Da Nimis alla Bernadia il weekend dei bikers tra monti, boschi e colline che hanno affascinato gli amici carinziani

di Massimiliano Misdaris

NIMIS – La bicicletta, nata come semplice mezzo di trasporto, ha subito un’evoluzione che l’ha resa non solo uno strumento sportivo, ma anche un’opportunità per il turismo. Oggi sempre più persone scelgono di trascorrere le proprie vacanze, anche solo per un fine settimana, in destinazioni che offrono infrastrutture e percorsi dedicati alla loro passione. Se poi questi luoghi sono immersi nella natura e offrono esperienze enogastronomiche di qualità, il successo è assicurato, come è accaduto lo scorso weekend nella Bernadia Trail Area. Sabato e domenica abbiamo, infatti, avuto il piacere di accogliere oltre 30 ciclisti provenienti dall’Austria, arrivati per festeggiare la chiusura dei campi annuali organizzati da Trailproof, un tour operator di Klagenfurt con cui collaboriamo. Daniel ed Eva, le due guide e nostri amici, ci avevano comunicato a metà estate la loro intenzione di organizzare l’evento, lasciando a noi il compito di creare un’offerta speciale per l’occasione. Dopo aver verificato la disponibilità degli alloggi e riservato posti nei nostri fidati B&B, restava solo da creare un programma adatto ai nostri ospiti. In pieno stile Maglia Nera, i due giorni avrebbero dovuto combinare mountain bike e benessere, sentieri e cucina locale, sudore e risate, ovviamente nella “nostra” Bernadia Trail Area. In breve, avevamo definito la sequenza dei sentieri da percorrere e selezionato i ristoranti dove fare tappa per rifocillarci. Ora non restava che presentare il piano a Daniel ed Eva per l’approvazione e attendere l’arrivo dei bikers.


Sabato 5 ottobre, alle 10, presso il Bar “Al Posto Giusto” – il nostro abituale punto di ritrovo – ha avuto inizio il weekend. Dopo l’incontro, ci siamo dedicati alla preparazione delle mountain bike, seguito da un veloce spuntino e una breve spiegazione del programma. Poi, siamo partiti alla volta dei sentieri della parte bassa della Bernadia Trail Area (BTA): Useunt e Lugnesie. Dato l’alto numero di partecipanti, abbiamo suddiviso il gruppo in due, ciascuno guidato da alcuni membri del nostro team: una parte è partita verso il rock garden di Useunt, mentre l’altra ha esplorato i sentieri fluidi e scorrevoli di Lugnesie. Successivamente, i due gruppi si sono scambiati le destinazioni.


Nonostante le piogge dei giorni precedenti, i sentieri erano in condizioni eccellenti – merito anche della nostra continua cura – e i sorrisi dei ciclisti ne erano la conferma; velocemente e senza intoppi, i gruppi sono arrivati fino alla prima tappa, nel tardo pomeriggio, all’Osteria di Ramandolo dove era stata organizzata una degustazione di vini tipici corredati da gustosi affettati. La prima giornata si è conclusa in grande stile alla trattoria “Alle Valanghe”, dove i due gruppi, finalmente riuniti, hanno trascorso una serata piacevole tra piatti abbondanti e prelibati, buoni vini e la compagnia di larga parte del team Maglia Nera.
Domenica mattina l’appuntamento era fissato per le 9.30 “Al Posto Giusto”. Un sole splendente, cielo limpido e una temperatura piacevole per la stagione promettevano una giornata all’insegna del divertimento. Il programma prevedeva l’esplorazione completa dei sentieri nella parte alta della Bernadia Trail Area, con una pausa pranzo a Villanova delle Grotte. La salita è stata affrontata a ritmo rilassato, tra chiacchiere e risate, permettendo di godere del magnifico panorama lungo il percorso verso Chialminis. Punto di partenza del primo sentiero: Antro Vigant. In successione rapida, tra passaggi tecnici e tratti più fluidi, i 40 bikers (con quasi tutti i membri di Maglia Nera presenti) hanno affrontato il single track che li ha condotti ad ammirare un secondo panorama mozzafiato: la vista che da Villanova delle Grotte si apre sulle Alte Valli del Torre e sui suoi imponenti rilievi. Il trasferimento finale ha condotto il gruppo al punto più alto: il Forte del Monte Bernadia. Prima di affrontare la sfida dei sentieri Forte Alto e Forte Basso, abbiamo scattato l’immancabile foto di gruppo. Prima, però, ci siamo lasciati un momento per farci affascinare dal meraviglioso panorama che abbracciava le Alpi Giulie fino al mare, incorniciato da una natura scintillante.
Una veloce discesa verso Villanova per raggiungere il “Terminal delle Grotte” dove ci aspettava un buffet con alcune specialità friulane, ideale per riprenderci dalle fatiche affrontate fino a quel momento. Al termine, ci aspettava l’ultima fatica: la discesa lungo la spettacolare sequenza di trail Zaiama, Tirfor e Brisicul, conosciuto anche come Bernadia Gravity. Arrivati a valle, il Brisicul Trail aveva ancora una volta conquistato tutti con il suo fascino e la sua capacità di divertire. Durante il tragitto di rientro a Nimis, i nostri ospiti sono rimasti incantati dalla vista delle acque cristalline e verde smeraldo del torrente Cornappo. Alla fine dei due magnifici giorni, ci siamo salutati con grandi sorrisi e l’invito a rivederci presto. È stato un piacere accompagnare Daniel, Eva e tutti gli amici di Trailproof sui sentieri della Bernadia Trail Area e vedere quanto abbia conquistato tutti! Un ringraziamento a tutti coloro che si sono impegnati nella riuscita di questo indimenticabile weekend.

