Solstizio d’Estate, Messa e concerto nella bora dell’alba sul Lungomare di Grado. L’arcivescovo ai turisti e agli operatori: “Costruite legami di umanità e dialogo”

(g.l.) «Cari amici e ospiti della nostra terra, vi accolgo, con gioia, con le Comunità cristiane della nostra Diocesi, che in questo tempo si apre con rinnovato entusiasmo a chi, come voi, cerca insieme ad un meritato riposo, bellezza, cultura e spiritualità. Siete arrivati in un luogo in cui la meraviglia del creato incontra l’arte dell’uomo, dove le colline, il mare e le montagne sembrano cantare insieme la lode del Creatore». Si apre con queste parole il messaggio che l’arcivescovo metropolita, monsignor Carlo Redaelli, ha voluto rivolgere agli ospiti che in questo inizio d’estate cominciano a frequentare l’Isola di Grado e in particolare a coloro che stamane all’alba, nonostante il vento di bora impetuoso, non hanno voluto mancare al suggestivo incontro sul Lungomare Nazario Sauro dove era in programma l’annunciato e ormai tradizionale Concerto del Solstizio, preceduto dalla Messa per invocare dal Cielo una positiva stagione turistica, fatta di soddisfazioni economiche ma soprattutto di buona salute. Il rito è stato celebrato da monsignor Paolo Nutarelli che aveva accanto monsignor Mauro Belletti, amministratore parrocchiale di Fossalon e coadiutore nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia.

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Domani il Corpus Domini

E domani mattina Grado celebrerà solennemente la ricorrenza del Corpus Domini, festività soppressa che, come è noto, era in calendario giovedì scorso. In tutta la mattinata nella Basilica di Sant’Eufemia sarà celebrata soltanto la Messa cantata delle 9 perché al termine si snoderà la tradizionale processione eucaristica per le vie dell’Isola con la benedizione finale al rientro nella Chiesa patriarcale.

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L’arciprete ha celebrato l’Eucarestia davanti al mare increspato e sotto un cielo aperto, già illuminato dal sole mattutino. «Un gesto semplice e profondo – ha raccontato don Paolo – per affidare al Signore l’Isola, i suoi abitanti e i tanti ospiti che la abitano in questi mesi». Le parole del sacerdote hanno ricordato che «la bellezza del creato non è solo uno sfondo, ma una chiamata: siamo parte dell’universo, non padroni ma custodi. All’uomo è stato affidato il creato – con le sue meraviglie, le sue fragilità, i suoi ritmi – perché lo custodisca, lo contempli, e ne riconosca il Creatore. Oggi davanti al mare che riflette il cielo – ha sottolineato -, riscopriamo che pregare all’aperto è anche un modo per rimettere Dio al centro del mondo. Un’estate benedetta comincia così: con gratitudine, stupore e responsabilità».
Al termine della Messa e prima dell’annunciato concerto è stato distribuito il citato messaggio dell’arcivescovo di Gorizia per l’estate 2025. Rivolgendosi ai turisti il presule ha detto: «Vi invito a lasciarvi toccare dalla bellezza dei nostri paesaggi, ma anche delle nostre Chiese, che non sono solo testimonianze artistiche e storiche, ma segni vivi di una Fede che attraversa i secoli e ci spinge, oggi e sempre più, ad attualizzare il Vangelo di Cristo. Ogni pietra, ogni affresco, ogni silenzio tra le navate è un anelito verso il Trascendente, un invito ad alzare lo sguardo, ad aprire il cuore». E ha aggiunto: «Quest’anno, Nova Gorica e Gorizia (Slovenia ed Italia) sono insieme Capitale Europea della Cultura: un evento che richiama l’anima profonda di questa terra di confine, dove i popoli si incontrano, i linguaggi si intrecciano e le culture si abbracciano. In questo contesto, la Fede cristiana continua ad offrire un contributo prezioso: quello della fraternità, della pace e della speranza che nasce dalla Risurrezione di Cristo. Un pensiero speciale va anche a tutti gli operatori del turismo, che con passione e dedizione accolgono, accompagnano e fanno conoscere le ricchezze del nostro territorio. Il loro lavoro è prezioso e contribuisce a costruire legami di umanità e dialogo». Monsignor Redaelli ha, quindi, concluso: «Vi auguro che questo tempo sia per tutti occasione di incontro, di arricchimento reciproco e di autentica gioia. L’anno giubilare alimenti nei nostri cuori la Speranza per un futuro di pace».

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In copertina e qui sopra due immagini della Messa celebrata all’alba davanti al mare di Grado da monsignor Nutarelli; all’interno, l’arcivescovo Redaelli.

