Il Friuli artigiano si rimette in moto: riaperte 2.673 aziende

di Gi Elle

Il Friuli finalmente riparte e anche l’artigianato prova a rimettersi in moto dopo il lunghissimo di blocco, che ha causato danni enormi all’economia della nostra regione. Ieri, in provincia di Udine, sono state riaperte infatti 2.673 imprese, con 5.583 addetti, che risultavano completamente sospese o potevano operare solo parzialmente. Lo ha fatto sapere Confartigianato-Imprese Udine che ha fornito i dati elaborati dal proprio Ufficio studi su rilevamenti Unioncamere-Infocamere. Nel dettaglio, si tratta di 1.633 imprese artigiane che sono rimaste completamente sospese per tutta la fase di lockdown. Queste aziende, che fanno riferimento soprattutto a mestieri dei servizi alla persona, danno lavoro a 2.852 addetti, di cui 1.127 dipendenti.
Da ieri sono riaperte al pubblico anche 368 imprese dell’alimentare, ossia 208 take away e 160 pasticcerie e gelaterie, che potevano operare solo per asporto o con consegna a domicilio e in cui sono occupati 1.173 lavoratori di cui 681 dipendenti. Si aggiunge un bacino potenziale di 672 imprese artigiane, con 1.558 addetti, dei comparti artistico, moda e arredo casa, che finora, per un’errata interpretazione governativa – ha sottolineato Confartigianato-Imprese Udine – potevano vendere solo su internet o per corrispondenza, mentre da ieri hanno potuto riaprire le botteghe anche per la vendita-diretta al dettaglio.
«Con la fine del lockdown – afferma il presidente Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti – inizia la sfida della ripartenza, ci aspettiamo di lavorare in un clima di serena collaborazione con le autorità ispettive, che hanno il compito di controllare certo ma anche di sostenerci in questo momento difficile, perché solo insieme potremo riuscire a rilanciare il Paese. Noi imprese ci metteremo la nostra consueta voglia e capacità di fare, alle istituzioni chiediamo di sostenerci e di pagare rapidamente le casse integrazioni,perché più di tutto abbiamo bisogno che i consumi ripartano, che i cittadini tornino a spendere e che lo facciano qui da noi. A loro chiediamo – ha concluso – di avere fiducia nell’artigiano di prossimità, di privilegiare i consumi a chilometro zero».

Ieri mattina, in occasione della riapertura, sono stati girati a Udine due video all’interno del salone di parrucchieri “Studio moda capelli”. In uno parla il presidente Tilatti, nell’altro il titolare del salone Ivan Penz. Possono essere scaricati entrambi al primo link riportato qui sotto; al secondo, invece, ci sono alcune immagini, girate sempre nella mattinata di ieri, all’interno dello stesso salone, con i primi clienti, e alla gelateria Gusto Antico, di via Cividale. Questi i link:

https://wetransfer.com/downloads/37aae114e81845a49492707ae416685320200517145349/4a4a53e9c50d455f123790464190bb8420200517145419/ee5aec

https://wetransfer.com/downloads/7238b3d5aa65050dbbb24c59ef0a079920200518081732/2aaf2b8337f070c3f1cc7acabcda4cee20200518081750/7896fc

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In copertina e qui sopra il presidente Tilatti e parrucchieri a distanza di sicurezza in rispetto delle norme.

(Foto Petrussi)

Confartigianato servizi in prima linea con le imprese Fvg

Chiusa al pubblico ma sempre operativa, praticamente 7 giorni su 7, per far fronte alla mole di lavoro raddoppiata e alla pioggia di richieste provenienti dalle aziende, bisognose più che mai di un punto di riferimento al quale aggrapparsi. Confartigianato Servizi Fvg, la società nata un anno e mezzo fa dalla volontà comune delle associazioni territoriali di Udine e Trieste, fa un primo bilancio del lockdown, che se da un lato ha paralizzato la maggior parte delle imprese, dall’altro ha richiesto uno sforzo straordinario da parte della Srl e dei suoi 160 dipendenti. Circa la metà hanno lavorato in smart working, il resto all’interno delle 28 sedi, chiuse al pubblico ma operative per dare risposte agli oltre 4.000 clienti che la società ha in portafoglio per un valore di circa 11 milioni di euro (fatturato 2019).
«Oltre al lavoro che svolgono normalmente, i nostri uffici si sono trovati a gestire le domande, affiancandosi al patronato, per l’attivazione della cassa integrazione e per i 600 euro, nonché a rispondere a centinaia di telefonate di artigiani spaesati in cerca di chiarimenti sulle norme in continua evoluzione. In questo senso – afferma il vicedirettore di Confartigianato Servizi Fvg, Maurizio Pastorello -, oltre al lavoro di sempre e a quello straordinario legato all’attivazione degli ammortizzatori sociali e alla richiesta dei contributi, il personale ha svolto un fondamentale ruolo anche di supporto umano e assistenza psicologica alle aziende che si sono sentite smarrite. Un lavoro, quest’ultimo, che non ha conosciuto sabati e domeniche. Dinanzi alle necessità dei clienti ci siamo messi a completa disposizione».

