Lunedì a Casarsa apre il Centro medici. Altri lavori per sport e luce

Fase 2 a Casarsa della Delizia con l’avvio di nuovi cantieri e conclusione di quelli fermati per poco tempo durante il lockdown. Infatti, ieri c’è stata l’apertura formale del nuovo Centro di assistenza primaria nella struttura dell’ex municipio in via Vittorio Veneto, che era pronto già da inizio anno, e che entrerà in funzione lunedì prossimo. “Un edificio simbolo per la nostra cittadina, progettato dall’architetto Gino Valle – ha spiegato il sindaco, Lavinia Clarotto – che abbiamo riconsegnato alla comunità come presidio della salute, in cui i medici di base del territorio comunale potranno ricevere i propri assistiti e nel quale potranno essere erogati alcuni servizi sanitari. Un segnale di speranza nel futuro quello di poter consegnare adesso la struttura, pronta già da qualche mese, al termine del lockdown e nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus”. Erano presenti i vertici dell’Azienda sanitaria del Friuli occidentale (che gestisce la struttura) e il vicepresidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, che è anche assessore alla Salute. Come detto, il Centro sarà operativo dal 15 giugno, con il trasferimento degli ambulatori dei sei medici di medicina generale del territorio.

Il sindaco Lavinia Clarotto.

Per quanto riguarda poi i nuovi cantieri, è appena partito quello del Palazzetto dello Sport. “Gli interventi – ha aggiunto la prima cittadina – riguarderanno l’adeguamento strutturale, la messa in sicurezza antincendio e l’efficientamento energetico del Palarosa. Il programma dei lavori durerà quattro mesi, al termine dei quali avremo un palasport rimesso a nuovo ed efficiente per le attività . nostre associazioni sportive”.

Il Palarosa.

Non appena si stabilizzerà il bel tempo sarà avviato pure il cantiere per l’interramento della linea di pubblica illuminazione in via Monte Grappa a San Giovanni. “Sarà istituito – ha concluso Lavinia Clarotto – un senso unico durante i lavori, previsti durare due settimane. Si tratta di un’opera importante, che va a sostituire una linea aerea elettrica vetusta che in passato aveva lasciato al buio alcune parti di San Giovanni. Poco distante proseguono invece i lavori alla scuola primaria Marconi, dove il cantiere ora si concentrerà, dopo la palestra e l’area esterna, sugli adeguamenti antincendio. Stiamo lavorando affinché a settembre le nostre scuole, a Casarsa e San Giovanni, siano pronte ad accogliere al meglio i nostri studenti“.

Via Monte Grappa a San Giovanni.

—^—

In copertina, il Centro di assistenza primaria nell’ex municipio di Casarsa.

La salute è (ancora) un diritto? Domani viaggio con Cirri su Rai3

La salute è (ancora) un diritto? Tutti ce lo siamo chiesti nelle settimane più intense della crisi pandemica Covid-19. Mentre le terapie intensive erano sull’orlo del collasso, e gli italiani in lockdown sull’orlo di una crisi di nervi, migliaia di medici e infermieri che abbiamo applaudito dai balconi e definito eroi con il loro coraggio e la loro tenacia hanno contribuito, anche a costo della vita, a farci pensare che sì, la salute in Italia sia effettivamente un diritto, tutelato dalla carta costituzionale e, nei fatti, dal Servizio sanitario nazionale istituito per legge il 23 dicembre 1978. Che in un anno garantisce 23.600.000 accessi al pronto soccorso, 53 milioni di giornate di degenza e 579 milioni di ricette.
Da tempo un cittadino qualunque, Massimo Cirri – nella vita psicologo ma anche ideatore e conduttore di un programma cult della radio italiana, Caterpillar, in onda su Rai Radio2 – aveva iniziato ad interrogarsi su questa straordinaria macchina, il Servizio sanitario nazionale, che fornisce cure, assistenza, accertamenti, medicine a tutti e senza chiedere denaro. Una malattia grave, di quelle che interrogano sulla vita e sulla morte, ha attraversato Massimo. È stato curato bene, è guarito. È tornato a fare il suo lavoro di conduttore radiofonico. Quest’anno Massimo Cirri, come tutti, ha trascorso mesi chiuso in casa, mentre medici e infermieri si spendevano senza sosta per salvare vite. Offrendo, così come prima del virus, prestazioni completamente gratuite a cittadini che non devono esibire coperture assicurative o bancomat per vedere riconosciuto il loro diritto alla salute e alle cure.

