E tre! A Udine torna “Open Dialogues” e il Fvg si ritrova al centro dei nuovi scenari geopolitici e degli impatti socioeconomici

È di nuovo il momento di “Open Dialogues for the Future”. Udine torna al centro del dibattito sugli scenari geopolitici internazionali e sui loro impatti socioeconomici. È stata, infatti, presentata ieri la nuova edizione del forum voluto dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine in collaborazione con The European House-Ambrosetti e con la direzione scientifica di Federico Rampini: dopo il successo delle prime due edizioni, nel 2023 e nel 2024, e l’anteprima milanese dello scorso dicembre alla presenza dell’ambasciatrice italiana a Washington Mariangela Zappia, l’evento è pronto ad “andare in scena” giovedì 6 e venerdì 7 marzo prossimi, confermandosi piattaforma di confronto che coinvolge esperti, accademici, leader d’impresa e responsabili istituzionali.


Alla conferenza stampa di lancio sono intervenuti, ospiti in regione dell’assessore alle attività produttive Sergio Emidio Bini, il presidente della Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo, in videocollegamento da New York il direttore Rampini e Filippo Malinverno di The European House-Ambrosetti, in qualità di coordinatore del programma del forum. Ad aprire i lavori, i saluti dei partner: il vicesindaco di Udine Alessandro Venanzi, il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini e il prorettore vicario dell’Università di Udine, Andrea Cafarelli. «Il futuro nasce dalla conoscenza e, in tempi particolarmente complessi e di veloce cambiamento come quelli nei quali viviamo, che ci impongono una riflessione concreta e un approfondimento costante rispetto alle dinamiche della geopolitica e della geoeconomia del nostro pianeta, Open dialogues for the future ci fornisce importanti possibilità di confronto. Si configura come un utile e attuale strumento di orientamento, una bussola per la navigazione in una dimensione sociale ed economica che ha un impatto sulla vita di tutti i cittadini, delle istituzioni e della realtà imprenditoriale. Per questo la Regione Friuli Venezia Giulia sostiene questa intensa due-giorni con esperti, accademici, leader di impresa e responsabili istituzionali», ha osservato Bini che ha portato l’adesione della Giunta guidata da Massimiliano Fedriga.
Se il 2024 è stato un anno di grandi elezioni, il 2025 si presenta a sua volta come cruciale per la “messa a terra” dei programmi elettorali, in particolare – ma non solo – di quegli Stati Uniti che proprio a inizio 2025 hanno visto l’insediamento del nuovo governo Trump. Un fatto già di per sé in grado di incidere in modo significativo sulla situazione internazionale e specialmente sui tanti fronti caldi aperti, a partire dal perdurante conflitto in Ucraina fino al più recente e profondamente incerto fronte in Medio Oriente. Non solo: si pensi all’emergere di nuove alleanze e strategie commerciali e alle chiusure (spesso brusche) di rotte e relazioni che apparivano consolidate da decenni, alle nuove potenze economiche che si affacciano sulla scena o ancora a una Germania, storico punto fermo, oggi in difficoltà sulla scia dell’esposizione verso la Cina, e alle conseguenze che si ripercuotono sull’economia italiana e del Fvg in particolare.
Come nelle scorse edizioni, il collegamento con la realtà istituzionale e imprenditoriale locale sarà centrale. Il sistema-regione è infatti da sempre vocato all’export e all’innovazione per competere sui mercati internazionali e in particolare su quegli Stati Uniti che saranno oggetto di un approfondimento specifico, in quanto mercato su cui il Friuli Venezia Giulia sta puntando in questi anni. E la Regione Fvg è infatti uno dei partner di Open Dialogues: assieme a essa, a sostenere il forum della Cciaa Pn-Ud ci sono Comune di Udine e Fondazione Friuli, unite al patrocinio di Unioncamere e del Ministero delle imprese e del Made in Italy. Quest’anno, Odff vede anche la partecipazione dell’Università di Udine.
GLI INTERVENTI – «Si consolida con il 2025 il nostro Open Dialogues, contando anche sul supporto di Regione Fvg, Comune di Udine e Fondazione Friuli, che assieme alla partecipazione dell’Università ci garantiscono una condivisione istituzionale davvero importante: grazie a questa collaborazione, offriremo tutti insieme un evento partecipato e diffuso nel cuore della città di Udine, storicamente crocevia di popoli e culture e con una spiccata apertura verso tutto il mondo. Un luogo ideale per un confronto a più voci tra autorevoli esperti internazionali, analisti e imprenditori, utile ad aiutare tutti noi a leggere e interpretare meglio questa complessa realtà geopolitica e geo-economica globale in cui siamo immersi, con le nostre imprese, le nostre economie e più in generale con le nostre vite», ha affermato Giovanni Da Pozzo, presidente Camera di Commercio Pordenone-Udine.


