Magnano in Riviera, si sblocca finalmente la tanto attesa rotatoria della Casote: tempi ormai brevi per cantierare l’opera tra Pontebbana, Tarcentina e Juliense

«Con la rotatoria della Casote restituiamo al territorio un’opera attesa da molti anni, che nasce da una visione di sicurezza, sostenibilità e integrazione tra mobilità veicolare e mobilità lenta. Abbiamo lavorato per superare le difficoltà legate ai passaggi istituzionali e aggiornare un progetto strategico, rendendolo finalmente cantierabile». Lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, spiegando che è in fase di conclusione la procedura di aggiudicazione della gara d’appalto per la realizzazione della nuova rotatoria nella località denominata appunto Casote (“Cjasote” in friulano), sita nel Comune di Magnano in Riviera, all’intersezione tra la SS 13 Pontebbana, la SS 356 Tarcentina e la SR UD 46 Juliense.
L’intervento, promosso e attuato dall’Ente di decentramento regionale di Udine con il sostegno della Regione Fvg, rappresenta un’opera attesa da oltre dieci anni e finalizzata alla messa in sicurezza e alla razionalizzazione di uno dei nodi viari più trafficati dell’area. «Un’opera che contribuirà concretamente a migliorare la qualità della vita dei cittadini, riducendo la congestione e valorizzando la rete ciclopedonale regionale – ha proseguito l’esponente della Giunta Fedriga – . È il risultato di una collaborazione efficace tra Regione, Edr e Amministrazioni locali, che dimostra come la programmazione condivisa possa tradursi in opere utili e durature».

Cristina Amirante


Il progetto, originariamente previsto dalla Provincia di Udine e successivamente rallentato dal complesso processo di riordino istituzionale delle competenze in materia di viabilità, è stato negli ultimi anni aggiornato, rifinanziato e riportato a piena operatività grazie all’impegno della Regione Fvg, dell’Edr di Udine e dell’Amministrazione comunale di Magnano. L’opera è finanziata con fondi regionali per un importo complessivo di oltre 1 milione di euro, di cui circa 431 mila euro destinati ai lavori principali di realizzazione della rotatoria e del primo tratto di pista ciclabile, mentre le restanti risorse sono destinate alle somme a disposizione e al completamento del collegamento ciclabile, subordinato al parere dell’Autorità di Bacino per le aree soggette a rischio idraulico.
Il progetto prevede la realizzazione di una rotatoria a quattro bracci, con diametro esterno di circa 50 metri, anello di circolazione largo 9 metri, nuove corsie di immissione e uscita, l’eliminazione dell’attuale impianto semaforico e un complessivo riassetto dell’area. Sono inoltre previsti: due golfi per le fermate del trasporto pubblico locale, con marciapiedi e collegamenti ciclopedonali; nuovi percorsi ciclopedonali di larghezza pari a 2,50 metri; attraversamenti pedonali protetti organizzati in due fasi; un piccolo parcheggio scambiatore in prossimità delle fermate; la sistemazione a verde delle aiuole; un nuovo impianto di illuminazione pubblica; il rifacimento di un tratto della rete idrica, a cura di Cafc, il Consorzio acquedotto Friuli Centrale.
L’intervento consentirà di ridurre in modo significativo i tempi di attesa, migliorare la fluidità del traffico, aumentare la sicurezza per pedoni e ciclisti e contenere i rischi legati alle elevate velocità dei veicoli lungo la SS 13. Una volta completate le procedure di aggiudicazione, si procederà alla stipula del contratto e alle operazioni propedeutiche alla consegna dei lavori, con l’avvio del cantiere previsto nei prossimi mesi. Come ha assicurato l’assessore Amirante, la Regione Fvg continuerà a monitorare tutte le fasi dell’intervento, confermando il proprio impegno per il potenziamento della sicurezza stradale, il miglioramento della mobilità e lo sviluppo equilibrato del territorio.

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In copertina e qui sopra due immagini attuali dell’incrocio sulla Pontebbana.