Massimo Cirri

Ma da dove arriva questa visione del mondo? Ce lo racconta il documentario “Quello che serve. Un viaggio nelle radici del Servizio sanitario nazionale”, in onda in anteprima su Rai3 domani 29 maggio alle 23.15, scritto da Massimo Cirri con Chiara D’Ambros che firma la regia, condotto dallo stesso Cirri attraverso dialoghi e visite in molte sedi della sanità pubblica, da Milano a Ravenna a Padova, Vicenza, Recoaro e Schio, attraversando un appassionato Nord-Est che prima del Coronavirus scendeva in piazza per difendere il Servizio sanitario dalle politiche di esternalizzazione e privatizzazione. Interrogandosi sulla natura, sui presupposti e sulla portata del Servizio sanitario nazionale, Massimo Cirri incontra Gino Strada, Milena Gabanelli, Umberto Galimberti, l’epidemiologo inglese Sir Michael Marmot, Giacomo Grasselli, anestesista rianimatore e coordinatore delle terapie intensive della Lombardi. E intervista gli operatori dell’elisoccorso di Ravenna, che ti vengono a prendere in 8 minuti al costo di 3 euro e mezzo all’anno a cittadino. Visita il Centro cardiochirurgico d’eccellenza di Padova, ritrova le due oncologhe dell’Istituto Tumori che lo hanno curato – per dir loro della gratitudine –, conversa con due infermiere, un’ostetrica e una mamma che si ricorda com’era prima, quando il Servizio sanitario nazionale non c’era: figure che definiremmo “ordinarie” della sanità di ieri e di oggi, e che subito ci sembrano straordinarie per impegno e umanità.

Alla ricerca delle radici profonde del Ssn, Cirri ritrova poi una donna coraggiosa, Tina Anselmi, ritrova Aldo Aniasi e una Repubblica partigiana, ci permette di scoprire piccoli grandi esempi dello straordinario capitale umano che incarna il valore profondo di questa risorsa pubblica. Ci porta così a ragionare su un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini, nessuno escluso: un Ssn a lungo dimenticato, dato per scontato, minacciato ma anche difeso strenuamente quando attaccato nelle sue prerogative di servizio pubblico. Riscoperto nel difficile periodo di pandemia. Ma riusciremo a ricordarcelo, dopo? Il viaggio nel Servizio Sanitario Nazionale è scandito dalle musiche di Stefano Bollani. Altan firma l’immagine portante del documentario e la compagnia di danza Arearea le coreografie.

ECCO CHI SONO

Massimo Cirri

Psicologo, conduttore radiofonico, scrittore e autore teatrale. È nato il 27 dicembre 1958 a Carmignano, in Toscana. Inizia la sua attività radiofonica negli anni ’80 a Radio Popolare, parallelamente a quella di psicologo. Dal 1997 lavora a Radio2, dove crea Caterpillar, il programma che ha lanciato “M’illumino di meno”, e di cui è ancora conduttore. Nel 2007 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro della Città di Milano.

Chiara D’Ambros

Film Maker, collabora con Report Rai3, dal 2017. Autrice e regista teatrale e radiofonica per Rai Radio2 e Radio3, dal 2010. Nata il 22 aprile 1978 a Valdagno, consegue nel 2009 un dottorato in Sociologia presso l’Università di Padova. Collabora dal 2014 con la testata online Globalist. Co-autrice di AAV storia di una B.rava R.agazza”, spettacolo vincitore della prima edizione del Premio Dante Cappelletti, nel 2004. Autrice e regista del documentario “Deai, Incontri. Un viaggio in Giappone”, 2016.

