Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli a Brescia su quanto fatto nel lockdown

Vetrina nazionale per la cooperazione del Friuli occidentale: il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli partecipa, infatti, a Brescia alla Biennale della Prossimità (www.biennaleprossimita.it), il festival che giunge proprio oggi al termine e nel quale si parla di questa particolare dimensione sociale, sospesa tra il sistema di welfare formale e organizzato e l’azione personale e privata, come l’aiuto dato ad un amico.
Piccoli presenterà una buona pratica di intersettorialità cooperativa nei servizi di prossimità realizzatasi in occasione del primo lockdown della primavera 2020 e che ora potrà essere proposta all’interno dei Distretti del Commercio previsti dalla legge regionale Sviluppimpresa.
«Un progetto di intersettorialità tra nostre cooperative aderenti – ha spiegato il presidente – quella sociale de Il Piccolo Principe, tramite la sua Fattoria La Volpe sotto i Gelsi, e quella di consumo con Coop Casarsa, con i prodotti di quest’ultima distribuiti alle famiglie, che non potevano uscire di casa, da parte de Il Piccolo Principe insieme alla frutta e agli ortaggi delle proprie serre». Un servizio di prossimità che tramite delle forniture a domicilio denominate kit AntiCovid19 hanno permesso a 500 famiglie del territorio di superare il periodo più duro della prima fase dell’emergenza sanitaria. Le famiglie potevano prenotare il proprio kit anche attraverso un’apposita app.
«Una partnership – ha concluso il presidente di Confcooperative Pordenone – nel segno delle buone pratiche di intercooperazione, che proprio per rispondere alle sfide poste dal Covid-19 nel Friuli occidentale si son fatte più frequenti». Piccoli ha ricordato questa buona pratica anche nella recente assemblea soci di Coop Casarsa.

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In copertina, il presidente Luigi Piccoli alla Biennale di Brescia (anche qui sopra) che si conclude oggi.

 

Il Panathlon Club Udine in visita all’Asu: sempre più urgente ampliare la sede

L’attività dell’Associazione Sportiva Udinese è cresciuta nonostante le pesanti limitazioni imposte per il contenimento dei contagi Covid, per cui è ormai urgente poter disporre di una sede più ampia: un’esigenza che è stata sottolineata durante un incontro della società con con il Panathlon Club Udine. Al riguardo, va ricordato che nel marzo 2020 era tutto pronto per la serata con la delegazione del sodalizio cittadino guidata dal presidente Massimiliano Pittilino. Ma l’emergenza sanitaria e i successivi lockdown hanno costretto gli organizzatori a posticipare tutto, fino a quasi due anni di distanza, perciò «questa serata è particolarmente significativa – ha spiegato il presidente dell’Asu, Alessandro Nutta -, non solo perché si parla di sport, ma perché è per noi il primo evento, seppur ristretto nei numeri, che ospitiamo nella nostra sede dopo il Covid». «Abbiamo pensato di dedicare l’appuntamento al racconto di “Asu 2021, la ripartenza; progetti, programmi e iniziative”, ha detto Pittilino aprendo l’incontro a cui ha partecipato anche l’assessore allo sport del Comune di Udine, Antonio Falcone. «Asu è senz’altro un’eccellenza trasversale, l’evidenza è sotto gli occhi di tutti. Credo siano poche le realtà di questo tipo e analizzare le modalità con cui ha affrontato e sta affrontando un periodo tanto complesso, sarà certamente interessante».

LA TENACIA – «È strano a dirsi, ma nella gestione Covid c’è stato da parte di tutti un atteggiamento positivo e propositivo», ha chiarito Nutta. Cercare di riassumere la fase pandemica, che ancora non si è conclusa, è spettato al direttore generale di Asu, Nicola Di Benedetto: «È stata una crisi grave e sconvolgente, una rivoluzione per il mondo dello sport, che si è sentito l’ultima ruota del carro, e che ne è uscito massacrato. In regione sono “rimaste sul campo” tante associazioni sportive», ha ricordato.

I NUMERI – In quanto ad Asu, a febbraio 2020 gli abbonati frequentanti erano 931; a ottobre 2021, 939. E questo nonostante le rigide regole Covid (Asu ha peraltro stilato subito uno stringente protocollo interno che ha bloccato eventuali possibili contagi), i numeri contingentati, i timori e il green pass. «A livello organizzativo abbiamo apportato una vera e propria rivoluzione, creando piccoli gruppi ed estendendo gli orari, sabato compreso. Ha funzionato. Anche le attività estive, sia nel 2020 che nel 2021, sono state un successo e ci hanno consentito anche di restituire i crediti dovuti ai soci a causa delle chiusure forzate. È stata dura, lo è ancora, ma ce la stiamo facendo perché abbiamo sempre ragionato come squadra. E questo ci ha consentito di proseguire anche con l’Accademia di ritmica, per esempio, ma soprattutto di pensare al futuro».

