Banche del territorio e Friulia: sostegno a oltre 400 aziende

di Gi Elle

Sono oltre quattrocento le aziende della nostra regione che potranno beneficiare di una quarantina di milioni messi assieme, per il loro sostegno, da Friulia e banche del territorio. La Finanziaria Regionale ha infatti stipulato assieme a Banca di Cividale, Mediocredito Fvg e Cassa Centrale Banca una convenzione pensata per supportare la crescita delle micro e piccole imprese del Friuli Venezia Giulia. In un contesto quale l’attuale caratterizzato da un rallentamento economico, Finanziaria Regionale, Civibank e Bcc Fvg (sia quelle appartenenti al sistema Iccrea sia quelle del Gruppo Ccb) hanno dunque individuato un’innovativa forma di intervento per il rilancio delle micro e piccole aziende del Friuli Venezia Giulia – settore portante dell’economia regionale – e per l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali.
Alla firma dell’accordo è intervenuto il presidente della Giunta regionale Massimiliano Fedriga, il quale ha sottolineato l’importanza che riveste l’operazione per l’economia locale, mentre la presidente di Friulia Federica Seganti l’ha definita “una scelta strategica che mira a sostenere lo sviluppo, l’innovazione e il consolidamento delle imprese del territorio”.

Ma vediamo esattamente in che cosa consiste questa iniziativa di sostegno alla piccola economia della nostra regione. In particolare, mediante l’apporto di risorse finanziarie da parte di Friulia, le micro e piccole imprese della nostra regione avranno la possibilità – come informa una nota – di ottenere finanziamenti, fino a 100 mila euro, da parte delle banche convenzionate a condizioni migliori rispetto a quelle normalmente praticate dal sistema bancario senza l’intervento della Finanziaria Regionale. Per questo strumento, Friulia ha messo a disposizione 12 milioni di euro che unitamente alla provvista delle banche consentiranno l’erogazione di finanziamenti per circa 40 milioni, che potrebbero dare risposta alle esigenze di oltre 400 aziende. Con questo strumento Friulia e banche del territorio si candidano a rispondere ancora con più efficacia alle esigenze di crescita e di sviluppo delle meritevoli aziende della nostra regione.
In base all’accordo, Friulia metterà a disposizione – si spiega ancora nel comunicato – il 30% della provvista impiegata ai fini della concessione dei finanziamenti in conti correnti appositamente costituiti presso le banche interessate, creando un circuito virtuoso che coinvolge imprese, istituti bancari e la finanziaria regionale. Friulia ritiene che in regione ci siano molteplici iniziative industriali meritevoli che potrebbero beneficiare di questa convenzione, le aziende potranno dunque rivolgersi direttamente agli istituti bancari fino al 31 dicembre 2020 per richiedere l’accesso ai finanziamenti a valere sulla convenzione sottoscritta.

Il vicepresidente di Banca di Cividale Andrea Stedile nel sottoscrivere la convenzione ha dichiarato: “Da sempre la banca che rappresento si è posta come cinghia di trasmissione della politica economica regionale nei confronti di tutti i comparti produttivi (industria, artigianato, commercio, agricoltura e green economy) e questo accordo ne è un’ulteriore dimostrazione. A ciò si aggiunge l’offerta di una specifica assistenza creditizia e finanziaria rivolta alle singole imprese e ai professionisti che le seguono per l’ottimizzazione degli investimenti”.

 

Coop Casarsa da 100 anni: infine un grande convegno

Un grande evento, con illustri ospiti regionali e nazionali, conclude le celebrazioni pubbliche per i cento anni di vita della Cooperativa di Consumo di Casarsa, realtà tra le più importanti del panorama della cooperazione del Friuli Venezia Giulia. Oggi si terrà, infatti, nella sala consiliare del Palazzo Conti Burovich de Zmajevich, una mattinata di riflessione su passato, presente e futuro della cooperazione di consumo, alla quale parteciperanno tra gli altri Mauro Lusetti, presidente Legacoop nazionale, Maurizio Gardini, presidente Confcooperative nazionale, e Marco Pedroni presidente Coop Italia, mentre le conclusioni saranno affidate a Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Inizio alle 9.30 con ingresso libero fino esaurimento posti, mentre al termine ci sarà il brindisi del centenario offerto dalla cooperativa. Il tutto in collaborazione con la Città di Casarsa della Delizia, Confcooperative Pordenone, LegacoopFvg e Coop Italia.

Il presidente Mauro Praturlon.