QUEL CHE SERVE. UN VIAGGIO NELLE RADICI DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
IN ONDA: Rai 3, venerdì 29 maggio ore 23.15
di Chiara D’Ambros e Massimo Cirri, regia di Chiara D’Ambros, con Massimo Cirri
e con Gino Strada, Milena Gabanelli, Umberto Galimberti, l’epidemiologo inglese Sir Micheal Marmot e molti operatori del Servizio sanitario nazionale.

—^—

In copertina, Massimo Cirri mentre incontra i medici in un ospedale.

Casa Zanussi, a Pordenone domani riaprirà l’atteso servizio mensa

Finalmente dal vivo, negli ambienti del centro Casa dello Studente Zanussi di Pordenone, l’attesissima riapertura del servizio mensa: dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 14. Da domani 25 maggio, con ottemperanza a tutte le norme di sicurezza, procedure di sanificazione e riorganizzazione luminosa e razionale delle postazioni grazie ai suoi ampi spazi, ben 280 metri quadrati. La mensa serve circa 80 mila pasti all’anno: a usufruirne, sono ben 22 mila studenti e 58 mila lavoratori, ma anche madri e famiglie. Nel 2019 i giorni di apertura sono stati 223 e 222 nel 2018.
Simpatici e creativi menù (per chi lo desiderasse può ricevere, come prima del lockdown per l’emergenza sanitaria da Coronavirus, la lista il giorno prima, richiedendola a info@centroculturapordenone.it) in ambienti ampi, accoglienti, puliti, giardino esterno, qualità e professionalità, e a prezzi bloccati. In attesa della apertura degli altri spazi della Casa e della ripresa di attività dal vivo delle associazioni, si spera che la mensa continui a essere un riferimento per studenti, lavoratori, adulti e famiglie, ancor più in tempi che si preannunciano complicati per l’emergere di nuovi bisogni sociali.

Segreteria operativa dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 14.30, telefonando allo 0434365687, per ogni informazione.

—^—

In copertina e all’interno tre immagini di Casa Zanussi a Pordenone.

 

Il Friuli artigiano si rimette in moto: riaperte 2.673 aziende

di Gi Elle

Il Friuli finalmente riparte e anche l’artigianato prova a rimettersi in moto dopo il lunghissimo di blocco, che ha causato danni enormi all’economia della nostra regione. Ieri, in provincia di Udine, sono state riaperte infatti 2.673 imprese, con 5.583 addetti, che risultavano completamente sospese o potevano operare solo parzialmente. Lo ha fatto sapere Confartigianato-Imprese Udine che ha fornito i dati elaborati dal proprio Ufficio studi su rilevamenti Unioncamere-Infocamere. Nel dettaglio, si tratta di 1.633 imprese artigiane che sono rimaste completamente sospese per tutta la fase di lockdown. Queste aziende, che fanno riferimento soprattutto a mestieri dei servizi alla persona, danno lavoro a 2.852 addetti, di cui 1.127 dipendenti.
Da ieri sono riaperte al pubblico anche 368 imprese dell’alimentare, ossia 208 take away e 160 pasticcerie e gelaterie, che potevano operare solo per asporto o con consegna a domicilio e in cui sono occupati 1.173 lavoratori di cui 681 dipendenti. Si aggiunge un bacino potenziale di 672 imprese artigiane, con 1.558 addetti, dei comparti artistico, moda e arredo casa, che finora, per un’errata interpretazione governativa – ha sottolineato Confartigianato-Imprese Udine – potevano vendere solo su internet o per corrispondenza, mentre da ieri hanno potuto riaprire le botteghe anche per la vendita-diretta al dettaglio.
«Con la fine del lockdown – afferma il presidente Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti – inizia la sfida della ripartenza, ci aspettiamo di lavorare in un clima di serena collaborazione con le autorità ispettive, che hanno il compito di controllare certo ma anche di sostenerci in questo momento difficile, perché solo insieme potremo riuscire a rilanciare il Paese. Noi imprese ci metteremo la nostra consueta voglia e capacità di fare, alle istituzioni chiediamo di sostenerci e di pagare rapidamente le casse integrazioni,perché più di tutto abbiamo bisogno che i consumi ripartano, che i cittadini tornino a spendere e che lo facciano qui da noi. A loro chiediamo – ha concluso – di avere fiducia nell’artigiano di prossimità, di privilegiare i consumi a chilometro zero».