LA SEDE – Perché i programmi non mancano, ma diversei progettualità necessitano di maggiori spazi: «Il nostro è un impianto che ha pochi eguali, in Italia e all’estero. Grazie a Coni Fvg e a Fondazione Friuli, negli ultimi mesi è anche dotato di un sistema di purificazione d’aria all’avanguardia. Non finiremo mai di ringraziare il Comune per aver creduto in questo progetto, ma come già detto in passato, abbiamo la stringente necessità di ampliare la sede. La nostra richiesta non è cosa nuova, ma è un’istanza che muoviamo da anni, che però non ha ancora ricevuto risposta», ha sottolineato il presidente Asu. In questa maniera potrebbero crescere i corsi per bambini e anziani, ma anche i progetti (one-to-one) di disabilità grave, già in corso da anni, e parte di un ramo dell’associazione che si chiama “Asu per il sociale”. Quello stesso filone che già prevede l’inserimento dei tecnici Asu nelle scuole, che grazie al sostegno di Csen Fvg (al momento sospeso con il Covid) si mettono a disposizione con dei corsi gratuiti; lo sviluppo di attività in appoggio ad associazioni di disabili; e l’attività integrata (a partire dal 2022) grazie alla quale i ragazzi con disabilità più o meno grave, verranno inseriti nei corsi ma affiancati da un tutor dedicato.

ASU 1875 | Associazione Sportiva Udinese | via Lodi 1 | 33100 Udine |
0432.541828 | Facebook | www.associazionesportivaudinese.it | polisportiva@asu1875.it

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In copertina, ecco un momento della visita del Panathlon Udine all’Asu.

 

Conciliare lavoro e famiglia, a Grado sono tornate le “Vicine tuttofare”

(g.l.) Come conciliare gli impegni del lavoro, in una località turistica, con quelli della famiglia? A Grado si può, grazie anche alle “Vicine tuttofare”. Ieri infatti, dopo la pausa forzata che il servizio ha subito a causa dell’emergenza Covid-19, ha ripreso a funzionare il progetto comunale dedicato appunto alle donne e alle famiglie dell’Isola d’Oro. Si tratta – informa una nota municipale – di un servizio di conciliazione innovativo e completamente gratuito, dedicato alle donne della cittadina che possono avere appunto difficoltà a far quadrare impegni di lavoro e famiglia e, quindi, a trovare il tempo per fare tutto.

Federica Lauto


«Sappiamo bene – afferma l’assessore alle Pari opportunità e alla Famiglia, Federica Lauto – che il tema della conciliazione dei tempi è particolarmente critico nei territori ad alta stagionalità come quelli a vocazione balneare, e il Comune di Grado non intende lasciare sole le famiglie. Pertanto, con il progetto “Vicine tuttofare” vengono messi a disposizione delle donne e delle famiglie locali pacchetti gratuiti di 15 ore, eventualmente rinnovabili, per usufruire di questi servizi». Si possono quindi richiedere ore di baby sitting, aiuto compiti, pulizie, giardinaggio, dog sitting, disbrigo pratiche e molto altro. Il servizio, erogato in collaborazione con l’Associazione Fantasticamente, è svolto – precisa ancora il municipio gradese – da donne disoccupate, che vengono assunte come operatrici del progetto.
«Siamo felici – conclude Federica Lauto – di vedere ripartire questo servizio che, fermatosi per forza di cose durante il lockdown, ora riprende per dare una grossa mano alle donne che lavorano, a quelle che un lavoro non ce l’hanno, e alle loro famiglie e ai loro bambini. Questo progetto sta crescendo assieme alle cittadine ed è il segno che lavorare in rete funziona e ci fa sentire meno soli».

Per le prenotazioni inviare una mail a lebobolare@gmail.com  (Associazione Fantasticamente) che fornirà il modulo di iscrizione e darà avvio al servizio.

Fvg, la rete di festival urbani di arte e spettacolo in una nuova avventura

“Intersezioni – Performance, Energia, Sostenibilità”. Si chiama così la prima call lanciata dall’omonima rete di festival che sfida le difficoltà causate da un anno di lockdown, guardando al futuro. In previsione delle nuove edizioni delle rassegne – promosse da Arearea, Circo all’inCirca, Felici ma Furlans, Puntozero, Quarantasettezeroquattro – e grazie al sostegno del main sponsor Bluenergy Group, “Intersezioni” si rivolge a tutti gli artisti che vogliono portare in Friuli Venezia Giulia il loro spettacolo, fra fine giugno e inizio settembre.

