COMUNICATO N. 22/2018 del 14.05.2018 “BIG SUT” & C…BUONA LA PRIMA!!!!

Dalla “prima lettera del deputato ‘BIG SUT’”
Luca Sut eletto nel collegio elettorale di Pordenone, grazie al cortese apporto dell’attivista Fabrizio Uda “agli Efesini” (i portavoce in FVG)

(Faccio presente che io, pur essendo a quel momento ancora portavoce, non la ho ricevuta…cominciamo bene, “BIG SUT”…come sempre, eseguire gli ordini a comando e alzare la mano come sopra…)

Vi invito a un attenta analisi del testo:

FOTO CONVOCAZIONE 27.05.18 (1)

FOTO CONVOCAZIONE 27.05.18 (2)

FOTO CONVOCAZIONE RIUNIONE 27.05.18 (3)

 

 

 

 

 

 

 

Estratto 1: “Abbiamo pensato di organizzare un incontro per analizzare assieme il risultato elettorale e discutere quali devono essere le azioni da attuare assieme e in modo sinergico per migliorare la situazione del Movimento 5 Stelle nella nostra Regione”.

Estratto 2: “Ogni gruppo consiliare locale, se lo ritiene, può coinvolgere in questa riunione un attivista di fiducia (non di più perchè sarebbe dispersivo) a sua scelta indicandoci il nominativo in risposta a questa mail”.

Estratto 3: “Vogliamo altresì precisare che abbiamo pensato di proporvi questa modalità, non per sostituire una eventuale assemblea regionale con tutti gli attivisti della regione e ben vengano tutti i momenti di confronto che verranno proposti, ma perchè l’esperienza ci dice che le assemblee regionali fatte fino ad ora non hanno mai visto la partecipazione di tutti i gruppi locali per vari motivi. Molti attivisti in regione NON PARTECIPAVANO VOLUTAMENTE (A TORTO O A RAGIONE) A ASSEMBLEE REGIONALI o perchè le ritengono dispersive poichè spesse volte sono dei momenti di sfogo o perchè magari in quella specifica data non potevano essere presenti…”

FOTO DE CARLO SUT PATUANELLIFOTO ZULLO

 

 

 

 

 

 

Firmano i parlamentari eletti in Parlamento:

Sabrina De Carlo, Stefano Patuanelli, Luca Sut e l’europarlamentare Marco Zullo.

Il testo integrale nelle foto sopra.

Sorgono spontanei alcuni interrogativi:

1.”In modo sinergico” vuol dire che voi date le direttive e gli altri si adeguano? E per le prossime elezioni -anche europee- pensate di “cambiare verso” con questo atteggiamento?

2a.”Ogni gruppo consiliare locale” e chi non lo ha?
2b.”Attivista di fiducia” chi sarebbe? Chi, essendo già “allineato” non sarebbe critico più di tanto? O chi ha già violato le regole, peraltro mai sanzionato?

3a.”Ben vengano tutti i momenti di confronto che verranno proposti” alcuni di noi hanno proposto IN TEMPO UTILE degli incontri di analisi (documenti a disposizione) e gli stessi sono stati volutamente boicottati. In primis da Pordenone.
3b.”L’esperienza ci dice che le assemblee regionali fatte fino ad ora non hanno mai visto la partecipazione di tutti i gruppi locali per vari motivi”. Qui siamo alla farsa, il deputato Sut (e i “soci”) dovrebbero, più di altri, sapere che, quando ci sono riunioni regionali, qualcuno propone e UDA DISPONE. Quindi lamentarsene ora diventa incongruente, patetico e non degno di uno o più alti nostri rappresentanti nelle istituzioni, quale Lei, Sut, e gli altri, dovreste essere.
3c.”Molti attivisti in regione non partecipavano VOLUTAMENTE (A TORTO O A RAGIONE) A ASSEMBLEE REGIONALI” Allora dovremmo “dare il ciuccietto” a questi e dargliela vinta, invece di fargli prendere le proprie responsabilità? Poi sappiamo benissimo che il suo sponsor “Pordenone libera repubblica” è in prima fila in questo modus operandi…quindi nella sua posizione, come pure in quella dell’Europarlamentare Marco Zullo si potrebbe ravvisare il conflitto di interessi. Questa pratica è comunque, in modo minore, stata usata anche dal gruppo di Trieste (vedi riunione regionale di fine 2016).
3d. “O perchè le ritengono dispersive poichè spesse volte sono dei momenti di sfogo” dipende da noi moderarle nel modo corretto, queste sono scuse…
3e. “o perchè magari in quella specifica data non potevano essere presenti…” A questo scopo è da tre anni che da parecchi attivisti viene chiesta una riunione trimestrale calendarizzata, boicottata dalla consigliera Bianchi in primis, dagli altri consiglieri regionali, dall’addetta alla Segreteria ora deputata De Carlo (allora “dipendente della Bianchi” in quanto la stessa, in quanto Presidente del Gruppo, provvedeva alle assunzioni e ai licenziamenti) con l’ausilio dei fidi Vignando e Cimenti (documenti a disposizione).