«L’America di Trump sorprende, sconcerta, spaventa molti europei. La Germania apre un nuovo capitolo politico e di governo. Due conflitti rimangono aperti alle porte dell’Europa. L’uscita della Cina dalla sua crisi rimane incerta. Il Forum Open Dialogues for the future è l’appuntamento ideale per diradare il polverone, uscire dalla modalità del panico permanente, andare in profondità. Il mondo delle imprese, in particolare, ha bisogno di uno sguardo lucido e nervi saldi, per affrontare il nuovo scenario», gli ha fatto eco da New York Federico Rampini.
«In tre anni di attività siamo riusciti, grazie al costante e importante lavoro di tutti i partner dell’iniziativa, a consolidare Open Dialogues come la principale piattaforma in Italia per l’analisi delle dinamiche geoeconomiche e geopolitiche, garantendo un solido legame con il territorio del Friuli-Venezia Giulia e il suo tessuto produttivo, fortemente votato all’export e quindi esposto a shock esogeni di portata storica. Il programma della terza edizione, di alto livello e intensità, ci guiderà ancora una volta in un’analisi approfondita dello scenario globale odierno, sempre più ricco di sfide ma anche di opportunità», ha poi osservato Filippo Malinverno.
«Siamo felici di essere partner di questa iniziativa insolita, insolita perché ci permette di guardare al mondo e proietta la nostra città in uno scenario più ampio. Grazie a tutti i partner: non è scontato riuscire a costruire una collaborazione così ramificata ed è bello essere seduti insieme al tavolo», ha detto invece- Alessandro Venanzi, vicesindaco di Udine, portando il saluto del primo cittadino Felice De Toni.
«A questa iniziativa ci siamo affezionati da subito e si è rivelata immediatamente eccezionale per gli addetti ai lavori, ma è risultata attrattiva per un pubblico più ampio. Sul tema della geopolitica tutti i noi, imprese e cittadini, dobbiamo imparare ad accorciare le distanze, perché la velocità delle ricadute è oggi estrema, ricadute che ci troviamo nei bilanci delle nostre aziende e nelle famiglie. Dunque questa iniziativa ha anche un importante valore sociale», ha quindi sottolineato Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli. Gli ha fatto seguito Andrea Cafarelli, prorettore Università di Udine: «Abbiamo accolto senza esitazione la chiamata alla collaborazione del presidente Da Pozzo per Odff, che affronta temi di frontiera di grande attualità. Un’iniziativa che ha già fatto il suo rodaggio e si proietta nel futuro come evento stabile e di grande importanza nel suo rivolgersi in particolare ai giovani e soprattutto agli studenti, che coinvolgeremo direttamente».
Infine, la Regione Fvg. «Il programma di Open Dialogues è strategico e non solo per le imprese e questo territorio. Il Fvg è crocevia d’Europa e regione votata all’export, Germania e Usa in primis, su cui continueremo a puntare per lo sviluppo della nostra economia. Personalmente, pur essendo un europeista convinto, sono anche critico nei confronti delle non-politiche industriali che l’Europa sta mettendo in piedi. Quello che mi preoccupa è una certa timidezza da parte dei vertici europei ad affrontare seriamente temi della competitività del continente, che influenzano fortemente il nostro Paese. Sarà dunque interessante ascoltare i dibattiti che Open Dialogues propone, perché ci portano al centro degli eventi in cui tutti siamo coinvolti in prima persona», ha affermato l’assessore alle attività produttive, Sergio Emidio Bini.

LA STRUTTURA – “Open Dialogues for The Future” si articola su due giornate suddivise ciascuna in due moduli (mattina e pomeriggio), ognuno in una sede diversa, sempre nel centro città, con più panel costruiti a seconda dei temi trattati. Il primo giorno è dedicato ad introdurre “il mondo che cambia: scenario geopolitico fra due guerre e tre continenti”, mentre in pomeriggio lo scenario geo-economico sarà al centro dei dibattiti, concentrandosi anche in particolare sulla situazione di Italia, Francia e Germania e con un videocollegamento con l’ex direttore della Cia David Petreus. La seconda mattinata sarà concentrata a comprendere meglio gli Stati Uniti, fra strategie internazionali e dinamiche interne della superpotenza americana, con un focus sui rapporti economici tra Nord America e Friuli Venezia Giulia, mentre il pomeriggio conclusivo sarà come sempre dedicato ai giovani, con un dibattito che porrà al centro le opportunità date dall’innovazione e dall’iniziativa imprenditoriale.