OPEN CALL – La call “Intersezioni – Performance, Energia, Sostenibilità” – che gode della sponsorizzazione di Bluenergy Group e del contributo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, dei Comuni di Udine, Fagagna, Turriaco, Gradisca d’Isonzo e Palmanova, nonché della Pro Loco Pro Venzone – è rivolta ai maggiorenni e residenti in Italia. Ogni singolo artista, gruppo, collettivo, compagnia può presentare un solo progetto di performance, preferibilmente interdisciplinare (danza, circo, performance, videoproiezioni, nuove tecnologie) e pensata per gli spazi urbani. Le tematiche individuate per l’edizione 2021 sono Corpo e Ambiente; Energia della Natura; Vite Sostenibili. Gli artisti saranno ospitati da ognuno dei festival per un massimo di tre giorni al fine di consentire il necessario adattamento del progetto al contesto locale. Le candidature dovranno essere inviate utilizzando l’apposito modulo on-line (disponibile su www.intersezionifvg.it) entro e non oltre il 3 maggio 2021. Tutti i progetti proposti saranno valutati da una commissione artistica composta dai rappresentanti delle realtà partner, il cui giudizio sarà insindacabile. I risultati della selezione saranno resi noti entro fine maggio tramite e-mail (ai vincitori) e pubblicazione sulla pagina del sito, dove è possibile visionare il bando.

«Il comparto della cultura, dall’arte e dello spettacolo, è in grave difficoltà da un anno – hanno spiegato i rappresentanti di Intersezioni -. Noi stessi, già nelle passate edizioni dei festival, ci siamo trovati costretti a modificare molte delle attività a causa delle regole imposte dall’emergenza. È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta, facilitati certamente dalla natura dei nostri eventi, che abitano gli spazi urbani, quindi pensati per l’outdoor. Sopra ogni cosa, però, è stata proprio la Rete a darci un plus, forti delle nostre differenze ma anche della visione comune. A un anno di distanza dalle prime edizioni “condivise”, abbiamo deciso di affrontare una nuova avventura. Lanciare una call unica che ci consenta di individuare uno spettacolo da proporre in ciascuno dei sei festival di Intersezioni. Per noi – hanno concluso – è un ulteriore passo avanti nel nostro lavoro di rete. Una scelta non casuale, ma fatta in un momento storico in cui gli artisti hanno bisogno di spazi dove esprimersi, e ricostruire, almeno in parte, quel magico legame con il pubblico».

«Intersezioni rappresenta per la regione Friuli Venezia Giulia un esempio virtuoso di come è possibile fare rete dal punto di vista artistico culturale. – ha commentato Alberta Gervasio, amministratore delegato di Bluenergy Group – Sappiamo benissimo quanto la pandemia in corso abbia intaccato il comparto. Supportare un gruppo di artisti che hanno unito le forze per continuare a dare vita agli spazi urbani e battezzare un bando che permetterà a nuovi talenti di potersi esibire nell’ambito dei festival previsti per questa estate, per noi, è un privilegio oltre che un’urgenza. La vicinanza al territorio e alla comunità che lo vive è uno dei valori su cui si fonda l’operato di Bluenergy che da sempre è attenta a sostenere le iniziative che contribuiscono ad alimentare la crescita sociale e culturale del territorio, soprattutto in questo momento storico».

LA RETE – “Intersezioni” è una rete di festival di arte e spettacolo dal vivo (danza, teatro, circo, musica, performance relazionale ed arti visive) non convenzionali che “abitano” gli spazi urbani della regione Fvg. Tutte le rassegne della rete (Areadanza, Art Tal Ort, Contaminazioni Digitali, Invisible Cities, Microfestival, Terminal) hanno una natura itinerante, si muovono in spazi diversi di una stessa città o transitano da una località all’altra, inventando ogni volta per lo spettatore una vera e propria avventura per l’occhio e la mente, grazie alla sperimentazione e alla ricerca di nuovi linguaggi e pratiche artistiche. “Intersezioni” è dunque un dispositivo che favorisce collaborazioni tra progetti pensati per un pubblico ampio, che vede nell’arte urbana una possibilità di fruizione degli spazi comuni in maniera alternativa, partecipata, collettiva.

