Sanità e strutture private accreditate: Assosalute Fvg con il presidente Riccobon replica alla Lega sulle criticità

Botta e risposta sulla sanità in Friuli Venezia Giulia. Assosalute Fvg ritiene, infatti, che le considerazioni sulle strutture sanitarie private accreditate contenute in un documento della Lega «non colgano pienamente la complessità del settore e della realtà operativa». Per questo, l’associazione risponde punto per punto alle criticità sollevate attraverso la voce del presidente Claudio Riccobon. Ecco, pertanto, la sua posizione esposta nel comunicato che si riporta integralmente:

Claudio Riccobon

«Capacità di governo e controllo – Non c’è alcun indebolimento della capacità di controllo e di programmazione della Regione sull’operato dei privati accreditati: al contrario, essa risulta rafforzata. L’ultimo rinnovo dell’accordo triennale per il triennio 2026–2028 prevede infatti l’incremento del vincolo di individuazione delle attività erogabili dal privato accreditato, che passa dal 70% all’80%. In termini chiari, sul 100% del budget dedicato alle prestazioni erogabili: il 50% viene determinato dalla Regione; il 30% viene definito dalle Aziende sanitarie in base alle esigenze specifiche dei territori per un totale dell’80%. Solo il restante 20% è gestito dalla struttura, e comunque esclusivamente a completamento delle prestazioni erogate nell’ambito delle specialità accreditate».

«Monitoraggio esiti clinici – Le strutture sanitarie private convenzionate sono sottoposte dall’Azienda sanitaria a puntuali controlli semestrali sull’appropriatezza dei ricoveri e sugli esiti clinici degli stessi».

«Monitoraggio e contenimento dei costi – Da anni il privato accreditato chiede un confronto strutturato e l’apertura di un tavolo di lavoro sulla differenza dei costi sostenuti da pubblico e privato a parità di prestazioni. È facilmente verificabile come, sulle medesime prestazioni, i costi risultino in linea e frequentemente superiori nella sanità pubblica. Non solo: il nuovo nomenclatore nazionale sulle prestazioni ambulatoriali ha inopportunamente abbassato numerose tariffe, tanto da essere stato annullato a livello nazionale. Su questo tema, stiamo lavorando al tavolo con la Regione e, nel frattempo, stiamo lavorando sottocosto per numerose prestazioni per garantire alla comunità la certezza e la continuità del servizio».

«Liste d’attesa – L’apporto del privato accreditato alla riduzione dei tempi di attesa risulta chiaramente riscontrabile nelle prestazioni erogate ed è stato riconosciuto dalle Aziende sanitarie».

«Chirurgia oncologica – Realizziamo con rammarico che la Regione abbia deciso di non avere al proprio fianco un privato accreditato qualificato, come ad esempio in Veneto o in Emilia Romagna, che offra prestazioni di medio-alta complessità, che possa diventare utile confronto con gli erogatori pubblici e che contribuisca al miglioramento della qualità della chirurgia oncologica, contenendo anche i tempi d’attesa. È il caso, per esempio, del Policlinico Città di Udine, unica struttura in provincia di Udine ad aver raggiunto il valore soglia sul tumore alla mammella oltre all’Ospedale Santa Maria della Misericordia. Tuttavia, come privati accreditati, abbiamo ritenuto giusto facilitare la transizione della casistica verso il pubblico per applicare il piano oncologico. Se l’obiettivo è avere strutture valide, capaci e competenti, dobbiamo accettare di concentrare le casistiche in modo da garantire sicurezza e competenza al cittadino: tale risoluzione, però, va accolta anche dalle strutture pubbliche».

Da Confagricoltura Fvg i primi appelli ai neo-eletti in Europa

di Giuseppe Longo

Dopo un’accesa campagna elettorale, è dunque sceso il sipario sulle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Con risultati che accentuano quelli nazionali che pure hanno registrato un vero e proprio trionfo della Lega, addirittura con il raddoppio dei voti rispetto alle politiche di un anno fa, con un forte ridimensionamento dei Cinque Stelle e una significativa ripresa del Partito democratico, che ora è il secondo partito. In Friuli Venezia Giulia il partito di Matteo Salvini è andato ancora meglio superando abbondantemente il 45 per cento (34  in Italia), mentre il movimento fondato da Beppe Grillo, e guidato da Luigi Di Maio, in regione ha raccolto appena il 9,6 per cento contro il 17 ottenuto a livello nazionale. Pressoché pari invece – poco oltre il 22 per cento – i voti portati a casa dal Pd. Bene Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che qui ha raccolto addirittura un abbondante voto percentuale in più rispetto al resto del Paese (7,6) superando il partito azzurro sceso in campo con un Silvio Berlusconi pimpante a dispetto degli oltre 82 anni e dell’intervento subito alla vigilia dello snervante tour de force dei comizi.