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In copertina, i bikers carinziani a Villanova delle Grotte nel magnifico scenario dell’Alta Val Torre; all’interno, una bella foto ricordo, la partenza dal Posto Giusto a Nimis, la sosta all’Osteria di Ramandolo e al Monumento Faro della Bernadia, infine la cena alla Valanghe di San Gervasio.

Da Klagenfurt oggi nella Pieve di Nimis canti religiosi della tradizione austriaca

(g.l.) Alcuni canti della tradizione religiosa d’Oltralpe riecheggeranno oggi, alle 12, nelle antiche navate della Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, a Nimis. Si tratta dell’estemporaneo, quanto graditissimo, omaggio che il Coro “Anna Bild” di Klagenfurt, di passaggio in Friuli e in particolare nel paese pedemontano, ha desiderato offrire alla storica Chiesa matrice e a quanti amano la musica vocale. Come informa In Cunfidenze, il settimanale della Parrocchia, il gruppo è molto conosciuto in Austria oltre che nella sua Carinzia, di cui la città del Drago è il suo bellissimo capoluogo. E merita sicuramente un applauso per aver scelto Nimis per offrire un saggio del suo ricco repertorio, quale originale aperitivo di mezzogiorno. L’ingresso è ovviamente libero.

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In copertina, il campanile del Duomo di Klagenfurt e qui sopra la piazza del Drago.

Sipario sul “Villacher Kirchtag” festa folcloristica più famosa d’Austria nella quale si sente spesso parlare friulano

di Giuseppe Longo

VILLACH – E ora arrivederci al 2025, all’80ma edizione. Domenica è calato il sipario sul “Villacher Kirchtag”, la grande sagra patronale della città carinziana, ma anche la più famosa festa focloristica dell’Austria intera che richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, molti dei quali anche dalla nostra regione. Tra la folla che sabato sera riempiva le principali vie cittadine, con chioschi, bancarelle che offrono i caratteristici cuori di marzapane o pan speziato e orchestrine tipiche, come nell’Hauptplatz, o le attrazioni del luna park nelle strade contermini, era infatti frequente sentir parlare friulano o veneto, ma anche italiano in genere. La festa comincia, infatti, nella piazza allungata che, dal ponte sulla Drava, sale verso la bellissima Hauptpfarrkirche di Sankt Jakob – cioè la Parrocchiale di San Giacomo, la cui memoria ricorreva il 25 luglio -, occupa la super-gremita piazza del Municipio, il Rathaus, dove è allestito anche il tradizionale Baum, l’albero della festa, e si estende nelle altre vie del centro storico, fino a ridiscendere verso il lungofiume, superato il quale si accede al quartiere più moderno, quello che porta alla stazione ferroviaria, dominato dallo slanciato campanile di Sankt Nikolai, che è proprio dirimpettaio allo stabilimento della Villacher, dal quale in questa settimana festaiola è uscita così tanta birra da far “concorrenza” alla stessa Drava, tributaria del Danubio dopo un viaggio di quasi 750 chilometri cominciato alle sorgenti che zampillano dalle Tre Cime di Lavaredo nei pressi di Dobbiaco. La bionda spumeggiante è infatti la vera regina della festa, sia bevuta semplicemente da sola sia sorseggiata per accompagnare i tradizionali salsicciotti di maiale sbollentati in acqua o cotti alla griglia (Bratwurst), che li rende ancora più gustosi, o un panino Kaiser farcito con una generosa fetta di Leberkäse aromatizzata con senape e una grattatina di Kren che ti “commuove”: uno starnuto e una lacrimuccia, infatti, non mancano mai. Birra, insomma, che scorre “a fiumi” come alla Oktoberfest di Monaco o alla Cannstatter Volksfest di Stoccarda, alla quale risalgono bellissimi ricordi della mia infanzia, nei primi anni Sessanta.