MAIN SPONSOR – Bluenergy Group è la multiutility nata in Friuli Venezia Giulia che dal 2003 opera nel mercato della fornitura di energia elettrica, gas metano e servizi dedicati ai privati, PMI e grandi imprese di tutto il Nord Italia. Presente sul territorio con 30 punti vendita con insegna Bluenergy e 8 punti vendita con insegna Liguria Gas, è in grado di fornire soluzioni per ogni tipologia di clientela, promuovendo il consumo consapevole delle risorse, nel totale rispetto dell’ambiente.

Per informazioni: www.intersezionifvg.it | info@intersezionifvg.it |

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In copertina e all’interno ecco alcune immagini degli spettacoli.

CiviBank supera la prova Covid: volano gli utili sostenendo famiglie e imprese

(g.l.) «Ci siamo trovati tutti ad affrontare una situazione che non potevamo prevedere: quello di marzo 2020 e del lockdown è stato un periodo che ha segnato profondamente tutto il Paese, a livello sociale ed economico»: sono le parole con cui Michela Del Piero, presidente di CiviBank, commenta il bilancio dello storico Istituto di credito di Cividale, maturato in un anno straordinario – in senso negativo, s’intende – ma che registra, nonostante tutto, solidità e redditività in espansione.
CiviBank, unica banca cooperativa indipendente, conferma dunque un trend di crescita anche nel 2020, nonostante le difficoltà generate dalla crisi economica derivante dalla pandemia. Il consiglio di amministrazione dell’Istituto cividalese ha approvato, infatti, gli schemi di bilancio al 31 dicembre 2020, con dati molto positivi: l’utile netto ha preso letteralmente il volo registrando un incremento del +148,2% rispetto al 2019, passando da 2,7 milioni di euro a 6,8 milioni. Ulteriore rafforzamento degli indici di solidità della banca che sorge alle porte della città longobarda: confermato il trend di crescita registrato negli ultimi anni rispetto alla solidità patrimoniale, con il Cet1 2020 che si attesta al 15%. Anche la qualità degli attivi migliora, con i crediti deteriorati che registrano una forte riduzione (-22,4% rispetto a dicembre 2019).
«C’è grande soddisfazione – afferma pertanto la presidente Del Piero – nel vedere dei trend positivi confermati perfino in questo contesto, nel quale CiviBank ha continuato a fornire sostegno alla clientela, fatta di famiglie e imprese. Grazie al grande impegno delle nostre persone, attraverso tutte le nostre filiali ed i collaboratori, siamo riusciti a rendere sempre più visibile il nostro supporto per il territorio».

Il direttore generale Mario Crosta.

Sostegno per famiglie e imprese – Il contesto del 2020 è stato eccezionale e imprevedibile, con necessità radicalmente mutate per famiglie e imprese. CiviBank ha confermato il proprio sostegno per territorio, con un +8,4% di finanziamenti erogati rispetto al 2019, per un totale di 661 milioni. In particolare le aziende del Nordest hanno trovato nella banca cividalese un valido sostegno per affrontare la pandemia: +19,3% di nuovi finanziamenti per le Pmi, per un valore totale di 485 milioni di euro. Il trend di supporto alle famiglie non è stato lineare nei dodici mesi: a fronte di una contrazione dei consumi e dei relativi finanziamenti per le famiglie nella prima parte dell’anno, il quarto trimestre 2020 segna una forte crescita, pari a 14,3% trainata in particolare dai mutui.

Vicinanza al territorio in tempi di pandemia – Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, CiviBank ha accolto 5350 richieste di moratoria su mutui e finanziamenti, per un importo complessivo di 723 milioni di euro. Di questi, 574 milioni sono relativi a richieste giunte dalle imprese, mentre il valore delle moratorie concesse alle famiglie si attesta a 149 milioni. Il “congelamento” di questi finanziamenti è una boccata d’ossigeno per tutto il tessuto sociale e produttivo, colpito duramente dal lockdown e dalle chiusure causate dal Coronavirus.

Fiducia dei clienti – Il patrimonio totale affidato alla Banca di Cividale (raccolta complessiva) si attesta a 4.232 milioni di euro, con una crescita del +10,7% rispetto al 2019 – un trend che conferma la fiducia dei clienti nell’Istituto e nella sua capacità di preservare e investire il risparmio. La liquidità su conti correnti e conti deposito (raccolta diretta) è incrementata del 13,8%, per un totale di 3.070 milioni di euro.

