A 50 anni dal terremoto, Rizieri De Tina e Luigi Gloazzo allora giovani sacerdoti in prima linea oggi a Venzone ricordano con Glesie Furlane la tragedia e la rinascita

(g.l.) Quel giovane prete del 1976, con basettoni e capelli neri, oggi è un anziano sacerdote di 81 anni da poco compiuti. E all’indomani del terremoto di mezzo secolo fa era uno dei preti più attivi della Chiesa udinese guidata dal grande arcivescovo Alfredo Battisti. Con lui, da oltre quattro decenni parroco di Nimis – anche se non più con la responsabità economica dell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio -, c’era anche don Luigi Gloazzo, più giovane di tre anni, da un quarto di secolo abbondante direttore della Caritas diocesana e da anni parroco di Povoletto. Ed entrambi animeranno questo pomeriggio un importante incontro che si terrà a Venzone, a palazzo Orgnani Martina, con inizio alle 15.30, dando un significativo inizio alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario di quel sisma che devastò mezzo Friuli. E Venzone e la vicina Gemona furono i centri più colpiti, divenuti poi protagonisti di una rapida e imponente ricostruzione, esemplare, tanto da essere indicata agli occhi del mondo come “modello Friuli”.


Rizieri De Tina, all’epoca parroco di Coia e Sammardenchia, e Luigi Gloazzo, in quel ’76 cappellano nella sua originaria Castions di Strada e poi parroco di Ciseriis e Zomeais – e quindi entrambi diretti collaboratori di monsignor Francesco Frezza, originario di Nimis e indimenticabile arciprete di Tarcento -, rievocheranno quei duri e intensi momenti successivi alle scosse del 6 maggio (e poi di settembre), anche ricordando il celebre motto che monsignor Battisti – «prima le fabbriche, poi le case e le Chiese» – fece proprio dopo averlo ascoltato il 10 maggio 1976, quattro giorni dopo la prima scossa distruttrice, da due grandi sacerdoti friulani, don Antonio Bellina e don Giuseppe Cargnello, «nella riunione – ricorda don Rizieri – che tutti noi sacerdoti facemmo nella cappella del Seminario». I due sacerdoti, a Nimis dal lontano novembre 1978 appena due anni dopo il sisma, saranno relatori dell’incontro dal titolo “Cu la int. Testemoniance di predis in prime linie tes tendopolis dal taramot dal ‘76”, appuntamento che fa parte del ciclo organizzato da Glesie Furlane «con l’intento – sottolinea La Vita Cattolica – di offrire “un’altra voce” e una prospettiva inedita nel percorso verso le celebrazioni in occasione dei 50 anni dal terremoto del 1976».
De Tina e Gloazzo porteranno, dunque, la loro testimonianza di preti in prima linea e sempre a fianco della gente nei difficili giorni che seguirono quell’indimenticabile 6 maggior 1976, ma anche negli anni della ciclopica ricostruzione che in poco tempo ha dato un volto nuovo al Friuli. Testimonianza che monsignor De Tina ha già anticipato in una bellissima intervista fattagli dal giornalista Stefano Damiani e trasmessa in questi giorni da Radio Spazio, ma che può si facilmente riascoltare reperendola sulla rete di Internet.

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In copertina, don Rizieri De Tina nei giorni successivi al terremoto del 1976; all’interno, nelle due foto di Bruno Fabretti il sacerdote assieme a don Luigi Gloazzo (monsignor Luigi Murador e don Flaviano Veronesi) durante la cerimonia d’ingresso nella Pieve di Nimis, accolti dall’arcivescovo Alfredo Battisti, nel novembre 1978 due anni dopo il sisma.

Affettuoso grazie a don Rizieri De Tina: festa per la Cittadinanza benemerita attribuitagli dal Comune di Nimis per quasi mezzo secolo di impegno pastorale

