La biodiversità nelle cave di Piasentina domani in un convegno che ricorda Mario Laurino scomparso dieci anni fa

Per anni sono state guardate con sospetto per l’impatto ambientale causato dall’attività estrattiva. Oggi le cave di pietra Piasentina si prendono la loro rivincita. Un progetto Interreg Italia-Austria ha, infatti, dimostrato come all’interno delle cave non solo la biodiversità sia conservata ma anzi, in diversi casi, sia addirittura superiore rispetto alle zone immediatamente esterne alle aree dove si pratica l’attività estrattiva. I risultati dello studio saranno presentati durante il convegno “La biodiversità nelle cave di pietra Piasentina” in programma per domani, 19 febbraio, alle 15 nella sala consiliare di San Pietro la Natisone. Organizzatore dell’evento, patrocinato dal Comune valligiano, da Confartigianato-Imprese Udine e dall’Ordine degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della provincia di Udine, è il Consorzio produttori pietra Piasentina, realtà che riunisce le sei aziende attive nell’estrazione e lavorazione della rinomata pietra friulana tra Faedis, Torreano, San Pietro al Natisone e San Leonardo. L’evento è dedicato alla memoria del “padre“ della pietra Piasentina, l’imprenditore Mario Laurino, scomparso esattamente 10 anni fa. Un pioniere della biodiversità e della tutela dell’ambiente all’interno delle cave.


Gli interventi si concentreranno sugli approfondimenti relativi agli studi che hanno interessato le cave di pietra Piasentina e la biodiversità dei boschi attorno ad esse, con riguardo all’impatto ambientale delle stesse e le buone prassi messe in atto per ridurlo al minimo. I risultati sono di tutto interesse: lo studio, frutto di diverse rilevazioni in cava effettuate in diversi periodi, ha certificato tra l’altro la presenza della mantide religiosa all’interno delle aree estrattive, specie invece non presente fuori, quella di diversi rettili e ancora di pipistrelli all’interno delle cavità formatesi a seguito dell’estrazione della pietra. Lo studio si è occupato anche del riciclo circolare dei residui, valutandone la valorizzazione economica quali materie prime secondarie, un’opportunità di grande interesse sia per i progettisti che per i designer attenti alla ecosostenibilità e all’uso di materiali naturali.
L’auspicio del Consorzio è che al convegno partecipino non solo addetti ai lavori, ma anche autorità locali, regionali e nazionali, affinché possano assumere una maggiore consapevolezza dei vantaggi in termini di economia circolare e protezione ambientale derivanti dall’attuazione di buone prassi. Il convegno prenderà il via alle 15 con i saluti del presidente del Consorzio stesso, per poi proseguire con la presentazione del progetto e dell’indice di biodiversità a lungo termine (LBI) a cura di Tobias Köstl (E.C.O. Institute of Ecology di Klagenfurt), con I risultati del monitoraggio Lbi nelle 4 cave studiate tra Italia e Austria a cura di Daniel Wuttej (E.C.O. Institute of Ecology di Klagenfurt). Si proseguirà con l’illustrazione dei risultati del monitoraggio faunistico a cura del dottore naturalista, Matteo De Luca, per finire con quella, a cura del professor Peter Harsanyi (Carinthian University of Applied Sciences), delle potenzialità delle eccedenze di marmo e materiali di scarto per la produzione di calcestruzzo ad alte prestazioni.

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In copertina, una cava di pietra Piasentina ai piedi del monte Matajur; all’interno, Mario Laurino scomparso dieci anni fa.

Olimpiadi a Cortina? La palla al Coni ma prenderà tempo

di Giuseppe Longo

Conto alla rovescia per la sede delle Olimpiadi invernali del 2026:

Cortina, Milano o Torino?

Gli occhi sono tutti puntati sul CONI che oggi, 10 luglio, si riunirà per chiarirsi le idee perché si avvicina il momento in cui dovrà essere indicata al Cio la località candidata dall’Italia per i Giochi che si disputeranno fra otto anni.
E che nel frattempo, nel 2022, si terranno in Cina.

Quindi ancora una sede asiatica dopo la recente edizione in Corea del Sud.
Il Triveneto aspetta con ansia le indicazioni che usciranno oggi dal Comitato olimpico nazionale presieduto da Giovanni Malagò.

Giovanni Malagò

Attende una risposta, ovviamente positiva, il Veneto che per primo si è mosso con il suo governatore Luca Zaia per mettere sul tavolo anche la candidatura di Cortina che ebbe già le Olimpiadi invernali nel 1956, ma anche il Trentino Alto Adige attraverso le sue Province autonome di Trento e Bolzano che hanno deciso di appoggiare la richiesta dei cugini della Serenissima.
E poi c’è anche la nostra regione, nella quale le Dolomiti continuano con espressioni meravigliose soprattutto a Forni di Sopra e nella ritrovata Sappada.
Come si ricorderà, dagli albergatori friulani era stato espresso subito un grande interesse per i Giochi 2026 perché potrebbero efficacemente coinvolgere anche i nostri poli sciistici con benefiche ricadute sulla montagna friulana che ha bisogno di nuovi stimoli per continuare a credere in un suo futuro.
E Zaia aveva molto apprezzato questo appoggio.
Oggi, dunque, cosa succederà?

Difficile prevederlo anche se da più parti in questi giorni si è fatto osservare che le chances di Cortina sarebbero sensibilmente aumentate.

L’affare Olimpiadi venerdì scorso è infatti approdato a Palazzo Chigi per un parere, ma il governo Conte, forse per non scontentare nessuno e per non incrinare i rapporti tra Lega e Cinque stelle (come è noto, il Carroccio corre verso Cortina o Milano, i grillini invece propendono per Torino), ha deciso di non decidere, ha preferito non dire nulla di vincolante, se non di esprimere la raccomandazione che i Giochi invernali del 2026 – dicendosi d’accordo sulla candidatura italiana – si tenessero nella località che offre maggiori garanzie di economicità e di minor impatto ambientale.
E molti hanno letto tra le righe una preferenza per la già olimpionica Cortina che, come Zaia ha più volte sottolineato e documentato pure nel corposo incartamento inviato al CONI e al governo stesso a supporto della sua richiesta, ha i numeri, le strutture e le condizioni in generale, salvo modesti interventi, per avere Olimpiadi a “impatto zero”.

Ed è questa, infatti, la preoccupazione che deve avere risposta rassicurante: guai – lo sottolineavamo anche l’altro giorno – se i Giochi dovessero turbare la straordinaria bellezza delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità!
Allora come andrà a finire?
Vedremo se prevarrà una scelta tecnica, come ha ripetutamente chiesto Zaia, o politica.
O se ci sarà un po’ dell’una e un po’ dell’altra, magari senza giungere ancora a una decisione.
Che forse, dalle indicazioni dell’ultima ora, è la cosa più probabile.
Per questo gli occhi del Triveneto, e quindi anche degli operatori friulani, oggi sono tutti puntati sul Coni.
Che però potrebbe prendersi ancora un po’ di tempo per riflettere, prima di restituire la palla a Palazzo Chigi perché è proprio qui che dovrà essere presa la decisione definitiva su quale città l’Italia dovrà schierare nella disputa planetaria.
In altre parole, dovrà essere presentata una candidatura credibile perché il Comitato olimpico internazionale la possa prendere in seria considerazione.