Sarà anche l’occasione per presentare il lavoro di ricerca legato al libro “Coop Casarsa: da 100 anni al servizio della comunità“, ricco di foto (tra cui quelle del maestro Elio Ciol e del figlio Stefano) anche inedite (diverse dagli archivi di Coop Casarsa e da quelli del Comune) e curiosità. Tra queste da citare quella quando, per assenza di spiccioli, la cooperativa coniò negli anni Settanta delle proprie “monete”. Spazio tra le pagine anche alle testimonianze di chi, tra amministratori, soci e dipendenti ha partecipato ad alcune delle fasi salienti dello sviluppo della cooperativa e ad analisi su come è cambiata la spesa dei casarsesi lungo i decenni. E inoltre i ricordi di un cliente illustre, ovvero Pier Paolo Pasolini, che durante l’infanzia e la giovinezza si recava nel primo spaccio della Coop a pochi metri dalla casa di sua madre nel centro di Casarsa.
“Un prestigioso evento con illustri ospiti – ricorda il presidente di Coop Casarsa, Mauro Praturlon – per celebrare la nostra storia iniziata con il coraggio di 12 soci fondatori che il 3 agosto 1919, in una Casarsa ancora provata dal passaggio per due volte in un anno sul suo territorio del fronte della Grande Guerra da poco conclusa, si unirono, con anche il sostegno della parrocchia, per dare una risposta alle famiglie casarsesi che necessitavano di prodotti di prima necessità a un prezzo accessibile. L’idea funzionò talmente bene che già il 30 settembre altri 367 aderenti firmarono il libro soci. Da allora ne abbiamo fatta di strada, rimanendo però sempre fedeli alle nostre radici: ora siamo un solido gruppo interregionale, con 14 punti vendita, 16 mila soci, 120 dipendenti e 26 milioni di euro di fatturato annuale”.

L’evento, intitolato “Coop Casarsa: da 100 anni al servizio della comunità” come detto si terrà stamane nella sala consiliare del Palazzo Conti Burovich de Zmajevich. Questo il programma: ore 10 saluti istituzionali di Mauro Praturlon, presidente di Coop Casarsa, Lavinia Clarotto, sindaco di Casarsa, e Giuseppe Graffi Brunoro, presidente Alleanza Cooperative Italiane Friuli Venezia Giulia; ore 10.15 intervento a cura di Giovanni Teneggi, referente nazionale Confcooperative per le cooperative di comunità, “La cooperazione di consumo nelle comunità: dai beni ai servizi l’utilità di un’impresa sempre viva”; ore 10.45 tavola rotonda “Le sfide future della cooperazione di consumo”, modera il giornalista Rossano Cattivello, direttore de Il Friuli. Partecipano Mauro Lusetti, presidente Legacoop nazionale, Maurizio Gardini, presidente Confcooperative nazionale, Marco Pedroni, presidente Coop Italia; ore 11.45 presentazione del libro sui 100 anni di storia di Coop Casarsa; ore 12.15 conclusioni del governatore Massimiliano Fedriga. A seguire rinfresco e brindisi del Centenario.
Infine, domani Coop Casarsa offrirà ai propri dipendenti un pranzo celebrativo, ultimo appuntamento dell’anno del Centenario.

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In copertina, la storica sede della Cooperativa di Consumo di Casarsa.

Anche i discendenti degli emigranti sono molto legati al Friuli

di Gi Elle

In tantissimi, dalle terre tra i fiumi Livenza e Tagliamento, partirono dalla fine del 1800, e nei decenni successivi, sostenendo lunghi e faticosi viaggi per terra e per mare – quando non c’erano ancora gli aerei che in poche ore ci portano da un capo all’altro del pianeta -, in cerca di fortuna in diversi Paesi europei, ma  soprattutto nelle Americhe. E Caneva, cittadina a pochi chilometri da Pordenone,  in questi giorni è diventata il punto di riferimento di quanti lasciarono il Friuli, o meglio ancora dei loro discendenti che, nonostante siano arrivati alla terza o quarta generazione, sono ancora molto legati alle proprie radici, alla regione d’origine dei loro progenitori.
A Caneva stamattina ha infatti preso avvio, nel migliore dei modi,  il 42° Incontro dei corregionali all’Estero dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti. Ad accogliere i circa 150 delegati dei vari segretariati Efasce nel Mondo (sono attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Svizzera, Uruguay e Venezuela), nell’auditorium comunale, il presidente dell’Efasce, Aniceto Cesarin (che ha rimarcato come l’ente operi attivamente per gli emigranti), assieme al sindaco di Caneva Andrea Attilio Gava (che ha sottolineato i vari rapporti internazionali come i gemellaggi della sua municipalità) e al vescovo di Concordia e Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini. Ha portato, invece, il saluto dell’Ente Friuli nel Mondo il consigliere Luigi Papais. Presenti anche l’onorevole Luca Sut e i past president dell’Efasce, mentre l’intervento conclusivo è stato del vicepresidente Gino Gregoris.

Il sindaco di Caneva, il presidente Cesarin e il vescovo Pellegrini.

Il Taliàn

Molto interessante il convegno, moderato dal giornalista Enri Lisetto, sulle lingue degli emigranti, a partire dall’esempio del Taliàn, la lingua franca basata su dialetti veneti e parole friulane unite al portoghese che ha di fatto “unificato” gli immigrati italiani in Brasile (in particolare nello Stato del Rio Grande Do Sul) da fine Ottocento a dispetto delle varie provenienze regionali. A raccontarne l’aspetto scientifico la professoressa Carla Marcato (Università di Udine), la quale ha sottolineato come le lingue tramandate dagli emigranti ci diano un prezioso “spaccato” di come erano i dialetti qui in Italia, dove nel frattempo hanno continuato a modificarsi, un secolo fa, mentre il dottor Argel Rigo (coordinatore Efasce Brasile, insegnante e promotore culturale di origini canevesi e tra coloro che hanno lavorato nello sterminato Paese bagnato dal Rio delle Amazzoni per l’ufficializzazione del Taliàn come lingua locale da preservare) ha presentato l’evoluzione storica e l’utilizzo di questo importante idioma. Fenomeni similari anche in altre zone del mondo dove si sono insediati immigrati friulani: per esempio il Canada, dove si parla un “italiese” con parole inglesi e friulane come raccontato nella sua ricerca dalla dottoressa Vanessa Lovisa (Segretariato di Toronto Efasce) di origini di Pravisdomini e San Giovanni di Casarsa.