Il Premio “Folclôr tal Cûr” invita sabato a Magnano in Riviera: sarà festeggiata Gemma Miani anima degli Holzhockar

È in calendario per la serata di sabato 24 gennaio, a partire dalle 18, la 14ma edizione del Premio “Folclôr tal Cûr”, iniziativa lanciata nel 2003 dall’Associazione tra i Gruppi Folcloristici della regione Friuli Venezia Giulia e in programma, quest’anno, a Magnano in Riviera: ad accogliere l’evento, che ha cadenza biennale, sarà la sala polifunzionale di via Montessori. Obiettivo è tributare un pubblico omaggio a persone distintesi per il proprio impegno nella ricerca, nella salvaguardia e divulgazione del ricco e prezioso patrimonio folcloristico della nostra regione.


Ogni gruppo premia un proprio socio, mentre tutti i gruppi, insieme, conferiscono un riconoscimento ad una figura che ha brillato nell’ambito in questione a livello regionale: quest’anno tocca a Gemma Miani, “per quasi 50 anni – questa la motivazione del conferimento – colonna portante degli Holzhockar” di Sappada, di cui è stata “voce inconfondibile e guida materna, coniugando la passione locale con una visione ampia e gestendo per un decennio il sodalizio con equilibrio e lungimiranza”. Degna erede della vocazione culturale del padre, il maestro Armando Miani, Gemma è oggi custode di un inestimabile archivio storico, che dà lustro all’intero panorama del folklore friulano e che è stato messo a disposizione del pubblico. “Esempio di grande dedizione – si legge ancora nella motivazione – ha lavorato instancabilmente per mantenere vive le radici della nostra terra”.
Dopo essere stato a lungo ospitato da Pasian di Prato, da alcune edizioni il Premio “Folclôr tal Cûr” è divenuto itinerante, toccando varie località del Friuli Venezia Giulia, sedi dei gruppi folcloristici che aderiscono all’Agff: in questa occasione è la volta, come detto, di Magnano in Riviera e per la circostanza si è inteso estendere la partecipazione al prestigioso momento a tutti i gruppi folcloristici della regione, dunque anche ai non aderenti all’Associazione promotrice. Venti le realtà partecipanti, che si alterneranno sul palco per premiare ciascuno il danzerino prescelto. Ad animare la serata saranno i “padroni di casa”, i Balarins de Riviere.
Storia dell’Associazione. Agff, che ha sede a Pasian di Prato, riunisce 13 gruppi folcloristici del Friuli Venezia Giulia dal 1986, anno in cui fu fondata grazie all’impegno di Giorgio Miani, primo presidente, affiancato da Luigina Degano nel ruolo di segretario. Dal 2007 al 2017 è stata presieduta da Michele Gasparetto, entusiasta regista di questa grande realtà regionale, coadiuvato dal segretario Claudio Degano. Nel 2017, poi, le redini del sodalizio sono passate a Fausto Di Benedetto, che si avvale della collaborazione del segretario Massimiliano Zuliani. L’Associazione fa parte dell’Unione Gruppi Folcloristici del Friuli Venezia Giulia (UGF). Il Premio Folclôr tal Cûr è realizzato grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, per il tramite dell’Unione Gruppi Folcloristici del Friuli Venezia Giulia. L’edizione 2025 è stata curata dal “Gruppo Folkloristico Balarins de Riviere Aps”; prezioso il supporto del Comune di Magnano in Riviera, che ha concesso il suo patrocinio e l’utilizzo della sala polifunzionale.

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In copertina, Gemma Miani colonna portante degli Holzhockar di Sappada; all’interno, i gruppi folcloristici durante la festa tenutasi a Cordovado.

Tradizioni epifaniche a Monteaperta, come le raccontava Marisa Filippig (già sindaco di Taipana) dodici anni fa: martedì l’addio sotto il suo Gran Monte