E adesso per tutti coloro che sono stati premiati dalle urne si avvicinerà a grandi passi il momento di fare le valigie per Bruxelles e Strasburgo. Per cui ora ai neo-eletti giungono sollecitazioni a lavorare per il bene del loro Paese e in particolare della nostra regione. Così, all’indomani del voto europeo, registriamo una prima dichiarazione che proviene dal settore primario, attraversato da inquietudini non di poco conto, accentuate anche dai capricci del tempo che continua a imperversare con pioggia e basse temperature, creando gravi danni nelle campagne dove si registra, in ogni coltura, dal mais alla vite e alle piante frutticole clamorosi ritardi vegetativi che si ripercuoteranno per tutta l’estate fino alla stagione dei raccolti.

Il presidente Claudio Cressati.

Il presidente di Confagricoltura Fvg, Claudio Cressati, interviene infatti sui risultati delle urne: «Ci congratuliamo innanzitutto – afferma – con i parlamentari regionali eletti: Elena Lizzi, Marco Dreosto e Marco Zullo, dando anche il benvenuto agli esponenti politici che fanno il loro ingresso per la prima volta al Parlamento Europeo. La nuova assemblea ha davanti sfide importanti per l’Europa – continua Cressati –. Per noi agricoltori l’Ue ha soprattutto sul tavolo la riforma della Pac (la Politica agricola comune, Ndr), determinante e urgente per la nostra agricoltura, ma come imprenditori che operano in un mercato comune chiediamo regole europee reciproche, partendo dal sistema fiscale, che invece oggi opprime le aziende italiane e le penalizza rispetto agli altri Paesi. L’armonizzazione delle norme deve riguardare anche il costo del lavoro e le pratiche ambientali per costruire un’Europa più competitiva in ambito internazionale. Per farlo, dobbiamo avere un’Italia più coraggiosa e lungimirante nelle riforme, capace di essere protagonista in questa battaglia”.
Siamo pertanto al fianco dei nostri parlamentari che condividono queste esigenze e intendono affrontarle con tempestività. Stiamo vivendo una fase politica cruciale – conclude Cressati -. Auspichiamo che il nuovo Europarlamento tenga conto delle nostre peculiarità per valorizzarle a beneficio dell’economia italiana e delle nostre imprese».

Confagricoltura ha dunque già assegnato i compiti ai neo-parlamentari – della Lega Elena Lizzi e Marco Dreosto; del M5S il riconfermato Marco Zullo -, ma di certo anche le altre categorie economiche non tarderanno ad avanzare le loro richieste. Affinché dai Palazzi europei giungano le risposte attese dal nostro Paese ma, come dicevamo, anche dal Friuli Venezia Giulia.

Elena Lizzi

Marco Dreosto

Marco Zullo

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In copertina, ecco la moderna sede del Parlamento Europeo.

UNIVERSITA’ – PITTONI (LEGA), SUPERARE NUMERO CHIUSO A MEDICINA E’ POSSIBILE

«Premesso che la prima questione da affrontare riguarda l’adeguamento dei fondi per la specializzazione, superare il numero chiuso nei corsi universitari di medicina è possibile.
La sperimentazione proposta dall’Università di Ferrara può rappresentare la seconda gamba dell’operazione avviata col percorso di “biologia con curvatura biomedica”, ideato e sperimentato dal liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria sin dal 2011».
Lo afferma il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega, che venerdì scorso a Ferrara ha partecipato alla discussione sul progetto.
«La proposta dell’Ateneo emiliano ispirata al modello francese – spiega Pittoni – prevede alcuni esami mirati in un arco di tempo definito, così da scoraggiare i “perditempo” (che puntano sulla fortuna) e con la garanzia di maggiore efficacia rispetto agli attuali quiz per individuare attitudine e qualità dei candidati.
Da parte sua la sperimentazione “da Vinci”, quest’anno presente in 80 licei classici e scientifici distribuiti in tutte le regioni, prevede 150 ore di lezione nel triennio (50 per ogni annualità) in cui i ragazzi possono verificare quanto sono portati a tale tipo di studi (abbandona più di uno studente su tre).
Insieme le due esperienze possono quindi costituire un filtro qualitativo in grado da una parte di contenere i numeri e dall’altra – conclude Pittoni – di giustificare nuovi investimenti, così da non dover escludere chi merita».