Un momento del convegno.

Le testimonianze

Molto interessante anche parlare con alcuni dei 66 partecipanti ai progetti Efasce finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia “Stage culturale per giovani discendenti di corregionali” (giovani 18-35 anni ) e “Ri-Scoprire il Friuli” (adulti/anziani e bambini) che in questi giorni hanno visitato vari centri nel territorio regionale alla ricerca delle proprie origini. Nipoti o addirittura pronipoti di corregionali immigrati, i giovani arrivati in questi giorni in Friuli Venezia Giulia hanno dimostrato un grande interesse nel conoscere la terra delle proprie radici, trasmettendo le loro emozioni con i parenti rimasti a casa. Come Carla Sinuka Martinis, 21 anni insegnante di arte acrobatica dall’Argentina, che via videochat ha mostrato al nonno Gianfranco Martinis i luoghi da cui è partito tanti anni fa, la casa di Meduno dove vive la cugina Patrizia che è andata a trovare (“rinunciando” alla giornata libera concessa ai partecipanti) e assaggiando per lui i sapori della madrepatria, dal caffè corretto con grappa al frico. E poi Daniele Leon, sviluppatore informatico di 26 anni dal Canada, che a Valvasone ha trovato i parenti e ammirato Castello e Duomo, che lo hanno particolarmente colpito. Philip Lindsay, 28 enne operatore sanitario statunitense, ha apprezzato invece la visita a Fanna, luogo d’origine della sua famiglia. Parlare con Vinicius Duz, 24 anni militare dell’esercito brasiliano, è come dialogare con uno dei giovani di Caneva (da cui ha origine) e dintorni dei giorni nostri, visto che parla molto bene il Talìan: lui stesso ha confermato di sentirsi a casa qui in Friuli. E poi i partecipanti al progetto per gli adulti di riscoperta delle origini friulane, come Juliano Grando, 51enne che, sposato con una Zatt originaria di Caneva, in Brasile aiuta coloro che hanno perso memoria delle proprie origini regionali a riannodare i fili con la propria identità.

Il saluto di un giovane discendente.

Il Premio

Il premio “Odorico da Pordenone”, destinato a un corregionale distintosi all’Estero, è stato consegnato proprio ad Argel Rigo, coordinatore dell’Efasce in Brasile e la cui famiglia è originaria di Caneva. Il riconoscimento è stato istituito nel 1998 dalla Provincia di Pordenone proprio in collaborazione con Efasce. Dopo lo scioglimento della Provincia, è stato il Comune di Pordenone a impegnarsi per il proseguimento nell’attribuzione di questo prestigioso riconoscimento. A consegnare il Premio a Rigo, salito sul palco con la moglie e che ha inoltre donato con il resto della delegazione brasiliana dei presenti alle autorità, il vicesindaco di Pordenone Eligio Grizzo.
Nella stessa cerimonia il Comune di Caneva, con il sindaco Andrea Attilio Gava, ha consegnato anche le sue Benemerenze a corregionali figli di genitori canevesi: Laura Sandra Poletto (Buenos Aires, Argentina, che ha delegato al ritiro Vicente Vezzato, sempre dell’Efasce Argentina) e Sergio Rigo (Veranopolis, Brasile). Inoltre, è stato consegnato un riconoscimento a Narciso De Lorenzi Canever, classe 1946 la cui famiglia è originaria di Erto e Casso, per i 30 anni di prezioso lavoro al servizio dei corregionali in Brasile con l’Efasce. A premiarlo il presidente Aniceto Cesarin. Inoltre, la mattinata ha visto la presentazione dei libri “Dalle radici al futuro” sul meeting Efasce giovani corregionali in Brasile e quello “L’emigrazione nel Friuli occidentale: il museo di Cavasso Nuovo” di Javier P. Grossutti, presente con il sindaco di Cavasso Nuovo, Silvano Romanin. Alla fine rinfresco per tutti.

I premi del Comune di Caneva e la delegazione del Brasile.

Incontri istituzionali

Ma ieri ci sono stati anche due importanti momenti istituzionali. A Trieste, in mattinata, la folta delegazione è stata accolta nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dal presidente della Giunta Massimiliano Fedriga e dal presidente del Consiglio stesso, Piero Mauro Zanin, mentre alla sera momento d’accoglienza in Consiglio comunale a Pordenone con il vicesindaco Eligio Grizzo e l’assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli.

L’incontro in Consiglio regionale.