Pastorello plaude al lavoro dei dipendenti. «Voglio ringraziare tutti loro, che assieme al presidente Graziano Tilatti, al consigliere delegato Daniele Cuciz e al direttore Enrico Eva sono stati pronti ad organizzare e dare impulso a questa intensa attività». La Srl è stata, se possibile, ancor più presente, alla luce della chiusura di molti studi professionali, di commercialisti e consulenti. «Chiusi loro, molte aziende si sono rivolte a noi per la gestione delle pratiche legate all’emergenza Covid-19, che per scelta abbiamo svolto a titolo gratuito. Il lavoro in surplus non ci ha fruttato alcuna marginalità – sottolinea Pastorello – a dimostrazione del ruolo sociale e sindacale che la società ha voluto giocare in questo difficile momento. In vista della Fase 2, anche Confartigianato Servizi Fvg si è riorganizzata».
Conclude il vicedirettore: «Il 4 maggio riapriamo al pubblico cercando di contingentare il più possibile le presenze. Abbiamo dotato di mascherine tutti i dipendenti, di gel igienizzante e schermi in plexiglass ogni ufficio e cercheremo di concedere lo smart working ai dipendenti più fragili, continuando ad avere la sensibilità di sempre nella possibilità di conciliare lavoro e famiglia. Anche Confartigianato avrà bisogno della vicinanza dei clienti associati, per superare uniti e forti questo impegnativo periodo e guardare al futuro con rinnovata fiducia».

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In copertina, Maurizio Pastorello; all’interno, il presidente di Confartigianato Fvg Graziano Tilatti.

Appello di parrucchieri, estetisti e barbieri: «Fedriga, aiutaci a riaprire»

Un settore che è ormai vicino al tracollo. Slitta, infatti, al primo di giugno la fine del lockdown per le attività legate all’estetica e al benessere, con acconciatori, barbieri, estetisti, tatuatori, piercer, massaggiatori, operatori onicotecnici e olistici. Una prospettiva inaccettabile per l’esercito d’imprese che in Friuli Venezia Giulia sperava di poter ripartire con il 18 maggio e si è visto invece crollare il mondo addosso ieri sera quando il premier Giuseppe Conte ha rinviato l’atteso start al 1° giugno. Un altro mese di chiusura è economicamente insostenibile per il settore che conta 3.270 imprese attive in Fvg di cui ben 1.984 acconciatori, e dà lavoro a 5.897 addetti di cui 2.413 dipendenti. Lo denuncia la capogruppo del comparto benessere di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Loredana Ponta, che delusa dal Governo ripone ora le speranze sue e dell’intera categoria sulle spalle del governatore Fvg: «Chiediamo al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, di farci riaprire prima, siamo pronti a operare in sicurezza e garantendo come sempre il massimo dell’igiene. Le nostre aziende – tuona Ponta – hanno perso due mesi di fatturato, il terzo non ce lo possiamo permettere. Confidiamo per questo nel buonsenso del governatore: l’emergenza sanitaria è sotto controllo, ci faccia riaprire».

A supporto dell’accorata richiesta, Confartigianato-Imprese Udine oggi ha promosso, assieme alle altre associazioni provinciali, una petizione indirizzata al governatore Fedriga perché decida di far riaprire prima del termine fissato dal Governo le imprese del comparto benessere. La si può firmare online all’indirizzo  https://www.change.org/sicurezzasaloni dove oggi le adesioni hanno superato in poche ore quota 800.
«Confidiamo nel nostro governatore – ribadisce Loredana Ponta – sperando accolga la nostra richiesta perché in questa situazione non rischiamo solo dal punto di vista economico, ma anche sanitario». «Chi fino a oggi ha resistito al richiamo degli abusivi – sottolinea Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine -, a questo punto rischia di cedere, con il risultato non solo di danneggiare economicamente le nostre imprese chiuse, ma soprattutto di far entrare sedicenti parrucchieri nelle case, ad operare al di là di ogni forma di sicurezza e igiene, che invece riaprendo noi siamo attrezzati e pronti a garantire».

Non di altrettanto credito gode il Governo che la capogruppo Ponta anzi bacchetta. «Abbiamo chiuso due mesi e lo abbiamo fatto con coscienza, consapevoli che la grave situazione epidemica richiedesse un sacrificio a tutti, noi compresi, ora però fiducia e pazienza sono finite. Più che decisioni, domenica sera Conte ci ha servito un piatto colmo d’incertezze e a noi, invece, serve il contrario. Basta fumo negli occhi, siamo allo stremo e rivendichiamo aiuti. Veri, concreti. Al Governo chiediamo 5 anni di sgravi fiscali. Dopo due mesi e oltre di chiusura e l’attività che quando potrà riaprire sarà comunque fortemente dilatata in ossequio a tutte le procedure di sicurezza, o lo Stato ci viene in soccorso o rischiamo che il comparto vada gambe all’aria».