Villach – che da sempre ha un legame speciale con il Friuli, a cominciare dalla vicina Tarvisio, e con Udine in particolare – conta poco più di 60 mila abitanti ed è la seconda città della Carinzia dopo Klagenfurt, capoluogo del Land. Ma questa popolazione durante i giorni della sagra risulta praticamente quintuplicata, e forse anche più, tanta è la gente che vi arriva da ogni angolo dell’Austria e appunto dall’Italia, richiamata da un modo di fare festa molto frizzante e tradizionale tipico della gente d’Oltralpe, la quale partecipa con i bellissimi abiti tipici: Dirndl e belle camicette per ragazze e donne, Lederhosen, i pantaloni di cuoio – rigorosamente corti in questa stagione -, per giovanotti e uomini. In Austria, infatti, il costume della tradizione è il “vestito della festa” per eccellenza e tutti lo indossano con orgoglio. Per cui alla sagra c’era veramente uno sfoggio di questi abiti che superava di gran lunga quelli che noi usiamo comunemente.

Cominciato domenica 28 luglio sotto una pioggia fastidiosa, che ha rovinato l’avvio dei festeggiamenti, per il “Villacher Kirchtag” quella di sabato scorso è stata la giornata principale, anche se tutta la settimana è stata molto frequentata, essendo anche numerose le proposte disseminate nelle varie giornate. La penultima però, grazie a un tempo veramente splendido, caldo ma gradevole, è quella che ha richiamato il maggior pubblico anche perché quella è, tradizionalmente, la giornata delle grandi parate in costume con gruppi folcloristici che giungono da tutto il Paese e numerose Bande musicali che, con le loro note gioiose, esaltano il clima allegro della sagra del Patrono: ce n’erano anche dalla Slovenia, dall’Ungheria e dal Friuli Venezia Giulia, con la Filarmonica di Turriaco. E una volta passato il festoso corteo, ha preso il posto degli ottoni la musica delle orchestrine dislocate soprattutto nella Hauptplatz, accanto ai chioschi di birra e Würstel. Tanti coloro che si fermavano ad ascoltare le briose interpretazioni che a molti mettevano il solletico ai piedi. Grande ovunque l’affollamento, dalla piazza principale che dal ponte sale verso il centro con la Hauptpfarrkirche – sotto il campanile anche il “villaggio” italiano con il prosciutto di San Daniele – alle strade contermini o parallele, tradizionalmente riservate a quelli che, alla Fiera di Santa Caterina, siamo soliti chiamare “baracconi”, e che offrivano ogni sorta di attrazione, da quelle più semplici come le pesche a punti (che comunque fanno vincere sempre qualcosa) ai castelli incantati che mettono i brividi, dagli autoscontri alle “giostre” spericolate, che fanno mancare il respiro, alla grande ruota panoramica che offre una stupenda visione della città, ancora più suggestiva con le luci della sera.