Ieri mattina, in occasione della riapertura, sono stati girati a Udine due video all’interno del salone di parrucchieri “Studio moda capelli”. In uno parla il presidente Tilatti, nell’altro il titolare del salone Ivan Penz. Possono essere scaricati entrambi al primo link riportato qui sotto; al secondo, invece, ci sono alcune immagini, girate sempre nella mattinata di ieri, all’interno dello stesso salone, con i primi clienti, e alla gelateria Gusto Antico, di via Cividale. Questi i link:

https://wetransfer.com/downloads/37aae114e81845a49492707ae416685320200517145349/4a4a53e9c50d455f123790464190bb8420200517145419/ee5aec

https://wetransfer.com/downloads/7238b3d5aa65050dbbb24c59ef0a079920200518081732/2aaf2b8337f070c3f1cc7acabcda4cee20200518081750/7896fc

—^—

In copertina e qui sopra il presidente Tilatti e parrucchieri a distanza di sicurezza in rispetto delle norme.

(Foto Petrussi)

Alzheimer e Covid-19: CasaViola diventa una App per smartphone

CasaViola, aperta dall’Associazione De Banfield di Trieste, nel 2016, in pochi anni è diventata un punto di riferimento per i caregiver, le persone che si trovano ad affrontare, spesso all’improvviso, tutte le complesse attività necessarie per prendersi cura di un familiare con demenza. Dalle consulenze individuali, al supporto psicologico, alle attività per il benessere del caregiver, ai gruppi di autoaiuto, alla formazione: nessuna dimensione del prendersi cura è trascurata.
CasaViola collabora ad ampio raggio con enti di ricerca e istituzioni, locali, nazionali ed europei, per diffondere una cultura dementia-friendly e per migliorare costantemente la qualità dei servizi che offre. In questi tempi di isolamento forzato, si sono sospese di necessità le attività in sede, ma contemporaneamente si è lavorato per offrire la continuità dei servizi attraverso webinar, consulenze telefoniche o in videochat, articoli e video postati sui canali social dell’Associazione. In questo contesto matura l’ultima novità di CasaViola, un’applicazione per smartphone che rappresenta un ulteriore mezzo di contatto fra le famiglie e gli operatori, ma non solo.
L’idea di un’App era sorta già qualche tempo prima del lockdown grazie al supporto di un giovane sviluppatore triestino per alleggerire almeno un po’ la vita dei caregiver, con piccoli servizi dedicati. La pandemia ha portato un’accelerazione, e in poche settimane è già pronto il lancio di una prima versione. Per il momento sarà riservata agli utenti di CasaViola, con una sezione per le notizie generali che riguardano il mondo dell’Alzheimer e delle demenze, all’interno della quale è attiva una sezione “Covid-19” per la gestione degli aspetti legati alla pandemia. C’è un promemoria che si può personalizzare per ricordare visite mediche, assunzione di farmaci o qualsiasi altro evento, un calendario che ricorda le attività di CasaViola con la possibilità di iscriversi direttamente e una sezione dedicata a semplici esercizi per ridurre lo stress e regalarsi qualche minuto di benessere.
Un tutor informatico sarà a disposizione di chi avrà bisogno di aiuto per l’installazione e la messa in opera, anche se è stata pensata per utilizzo molto semplice: non si vuole certo che la App rappresenti un ulteriore stress!