(g.l.) I fuochi epifanici si sono spenti con una brutta notizia per Monteaperta e l’Alta Val Cornappo, ma anche per Nimis, Lusevera e il Tarcentino nel suo insieme: la scomparsa, a 84 anni, di Marisa Filippig, una vita da insegnante, ma che è stata anche sindaco di Taipana. Una persona simpaticissima, dal tratto solare e aperto, sempre pronta per un aiuto ovunque ce ne fosse bisogno o una buona parola: per questo, tutti la ricorderanno con riconoscenza. I suoi funerali saranno celebrati martedì prossimo, 13 gennaio, alle 14.30, nella Chiesa parrocchiale della stessa Monteaperta, frazione alla quale Marisa era molto legata. Era profonda conoscitrice, infatti, della storia, delle tradizioni e della cultura di queste bellissime vallate. E a tale proposito vi proponiamo una interessante intervista che le fece nel 2014 Linda Amatulli, reperibile sulla rete, e che parla proprio delle usanze post-natalizie sotto quel Gran Monte che la professoressa tanto amava. L’articolo era stato pubblicato sul blog “Viaggio oltre il Torre – dove il confronto è donna”, «alla scoperta dei saperi tramandati dalle donne ed effettuato attraverso interviste, laboratori artigianali, enogastronomici, educational tour, mostre ed eventi». Un progetto che era stato finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia al Consorzio Dolcenordest e che era stato sviluppato in collaborazione con Lab Rea di Angela Zolli nei nove Comuni consorziati. Quindi, oltre a Taipana, Nimis e Lusevera, anche Attimis, Faedis, Magnano in Riviera, Povoletto, Reana del Rojale e Tarcento. Eccone pertanto il testo.

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di Linda Amatulli

Ci inoltriamo ora con Marisa Filippig nel mondo delle tradizioni popolari, parlando, in particolare, del rito epifanico di Monteaperta, una frazione del Comune di Taipana.
Qual era il principale rito epifanico dell’Alta val Torre?
Anche noi della Valle realizziamo una pira, simile al Pignarul, ma che si chiama Polovin.
Veniva acceso sempre il 6 gennaio?
No, veniva acceso la sera del 5 gennaio, dopo la benedizione dell’acqua e del sale che si svolgeva in chiesa, dopo le 18.
Chi preparava questo Polovin?
Il Polovin veniva preparato dai giovani del paese, uno per ogni borgata: borgo di sopra, di mezzo e di sotto. Ve ne era anche un quarto, nei periodi storici in cui c’era più popolazione. I giovani del paese iniziavano a pensarci già da ottobre, quando rientravano la maggior parte degli emigranti stagionali, gli uomini dalle fornaci e le donne dal servizio presso famiglie benestanti.
C’erano differenze di genere?
In una società così fortemente influenzata dalla differenza tra uomo e donna i compiti erano nettamente separati: solo i maschi potevano costruire il Polovin mentre le donne erano addette alla preparazione del cibo per la festa, relegate in casa. Da questo punto di vista io sono stata molto fortunata: pur bambina partecipavo sempre ai giochi e alle scorribande dei miei compaesani perché stavo sempre con mio fratello maggiore, che mi portava con sé dappertutto.
Di cosa era composto il Polovin?
In un’economia di montagna molto severa ogni legnetto era utile alla sua costruzione. Questo comportava in seconda battuta anche una maggiore manutenzione dei boschi, che venivano ripuliti da tutto il legname utile. Si conficcava un palo più lungo nel terreno e intorno a questo si sistemava la legna in pira. In cima veniva fissato poi un fantoccio vestito di stracci, una sorta di befana, che ogni tanto portava uno zaino o una gerla, simbolo dell’anno vecchio che se ne andava.
Cosa succedeva dopo l’accensione?
Iniziava la festa naturalmente! Si stava tutti intorno al falò che ardeva, ognuno portando del cibo o del vino, a volte del vin brulè. Uno dei cibi tipici dell’Epifania era la pacia, una focaccia fatta con farina di mais e condita, quando si poteva, con uvetta, salsicce o castagne.
È ancora viva questa tradizione?
Purtroppo no, soprattutto dopo le due guerre mondiali e il conseguente spopolamento del paese.
E voi bambini partecipavate alla festa?
Certo, costruivamo un Polovin tutto nostro, con materiali ancora più umili di quelli usati per quello ufficiale: fiammiferi, pezzetti di carta, tutti gli scarti. Se eravamo fortunati trovavamo una rapa o una patata dimenticata sotto la neve, la cuocevamo e la mangiavamo tutti insieme. Anche nella miseria eravamo felici.
Grazie Marisa.

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In copertina, Marisa Filippig scomparsa a 84 anni durante quell’intervista del 2014 in una foto di Angela Zolli.