E proprio nella notte di domenica è sceso il sipario sul “Villacher Kirchtag” 2024, una festa che val bene una gita anche di breve durata nella città della Drava. Anche perché per raggiungere da Udine la Carinzia basta poco più di un’ora, grazie all’autostrada Alpe Adria realizzata dopo il terremoto di 48 anni fa. E poi, oltre alla sagra stessa, per la quale possono bastare un paio d’ore o poco più, perché non approfittare per un’uscita sui piccoli ma bellissimi laghi – Faaker e Ossiacher -, circondati da magnifici boschi che invitano a una rigenerante passeggiata. E per chi desidera spingersi più a est, sul Wörthersee, lo stupendo lago di Velden e di Klagenfurt, sul cui lato meridionale c’è l’amato Santuario di Maria Wörth. E dalla sua graziosa penisoletta, attraverso una panoramica strada che costeggia il lago per una ventina di chilometri, si arriva proprio alla “città del Drago” che ha un fascino tutto suo. Insomma, “Villacher Kirchtag”, ma non solo…

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In copertina e all’interno alcune immagini del “Villacher Kirchtag” la bellissima sagra.

A Nimis tantissimi per dire Mandi ad Alberto Trevisan “uno specialista in relazioni umane”

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Era uno specialista in relazioni umane». Non poteva dare una immagine più bella, e reale, di Luigi Alberto Trevisan monsignor Rizieri De Tina, durante i funerali celebrati nella Pieve di Nimis. È infatti antica tradizione che proprio nella Chiesa matrice dei Santi Gervasio e Protasio venga dato l’estremo saluto agli abitanti della storica borgata che sorge sulla collinetta a sinistra del Cornappo, mentre per tutti gli altri le esequie vengono officiate nel Duomo di Santo Stefano.
Ebbene, neppure la ben più ampia Comparrocchiale al centro del paese probabilmente sarebbe riuscita a contenere la folla – c’è chi parlava di un migliaio di persone! – che ha voluto salutare Alberto, morto improvvisamente la sera di Capodanno: era rappresentato di sicuro mezzo Friuli, con numerose persone giunte anche da oltreconfine, in particolare dall’Austria (Villach e Klagenfurt). In tantissimi, infatti, si sono voluti stringere attorno alla moglie Oriana e ai figli Paolo e Marco, privati così repentinamente del sorriso del loro caro, spentosi a 73 anni. E proprio sul carattere aperto, solare, generoso, sempre disponibile, che lo rendeva amico di tutti, ha voluto incentrare la sua predica l’arciprete, prendendo spunto anche dalle parole del Vangelo appena lette da don Marco Visentini. Parole che si sono intrecciate alla conclusione del rito con quelle commosse di una nuora («dolorosa perdita dopo due giorni di grande festa, a San Silvestro con gli amici della “frasca” e a Capodanno con la famiglia») e quelle di Stefano Stefanel («la sua amicizia mi onorava da 45 anni!») che ha ricordato il lungo e appassionante passato sportivo di Luigi Alberto Trevisan nelle file del Judo Kuroki, sodalizio dal quale in molti sono arrivati a salutarlo.
Infine, mentre sulla torre millenaria il lamentoso suono delle campane a lutto si trasformava in un festoso concerto, come avviene nelle solennità, il feretro ha lasciato l’antica Pieve – che al termine della pandemia ha, appunto, riaccolto i funerali degli abitanti del borgo – per raggiungere il cimitero, dove è avvenuta la tumulazione tra gli onori resi dai gagliardetti delle penne nere, in particolare del Gruppo Ana Nimis-Val Cornappo, con il presidente Roberto Grillo (che ha letto anche la “Preghiera dell’alpino”), e dal labaro dei donatori di sangue, con il responsabile della locale sezione Afds, Danilo Gervasi, mentre riecheggiavano le struggenti note di una tromba che eseguiva il “Silenzio”. Mandi Alberto!

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In copertina e all’interno due immagini  dei funerali di Alberto Trevisan nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio a Nimis.

Fvg e Carinzia insieme per il post-Covid: la Camera Pn-Ud incontra Klagenfurt

Friuli Venezia Giulia e Carinzia progettano insieme la ripartenza economica post-Covid. Che avverrà rafforzando le relazioni transfrontaliere, per gestire in modo più efficace la ripresa, e lavorando su progetti comuni in particolare in materia di turismo, di formazione, lavoro dei giovani e digitalizzazione delle imprese. Questi i temi principali ieri al centro dell’incontro bilaterale del presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo, con il presidente della Camera della Carinzia a Klagenfurt, Jürgen Mandl, in visita in Veneto e nella nostra regione accompagnato dal direttore Meinrad Höfferer e da Matteo Zen, direttore dell’ufficio camerale carinziano a Padova.