A Grado con la “Domenica del Mare” il sigillo sulla grande settimana della tradizione: Perdòn di Barbana e Patroni

di Giuseppe Longo

GRADO – Bella, calda e piena di sole, la “Domenica del Mare” che anche l’Isola di Grado oggi ha celebrato, registrando addirittura il sold out per la spiaggia “imperiale”. La ricorrenza è fissata proprio la seconda domenica di luglio e nell’occasione le comunità cattoliche, non solo italiane ma di tutto il mondo, pregano per coloro che lavorano nel settore marittimo e pure per quanti beneficiano della loro importante opera, vale a dire i turisti. Tant’è che la celebrazione della Messa “Granda” di stamane nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, celebrata da don Gianni Medeot assieme ad altri due sacerdoti (uno dei quali ortodosso), è stata conclusa dalla lettura, con il suggestivo sottofondo creato dall’organo, di una toccante preghiera composta per l’occasione. Prima che l’assemblea cristiana si sciogliesse tra le note tanto amate di “Madonnina del Mare”.

La processione di barche…

… l’arciprete e il sindaco di Grado.

(Foto Laura Marocco)

E la “Domenica del Mare” ha concluso una settimana memorabile per l’Isola d’Oro, strettamente legata alle sue tradizioni più sentite: il “Perdòn de Barbana” con la bellissima processione di barche in laguna per rinnovare il voto cittadino che risale al lontano 1237, quando Grado fu risparmiata da una terribile pestilenza che aveva già devastato l’entroterra, e la Festa dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato. Ricordare i martiri – che sono protettori anche della vicina Aquileia, di Udine e dell’intero Friuli Venezia Giulia – «significa riscoprire la bellezza dell’evangelizzazione e la forza della testimonianza», ha sottolineato monsignor Paolo Nutarelli, il quale ha poi aggiunto: «L’evangelizzazione è un “cercare”. Non è, difatti, un’operazione esclusivamente vocale, ossia fatta solo di parole; anzitutto, piuttosto, l’evangelizzazione è fatta di gesti: di ricerca, di misericordia e di tenerezza». Nell’occasione, l’arciprete ha salutato il nuovo sindaco di Grado, Giuseppe Corbatto, uscito dalle recenti elezioni che hanno concluso la gestione commissariale, rinnovando lo spirito di intesa tra Chiesa e Civica amministrazione.
La festa religiosa dei Santi Patroni è stata seguita dalla tradizionale sagra in campo Patriarca Elia dove ha preso vita la gustosa “sardelada” organizzata dall’Associazione Portatori della Madonna di Barbana, col sostegno di Comune e Parrocchia. Cosa che si è ripetuta con successo ieri e che si concluderà nella serata odierna, ponendo così il sigillo non solo sulla “Domenica del Mare” ma anche, come detto, su una settimana strettamente legata alle tradizioni di Grado e molto sentita dai “graisani” e pure dai turisti che scelgono l’Isola per le loro vacanze. Una grande domenica di metà luglio coronata, infine, dal suono delle Bande che dopo aver rallegrato diverse vie cittadine con le loro note festose, si sono riunite nei giardini di viale Dante dove hanno tenuto un applaudito concerto concludendolo poi tutte insieme. Protagoniste sono state le Bande di Cormons, Monfalcone, Doberdò del Lago e ovviamente Grado.

La “sardelada” e le Bande musicali.

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In copertina, la spiaggia “imperiale” di Grado in questo bellissimo pomeriggio.

A Udine la prima festa dei Santi Patroni per l’arcivescovo Lamba: Ermacora e Fortunato allontanino da noi la violenza

di Giuseppe Longo

UDINE – Prima Messa dei Santi Ermacora e Fortunato, patroni di Udine e del Friuli, per il nuovo arcivescovo metropolita Riccardo Lamba, alla guida della storica Arcidiocesi – che, con quella di Gorizia, ha raccolto l’eredità del glorioso Patriarcato di Aquileia – dallo scorso 5 maggio. E ieri mattina a concelebrare il solenne rito è tornato anche il suo predecessore, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, che si era ritirato nella regione d’origine, il Veneto, per raggiunti limiti d’età. Con loro all’altare della Cattedrale di Santa Maria Annunziata anche un altro vescovo, monsignor Diego Causero, friulano di Moimacco, una vita da diplomatico nel mondo.