Povoletto perde la sua “memoria” storica: si è spento Luigino Merluzzi che seppe attribuire a Beni Marsure la vera identità

di Mariarosa Rigotti

A poco più di due mesi, era il 6 luglio scorso, quando una cerimonia promossa a Povoletto da Beni Marsure aveva riconosciuto il suo impegno a favore dello storico ente comunale, si è diffusa la triste notizia della scompara del maestro Luigino Merluzzi, consigliere emerito della stessa Amministrazione guidata da Paolo Dallagnese. Da tempo sofferente, aveva 83 anni e lascia la moglie Marisa e il figlio Lorenzo, oltre alle due amate nipoti. In suo suffragio sarà recitato il Rosario domani, alle 19, nella Chiesa parrocchiale di San Clemente, dove martedì pomeriggio, alle 16, seguiranno i funerali.

Luigino Merluzzi premiato da Dallagnese.


Dolore e sconforto per la morte di un uomo molto stimato a Povoletto, e non solo, trapela dalle parole dello stesso Dallagnese: «Per Povoletto, in particolare, ci sarà un vuoto incolmabile per quanto concerne la ricerca storica con le sue capacità. Da decenni, infatti, ha pubblicato libri trasferendo in essi fedeltà riassuntiva e narrazione adatta a tutti. Non a caso, per tutta la vita ha fatto il maestro elementare chiudendo la carriera proprio a Povoletto». E il leader del benemerito ente aggiunge: «Ricordo le volte che assieme siamo andati alle scuole medie di Povoletto per raccontare ai ragazzi la storia dei Beni Marsure. Lui ci metteva l’anima a illustrare particolari, dettagli e molte volte dovevo fermarlo perché suonava la campanella di fine ora e cambio insegnante».
Come si ricorderà, nella citata cerimonia del luglio scorso, a Luigino Merluzzi fu attributo l’ambito riconoscimento di “consigliere emerito di Beni Marsure ad infinitum”. Va sottolineato che si trattava di una novità assoluta in quanto nella plurisecolare storia dell’Ente non era stato mai previsto o assegnato a nessuno questo riconoscimento. Nel corso della festa, ospitata nel centro giovanile “Amici della solidarietà”, era stato proiettato anche un video di Elio Meroi intitolato “dedicato a Luigino”. Va, inoltre, ricordato che Merluzzi era originario di Magnano in Riviera, ma di fatto era diventato cittadino di Povoletto dove era stato maestro elementare facendo propria la realtà locale e concretizzando il suo impegno anche nella ricerca storica. E a questo riguardo, nel corso della citata cerimonia, Dallagnese, oltre a soffermarsi sulle qualità umane del maestro, aveva motivato il riconoscimento sottolineando, appunto, il suo impegno di studioso proprio a beneficio dell’ente: nel concreto, riuscendo a dimostrare che i Beni Marsure «costituiscono un patrimonio di proprietà della popolazione di Povoletto capoluogo e pertanto distinto dai Beni Comunali e Demaniali». Pertanto, superato un lungo iter, il «Commissario degli Usi Civici, dopo attenta visione – aveva ancora ricordato Paolo Dallagnese -, nel 2004 firmò il decreto di svincolo dei Beni Marsure. Quella fu la nostra liberazione: da lì, infatti, parti quello che oggi è sotto gli occhi di tutti». E questo è stato possibile proprio grazie alla puntigliosa e competente ricerca storica di Luigino Merluzzi.

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In copertina, il maestro Luigino Merluzzi durante una cerimonia di alcuni anni fa.

Povoletto ha festeggiato Luigino Merluzzi consigliere emerito di Beni Marsure. Dallagnese: preziosa la sua ricerca storica

di Mariarosa Rigotti

POVOLETTO – Luigino Merluzzi è stato nominato consigliere emerito di Beni Marsure “ad infinitum”. Una novità assoluta: infatti, nei 351 anni di storia dell’Ente mai è stato previsto o assegnato a nessuno questo riconoscimento. Una bella sorpresa per il maestro Merluzzi, originario di Magnano in Riviera, ma da tanti anni, di fatto e di sentimento, cittadino di Povoletto. Un significativo premio per quanto da lui fatto per la benemerita Amministrazione, grazie al suo attento impegno e ad una capillare ricerca. Il tutto è avvenuto durante una sentita e calorosa cerimonia e un partecipato momento conviviale, ospitati nel centro giovanile “Amici della solidarietà”, nell’area festeggiamenti del capoluogo. Vi sono intervenuti, tra gli altri, i familiari di Merluzzi, ma anche il sindaco Giuliano Castenetto che ha portato un saluto e il plauso a nome dell’amministrazione comunale, ricordando pure come Merluzzi rappresenti un «esempio incedibile, si è immedesimato nella nostra piccola comunità che è ricca culturalmente».