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In copertina, Loredana Ponta, capogruppo del comparto benessere Confartigianato Fvg.

Gli artigiani Fvg: “Il Salone del mobile facciamolo in rete”

di Gi Elle

L’arredo? E’ una grande risorsa del Friuli Venezia Giulia dove vale il 18% del Prodotto interno lordo. E se c’è una manifestazione promozionale cui le nostre aziende tengono moltissimo questa è senza dubbio il Salone del mobile di Milano, saltato come tutte le più importanti rassegne a causa di Coronavirus. Ma dai nostri artigiani ecco una originale proposta: facciamolo in rete, regalando una vetrina sempre illuminata ai produttori.
Ma questa è soltanto una delle proposte formulata al governo nazionale. L’appello, infatti, è chiaro: in vista della ripresa, lo Stato sostenga le imprese del settore arredo, fiori all’occhiello delle esportazioni Made in Italy, e rifinanzi il fondo per l’export artigiano. Lo ha chiesto il friulano Mauro Damiani, presidente nazionale di Confartigianato Arredo, al sottosegretario degli Affari esteri, Manlio Di Stefano, al recente tavolo cui hanno preso parte le principali associazioni di categoria, il presidente di Ice, Carlo Maria Ferro, e l’ambasciatore Lorenzo Angeloni, dg per la promozione del sistema paese.

«Abbiamo discusso degli investimenti che il governo intende mettere sul piatto per sostenere l’export e i processi di internazionalizzazione delle imprese – fa sapere Damiani -. Tra le diverse richieste che abbiamo fatto a Di Stefano c’è quella di rifinanziare il fondo per l’export artigiano, che già esiste, ma al momento è privo di risorse: prevede la concessione di contributi a fondo perso fino al 70% degli investimenti realizzati dalle imprese artigiane per andare all’estero. Con il mercato interno in forte difficoltà e i consumi in contrazione a causa del ridotto potere d’acquisto degli italiani, l’export rappresenta un’occasione irrinunciabile per le imprese del settore, comprese quelle artigiane».
In Fvg sono 1.579 in tutto, di cui circa la metà – il 49% – sospese con Dpcm a causa dell’epidemia di Coronavirus. Terminato il lockdown la parola d’ordine sarà rimettersi in cammino, pena la perdita di ulteriori attività dopo la selezione, pesante, già operata dalla crisi economico-finanziaria nell’ultimo decennio: da 1.983 del 2009 lo stock di imprese in Fvg è sceso infatti a 1.570 (-20,8%) nel 2019, con importanti ripercussioni anche sulla forza lavoro che oggi è pari a 5.648 unità di cui 3.630 dipendenti. «In Friuli Venezia Giulia l’arredo vale il 18% del Pil regionale, in proporzione più del Veneto e della Lombardia. Dobbiamo mettere a frutto questa vocazione – afferma ancora Damiani, appoggiato dal presidente di Confartigianato Imprese Fvg, Graziano Tilatti – con gli artigiani protagonisti della rinascita».

Digitalizzazione, reti d’impresa, e-commerce sono alcune delle parole d’ordine per cavalcare e non subire la Fase 2 ormai alle porte. «Tra le altre proposte che abbiamo fatto al governo c’è il Salone del mobile online: non si può fare a Milano? Facciamolo in rete, regalando una vetrina sempre illuminata alle aziende del settore». Altro aspetto, la tassazione. «Abbiamo chiesto che ce ne sia una agevolata per le imprese che aumenteranno il fatturato realizzato all’estero rispetto a quello dell’anno precedente» fa sapere ancora Damiani che spiega: «Se oltre confine facevo 100 e quest’anno riesco a fare 120, quel 20 in più lo Stato me lo deve tassare meno».
Messe le proprie richieste sul tavolo, la pattuglia delle imprese artigiane si rimbocca le maniche, sperando nell’assist del governo convinta che «per uscire da questo periodo di emergenza, costato caro al Paese in termini di immagine e credibilità, dovrà promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, mettendo in risalto l’ottima reputazione delle piccole botteghe, una realtà tutta italiana che deve diventare una bandiera del Paese al pari del food e della moda. Raccontiamo al mondo – conclude il presidente di Confartigianato Arredo – la straordinaria capacità delle nostre botteghe di fare cose eccelse».

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In copertina, il friulano Mauro Damiani, presidente nazionale di Confartigianato Arredo.

