Mattmark, nella tragedia di 59 anni fa perirono anche tre friulani. Il superstite Ilario Bagnariol al ricordo con Efasce

Non solo Marcinelle. C’è, infatti, anche un’altra tragedia che colpì gli italiani emigrati in cerca di lavoro nel secondo dopoguerra: successe a Mattmark, in Svizzera (valle di Saas, Canton Vallese), il 30 agosto del 1965. Il distacco di un fronte del ghiacciaio Allalin colpì il sottostante cantiere della diga che si stava costruendo in materiali naturali come roccia e terra. Nella valanga perirono 88 lavoratori tra cui 56 italiani. Tra loro anche degli emigranti dal Friuli Venezia Giulia: Mario De Celia di Gorizia, Alessio Ceccon e Luciano Specogna di Torreano.


Ancora li ricorda ogni anno, affinché la memoria di questa tragedia non si affievolisca, un loro compagno di lavoro che invece, in quella triste giornata, riuscì a salvarsi e a prestare i primi soccorsi. Si tratta di Ilario Bagnariol, nato a Fiume Veneto nel 1942, che ancora vive in Svizzera con la famiglia. Presidente del Segretariato Efasce di Ins/Lyss anche in questo 2024 – 59° anniversario dalla tragedia – come ogni anno si è recato alla cerimonia commemorativa ufficiale. Ad accompagnarlo questa volta due nipoti, terza generazione di friulani nel Paese elvetico: Christelle e Krebs Larissa Bagnariol.
“Ritengo doveroso non mancare – afferma Ilario Bagnariol – perché la memoria dei nostri concittadini italiani e in particolare dei tre friulani, va onorata”. Furono oltre un milione i metri cubi di ghiaccio che si abbatterono sul cantiere, situato a quota 2200 metri d’altitudine. Il ricordo di quel giorno è ancora vivo per Bagnariol, che era uno degli addetti ai bulldozer, sui quali stava lavorando. “E il rumore della macchina – ricorda – copriva tutto, tanto che non mi stavo accorgendo di nulla. Ad un tratto sentii un picchiettio: era un capocantiere che attirava la mia attenzione tirandomi dei sassi sul mezzo e grazie a questo, infine, vidi l’enorme massa di ghiaccio che scendeva a valle a una velocità spaventosa”. Un attimo, ma decisivo: Bagnariol si mise in salvo, però vide una scena straziante. “La valanga – aggiunse – travolse tutto, uomini, macchine e baracche seppellendole sotto 20/50 metri, arrestandosi infine in un silenzio assordante”.
Alla cerimonia 2024, alla quale Bagnariol è intervenuto come testimone dei fatti con Maria Testa (95 anni) che all’epoca operava come infermiera, erano presenti per rendere omaggio alle vittime anche l`ambasciatore d`Italia a Berna Gian Lorenzo Cornado, la console generale d’Italia a Ginevra Nicoletta Piccirillo, l’onorevole Antonio Ricciardi, presidente del gruppo interparlamentare Italia-Svizzera, Gennaro Praticò, presidente delle Colonie italiane di Briga Vallese. E, inoltre, Domenico Messiano, presidente del Comites Vallesano e nuovo presidente del comitato commemorativo in vista del sessantesimo anniversario, Filippo Ciavaglia, presidente della III Commissione del Cgie svizzero, Michele Scalo, coordinatore Intercomites svizzero, Alwin Zurbriggen, sindaco di Saas Almagell. Padre Costante e padre Giovanni di Bergamo, assieme ad altri sacerdoti, hanno celebrato la Messa in suffragio delle vittime.

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In copertina, Ilario Bagnariol con Maria Testa e padre Costante; all’interno, durante la Messa e con le nipoti.

Anche dal Fvg a Marcinelle per ricordare le sette vittime della miniera nel 1956

Alla giornata del Sacrificio del Lavoro italiano all’estero, appena celebrata alla miniera di Marcinelle, erano presenti nella città belga anche i rappresentanti dei corregionali del Friuli Venezia Giulia nel mondo. Hanno infatti assistito alla cerimonia la Clape nel Mondo con il presidente Lucio Gregoretti ed il vice Mario Salvalaggio, l’Unuci di Monfalcone con il presidente Giovanni De Manzini e l’Eraple (Ente Regionale Acli per i Problemi dei Lavoratori Emigrati del Friuli Venezia Giulia) con la vicepresidente Bruna Zuccolin ed il direttore Cesare Costantini oltre al direttore di Radio Onde Furlane, Mauro Missana.

Alla presenza della regina Paola Ruffo di Calabria e del ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, gli esponenti provenienti dal Friuli Venezia Giulia hanno deposto le corone di fiori in ricordo dei 262 minatori morti l’8 agosto 1956 a Marcinelle, tra cui 7 nostri corregionali: Pietro Basso di Bannia, Mario Buiatti di Udine, Ruggero Castellani di Ronchis, Lorenzo De Santis di Flaibano, Ferruccio Pegorer di Azzano Decimo, Ciro Natale Piccolo di Povoletto e Armando Zanelli di San Giorgio di Nogaro.
Giuseppe Piccoli, grand’ufficiale al merito della Repubblica e responsabile Eraple del Belgio, ha affermato che “il ricordo deve portare ad una lezione a favore degli emigrati. Maggiori comprensioni del loro modo di vivere”. Idealmente con loro anche Efasce Pordenonesi nel Mondo, con il presidente Gino Gregoris, il quale ha inviato questo messaggio: “Marcinelle è una tragedia che è ancora viva nei ricordi dei nostri emigranti e di tutto il Friuli Venezia Giulia. Perirono anche dei nostri corregionali insieme a tanti altri italiani in cerca di riscatto sociale ed economico nel Dopoguerra, dediti al lavoro e fonte di sostegno per le proprie famiglie. Come ogni anno, ricordare è un dovere per portare questa memoria nel futuro: da Efasce grazie a Eraple, Unuci e Clape per averci rappresentato in Belgio”.

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In copertina e all’interno alcune immagini della commemorazione a Marcinelle.