Domani e lunedì

Domani, domenica, sempre a Caneva il programma prevede alle 9.30 ritrovo al Monumento ai Caduti, per i saluti e la deposizione della tradizionale corona. Si formerà il corteo accompagnato dalla Banda “Amici della Musica” di Tamai per raggiungere la chiesa di san Tomaso apostolo, dove la santa Messa sarà celebrata dal vescovo emerito di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto. Alle 12.30 si raggiungerà il Castello per il pranzo comunitario su prenotazione curato dalla Pro Loco Castello Caneva (funzioneranno delle navette per salire e scendere dal colle). Saranno a Caneva anche domani i 66 partecipanti ai due progetti “Stage culturale per giovani discendenti di corregionali” (giovani 18-35 anni) e “Ri-Scoprire il Friuli” (adulti/anziani e bambini) finanziati dalla Regione Fvg e dedicati ai corregionali che dall’Estero tornano in Italia per scoprire la terra di origine dei propri avi. Infine, lunedì, dopo due settimane in visita a vari centri regionali, gli ospiti vivranno il momento conclusivo del loro tour dalle 18.30 a palazzo Montereale Mantica, in corso Vittorio Emanuele II, a Pordenone, nella cerimonia patrocinata dalla Camera di Commercio di Pordenone e Udine. Il giorno dopo le partenze verso i luoghi d’origine (Argentina, Uruguay, Brasile, Stati Uniti, Canada e Romania).

Due immagini della sala gremita.

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In copertina, il vicesindaco di Pordenone Eligio Grizzo consegna il Premio ad Argel Rigo.

(video con interviste a questo link https://we.tl/t-Mp0guu2PiK)

L’addio a Ruffino ex parlamentare ed esponente Anpi

di Giuseppe Longo

Nuovo grave lutto per la politica del Friuli Venezia Giulia. A causa di una malattia, rivelatasi purtroppo senza speranze, si è spento prematuramente all’età di 67 anni l’onorevole Elvio Ruffino, figura storica della Sinistra friulana, ex parlamentare, presidente del Consiglio comunale di Udine e autorevole componente dell’ufficio di presidenza dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, nel comitato provinciale udinese.

“A nome della Regione esprimo il più vivo cordoglio per la prematura scomparsa di Elvio Ruffino. L’intera Amministrazione regionale è vicina alla famiglia in questo momento di dolore”, ha affermato il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, alla notizia della morte dell’ex parlamentare udinese, interpretando i sentimenti del mondo politico regionale.

Elvio Ruffino era nato nel 1951 a Passons, frazione di Pasian di Prato a due passi da Udine, e all’ideologia della sinistra si era accostato fin da giovanissimo. Proprio nelle file del Pds e quindi dei Ds, le forze politiche che raccolsero l’eredità del vecchio Partito comunista italiano, venne eletto deputato negli anni Novanta nell’Assemblea di Montecitorio. Ma ebbe incarichi di prestigio anche a livello regionale, tanto da essere eletto segretario Fvg del Pds e quindi consigliere alla Provincia di Udine. E come si è detto fu esponente di spicco anche nell’Assemblea civica di palazzo D’Aronco, nell’ambito della quale rivestì appunto il ruolo di presidente del Consiglio.

Ma, oltre ai suoi importanti ruoli politici, Elvio Ruffino si è molto dedicato all’Associazione nazionale partigiani d’Italia nell’ambito del Comitato provinciale di Udine, dove il suo competente apporto era sempre molto apprezzato.

Un nuovo grave lutto, dunque, per la politica friulana che nel corso del 2018 è stata privata di autorevoli esponenti che segnarono la storia della nostra regione, soprattutto dopo il terremoto del 1976. Sono scomparsi, infatti, gli ex senatori Mario Toros, Giuseppe Tonutti ed Ettore Romoli – che peraltro era stato appena eletto nel Consiglio regionale divenendone presidente -, e l’onorevole Maria Piccoli, figura di spicco dell’agricoltura regionale che gravita attorno al mondo cattolico della Coldiretti. Per non dire di Giuseppe Zamberletti che, pur non essendo friulano, era ormai considerato come uno dei “nostri” per quanto da lui fatto in qualità di commissario straordinario del governo per la ricostruzione del Friuli. E la riconoscenza della nostra gente gli è stata rinnovata l’altra sera, nel duomo di Gemona – “capitale del terremoto” -, in occasione della messa di suffragio celebrata nel trigesimo della scomparsa.

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In copertina, una foto di Elvio Ruffino quando era parlamentare.