PITTONI (LEGA): PARCO in UDINE SIA INTITOLATO A “MARTIRI” DELLE FOIBE, NON SONO “VITTIME” DI INCIDENTE

«Il buon senso dice che il parco di via Manzini in Udine va intitolato ai “Martiri delle foibe”, come nel resto d’Italia fanno nei luoghi dedicati amministrazioni di tutti i colori».

Lo afferma il senatore della Lega Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama, che è pure consigliere comunale a Udine.

«Quella attuata dalla dittatura comunista di Tito – spiega Pittoni – fu a tutti gli effetti pulizia etnica a danno degli italiani, massacrati dai titini. “Martiri”, quindi, non “vittime” di qualche incidente, come chi è ancora legato a vecchie ideologie pretende vengano considerate le migliaia di persone uccise. Al momento dell’intitolazione del parco cittadino, mi battei con tutte le forze affinché la dicitura fosse quella corretta, ma motivi chiaramente ideologici convinsero la giunta di centrosinistra, allora al governo della città, a optare per “Vittime delle foibe”. E’ il momento – conclude Pittoni – di rimettere le cose a posto».

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In copertina, il senatore della Lega Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama, che è  consigliere comunale a Udine.

a seguire una foto storica e l’ indicazione geografica dei luoghi dei massacri

Recupero di resti umani dalla foiba di Vines, località Faraguni, presso Albona d’Istria negli ultimi mesi del 1943

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SCUOLA – PITTONI (LEGA), DECRETO DIGNITA’ TENDE LA MANO A MAESTRE ESCLUSE DA CONSIGLIO DI STATO

Comunicato del Sen. Mario Pittoni
Presidente Commissione Cultura del Senato
Responsabile Istruzione Lega

«Attenzione a non rovesciare la realtà! Il decreto Dignità non lascia a casa le “maestre”.
E’ il Consiglio di Stato a non aver confermato il loro inserimento in ruolo e nelle graduatorie ad esaurimento. Al contrario noi abbiamo teso loro la mano, da una parte con un contratto a tempo determinato con scadenza al 30 giugno 2019 che intanto consente di lavorare;  dall’altra mettendo in piedi un concorso straordinario che rimetterà buona parte di loro in carreggiata per puntare al ruolo vero, stavolta senza riserve».
Lo afferma Mario Pittoni, presidente della Commissione Cultura del Senato e responsabile Istruzione della Lega.
«Si tratta sostanzialmente – spiega Pittoni – della proposta che avevo lanciato lo scorso dicembre, subito dopo la decisione a sfavore di tali docenti del Consiglio di Stato: l’estensione, cioè, dell’idea contenuta nell’art. 17 commi 2 e 3 del decreto legislativo 59/2017 anche a scuola primaria e dell’infanzia, adattandola alle diverse caratteristiche di tali categorie. In particolare chi era in ruolo con riserva avrà l’occasione di utilizzare un punteggio speciale assegnato per il superamento dell’anno di prova.  Ribaltano totalmente i fatti alcuni slogan degli “estremisti” che chiedono di ignorare le sentenze della magistratura (cosa ovviamente non praticabile), i quali parlano di 7 mila licenziamenti attuati dalla politica, visto che l’esclusione delle “maestre” è stata decisa dalla magistratura.  Quello che stiamo cercando di fare è invece il recupero nei limiti del possibile (si potrà partecipare al concorso con almeno due anni di insegnamento nella scuola pubblica, onde limitare il prevedibile assalto alla diligenza che penalizzerebbe in primo luogo proprio coloro ai quali il concorso è rivolto) della loro professionalità».

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in copertina: il Sen. Mario Pittoni  Presidente Commissione Cultura del Senato – Responsabile Istruzione Lega

nella foto: il Presidente del FVG Massimiliano Fedriga colloquia con alcune rappresentanti dei comitati dei docenti precari del FVG  – colpiti dalla sentenza del Consiglio di Stato – in merito alle loro istanze  ( Udine 11 Maggio 2018).

