Guerra in Ucraina, dibattito a Bucarest con i friulani della Romania. Armanaschi rappresentante nella Consulta Efasce

Grande successo a Bucarest, all’hotel International, per il convegno organizzato da Efasce – Pordenonesi nel mondo sul tema “Vivere ai margini di un conflitto” con la relazione del professor Guglielmo Cevolin, docente universitario di diritto costituzionale pubblico e presidente del gruppo studi storici Historia. Per l’Efasce sono intervenuti la vicepresidente Luisa Forte ed il consigliere Angioletto Tubaro, portando il saluto del presidente Gino Gregoris. Hanno partecipato all’incontro i rappresentanti di ben 13 Segretariati (articolazione territoriale dell’Efasce nel mondo) romeni, discendenti della storica emigrazione friulana in questo Paese iniziata alla fine dell’800 e proseguita fino alla vigilia della seconda guerra mondiale.


Anche durante il lungo periodo della dittatura comunista – durante la quale era proibito mantenere i contatti con l’Italia – i corregionali del Friuli Venezia Giulia hanno saputo conservare la propria identità, lingua e cultura. Contatti che sono stati ripresi, con la caduta della Cortina di ferro, all’inizio degli anni Novanta tramite il consigliere Efasce Pergiorgio Zannese.
Anche di questo si è discusso nel convegno, al quale hanno inoltre partecipato Gianni Calderone, presidente Com.It.Es (Comitati degli Italiani all’estero) della Romania e Cesare Insinsola del Patronato Inas/Cisl di Bucarest. La relazione del professor Cevolin – che ha analizzato l’attuale stato del conflitto in Ucraina e i rapporti all’interno di Nato e Ue di Italia e Romania anche a fronte di possibili escalation – è stata molto apprezzata e ha dato spunti per un intenso dibattito. Nella seconda parte della giornata di lavori ha avuto luogo un proficuo dialogo con i Segretariati nel corso del quale è emersa la volontà di dare continuità all’esperienza delle comunità friulane in Romania coinvolgendo le giovani generazioni. Inoltre, sono stati trattati alcuni problemi contingenti quali la riacquisizione della cittadinanza italiana alla quale i nostri connazionali hanno dovuto rinunciare durante il periodo comunista.
Infine, è stato illustrato il nuovo statuto dell’Efasce, in particolar modo il ruolo della Consulta dei Segretariati. Con l’occasione Giulio Armanaschi, che da oltre trent’anni anima e coordina l’attività dei segretariati rumeni, è stato indicato rappresentante della Romania nella Consulta.

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In copertina e all’interno immagini del convegno Efasce tenutosi in Romania.

Vivere ai margini di un conflitto: oggi un convegno di Efasce Pordenone a Bucarest

Com’è la situazione dei corregionali del Friuli Venezia Giulia nell’Est Europa, area al centro di tensioni internazionali ora acuitesi ulteriormente con la guerra in Ucraina? “Vivere ai margini di un conflitto” è il convegno che Efasce – Pordenonesi nel mondo ha organizzato a Bucarest per oggi 22 giugno. L’evento si terrà all’Hotel International e vedrà la partecipazione di autorità rumene e italiane, nonché di esponenti della comunità di corregionali residenti in Romania (appartenenti principalmente all’emigrazione storica friulana che fino alla prima metà del Novecento ebbe questo Paese come una delle mete di approdo).

Luisa Forte e Gino Gregoris

La delegazione, partita da Pordenone, è guidata dalla vicepresidente Efasce Luisa Forte e dal consigliere Angioletto Tubaro, assieme a Guglielmo Cevolin – professore aggregato di Istituzioni di Diritto pubblico e vicedirettore del Master in Intelligence and Emerging technologies dell’Università di Udine, nonché presidente di Historia LiMes Club Pordenone Udine Venezia – che terrà la prolusione principale del convegno.
«Un momento di approfondimento – ha affermato il presidente di Efasce, Gino Gregoris – che analizzerà le ripercussioni socio-economiche del conflitto russo-ucraino sulla Romania, con particolare attenzione all’area est e nord-est del Paese, dove sono presenti numerosi Segretariati Efasce». «Seguirà un dibattito – ha aggiunto Luisa Forte – su come i discendenti degli emigrati pordenonesi stiano vivendo questa situazione. Dialogando con i presidenti dei Segretariati analizzeremo la situazione attuale e le prospettive future nel quadro dei mutati scenari socio-politici».
Inoltre, sarà presentato il nuovo Statuto Efasce che prevede la Consulta dei Segretariati: per essa sarà designato il rappresentante per la Romania. Conclusione dei lavori a cura del consigliere Angioletto Tubaro, mentre l’organizzazione è a cura del referente locale Efasce Giulio Armanaschi, il quale porterà il saluto iniziale mentre l’introduzione ai lavori, prima dell’analisi del professor Cevolin, sarà della vicepresidente Luisa Forte.

