Cooperative, anche luci nel Pordenonese nonostante il duro colpo della pandemia

Nella cooperazione friulana fortunatamente ci sono anche alcune luci, non solo ombre causate dalla pandemia e dalle misure adottate per contrastarla. I dati statistici confermano, infatti, che il 2020 è stato un anno difficile per il settore che fa parte di Confcooperative Pordenone, anche se una recente rilevazione, entrando nel dettaglio, racconta di come ci siano comparti che durante l’emergenza sanitaria sono addirittura cresciuti: per esempio, quello della cooperazione di consumo e quella agricola, avendo quindi ora uno sguardo più sereno sul futuro. Di contro, c’è la grande difficoltà dei settori delle cooperative sociali, del lavoro-servizi, culturali e turistiche.

Il presidente Luigi Piccoli.

La ricerca, denominata “Dieci domande sul futuro” rappresenta il sentiment dei soci di Confcooperative Pordenone ed è giunta alla quarta edizione. Curata dal sociologo Paolo Tomasin, ha visto la collaborazione del presidente Luigi Piccoli, del direttore Marco Bagnariol e di Marco Fioretti degli uffici dell’ente.  La sostanziale “durezza” del 2020 sul mondo cooperativistico risulta molto evidente confrontando le quattro edizioni della rilevazione. Infatti, la percentuale delle cooperative che hanno risposto di aver avuto un anno di crisi generale o parziale ha avuto questo andamento percentuale: nel 2016 il 56% , 2017 50%, 2018 64%, 2020 76%. E invece la previsione di un anno successivo migliore è scesa dal 40% al 13,2% nello stesso periodo di tempo.
Il volume di affari è per 4 cooperative su 10 diminuito rispetto al 2019. Inoltre, per 9 cooperative su 10 l’attuale andamento economico è molto o abbastanza preoccupante. Sintetizzando, a livello aggregato sono i settori delle cooperative sociali, di lavoro e servizi, culturali e turistiche a evidenziare maggiori difficoltà nell’anno terminato, mentre ad un livello intermedio si collocano le cooperative agricole. Un 2020 generalmente positivo invece, come detto, per le cooperative di consumo.
Confortante comunque l’aspetto occupazionale. “Va ricordato infatti – spiega il presidente Piccoli – che anche nelle crisi economiche degli anni scorsi la cooperazione ha dimostrato di essere capace di assorbire le difficoltà, salvaguardando fatturati e posti di lavoro: anche questa volta è così, visto che da quanto emerge dalla rilevazione nel 2020 solo l’11% delle cooperative ha diminuito il personale, per un 68% è rimasto stabile e c’è stato anche un 21% che lo ha pure aumentato”. “La previsione per il 2021 – ha aggiunto il direttore Bagnariol – è di sostanziale stabilità, quindi non si vede all’orizzonte un gran cambiamento rispetto alla situazione attuale: c’è attesa, anche per capire che tipo di ripartenza economica ci sarà soprattutto a partire dall’estate e quale sarà l’effetto delle vaccinazioni, che a quanto si vede al momento stanno dando un’ulteriore speranza a tutti i settori”.

I DATI – La rilevazione ha interessato 118 società attive iscritte a Confcooperative Pordenone, alle quali è stato sottoposto un questionario nei primi mesi di quest’anno riguardo l’esperienza avuta nel 2020. Sul fronte della percezione, il 76% delle cooperative ha risposto definendo il 2020 come un anno di crisi generale o parziale: la gran parte di esse sono le cooperative sociali, del lavoro-servizi e dell’agricoltura. Diverso il discorso per la maggior parte delle cooperative di consumo, per le quali è stato un anno di crescita (opzione indicata anche da alcune delle realtà degli altri comparti, per un totale del 24%).
Passando ai fatturati, la fotografia è un po’ diversa e denota una certa resilienza del sistema cooperativistico, visto che il 36% delle cooperative che hanno risposto (non solo quelle di consumo ma anche degli altri settori, in principal modo agricole) ha dichiarato di averli aumentati lo scorso anno. Per un 23% i fatturati sono rimasti stabili, per un 41% sono diminuiti.
La stabilità è il tratto dominante della situazione occupazionale, anche grazie al blocco dei licenziamenti: per il 68% delle cooperative il personale dipendente è rimasto stabile, mentre per l’11% è diminuito (colpito di più il settore lavoro-servizi) ma per un 21% è addirittura aumentato (a trainare agricoltura e consumo). Invariata la situazione dell’accesso al credito per l’83% delle cooperative, mentre la situazione di liquidità è stata buona per il 53%, mediocre per il 43% e cattiva per il 4%.
Di contro regna l’incertezza sul futuro. L’andamento economico tra molto preoccupati e abbastanza preoccupati interessa l’88% delle cooperative con una rilevazione trasversale a tutti i settori. Investimenti per il momento congelati: nel 2021 solo il 32%, una su tre, pensa di compierne di importanti (il settore agricolo sembra il più ottimista), mentre per il restante rimarranno stabili o caleranno (collegato a questo dato il 70% delle cooperative che hanno risposto ritiene che l’esercizio 2021 sarà sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente).