Al termine della celebrazione eucaristica il presule, con i canonici del Capitolo metropolitano e l’arciprete del Duomo Luciano Nobile, è uscito sul sagrato per la tradizionale benedizione alla Città con le reliquie dei Patroni, implorando dai Santi Martiri una speciale protezione per Udine turbata, soprattutto in questi ultimi tempi, da una preoccupante spirale di violenza e criminalità. Un auspicio formulato anche dal sindaco Felice De Toni, da poco più di un anno alla guida del capoluogo friulano, che ha rivolto un saluto beneaugurante al nuovo arcivescovo proprio in occasione della festa cittadina. Al termine della benedizione, un rappresentante del gruppo folcloristico “Stelutis di Udin” ha donato a monsignor Lamba un quadro con la raffigurazione della Croce di Aquileia.
Folta la partecipazione, presenti numerose rappresentanze (tanti, per esempio, i labari dei donatori di sangue), al rito celebrato in quattro lingue – italiano, friulano, sloveno e latino – e accompagnati dai bellissimi inni della Schola cantorum della Cattedrale con all’organo il maestro Beppino Delle Vedove, direttore del Conservatorio Tomadini. Suggestiva la lunga sequenza, nella melodia aquileiese, dedicata proprio ai Santi Ermacora e Fortunato che, oltre a essere protettori dell’antica città romana e della vicina Isola di Grado, sono patroni anche della nostra intera regione.

«Celebrare i martiri Ermacora e Fortunato, Patroni della nostra Chiesa, le cui radici sono in Aquileia, significa ricordare – ha osservato l’arcivescovo Lamba durante l’omelia, per la quale ha attinto dalla pagina del Vangelo di Giovanni appena proclamata -, anche a noi e a quanti desiderano essere discepoli di Gesù Cristo, che quando ci poniamo alla Sua sequela, prima o poi, in un modo più o meno esplicito, si pone la questione della fedeltà a Gesù Cristo senza compromessi, ma anche senza “lagne”, proprio come loro, i Santi Patroni, l’hanno vissuto. Solo così anche noi oggi potremo raccogliere il testimone della fede, passato attraverso il crogiuolo del martirio di sangue, che ha generato alla vita nuovi cristiani, perché la “vita” che loro hanno trasmesso è la stessa che avevano ricevuto da Gesù Cristo nel mistero Pasquale, la stessa vita che anche noi possiamo già sperimentare sin dal giorno del nostro Battesimo. Quel testimone potremo così trasmetterlo con gioia e speranza alle generazioni dopo di noi».

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In copertina, l’arcivescovo Riccardo Lamba benedice la Città di Udine con le reliquie dei Santi Ermacora e Fortunato; all’interno, la solenne celebrazione all’interno della Cattedrale per la quale è ritornato anche monsignor Andrea Bruno Mazzocato; quindi, il rito sul sagrato dove ha preso la parola anche il sindaco Felice De Toni.

Festa di Avvenire alle ultime battute a Grado: questa sera sarà protagonista il cantautore Giovanni Caccamo

(g.l.) Ultime battute, ma sicuramente quelle più attese, per la terza Festa di Avvenire che in questi giorni ha animato l’isola di Grado. Oggi, infatti, ci sarà l’incontro sul tema  “Le parole che ci cambiano” che vedrà un dialogo tra il cantautore Giovanni Caccamo e Angela Calvini, giornalista del quotidiano cattolico: l’appuntamento è alle 21 in Campo Patriarca Elia, il sagrato della Basilica di Sant’Eufemia. Ricordiamo, al riguardo, che il giovane artista è ideatore e promotore del progetto culturale “Parola ai giovani”, presentato lo scorso 5 aprile al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, nella sede dell’Economic and Social Council, nella sua declinazione internazionale Il Manifesto for change – Youth and future. Un concorso di idee, rivolto ai ragazzi di tutto il mondo, di ogni religione, identità di genere ed estrazione sociale, per creare insieme un manifesto culturale di cambiamento in occasione del forum internazionale dei giovani “Change the World Model United Nations” in collaborazione con Diplomatic Ong.
La Festa di Avvenire, come è noto, si era aperta venerdì scorso, presente un folto pubblico che ha applaudito il francescano padre Paolo Benanti, il quale ha intrattenuto la platea sul tema, ormai molto dibattuto, dell’intelligenza artificiale, un argomento fatto di luci e di ombre – come ha messo in guardia anche il Pontefice nel recente G7 della Puglia -, ma che proprio per questo merita di essere adeguatamente approfondito. E ora, appunto, questo atteso incontro con la musica e le parole di Giovanni Caccamo che recentemente ha avuto modo di far ascoltare la sua bella voce anche nelle stanze vaticane. Calerà così il sipario su questa terza edizione della manifestazione promozionale a favore del giornale della Conferenza episcopale italiana, voluta da monsignor Paolo Nutarelli, quale importante occasione di crescita per le nuove generazioni. «La presenza di Avvenire a Grado per il terzo anno consecutivo – si sottolinea, infatti, anche in una nota del giornale edito dai vescovi – conferma ancora una volta l’importanza per il quotidiano di essere presente nei territori locali coinvolgendo i fedeli, ma soprattutto i giovani in un dibattito utile e costruttivo su temi di rilevante attualità».

