Calo degli alunni e fusione dei plessi: Aclif propone di sfruttare le opportunità di autonomia e lingue minoritarie

Sfruttare le opportunità offerte dalla presenza delle lingue minoritarie e dell’autonomia regionale per risolvere il problema della formazione delle classi nella scuola dell’obbligo, alle prese con fenomeni all’opposto l’uno dell’altro come la formazione di sezioni con oltre 20 studenti o la chiusura e fusione di interi plessi. Sono pronte al confronto sul tema – coinvolgendo in un tavolo Regione Fvg e Ufficio scolastico regionale in uno spirito di piena collaborazione – le Amministrazioni comunali aderenti all’Aclif, Assemblea di Comunità Linguistica Friulana (vi aderiscono 139 Comuni). Il presidente dell’Assemblea, Daniele Sergon, sindaco di Capriva del Friuli, è pronto a chiedere un incontro al dirigente dell’Usr per aprire un dialogo costruttivo non solo in vista del nuovo anno scolastico ma anche del prossimo, le cui iscrizioni si concretizzeranno a gennaio.


«Come amministratori – anticipa Sergon – vediamo in prima persona come da anni il calo demografico abbia un impatto crescente sul mondo della scuola. C’è una grande difficoltà a raggiungere le varie soglie minime previste per legge, in particolare quella di 15 alunni per classe. Negli ultimi quattro anni, in particolare, le criticità sono esplose e in molte comunità le istituzioni scolastiche sono state costrette a tagliare il numero delle classi, con conseguenti riduzioni di organico, e talvolta addirittura a chiudere interi plessi. C’è anche il problema nelle classi che rimangono attive, in cui in alcuni casi si va oltre ai 20 studenti con conseguenze per la didattica. Dall’altro lato, c’è la riorganizzazione dei plessi stessi, che proprio in queste giornate è materia di lavoro e di interesse per Regione e Comuni. Confidiamo che prima di procedere con le scelte si possa ascoltare la voce del territorio, aprendo un tavolo di confronto, anche per quello che riguarda le diverse specificità delle zone friulanofone della nostra regione favorendo sinergie tra istituti comprensivi vicini e omogenei come caratteristiche».
Una soluzione può arrivare dal Dpr 81/2009 “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola” che recepisce le precedenti norme di tutela delle minoranze linguistiche stabilite nella Legge 482/99. Infatti, alla pari con quanto previsto per le zone montane e le isole, anche nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche (come è riconosciuto il Friuli Venezia Giulia con friulano, sloveno e tedesco) possono essere costituite classi, per ciascun anno di corso, con un numero di alunni inferiore a quello minimo e comunque non inferiore a 10 alunni. Analogo provvedimento è previsto per le scuole secondarie di primo grado. Numeri che permetterebbero anche di salvaguardare l’autonomia di diversi plessi scolastici.
«Sarebbe la soluzione ideale, in una Regione a statuto autonomo come la nostra – sottolinea Daniele Sergon – per risolvere tali problematiche scolastiche. Purtroppo in passato, da sondaggi effettuati da diversi sindaci nelle scuole del territorio, è emerso che in diversi casi i diritti delle minoranze linguistiche, pur riconosciuti giuridicamente, sono misconosciuti o non vengono tenuti nella debita considerazione, peraltro con un danno per la loro stessa organizzazione e attività. Se gli Istituti scolastici sfruttassero queste opportunità, specialmente nell’epoca post-pandemica che stiamo vivendo, si potrebbe ridurre il rischio di riduzione delle classi e di chiusura di plessi nonché agevolare una didattica più inclusiva, sia in considerazione della presenza di allievi con disturbi specifici dell’apprendimento e bisogni educativi speciali, sia per la presenza in alcune comunità di contesti sociali eterogenei, flussi migratori notevoli e alto rischio di dispersione».
L’Assemblea è pronta a sostenere l’Amministrazione regionale in questo impegno. «Perché – conclude il sindaco di Capriva – questa Regione può restare a Statuto Speciale se, e solo se, saprà difendere le sue minoranze linguistiche esistenti, anche in ambito scolastico. Non dimentichiamo infatti che senza di esse, questa Regione, rischia la sua specialità. Siamo al fianco dell’Amministrazione regionale in questo cammino, pronti a dare il nostro contributo e le nostre proposte».