 

“La Bibie”, nuova edizione nel ricordo di Placereani e Bellina

di Giuseppe Longo

Le figure di indimenticabili sacerdoti del nostro Friuli, dall’animo fiero, battagliero, friulanista e quindi autonomista, con il nobile intento di valorizzare l’identità del popolo della “Piccola Patria” – che ha le sue radici nella basilica patriarcale di Aquileia e nello storico Parlamento del castello di Udine -, vale a dire Francesco Placereani (Pre Checo Placerean) e Antonio Bellina (Pre Toni Beline), riemergeranno nitidamente questo pomeriggio, 1 febbraio, nel capoluogo del Friuli dove è in programma un evento di grande spessore religioso, storico e culturale: la presentazione della nuova edizione della Bibbia in lingua friulana – La Bibie” – che ebbe i suoi autori proprio nei due preti scomparsi ormai da molti anni, fatto peraltro singolare entrambi alla stessa età, praticamente 66 anni, per pochi mesi di differenza l’uno dall’altro. Pre Checo, infatti, nato a Montenars, piccolo paese sopra Artegna, nel 1920 morì a Udine nel 1986 e Pre Toni, venuto alla luce a Venzone nel 1941 si spense a Basagliapenta, frazione di Basiliano sulla Pontebbana, di cui era parroco, nel 2007.

Sarà il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, che è anche arcivescovo metropolita di Perugia e Città della Pieve (particolare interessante: fu ordinato prete nel 1966 dal cardinale Ermenegildo Florit, di Fagagna, allora a capo dell’Arcidiocesi di Firenze), a presentare la riedizione della “Bibie” nel corso di un incontro che si terrà dunque oggi, alle 17.30, nella sala del centro culturale Paolino d’Aquileia in via Treppo. Ad aprire l’incontro sarà l’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato; seguiranno i saluti istituzionali del presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e del sindaco Pietro Fontanini. Quindi, prenderanno la parola il cardinale Bassetti e il segretario dell’Istituto Pio Paschini, Gabriele Zanello. Coordinerà i lavori il presidente dell’Istituto stesso, Cesare Scalon. La presentazione del volume sarà intervallata dagli intermezzi musicali del coro Juvenes Harmoniae e dalla lettura di brani del “Libro dei Libri” a cura di Cristina Di Gleria. La riedizione è stata curata dall’Arcidiocesi di Udine e appunto dall‘Istituto Pio Paschini per la Storia della Chiesa in Friuli, con il patrocinio della Società Filologica Friulana.

Tornando a don Placereani e a don Bellina, ricordiamo che fu il primo a dare avvio, dopo il terremoto del 1976 che sconvolse il Friuli, al monumentale lavoro di traduzione della Bibbia in friulano, dopo aver “girato” nella lingua del Friuli il Messale Romano, promulgato dopo il Concilio inaugurato da Giovanni XXIII e portato avanti fino alla sua conclusione da Paolo VI. Ma Pre Checo non riuscì ad andare oltre i primi capitoli, tanto che il grande lavoro fu realizzato pressoché totalmente e portato a termine proprio da Pre Toni. La traduzione fu autorizzata ufficialmente dalla Cei per favorirne la diffusione nella lingua del popolo, recependo appunto le “aperture” del Vaticano II.
Poiché tutte le copie erano andate esaurite, a vent’anni dalla prima edizione (1997), edita anche allora dall’Istituto Paschini, si è valutata dunque l’opportunità di provvedere a una ristampa: pertanto, il coordinamento è stato affidato a Gabriele Zanello, mentre don Romano Michelotti si è occupato dell’aggiornamento della grafia friulana.

Don Francesco Placereani.

Don Antonio Bellina.

La decisione di tradurre la Bibbia in friulano era nata “da una scelta pastorale che è anche di tipo sociale, prima ancora che culturale: non si trattava – scriveva Francesco Lamendola in un ampio articolo dell’ottobre 2017, pubblicato su Nuova Italia Accademia Adriatica di Filosofia –  solo di portare la Bibbia più vicino al popolo cristiano, ma anche di far sentire la Chiesa più vicina alla gente. La motivazione autonomista si intrecciava, dunque, con quella pastorale e teologica ‘progressista’”. “Naturalmente, – aggiunge Lamendola – la traduzione della Bibbia in friulano era e rimane anche un importante evento culturale e ha recato un contributo notevole alla coscienza di sé del popolo friulano, della bellezza e dignità, anche letteraria, della sua lingua, la ‘marilenghe’”.

Il castello di Udine (qui si riuniva il Parlamento) da piazza Libertà.

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In copertina, la basilica di Aquileia.

(Foto da Wikipedia)

Una nuova piazza di Trieste ricorderà il sacrificio a Mostar di Luchetta, Ota e D’Angelo

(g.l.) A Trieste, nello slargo esistente tra Sala Tripcovich e Silos, nei pressi della stazione ferroviaria, sono in corso importanti interventi di riqualificazione. Ebbene questa nuova area, che continua piazza Libertà nota per il monumento dedicato alla imperatrice Elisabetta d’Austria (Sissi), sarà intitolata alle tre vittime di Mostar, i giornalisti Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo. Lo ha annunciato il sindaco Roberto Dipiazza nel corso della cerimonia commemorativa ospitata l’altra mattina nella solenne sala consiliare del municipio.

Sono trascorsi, infatti, venticinque anni dalla tragedia avvenuta nella città della Bosnia, famosa per il caratteristico ponte sul fiume che l’attraversa, nella quale persero la vita i tre operatori dell’informazione della Rai, tutti triestini, colpiti da una granata mentre stavano realizzando uno speciale per il Tg1 sui bambini vittime della guerra che allora stava insanguinando i Balcani.