Cerca, prenota, accedi: ecco Eilo startup anti-assembramenti

Cerca, prenota, accedi. Ad accompagnare il nome della nuova app Eilo (www.eilo.it), disponibile dal 1° giugno, c’è una promessa di semplicità per poter aiutare i cittadini, ma soprattutto ristoratori, baristi, parrucchieri, estetisti, operatori del turismo a gestire le prenotazioni e gli accessi, evitando sovrapposizioni e assembramenti, in questa Fase 2 che li vedrà presto tornare al lavoro dopo due pesantissimi mesi di lockdown. A presentarla, a supportarne l’avvio e a promuoverne l’utilizzo gratuito è la Camera di Commercio di Pordenone-Udine, in collaborazione con Confcommercio e Confartigianato. A realizzarla, il team friulano di Eilo, startup che con il suo amministratore delegato Pietro Antonini ha presentato alla stampa le funzionalità della nuova applicazione, assieme al presidente camerale Giovanni Da Pozzo.

«Dapprima il necessario “fermo” è stato subìto praticamente da tutta l’economia. Ora, nella Fase 2, tante misure di sicurezza e distanziamento sociale vanno a pesare ulteriormente su alcune categorie di imprenditori in particolare. Con questa app speriamo di dare loro una mano a gestire almeno le difficoltà aggiuntive di questo momento, che non sappiamo quanto durerà, e confidiamo di poter alleviare almeno in parte il carico che devono sopportare, immaginando possa essere utile anche nel lungo periodo per organizzare al meglio il lavoro». Commenta così il presidente Da Pozzo l’idea di sostenere l’avvio, fino alla fine dell’anno, di quest’applicazione tramite la Camera di Commercio e le categorie, in modo da rendere la prima sperimentazione priva di aggravi a carico delle imprese.
Per ottenere Eilo è sufficiente scaricare l’app sul proprio smartphone (a partire da giugno, conclusa la fase di test – ora tutte le info su eilo.it). L’utente può scoprire rapidamente quali sono le attività vicine, usando anche filtri per cercare fra le diverse categorie o ricercare l’attività che interessa per nome. Quindi può selezionare il servizio che vuole prenotare, scegliere data e ora e indicare per quante persone effettuare la presentazione. Al momento dell’appuntamento, è sufficiente presentarsi e scansionare il Qr Code all’ingresso del locale per accedere. In questo modo l’imprenditore visualizzerà subito la prenotazione e sarà quindi agevolato nel gestire gli ingressi e le permanenze di persone nel locale, evitando assembramenti. Dalla parte dell’impresa, basta registrarsi sull’app e compilare i dati della propria attività e dell’organizzazione degli appuntamenti, quindi stampare il Qr ed esporlo sull’ingresso.

La potenziale platea di Eilo, dal lato imprenditoriale, è piuttosto ampia e fa riferimento a tantissime attività, bar e ristoranti, parrucchieri ed estetisti, operatori del turismo, uffici di professionisti e negozi in genere. Solo tra bar e ristoranti sono oltre 6.800 le imprese nei territori delle province di Pordenone e Udine potenziali fruitrici, mentre di acconciatori ce n’è quasi 3 mila, iscritti nel Registro imprese dell’ente camerale. Ma la app può interessare come detto un’utenza aziendale più che varia e senza limite di settore.
A spiegare com’è nata Eilo è l’ad Antonini. «La nostra app nasce con l’intento di agevolare imprenditori e cittadini durante la Fase 2 della pandemia. Abbiamo deciso di mettere a disposizione le nostre competenze e le nostre tecnologie per fornire uno strumento semplice ed efficace che sia di aiuto concreto per rispettare le normative e semplificare la vita di tutti coloro che la utilizzeranno». Eilo è una startup innovativa costituita da un team che già da tempo opera nel settore dello sviluppo tecnologico e della digitalizzazione dei processi. La squadra di Eilo è tutta Made in Friuli e ha lavorato intensamente in queste ultime settimane per mettere a punto questa nuova applicazione.