La bella e partecipata cerimonia, coordinata dal presidente di Beni Marsure Paolo Dallagnese, è stata arricchita da un prezioso video “dedicato a Luigino” di Elio Meroi. E vanno, pertanto, ricordate le motivazioni di questo importante riconoscimento su cui si è soffermato lo stesso Dallagnese, evidenziando, come già detto, la novità assoluta del premio e appunto come «questa cerimonia noi di Beni Marsure l’abbiamo voluta organizzare, a sua insaputa, in onore di Luigino Merluzzi».
E allora il responsabile del benemerito Ente ha evidenziato introducendo le motivazioni del riconoscimento: «Nel Dna di questa Amministrazione importante, direi essenziale, la circolazione delle idee che però poi devono essere concretizzate». E ancora: «Focalizzandoci su quanto conta davvero, abbiamo pensato a Luigino quale figura preziosa per la nostra comunità, una persona che merita tutta la nostra gratitudine. Esempio di correttezza che ha sempre saputo approcciarsi agli interlocutori con disponibilità nel raccontare e quindi offrire tutto il suo bagaglio personale frutto di decenni di ricerche storiche. Un amico, protagonista insostituibile della ricerca storica dei Beni Marsure, di cui per anni è stato anche vicepresidente, portata avanti senza risparmio di energie. Persona di straordinaria disponibilità ed altruismo divulgativo, discreto e generoso, un esempio per le nuove generazioni. Entusiasta e punto di riferimento nel fornire indicazioni sui periodi storici che ci hanno anticipato».
Un impegno fattosi concreto, con il riuscire, dopo il lungo iter ricordato da Dallagnese, a dimostrare che i Beni Marsure «costituiscono un patrimonio di proprietà della popolazione di Povoletto capoluogo e pertanto distinto dai Beni comunali e demaniali». E il «commissario degli Usi civici, dopo attenta visione, nel 2004 firmò il decreto di svincolo dei Beni Marsure. Quella fu la nostra liberazione e da lì parti tutto quello che oggi è sotto gli occhi di tutti». E, ricordando quanto accaduto in questo ventennio, ha affermato: «Un’attenta gestione equilibrata ed espansiva che dal 2005 consenti di intraprendere e sviluppare interessanti opportunità economiche di business senza andare ad indebolire il patrimonio, anzi valorizzandolo». Pertanto, Dallagnese ha sottolineato: «Tutto questo andava ricordato per comprendere la motivazione dell’assegnazione del titolo di consigliere emerito a Luigino Merluzzi da parte dell’Amministrazione Beni Marsure di Povoletto».

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In copertina, il presidente Paolo Dallagnese mentre consegna il riconoscimento a Luigino Merluzzi; all’interno, altre due immagini della festa a Povoletto.

Grande festa per San Pietro a Tarcento che però pensa già all’Epifania: stasera la consegna del fuoco ai “pignarulars”

(g.l.) Fa molto caldo in questa solennità dei Santi Pietro e Paolo, quest’anno finalmente di domenica. E Tarcento celebra la sua storica festa patronale che oggi giunge al culmine. Ma nella Perla del Friuli, anche se potrebbe sembrare strano, si pensa già all’Epifania.

Infatti, alla Messa solenne che sarà celebrata questa sera, alle 19, nel Duomo intitolato proprio a San Pietro Apostolo, saranno presenti tutti i “pignarulars” che punteggiano di fuochi propiziatori la conca tarcentina, tra i quali emerge in tutto il suo splendore il “Pignarûl Grant” di Coia. Ai bravissimi volontari di capoluogo e frazioni (le “ville”) l’arciprete dopo la benedizione consegnerà, infatti, simbolicamente il fuoco che il prossimo 6 gennaio servirà proprio per l’accensione dei falò e dei carri con cui dare vita al combattuto Palio. Il rito vespertino sarà allargato a tutta la Collaborazione pastorale che, nell’ambito della Forania della Pedemontana, comprende i Comuni di Tarcento, Magnano in Riviera e Lusevera. Ma monsignor Luca Calligaro celebrerà anche la Messa solenne di stamane, alle 11, dedicata proprio al Santo Patrono raffigurato con le chiavi “decussate” nella statua conservata nella Chiesa arcipretale.
Nella giornata odierna si concluderanno anche le manifestazioni della “Festa di San Pietro e della ciliegia duracina” – un tempo considerata uno dei vanti indiscussi di Tarcento! – che era cominciata la scorsa settimana. Tra i vari richiami della domenica, emerge la tradizionale Fiera mercato che riempie di colorate bancarelle tutto il centro cittadino.