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In copertina e all’interno, Daniele Sergon presidente dell’Aclif e sindaco di Capriva.

A Udine il punto sulla lingua friulana che oggi interessa 600 mila persone

«La terza Conferenza regionale sulla lingua friulana è una tappa importante per le lingue minoritarie. Si tratta di un appuntamento in cui l’Amministrazione regionale si mette in ascolto per fare il punto sulle azioni messe in campo in questi anni e quelle che potremo adottare nei prossimi per migliorare lo stato dell’arte». Lo ha detto, come riferisce Arc, l’assessore regionale delle Lingue minoritarie, Pierpaolo Roberti, durante la terza Conferenza regionale sulla lingua friulana, che oggi interessa circa 600 mila persone e che si è tenuta nella sede della Regione Fvg, a Udine, all’auditorium Antonio Comelli.


Ora l’obiettivo, secondo l’esponente della Giunta Fedriga, è quindi l’ascolto: «La legge di tutela del friulano impone che vi sia una Conferenza regionale organizzata dal Consiglio del Friuli Venezia Giulia con la motivazione che sia un altro soggetto diverso dall’Esecutivo ad organizzare un evento di verifica su quanto abbiamo fatto nella prima parte del mandato, un’analisi di tutte le attività e le misure adottate. La ratio della Conferenza sta quindi nella logica del controllo: da una parte, c’è l’Esecutivo che compie le azioni e, dall’altra, l’Assemblea legislativa che monitora. Oggi ascoltiamo per capire quali azioni future potranno essere effettuate per migliorare e promuovere le lingue minoritarie, per comprendere cosa va migliorato e per darci una prospettiva volta a valorizzare tutte le lingue minoritarie».
Roberti ha poi rilevato la positività di queste Conferenze ravvicinate, l’altra settimana quella dedicata al tedesco e questa quella allo sloveno: «La pandemia ha fatto slittare gli incontri, ma questo permette meglio di cogliere i tratti comuni e di vicinanza delle lingue minoritarie, quali ad esempio l’educazione, la scuola la programmazione televisiva. Ci sono poi anche esperienze positive da condividere per promuovere l’utilizzo della lingua».
Durante l’evento, si è discusso del nuovo Piano regionale di politica linguistica 2021-2025 che fra le finalità prevede di favorire il ripristino della trasmissione intergenerazionale, di migliorare la qualità della competenza della lingua e l’aumento della stessa nell’uso sociale. Il Piano che ha un approccio trasparente, secondo Roberti, mostra un’impostazione diversa rispetto al passato: «Il documento illustra delle azioni puntuali con relative risorse da spendere nel quinquennio attraverso delle linee specifiche di indirizzo. Una caratteristica importante anche per il monitoraggio. Chiunque potrà verificare se quelle cifre sono state spese e quelle azioni compiute. E’ un approccio importante su cui l’Esecutivo si mette alla prova e rimarca la convinzione dell’Amministrazione regionale nel proseguire a valorizzare tutte le lingue minoritarie del Friuli Venezia Giulia».
Il Piano, che vale circa 22 milioni di euro sul quinquennio, per l’esponente della Giunta Fedriga ha un altro aspetto rilevante. «Il documento va a cavallo di più legislature e comprende un periodo più lungo della mera scadenza elettorale del 2023. E’ un segnale preciso perché a prescindere da chi governerà, non possiamo perdere il plurilinguismo che va preservato, ci caratterizza e garantisce la specialità».
La Conferenza ha rappresentato quindi un vero e proprio stato dell’arte, organizzata dall’Agenzia regionale per la lingua friulana, e dalla Regione con il coinvolgimento di istituzioni, docenti ed esperti che si occupano a vario titolo dello sviluppo della “marilenghe”. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Udine, Pietro Fontanini, di Enrico Peterlunger, delegato dell’Università di Udine per la lingua friulana, di Eros Cisilino, presidente dell’Arlef, moderati dal consigliere regionale delegato al coordinamento della Conferenza Emanuele Zanon, si è dato il via al confronto attraverso una serie di interventi.
Fra questi, Salvatore Campo, direttore del Servizio lingue minoritarie, ha fornito alcuni spunti per una nuova strategia di sviluppo della lingua friulana, mentre Michele Gazzola, docente dell’Università dell’Ulster ha parlato del piano generale di politica linguistica per il friulano e Linda Picco, dello Sportello regionale per la “marilenghe”, ha esposto l’attuale situazione sociolinguistica rilevando come secondo una ricerca del 2014 siano 600 mila i friulanofoni: 420 mila parlano regolarmente il friulano e 180 mila in modo occasionale. Quanto alla comprensione della lingua, i dati indicano che è compresa da 9 persone su 10 in Friuli. Infine, per quanto concerne i giovani, se da un lato non esiste più l’idea della lingua carica di uno stigma sociale, una lingua considerata “dei vecchi”, dall’altro manca la carica ideologica ed emotiva presente nelle generazioni precedenti.