I LUOGHI – Oltre alla sede della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, la terza edizione si apre nuovamente agli attori della vita economica e sociale della città, grazie alla collaborazione dei partner istituzionali. Pertanto, per il 2025, il sipario si alzerà giovedì 6 mattina nella Chiesa di san Francesco, attigua alla sede camerale, e quindi il forum proseguirà giovedì 6 pomeriggio nella sede storica della Fondazione Friuli. La mattina della seconda giornata si terrà invece proprio in Cciaa, in sala Valduga (piazza Venerio), mentre l’evento conclusivo del venerdì 7 pomeriggio sarà a poca distanza, all’Auditorium Sgorlon dell’Università di Udine, in via Margreth.

I panel di Open Dialogues for The Future saranno a ingresso libero su prenotazione, che andrà effettuata tramite modulo online dal sito www.opendialogues.eu, sito ufficiale della manifestazione, dove sarà disponibile il programma aggiornato in tempo reale e da dove si potranno anche vedere in streaming le dirette dei dibattiti.
È possibile seguire l’evento sui social network attraverso l’hashtag dedicato #Odff2025 e sui seguenti canali:
Camera di Commercio di Pordenone-Udine: UP! Economia – YouTube, Instagram, Facebook, e LinkedIn
The European House-Ambrosetti: X e LinkedIn

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In copertina, il presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine Giovanni Da Pozzo con l’assessore regionale Sergio Emidio Bini e in collegamento il direttore scientifico Federico Rampini; all’interno, tutti i partecipanti alla presentazione di “Open Dialogues”, il saluto del leader camerale e altre due immagini dell’incontro.

A Milano l’anteprima di Open Dialogues: il programma della due giorni  a Udine in marzo dopo il via alla nuova era Trump

Dopo due edizioni di successo, nel 2023 e nel 2024, che hanno visto ogni anno il tutto esaurito in termini di presenze nelle sedi udinesi che l’hanno ospitato, tra imprenditori, accademici, giovani studenti e cittadini, Open Dialogues for the Future tornerà per un terzo appuntamento giovedì 6 e venerdì 7 marzo. La nuova edizione del forum, ideato dalla Camera di Commercio Pordenone Udine e realizzato con la collaborazione di The European House – Ambrosetti e la direzione scientifica di Federico Rampini, è stata presentata ieri in anteprima a Milano, in una affollata Sala Parlamentino di Palazzo Giureconsulti (sede della Cciaa Milano MonzaBrianza Lodi), con uno speciale approfondimento sugli Stati Uniti e i nuovi equilibri internazionali a cura di Rampini stesso, preceduto dall’intervento dell’ambasciatrice italiana negli Usa Mariangela Zappia. Con loro, ospiti del presidente camerale e di PromosItalia Giovanni Da Pozzo – che ha illustrato la nuova edizione di Odff, nei cui dettagli sono entrati il responsabile del programma, Filippo Malinverno di Ambrosetti –, il “padrone di casa”, presidente camerale Carlo Sangalli, nonché i rappresentanti della rete di istituzioni del Friuli Venezia Giulia che collaborano alla realizzazione dell’evento e lo sostengono: il rettore dell’Università di Udine Roberto Pinton, il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini, nonché l’assessore regionale alle attività produttive e turismo Sergio Emidio Bini, cui è spettato il compito di trarre le conclusioni della mattinata milanese. Con Zappia e Rampini, il tema Usa è stato analizzato anche dal presidente del Niaf (The National italian american foundation) Robert Allegrini e dal consigliere delegato dell’American Chamber of Commerce Simone Crolla.

Giovanni Da Pozzo

Il presidente Da Pozzo – «Dopo oltre 10 anni di Friuli Future Forum, con la pandemia abbiamo percepito che i temi geoeconomici e geopolitici erano fondamentali anche per una regione piccola come la nostra – ha detto il presidente Cciaa Pn-Ud, Da Pozzo –. Abbiamo pensato che il Fvg potesse essere un punto di riferimento per trattare queste tematiche. La nostra è l’unica regione italiana che ha due confini, con influenze mitteleuropee e balcaniche, è un territorio in cui si parlano tre lingue, è una regione con una elevata capacità di export e le nostre imprese sono presenti in tutto il mondo con grandi capacità di relazione. Speriamo con il nostro forum di contribuire alla riflessione su ciò che accade nel mondo e sono sicuro che Udine diventerà centrale per queste tematiche, grazie anche ai tanti esperti che arrivano per Open Dialogues coordinati da Federico Rampini».