Il Nip a Maniago approva il bilancio 2022: un anno complicato, ma ricco di progetti

Nonostante gli ultimi strascichi dell’emergenza sanitaria e lo scoppio della guerra in Ucraina, il 2022 è stato un anno ricco di progetti per il Nip – Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Provincia di Pordenone: nella sede consortile di Maniago i soci hanno approvato all’unanimità il bilancio dell’anno appena trascorso, chiuso in sostanziale pareggio economico. Tra i soci oltre al Comune di Maniago anche quelli di Meduno e Montereale Valcellina e le due Comunità di montagna del territorio, la Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti friulane Cavallo e Cansiglio e la Comunità di Montana delle Prealpi Friulane Orientali: tutti i soggetti hanno particolarmente apprezzato i risultati ottenuti e il ruolo innovativo del Consorzio anche nello stimolare l’economia locale e il ruolo di Consorzio di Sviluppo Economico Locale.

La zona industriale di Maniago.


“Parole – ha commentato il presidente del Nip, Renato Piazza – che ci spronano a far ancora meglio nell’anno appena iniziato. Il 2022 è stato un anno complicato, che ci ha lasciato delle criticità come quella dell’inflazione e dei costi energetici, ma noi non ci siamo fermati. Anche il fatto di essere già in grado, a inizio marzo, di portare il bilancio ad approvazione racconta di quanto lavorino alacremente i nostri uffici. Il messaggio che è emerso forte e deciso dai soci è che è necessario, direi quasi obbligatorio, fare squadra e condividere progettualità e obiettivi.”.
Sul fronte degli insediati, nel 2022 si è raggiunta quota 168 aziende nelle zone industriali gestite dal Nip (Maniago, Montereale Valcellina Valtellina, Meduno, Pinedo Claut-Cimolais ed Erto e Casso), anche se ci sarebbero ulteriori realtà che hanno avanzato richiesta di insediamento. “Sono costanti e frequenti le richieste di insediamento e quelle di ampliamento – ha sottolineato Piazza -, peccato però che sono ormai veramente poche, per non dire quasi nulle, le disponibilità di immobili anche di terzi. Nel 2023 andremo però a concretizzare le richieste di altri Comuni del territorio che hanno manifestato interesse e disponibilità a stipulare accordi di convenzione finalizzati alla gestione delle loro zone industriali da parte del Consorzio Nip andando così ad aumentare l’offerta. Anche questo è un importante segnale di apprezzamento che ci da forza per continuare a migliorare”.
Tanti come detto i progetti portati avanti, dal risparmio energetico all’ambiente, dai collegamenti con piste ciclabili al welfare a favore dei lavoratori, dalla formazione scolastica ed aziendale al recruiting di nuovi lavoratori, utilizzando anche i fondi del Pnrr. Il tutto in un quadro economico che pandemia e guerra stanno facendo mutare con grande velocità.
“Ed è sempre più evidente – ha concluso il presidente ringraziando gli altri membri del consiglio di amministrazione con la vicepresidente Elisa Piccinin, il consigliere Paolo Del Col e il revisore unico Leonardo Soresi – che l’Europa oggi, puntando di più al suo mercato interno, si stia integrando e regionalizzando. Il Friuli Venezia Giulia, grazie alla sua posizione geografica, alla sua marcata vocazione manufatturiera e alle sue capacità in termini di esportazione, potrà giocare in questo nuovo scenario un ruolo sempre da protagonista, anche in virtù dei flussi commerciali più intensi tra Paesi europei rispetto a quelli con l’Asia. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

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In copertina, il presidente Renato Piazza durante il suo intervento.