L’incontro con  padre Benanti.

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In copertina, il giovane cantautore Giovanni Caccamo atteso questa sera a Grado in campo Patriarca Elia a fianco della Basilica.

Grado, dalla tradizione di San Giovanni al “Perdon de Barbana”: conto alla rovescia nell’Isola per la festa più amata dell’anno

di Giuseppe Longo

GRADO – L’Isola di Grado è molto legata alla ricchezza della sua storia e delle sue tradizioni che vivranno il loro momento più alto fra una decina di giorni quando si rinnoverà il voto cittadino del “Perdòn de Barbana”. Un rito antico e molto sentito, non solo fra la popolazione residente, ma anche fra tantissimi turisti e ospiti fissi che hanno fatto di Grado una loro seconda casa, entrando così in sintonia con la vita e i ritmi della comunità isolana.
Il voto di Barbana è stato appena preceduto da un’altra bella celebrazione, ovviamente più contenuta come partecipazione ma non per questo priva di significato: la festa della Natività di San Giovanni Battista. Per l’occasione, le Messe sono state celebrate nello storico Battistero che sorge sul lato nord della Basilica di Sant’Eufemia, alle cui spalle si trova l’interessantissimo Lapidarium. Il rito del mattino è stato celebrato da monsignor Mauro Belletti il quale, ricordando la figura del “precursor Domini” – cioè anticipatore della venuta di Cristo che poi battezzò nelle acque del Giordano -, ha spiegato anche il significato della caratteristica ghirlanda di lauro con mele, pesche e albicocche posta sopra il battistero ottagonale: «Vuol sottolineare che tutti noi dobbiamo impegnarci affinché la nostra vita sia portatrice proprio di buoni frutti. I nastri rossi esprimono, invece, il sangue che il Battista ha versato con il suo sacrificio».


San Giovanni – aveva ricordato su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli, che ha officiato invece nel tardo pomeriggio – è «l’unico Santo per il quale la Chiesa celebra sia la nascita, il 24 giugno, che la morte, il 29 agosto, privilegio riservato soltanto alla Madonna ed a Gesù Cristo». Nell’occasione, l’arciprete ha osservato che «il Battistero costituiva, e costituisce ancora per la Chiesa cattolica, il primo “gradino” dell’iniziazione cristiana, in quanto in esso veniva somministrato ai catecumeni, che avevano concluso un percorso di fede e di catechesi, il santo Battesimo, anticamente celebrato con il rito dell’immersione attraverso il passaggio all’interno della vasca con l’acqua benedetta che occupava il centro dell’edificio sacro. Un tempo questo sacramento veniva impartito dal vescovo e riguardava generalmente gli adulti convertiti al Cristianesimo» .
«La pianta dell’edificio – ha poi spiegato don Paolo – prevede una forma ottagonale con una vasca esagonale, secondo il modello della simbologia cristiana aquileiese, come la maggior parte delle strutture battesimali paleocristiane e medievali, e una piccola abside orientale. Esso si trova su un piano inferiore di oltre un metro rispetto al pavimento di Sant’Eufemia, pur essendo contemporaneo alla Basilica: artefici potrebbero esserne stati in parte sia il patriarca Elia sia il suo predecessore, Probino, il cui monogramma è inciso nella lastra frontale dell’altare ricostruito, al centro di una croce tra due colombe e due pavoni, simboli ricorrenti dell’anima e dell’eternità».
Passata quindi la ricorrenza del Battista, ora comincia il conto alla rovescia proprio per il “Perdòn de Barbana” della prima domenica di luglio, con la suggestiva processione di barche, che sarà preceduto da una settimana di particolare devozione mariana che comincerà già domenica prossima, 30 giugno, con la traslazione nel presbiterio, a fianco dell’altare maggiore, della statua della Madonna degli Angeli che durante tutto l’anno è venerata nella nicchia scavata sulla parete sinistra della Chiesa patriarcale. E questo avverrà al termine della Messa solenne delle 10.30. Quindi la settimana terminerà con i tradizionali riti vespertini del Sabo Grando che, a mezzogiorno, saranno invece preceduti dall’Angelus dinanzi alla Madonnina del Mare in mezzo alla laguna, in quella zona nota come Pampagnola. Dell’attaccamento alla Madonna dei “graisani” ha parlato in Basilica lunedì sera, appunto giorno di San Giovanni, il professor Matteo Marchesan, il quale si è soffermato sulla religiosità popolare che culmina proprio nella settimana del “Perdòn de Barbana”, quando Grado rinnova la sua riconoscenza alla Vergine Maria per la fine della grave pestilenza che l’aveva colpita nel 1237.