 

Olimpiadi a Cortina? La palla al Coni ma prenderà tempo

di Giuseppe Longo

Conto alla rovescia per la sede delle Olimpiadi invernali del 2026:

Cortina, Milano o Torino?

Gli occhi sono tutti puntati sul CONI che oggi, 10 luglio, si riunirà per chiarirsi le idee perché si avvicina il momento in cui dovrà essere indicata al Cio la località candidata dall’Italia per i Giochi che si disputeranno fra otto anni.
E che nel frattempo, nel 2022, si terranno in Cina.

Quindi ancora una sede asiatica dopo la recente edizione in Corea del Sud.
Il Triveneto aspetta con ansia le indicazioni che usciranno oggi dal Comitato olimpico nazionale presieduto da Giovanni Malagò.

Giovanni Malagò

Attende una risposta, ovviamente positiva, il Veneto che per primo si è mosso con il suo governatore Luca Zaia per mettere sul tavolo anche la candidatura di Cortina che ebbe già le Olimpiadi invernali nel 1956, ma anche il Trentino Alto Adige attraverso le sue Province autonome di Trento e Bolzano che hanno deciso di appoggiare la richiesta dei cugini della Serenissima.
E poi c’è anche la nostra regione, nella quale le Dolomiti continuano con espressioni meravigliose soprattutto a Forni di Sopra e nella ritrovata Sappada.
Come si ricorderà, dagli albergatori friulani era stato espresso subito un grande interesse per i Giochi 2026 perché potrebbero efficacemente coinvolgere anche i nostri poli sciistici con benefiche ricadute sulla montagna friulana che ha bisogno di nuovi stimoli per continuare a credere in un suo futuro.
E Zaia aveva molto apprezzato questo appoggio.
Oggi, dunque, cosa succederà?

Difficile prevederlo anche se da più parti in questi giorni si è fatto osservare che le chances di Cortina sarebbero sensibilmente aumentate.

L’affare Olimpiadi venerdì scorso è infatti approdato a Palazzo Chigi per un parere, ma il governo Conte, forse per non scontentare nessuno e per non incrinare i rapporti tra Lega e Cinque stelle (come è noto, il Carroccio corre verso Cortina o Milano, i grillini invece propendono per Torino), ha deciso di non decidere, ha preferito non dire nulla di vincolante, se non di esprimere la raccomandazione che i Giochi invernali del 2026 – dicendosi d’accordo sulla candidatura italiana – si tenessero nella località che offre maggiori garanzie di economicità e di minor impatto ambientale.
E molti hanno letto tra le righe una preferenza per la già olimpionica Cortina che, come Zaia ha più volte sottolineato e documentato pure nel corposo incartamento inviato al CONI e al governo stesso a supporto della sua richiesta, ha i numeri, le strutture e le condizioni in generale, salvo modesti interventi, per avere Olimpiadi a “impatto zero”.

Ed è questa, infatti, la preoccupazione che deve avere risposta rassicurante: guai – lo sottolineavamo anche l’altro giorno – se i Giochi dovessero turbare la straordinaria bellezza delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità!
Allora come andrà a finire?
Vedremo se prevarrà una scelta tecnica, come ha ripetutamente chiesto Zaia, o politica.
O se ci sarà un po’ dell’una e un po’ dell’altra, magari senza giungere ancora a una decisione.
Che forse, dalle indicazioni dell’ultima ora, è la cosa più probabile.
Per questo gli occhi del Triveneto, e quindi anche degli operatori friulani, oggi sono tutti puntati sul Coni.
Che però potrebbe prendersi ancora un po’ di tempo per riflettere, prima di restituire la palla a Palazzo Chigi perché è proprio qui che dovrà essere presa la decisione definitiva su quale città l’Italia dovrà schierare nella disputa planetaria.
In altre parole, dovrà essere presentata una candidatura credibile perché il Comitato olimpico internazionale la possa prendere in seria considerazione.

Ma questi poveri precari della scuola che hanno fatto ai PD per meritarsi tanto disprezzo?

La sceneggiata che il PD, Serracchiani in primis, e Fedeli (attuale ministra in carica) sta mettendo in scena sulla pelle dei martoriati docenti ormai allo stremo:
ha dell’incredibile…
Non faccio in tempo ad assentarmi alcune ore per accudire gli anziani genitori che mi ritrovo sommerso da comunicati…
e scopro una realtà allucinante:
ma si può disprezzare in questo modo chi per anni ha educato i nostri figli ??

