Vittime civili di guerra a Torlano: onoreremo queste 33 vittime insegnando ai giovani la cultura della pace

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Basta con le follie della guerra. Faremo presto un laboratorio per insegnare ai giovani la cultura della pace».  L’annuncio, molto bello e importante, l’ha dato ieri mattina, alla commemorazione dell’Eccidio di Torlano e delle 33 vittime innocenti della ferocia nazifascista, la rappresentante delle Famiglie vittime civili di guerra, Adriana Geretto, che non manca mai all’annuale cerimonia indetta dal Comune di Nimis. «Anche perché – ha osservato -, come diceva Maria Montessori, tutti parlano di pace, ma nessuno fa nulla per farla affermare».

Presente una folta rappresentanza di Portogruaro, la città veneta dalla quale proveniva la famiglia De Bortoli, letteralmente distrutta – ben nove morti! – nel fatto di sangue messo in atto la mattina del 25 agosto 1944 quale rappresaglia all’uccisione di un ufficiale tedesco: era molto attiva, infatti, in quei giorni l’azione di contrasto agli invasori da parte dei partigiani. Ma anche numerose autorità – sindaci e amministratori dei Comuni vicini, tra cui Povoletto e Tavagnacco, e pure della più lontana Ruda -, rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni combattentistiche e d’arma. Per la Partigiani Osoppo c’era il presidente Roberto Volpetti.
Deposte le corone d’alloro e gli omaggi floreali sul sacello che custodisce i resti di quelle povere vittime – molte donne con i loro figlioletti -, monsignor Rizieri De Tina, che in precedenza aveva celebrato la Messa di suffragio nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, ha benedetto la tomba, lasciando poi la parola a un giovane del luogo che ha letto l’agghiacciante cronaca di quella indimenticabile mattinata di 79 anni fa. Quindi, oltre alla citata rappresentante delle Famiglie vittime civili, ha parlato il sindaco Giorgio Bertolla, il quale non poteva esimersi dal fare un collegamento tra la Seconda guerra mondiale, che seminò tanti lutti e distruzioni non solo a Torlano ma in tutto il Comune di Nimis, e quanto da oltre unn anno e mezzo sta avvenendo in Ucraina a causa del conflitto scatenato dalla Russia. Bertolla ha dato lettura anche del messaggio inviato dal commissario del Comune di Portogruaro, Iginio Olita, cedendo poi il microfono al consigliere regionale Edy Morandini che ha portato l’adesione dell’Assemblea di piazza Oberdan alla importante cerimonia che – ha sottolineato – ha il significato di tenere desta l’attenzione su questi crimini del passato affinché aiuti, ognuno nel proprio piccolo, a lavorare per la pace. Proprio come aveva esortato all’omelia don De Tina, il quale a commento dell’appropriata pagina del Vangelo, appena letta, ha raccontato anche due significative esperienze vissute nel 2019 a Leopoli, in Ucraina – quindi ben prima dello scoppio della guerra -, e pochi giorni fa in Romania, all’incontro religioso di Timisoara. Un ricordo, dunque, che non verrà mai meno, tanto che il primo cittadino di Nimis ha dato già appuntamento alla commemorazione dell’ottantesimo anniversario dell’Eccidio, il 25 agosto 2024.

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In copertina e all’interno, alcune immagini della cerimonia: l’intervento di Adriana Geretto, la Messa nella parrocchiale, il saluto del sindaco Bertolla e del consigliere regionale Morandini, autorità, il giovane che legge la cronistoria, labari e gagliardetti schierati.

Trieste, Fondazione Luchetta impegnata a favore dei profughi dell’Ucraina

Nelle settimane che hanno riportato in Europa drammatici venti di guerra, e costretto già quasi 3 milioni di cittadini ucraini a lasciare il loro Paese, la necessità di garantire accoglienza tempestiva a chi ha dovuto lasciare all’improvviso la sua casa e si trova senza riferimenti in terra straniera è diventata emergenza prioritaria.
«Per questo¯- spiega la presidente Daniela Luchetta – la nostra Fondazione si è messa a disposizione in tempi molto rapidi: le prime famiglie, che provengono da zone diverse dell’Ucraina, sono arrivate in questi giorni, attraverso un lungo viaggio in corriera da Leopoli Si tratta di otto donne, delle quali sei madri e due zie, giovanissime, e di 8 minorenni, di età compresa fra 4 e 17 anni. Tutti i bambini hanno già ricevuto una visita medica all’ospedale infantile Burlo Garofolo, sei di questi sono affetti da patologie varie per le quali stiamo predisponendo visite specialistiche e percorsi di cura. Le famiglie al momento si trovano nelle nostre strutture di accoglienza, con tutta l’assistenza necessaria: parte nella nostra sede di via Chiadino e parte nella Casa Steffè, a Bristie-Sgonico. Proprio Casa Steffè – anticipa ancora la presidente Luchetta – sarà sede di riferimento per il Cas, Centro di Accoglienza Straordinaria, che la Fondazione ha avviato questi giorni, d’intesa con la Prefettura di Trieste, per l’accoglienza dei profughi ucraini. Ci sono stati momenti di grande commozione, quando le madri ucraine hanno capito di aver portato i loro bambini al sicuro, e di potersi affidare a noi. Nei giorni precedenti la Fondazione aveva già ospitato un primo bimbo e sua mamma sfuggiti al conflitto in Ucraina, accompagnati dalla giornalista Rai Felicita Pistilli. Il Cas segna un passaggio di testimone con il precedente progetto Sai-Siproimi, in fase di chiusura: è rimasta solo una famiglia pachistana che sarà ospite ancora per qualche tempo a Bristie».
E c’è di più: nelle prossime settimane la Fondazione si appresta ad ospitare ulteriori profughi, questa volta di provenienza afghana. «Prosegue infatti – sottolinea Daniela Luchetta – il nostro impegno per la risoluzione di alcune difficili storie di famiglie afghane con minori gravemente ammalati: bambini che non possono più curarsi regolarmente nel loro Paese, e che contiamo di poter ospitare a Trieste, nelle nostre sedi. L’esperienza della Fondazione Luchetta è diventata un riferimento importante, a livello internazionale, per l’attività di solidarietà sanitaria grazie al networking fra istituzioni italiane ed enti e realtà del territorio. Non vogliamo disperdere questo circolo virtuoso e siamo pronti a fare gli straordinari, con la squadra di operatori e volontari della Fondazione, per garantire assistenza a chi ne ha bisogno: bambini e giovani che cercano di lasciare l’Afghanistan, insieme alle loro famiglie».

Per far fronte alle molteplici emergenze, la Fondazione Luchetta, che non gode di contributi
pubblici permanenti, indice una raccolta fondi sulla pagina Facebook e nel Centro di Raccolta di
Via Valdirivo 16a. È anche possibile donare via bonifico bancario, IBAN IT 39 B 02008 02230
000048893508 – BIC SWIFT UNCRIT2BOPA.

INFO fondazioneluchetta.eu

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In copertina, Casa Steffè a Bristie-Sgonico; all’interno, la presidente Daniela Luchetta.