Imprenditorialità, formazione e scenari con Paolo Mieli al Giovanni da Udine

È un unicum a livello nazionale, l’unico corso di alta formazione erogato da un ateneo pubblico italiano per formare imprenditori e classe dirigente d’impresa: è il master Executive Mba dell’Università di Udine realizzato con Confindustria Udine. Oggi, 13 maggio, alle 19.30, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, si celebrano i 62 studenti delle tre classi che per prime hanno concluso un percorso di studio durato due anni e che hanno potuto così seguire corsi di altissimo livello incontrando prestigiosi docenti provenienti da tutto il mondo.
«Il master ha avuto un enorme successo tanto che in 3 anni abbiamo attivato 8 classi, una delle quali a Milano. I docenti di chiara fama che vi insegnano sono stati selezionati in Italia e all’estero per il loro alto profilo. La partnership tra Università di Udine e altre associazioni industriali nazionali ha consentito ai discenti l’accesso ad un ecosistema di relazioni ad alto potenziale», spiega il professor Marco Sartor, direttore del corso, iniziativa pensata per chi ha un impiego a tempo pieno e si svolge un weekend al mese per 300 ore.
Sul palco del Giovanni da Udine, il direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier intervisterà i tre class president, ovvero i rappresentanti delle rispettive classi del master che potranno raccontare la propria esperienza da studenti degli ultimi due anni. Si tratta di tre friulani: Cristina Matiussi, titolare della Engen Meccanica di Manzano, Cristian Marcis, direttore logistica in Bormioli Pharma, e Kelly Liva, responsabile pianificazione in De’Longhi. Riflessioni saranno affidate a Gianpietro Benedetti, Presidente del Gruppo Danieli e di Confindustria Udine, tre lauree honoris causa, una attribuita dall’Ateneo friulano.
A chiudere gli interventi, salirà sul palco Paolo Mieli, giornalista, saggista e grande esperto di politica e storia. Durante la lectio magistralis, presenterà il suo ultimo libro “Il tribunale della storia. Processo alle falsificazioni” in cui, da Fidel Castro a Mussolini, passando per Vittorio Emanuele III, Filippo V e perfino Gesù di Nazareth, spiega in cosa consista l’applicazione di un metodo «giudiziario» per una rivisitazione dei fatti e delle figure della storia. Tema quanto più attuale nel delicato momento storico internazionale che stiamo vivendo e che quindi sfocerà in una riflessione di Mieli sulla guerra in Ucraina. Al termine degli interventi ci sarà la vera e propria celebration in perfetto stile anglosassone: uno a uno i 62 studenti saranno chiamati sul palco dallo speaker per le foto di rito assieme al Magnifico Rettore dell’Università di Udine e per il tradizionale lancio del tocco.

L’evento è organizzato in collaborazione con vicino/lontano. L’ingresso in teatro è libero con prenotazione obbligatoria ed emissione (gratuita) del biglietto attraverso circuito vivatocket.it

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In copertina, il giornalista e scrittore Paolo Mieli è atteso oggi al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

 

Udine, l’artigianato ora è finalmente in ripresa ma la manodopera è introvabile

(g.l.) Il Covid finalmente pare giunto alle sue ultime battute, la ripresa è in atto – anche se, purtroppo, incombono le gravi inceretezze innescate dalla guerra in Ucraina -, ma per assecondarla servono braccia. Sono però proprio queste che un settore produttivo importante, anzi strategico come quello dell’artigianato stenta a trovare, tanto che quello della manodopera è il problema che oggi “zavorra” più di tutti la rimessa in moto dopo due anni di emergenza sanitaria.

Tilatti con Nicola Serio.


Il titolo dato alla 32a Indagine congiunturale sull’artigianato in provincia di Udine lascia, dunque, ben poco all’immaginazione: “Artigiani Cercasi”. Il dato più eclatante tra quelli che emergono dalle interviste realizzate da Irtef tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio a 601 artigiani della provincia di Udine (il 4,4% della relativa popolazione) che occupano 2.267 addetti di cui 1.360 dipendenti, è proprio quello che attiene alla mancanza di lavoratori di assumere, in particolare di giovani che abbiano voglia di fare gli artigiani.
L’indagine, presentata ieri dal responsabile dell’ufficio studi dell’associazione, Nicola Serio, assieme al presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, evidenzia come il problema stia al primo posto, in una scala da 1 a 10, dei problemi che hanno pesato e pesano sull’attività degli intervistati. L’83%, vale a dire 8 intervistati tra quelli che stanno cercando manodopera su 10, afferma di aver avuto problemi ad assumere i profili cercati legando questa difficoltà alla scarsa predisposizione dei giovani verso le attività manuali. Su 204 imprese (sempre tra quelle intervistate) che stanno cercando personale, i profili più difficili da trovare risultano nell’ordine: l’operaio specializzato (39), l’operaio generico (25), l’autista (10), il meccatronico (8), il muratore (8), l’informatico (7), l’operatore audio video (6), il maestro d’ascia e il velaio (6), l’elettricista (5) e il falegname (5). Mancano, del resto, anche tappezzieri, carpentieri, parrucchieri, operatori Cnc, fornai, grafici, levigatori, serramentisti e boscaioli.