L’artigianato friulano con l’acqua alla gola: 40% a rischio chiusura

di Giuseppe Longo

Una prospettiva nera, anzi nerissima per l’artigianato friulano: ben 4 aziende su 10 sono a rischio di chiusura se la crisi da Coronavirus dovesse, malauguratamente, durare per altro mezzo anno. Alla vigilia della Fase 2 di cui tanto si parla in questi giorni, auspicando che la ripartenza dopo il blocco possa avvenire quanto prima, le imprese artigiane guardano al futuro con grande preoccupazione, voglia di rimettersi in moto, ma soprattutto con grande lucidità. E, consapevoli della dura realtà che le circonda, non si fanno illusioni sul futuro a breve termine. Sarebbe come prendersi in giro…
L’attesa degli effetti che l’epidemia Covid-19 avrà sul giro d’affari delle piccole e piccolissime e medie imprese, infatti, è a dir poco impressionante con una perdita annua stimata intorno al 42%: quasi metà fatturato! Per cui, in questa condizione, se l’emergenza sanitaria dovesse appunto protrarsi oltre i sei mesi, il 40 per cento degli artigiani teme di chiudere i battenti in maniera definitiva.
La drammatica istantanea emerge dai primi risultati del sondaggio online “Fase due: cosa si aspettano gli artigiani e le piccole imprese?” promosso dall’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine sul sito dell’associazione dov’è ancora possibile partecipare ed esprimere la propria opinione. «La crisi – conferma con amarezza il presidente Graziano Tilatti – durerà tutto quest’anno e con grande probabilità investirà anche una parte del prossimo. A 12 anni dal 2008 ci ritroviamo impantanati in una nuova fase di difficoltà, se possibile ancor più subdola, che imporrà una ristrutturazione del modello economico e in generale un ripensamento delle dinamiche globali». Per questo è indispensabile un rapidissimo sostegno da parte della mano pubblica per far fronte alla mancanza di liquidità, ai soldi che non entrano nelle aziende perché da quasi due mesi non lavorano, travolte da questo uragano che nessuno ipotizzava di queste gigantesche proporzioni e che non fa sconti a nessuno. E in questo quadro desolante, viene valutato positivamente l’operato della Regione Fvg, mentre da Roma ci si attende almeno qualcosa di più, non solo in termini monetari. Ma tradotto anche in uno snellimento della burocrazia, da sempre opprimente e che, proprio in questi tempi difficili, da acqua alla gola, in cui c’è necessità di interventi protettivi introdotti con la velocità della luce – e altri Stati, anche europei, dimostrano che questo è possibile -, diventa davvero insopportabile, se non addirittura offensiva per chi si trova a fare i conti con la sopravvivenza della propria ditta.

Il presidente Graziano Tilatti.

L’indagine. Avviata il 10 aprile il sondaggio ha avuto enorme riscontro. Nella prima settimana ben 549 imprese della provincia di Udine, per la stragrande maggioranza artigiane, hanno infatti risposto alle domande, un campione significativo che ha consentito al responsabile dell’Ufficio studi, Nicola Serio, di disporre una fotografia aggiornata degli effetti che sta avendo l’epidemia sulla popolazione delle imprese artigiane, nonché sulle attese che quest’ultima ha a proposito della fase 2. Il campione di rispondenti ha in media un fatturato di 220mila euro e 3,9 addetti, la metà ha almeno un dipendente. Il 16% è localizzato nell’Alto Friuli, il 19% nel Basso Friuli, il 16% nel Friuli Occidentale, il 22% nel Friuli Orientale e il 27% nella zona di Udine (16 per cento nel capoluogo).

Fatturato. Per le imprese del campione, il fatturato di marzo 2020 ha fatto segnare un calo di circa 5,5 milioni di euro, -60% rispetto all’andamento normale, con una contrazione media di 10mila euro per azienda. Allargata al 2020, la prospettiva non migliora: la previsione delle imprese è, infatti, di una perdita di giro d’affari per circa 45 milioni di euro (-42%), equivalenti a oltre 82 mila euro di calo per ciascuna impresa.
«Questo calo – afferma il presidente Tilatti – non potrà essere compensato con l’aumento del prezzo all’utente finale e si tradurrà in un diminuzione degli affari e dei posti di lavoro. Per questo, sarà fondamentale garantire alle imprese un accesso al credito facilitato. Serviranno risorse e poca burocrazia. La Regione – prosegue il leader dell’artigianato friulano – sotto questo profilo si è già mossa per mettere a disposizione strumenti di accesso al credito, utili agli artigiani ma più in generale a tutte le piccole imprese, finalizzati a garantire liquidità, investimenti e interventi di equity per il rafforzamento della patrimonializzazione. Insomma, la cassetta di attrezzi creditizi alla quale abbiamo lavorato assieme all’amministrazione regionale per mesi promette oggi di fare la differenza, pronta al debutto nel pieno della pandemia».