L’ambasciatrice Zappia – La diplomatica ha, poi, spiegato che dalla sua posizione «si vede non solo la geopolitica in senso ampio, ma anche quella giocata dai nostri territori. L’esempio che dà il Fvg è virtuoso e mi auguro che anche altre regioni italiane possano seguirlo. La geopolitica influenza nei due sensi – ha aggiunto –: è necessario anche a chi lavora sui territori conoscerla e conoscere i rischi, gli allineamenti o i disallineamenti. Ed è importante portare le realtà territoriali in contesti importanti come quello degli Stati Uniti. Da quattro anni sono a Washington e questa regione si è presentata negli Usa costantemente e in modo coerente, portando il sistema produttivo e universitario, e creando continue occasioni di partenariato, quindi costruendo un percorso concreto di relazioni». Alla domanda su cosa succederà negli States con l’amministrazione Trump, l’ambasciatrice ha risposto che «bisogna sempre partire dalla situazione di fatto. In tanti anni del mio incarico non ho mai visto una relazione così forte come quella che esiste ora fra Italia e Usa. Biden dice sempre che gli piacerebbe fare l’ambasciatore in Italia, finito il suo mandato, e che tra i nostri due Paesi ci sosteniamo sempre, siamo uniti, “We are a pack”. Questo dato di fatto ritengo non svanirà con la prossima amministrazione e soprattutto considerando che le relazioni esistenti sono forti in settori chiave, innovativi e digitali, che individuano un futuro di supporto e collaborazione reciproca sicuri». La cosa che dobbiamo fare «e stiamo già facendo è subito entrare in relazione con la nuova amministrazione e, come Europa, sostenere i nostri settori. Il nostro interesse è dialogare con la nuova amministrazione con una posizione europea che possa difendere gli interessi di tutti i paesi con una maggior forza».

Mariangela Zappia

Il direttore scientifico Rampini – Il famoso giornalista ha quindi evidenziato che la prossima edizione del forum si terrà a Udine esattamente a «un mese e mezzo dall’insediamento ufficiale di Trump e quindi sarà ideale per fare prime riflessioni concrete. Il tema americano, a marzo, sarà davvero centrale». Per Rampini, l’elezione americana ha visto nuovamente «un flop di sondaggi, maggioranza dei media e guru che davano una situazione di parità in realtà inesistente. Invece, chi ci aveva azzeccato erano i mercati. Sia il mercato tecnico delle scommesse, sia più in generale i grandi mercati globali, che da tempo spingevano al rialzo dollari e Borse, prevedendo la vittoria di Trump che ritenevano positiva, ovviamente per gli Stati Uniti». Riprendendo il concetto del “cigno nero”, «evento statisticamente molto improbabile e che quando si verifica ha conseguenze sconvolgenti», parlando di Trump Rampini ha citato una metafora «che piace molto ai cinesi ed è quella del “rinoceronte grigio”. A differenza del cigno nero non è insolito, è prevedibile e largamente previsto e tuttavia quando si verifica è uno shock con conseguenze dirompenti, perché un rinoceronte è sempre un animale che spaventa». Rampini ha aggiunto che «ora riusciamo a capire che il primo Trump, assieme alla Brexit, ha certificato che siamo entrati in una nuova fase della globalizzazione e ci troviamo in una fase di protezionismi. Le mappe geografiche della globalizzazione stanno cambiando e la ragione vera è che non capimmo che la Cina, a inizio millennio, aveva già avviato un disegno protezionista e mercantilista, che avrebbe creato traumi in tutto il mondo. Ci abbiamo messo tempo a prendere le misure – ha commentato –, e infatti questa stagione protezionistica non ha smesso sotto Biden, il quale ha confermato gran parte dei dazi imposti dal primo Trump, anche su Paesi amici, e ci ha aggiunto una gigantesca manovra di “protezionismo verde”». Quanto ai dazi paventati da Trump, infine, Rampini sostiene che non siano percepiti come l’apocalisse», e ha invitato tutti a «prestare dunque più attenzione ai mercati, che riflettono realtà reali, i mercati che stanno spostando al rialzo il dollaro. Sono anche capitali giapponesi, cinesi e arabi, ed europei che stanno dando segnali di fiducia nei confronti degli Usa».
Nelle sue conclusioni della mattinata, l’assessore Bini ha confermato che «le relazioni Fvg-Usa sono sempre più forti. Durante la missione con il presidente Fedriga, un mese fa, anche ospiti dell’ambasciata a Washington, abbiamo cercato di porre le basi per rapporti istituzionali e di business, in un mercato importante, con un’economia molto forte e potenzialità ulteriori. È un grande oceano che per noi deve essere esplorato. Ci sono già molte imprese friulane negli Usa, ma stanno crescendo anche le grandi realtà produttive che vengono a investire in Fvg». Per Bini, eventi come Odff, cui ha confermato il «convinto sostegno della Regione, sono importanti, di alto livello e aperti, non solo a imprenditori maturi, ma anche ai giovani e alle loro aspettative e opportunità». E ha concluso: «Siamo un popolo un po’ strano, amiamo sottovalutarci. Invece, pur in una situazione complessa, le cose stanno andando bene in molti settori: eventi come Odff ci consentono di continuare a trasmettere senso di realtà e conoscenza».