Falegnami

«Quest’ultima indagine contiene molti dati positivi – commenta il presidente Tilatti -, che sono parzialmente oscurati dai venti di guerra che stanno mettendo in ulteriore difficoltà l’approvvigionamento delle materie prime e i costi dell’energia. Questo si unisce al fatto che, purtroppo, la pandemia per il settore artigiano non è ancora alle spalle. I dati tuttavia ci dimostrano ancora una volta la resilienza delle nostre imprese, la capacità di rispondere con maggiore flessibilità ai momenti di criticità. Rileviamo, infine, segnali strutturali importanti che non vanno sottovalutati: la transizione digitale, grazie proprio alla pandemia, è finalmente stata imboccata e nell’arco di questi due anni ha compiuto passi da gigante”.

Tornando ai dati, al 31 dicembre 2021 le imprese artigiane attive in provincia di Udine sono 13.520, uno stock simile a quello di 50 anni fa (1972), in sostanziale tenuta nell’ultimo anno (+2). Ma la pandemia non è ancora un ricordo: 6 artigiani su 10 stanno affrontando una situazione uguale o peggiore dell’inverno precedente. Manifatture (74%), servizi alla persona (69%), autoriparazioni (67%) e servizi alle imprese (61%) contano un numero di artigiani che denunciano una situazione di gravità maggiore o uguale a un anno fa. Il 40% delle imprese artigiane ha introdotto dei cambiamenti organizzativi in azienda a seguito della crisi Covid.
Cambiamenti organizzativi non temporanei hanno interessato in modo particolare i servizi alla persona (67%) e i servizi commerciali per asporto (67%). Tra le novità introdotte in tempo pandemico che sono entrate a far parte della nuova “quotidianità” delle imprese ci sono gli strumenti Ict in genere. Il 30% delle imprese ha sviluppato contatti online per promuovere e distribuire i propri servizi, il 29% ha incrementato le proprie competenze di utilizzo dei nuovi strumenti messi in campo dalla Pubblica amministrazione.

Muratori

Sul fronte dell’occupazione, nel corso del 2021 si è registrato un lieve calo del numero di dipendenti, al contrario degli indipendenti, questi in lieve crescita. Complessivamente gli addetti sono cresciuti del +0,2%: +1,1% gli indipendenti, -0,4% i dipendenti. L’87% dei lavoratori artigiani ha un contratto a tempo indeterminato. Tra il 2020 e il 2021, il fatturato è cresciuto del 12% trainato dalla forte espansione dei settori industriali. Bene anche autotrasporti, asporto e autoriparazione, mentre si confermano in calo i servizi alla persona. Nel primo anno di pandemia le perdite di fatturato avevano riguardato tre artigiani su quattro (74,1%). Nel 2021 siamo scesi a uno su quattro (24,8%)
Resta insufficiente e in lieve calo (4,9), la fiducia degli artigiani nel sistema Paese. In ogni caso, gli ultimi due semestri fanno segnare i livelli più alti di fiducia degli ultimi 8 anni. Un dato sul quale certamente incidono l’inflazione, i rincari delle materie prime e delle commotidies, con prezzi mai arrivati tanto in alto. Il gas ad esempio: a dicembre 2021 costava il 709% in più che a dicembre 2019. E difatti, dopo i problemi a reperire manodopera, nella classifica delle difficoltà segnalate dalle imprese si contano, appunto, la crescita dei prezzi praticati dai fornitori (lo segnala il 73% degli intervistati) e quella dei costi energetici (69%).

Parrucchieri 

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In copertina, il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Tilatti.