Manodopera. Il 47% delle imprese con dipendenti non ha fatto segnare alcuna perdita di manodopera in questa prima fase di emergenza, ma il 14% dichiara che «sarà costretto a licenziamenti se non si riparte in tempi brevi», il 39% segnala una diminuzione dell’occupazione, temporanea nel 37% dei casi e definitiva per il 2% delle aziende. Sul fronte degli strumenti messi a disposizione alle istituzioni, Tilatti promuove la Regione, mentre «il Governo è ancora in navigazione. Finalmente Conte ha compreso la necessità di portare i 600 euro a 800 euro riconoscendo alle imprese almeno pari dignità rispetto ai percettori del Reddito di cittadinanza. L’intervento, seppur apprezzato, resta tuttavia ben lontano dalle esigenze reali delle aziende italiane. Speriamo che questa emergenza – conclude Tilatti – abbia almeno un effetto positivo e spazzi via la strabordante burocrazia che negli ultimi anni ha zavorrato il Paese».

Frenata. Il 20% degli imprenditori della provincia di Udine è ottimista e pensa che la crisi economica, al termine dell’emergenza sanitaria, si farà sentire al massimo per tre mesi. Al contrario, Il 60% degli intervistati è pessimista e crede che gli effetti della crisi si faranno sentire per oltre un semestre. Sentiment peggiore rispetto ai colleghi del Veneto, dove ad analoga domanda, la percentuale di artigiani che ha risposto prevedendo oltre 6 mesi di rallentamento è significativamente più bassa (-40%). In Provincia di Udine il 29% prevede addirittura che la crisi si protrarrà per più di un anno contro il 13% ipotizzato dalle aziende della vicina regione.

Rischio chiusura. E’ una prospettiva nerissima che molti degli intervistati purtroppo ritengono concreta. Se ben la metà delle imprese che ha partecipato al sondaggio dice di non aver preso in considerazione l’ipotesi di chiudere per la crisi provocata dalla crisi Coronavirus, ben 4 imprese su 10 dichiarano invece che potrebbero addirittura abbassare la saracinesca se l’emergenza non finisce entro sei mesi.

Rivoluzione digitale. Tra i cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria, il più importante, in termini percentuali, è stato l’utilizzo di piattaforme e app per videoconferenze (23%), seguito dall’utilizzo dello smart working o telelavoro (14%) e dall’avvio di vendite a distanza o consegne a domicilio che prima non venivano fatte (9%).

Fase 2. Chiamati a fare delle richieste alla politica e alle associazioni imprenditoriali, gli intervistati in prevalenza (45%) si sono espressi con cautela sulla riapertura chiedendo però un conoprogramma chiaro per le fasi 2 e 3: quasi la metà del campione insomma non punta a strappi né a fughe in avanti, ma chiede di avere un panorama chiaro, certo, così da potersi organizzare per tempo e arrivare pronto ai blocchi di ri-partenza. Il 31% è invece favorevole all’immediata apertura per le aziende di tutti i settori sospesi, mentre il 18% ritiene che sia necessario riaprire parzialmente le aziende oggi sospese, limitando i contatti col pubblico.

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In copertina e all’interno immagini di alcuni lavori dell’artigianato friulano.

Artigianato friulano col fiatone: “A Pasqua i nostri prodotti!”

L’artigianato, senza ombra di dubbio, è uno dei settori che maggiormente pagano gli effetti devastanti della pandemia da Coronavirus. Bastano alcuni numeri per offrire un quadro preoccupante della situazione. A valle dell’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha ulteriormente ridotto la lista di imprese alle quali è consentito lavorare, l’ufficio studi dell’associazione provinciale di Udine ha rifatto nuovamente lo screening di quali e quante sono queste realtà e di quanti addetti impiegano. Su 27.720 imprese artigiane attive in Fvg, poco più di un terzo sono quelle autorizzate a proseguire l’attività: 11.633 pari al 42% del totale. Al lavoro restano 35.028 addetti su 67.169 (il 52,1%) di cui 20.451 dipendenti su 34.430 (il 59,4%). Costretti al fermo sono invece 16.087 imprese che danno lavoro a 32.141 addetti di cui 13.979 dipendenti.

Da qui, dunque, un pressante appello, proprio in questi giorni pasquali: “Compra italiano, compra artigiano. Sostieni le nostre famiglie”. E’ questo, infatti, lo slogan che affianca l’illustrazione commissionata da Confartigianato-Imprese Udine a Daniel Cuello per invitare i consumatori ad acquistare prodotti locali in questo difficile momento di emergenza sanitaria ed economica. Un messaggio conciso come del resto l’immagine che accompagna: la penisola italiana, vestita del Tricolore e percorsa da mezzi su gomma, ferro e mare che instancabili la attraversano da Nord a Sud per consegnare merci.