di Giuseppe Longo

NIMIS – «La Comunità di Nimis ritiene di esprimere il proprio riconoscimento per l’attività pastorale, la guida e il sostegno spirituale svolti per oltre 40 anni da don Rizieri; e quindi, con i poteri del consiglio comunale, ho conferito a monsignor Rizieri De Tina la Cittadinanza benemerita del Comune di Nimis per il suo servizio pastorale proteso quotidianamente alla guida e sostegno spirituale dei parrocchiani e dell’intera Comunità». Sono le parole con cui il commissario straordinario, Giuseppe Mareschi, ha pronunciato a mezzogiorno nel Duomo di Santo Stefano, quando, appena conclusa la Messa domenicale, ha annunciato l’importante riconoscimento al pievano, a Nimis dal lontano 1978 e che il primo gennaio ha compiuto 80 anni, peraltro portati splendidamente. Un annuncio accolto da tutti con un calorosissimo applauso e con emozione da parte dell’interessato, per il quale si è trattato di un’autentica, e quindi ancora più gradita, sorpresa. Bocche cucite, infatti, da parte di tutti coloro che sapevano dell’iniziativa fino all’ultimo. E la cosa è riuscita perfettamente.
«Avevo avvertito strani movimenti stamattina – ha detto don Rizieri, visibilmente commosso -, ma non mi sarei aspettato questa festa bellissima. Grazie di cuore a tutti voi e in particolare al Comune e al suo commissario. Ho compiuto 80 anni e oltre 46 ne ho passati qui con voi, per cui vorrò rimanere qui anche quando il Signore mi chiamerà. E sulla mia lapide – ha aggiunto – desidero che, sotto nome e cognome, venga scritto “Fêi di Diu, come te”».

Si è trattato di una Messa molto bella e partecipata perché, ricorrendo la festa post-natalizia della “Parola di Dio”, era stata organizzata proprio per oggi la cerimonia con la quale i genitori hanno consegnato ai loro bambini, che quest’anno si accosteranno alla Prima Comunione, una copia del Vangelo. E proprio da una significativa pagina di Luca monsignor De Tina ha attinto per approfondire il tema, sottolineando come ognuno di noi, con la propria sensibilità, possa sintonizzarsi con la Voce del Signore. Al termine del rito, quindi, il conferimento all’arciprete della Cittadinaza benemerita, introdotta da un breve intervento del presidente del consiglio pastorale, Pietro Nocera, il quale – interpretando i sentimenti della popolazione di Nimis, Chialminis, Ramandolo e Torlano -, ha sottolineato quanto sia grato il paese per quanto ha fatto e sta ancora facendo don Rizieri. Ed è proprio questo senso di gratitudine che ha spinto il consiglio stesso a proporre il riconoscimento comunale per il parroco. «Una proposta – ha detto il dottor Mareschi – a cui non potevo e non volevo dire di no. Io, però, sono qui come commissario straordinario e quindi ho un ruolo prettamente tecnico. Ma ci sono questioni che, una volta aperte devono essere risolte, e così ho pensato di chiedere a chi, nel tempo, ha rappresentato l’intera Comunità di Nimis, gli ex sindaci. La risposta è stata immediata, sincera e unanime, e quindi ho ritenuto di poter accogliere la proposta del consiglio pastorale».

Il commissario comunale ha quindi proposto un breve profilo del festeggiato. «Don Rizieri De Tina, nativo di Zompicchia di Codroipo e che il primo gennaio scorso ha compiuto 80 anni, è stato ordinato sacerdote – ha ricordato Mareschi – il 26 settembre 1970. E, dopo esperienze pastorali nella vicina Tarcento, in particolare a Coia e Sammardenchia, nel 1978 è giunto in questo paese assieme al nuovo arciprete Luigi Murador, a don Luigi Gloazzo e a don Flaviano Veronesi: negli anni dell’immediato post-terremoto, l’allora arcivescovo Alfredo Battisti aveva infatti voluto dare vita a una nuova esperienza pastorale proprio a Nimis che nel frattempo era rimasto senza parroco. Nel 1984, dopo la prematura scomparsa di monsignor Murador, don Rizieri, che nel frattempo si era occupato anche di Monteaperta, è stato scelto quale nuovo pievano, Da allora ha ininterrottamente svolto il suo servizio pastorale a Nimis, desiderando rimanere a offrire il proprio impegno sacerdotale anche al compimento dei 75 anni, quando ha rinunciato, come prescritto, alla responsabilità materiale della Pieve, che è stata invece affidata al parroco di Faedis che ne è divenuto amministratore». Il dottor Mareschi, annunciata infine la nomina, ha concluso citando una battuta dello stesso don Rizieri che dice di essere «un predi di pais, robe di curtil». «Ma è proprio in questo “curtil” – ha aggiunto – che il parroco ha scritto, assieme a voi e e al Padre Eterno, il libro più bello: quello della vita». E alla fine, in fondo alla Chiesa – visto il maltempo -, non poteva mancare un brindisi con tanti manicaretti preparati da persone generose, sempre pronte a collaborare con la Parrocchia.