L’incontro bilaterale a Udine.

«Su questi e altri temi di interesse comune – ha anticipato il presidente Da Pozzo – ho già avuto la disponibilità dell’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Bini per un incontro, che fisseremo già nei mesi estivi, assieme anche al suo omologo carinziano, per sviluppare insieme alcune concrete linee d’azione». Un’idea subito accolta con favore dalla delegazione carinziana, che ha evidenziato l’importanza di far valere di più, a livello europeo, le progettualità integrate di aree contermini, poiché possono portare a risultati più efficaci, garantiti proprio partendo dalla vicinanza geografica e da linee strategiche che necessariamente trovino confronti proficui e importanti raccordi.
Tra queste, gli intervenuti a Udine hanno evidenziato, in particolare, gli investimenti nella logistica e nei trasporti, ma anche i progetti di scambio, formazione e lavoro per i giovani, magari individuando comparti in cui il mercato via via richiede più personale e professionalità, di qua e di là dal confine.
Tra le priorità evidenziate durante l’incontro, utile anche come avvicinamento alla Conferenza dei presidenti della Nuova Alpe Adria, network nel cui ambito si è realizzata la visita della delegazione austriaca, anche il potenziamento comune degli investimenti in ricerca e sviluppo (in Carinzia molto cospicui e su cui stanno puntando con decisione) e in particolare il ruolo sempre più importante degli enti camerali nell’accompagnamento delle Pmi verso la digitalizzazione, nonché verso la predisposizione di sempre maggiori servizi digitali e online da parte delle Camere, per ridurre tempi, burocrazia e costi a carico delle imprese.
Al termine dell’incontro, il presidente Da Pozzo ha donato al presidente Mandl la moneta di Jacopo Linussio, riconoscimento della Camera di Commercio Pn-Ud quale simbolo di talento e capacità economica del territorio.

La sede udinese della Cciaa.

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 In copertina, il Drago di Klagenfurt, capoluogo della Carinzia.

Dal friulano all’inglese: una guida Arlef in vista delle imminenti iscrizioni a scuola

Il 76% dei genitori, lo scorso anno, ha detto di sì al friulano a scuola per i propri figli, come mostrano i dati dell’Ufficio Scolastico Regionale. Qualcuno potrebbe domandarsi il perché di questa scelta, fatta oggi, in un mondo globalizzato. La risposta, secondo l’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana,  è semplice: è sempre più radicata la consapevolezza dei vantaggi cognitivi, sociali e culturali di un’educazione plurilingue, come peraltro dimostra la ricerca scientifica. Un esempio su tutti? Un bambino che studia il friulano impara meglio anche l’inglese. Da non trascurare, poi, una maggiore capacità di apprendimento e velocità di comprensione, maggiori abilità logico-matematiche e creative, ma pure di adattamento, una più ampia apertura verso l’altro e molto ancora.
In Friuli, tutti i bambini – osserva ancora l’Arlef – hanno l’opportunità di apprendere la lingua del territorio in maniera naturale. Al momento dell’iscrizione alla scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, si può scegliere l’insegnamento del friulano per tutta la durata del ciclo scolastico: parliamo di almeno 30 ore all’anno, secondo quella che a livello europeo è riconosciuta come la metodologia didattica più efficace e all’avanguardia, l’Insegnamento Integrato di Lingua e Contenuto e senza sottrarre ore ad altre materie. La legge prevede infatti che sia inserito nel 20% del curriculum individuato dalle scuole in autonomia. La scelta viene fatta al momento dell’iscrizione sul portale del Miur https://www.istruzione.it/iscrizionionline/ ma è possibile rivolgersi anche alla segreteria della scuola per maggiori delucidazioni.
Proprio in vista della scadenza dell’ormai imminente iscrizione scolastica, il prossimo 25 gennaio, per meglio illustrare i vantaggi di questa scelta, l’Arlef ha realizzato un’utile guida: “Crescere con più lingue”, scaricabile dal sito www.arlef.it, arricchita dalla testimonianza di docenti e di importanti esperti, tra cui Luca Melchior, linguista e professore dell’Alpen-Adria Universität di Klagenfurt specializzato proprio in plurilinguismo. Dai dati raccolti emerge come un bambino che cresce studiando il friulano impara prima a leggere, dispone di una grande attenzione selettiva e ha maggiore facilità nel passare da un compito all’altro. Ma non solo. Il plurilinguismo contribuisce alla salute del cervello (che si mantiene giovane ed elastico, ritardando i rischi di demenza e Alzheimer) e migliora opportunità per la vita privata e per il successo professionale (per le loro competenze linguistiche e le abilità gestionali e relazionali, i lavoratori plurilingui sono più ricercati e guadagnano di più dei monolingui). Un altro aspetto da non trascurare è poi l’importanza di sostenere la scelta anche in famiglia. Anche di questo parla la guida che offre molti utili consigli sulle strategie linguistiche più idonee da usare, quale il metodo “una persona-una lingua” (quando un solo genitore conosce il friulano, ciascun genitore parlerà al figlio sempre e solo nella lingua che conosce) e il metodo “lingua della famiglia” (quando tutti e due i genitori conoscono il friulano, parleranno al figlio sempre in friulano, passando all’italiano solo quando necessario).