“Alle imprese che vanno avanti a lavorare questo momento di grave difficoltà va il nostro grazie e tutto il nostro sostegno – afferma il presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti -. Queste realtà garantiscono infatti un servizio che lo stesso Governo ha ritenuto essenziale per la popolazione e e lo fanno esponendosi in prima persona a fronte di guadagni ridotti all’osso. E’ pensando a loro che abbiamo messo a punto questa campagna per invitare i consumatori ad acquistare servizi e produzioni locali, a km0 , alimentari ma non solo. E’ un regalo che facciamo a noi stessi: compriamo prodotti di cui conosciamo l’origine e garantiamo alle imprese del territorio quel po’ di sostegno in più che oggi è fondamentale. Compriamo dunque italiano e artigiano e continuiamo a farlo in futuro, quando l’emergenza sarà finalmente alle spalle”.

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In copertina, il presidente Graziano Tilatti con il logo promozionale.

Dagli artigiani friulani boom di domande Inps per il bonus “Cura Italia”

Boom di richieste tra le file degli artigiani friulani per l’indennità di 600 euro prevista dal decreto “Cura Italia” a sostegno dei lavoratori autonomi. Dalla sera di venerdì 27 marzo alle 16 di ieri pomeriggio, le richieste caricate online sulla piattaforma digitale costruita allo scopo da Confartigianato-Imprese Udine hanno infatti raggiunto quota 2.300 per un valore complessivo di 1.380.000 euro. La scommessa dell’associazione, che in poche ore ha saputo smaterializzare le procedure convogliandole in una piattaforma digitale così da evitare qualsiasi spostamento fisico degli imprenditori, viceversa costretti a recarsi personalmente all’Inapa, è stata vinta due volte. “Da un lato – commenta il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti – per la rapidità ed efficacia con cui abbiamo messo in piedi il sistema, dall’altro per la risposta massiccia delle impese, che in poche ore si sono adattate alla nuova modalità e gestito online la richiesta”. Non era scontato e in questo senso va riconosciuto come lo stato di necessità imposto dall’emergenza abbia in qualche modo accelerato il passaggio al digitale anche delle piccole e piccolissime imprese.

Al netto di questa considerazione, però, l’elevato numero di domande presentate per il bonus è lo specchietto di quale situazione di sofferenza stiano affrontando le imprese artigiane. In regione sono appena 9.043 su uno stock di 27.720 quelle non sospese di cui 864 operative con consegna a domicilio, le restanti 17.773 sono invece chiuse del tutto. “Questo elevato numero di richieste di accesso al bonus di 600 euro messo a disposizione dal Governo dimostra la grande difficoltà che vivono le piccole imprese e sappiamo già che è un numero destinato a lievitare ancora nei prossimi giorni”, afferma il presidente Tilatti, sottolineando d’altro canto che “dinanzi alla pandemia e all’alto rischio per la salute questo sacrificio è necessario. Il mondo dell’artigianato comprende la situazione, posso dire che sta anzi rispondendo con grande flessibilità e positività, cercando, laddove possibile, di ripensarsi in funzione delle esigenze del momento, pensiamo alla produzione di mascherine e alle consegne a domicilio dei beni alimentari. Quello che chiediamo non è di tornare al lavoro adesso, ma di farlo non appena sarà possibile garantendo la sicurezza nostra, dei nostri collaboratori e clienti. Chiediamo una road map, che ci dica quando, una volta scaduta la nuova proroga decisa dal Governo, potremo iniziare a riaprire. Lavoriamo intanto per far sì che quel giorno il sistema sia pronto a ripartire con vigore, con tutti gli strumenti e aiuti necessari. A questo proposito, l’indennità è certo un segnale di vicinanza, che non basterà però a colmare le perdite patite dal sistema economico. Il Governo aumenti il bonus da 600 a 800 euro, pareggiandolo al Reddito di cittadinanza, e ne metta a disposizione altrettanti per l’abbattimento dei contributi previdenziali dotando così le imprese di un paracadute di 1.600 euro”.

Tornando al bonus, la domanda all’Inps per ottenere l’indennità di 600 euro può essere presentata da lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali – artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri nonché liberi professionisti e collaboratori coordinati e continuativi – già attivi alla data del 23 febbraio scorso. Chi vuole può presentarla da solo accedendo alla procedura telematica messa a punto dall’Inps stesso, viceversa può affidarsi ai Patronati.
Nel caso di Confartigianato-Imprese Udine, una volta che il beneficiario ha inserito i dati necessari, il sistema digitale genera il modulo di delega al patronato Inapa da stampare, firmare e rispedire assieme al documento d’identità, che possono anche essere fotografati con un cellulare. Da quel momento, l’Inapa può presentare la richiesta in suo nome e per suo conto. La possibilità è aperta a tutti, ma la precedenza e la gratuità sono riservate agli associati.
Come detto, alle 14 di ieri le domande erano complessivamente 2.150, presentate al 26% da donne e per il restante 74% da uomini. I richiedenti sono al 95% cittadini italiani, hanno un’età media di 48 anni (19 anni il più giovane) e sono in gran parte artigiani (90%) seguiti da commercianti (6%) e da lavoratori autonomi (4%). I Comuni con la maggiore concentrazione di domande (arrivate da tutta la provincia) sono quelli di Udine, Latisana e Tavagnacco dove si registra il 19% delle richieste totali.

