Tilatti (Artigiani Udine): niente eccessi, ma sobrietà anche se il Fvg torna giallo

Rush finale per la zona arancione in Fvg? Se tutto andrà bene, nell’arco di poche ore i cittadini della regione potrebbero tornare a frequentare negozi, botteghe e ristoranti, ma in vista del possibile allentamento delle restrizioni il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, richiama alla massima prudenza. «Abbiamo visto assembramenti a Milano che non vorremmo si ripetessero qui da noi. Se torneremo in zona gialla potremo tirare un sospiro di sollievo che però non dovrà indurci ad allentare l’attenzione». Che deve restare alta, secondo il presidente degli artigiani friulani, in questi giorni e in quelli a venire. Tilatti approfitta per ricordare che fino a giovedì 3 dicembre il Dpcm prevede l’obbligo di restare all’interno del proprio Comune e che gli spostamenti fuori dal confine di residenza sono possibili solo in caso di necessità. Possibili tra Comuni contigui se questi ultimi dispongono di prodotti essenziali che non sono presenti nel proprio Comune e/o che sono economicamente vantaggiosi.
«Teniamo a mente la raccomandazione del prefetto di Udine, Angelo Ciuni, che ha invitato a usare il buon senso», aggiunge Tilatti ricordando a proposito degli spostamenti fuori Comune che le deroghe alla limitazione, così come indicate dal rappresentante di Governo, sono giustificate solo se alla base ci sono situazioni di necessità legate a una concreta mancanza o sostanziale limitatezza del servizio nel Comune di residenza, domicilio o abitazione e se di detto servizio non si può usufruire con modalità alternative.
Conclude Tilatti: «Se tutti contribuiremo a rispettare le regole, potremo superare questo momento di difficoltà. In questo senso, la regola aurea resta quella della permanenza entro i confini del proprio Comune o di quelli contigui, cosa che al netto del confine Istat sono i Comuni dell’hinterland di Udine rispetto alla città. In caso di necessità, il buonsenso suggerisce quindi che si possano “frequentare” botteghe, negozi e centri commerciali che insistono sul loro territorio. Oggi in zona arancio e senza ombra di dubbio quando il Fvg tornerà in zona gialla – conclude Tilatti – cosa che auguriamo a noi stessi, alla grande famiglia degli artigiani, ma anche a commercianti ed esercenti, così che tutti possiamo rifarci a Natale delle gravi perdite di quest’anno, con la solita raccomandazione: niente eccessi, ma sobrietà».

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In copertina, Graziano Tilatti presidente di Confartigianato-Imprese Udine.

“Un nuovo lockdown? L’artigianato Fvg non se lo può permettere”

di Gi Elle

Un nuovo lockdown? Non se ne parli proprio. Il sistema artigiano in Friuli Venezia Giulia ha tenuto, ma oggi un quinto delle imprese – come dire il 20 per cento – è a rischio chiusura, proprio per i devastanti effetti del Coronavirus, per cui non se lo potrebbe assolutamente permettere. Può essere riassunta con queste preoccupate parole la riflessione, sul momento pandemico, difficilissimo e pieno di ombre e nuovi rischi, condotta da Confartigianato-Imprese Udine. Dalla quale emerge che, nei primi nove mesi del 2020, la crisi sanitaria ha causato un notevole calo di iscrizioni e cessazioni nel registro imprese regionale rispetto allo stesso periodo del 2019, fenomeno rilevato anche tra le file degli artigiani, dove le iscrizioni sono calate da 1.474 nel 2019 a 1.256 nel 2020 (-14,8%) e alle stesse date le cessazioni sono passate da 1.672 a 1.390 (-16,9%). In termini di differenze di stock non si sono riscontrati cedimenti gravi: al 30 settembre 2020, si contano 27.613 imprese artigiane attive, erano 27.845 un anno prima con una perdita di 232 aziende, -0,83%, una percentuale leggermente inferiore alla perdita media dell’ultimo quinquennio (-0,85%). In provincia di Udine tra fine settembre 2019 e 2020 si è passati da 13.778 a 13.573 imprese artigiane, con un calo di 205 unità, pari al -1,49%, un dato peggiore a quello registrato in provincia di Gorizia (-1,17%), Pordenone (-0,56%) e Trieste dove si è registrata addirittura una crescita (+0,96%).

Tilatti durante una cerimonia.