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In copertina, la ghirlanda di San Giovanni; all’interno, don Mauro durante la predica, due immagini del Battistero e la Madonna degli Angeli che sarà portata a Barbana.

Corpus Domini, la tradizionale processione di Grado anticipata dalla festa-concerto regalata giovedì dai medici-musicisti tedeschi

di Giuseppe Longo

GRADO – Finalmente ieri l’Isola di Grado, che conta già la presenza di molti turisti soprattutto di lingua tedesca, ha beneficiato di una splendida giornata di sole dopo gli abbondanti piovaschi che l’avevano preceduta. E oggi, stando alle previsioni meteo, dovrebbe esserci il bis. Quello che ci vuole per celebrare adeguatamente la solennità del Corpus Domini che, dopo la Messa cantata, vedrà snodarsi anche la tradizionale processione con il Santissimo Sacramento nelle vie del centro: campo Patriarca Elia, via della Corte, via Marina, Via Orseolo, viale Europa Unita, largo San Crisogono e via Gradenigo.

La festività odierna era stata anticipata giovedì – la giornata canonica della ricorrenza eucaristica, rinviata però alla fine degli anni Settanta, durante il pontificato di Paolo VI, alla domenica successiva – da un applauditissimo concerto in una gremita Basilica di Sant’Eufemia, protagonisti i medici-musicisti tedeschi in questi giorni nell’Isola d’Oro per il loro Congresso annuale: una bella consuetudine, quella di riunirsi per discutere dei loro problemi a Grado, che si ripete da quasi mezzo secolo. E nell’occasione, proprio nel giorno del Corpus Domini (che in Germania come pure in Austria è rimasto festivo), piace loro regalare un concerto di musica classica alla comunità isolana e ai suoi ospiti.
L’Orchestra Musica Medica – così si chiama la formazione strumentale – sotto la direzione del professor Rudolf Ramming ha così offerto un programma ampio e variegato nel quale hanno dominato bellissimi brani di Antonio Vivaldi, Wolfgang Amadeus Mozart e Joseph Haydn, ma anche di Gabriel Fauré e Felix Mendelsohn-Bartholdy, oltre che dei contemporanei Lewis Capaldi e Klaus Slibernagi, in alcuni dei quali sono state molto applaudite anche interpretazioni soliste con violino, violoncello e flauto, oltre che vocali con soprano e tenore, come è avvenuto nella stupenda composizione di Haydn. Ma il cantore è tornato sulla scena da solo al termine del concerto, quando il direttore Ramming ha voluto regalare un bis al caloroso pubblico che aveva riempito l’antica Chiesa patriarcale, tanto che numerose persone avevano dovuto accontentarsi di ascoltare i magnifici brani dal sagrato. Così, il solista tedesco ha interpretato “O sole mio”, la canzone napoletana notissima in tutto il mondo, scritta nel 1898 da Giovanni Capurro e musicata da Eduardo Di Capua. E quel sole evocato dai medici-musicisti d’Oltralpe finalmente è arrivato anche sull’Isola. Infine, il concerto è stato coronato dalle note coinvolgenti e festose di “Pomp and circumstance”. La famosa pagina di Edward Elgar era proprio intonata con l’importanza della ricorrenza che si celebra oggi con la dovuta solennità.
«Partecipando all’Eucarestia – ha sottolineato, infatti, monsignor Paolo Nutarelli – non solo ci nutriamo del corpo di Cristo, entrando in comunione con Lui, ma entriamo in comunione anche tra di noi. Mangiamo uno stesso pane, diventiamo uno stesso corpo. L’Eucarestia alimenta anche l’unità della Chiesa: è lo stesso sangue che scorre, la stessa vita che ci accomuna. Attraverso la celebrazione dell’Eucarestia diventiamo non solo consanguinei di Cristo, ma anche “fratelli di sangue” tra di noi».

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In copertina e all’interno alcune immagini dell’applauditissimo concerto dei medici tedeschi nella Basilica di Sant’Eufemia.