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In copertina, la statua di San Pietro Apostolo; all’interno il “Pignarûl Grant” di Coia con il Vecchio Venerando e il “Palio dei pignarulars”; infine, la Chiesa arcipretale di Tarcento.

Turismo, Tarcento e Magnano in Riviera con ottime potenzialità: la Regione Fvg al loro fianco, assicura l’assessore Bini

Tarcento e Magnano in Riviera possono, anzi devono, crederci e giocare la carta del turismo perché le loro potenzialità di crescita sono ottime. E in questo cammino avranno sempre al loro fianco l’amministrazione regionale. «La Regione sostiene e condivide l’impegno delle amministrazioni comunali di Tarcento e Magnano in Riviera per lo sviluppo e la crescita del tessuto economico locale e del turismo. La visita odierna nella zona pedemontana è stata occasione di confronto da un lato per presentare le linee di finanziamento attivate dalla Regione in favore del rilancio dei centri storici, dall’altro per discutere delle strategie di sviluppo in chiave turistica di questi paesi, storicamente luogo di passaggio e scambio», ha assicurato infatti l’assessore alle Attività produttive e turismo del Friuli Venezia Giulia, Sergio Emidio Bini, che nella giornata di ieri ha incontrato i sindaci e le giunte dei Comuni di Magnano in Riviera e di Tarcento, per un confronto sulle progettualità in essere in chiave di sviluppo turistico e commerciale. Agli incontri era presente anche il consigliere regionale Edy Morandini.

Bini con le giunte di Tarcento e Magnano…

«Ringrazio entrambi i primi cittadini – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga -, che rappresentano un territorio capace di fare squadra e di mettere a denominatore comune le proprie eccellenze, come nel caso del Distretto del Commercio “Buy in Sportland”, che ricomprende i Comuni della zona pedemontana e quelli del Gemonese. Condivido la forte volontà che accomuna queste comunità di puntare sullo sviluppo della ciclovia Fvg3. Si tratta di un fiore all’occhiello dell’offerta turistica del Friuli Venezia Giulia, premiato di recente con il Green Road Award 2024, l’oscar del cicloturismo italiano. Regione e PromoTurismoFvg hanno scelto di puntare sulla valorizzazione di questo tipo di turismo lento e sulle attività outdoor, driver fondamentali per attrarre visitatori. In quest’ottica, diventa strategico per le comunità locali poter contare su un adeguato sistema di accoglienza, per sfruttare il ritorno, anche economico, garantito da queste nuove forme di turismo».

… e in visita al Castello di Prampero.

«Questo territorio è naturalmente vocato al turismo lento, basti pensare agli escursionisti che visitano il monte Bernadia in ogni stagione e al crescente numero di iscritti alla “Marcia delle castagne” promossa a Magnano, che attira mediamente 2.500 persone ogni anno – ha ricordato l’assessore regionale -. Non faremo mancare il nostro appoggio per la promozione della storia e della cultura locale: come Regione, siamo interessati a sostenere gli eventi che il Comune di Tarcento intende organizzare per il 2026 in occasione dei 900 anni dalla nascita documentata del centro abitato. Confermeremo anche la particolare attenzione riservata ai tradizionali festeggiamenti epifanici; giunti quasi alla centesima edizione, questi eventi hanno dimostrato di esercitare una grande attrattività e ricaduta positiva sul territorio».
Ospite della famiglia proprietaria, Bini ha visitato ieri anche uno dei luoghi simbolo di Magnano in Riviera, il Castello di Prampero che nel 2025 compie mille anni. Ha poi potuto apprezzare gli spazi di palazzo Frangipane, a Tarcento, storica dimora che ospita una mostra permanente dedicata ai “tomâts”, le tipiche maschere di legno intagliato dai “mascarârs” del Carnevale tarcentino, la sede dell’Ufficio di informazione e accoglienza turistica, e la sala istituzionale con affaccio sulle colline scelta da molti sposi per la celebrazione delle loro nozze. Lo hanno accompagnato in questa mattinata il sindaco di Magnano in Riviera, Carlo Michelizza, e il collega di Tarcento, Mauro Steccati, entrambi con i propri staff.