L’Istituto di credito – CiviBank è nata nel 1886 come Banca Cooperativa di Cividale. I suoi fondatori, visto lo spirito laborioso dei cividalesi e le necessità oggettive di un territorio che aveva bisogno di sostegno, hanno fondato l’Istituto ispirati dai principi del mutualismo e della cooperazione. Nel 2018 la Banca di Cividale diventa CiviBank, per celebrare le sue radici che affondano nella città di Cividale, ma anche per celebrare la centralità della comunità, tramite il suffisso “Civi”. “Bank” rafforza la mission aziendale e comunica modernità, futuro e apertura all’era digitale, prospettando un contatto con gli utenti sempre più diretto e trasparente. Oggi CiviBank è una società cooperativa per azioni con 16 mila soci-azionisti, oltre 600 dipendenti e con sportelli operativi in 8 province del Friuli Venezia Giulia e del Veneto.

La sede centrale a Cividale.

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In copertina, Michela Del Piero presidente di CiviBank.

 

RaccontaEstero2020: gli elaborati del concorso all’Irse entro il 19 dicembre

L’Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia, da anni attivo nell’informare e promuovere esperienze di studio, lavoro, soggiorno all’estero, tramite il servizio gratuito ScopriEuropa, ha indetto il Concorso RaccontaEstero 2020, con il rinnovato sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone ed Europe Direct Pordenone, Banca di Credito Cooperativo Pordenonese e Monsile.
Il Concorso è aperto a tutti, senza limiti di età o nazionalità e la regola per partecipare è semplice: basta raccontare la storia di un viaggio all’estero – un soggiorno studio, una vacanza, un’esperienza di lavoro, tirocinio, volontariato, eccetera – sottoforma di articolo giornalistico o racconto-breve, senza superare le 3000 battute spazi inclusi. Si possono raccontare esperienze proprie fatte altrove, ma anche esperienze di giovani per i quali l’altrove è l’Italia. Costituiscono valore aggiunto ai fini della premiazione: una breve sintesi in inglese, un paio di foto capaci di valorizzare il testo e un breve video di massimo 8 minuti che riassuma il proprio racconto di viaggio in maniera originale.
I lavori dovranno pervenire entro il 19 dicembre 2020 via e-mail all’indirizzo irsenauti@centroculturapordenone.it. Dopo la chiusura del bando una commissione dedicata selezionerà i racconti vincitori, suddivisi nelle categorie under 20 e over 20, cui verranno assegnati premi in denaro per ulteriori esperienze di viaggio. I racconti vincitori saranno inoltre pubblicati, sia in cartaceo che online, nel giornale mensile Il Momento.
Ormai arrivato alla diciannovesima edizione, il Concorso RaccontaEstero ha permesso negli anni al Servizio ScopriEuropa di girare il mondo attraverso gli occhi e la penna di centinaia di viaggiatori, contribuendo a condividere spunti per interessanti esperienze formative in Europa e oltre. Anche nell’anno del Covid-19, l’Irse è impaziente di sapere che direzione abbia preso la mobilità giovanile: forse la riscoperta di un viaggiare più lento e più a contatto con la natura, ma anche lockdown inaspettati vissuti lontano da casa o difficoltosi rientri. Nonostante le complessità inedite del 2020, lo scopo del Concorso rimane lo stesso: incoraggiare ragazzi e ragazze a progettare esperienze di mobilità internazionale e condividere consigli utili sulle diverse opportunità offerte dall’Unione Europea.

Per saperne di più e consultare il bando visita il sito www.centroculturapordenone.it/irse.
bit.ly/IRSE_RaccontaEstero20

Covid, crisi profonda anche per i fotografi che chiedono solidarietà

di Silvio Bini

Fra le categorie colpite dai provvedimenti del Governo, riguardo alle misure anti-Covid, c’è a pieno titolo quella dei fotografi professionisti. Attraverso il Web, Enrico Scaglia, componente del direttivo dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, cerca la solidarietà dell’opinione pubblica, per una categoria che pare ai margini dell’attenzione sociale, ma che sta vivendo una crisi profonda.
“Noi siamo in stand by, in pratica siamo in attesa che succeda qualcosa che migliori la situazione. Raccolgo, in maniera indiretta, le richieste dei fotografi, discuto con i colleghi, mi capita spesso di farlo e mi rendo conto che il disagio è grande“. Scaglia spiega nel particolare le difficoltà del genere: “Pensate ai fotografi matrimonialisti, oggi si trovano cancellati, per la seconda volta quest’anno, gli eventi che generano il loro reddito. Addirittura nella prima fase del lockdown, c’è stata anche la diatriba sulla riconsegna delle caparre, che giustamente dovevano anche essere riconsegnate a coloro che, per causa di forza maggiore non potevano sposarsi. Pensiamo ai fotografi che si occupano degli interventi sportivi, non solo quelli maggiori, ma anche gli eventi periferici che, per la seconda volta, sono stati cancellati. A me interessa puntualizzare il fatto che il nostro è uno dei settori più colpiti, ma se ne parla poco perché numericamente non siamo forti, forse non siamo neanche nei beni essenziali del motore economico del paese. E’ vero però – spiega il rappresentante della Tau Visual – che la fotografia entra in maniera diretta in tutte quelle attività di comunicazione in cui l’immagine è necessaria. Che sia istituzionale, pubblicitaria o anche privata”.
Alla fine, che cosa dire? “Non posso certo chiedere alla gente di entrare in ogni negozio di fotografo, per aiutare a sostenere la sua attività. Però chiediamo solidarietà e comprensione. E’ vero, ci sono categorie che soffrono di più, ma non dimentichiamoci dei fotografi che hanno raccontato, raccontano e hanno la voglia di raccontare la vita che si svolge intorno a noi e che da qualche giorno si ritrovano di nuovo a doversi fermare”.

