi ci siamo mossi, con il sostegno di Confartigianato Udine, per conservare un’eccellenza della moda italiana, che rischia di cedere il passo agli abiti cinesi. Se è vero che la bellezza salverà il mondo e che noi siamo artefici di bellezza, allora il Governo ci aiuti, e ci aiuti la gente firmando la petizione lanciata su change.org». Accorato anche l’intervento di Barbara Beltrame. «I clienti guardano, ma non comprano. Noi andiamo avanti con negozi a incassi zero tutti i giorni, guardando il terrore negli occhi dei dipendenti, che hanno paura di perdere il lavoro. Siamo meno di bar e ristoranti, ma esistiamo. Spero riusciate a fare qualcosa».

A raccogliere l’appello sono stati i presidenti nazionali di moda, benessere e fotografia di Confartigianato-Imprese che hanno assicurato il proprio impegno ai tavoli di lavoro con il Governo. «Stiamo lavorando per avere qualcosa di più a livello fiscale e di ammortizzatori sociali, mi auguro che l’esecutivo accetti i consigli dell’associazione», ha dichiarato Tiziana Chiorboli (presidente comparto benessere) ribadendo l’importanza del ruolo del sindacato datoriale. «Stiamo chiedendo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di convocare al più presto il tavolo nazionale della moda per trattare in quella sede i problemi di un settore che va considerato come un sistema», ha aggiunto dal canto suo Fabio Pietrella (presidente del comparto moda). Un sistema che nel caso del wedding comprende tra gli altri anche i fotografi. «Quelli che fanno matrimoni, al pari delle tipografie, hanno visto quest’anno bloccarsi tutte le cerimonie e stanno soffrendo al pari delle altre aziende del settore», ha chiosato Corrado Poli (capogategoria fotografi).

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In copertina, una coppia di sposi dal sito ufficiale di Barbara Beltrame.

Casarsa presenta la “Sposa solidale”, un segno di speranza anti-crisi

Un messaggio di speranza rivolto al futuro da alcuni degli edifici storici, spesso poco noti, del Friuli Venezia Giulia: il settore dei matrimoni deve fare i conti, duramente, con l’emergenza Covid-19, ma da Casarsa della Delizia arriva un progetto che offre alle promesse spose dei meravigliosi abiti potendo fare, nel contempo, scegliendoli, anche del bene. Si tratta del progetto “Sposa solidale” (che offre anche bomboniere) messo a punto dalla cooperativa Il Piccolo Principe per raccogliere fondi a favore dell’associazione Il Noce Onlus che si occupa di minori. «”Sposa solidale” – fa sapere Livio Castellarin, responsabile del progetto – può contare sul supporto di atelier di abiti da sposa che hanno cessato la propria attività e hanno scelto di donare tutti i loro abiti a noi e all’associazione di volontariato il Noce. Tutti i capi e gli accessori che sono stati e vengono tuttora donati sono nuovi e di ottima fattura, tutti diversi uno dall’altro. Le future spose possono vederli liberamente, sceglierli, provarli e fare una donazione a favore dell’Onlus”. Per avere un appuntamento, basta telefonare al numero 339.5353108.

In posa a Provesano…

… e a Valeriano.

Ma per suscitare interesse tra le spose, la cooperativa sociale casarsese si è inventata anche un’interessante iniziativa comunicativa visibile sui social network che lega gli abiti da sposa, appunto, ad alcuni edifici storici o a paesaggi del Friuli Venezia Giulia. «Abbiamo creato una pagina Facebook Sposa Solidale e un profilo Instagram dedicato – aggiunge Castellarin – dove stiamo fotografando alcuni modelli di abiti, indossati dalle nostre volontarie, ambientandoli nei luoghi più magici del Friuli Venezia Giulia. Una sorta di viaggio che valorizza i vestiti da sposa, ma anche promuove in chiave turistica il nostro patrimonio storico, culturale e paesaggistico».
Un racconto sui social che è diventato così una vetrina: le spose interessate possono infatti, visitando le pagine Facebook e Instagram dedicate, già selezionare i modelli di abiti da sposa solidali preferiti tra quelli indossati dalle volontarie, per poi arrivare già orientate al momento della scelta. E oltre a fare del bene, perché il ricavato delle donazioni pro abito da sposa poi, come detto, verrà devoluto all’associazione Il Noce, potranno anche risparmiare denaro.

Alla Pieve di Nimis…

«Si tratta di abiti nuovi, di pregio – specifica ancora Castellarin – realizzati da sartorie italiane. Noi chiediamo solo un’offerta e quindi anche le spose che non hanno a disposizione grandi cifre per acquistare l’abito dei loro sogni, potranno comunque avere un abito unico e prezioso, che in più è anche solidale. Scegliendo uno di questi abiti non si corona solo il proprio sogno, ma anche quello dei volontari dell’associazione Il Noce che potranno continuare a promuovere tanti progetti di solidarietà a favore di bambini e famiglie fortemente rallentati dalla pandemia».
«Ringrazio la cooperativa Il Piccolo Principe per questa iniziativa – afferma Luigi Piccoli, presidente dell’associazione di volontariato Il Noce, commentando la bella iniziativa – in tempi in cui non è possibile organizzare i consueti appuntamenti per la raccolta fondi vitale per le attività dell’associazione dedicate ai bambini e dunque iniziative come queste sono per noi vero “ossigeno”. Mi piace poi pensare che il sogno della sposa in qualche modo si realizza partecipando al sogno del Noce, il cui motto è proprio “Se uno sogna solo è soltanto un sogno, se molti sognano insieme è l’inizio di qualcosa di nuovo”».

… e a Villa Ottelio ad Ariis.

Oltre alle prove su appuntamento, la cooperativa sociale ha anche deciso di aprire al pubblico i laboratori del proprio Centro Socio-occupazionale in due giornate (con ingresso contingentato e rispettoso delle disposizioni anti contagio). Il 14 e il 15 novembre, dalle 9 alle 18, sarà possibile visitare la sede del centro in via Vittorio Veneto 22, a Casarsa, nel quale sarà esposto un assortimento di abiti da sposa donati da atelier specializzati al fine di sostenere progetti di solidarietà. All’interno del progetto anche la possibilità di scegliere bomboniere solidali per il proprio matrimonio. Al Centro socio-occupazionale, per persone con disabilità, vi è infatti un laboratorio di ceramica, dove vengono creati oggetti proposti per le bomboniere solidali, poi confezionati con cura dalla Bottega Il Piccolo Principe. Sarà inoltre possibile ammirare l’esposizione di piante solidali della fattoria sociale La Volpe sotto i Gelsi che molte coppie scelgono come “bomboniera” green ed etica.

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In copertina con gli abiti da sposa “solidali” davanti alla splendida Villa Manin di Passariano e qui sopra al Castello di Caneva.