—^—

In copertina e all’interno la videoconferenza alla Cciaa Pn-Ud.

Friulia e Civibank a fianco delle micro e piccole imprese

Il consiglio di amministrazione di Friulia ha dato il via libera all’aggiornamento della Convenzione sottoscritta con la Banca di Cividale, lo scorso 2 dicembre, relativa ai prestiti per le micro e piccole imprese della nostra regione. In particolare, è stata aumentata la durata dei finanziamenti erogabili da Civibank, che da ora in poi potrà perfezionare prestiti a valere sulla Liquidity Facility alle aziende per una durata fino a 72 mesi rispetto ai 36 inizialmente previsti. I finanziamenti beneficeranno di 4 milioni di euro di dotazione messi a disposizione dalla Finanziaria regionalea a titolo gratuito. La maggior durata dei prestiti è riconosciuta per tutte le erogazioni fino a 25 mila euro effettuate entro il 31 dicembre 2020.

Federica Seganti e Massimiliamo Fedriga, ledear di Friulia e Regione.

L’aggiornamento della Convenzione – come informa un comunicato – rientra nel piano di sostegno alle micro e piccole imprese portato avanti da Friulia con il supporto di Civibank, proprio grazie alla formula del Liquidity Facility. Si tratta di uno strumento importante, che sta già riscontrando un notevole successo, come dimostrano i dati di Civibank, che al 31 marzo ha già effettuato finanziamenti pari ad oltre 1,2 milioni di euro (con un taglio medio di circa 45mila euro ciascuno) a 27 diverse micro imprese Fvg, consentendo così a tanti imprenditori locali di usufruire di finanziamenti concessi dalla banca a tassi promozionali.
Le misure per le micro e piccole imprese attivate da Friulia si aggiungono ai diversi interventi a sostegno delle aziende partecipate già avviati nelle scorse settimane. Tra le iniziative, che raggiungono un importo complessivo di 50 milioni di euro, sono comprese: l’assistenza consulenziale e finanziamenti a 24 mesi a tassi vantaggiosi e senza commissioni, lo slittamento di 12 mesi del pagamento di tutte le rate in scadenza entro il 31 dicembre 2020 senza alcun interesse aggiuntivo e la facoltà per le aziende in cui Friulia è in uscita, entro il 31 dicembre prossimo, di richiedere un nuovo intervento a condizioni economiche migliorative.

“Il nostro obiettivo è di sostenere il tessuto produttivo con ogni strumento possibile – ha sottolineato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga -. Avvalendoci in questo caso del supporto della partecipata regionale Friulia, operiamo per facilitare la ripartenza delle attività dopo i mesi di lockdown. Le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, hanno bisogno di fiducia e di liquidità per affrontare la fase 2 e di misure che garantiscano una ripresa duratura. A fianco dei provvedimenti di tipo normativo, abbiamo pertanto deciso di mettere in campo una serie di azioni concrete orientate a favorire l’erogazione di prestiti di lungo periodo e agevolare l’accesso al credito, dedicando particolare attenzione alle realtà di dimensioni contenute sulle quali poggia buona parte dell’economia del nostro territorio”.

La presidente di Friulia, Federica Seganti, ha dichiarato: “Siamo ufficialmente entrati nella fase 2, quella in cui le aziende inizieranno a riprendere le attività cercando di recuperare il tempo perso a marzo e aprile. È chiaro, però, che da qui ai prossimi mesi sarà fondamentale il supporto finanziario fornito dalle banche e supportato dal Governo, per iniettare liquidità nel tessuto economico imprenditoriale e far ripartire il Paese. Noi di Friulia, già da diverse settimane, abbiamo messo in campo importanti strumenti pensati per le micro e piccole imprese e per le Pmi, che rappresentano il cuore pulsante della nostra regione. Grazie all’aggiornamento della Convenzione con Civibank contiamo dunque di rendere più semplice e agevole l’accesso al credito agli imprenditori locali che dovranno sostenere le spese di ripartenza”.

