Tarcento, un anno fa la scomparsa di monsignor Duilio Corgnali: domani le sue poesie inedite e martedì la Messa

(g.l.) Un anno fa si spegneva a causa di una grave, quanto rapida, malattia, monsignor Duilio Corgnali, parroco di Tarcento. E per domani e martedì la Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo, con il patrocinio della Città di Tarcento, ha organizzato due importanti momenti per ricordare il sacerdote scomparso: domani la presentazione di un libro delle sue poesie e martedì la Messa in suo suffragio. Ma andiamo con ordine.
Il primo appuntamento è fissato proprio per domani, 20 gennaio, alle 20.30, nella sala del Teatro Margherita di viale Marinelli, dove sarà presentato il libro “Un resto di vita” che raccoglie le poesie inedite di don Duilio.

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Processione e libro oggi a Sammardenchia

Giornata conclusiva, oggi, per la Sagra di Sant’Antonio Abate nella piccola frazione di Sammardenchia. Dopo la Messa solenne di stamane, nel corso della quale è avvenuta la tradizionale benedizione del sale e che è stata cantata dal coro “Des Vilis”, diretto dal maestro Aldo Micco, alle 15 seguirà la processione, accompagnata dalla Banda di Coia. Al termine del rito, don Rizieri De Tina, che fu parroco del paese prima del trasferimento a Nimis, presenterà il suo nuovo libro di pratica religiosa.

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Perché il pievano defunto, oltre a essere anche un valente giornalista – che per molti anni aveva diretto “La Vita Cattolica”, il settimanale dell’Arcidiocesi di Udine -, era anche scrittore e appunto poeta. Dopo i saluti di monsignor Luca Calligaro, da fine ottobre arciprete che ha raccolto l’eredità spirituale e materiale della storica Pieve tarcentina, e del sindaco Mauro Steccati, seguirà l’intervento introduttivo di don Alessio Geretti, il grande esperto d’arte – ideatore e autore delle famose mostre di Illegio -, seguito da quelli di Riccardo Pieroni e Luca Corgnali, per il gruppo di curatori del volume. La presentazione del quale sarà accompagnata dalla voce recitante di Giuseppe Bevilacqua, attore che declamerà alcune delle poesie di monsignor Corgnali. Ci saranno anche dei momenti musicali animati dalla “Corale San Pietro Apostolo” – quella che sostiene le celebrazioni in Duomo -, dai cori “Voci e suoni” e “Sul far dell’Aurora” di Tarcento, e dal coro “Des Vilis” di Coia e Sammardenchia.
Martedì 21 gennaio, alle 19, nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, monsignor Luca Calligaro celebrerà invece la Messa in suffragio del suo predecessore, ricorrendo appunto il primo anniversario della scomparsa. Come si ricorderà, sempre al teatro Margherita, a don Duilio Corgnali, morto a 77 anni, era stata dedicata nello scorso aprile una bellissima serata di friulanità animata da Dino Persello. Il parroco era, infatti, un grande sostenitore della lingua, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli, tanto che i suoi scritti, molto apprezzati, erano il più delle volte nel “ricco” friulano che il sacerdote-giornalista sapeva esprimere.

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In copertina, monsignor Duilio Corgnali scomparso un anno fa e che sarà ricordato domani e martedì a Tarcento.

La sera dell’Epifania di cinque anni fa si spegneva monsignor Francesco Frezza pievano che Tarcento non dimenticherà

di Giuseppe Longo

Era la sera dell’Epifania di cinque anni fa. E, mentre nel cielo sopra Coia si levavano i bagliori del “Pignarûl Grant”, a Udine si spegneva monsignor Francesco Frezza, che per Tarcento rimarrà un pastore indimenticabile. Nimis, infatti, l’aveva nel cuore, perché vi era nato, e lì c’erano i suoi affetti familiari. Ma è nella comunità in riva al Torre che aveva trascorso larga parte della propria vita – 36 anni come arciprete e prima altri dieci come parroco di Segnacco – e qui aveva voluto tornare al termine del suo lungo cammino terreno, nonostante fosse a Udine già dal 2002 quando dovette arrendersi all’avanzare dell’età e ritirarsi in un impegno meno gravoso.
A Tarcento, infatti, aveva desiderato riposare per l’eternità ed era stata proprio la bella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, che con grande tenacia e determinazione volle salvare dopo i terremoti del 1976, ad aprirgli le porte per l’ultimo saluto. Così, pochi giorni dopo la dipartita, “pre Chechin” tornava nella “sua” Tarcento, terra che ha tanto amato e per la quale ha gioito ma anche sofferto. E qui riposa nella chiesetta che sorge in mezzo al cimitero, accanto a quel Camillo Di Gaspero, cui è dedicata la scuola media che rappresenta una delle opere post-sisma più luminose del parroco scomparso alla Fraternità sacerdotale udinese a 95 anni, e a Duilo Corgnali che ne aveva raccolta l’eredità spirituale, e materiale, quando appunto si era ritirato nella Chiesa di San Giacomo. Un incarico ricevuto dall’allora arcivescovo Pietro Brollo e accettato con vero entusiasmo, tanto che l’opera in città dell’anziano sacerdote era molto apprezzata e seguita.
Un apostolato, quello di monsignor Frezza, alimentato da una fede viva, ardente, da uno slancio instancabile sostenuto da forza e saggezza non comuni, come aveva sottolineato l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che aveva celebrato i solenni funerali in un Duomo gremito. Il presule – ritiratosi la scorsa primavera per raggiunti limiti di età lasciando il posto a monsignor Riccardo Lamba – aveva accanto l’allora pievano Duilio Corgnali, che diciotto anni prima aveva ne raccolto la feconda eredità. Erano presenti numerosi sacerdoti e tra questi l’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina. E a rappresentare il Comune d’origine c’era anche l’allora sindaco Gloria Bressani con i nipoti del sacerdote. Mentre il primo cittadino di Tarcento, Mauro Steccati, aveva espresso il cordoglio e la riconoscenza della comunità, che non aveva dimenticato la guida illuminata di “pre Chechin”.
Francesco Frezza era nato nel 1924, era il giorno di Santo Stefano, in una storica famiglia di Nimis ed era cresciuto nella fede alla “scuola” di quel monsignor Beniamino Alessio che nel 1912 era arrivato da Buja, il paese di origine dell’attuale arciprete Luca Calligaro, che stamane celebrerà la Messa solenne dell’Epifania. Il suo lungo e zelante impegno sacerdotale era stato premiato con la investitura a canonico onorario della Cattedrale di Udine, titolo che si era aggiunto alla dignità prelatizia ricevuta con la nomina a pievano di Tarcento. La cittadina che aveva voluto riabbracciare alla fine della sua vita, tornandovi a riposare anche se ormai assente da molti anni. Aveva, infatti, voluto tornare nella terra che aveva amato e che l’aveva visto illuminato pastore per quasi mezzo secolo. Dopotutto, la sua Nimis era comunque a due passi.

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In copertina, monsignor Francesco Frezza nelle vesti di canonico onorario della Cattedrale di Udine.