Udine, domani l’Istituto Bearzi festeggerà i suoi 85 anni con musicisti del Triveneto

(m.ri.) Giornata molto importante quella di domani per il Bearzi di Udine, nella ricorrenza della Madonna Candelora. Il benemerito istituto festeggia, infatti, gli 85 anni di fondazione celebrando nel contempo San Giovanni Bosco, la cui memoria ricorreva, come è noto, il 31 gennaio. Come già annunciato, saranno protagonisti nella celebrazione il coro della parrocchia del Bearzi stesso e un folto gruppo di musicisti, sia giovani allievi delle scuole salesiane, sia adulti diplomati anche ex allievi, provenienti dal Triveneto, che animeranno la Messa delle 11. Ideatore e organizzatore dell’iniziativa è il salesiano Aldo Castenetto, lui stesso musicista, che pure l’anno scorso diresse la compagine; da ricordare che don Aldo è originario di Cassacco ed è tornato in Friuli a prestare la sua opera nell’istituto udinese dopo anni di servizio a Mestre. E questa è, appunto, una iniziativa che si inserisce nel ricco programma di festa e di preghiera previsto per domani. Giornata importante, dicevamo, alla quale tutti sono invitati.

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In copertina, don Aldo Castenetto mentre dirige l’orchestra triveneta.

Tanta bella musica domenica a Udine per celebrare gli 85 anni dell’Istituto Bearzi e la ricorrenza di San Giovanni Bosco. Don Aldo Castenetto: è il volto bello della fede

di Mariarosa Rigotti

Ci sarà anche tanta buona musica per celebrare, domenica 2 febbraio, a Udine gli 85 anni di fondazione dell’Istituto Bearzi e la festa di San Giovanni Bosco: ne saranno protagonisti il coro della Parrocchia del Bearzi stesso e una compagine di musicisti, sia giovani allievi delle scuole salesiane, sia adulti diplomati anche ex allievi, provenienti dal Triveneto, che animeranno la Messa delle 11. Ad anticipare quanto accadrà, nell’occasione, è il salesiano Aldo Castenetto, ideatore dell’iniziativa, lui stesso musicista, che anche l’anno scorso diresse la formazione; da ricordare che don Aldo è originario di Cassacco ed è tornato in Friuli a prestare la sua opera nell’istituto udinese dopo anni di servizio a Mestre. E questa è, appunto, una iniziativa che si inserisce nel ricco programma di festa e di preghiera.

San Giovanni Bosco


– Allora, don Aldo, come prima cosa: come è nato questo progetto?
«Nel nostro stile salesiano la musica è sempre stata importante, come strumento educativo e di aggregazione. Nella nostra storia di congregazione abbiamo avuto grandi musicisti. In tutte le nostre case e scuole si valorizza la dimensione musicale. Spesso risulta più immediato seguire il filone della musica pop e rock, che è più vicina alla sensibilità giovanile: da anni mi interrogavo su come poter coinvolgere in un’esperienza musicale e salesiana i giovani musicisti che arrivano, invece, dal mondo delle bande filarmoniche e delle orchestre».
– Ma quando avete iniziato questo percorso?
«Dopo numerosi piccoli tentativi nelle realtà locali in cui operavo, negli ultimi due anni c’è stata la possibilità di collaborare, a Mogliano, al Meeting giovani del Triveneto. In quella occasione, assieme ad un altro salesiano musicista, Gilberto Driussi, è nata un’idea: perché non coinvolgere in modo più trasversale i giovani musicisti che già fanno qualcosa nelle loro scuole e oratori locali? Così, abbiamo pensato di suonare e cantare durante l’Eucarestia, provando a proporre una realizzazione esteticamente bella e nuova dei canti che già abitualmente i giovani eseguono durante le celebrazioni. Fin dalla prima esperienza hanno partecipato ragazzi di Udine, Verona, San Donà di Piave, Chioggia, Mogliano Veneto, Castelfranco e Mestre. Quello che abbiamo proposto fin da subito ai musicisti era di vivere un’esperienza di crescita personale, musicale e spirituale, oltre che “concertistica”. E fin da subito abbiamo avuto molta soddisfazione».