I giornalisti Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo uccisi a Mostar.

Accanto ai familiari, alla commemorazione tenutasi nel palazzo di piazza Unità d’Italia erano presenti anche l’assessore regionale Pierpaolo Roberti, che ha portato il saluto del governatore Massimiliano Fedriga, il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti, l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, il direttore della Tgr Rai, Alessandro Casarin, il presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti Cristiano Degano e il presidente dell’Assostampa Fvg Carlo Muscatello. Gli interventi sono stati presentati e coordinati da Giovanni Marzini che alla emittente di Stato lavorava fianco a fianco con i tre colleghi morti a Mostar. Il giornalista è anche segretario del Premio Luchetta, importante riconoscimento che fu promosso nel 2003 dalla Fondazione Luchetta, Ota, D’Angelo, Hrovatin per i bambini vittime della guerra, fondata nel 1994.

La lapide che li ricorda in corso Italia.


“Non ho conosciuto di persona Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo, se non attraverso le cronache, così come non ho conosciuto Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ma so che sono tutte persone che ci hanno lasciato il bene della Rai, bene che dobbiamo custodire gelosamente”, ha detto Salini. “Dobbiamo avere rispetto per la Rai. Grazie a queste vittime che hanno sacrificato la loro vita, la Rai oggi può dirsi migliore – ha aggiunto l’ad – La Rai sta provando a cambiare, a migliorare, non sarà facile ma sono sicuro che ognuno si impegnerà al massimo”.

“E’ doveroso ricordare Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo attraverso cerimonie ufficiali, come quella di oggi. Ma l’omaggio migliore è offrire sostegno 365 giorni all’anno alla Fondazione benefica, che si occupa di bambini, nata nel nome e nella memoria dei tre giornalisti uccisi a Mostar”, ha detto l’assessore Roberti. Il quale ha osservato come fare il giornalista sia una responsabilità enorme, quella di raccontare i fatti. E quello che è accaduto 25 anni fa dimostra quanto si debba grande rispetto a chi ha scelto di fare questo mestiere, fino al punto di recarsi in zona di guerra e perdere la vita.  Riferendosi poi alla Fondazione che porta il nome dei tre giornalisti uccisi, Roberti ne ha lodato l’attività, parlando di una realtà che da amministratore pubblico ha avuto l’onore di conoscere. “E’ stato un vero piacere – ha evidenziato – vedere il sorriso sui volti dei tanti bambini aiutati ed accuditi dai volontari della Fondazione”.

Nel pomeriggio, nel Salone degli Incanti (ex Pescheria), sulle Rive, a margine della Mostra “Un secolo di storia di cento primavere”, è seguito l’incontro “Ricordando Marco, 25 anni dopo”. L’evento ha visto alternarsi sul palco amici e colleghi di Marco Luchetta, giornalisti e personaggi dello sport, rappresentanti delle istituzioni e quanti hanno lavorato e vissuto al suo fianco per ricordare i suoi mille volti: irrequieto studente, giocatore di volley, giornalista, conduttore televisivo, uomo di spettacolo, calciatore amatoriale e forse (prima di tutto) grande tifoso della Triestina.

Gremita la sala consiliare nel palazzo municipale di Trieste.

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In copertina, parla l’assessore Roberti durante la commemorazione.

 

Addio a Zamberletti: il Friuli rinato dal sisma gli è grato

di Giuseppe Longo

Dopo Antonio Comelli, il Friuli ha perso un altro grande fautore e protagonista, anzi l’uomo-chiave, della rinascita post-sismica. Infatti, se lo storico leader della Regione Fvg morto nel 1998 – l’ultima commemorazione nel ventesimo anniversario della scomparsa era avvenuta a Nimis, suo paese natale, a fine novembre – è ricordato come il “Presidente della Ricostruzione”, Giuseppe Zamberletti, nonostante fossero passati quasi 43 anni dal terremoto, godeva ancora di immutata riconoscenza, così tanto che a ogni suo ritorno per qualche pubblica cerimonia nei paesi sconvolti in quella terribile sera del 6 maggio 1976, e poi nelle repliche di settembre, era accolto con sincere e calorose attestazioni di simpatia e affetto. Perché di Zamberletti si ricordano ancora con gratitudine, e si indicano come esempio, i tratti della vera politica: saggezza, onestà, concretezza, lungimiranza.

La notizia della sua morte, rapidamente diffusasi ieri mattina, è stata accolta da tutti con dolore,  perché in questo modo il Friuli ha perso un vero, grande amico, che accompagnò passo dopo passo il suo cammino prima per l’uscita dall’emergenza e poi per avviare e seguire la riedificazione di tutto ciò che il sisma aveva cancellato, innestando nel contempo una grande stagione di sviluppo che ha dotato la regione di infrastrutture e servizi – l’autostrada Alpe Adria, il raddoppio della ferrovia Pontebbana, l’istituzione dell’Università di Udine –  che ci hanno dato una dimensione moderna e progredita, ponendoci al centro dell’Europa. E i sentimenti della popolazione del Friuli che ricorda, come me, nitidamente le giornate dell’emergenza e della rinascita sono stati efficacemente tratteggiati dal governatore della Regione Massimiliano Fedriga e dal vice Riccardo Riccardi, che ha anche la delega alla Protezione civile.