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In copertina, il presidente degli artigiani friulani Graziano Tilatti.

Gli artigiani friulani donano le mascherine all’Ospedale di Udine

Con l’emergenza Coronavirus che ha trasformato le mascherine chirurgiche in un bene poco meno che introvabile, diverse aziende del settore moda di Confartigianato-Imprese Udine – costrette dal Governo a tenere le braccia conserte, non rientrando tra i codici Ateco abilitati al prosieguo dell’attività – si sono temporaneamente riconvertite. Oggi producono mascherine “sartoriali” di grande qualità, realizzate tutte a mano, con tessuti di pregio e diverse piegature che consentono al presidio di aderire meglio al viso. Un lotto di queste mascherine, opera della capocategoria provinciale del comparto moda, Gloria De Martin, è stato donato dall’associazione all’Ospedale di Udine.
“E’ un gesto con il quale abbiamo voluto significare tutta la nostra stima e vicinanza nei confronti del personale sanitario, sia medico che infermieristico, impegnato in prima linea in queste difficili settimane di emergenza – hanno commentato il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, e il consigliere delegato di Confartigianato Servizi Fvg, Daniele Cuciz -. Queste mascherine vogliono essere il segno tangibile dell’apprezzamento che il mondo artigiano ha per loro, per l’impegno, la professionalità e anche il coraggio che ogni giorno mettono nel loro lavoro, al fianco dei malati di Coronavirus”.

Gloria De Martin

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In copertina, l’Ospedale di Udine.

Artigiani, in Friuli oltre l’80% ha pagato Iva e Irpef

Oltre l’80% degli artigiani friulani ha pagato regolarmente Iva e Irpef accogliendo l’invito del presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti. Alla vigilia del decreto “Cura Italia” licenziato ieri pomeriggio dal Governo Conte, che come promesso ha fatto slittare in avanti le scadenze fiscali – “fino a venerdì per tutti – ha annunciato in conferenza stampa il ministro Gualtieri – e al 31 maggio per le imprese con fatturato inferiore ai 2 milioni di euro e per le filiere più colpite, tra cui l’autotrasporto” -, il presidente Tilatti ha voluto dare un’indicazione di massima alle imprese del comparto invitandole, laddove possibile, ad effettuare regolarmente i versamenti in scadenza.

“Consapevoli delle esigenze e delle preoccupazioni delle imprese, ma anche dell’attuale situazione di emergenza del sistema sanitario nazionale e regionale, come Confartigianato – ha detto Tilatti, come riferisce una nota – abbiamo ritenuto doveroso fornire un’indicazione in linea con il senso di responsabilità, di solidarietà e impegno civile che da sempre contraddistingue gli artigiani e le piccole aziende. A quelle che dispongono della necessaria liquidità abbiamo suggerito di effettuare i versamenti subito, anche per evitare possibili, future tensioni finanziarie dovute all’accumulo di scadenze e garantire un aiuto economico a tutela delle imprese già in difficoltà e del sistema sanitario”.
Confartigianato saluta con favore la positiva risposta del tessuto associativo all’appello. “Anche grazie a questo ulteriore sforzo del nostro tessuto produttivo – commenta Tilatti – possiamo guardare con fiducia al superamento dell’attuale momento di difficoltà e alla ripresa che dovrà seguire. Nella speranza che questa emergenza sanitaria ed economica cessi il più presto possibile e consenta la ripresa”.

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In copertina, Graziano Tilatti leader di Confartigianato Udine.

Coronavirus, “tsunami” sull’artigianato Fvg: il crollo è del 50%

“I numeri parlano chiaro. L’emergenza da Coronavirus si è abbattuta sul mondo dell’artigianato come uno ‘tsunami’ producendo un danno che solo nei mesi a venire potrà essere calcolato in tutta la sua gravità”. Lo ha detto ieri il presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, aprendo la conferenza stampa che ha visto intervenire in streaming, assieme a lui, i presidenti di tutte le unioni territoriali provinciali. I dati sono allarmanti: se a inizio anno gli artigiani friulani stimavano un aumento del 25% del fatturato nel 2020, all’inizio di marzo la previsione è radicalmente mutata. A dirlo è l’integrazione all’indagine congiunturale svolta dall’ufficio studi dell’associazione di categoria che in questi primi giorni di marzo è tornato ad interpellare, assieme ad Irtef, un significativo campione di imprese sugli effetti dell’epidemia.

Tilatti con i suoi collaboratori.