Michela Del Piero, presidente dell’Istituto di credito cividalese.

“Nessuno potrà mai sostituire il ruolo delle istituzioni locali in ogni settore, soprattutto in campo creditizio. Questo accordo – ha aggiunto infine Michela Del Piero, leader di Civibank – dimostra ancora una volta che gli enti territoriali sono sensibilmente ed efficacemente pronti e agili a sostenere le imprese locali nei momenti difficili come pure in quelli ordinari. Dalla collaborazione attiva con la finanziaria regionale a quella con i confidi, si può cogliere ancor meglio il ruolo di Civibank nel sostegno dell’economia regionale”.

—^—

In copertina, la sede centrale di Civibank alle porte di Cividale.

Confartigianato servizi in prima linea con le imprese Fvg

Chiusa al pubblico ma sempre operativa, praticamente 7 giorni su 7, per far fronte alla mole di lavoro raddoppiata e alla pioggia di richieste provenienti dalle aziende, bisognose più che mai di un punto di riferimento al quale aggrapparsi. Confartigianato Servizi Fvg, la società nata un anno e mezzo fa dalla volontà comune delle associazioni territoriali di Udine e Trieste, fa un primo bilancio del lockdown, che se da un lato ha paralizzato la maggior parte delle imprese, dall’altro ha richiesto uno sforzo straordinario da parte della Srl e dei suoi 160 dipendenti. Circa la metà hanno lavorato in smart working, il resto all’interno delle 28 sedi, chiuse al pubblico ma operative per dare risposte agli oltre 4.000 clienti che la società ha in portafoglio per un valore di circa 11 milioni di euro (fatturato 2019).
«Oltre al lavoro che svolgono normalmente, i nostri uffici si sono trovati a gestire le domande, affiancandosi al patronato, per l’attivazione della cassa integrazione e per i 600 euro, nonché a rispondere a centinaia di telefonate di artigiani spaesati in cerca di chiarimenti sulle norme in continua evoluzione. In questo senso – afferma il vicedirettore di Confartigianato Servizi Fvg, Maurizio Pastorello -, oltre al lavoro di sempre e a quello straordinario legato all’attivazione degli ammortizzatori sociali e alla richiesta dei contributi, il personale ha svolto un fondamentale ruolo anche di supporto umano e assistenza psicologica alle aziende che si sono sentite smarrite. Un lavoro, quest’ultimo, che non ha conosciuto sabati e domeniche. Dinanzi alle necessità dei clienti ci siamo messi a completa disposizione».

Pastorello plaude al lavoro dei dipendenti. «Voglio ringraziare tutti loro, che assieme al presidente Graziano Tilatti, al consigliere delegato Daniele Cuciz e al direttore Enrico Eva sono stati pronti ad organizzare e dare impulso a questa intensa attività». La Srl è stata, se possibile, ancor più presente, alla luce della chiusura di molti studi professionali, di commercialisti e consulenti. «Chiusi loro, molte aziende si sono rivolte a noi per la gestione delle pratiche legate all’emergenza Covid-19, che per scelta abbiamo svolto a titolo gratuito. Il lavoro in surplus non ci ha fruttato alcuna marginalità – sottolinea Pastorello – a dimostrazione del ruolo sociale e sindacale che la società ha voluto giocare in questo difficile momento. In vista della Fase 2, anche Confartigianato Servizi Fvg si è riorganizzata».
Conclude il vicedirettore: «Il 4 maggio riapriamo al pubblico cercando di contingentare il più possibile le presenze. Abbiamo dotato di mascherine tutti i dipendenti, di gel igienizzante e schermi in plexiglass ogni ufficio e cercheremo di concedere lo smart working ai dipendenti più fragili, continuando ad avere la sensibilità di sempre nella possibilità di conciliare lavoro e famiglia. Anche Confartigianato avrà bisogno della vicinanza dei clienti associati, per superare uniti e forti questo impegnativo periodo e guardare al futuro con rinnovata fiducia».