L’onorevole Zamberletti – spentosi sabato sera a 85 anni, per l’aggravarsi di una malattia che l’aveva colpito tempo addietro, e domattina nella sua Varese riceverà l’ultimo saluto-  era stato nominato, poco più che quarantenne, dal presidente della Repubblica Sandro Pertini commissario straordinario per la ricostruzione del Friuli terremotato con il compito di affiancare la Regione, guidata appunto dal presidente Comelli, nel complesso e impegnativo progetto di rinascita. Un incarico che assicurava prima di tutto un filo diretto tra il Friuli e Roma, un canale di comunicazione efficacemente sostenuto anche da tre parlamentari del tempo – Mario Toros, Giuseppe Tonutti e Maria Santa Piccoli – che ci hanno lasciato nel volgere di pochi mesi proprio nell’anno appena concluso. Un dialogo costruttivo con la Capitale, dove primo interlocutore fu Aldo Moro, il quale disse proprio a Toros, convocato a palazzo Chigi l’indomani del sisma: “Dobbiamo fare subito una legge per la ricostruzione e lo sviluppo del Friuli”. Perché Moro – l’ho sentito raccontare proprio da Comelli  e l’ho rievocato già nel giugno scorso, al momento della morte dell’ex senatore e ministro – aveva un’attenzione particolare per la nostra terra.  “Mi ricorda – diceva – la gente delle Puglie, della mia Maglie: laboriosa, seria, sobria, tenace”.
E in quell’incontro nella immediata emergenza si posero le basi per ripartire. Non solo attraverso la erogazione di finanziamenti adeguati per assicurare ricostruzione e sviluppo, ma anche con la possibilità, mai sperimentata prima, di delegare ai sindaci – nominati funzionari delegati – la gestione in prima persona delle incombenze burocratiche così da semplificare non poco le pratiche e accelerare i tempi per la rinascita. E in appena dieci anni – lo ricordavo proprio in occasione della commemorazione di Antonio Comelli, nella mia Nimis – la riedificazione di quanto era stato distrutto, privato e pubblico, era per larga parte completato.

Ma Zamberletti sarà ricordato anche come “padre” della Protezione civile. Un servizio di prevenzione in caso di calamità naturali importanti, come appunto il terremoto, che non esisteva né in Friuli né tantomeno altrove, così come lo intendiamo oggi. Proprio qui infatti nacque dopo il sisma, appunto grazie alla felice intuizione del commissario straordinario, la Protezione civile che poi si è via via diffusa in tutt’Italia. “Oggi la Protezione civile non perde solo il suo fondatore ma anche un amico, un maestro, una guida. Questo è stato in questi anni per tutti noi e per i tanti volontari italiani”, ha detto il suo capo, Angelo Borrelli, ricordando con gratitudine Zamberletti. Il quale, eletto deputato nel 1968, fu a lungo parlamentare in rappresentanza della Democrazia Cristiana. Ma, forte dell’esperienza maturata proprio in Friuli, fu nominato commissario straordinario anche in occasione dei terremoti che colpirono l’Italia meridionale a cominciare da quello della Campania, nel 1980, divenendo un anno dopo ministro per il coordinamento della Protezione civile.

“La nostra regione – ha detto il governatore Fedrigasa apprezzare chi le fa del bene e non dimentica, tributando un saluto composto quanto sincero e riconoscente”. Io non ho avuto la possibilità, o meglio la fortuna, di conoscere Giuseppe Zamberletti personalmente, ma ricordo benissimo quella fredda giornata in cui per la prima volta arrivò a Nimis, accompagnato dal presidente Comelli e dal prefetto Spaziante – come testimoniano le fotografie scattate dal bravo Bruno Fabretti, oggi 95enne -, per prendere visione, ragguagliato dal sindaco Giovanni Mattiuzza, di come procedeva l’allestimento dei prefabbricati che sarebbero stati necessari per lasciare gli alloggi di fortuna e le roulotte inviate dalla massiccia solidarietà. Per cui credo di interpretare appieno i sentimenti della popolazione friulana, a cominciare ovviamente da quella che visse in prima persona l’esperienza del terremoto, se dico: “Grazie, onorevole Zamberletti!”.

Due momenti della visita a Nimis dell’onorevole Zamberletti.

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In copertina, Zamberletti con Comelli, Mattiuzza e Spaziante a Nimis nell’inverno dopo il sisma.

 

 

MANOVRA – PITTONI (LEGA), CANCELLATO DECLASSAMENTO UFFICIO SCOLASTICO FVG

«Abbiamo cancellato il declassamento dell’Ufficio scolastico del Friuli-Venezia Giulia».

Lo annuncia, non senza soddisfazione, il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura al Senato nonché presidente della Lega FVG, che della lotta per salvare l’Ufficio scolastico aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia.