Enrico Scaglia

“Un nuovo lockdown? L’artigianato Fvg non se lo può permettere”

di Gi Elle

Un nuovo lockdown? Non se ne parli proprio. Il sistema artigiano in Friuli Venezia Giulia ha tenuto, ma oggi un quinto delle imprese – come dire il 20 per cento – è a rischio chiusura, proprio per i devastanti effetti del Coronavirus, per cui non se lo potrebbe assolutamente permettere. Può essere riassunta con queste preoccupate parole la riflessione, sul momento pandemico, difficilissimo e pieno di ombre e nuovi rischi, condotta da Confartigianato-Imprese Udine. Dalla quale emerge che, nei primi nove mesi del 2020, la crisi sanitaria ha causato un notevole calo di iscrizioni e cessazioni nel registro imprese regionale rispetto allo stesso periodo del 2019, fenomeno rilevato anche tra le file degli artigiani, dove le iscrizioni sono calate da 1.474 nel 2019 a 1.256 nel 2020 (-14,8%) e alle stesse date le cessazioni sono passate da 1.672 a 1.390 (-16,9%). In termini di differenze di stock non si sono riscontrati cedimenti gravi: al 30 settembre 2020, si contano 27.613 imprese artigiane attive, erano 27.845 un anno prima con una perdita di 232 aziende, -0,83%, una percentuale leggermente inferiore alla perdita media dell’ultimo quinquennio (-0,85%). In provincia di Udine tra fine settembre 2019 e 2020 si è passati da 13.778 a 13.573 imprese artigiane, con un calo di 205 unità, pari al -1,49%, un dato peggiore a quello registrato in provincia di Gorizia (-1,17%), Pordenone (-0,56%) e Trieste dove si è registrata addirittura una crescita (+0,96%).

Tilatti durante una cerimonia.


La fotografia emerge dall’ultima elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato-Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere. «I numeri dimostrano che il temuto crollo della base imprenditoriale non c’è stato, ma il peggio deve ancora venire – ha esordito il presidente di Confartigianato Udine e Fvg, Graziano Tilatti -. Attendiamo gli effetti più pesanti della pandemia tra fine anno e il primo trimestre 2021, quando rischieranno di chiudere quasi un quinto delle nostre imprese». A dirlo sono ancora le statistiche. Nell’ultima indagine congiunturale promossa dall’associazione, le imprese intervistate hanno infatti indicato la dead line con grande chiarezza: se l’emergenza Covid dovesse protrarsi fino alla metà del 2021 a rischio chiusura sarebbe oltre il 17% delle imprese artigiane, in regione, 4.700 su 27.613. Al momento dell’intervista (luglio-agosto 2020) il 6,2% degli artigiani aveva già deciso di chiudere, un altro 4% potrebbe farlo se l’emergenza, come appare ormai chiaro, non si concluderà entro fine anno e un ulteriore 7% se proseguirà fino alla metà del 2021. La causa madre del momento di difficoltà è naturalmente la pandemia con i suoi effetti sull’economia e la finanza, alla quale si sommano però difficoltà pregresse (tra 2009 e 2020 in Fvg si sono perse quasi 3mila imprese artigiane), dal mancato ricambio generazionale, alla scarsa patrimonializzazione, a scarsi investimenti o ancora a un business non più competitivo. Il Covid-19 ha aggravato situazioni già compromesse e ne ha fatte entrare in crisi altre.
Nei primi 9 mesi del 2020, il 35% degli artigiani ha subito un calo del giro d’affari compreso tra il 30% e il 50%, il 24% degli intervistati dichiara un calo di fatturato superiore al 50%. La perdita media è stata pari a -25%. In 6 mesi sono stati bruciati circa 22mila euro per azienda artigiana per un totale di 300 milioni in provincia di Udine, oltre 600 milioni in regione. Nonostante il semestre nero, non emerge il temuto crollo di fiducia da parte degli artigiani friulani, che continuano a credere nella propria impresa con un voto medio di 7,32 (su scala 1-10). I principali problemi denunciati in questa delicata fase sono, in ordine di importanza, la riduzione delle vendite e cancellazione di ordini/commesse (54%), la difficoltà negli adempimenti per via degli uffici della pubblica amministrazione chiusi o con orari ridotti e infine la mancanza di liquidità (38%).