Io personalmente ho un sacro rispetto per i maestri che mi hanno seguito fino alle medie… e non erano di certo laureati! Come per altro non lo è la attuale ministra Fedeli…
un non laureato può fare il ministro della pubblica istruzione, ma non continuare a insegnare nelle materne ed elementari, come ha già fatto benissimo per anni !
Allucinante e sconvolgente! Ci sarebbe da ridere, soprattutto per l’ ennesima figura della Fedeli (sedicente diplomata), ma vi giuro: a me viene da piangere soprattutto se penso a quanto di meno della ministra (non laureata) viene pagato un povero docente in Italia oggi giorno !

Di recente ho assistito personalmente ad un incontro fra il Governatore del FVG Fedriga e due delegate rappresentanti dei precari della scuola (ho pubblicato anche le foto dell’incontro informale)… e da “Uomo di parola” le iniziative di Fedriga non sono mancate a sostegno delle legittime rivendicazioni delle tante vittime (perché in FVG sono davvero tanti) dell’incapacità di questo governo, prima arrogante ed ora agonizzante, di amministrare con un minimo di dignità e competenza la cosa pubblica.
Vi pubblico quindi due comunicati giuntomi in redazione dal Senatore Pittoni che da anni segue per la LEGA le problematiche inerenti alla scuola ed all’università.
Vi lascio leggere e trarre le vostre conclusioni… N.d.R.

Sen. Mario Pittoni Responsabile Federale Istruzione Lega

PITTONI (LEGA), SU PRECARI SCUOLA INTERVENTO SERRACCHIANI FUORI LUOGO

«Sul problema dei precari della scuola Serracchiani dovrebbe sapere che, nell’attuale fase, l’unico intervento praticabile è un decreto del Governo.
Il Parlamento può al massimo approvare la nostra mozione per assegnare al provvedimento carattere d’urgenza».
E’ la replica del senatore Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega, all’ex governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha ironizzato sulla lettera con cui il nuovo presidente del FVG Massimiliano Fedriga ha chiesto al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli di farsi carico della questione (in regione i docenti coinvolti sono un migliaio), suggerendogli di sollecitare invece chi in Parlamento rappresenta il Carroccio.
«Qualcuno – aggiunge Pittoni – può spiegare a Serracchiani che siamo quasi fuori tempo massimo e se, come in questo caso, servono interventi immediatamente operativi è necessario un atto del Governo, sul quale evidentemente il Pd ha poca voglia di impegnarsi?».
Già pubblicato il 16 maggio c.a.

oggi 18 maggio ore 12.40
Sen. Mario Pittoni Responsabile Federale Istruzione Lega

SCUOLA – PITTONI (LEGA), SU EMERGENZA PRECARI SERRACCHIANI SI CONTRADDICE
«Un Pd in stato confusionale sull’emergenza docenti precari della scuola, non trova di meglio che offendere chi sollecita l’Esecutivo a presentare un provvedimento che affronti la questione».

Lo afferma Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega.

«Per Debora Serracchiani – spiega Pittoni – chiedere al Governo di intervenire con uno specifico decreto sarebbe uno “scaricabarile della Lega sulla pelle dei docenti”.

Peccato però sia poi la stessa neo parlamentare PD, nel medesimo comunicato, ad ammettere che il Governo può intervenire eccome se c’è “un preciso indirizzo politico… dalle forze che sono in Parlamento”.

Guarda caso, ha proprio tale scopo una mozione che abbiamo depositato con la firma di tutti i nostri parlamentari, seguita da una di Forza Italia.

Impegna infatti il Governo ad “assumere iniziative, anche legislative urgenti, volte a una soluzione politica – chiesta unanimemente dalle parti sociali – che da una parte arrivi in tempo utile per assicurare la regolarità delle operazioni propedeutiche all’avvio dell’anno scolastico 2018/2019 e dall’altra tenga conto della necessità di rispettare dignità e aspettative di tutte le categorie di docenti precari interessate, per agevolarne il percorso ed evitare il generarsi di ulteriori criticità”.