Infine con i “mascarârs” di Tarcento.

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In copertina, ecco alcuni “tomats” le maschere tipiche del Carnevale tarcentino.

(Foto Regione Fvg)

Magnano, Lunario in “marilenghe” nel Castello di Prampero rinato dopo il sisma e che festeggia mille anni di storia

«I castelli di cui il Friuli Venezia Giulia è ricco rappresentano un patrimonio straordinario e affascinante che va conservato e valorizzato, ringraziando i proprietari che come il conte di Prampero e la sua consorte ne hanno cura e li rendono accessibili al pubblico per eventi come quello odierno». Così si è espresso il vicegovernatore della Regione Fvg, Mario Anzil, in occasione della presentazione del Lunario 2025 in “marilenghe” al Castello di Prampero a Magnano in Riviera, in occasione dei mille anni di storia del maniero rinato dopo le distruzioni causate dai terremoti del 1976.

Pietro Enrico di Prampero


«I lunari – ha detto l’assessore regionale alla Cultura – costituiscono una bella tradizione friulana: erano di grande aiuto agli agricoltori e conservano ancora oggi un valore come fonte di informazioni di utilità quotidiana e di ricordi storici». Anzil ha ricordato che l’Amministrazione Fedriga  «ha da poco aperto un bando per il recupero e la conservazione dei giardini storici e dell’architettura fortificata, per sostenere un patrimonio che era delle classi abbienti di un tempo e che oggi richiede un impegno di gestione molto faticoso. La valenza di questi beni – ha rilevato il vicegovernatore – non è solo storico culturale ma anche turistica all’interno di una regione che Ippolito Nievo definì “piccolo compendio dell’universo” per quante bellezze e ricchezze assomma nello spazio di brevi distanze».
All’evento, accanto al proprietario del Castello, Pietro Enrico di Prampero, sono intervenute numerose autorità, tra cui il sindaco di Magnano, Carlo Michelizza.

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In copertina, una insolita inquadratura del Castello di Prampero rinato dopo i terremoti del 1976.

Anche dalla Bassa nelle “case famiglia” dell’Alta Val Torre: porte sempre aperte a Pradielis e a Villanova delle Grotte

(g.l.) C’è chi, per trascorrere serenamente la vecchiaia, si trasferisce in Paesi dove la vita costa meno. Ma c’è anche chi sceglie semplicemente di ritirarsi tra le nostre amate montagne, per esempio nell’Alta Val Torre, in un ambiente ancora incontaminato, suggestivo e sempre più gettonato dal turismo “mordi e fuggi” o “fuori porta”, che dir si voglia. In questo caso stiamo parlando, però, di anziani il più delle volte soli o con delle difficoltà che, esattamente a Pradielis e a Villanova delle Grotte, vengono ospitati in due strutture dotate di ogni comfort, ma soprattutto gestite con amore e serietà dal personale dell’Associazione costituita fra gli stessi ospiti, coordinato da Carla Lesa – che è anche consigliere di maggioranza al Comune di Lusevera -, la quale lavora in stretta sintonia con le bravissime operatrici che sono tutte della zona.