Problemi acuiti in questi ultimi mesi dal ritorno della pandemia e dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Conte calato senza distinguo sui territori, anche quelli, come il Fvg, che per numeri di contagi avrebbero avuto diritto a misure meno restrittive. «Al Governo chiediamo di lasciare alle Regioni l’onere di decidere quali misure adottare a seconda della curva epidemica. Ci aspettano mesi difficilissimi – conclude Tilatti – e questa consapevolezza deve spingerci a lavorare con convinzione nella stessa direzione, cercando strategie che ci consentano di continuare a lavorare pur adottando tutte le misure necessarie a contenere la diffusione del virus. L’obiettivo ora è evitare a tutti i costi un nuovo lockdown, il sistema artigiano non se lo può permettere».

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In copertina, l’artigianato dell’edilizia; qui sopra, quello della falegnameria.

 

Pullman turistici e artigiani pronti a integrare i trasporti pubblici in crisi

di Gi Elle

Trasporti pubblici di nuovo in affanno in seguito alle recenti restrizioni adottate dal Governo per contrastare la ripresa dei contagi da Coronavirus. Tanto che gli operatori del Friuli Venezia Giulia cercano di correre al riparo facendo delle proposte strategiche alla Regione Fvg, volte a integrare i trasporti scolastici in sovraffollamento, sperando che le stesse vengano accolte con sollecitudine, vista la drammatica situazione. Le richieste arrivano da Confcooperative Fvg e da Confartigianato della regione e di Udine.

«Apprendiamo dalla stampa che, in regione, servirebbero altri 70-80 pullman privati per garantire il servizio pubblico del trasporto nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria, evitando assembramenti e affollamenti – dice Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg e presidente di una storica cooperativa di pullman turistici -. Su questo tema, registriamo disponibilità e apertura da parte del Governo e dell’Amministrazione regionale. Anche le aziende private comunicano, di nuovo, la loro disponibilità a intervenire prontamente con mezzi e autisti propri. Tanto più che una parte degli stessi, attualmente, è stata messa in Cassa integrazione a motivo della riduzione del carico di lavoro che, tra l’altro, proseguirà anche nei mesi prossimi visto che sono state tagliate, di nuovo, le gite scolastiche – prosegue Donatone -. Ovviamente, servono risorse economiche aggiuntive che, almeno in parte, potrebbero essere recuperate facendo viaggiare i pullman dedicati al turismo e, dunque, da una parte con un risparmio sulla riduzione dei costi della Cassa integrazione e, dall’altro, con le maggiori entrate derivate dalle imposte sui fatturati aziendali che potrebbe recuperare in valore. Dunque, per gli operatori privati si tratterebbe di una vera e propria boccata d’ossigeno e, perciò, rimaniamo disponibili a qualsiasi confronto utile e alla partecipazione a qualsiasi tavolo di lavoro. Detto ciò, rimane incomprensibile il fatto che, da un lato ci si lamenti della carenza di autobus pubblici e di autisti, e, dall’altro, le stesse aziende proseguano nel fornire servizi turistici ai privati a costi inferiori rispetto a quelli medi del mercato. Evitare questa concorrenza a chi fa traporto turistico di professione – conclude Donatone – aiuterebbe anche il trasporto pubblico ad avere maggiori mezzi a disposizione con relativi minori disagi ai viaggiatori».