E meno male che a Serracchiani “non risultano iniziative parlamentari della Lega” sull’argomento…».

oggi 18 maggio ore 12.40
Sen. Mario Pittoni Responsabile Federale Istruzione Lega

SCUOLA – PITTONI (LEGA):

MINISTRO PUNTA A SCARICARE QUESTIONE PRECARI SUL NUOVO ESECUTIVO
«Sull’emergenza dei precari della scuola il ministro Valeria Fedeli non scarichi responsabilità solo sue.

E’ perfettamente al corrente che, col Parlamento semi bloccato, non ci sono i tempi per un’iniziativa legislativa dei partiti.

Mentre, con la mozione che abbiamo depositato, l’Aula può velocizzare il percorso di un eventuale decreto del Governo, affinché non arrivi fuori tempo massimo.

Credo sia evidente a tutti che, se non c’è ancora il provvedimento, è solo perché il Pd – sapendo di non poter soddisfare l’intera platea dei precari – ha pensato bene di evitare le critiche trasferendo il problema sull’esecutivo che verrà.

Senza preoccuparsi del fatto che, col nuovo anno scolastico alle porte, la situazione si complicherà ulteriormente». Lo afferma Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega, in risposta al Ministro Fedeli che ha dichiarato non percorribile la strada di un decreto del Governo per i docenti precari.

<N.d.R. …se i rappresentanti dei precari della scuola intendono replicare mi inviino pure i loro comunicati, non mancherò di pubblicarli….>

DOCENTI PRECARI – PITTONI (LEGA), APERTI TRE FRONTI PER USCIRE DALL’EMERGENZA

nella foto: il Presidente Fedriga colloquia con le rappresentanti dei docenti precari del FVG in merito alle loro istanze.

comunicato del Sen. Mario Pittoni
Responsabile Federale Istruzione Lega

«Sulla vicenda dei diplomati magistrale, “retrocessi” da una sentenza del Consiglio di Stato, la Lega è attiva su tre fronti:

1) Richiesta di coinvolgimento di tutte le parti interessate nelle scelte per evitare nuovi pasticci, che ha già prodotto un primo tavolo di confronto;

2) Presentazione in anticipo rispetto alla formazione del Governo (per svelenire il clima sviluppatosi tra interessati e contro interessati) dell’annunciato disegno di legge sostitutivo del comma 131 della “Buona scuolain base al quale dopo 36 mesi da insegnante precario, se non vieni assunto a tempo indeterminato, sei lasciato a casa disperdendo il bagaglio di esperienza maturato (la nuova versione reinterpreta la normativa europea non più a danno, bensì a favore dei lavoratori);

3) Abbiamo infine depositato e siamo pronti a portare in Aula appena possibile una mozione che “impegna il Governo ad assumere iniziative, anche legislative urgenti, volte a una soluzione politica – chiesta unanimemente dalle parti sociali – che da una parte arrivi in tempo utile per assicurare la regolarità delle operazioni propedeutiche all’avvio dell’anno scolastico 2018/2019 e dall’altra tenga conto della necessità di rispettare dignità e aspettative di tutte le categorie di docenti precari interessate, per agevolarne il percorso ed evitare il generarsi di ulteriori criticità”.

Altro al momento, con le commissioni non ancora operative, il Parlamento non può fare».

Lo afferma il senatore Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega.