Alla luce di queste numerose e circostanziate motivazioni, e istanze, sono a richiedere che la riunione calendarizzata del 27.05.18 sia aperta e con diritto di parola a chiunque vi voglia partecipare (4 minuti a testa per tutti, non a qualcuno 10 e a altri 3 tassativi!!!),
E che nella stessa sia consentita la ripresa e che sia fatta anche la diretta streaming.

Grazie per l’attenzione       Claudia Gallanda

Inviata alle principali testate in data odierna.    

 

UDINE LIBERA per 280 voti, meno del 50% ha votato

crolla l’egemonia della sinistra dopo 15 anni con un finale al fotofinish (vittoria sul filo di lana come si dice in ambito atletico-sportivo)… Pietro Fontanini è il nuovo Sindaco del Capoluogo Friulano.

<N.d.R. non aggiungo altro perché vado a festeggiare, e: “fra poc jo saraj in balle plene” >

Ma il vero Ohio è qui…

di Giuseppe Longo
Mentre a Roma si sono appassionati al gioco dell’oca – sono diventati così esperti che in un mese e mezzo dalle politiche non c’è ancora uno straccio di governo, neppure alle viste -, in Friuli Venezia Giulia è ormai cominciato il conto alla rovescia per le elezioni del 29 aprile.
Oggi si vota in Molise, fazzoletto di terra che i giornali si sono sbizzarriti a chiamare l’Ohio d’Italia, come dire che se quel minuscolo Stato d’America si è rivelato determinante per la vittoria di Trump,
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così la piccola Regione staccatasi oltre cinquant’anni fa dagli Abruzzi potrebbe influire sull’assetto politico nostrano.
Sarà probabilmente vero perché quegli elettori contribuiranno a ricalibrare i rapporti di forza tra Cinque stelle e Lega, e soprattutto fra quest’ultima e Forza Italia.
Ma allora, senza nulla togliere ai molisani, dovrebbe essere ancora più significativo il voto in Fvg dove il numero di coloro che andranno alle urne è quasi quadruplo e avverrà in una Regione al centro dell’Europa, sempre più crocevia di traffici internazionali. È  questo mi fa dedurre, con tutto il rispetto per Campobasso e Isernia, che il vero Ohio è proprio qui.
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Non so, anche se ci sono diverse ipotesi (probabile incarico al presidente della Camera), quale sarà la decisione del capo dello Stato che, dopo l’annunciato fallimento della leader del Senato, si è preso 48 ore di tempo per riflettere sulla proposta più praticabile in questo ingrovigliato momento. Tuttavia, molto sommessamente, mi permetto di osservare che, arrivati in questa fase di prolungato stallo, sarebbe più che opportuno aspettare anche l’esito del voto in Fvg. Una settimana in più non cambia niente, tanto abbiamo ancora Gentiloni.
Ritengo infatti assurdo che,  mentre a Roma si continua a trattare per un possibile governo, a Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia ci si scanni nell’ultima settimana di campagna elettorale. Perché sarà proprio così, come ha dimostrato l’altro giorno proprio in Molise il nuovo show del Cavaliere che ha addirittura scomodato i cessi – ma sì, scriviamo le parole così come sono state pronunciate senza ricorrere a “bagni” come più di qualcuno ha fatto per un eccesso di zelo – delle sue aziende per dare un’etichetta di “qualità” ai grillini.
Ma tant’è. Ormai siamo abituati a tutto. Il velo di tristezza che ha avvolto ieri la cerimonia di chiusura della Provincia di Udine – fa veramente male al cuore di un friulano come me vedere sbarrato quel portone di Palazzo Belgrado! – dopo oltre due secoli di storia della Piccola Patria s’incrocia con l’altrettanto triste spettacolo offertoci dalla politica italiana dalle elezioni del 4 marzo e soprattutto in questi ultimi giorni, da quando cioè sono cominciate le consultazioni, prima al Quirinale e poi a Palazzo Giustiniani. Della Politica – scritta con la maiuscola – purtroppo oggi non c’è traccia. Si parla tanto di due forni, ma questi non hanno nulla a che vedere con quelli dell’indimenticato Giulio Andreotti. Quella era tutt’altra storia!
Un indecoroso gioco dell’oca l’avevo definito un paio di settimane fa, quando si stava delineando l’andazzo che poi abbiamo via via potuto constatare, tanto che avevo aggiunto che il tira e molla mi faceva pensare al “facite ammuina” di borbonica memoria.
E ora cosa succederà? Un nuovo capitolo tutto da scrivere, o meglio tutto da decifrare e che ancora una volta ha al centro le gravi tensioni all’interno del Centrodestra dove spirano sempre più forti i venti della rottura tra Salvini e Berlusconi. Mentre risulta ancora enigmatico capire quali saranno i prossimi passi del Partito democratico di Martina (e di Renzi). E tutto contribuisce a pennellare il quadro desolante che abbiamo sotto gli occhi. E che mi fa dire in modo sconsolato: quanto mi manca la Prima Repubblica, nonostante tutti i suoi innegabili difetti. A voi no?
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“Mandi Cjase dai Furlans”: tutto cominciò nel 1806