Si tratta di due “case famiglia” realizzate dopo il terremoto di quasi 48 anni fa, quando si era avvertita la necessità di accompagnare la ricostruzione fisica dei paesi con un’attenzione speciale alla terza età, evitando il ricorso, qualora ne fosse stato il bisogno, alla tradizionale casa di riposo in città. Un modo, insomma, per evitare lo sradicamento delle persone dal proprio territorio e da un ambiente che li aveva accompagnati per tutta la vita e quindi da non abbandonare, neppure per i problemi legati alla terza età. Con il passare degli anni, le due strutture si sono dimostrate, però, sovradimensionate per le esigenze di queste vallate, sia per lo spopolamento che purtroppo era già in atto sia perché per molti anziani ha prevalso la legge di natura. In altre parole, oggi la maggioranza delle persone che abitano queste case proviene da fuori Comune, anche da lontano, come la Bassa friulana.
«A Villanova – riferisce al riguardo la stessa Carla Lesa – c’è un ospite di Maiano che vive in loco con soddisfazione da ben vent’anni. Ma altri sono originari di Gemona, Buia, Magnano in Riviera e di altri paesi friulani ancora. Attualmente, in totale, ci sono 8 ospiti a Villanova e 16 a Pradielis. Sono tutti autosufficienti e beneficiano di queste strutture inserite in posti belli e ospitali, nelle quali ci sono camerette singole con bagno personale». Quindi, niente “casermoni” anonimi dove l’anziano spesso è poco più che un numero, bensì “case famiglia” nel vero senso del termine dove tutti si conoscono, si scambiano qualche parola commentando anche quanto ascoltato dalla televisione e magari si divertono facendo una vivace partita a carte. Case che, ovviamente, hanno sempre le porte aperte anche per altre nuove richieste che dovessero arrivare da parte di coloro che vorrebbero vivere la propria vecchiaia, appunto, tra le bellissime montagne dell’Alto Torre.

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In copertina e all’interno immagini delle case famiglia di Pradielis e Villanova delle Grotte.

Tarcento, ci sono oltre 10 milioni per il Distretto socio-sanitario del Torre: nasce anche una Casa della comunità

«Nonostante il periodo difficile che ha messo a dura prova il sistema in questi cinque anni di legislatura, abbiamo incrementato i fondi a favore della sanità territoriale di oltre dieci volte: continuiamo a investire somme straordinarie perché il cittadino possa sentirsi al sicuro, rassicurato e seguito nelle sue esigenze di assistenza e nelle sue domande di salute. In questo senso, le strutture territoriali giocano un ruolo fondamentale per intervenire dove serve e quando serve in maniera puntuale e appropriata». Lo hanno sottolineato il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e il suo vice con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, intervenuti a Tarcento per la presentazione degli investimenti sulle strutture del Distretto socio-sanitario. All’incontro ha preso parte anche il direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria del Friuli Centrale, Denis Caporale, presenti i sindaci della zona Pedemontana. Oltre a quello di Tarcento, l’area di competenza comprende infatti i Comuni di Attimis, Cassacco, Faedis, Lusevera, Magnano in Riviera, Nimis, Povoletto, Reana del Rojale, Taipana e Tricesimo.
«Per la zona del Distretto del Torre sono disponibili oltre 10 milioni di euro, di cui 3 derivano da un ulteriore finanziamento regionale – hanno ricordato Fedriga e Riccardi -, parte di questa somma sarà impiegata per la realizzazione di una Casa della comunità per quasi 1,5 milioni di euro. Si unisce a questo sforzo quello che stiamo facendo per potenziare la telemedicina e per contrastare l’obsolescenza tecnologica di presidi e strumentazioni sanitarie».
Per il Distretto di Tarcento era già previsto, ed è in fase di progettazione avanzata, un intervento di ampliamento compresa la realizzazione di parcheggi (primo lotto), con successiva riqualificazione dell’edificio esistente (secondo lotto). Con l’intervento previsto nel Pnrr, i lavori del primo lotto comporteranno la realizzazione della Casa della comunità hub di Tarcento. L’ampliamento prevede, al piano terra, il centro di salute mentale; la continuità assistenziale/medici di medicina generale; prelievi, vaccinazioni, ambulatorio infermieristico, ufficio Afir; attese, servizi e spazi accessori. Al primo piano troveranno spazio, invece, gli ambulatori specialistici: cardiologico, chirurgico, Orl, dermatologico, oncologico, dermatologico, due per attività odontoiatrica, locale sterilizzazione. Il terzo piano ospiterà gli uffici direzione Distretto e la segreteria, e il punto unico di accesso e integrazione con i servizi sociali dell’ambito.

DISTRETTO DI TARCENTO

Attimis
Cassacco
Faedis
Lusevera
Magnano in Riviera
Nimis
Povoletto
Reana del Rojale
Taipana
Tarcento
Tricesimo

 

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In copertina, il governatore Massimiliano Fedriga e l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi intervenuti a Tarcento.