Dati drammatici. Il risultato del sondaggio parla chiaro. Da un saldo d’opinione sul fatturato estremamente positivo, come detto pari al +25%, si è passati nell’arco di poco più di un mese al -50%. “E’ il peggior risultato da quando svolgiamo l’indagine – ha commentato il responsabile dell’ufficio studi, Nicola Serio, illustrando i dati -. A questo si aggiunga che molti artigiani lavorano su commessa e al momento non sono ancora in grado di stimare l’effetto negativo dell’emergenza, potranno farlo solo tra alcuni mesi”. Ai dati emersi dall’indagine congiunturale, l’associazione ha affiancato quelli ricavati da un sondaggio online che restituisce diverse difficoltà: dalla cancellazione degli ordini, che a marzo interessa 7 artigiani su 10, alla consegna delle materie prime che sta mettendo in difficoltà 4 artigiani su 10.

Appello al Governo. “Chiediamo una proroga vera ai pagamenti. Spostare i termini al 30 aprile è un primo passo, ma non è sufficiente”, ha dichiarato il presidente Tilatti invocando un pacchetto di misure a sostegno delle piccole, piccolissime e medie imprese che vada dalla sospensione dei mutui e dei pagamenti in genere, al potenziamento della cassa integrazione per i dipendenti, alla concessione di liquidità immediata che possa poi essere restituita nel lungo termine. “Sono queste le azioni che chiediamo al Governo, quanto alla Regione ieri è stato approvato un primo, importante disegno di legge che mette a disposizione risorse per commercio, turismo e anche per l’artigianato di servizio. Dialogheremo costantemente con l’amministrazione regionale, che ringraziamo per questo primo intervento, affinché risponda in modo ancor più efficace alle difficoltà del nostro mondo che oggi è qui, unito, a testimoniare sì la gravità della situazione, ma anche a dimostrarsi determinato nel superarla”.

Troppo poco 30 aprile. Quattro province di Confartigianato insieme, unite a Cna e Ures per l’artigianato del Fvg. L’emergenza impone unità e le territoriali oggi hanno dimostrato una volta in più la capacità dell’artigianato di rispondere alla sfida come un corpo unico. I presidenti provinciali si sono fatti eco. “Quella dei pagamenti al 30 aprile non è una proroga, ma una presa in giro – ha detto Silvano Pascolo, numero uno degli artigiani pordenonesi -. Il termine lo decideremo, a fine emergenza, sapendo già oggi che la condizione minima dovrà essere il 31 dicembre. Senza sanzioni, senza interessi”. Ariano Medeot, presidente dell’associazione di Gorizia, ha chiesto che i Comuni sospendano il patto di stabilità liberando risorse e che la Regione posticipi i termini dei bandi Cata. “Perché ora come ora le imprese non investono, sono bloccate. Ci serve tempo per superare l’emergenza sanitaria e poi economica”. “La più grande emergenza conosciuta dall’Italia repubblicana”, gli ha fatto eco Dario Bruni, presidente di Confartigianato-Imprese Trieste. Una situazione straordinaria che richiede misure straordinarie. “Domani – ha fatto sapere Bruni – il comitato di presidenza di Confidi Fvg adotterà soluzioni per far fronte alla mancanza di liquidità delle imprese, ma il Confidi, lo sappiamo, eroga garanzie, il resto lo fanno le istituzioni, che devono in questa fase essere al nostro fianco”.

Europa nel mirino. Più d’una critica è stata rivolta all’Europa e alle sue istituzioni, ancora una volta poco determinanti se non, nel caso di alcuni Stati membri, addirittura ostili nei confronti del Paese e, considerata la peculiarità del Fvg in quanto regione di confine, anche del nostro territorio. Si è sfiorata la chiusura del confine con la Slovenia, nonostante siano “numerosi gli sloveni che lavorano in Fvg e sempre più anche gli italiani che per ragioni di lavoro attraversano il confine. La prospettiva di una sua chiusura – ha detto Andrea Sik, direttore dell’Unione regionale economica slovena (Ures) – ha creato nei giorni scorsi non poche preoccupazioni, che poi fortunatamente si sono risolte”.

Smart working. Laddove possibile, per i 200 dipendenti in forze tra Unione e Società di servizi, è stato attivato lo smart working, nel resto dei casi vengono osservate tutte le disposizioni del ministero in ordine alle distanze e ai dispositivi di protezione individuale. “Continuiamo a fare il nostro lavoro, ad assicurare assistenza alle imprese che specie in questo momento non devono sentirsi abbandonate – ha assicurato il consigliere delegato di Confartigianato-Servizi Fvg, Daniele Cuciz -. Lo facciamo con grande professionalità, attenti alla salute dei nostri dipendenti e degli associati, ai quali nonostante questa fase di difficoltà garantiamo regolarmente i servizi”.

Una sede associativa in Friuli.