Oggi gli occhi puntati su Udine e domani sulle intese romane

di Giuseppe Longo
Una cosa è certa, anzi tre, in questo inedito clima politico.
La prima: Udine da domani avrà un nuovo sindaco.
La seconda: essendo ormai già il 13 maggio, si allontana sempre più la strampalata ipotesi di convocare elezioni bis per il 22 luglio qualora dovesse fallire il tentativo Di Maio – Salvini di formare un governo in sintonia con il voto del 4 marzo.
Come dire che alle urne in bermuda e infradito non ci andremo.
Almeno questa ci verrà risparmiata, a costo di ripiegare sul governo del “panettone”, cioè quello che il Quirinale ha come alternativa per arrivare alla fine dell’anno.
E poi ce n’è una terza, arrivata fresca fresca dal Tribunale di Sorveglianza di Milano: Silvio Berlusconi è pienamente riabilitato nei pubblici uffici cancellando gli effetti della legge Severino.
Ora il Cavaliere (o ex, fate voi) può votare e farsi eleggere, in altre parole può ricandidarsi.
Il suo grande sogno-obiettivo. E scalpita già per tornare a nuove elezioni.
Anche perché ha detto: “Adesso è tutto cambiato”.
Tradotto: con me in pista si riaprono i giochi.
Ma è chiaro che comunque, come osservavo, non si tornerà dall’ombrellone per votare.
Ma andiamo con ordine.
Oggi in Friuli Venezia Giulia si conclude finalmente il lungo ciclo elettorale di fine inverno – primavera, con politiche, regionali e amministrative.
A Udine,  come pure a Sacile (Comune con più di 15 mila residenti), ci sono i ballottaggi per scegliere le nuove amministrazioni.
Così, i cittadini del capoluogo friulano saranno chiamati a dire se vogliono essere rappresentati da Pietro Fontanini (Centrodestra) o Vincenzo Martines (Centrosinistra), in altre parole il cambiamento o la continuità.
In riva al Livenza si sceglierà invece tra Carlo Spagnolo (Forza Italia e Viva Sacile) e Alberto Gottardo (Lega, Fratelli d’Italia e liste civiche): una partita tutta all’interno del Centrodestra.
Facilissimo il voto in questa occasione perché sulla scheda ci saranno soltanto due nomi, insomma una sorta di referendum: o uno o l’altro.
C’è però l’incognita affluenza: è molto probabile che non sarà alta come si era già verificato al primo turno del 29 aprile.
Pesa indubbiamente l’Adunata nazionale degli alpini a Trento, ma anche la domenica al mare visto che almeno sulla costa, da Grado a Lignano, il tempo dovrebbe essere quasi estivo.
Comunque, indipendentemente dalla frequentazione dei seggi, un risultato ci sarà, tanto che domani gli udinesi sapranno il nome del loro nuovo primo cittadino.
E altrettanto sarà a Sacile.
Non così invece si può dire, allo stato dell’arte, per la formazione del governo nazionale.
Infatti, dopo il sofferto via libera di Berlusconi (aspettava forse la sentenza?) per la ricerca di un’intesa tra Lega e Cinque stelle, Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno avviato trattative serrate raggiungendo alcuni primi, importanti risultati sui punti chiave dei due programmi.
Oggi si rivedono in trasferta a Milano e domani o al massimo martedì sono attesi dal Capo dello Stato, il quale vuol capire se ci sono valide possibilità di formare un esecutivo fra i partiti premiati dagli elettori.
E vorrà capire pure a chi ne sarebbe affidata la guida.
Cosa che, almeno ufficialmente, non è finora emersa perché si è detto e ripetuto di voler privilegiare le cose da fare rispetto alle poltrone da occupare.
Salvini, Di Maio – pare sia sempre il suo chiodo fisso – o un terzo? Probabilmente sarà quest’ultimo e dovrebbe essere contenuto in una rosa di nomi da sottoporre  a Mattarella, il quale, ricordando Luigi Einaudi, ha però precisato che al Quirinale non c’è un notaio.
L’avvertimento, cioè, che non si limiterà soltanto a prendere atto.
Ma chi dovrebbe essere il premier?
Si sono fatte varie ipotesi, tra cui c’è anche la proposta di Maurizio Belpietro: a Palazzo Chigi sieda Giorgia Meloni. Dopo tutto, Di Maio e Salvini, dopo la benevola astensione (ma in cambio di cosa?) del Cavaliere, hanno assoluto bisogno dei voti di Fratelli d’Italia.
Staremo a vedere.
Comunque la si guardi, la situazione è molto fluida anche perché conterà il giudizio della base pentastellata che Casaleggio vuole coinvolgere sulla rete. E mentre quella leghista appare largamente favorevole all’intesa, fra i Cinque stelle affiorano già i mal di pancia.
E se dovesse saltare il tutto non resterà che il governo “di servizio” che ha in serbo, già bello e confezionato, il Quirinale che dovrebbe traghettarci fino alle nuove elezioni (autunno o più tardi? Comunque, prima delle europee del 2019).
Intanto, Matteo Renzi resta a guardare e sgranocchia pop corn in attesa dell’assemblea nazionale del Pd convocata per sabato 19 maggio, quando si terrà la elezione del nuovo segretario.
E Berlusconi scalda i motori. Ormai è avanti con gli anni e ha bisogno di un po’ di tempo in più.
Come un diesel.
foto  Di Lorenza e Vincenzo Iaconianni – Fotoguru.it, CC BY-SA 3.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4430863