«La norma – spiega Pittoni – è nella legge di Bilancio approvata a palazzo Madama, che non potrà subire correzioni nell’ultimo passaggio alla Camera. Ringrazio Matteo Salvini e Massimiliano Fedriga che mi hanno fornito gli strumenti per centrare un risultato che consentirà di fermare la deriva di cui è vittima la struttura scolastica regionale da quando nel 2012 fu votata la spending review. L’Ufficio scolastico è ormai ridotto a una scatola vuota, che richiede d’urgenza una robusta iniezione di risorse umane ed economiche (non a caso gli ultimi due direttori sono letteralmente scappati). Altrimenti diverrà impossibile conservare il primato di diplomati e laureati tra i migliori del Paese, come attestano le indagini internazionali. In Friuli Venezia Giulia sono ben quattro le lingue riconosciute come ufficiali: italiano, friulano, sloveno e tedesco. Una regione con una così alta varietà linguistica non può essere governata con il pieno raggiungimento delle finalità istituzionali da un ufficio scolastico che non sia retto da un direttore generale che possiede i necessari poteri amministrativi per consentire – conclude Pittoni – il regolare funzionamento dell’intero sistema».

“L’ultima Provincia”: a San Vito di Fagagna il libro della Sialino 

Dopo il debutto nella sua sede naturale – il meraviglioso salone del Quaglio di palazzo Belgrado, a Udine – per il volume di Raffaella Sialino “L’ultima Provincia – Storia politica a Nordest” ecco una presentazione tra le mura di casa. Per il libro, che ha già suscitato grande interesse, si apriranno infatti le porte del palazzo municipale di San Vito di Fagagna.  L’appuntamento è fissato per sabato 20 ottobre, alle 17.45, e avrà un ospite d’eccezione: il presidente della Giunta regionale (o governatore come si preferisce dire oggi)  Massimiliano Fedriga. 

L’autrice Raffaella Sialino e nella foto seguente il governatore Massimiliano Fedriga.

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I lavori, moderati dal giornalista Giuseppe Longo, saranno aperti dal saluto del sindaco del Comune collinare,  Michele Fabbro, cui seguirà la presentazione dell’opera – pubblicata da Aviani & Aviani Editore – da parte della stessa autrice. Quindi l’atteso intervento del presidente Fedriga che non mancherà di fare  riferimento a questi primi mesi della nuova amministrazione regionale da lui guidata, segnatamente soprattutto al destino delle diciotto Unità territoriali intercomunali che hanno preso il posto delle quattro Province soppresse dalla riforma regionale approvata nel 2014 e che ha privato il Friuli Venezia Giulia – unica regione in Italia – dei suoi enti intermedi. È poi annunciato anche l’intervento dell’ex sindaco di Forgaria, Pierluigi Molinaro.
Una nuova occasione, dunque, per riflettere sulla riforma che ha ridisegnato l’assetto istituzionale Fvg, suscitando polemiche a non finire e addirittura ricorsi davanti al Tribunale amministrativo regionale per cercare di fermare la norma, la quale però è andata avanti portando appunto al taglio delle Province e alla nascita delle Uti.
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In copertina, il palazzo Belgrado a Udine (ex sede della Provincia Udinese).

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Tarcento, alloggi comunali in vendita. Prisciano (FDI) non ci sta

Abbiamo intervistato il consigliere comunale di Tarcento – e capogruppo di FDI in comune – Riccardo Prisciano che in merito alla questione riguardante la alienazione degli immobili di proprietà comunale – sollevata dal Sindaco Mauro Steccati ed avvallata dall’assessore Fasone – ha dichiarato :

“A Tarcento il Sindaco Steccati vuole vendere 10 appartamenti comunali…
forse per trovare i soldi per costruire l’Autostazione in Piazza Libertà (che la maggioranza dei cittadino Tarcento non vuole veder costruita) ?
In tutta Italia, i Sindaci cercano di far fronte all’emergenza abitativa, mentre a Tarcento abbiamo l’unico Sindaco che vende gli appartamenti comunali – perché a suo dire rappresentano un costo continuo per il Comune-.   Io non ho parole !
È questo il modo di fare politica e di volere il bene del proprio territorio e venire incontro alle esigenze dei nostri concittadini più disagiati ?
Quegli appartamenti vadano ai tarcentini in difficoltà, che sono tanti.

Perché non si sono messi a disposizione questi alloggi comunali per fare fronte alle frequenti emergenze causate ad esempio dai dissesti idrogeologici nel nostro comprensorio , anziché come è avvenuto perseguire i concittadini in difficoltà ?
L’emergenza abitativa deve essere uno dei primi obbiettivi da risolvere per chi fa politica ed ha a cuore i propri concittadini.   I costi ?   Non siamo mica un’azienda !
Ci sono cose che hanno un valore non quantificabile economicamente, ma solo moralmente ed eticamente.”

Come sottolinea Prisciano “Queste le considerazioni che hanno portato in Consiglio Comunale di Tarcento – svoltosi il 30 luglio scorso – Fratelli d’Italia a votare contro questa scelta scellerata della Giunta”.

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in copertina il consigliere comunale di Tarcento – e capogruppo di FDI in comune – Riccardo Prisciano.
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a seguire Prisciano con l’attuale Governatore della regione FVG  Massimiliano Fedriga in occasione delle ultime elezioni.
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