di Giuseppe Longo

Provincia di Udine ultimo atto. Il Duomo e la chiesetta del Castello avevano da poco fatto ascoltare le campane di mezzogiorno quando il portone di Palazzo Belgrado che dà su piazza Patriarcato è stato sbarrato dal presidente Pietro Fontanini apponendo una significativa frase che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1944, in piena seconda guerra mondiale, nel suo bel friulano di Casarsa: “A vegnarà ben il dì che il Friùl si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradision!”.
Fontanini l’aveva letta, nel gremito salone del Quaglio, a conclusione del suo breve, applauditissimo discorso di chiusura (all’inizio era stata preceduto dal presidente del Consiglio provinciale Fabrizio Pitton), nel quale non ha mancato di rivolgere duri accenti alla legge regionale di riforma numero 26 del 2014 che ha soppresso le quattro Province del Friuli Venezia Giulia – su Gorizia, Pordenone e Trieste il sipario era già calato da mesi – istituendo al loro posto le UTI, le tanto discusse, criticate e contestate Unioni territoriali intercomunali. Parole “velate di tristezza” come aveva detto prima di lui lo storico friulano Gianfranco Ellero che ha accompagnato in un appassionato viaggio alla scoperta delle origini della Provincia di Udine che si perdono nel remoto 1806, quindi ben 212 anni fa, all’epoca del Regno Lombardo-Veneto e a pochi anni dal Trattato di Campoformido, per proseguire in una lunga avventura politica e amministrativa che ha visto l’Ente territoriale intrecciarsi continuamente con la storia di questa terra, tanto da essere a lungo chiamata Provincia del Friuli. E tanto da essere un vero punto di riferimento per i Friulani – la “Cjase dai Furlans”, come l’ha definita l’ormai ex presidente Fontanini – anche nei momenti più duri e difficili, come le guerre e il terremoto del 1976. “Non dimentichiamo – ha ricordato il professor Ellero – che a pochi giorni
dal sisma fu proprio questo salone ad accogliere Nelson Rockefeller, vicepresidente degli Stati Uniti d’America, prontamente intervenuto in soccorso delle nostre popolazioni!”.

Ma i ricordi e gli aneddoti potrebbero continuare.
E oggi cosa rimane, dopo un passato così glorioso e significativo, davanti a quella porta sbarrata? La bellezza di 10 (sì, avete letto bene: dieci!) UTI entrate in funzione tra non poche difficoltà il primo gennaio 2016: Canal del Ferro – Val Canale (quella che Ellero ha detto sarebbe meglio chiamare “Carinzia friulana”), Gemonese, Carnia,
Friuli Centrale, Torre, Mediofriuli, Collinare, Natisone, Riviera – Bassa Friulana, Agro Aquileiese. Che si sommano alle cinque pordenonesi (Tagliamento, Valli e Dolomiti Friulane, Livenza – Cansiglio – Cavallo, Sile e Meduna, Noncello); alle due goriziane (Carso Isonzo Adriatico, Collio – Alto Isonzo) e all’unica triestina (Giuliana).