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In copertina e all’interno tre settori lavorativi che fanno parte del settore cooperativo pordenonese.

A Pordenone il futuro preoccupa le Cooperative, ma il sistema tiene

di Gi Elle

Per il mondo cooperativo della Destra Tagliamento la situazione economica è fonte di preoccupazione, anche se la crisi non “morde” più come negli anni addietro. Confcooperative Pordenone ha, infatti, ufficializzato i risultati della sua rilevazione annuale “Dieci domande sul futuro”, studio che punta a rilevare il “sentiment” dei cooperatori del Friuli occidentale sull’anno in corso rispetto a quello precedente. “Una ricerca – ha spiegato Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – che “fotografa” la percezione della situazione economica da parte degli stessi operatori cooperativi che vivono il “mercato” ogni giorno: uno strumento che ci sta dando elementi molto preziosi di studio, anche perché siamo arrivati alla terza edizione e il confronto tra le varie annualità permette una lettura ancora più approfondita”.
La ricerca, condotta dal sociologo Paolo Tommasin con l’apporto dello stesso Piccoli, del direttore Marco Bagnariol e Marco Fioretti degli uffici di Confcooperative Pordenone, si basa sulle risposte date dai presidenti o loro delegati delle 151 cooperative iscritte a Confcooperative Pordenone nel periodo tra marzo e aprile scorsi. Veniamo, allora, ai risultati.

Soltanto il 37% ha risposto che il 2018 non è stato un anno di crisi, con la restante parte del pubblico che si è diviso tra una percezione di crisi parziale (56%) e crisi generale (7%). E questo sentiment, paradossalmente, è in antitesi con il volume di affari (solo per il 26% delle cooperative è calato), quantità di personale dipendente (per il 38% di coloro che hanno risposto è aumentato) e di investimenti (diminuiti solo per il 19%). Campanello d’allarme invece per la liquidità (per il 53% è tra cattiva e mediocre), mentre l’accesso al credito è rimasto invariato per l’86% delle cooperative che hanno risposto. Quasi speculare la percentuale di chi ha risposto che l’attuale andamento economico generale lo preoccupa (59%) e che gli investimenti nel 2019 saranno stabili rispetto le annate precedenti (56%). Il settore che vede più positivamente la situazione è quello delle cooperative sociali (33,81% di valori positivi) al quale fa da contraltare la distribuzione (solo 29,67% di dati positivi). In linea con la media generale di Confcooperative Pordenone (32,26%) le cooperative agricole (32,47%) e il settore lavoro-servizi (31,63%).

Ma è nel confronto con le precedenti rilevazioni del 2016 e 2017 che si evidenzia come siamo tornati in un periodo di incertezza. Aggregando i dati, nel 2017 il 50% delle cooperative aveva sostenuto che l’anno era stato assolutamente non critico: ora, nel 2018, siamo al 36,84%, di poco sotto, nella percezione positiva, al 38,33% del 2016. “In generale – ha concluso Piccoli – le nostre cooperative percepiscono una certa stabilità, qualche settore vede anche positivamente i prossimi mesi, ma colpisce il fatto che, basandosi sui dati d’inizio anno, già si percepiva una certa preoccupazione per l’evolversi della situazione economica. Tendenza, quest’ultima, crescente stando a quando ci hanno raccontato negli ultimi incontri che abbiamo avuto prima della pausa estiva”.
I dati rilevati non si discostano dal quadro nazionale: un’analoga rilevazione compiuta dall’ufficio Studi & Ricerche di Confcooperative evidenzia, infatti, una sostanziale corrispondenza tra le risposte fornite a livello territoriale e quelle emerse dal campione di imprese diffuse sull’intero territorio nazionale.

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In copertina, il presidente di Confcooperative Pn Luigi Piccoli.