In Fvg il ciclone Fedriga spazza via anche le Stelle

di Giuseppe Longo
Il vento politico è dunque cambiato in Friuli Venezia Giulia ed è stato così forte che ha scatenato il ciclone chiamato Fedriga che ha travolto il Partito democratico, spedendolo dopo cinque anni all’opposizione, ed ha spazzato via perfino le Stelle. Cinque per l’esattezza.
Massimiliano Fedriga, 37 anni, leghista da 23, veronese di nascita ma triestino d’adozione, è così il nuovo presidente della Giunta regionale e ha già collezionato due record: non solo è il più giovane governatore nella storia della Regione, ma è anche quello che ha vinto, anzi stravinto, in un modo mai visto:
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57 % !!
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Con il 35 % della Lega
(nel 2013 aveva poco più dell’8 % ) che sommato al 12 % di Forza Italia, al 6 % abbondante di Progetto Fvg, al 5,5 % di Fratelli d’Italia e al 4 % di Autonomia responsabile dà la bellezza di quasi il 63 % , superando addirittura di tre punti il premio di maggioranza.
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Ventotto ( 28 ) i seggi conquistati.
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E pensare che c’è stato un calo di votanti di ben il 25 per cento rispetto alle politiche del 4 marzo, non arrivando neppure al 50.
Se ci fosse stata pari affluenza non oso neanche pensare quanto avrebbe totalizzato Fedriga, sulla cui vittoria comunque non c’erano dubbi.
Numeri da capogiro, percentuali – macché bulgare che lo sono già – tipo Putin, che un mese e mezzo fa è stato rieletto con il 77 per cento.
E tutto ciò dimostra ancora una volta che questo era il candidato giusto – la base leghista l’aveva chiesto schierando addirittura i trattori davanti alla sede di Reana, presente Matteo Salvini – e che nessun altro avrebbe fatto questo strabiliante bottino.
L’onorevole Fedriga, mantenendo il trend del 4 marzo, anzi migliorandolo notevolmente, ha così archiviato la gestione di Debora Serracchiani, stoppando il pordenonese Sergio Bolzonello, vicepresidente uscente, a poco meno del 27 per cento (30 punti di distacco), con il Pd che ha preso il 18 % contro il 20 delle politiche e quasi il 27 di cinque anni fa, quando la Serracchiani vinse per una manciata di voti (poco più del 39 per cento) rispetto a Renzo Tondo.
E i Cinque stelle? Praticamente scomparsi nel panorama regionale del voto: Alessandro Fraleoni Morgera ha collezionato neanche il 12 % , mentre il movimento di Grillo ha racimolato appena il 7 perdendo più di 17 punti dalle elezioni politiche, mentre nel 2013 aveva quasi il 14 per cento.
Sbagliato il candidato o già perdita di credibilità del partito a gestione Di Maio?
Probabilmente entrambe.
..
Infine, Sergio Cecotti con il suo Patto per l’autonomia ha preso il 4 %.
L’ex sindaco di Udine, leghista della prima ora, e già presidente della Regione non ha convinto più di tanto gli elettori.
Come dire che il rimettersi in gioco dopo una lunga assenza dalle scene è rischioso, nonostante le indubbie qualità del candidato.
E ora a Roma?
A parte una postilla che ancora ci riguarda – a occupare il seggio alla Camera lasciato vuoto da Fedriga sarà la tolmezzina Aurelia Bubisutti -, sarà tutto da vedere quale influenza avrà il voto Fvg nelle trattative per il governo che non vuole proprio nascere.
L’effetto Ohio è indubbio e non potrà essere sottovalutato.
E Salvini con il Centrodestra ha tutta l’intenzione di sfruttare quanto abbondantemente raccolto a Nordest e di farlo pesare il più possibile.
Di Maio si è affrettato a chiedere nuove elezioni fin da giugno (però se la discesa continua…), ma il Quirinale gli ha già risposto per le rime con un bel no.
Staremo a vedere cosa partorirà questa convulsa settimana.
Giovedì ci sarà la direzione nazionale di un Pd ormai a pezzi e l’accordo con i grillini pare definitivamente sfumato dopo il niet anticipato in tv da Matteo Renzi.
Per cui anche questo forno, dopo quello con la Lega, appare inesorabilmente spento.
E venerdì dovrebbe parlare il presidente Mattarella.
Cosa ci dirà il capo dello Stato?
Sicuramente qualcosa di molto importante.
Ma non avventuriamoci in previsioni più o meno azzardate.
Meglio attendere ancora un po’.