In altre parole diciotto nuovi Enti territoriali al posto di quattro, con l’obiettivo di tagliare i costi e razionalizzare la
vita amministrativa. Sarà così?

Lo dirà l’esperienza, ma soprattutto la storia anche in questo caso.

Perché in quello dell’importanza e della validità della Provincia di Udine, o meglio del Friuli, si è già espressa.

< N.d.R. …allego le foto del funerale…. >

…la casa del “caro estinto”

Udine, addio alla Provincia con il libro sui sindaci Fvg

di Giuseppe Longo
La cerimonia ufficiale, con tanto di relazione storica del professor Gianfranco Ellero, si terrà sabato 21 aprile, alle 11. Ma già ieri pomeriggio lo stesso, bellissimo salone del Quaglio ha ospitato quella che Cristiano Degano, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, ha definito l’ultima, importante cerimonia pubblica per la Provincia di Udine, mentre appena due giorni prima aveva accolto il Consiglio che ha concluso una lunghissima, gloriosa pagina di storia cominciata ufficialmente nel 1866 con l’annessione di queste terre al Regno d’Italia ma che è erede della Provincia del Friuli risalente già al Lombardo-Veneto. Una storia, insomma, di oltre duecento anni che affonda le sue radici nel lontano 1806.
Ma torniamo alla cerimonia di ieri. Si è trattato di un evento molto significativo da punto di vista politico-amministrativo e sociale che s’intreccia perfettamente appunto con la vita della stessa Provincia di Udine che chiude i battenti, dopo le altre tre (Gorizia, Pordenone e Trieste), travolta anch’essa dalla riforma per cedere il passo a ben diciotto Uti, le tanto contestate Unioni territoriali intercomunali. È stato presentato infatti il volume “I sindaci del Friuli Venezia Giulia dalla Costituente a oggi”, scritto a quattro mani da due ex primi cittadini, Giannino Angeli (Tavagnacco) e Amos D’Antoni (Basiliano) e pubblicato dall’Associazione sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia, presieduta da Elio Di Giusto, per i tipi della Lithostampa di Pasian di Prato.
Sindaci che hanno scandito la storia di questa Regione, uscita dalle tragedie della seconda guerra mondiale, passata per la durissima esperienza del terremoto del 1976 nella quale proprio i sindaci del Friuli hanno scritto una pagina che resterà, con una ricostruzione conclusa in appena dieci anni, d’esempio per tutta l’italia, oltre che protagonista di uno sviluppo sostenuto anche dal superamento dei confini a Est.
Gli onori di casa (si fa per dire, vista la palpabile amarezza per la chiusura dell’Ente) sono stati fatti dal presidente Pietro Fontanini. E dopo il saluto del presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, la parola è  passata per una ricca presentazione del libro al professor Fulvio Salimbeni dall’Università di Udine. Gremito il salone di amministratori comunali in carica e no, emeriti come appunto si preferisce dire oggi. Che hanno dimostrato di apprezzare molto questa nuova fatica editoriale di Angeli e D’Antoni.
G.L.
Udine-Stemma.png Udine 99.396
Codroipo-Stemma.png Codroipo 16.165
Tavagnacco-Stemma.jpg Tavagnacco 15.015
Cervignano del Friuli-Stemma.png Cervignano del Friuli 13.842
Latisana-Stemma.png Latisana 13.452
Cividale del Friuli-Stemma.png Cividale del Friuli 11.148
Gemona del Friuli-Stemma.svg Gemona del Friuli 10.865
Tolmezzo-Stemma.png Tolmezzo 10.197
Pasian di Prato-Stemma.png Pasian di Prato 9.387
10° Tarcento-Stemma.png Tarcento 8.972
11° San Daniele del Friuli-Stemma.png San Daniele del Friuli 8.002
12° Campoformido-Stemma.png Campoformido 7.881
13° Tricesimo-Stemma.png Tricesimo 7.650
14° San Giorgio di Nogaro-Stemma.png San Giorgio di Nogaro 7.478
15° Lignano Sabbiadoro-Stemma.png Lignano Sabbiadoro 6.962
16° Pozzuolo del Friuli-Stemma.png Pozzuolo del Friuli 6.926
17° Martignacco-Stemma.png Martignacco 6.806
18° Buja-Stemma.png Buja 6.497
19° Manzano-Stemma.png Manzano 6.401
20° Fiumicello Villa Vicentina 6.334