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In copertina, l’assessore regionale Pierpaolo Roberti; all’interno, il tavolo dei relatori alla Conferenza.

 

Accordo fra Regioni per la lingua friulana e i dialetti veneti

Friuli Venezia Giulia e Veneto stringono un’alleanza per la tutela e lo sviluppo delle lingue minoritarie e delle reciproche varietà linguistiche. È quanto stabiliscono due delibere approvate dalle rispettive Giunte con cui le due Regioni – come informa una nota Arc – hanno dato il via libera ad un “Accordo di collaborazione per la tutela e per lo sviluppo del patrimonio linguistico e culturale della componente friulanofona della Regione del Veneto e venetofona della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia”.
Presupposto dell’accordo – che attiva una collaborazione richiesta da anni dalle comunità locali – è l’uso della lingua friulana anche in aree circoscritte dei Comuni veneti di Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro e Portogruaro, ma anche – come riconosciuto nel 2006 dal Consiglio provinciale di Venezia – nei comuni di San Michele al Tagliamento, Teglio Veneto e Cinto Caomaggiore. Allo stesso modo, in Friuli Venezia Giulia persiste l’uso di dialetti veneti che la Regione è tenuta a valorizzare in base alla Legge regionale 5/2010.

Con questo Accordo, la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia si impegna ad estendere alcuni servizi erogati dall’Agenzia regionale per la Lingua Friulana (Arlef) anche agli organismi veneti riconosciuti, nonché a consentire l’accesso ai finanziamenti regionali per la promozione della cultura e della lingua friulana ai Comuni veneti interessati. La Regione Veneto, a sua volta, si impegna a promuovere il finanziamento di progetti a sostegno della lingua friulana con i fondi previsti dalla Legge regionale 73/1994 e a favorire le iniziative culturali volte all’approfondimento del friulano nell’area del portogruarese, anche con il coinvolgimento delle Università presenti nelle due regioni. L’accordo ha durata triennale ma potrà essere prorogato. L’Arlef è incaricata della gestione operativa dell’attività.

Nello specifico, le due Regioni potranno collaborare per sviluppare iniziative mirate alla piena attuazione delle leggi statali e regionali istituite per la tutela della lingua minoritaria, con particolare riferimento alla componente linguistica friulana presente nel territorio portogruarese del Veneto. Potranno inoltre favorire la cooperazione tra i soggetti firmatari per la salvaguardia del patrimonio linguistico e culturale della componente friulanofona in Veneto e venetofona in Friuli Venezia Giulia. Il friulano potrà essere proposto come attività integrativa nelle scuole dei Comuni interessati, così da promuoverne la conoscenza e l’uso della sua grafia ufficiale. Infine, le due Regioni potranno supportare le amministrazioni locali, gli enti, le società pubbliche e le associazioni di categoria nell’attuare progetti per la promozione della lingua minoritaria, il recupero del patrimonio lessicale desueto e la pratica del polilinguismo. Allo stesso tempo, la Regione Veneto si impegna a sviluppare, di concerto con il Friuli Venezia Giulia e con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, iniziative di sostegno delle minoranze linguistiche, della storia e della cultura veneta nel territorio friulano, anche mediante l’attuazione di progetti statali e comunitari.