Il testo in lingua friulana

Il 76% dai gjenitôrs, l’an passât al à dit di sì al furlan a scuele pai propris fîs, daûr di ce che a mostrin i dâts dal Ufici Scolastic Regjonâl. Cualchidun al podarès domandâsi il parcè di cheste sielte, fate in dì di vuê, intun mont globalizât. La rispueste e je semplice: la cussience dai vantaçs cognitîfs, sociâi e culturâi di une educazion plurilengâl, cemût che e dimostre la ricercje sientifiche, e je simpri plui inlidrisade. Un esempli su ducj? Un frut che al studie il furlan al impare miôr ancje l’inglês. Di no trascurâ, po dopo, une plui grande capacitât di aprendiment e une velocitât di comprension, plui abilitâts logjichis e matematichis e creativis, ma ancje di adatament, une viertidure plui largje par chei altris e pal mont e tant altri di plui.
In Friûl, ducj i fruts a àn la oportunitât di imparâ la lenghe dal teritori in maniere naturâl. Tal moment de iscrizion ae scuele de infanzie, primarie e secondarie di prin grât, si pues sielzi l’insegnament dal furlan par dute la durade dal cicli scolastic: o fevelìn di almancul 30 oris ad an, daûr di chê che a nivel european e je ricognossude tant che la metodologjie didatiche plui eficace e ae avanvuardie, o ben l’Insegnament Integrât di Lenghe e Contignût e cence gjavâ oris a altris materiis. La leç e previôt di fat che al jentri tal 20% dal curriculum individuât in autonomie des scuelis. La sielte e ven fate tal moment de iscrizion sul portâl dal Miur https://www.istruzione.it/iscrizionionline/ ma al è pussibil indreçâsi ancje ae segretarie de scuele par vê plui informazions.
Propit in viste de scjadince de iscrizion a scuele, ai 25 di Zenâr, par sclarî miôr i vantaçs di cheste sielte, la Arlef – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane e à realizât une vuide utile: “Cressi cun plui lenghis”, che si pues discjamâ dal sît www.arlef.it, insiorade de testemoneance di docents e di esperts impuartants, tra chescj Luca Melchior, linguist e professôr de Alpen-Adria Universität di Clanfurt specializât propit in plurilinguisim. Dai dâts cjapâts sù al ven fûr cemût che un frut che al cres studiant il furlan al impare adore a lei, al dispon di une atenzion seletive plui grande e al passe cun plui facilitât di un compit a di chel altri. Ma no dome: il plurilinguisim al jude la salût dal cerviel (che si manten zovin e elastic, ritardant i risis di demence e di Alzheimer) e al puarte in miôr lis oportunitâts pe vite privade e pal sucès professionâl (i lavoradôrs plurilengâi a son plui ricercjâts e a vuadagnin di plui di chei monolengâi par vie des lôr competencis linguistichis e des abilitâts gjestionâls e relazionâls). Un altri aspiet di no lassâ di bande al è, po dopo, la impuartance di sostignî la sielte ancje in famee. Ancje di chest e fevele la vuide che e ufrìs conseis une vore utii su lis strategjiis linguistichis plui justis di doprâ, tant che il metodi “une persone-une lenghe” (cuant che dome un dai gjenitôrs al sa il furlan, ogni gjenitôr al fevelarà al fi simpri e dome inte lenghe che al cognòs) e il metodi “lenghe de famee” (cuant che ducj i doi i gjenitôrs a san il furlan, a fevelaran al fi simpri par furlan, passant al talian dome cuant che al covente).