La nuova mazzata arriva, infatti, dall’ultimo Dpcm (13 ottobre) che vieta le gite d’istruzione cancellando così l’unica possibilità di continuare a lavorare rimasta alle imprese artigiane del trasporto persone. Imprese che dall’inizio del lockdown a oggi sono tra quelle che hanno maggiormente pagato il prezzo della pandemia. Dopo aver ripreso un po’ d’ossigeno durante i mesi estivi, con l’aumento dei contagi e la nuova stretta imposta dal Governo con l’ultimo Dpcm, le aziende artigiane del trasporto pubblico – oltre 50 in Fvg – si ritrovano ancora una volta senza lavoro. E se alla prima sono riuscite a resistere, stringendo i denti, dando fondo ai risparmi, chiedendo prestiti, alla seconda rischiano di soccombere. A meno di un intervento della Regione, sulla scorta di quanto già fatto da altri, vedasi l’Emilia Romagna. «Vediamo correre sulle nostre strade, in Fvg come nel resto del Paese – denuncia il capogruppo della categoria di Confartigianato Fvg, Rudi D’Orlando – autobus del trasporto pubblico locale pieni. Riceviamo ormai quotidianamente segnalazioni di mezzi stracolmi, spesso con studenti costretti a restare in piedi e questa situazione non è tollerabile. Anzitutto per ragioni sanitarie, perché il contatto così ravvicinato rischia di vanificare tutti gli sforzi di contenimento del virus che vengono fatti fuori, in primis a scuola, e poi per noi, che potremmo fare la nostra parte e siamo invece costretti alla finestra». Da qui la richiesta di D’Orlando, sposata pure dal suo omologo in Confartigianato-Imprese Udine, Stefano Felice, alla Giunta Fvg: «Considerata la gravità del momento, la necessità di diluire il numero di utenti su altri mezzi per evitare il sovraffollamento di quelli pubblici e ancora il rischio di cancellazione di un intero settore dell’economia Fvg qual è quello del trasporto persone, chiediamo al governatore Fedriga e all’assessore ai trasporti Graziano Pizzimenti di prendere in considerazione la strada intrapresa da da altre regioni, come l’Emilia Romagna, che hanno proceduto a integrare il contratto di servizio del Tpl coinvolgendo per l’anno in corso le imprese artigiane. Ribadiamo a questo proposito la nostra immediata disponibilità».

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In copertina, Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg.

Orientamento musicale a Casarsa: in settembre ripartono i corsi

È tempo di iscrizioni alla Scuola di orientamento musicale di Casarsa della Delizia della Pro Loco. Infatti, a settembre ripartono i corsi per bambini, ragazzi e adulti. “Dopo il lockdown che ha visto la sospensione delle lezioni in presenza – ha spiegato il presidente della Pro Casarsa, Antonio Tesolin -, c’è una grande voglia di ripartire e di coinvolgere bambini, giovani ma anche adulti a fare musica. Le lezioni verranno svolte in totale sicurezza, nel rispetto di tutte le normative vigenti per quanto riguardo il contrasto alla diffusione del Covid-19: assicuriamo alle famiglie la massima cautela e nel contempo la stessa professionalità e passione che contraddistinguono da sempre la scuola di orientamento musicale di Casarsa. I nostri giovani hanno bisogno di mettersi in gioco, di ritornare alla normalità pur con tutte le precauzioni possibili, quindi ci auguriamo che in molti possano iscrivere i propri figli perché la musica è anche una terapia, che fa bene al cuore e alla mente”. La scuola di orientamento musicale di Casarsa è diventata infatti una istituzione riconosciuta e rinomata, caratterizzata da un approccio didattico moderno, che presta grande attenzione agli studenti.
I maestri di musica sono Denis Biason che insegna chitarra acustica, elettrica e basso, Manuel Pestrin insegnante di batteria e percussioni, Alberto Ravagnin pianoforte e tastiere, Veronica di Lillo canto singolo e canto corale e infine, Moira de Vido, insegnante di solfeggio e pianoforte.
“La scuola di orientamento musicale di Casarsa – ha concluso Tesolin – rappresenta una grande opportunità per avvicinarsi al canto o ad uno strumento musicale, per questo ringraziamo per l’importante aiuto il Comune di Casarsa, l’assesorato alla Cultura, la Coop Casarsa e la Bcc Pordenonese che sostengono questo progetto”.
Tra i corsi proposti: propedeutica musicale, solfeggio, pianoforte, tastiere, violino e viola, violoncello, chitarra classica ed elettrica, basso elettrico, flauto traverso, clarinetto e sax, tromba e trombone, fisarmonica, batteria moderna, canto moderno, musica di insieme per gruppi, preparazione all’esame di Conservatorio.
I corsi sono rivolti non solo a bambini e ragazzi, ma anche a tutti quegli adulti che vogliono avvicinarsi o anche migliorare la propria esperienza musicale. Per maggiori informazioni in vista della ripresa segreteria@procasarsa.org e www.procasarsa.org

Ragazzi della Scuola di musica.