Federico Rampini

Le anticipazioni sul programma – Anche per l’edizione 2025, dunque, saranno due le giornate di approfondimenti, tra sessioni plenarie, conversazioni e panel. Oltre alla sede principale in Camera di Commercio a Udine, saranno utilizzate altre strutture di riferimento della città di Udine, come la rinnovata Fondazione Friuli e la ex chiesa di San Francesco: l’evento sarà così diffuso nuovamente in tutta la città. L’evento è strutturato in modo modulare, permettendo ai partecipanti di scegliere quali sessioni seguire di volta in volta: sebbene tutte seguiranno un filo conduttore tematico, ogni sessione sarà godibile in modo autonomo, risultando un breve evento nell’evento.
Il programma del Forum è concepito sotto la guida di Rampini. La struttura della prima giornata, il 6 marzo, si aprirà con una prima sessione dedicata all’analisi delle conseguenze geopolitiche dei conflitti in Ucraina e Palestina, «fattori di accelerazione per la formazione di un nuovo ordine mondiale con l’Occidente in apparente declino e le potenze del “Sud globale” in ascesa», come ha specificato il responsabile del programma Malinverno. Nella prima giornata si discuterà anche del ruolo dell’Europa di fronte alle sfide della competitività, concentrando poi l’analisi su Italia, Francia e Germania e sulle prospettive attese per le tradizionali “locomotive industriali” del vecchio continente, per capire come ricostruire la fiducia necessaria, a partire dalle sfide della nuova Commissione europea, che si troverà a dover ripensare le grandi politiche di transizione green e digitale. Il 7 marzo si terranno invece le sessioni dedicate agli Stati Uniti, fra strategie internazionali e dinamiche interne della superpotenza, con una lectio magistralis di Federico Rampini, una sorta di follow up dell’evento milanese, in cui farà il punto sul nuovo mandato del presidente Trump, sui rapporti con la Cina e con l’Europa in un momento storico di straordinaria importanza. Ci sarà poi un nuovo focus sui rapporti economici tra Usa ed Fvg, anche con testimonianze di aziende del territorio. I giovani e l’’innovazione per la competitività delle imprese saranno infine al centro del dibattito conclusivo di Odff 2025 e a discutere saranno imprenditori italiani di successo che hanno avuto e hanno tuttora un impatto importante sull’economia e sulla società italiana e internazionale, e che possono servire da ispirazione per giovani imprenditori e studenti. Tra gli ospiti invitati a intervenire all’evento udinese del prossimo marzo ci sono Orietta Moscatelli (analista di Limes), Benedetta Berti (Head of Policy Planning nell’Ufficio della segreteria generale della Nato), Arduino Paniccia (Presidente della Scuola di Competizione Internazionale di Venezia Asce), Alec Ross (imprenditore ed esperto di politiche tecnologiche), Paolo Mieli (storico e saggista), Gilles Gressani (direttore Le Grand Continent), Wolfgang Munchau (direttore Eurointelligence), Hans-Dieter Lucas (ambasciatore della Germania in Italia), Mathieu Briens (ambasciatore, direzione generale europea International Partnerships).

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In copertina, tutti i relatori che hanno partecipato all’anteprima di ieri a Milano.