Un secolo fa nasceva don Emilio de Roja: via alle celebrazioni

di Giuseppe Longo

Ieri 28 febbraio ricorreva un secolo esatto dalla nascita di don Emilio de Roja, il fondatore della Casa dell’Immacolata,  a Udine. E domani 2 marzo, alle 10.30, nella sede dell’istituto di via Chisimaio, si terrà la cerimonia di apertura del Centenario, con la messa di suffragio presieduta dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato e l’inaugurazione della sala della memoria dedicata al sacerdote scomparso nel 1992.
Il primo atto, dunque, di una serie di celebrazioni per ricordare il grande prete friulano. “Abbiamo proposto – ha scritto il presidente dell’associazione Amici di Don Emilio de Roja, Daniele Cortolezzis, in una lettera indirizzata a tutti gli aderenti – che il Centenario sia degnamente ricordato, dalla Diocesi e dalla Città. Questa proposta è stata raccolta dall’arcivescovo, monsignor Mazzocato, che ha promosso un gruppo di lavoro con la Fondazione della Casa dell’Immacolata, l’Associazione Partigiani Osoppo e, ovviamente, la nostra Associazione, per l’organizzazione di una serie di eventi che, articolandosi lungo tutto l’anno, vogliono essere un momento di memoria e di riflessione su quello che don Emilio ha significato e quello che la sua opera è stata per molti, nei quasi cinquant’anni di attività verso i giovani e le persone fragili del nostro territorio e non solo”.
Tra le altre iniziative previste durante il 2019, in autunno ci sarà un convegno avente come scopo la valorizzazione di don de Roja come sacerdote e come uomo, nel periodo bellico e in quello successivo.

Don Emilio de Roja dinanzi alla “sua”Casa dell’Immacolata.

Ma chi era don Emilio de Roja? Ecco un rapido profilo, per il quale abbiamo attinto dal sito ufficiale della stessa Casa dell’Immacolata. “Nasce a Klagenfurt, in Austria, il 28 febbraio 1919, da Luciano e  Anita Savonitti, quinto di nove fratelli. A partire dal 1929 frequenta il Seminario arcivescovile di Udine a Castellerio e, poi, nel capoluogo friulano. Nel 1941 viene ordinato sacerdote nella pieve di Madonna di Buja. Moderatore-prefetto generale ed insegnante nel Seminario, dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza operando prima nelle carceri per il conforto e la liberazione dei prigionieri e, quindi, a sostegno delle brigate partigiane Osoppo. E’ così tra i protagonisti della liberazione di Udine”.
Finita la seconda guerra mondiale, “nel 1945 viene nominato cappellano  nel poverissimo Villaggio San Domenico, ove si adopera per la gioventù attraverso l’attività di un gruppo scout e, successivamente, fonda la Scuola di Arti e Mestieri per qualificare professionalmente i tanti giovani senza lavoro. Nel 1952 fonda “Casa dell’Immacolata”, della quale rimane presidente fino al 3 febbraio 1992, giorno della sua scomparsa, per raccogliere ragazzi con gravi  problematiche personali e familiari, portando la maggior parte di loro ad un pieno riscatto morale e sociale”.

Don Emilio nei primi anni della Casa. 

E ancora: “Impegnato nella solidarietà, particolarmente dopo il terremoto del 1976, fonda la Caritas diocesana udinese. Ha rivestito, inoltre, importanti incarichi a livello diocesano. Spirito libero e generoso può essere considerato uno dei protagonisti del storia friulana nella seconda metà del XX secolo. Don Emilio ha dedicato 40 anni della sua vita alla Casa da lui fondata, senza mai dimenticare l’impegno verso la crescita e la cultura della città di Udine”.
La Casa dell’Immacolata fu visitata anche da Papa Giovanni Paolo II, il quale paragonò don Emilio de Roja “ai grandi della carità che hanno reso illustre la Chiesa udinese nei secoli passati”.

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In copertina, don Emilio de Roja.

(Foto storiche sito ufficiale Fondazione Casa dell’Immacolata di Udine)