—^—

In copertina, Maurizio Pastorello; all’interno, il presidente di Confartigianato Fvg Graziano Tilatti.

Appello di parrucchieri, estetisti e barbieri: «Fedriga, aiutaci a riaprire»

Un settore che è ormai vicino al tracollo. Slitta, infatti, al primo di giugno la fine del lockdown per le attività legate all’estetica e al benessere, con acconciatori, barbieri, estetisti, tatuatori, piercer, massaggiatori, operatori onicotecnici e olistici. Una prospettiva inaccettabile per l’esercito d’imprese che in Friuli Venezia Giulia sperava di poter ripartire con il 18 maggio e si è visto invece crollare il mondo addosso ieri sera quando il premier Giuseppe Conte ha rinviato l’atteso start al 1° giugno. Un altro mese di chiusura è economicamente insostenibile per il settore che conta 3.270 imprese attive in Fvg di cui ben 1.984 acconciatori, e dà lavoro a 5.897 addetti di cui 2.413 dipendenti. Lo denuncia la capogruppo del comparto benessere di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Loredana Ponta, che delusa dal Governo ripone ora le speranze sue e dell’intera categoria sulle spalle del governatore Fvg: «Chiediamo al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, di farci riaprire prima, siamo pronti a operare in sicurezza e garantendo come sempre il massimo dell’igiene. Le nostre aziende – tuona Ponta – hanno perso due mesi di fatturato, il terzo non ce lo possiamo permettere. Confidiamo per questo nel buonsenso del governatore: l’emergenza sanitaria è sotto controllo, ci faccia riaprire».

A supporto dell’accorata richiesta, Confartigianato-Imprese Udine oggi ha promosso, assieme alle altre associazioni provinciali, una petizione indirizzata al governatore Fedriga perché decida di far riaprire prima del termine fissato dal Governo le imprese del comparto benessere. La si può firmare online all’indirizzo  https://www.change.org/sicurezzasaloni dove oggi le adesioni hanno superato in poche ore quota 800.
«Confidiamo nel nostro governatore – ribadisce Loredana Ponta – sperando accolga la nostra richiesta perché in questa situazione non rischiamo solo dal punto di vista economico, ma anche sanitario». «Chi fino a oggi ha resistito al richiamo degli abusivi – sottolinea Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine -, a questo punto rischia di cedere, con il risultato non solo di danneggiare economicamente le nostre imprese chiuse, ma soprattutto di far entrare sedicenti parrucchieri nelle case, ad operare al di là di ogni forma di sicurezza e igiene, che invece riaprendo noi siamo attrezzati e pronti a garantire».

Non di altrettanto credito gode il Governo che la capogruppo Ponta anzi bacchetta. «Abbiamo chiuso due mesi e lo abbiamo fatto con coscienza, consapevoli che la grave situazione epidemica richiedesse un sacrificio a tutti, noi compresi, ora però fiducia e pazienza sono finite. Più che decisioni, domenica sera Conte ci ha servito un piatto colmo d’incertezze e a noi, invece, serve il contrario. Basta fumo negli occhi, siamo allo stremo e rivendichiamo aiuti. Veri, concreti. Al Governo chiediamo 5 anni di sgravi fiscali. Dopo due mesi e oltre di chiusura e l’attività che quando potrà riaprire sarà comunque fortemente dilatata in ossequio a tutte le procedure di sicurezza, o lo Stato ci viene in soccorso o rischiamo che il comparto vada gambe all’aria».

—^—

In copertina, Loredana Ponta, capogruppo del comparto benessere Confartigianato Fvg.