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina riceve l’attestato di Cittadino benemerito del Comune di Nimis dal dottor Giuseppe Mareschi; all’interno, gli interventi del direttore del consiglio pastorale Pietro Nocera, dello stesso commissario e del parroco che ringrazia per l’importante riconoscimento. Infine, due momenti della cerimonia della consegna del Vangelo da parte dei genitori ai bambini della Prima Comunione e il Duomo pieno di fedeli.

A Nimis l’addio affettuoso e riconoscente a don Gianni Arduini

di Giuseppe Longo

NIMIS – Ora il suo corpo è tornato nel paese di origine, ma il suo cuore è rimasto soprattutto nel “triangolo della sedia”, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, e alla Casa dell’Immacolata a Udine. Nimis ha accolto ieri pomeriggio don Gianni Arduini, che avrebbe compiuto 78 anni esattamente fra un mese, con un’affettuosa cerimonia di commiato celebrata nel Duomo di Santo Stefano. Più che un funerale, una festa ritmata dai canti gioiosi del coro di San Giovanni: “Nonostante siano passati tanti anni, ricordiamo ancora don Gianni come un padre”, mi ha detto commossa la sua direttrice.

Il rito presieduto dall’arcivescovo.

Essendo nato nella borgata di San Gervasio, anche l’addio al sacerdote sarebbe dovuto avvenire, come è tradizione, nell’antica Pieve, ma è stata scelta la più ampia comparrocchiale per gli ovvii motivi di sicurezza richiesti dall’emergenza sanitaria. Però il suo feretro, proveniente dal nosocomio di Cividale, è passato davanti a quella Chiesa che l’ha visto battezzare e crescere nella fede fino a diventare prete, e quindi davanti alla sua casa, che sorge proprio sotto il campanile, nella quale è vissuto fino a quando ha detto la prima Messa incamminandosi poi lungo le impegnative e faticose strade della sua missione, che ha privilegiato, ovunque dove è passato, i giovani, i lavoratori, gli emarginati, i poveri, del Friuli o arrivati da ogni parte del mondo, lasciando ovunque un indelebile ricordo.

Un concetto rimarcato durante la sua riconoscente omelia anche dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che aveva accanto il già nunzio apostolico Diego Causero e il vicario generale Guido Genero, don Rizieri De Tina, oggi responsabile della pastorale nelle parrocchie di Nimis e Torlano, e una cinquantina tra sacerdoti e diaconi, fra i quali l’arciprete della Cattedrale di Udine, Luciano Nobile, il direttore della Caritas diocesana don Luigi Gloazzo, don Davide Larice e don Pierluigi Di Piazza, presidente del Centro Ernesto Balducci. Proprio quest’ultimo, accentuando le parole del presule, ha offerto un “ritratto” autentico di don Gianni, il prete degli “ultimi”, per dirla con David Maria Turoldo, fedele ai principi di don Lorenzo Milani che voleva una “Chiesa povera fra i poveri”, alimentato dallo spirito della Comunità di Taizè.

La benedizione della salma.


Tratti che ne hanno sempre caratterizzato la vita, anche scomoda e controcorrente, fra la sua gente, fossero i giovani di Carlino, Manzano e San Giovanni al Natisone, gli operai con i quali lavorava fianco a fianco tra le sedie divenendone anche sindacalista, o le persone di ogni età bisognose di aiuto in quella Casa fondata da don Emilio De Roja, del quale è stato un “perfetto continuatore”. Proprio dagli amici del grande sacerdote di Buja, è venuta una toccante testimonianza di affetto e di riconoscenza, accomunando anche il grazie dei Partigiani Osoppo, rappresentati dal leader provinciale Roberto Volpetti, dei quali don Gianni fu padre spirituale. Ma anche tanti altri ricordi, affettuosi e grati, sono affiorati dalle parole di tutti coloro che si sono avvicendati all’ambone. Infine, la salma è stata accompagnata in cimitero dove il sacerdote ha ricevuto l’ultimo saluto da monsignor De Tina, tra altri canti degli amici di San Giovanni – che in Duomo erano stati affiancati anche da alcuni strumentisti e all’organo dal giovane Alberto Nocera -, e dalle numerose persone che si sono unite alla sorella Ada e alla sua famiglia, prima di essere deposto accanto agli amati genitori.

Il coro di San Giovanni.

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In copertina, don Gianni Arduini in una immagine fra le più recenti.