Don Aldo Castenetto alla sua prima Messa.


– Ha detto che l’esperienza prima di tutto le sembra significativa per i musicisti, oltre che per i fedeli. Cosa intende con questo?
«Dunque, per poter realizzare qualcosa di bello era necessario anche un certo livello di professionalità: ecco, allora, che abbiamo pensato di affiancare i giovani studenti con alcuni musicisti professionisti. La cosa bella è che alcuni di loro erano ex allievi dei salesiani: giovani che avevano cominciato a suonare in oratorio e che poi hanno continuato gli studi fino al diploma e a una carriera musicale professionale. Così, per un giovane musicista, magari alle prime esperienze di orchestra, poter suonare con persone molto competenti, e poterlo fare in un contesto di amicizia e gratuità che si sposa con la professionalità penso sia sano, soprattutto nella cultura di oggi. Accanto a questo sono convinto che la musica, e la musica di insieme in particolare, parli di Dio e avvicini a Dio: l’esperienza dell’eseguire musica sacra può aiutare dei giovani musicisti cristiani a esprimere la loro fede, condividere la loro spiritualità suonando insieme e forse anche riscoprirla, proprio attraverso la musica».


– Un’altra domanda, ci sono giovani che fanno 200 chilometri per venire a suonare al Bearzi, professionisti che partecipano all’esperienza e si mettono accanto a ragazzi: non le sembra sproporzionato rispetto al numero di persone che godranno di questo evento?
«Mi piace vedere questa esperienza come una testimonianza concreta di quell’eccesso che ogni esperienza artistica ed estetica comunica, e che è anche la firma di Dio. La bellezza è sempre esorbitante, la meraviglia è sempre eccessiva. Penso che sia educativo, per i musicisti che partecipano, riconoscere la bellezza di quello che fanno al di là dell’eventuale “sede prestigiosa”. Allo stesso tempo, penso che questo renda ancora più speciali la sorpresa e l’emozione di chi parteciperà all’Eucarestia».
– Allora, don Aldo, invita tutti alla Messa delle 11 di domenica 2 febbraio al Bearzi?
«Certamente. Sarà un’occasione per pregare in modo diverso e scoprire il volto bello della fede».

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In copertina, una panoramica sull’Istituto Bearzi di Udine che festeggerà 85 anni.

L’artigianato è pronto alle nuove sfide: Udine verso l’aggregazione con Gorizia

(g.l.) Prime ad aprire, proficuamente, la strada delle aggregazioni erano state, già alcuni anni fa, le Camere di Commercio di Udine e di Pordenone. Ora, sempre nella sfera economica Fvg, ci pensano gli artigiani, importante realtà produttiva della regione. Infatti, la parola d’ordine è: insieme. Per crescere ulteriormente e per affrontare meglio le sfide di un mondo sempre più complesso ed aggressivo, specialmente nell’era post-pandemica: non ci sono dubbi, questa è la soluzione strategica.

Graziano Tilatti, artigiani Udine.

Il congresso di Confartigianato-Imprese Udine, appena celebrato all’Istituto Bearzi, ha pertanto dato il via libera al progetto di aggregazione con Confartigianato-Imprese Gorizia. Un progetto che le associazioni avevano iniziato ad accarezzare ante-emergenza sanitaria, ma che il Covid e gli effetti devastanti che il virus ha provocato sul tessuto artigiano hanno accelerato e fatto maturare, tanto da imporlo come uno dei punti maggiormente qualificanti del congresso 2021. «L’aggregazione con Gorizia è un’opportunità per crescere – ha dichiarato, al riguardo, il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti – che mira non solo a fronteggiare la progressiva riduzione del numero di imprese attive sul territorio, ma anche a creare nuove opportunità sia in termini di azione sindacale che di erogazione di servizi, grazie alla messa in comune delle risorse, soprattutto umane, che non potrà non aumentare la forza e l’autorevolezza della nostra associazione». Tilatti ha ricordato i legami di vecchia data che uniscono le due Confartigianato, nate nel secondo dopoguerra dallo stesso gruppo di dirigenti, sottolineando come sia oggi necessario fare un passo appunto nel segno dell’aggregazione. Il numero delle imprese è del resto andato progressivamente diminuendo nel corso del tempo, passando da 17.694 aziende attive al termine del 2000 alle attuali 15.896 (-10,2%), di cui 13.518 quelle con sede in provincia di Udine, 2.378 quelle attive in provincia di Gorizia.
«Alla luce di questa tendenza – ha affermato ancora Tilatti – quella dell’aggregazione appare la strada maestra: ci consentirà di incidere positivamente sulla sostenibilità economica delle strutture associative e delle società collegate, ci renderà più autorevoli, rafforzerà il nostro marchio e ci permetterà di stare meglio sul mercato». Ancora il leader degli artigiani udinesi: «La contrazione dello stock ci ha costretti a correre ai ripari, a razionalizzare le risorse, a risparmiare per poter oggi tornare ad investire». Specie nell’alveo dei servizi, affidati alle cure di Confartigianato Servizi Fvg, che nei mesi della pandemia si è prodotta in uno sforzo importante per assistere i suoi oltre 3.300 clienti e che durante l’estate in corso vede l’avvicendamento al vertice della direzione di Maurizio Pastorello, colonna della società ormai da 40 anni, prossimo alla quiescenza, con Elsa Bigai, pezzo da 90 dell’agricoltura regionale, già direttore di Coldiretti Fvg e del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia.

Ariano Medeot, artigiani Gorizia.


Sposato il progetto di aggregazione in sede di dibattito, l’assemblea ha confermato il mandato degli attuali organi associativi fino alla convocazione del congresso straordinario che delibererà in via definitiva e formale l’aggregazione con Gorizia entro e non oltre il prossimo quadriennio. Ma Tilatti è ottimista. «Credo che potremo realizzare questo progetto entro un paio di anni al massimo, il tutto – ha garantito – nel pieno rispetto delle rispettive identità. Questo progetto non vuole cancellare specificità, ma metterle a sistema». L’obiettivo fissato dal congresso è quindi quello di arrivare a un’associazione unica, forte però di sedi territoriali proprie. Insomma, il legame con il territorio, la vicinanza alle imprese che da sempre contraddistinguono l’attività delle due associazioni, non verrà meno. Lo ha ribadito anche il presidente di Confartigianato-Imprese Gorizia, Ariano Medeot, durante il suo breve intervento di saluto: «I numeri sono numeri, ma la pari dignità, ne sono certo, non verrà messa in discussione. Il nostro comune mantra dev’essere quello di fare gli interessi delle nostre imprese e dei nostri associati. E di farlo guardando non solo all’oggi ma ai prossimi 10 anni».
Nel suo intervento di apertura il presidente Tilatti aveva snocciolato le linee d’indirizzo programmatico, approvate all’unanimità dall’assemblea, indicando in particolare le opportunità tutte da cogliere messe in campo dal Pnrr e la necessità di nuove politiche attive, di un’azione forte in materia di formazione e di credito. Temi rispetto ai quali l’associazione ha già messo i ferri in acqua, declinandoli in numerosi progetti, come quello che ha portato alla realizzazione di Servizi e Finanza Fvg, “piccola Friulia degli artigiani” che ha visto debuttare in regione il microcredito, e come quello che ha appena iniziato a muoversi in seno all’ex Caserma Osoppo di Udine, dove l’associazione assieme ad altri partner progetta di portare, tra l’altro, laboratori dei maestri artigiani per trasmettere conoscenza alle giovani generazioni, per iniziare alla cultura del fare i ragazzi, potenziali artigiani del futuro. «Perché il problema che oggi hanno gli artigiani è uno solo: la mancata successione d’impresa» aveva denunciato a inizio serata la presidente della zona di Udine di Confartigianato, Eva Seminara. «Le nostre scelte devono essere focalizzate sulla formazione. Servono persone, strutture, location. Serve trasmettere il nostro sapere. Solo insieme possiamo formare gli artigiani di domani. Speriamo quindi che questo possa essere un congresso di costruzione, innovazione, prospettiva, che ci traghetti verso una nuova e più forte Confartigianato».

Il congresso all’Istituto Bearzi.

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In copertina, il presidente di Confartigianato Udine Graziano Tilatti durante la sua relazione.