La fotografia emerge dall’ultima elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato-Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere. «I numeri dimostrano che il temuto crollo della base imprenditoriale non c’è stato, ma il peggio deve ancora venire – ha esordito il presidente di Confartigianato Udine e Fvg, Graziano Tilatti -. Attendiamo gli effetti più pesanti della pandemia tra fine anno e il primo trimestre 2021, quando rischieranno di chiudere quasi un quinto delle nostre imprese». A dirlo sono ancora le statistiche. Nell’ultima indagine congiunturale promossa dall’associazione, le imprese intervistate hanno infatti indicato la dead line con grande chiarezza: se l’emergenza Covid dovesse protrarsi fino alla metà del 2021 a rischio chiusura sarebbe oltre il 17% delle imprese artigiane, in regione, 4.700 su 27.613. Al momento dell’intervista (luglio-agosto 2020) il 6,2% degli artigiani aveva già deciso di chiudere, un altro 4% potrebbe farlo se l’emergenza, come appare ormai chiaro, non si concluderà entro fine anno e un ulteriore 7% se proseguirà fino alla metà del 2021. La causa madre del momento di difficoltà è naturalmente la pandemia con i suoi effetti sull’economia e la finanza, alla quale si sommano però difficoltà pregresse (tra 2009 e 2020 in Fvg si sono perse quasi 3mila imprese artigiane), dal mancato ricambio generazionale, alla scarsa patrimonializzazione, a scarsi investimenti o ancora a un business non più competitivo. Il Covid-19 ha aggravato situazioni già compromesse e ne ha fatte entrare in crisi altre.
Nei primi 9 mesi del 2020, il 35% degli artigiani ha subito un calo del giro d’affari compreso tra il 30% e il 50%, il 24% degli intervistati dichiara un calo di fatturato superiore al 50%. La perdita media è stata pari a -25%. In 6 mesi sono stati bruciati circa 22mila euro per azienda artigiana per un totale di 300 milioni in provincia di Udine, oltre 600 milioni in regione. Nonostante il semestre nero, non emerge il temuto crollo di fiducia da parte degli artigiani friulani, che continuano a credere nella propria impresa con un voto medio di 7,32 (su scala 1-10). I principali problemi denunciati in questa delicata fase sono, in ordine di importanza, la riduzione delle vendite e cancellazione di ordini/commesse (54%), la difficoltà negli adempimenti per via degli uffici della pubblica amministrazione chiusi o con orari ridotti e infine la mancanza di liquidità (38%).

Problemi acuiti in questi ultimi mesi dal ritorno della pandemia e dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Conte calato senza distinguo sui territori, anche quelli, come il Fvg, che per numeri di contagi avrebbero avuto diritto a misure meno restrittive. «Al Governo chiediamo di lasciare alle Regioni l’onere di decidere quali misure adottare a seconda della curva epidemica. Ci aspettano mesi difficilissimi – conclude Tilatti – e questa consapevolezza deve spingerci a lavorare con convinzione nella stessa direzione, cercando strategie che ci consentano di continuare a lavorare pur adottando tutte le misure necessarie a contenere la diffusione del virus. L’obiettivo ora è evitare a tutti i costi un nuovo lockdown, il sistema artigiano non se lo può permettere».

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In copertina, l’artigianato dell’edilizia; qui sopra, quello della falegnameria.

 

Confartigianato Udine d’accordo con Fedriga: subito dietrofront su quel Dpcm

«E’ una penalizzazione ingiustificata quella che il Dpcm firmato dal presidente del consiglio domenica scarica sul Friuli Venezia Giulia. La situazione qui è di tutt’altra gravità rispetto a Lombardia e Liguria, e appare dunque insensato che la nostra regione debba pagare l’alto prezzo di misure anti-Covid che un effetto certo lo avranno: danneggiare una volta in più l’economia. Il Governo faccia dietrofront». A dirlo è il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, guardando i dati elaborati subito dopo la pubblicazione del Dpcm dall’ufficio studi dell’associazione.

Il presidente Graziano Tilatti.


Il 10% delle localizzazioni in regione paga dazio al nuovo provvedimento. Su 112.625 tra sedi d’impresa e unità locali sono 10.930 quelle sospese – 1.725 totalmente e 9.205 parzialmente (dalle 18), per ben 36.742 addetti coinvolti -, 5.734 a libro paga di imprese chiuse, 31.008 di imprese sospese parzialmente. In questo quadro 1.030 sono imprese artigiane, 233 sospese totalmente, 797 dalle 18 in avanti. Numeri (ai quali andrebbero aggiunti quelli dell’indotto, al momento di difficile stima) che Tilatti ha passato alla lente d’ingrandimento ieri mattina insieme ai vertici dell’associazione dopo essersi confrontato, “al fianco” dei colleghi di Confapi e Cna, con il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, e l’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini.

L’assessore Sergio Emidio Bini.


«Al presidente – dichiara Tilatti – va tutto il nostro appoggio. Condividiamo le sue stesse preoccupazioni. E un giudizio negativo sulle scelte del governo, che ci sembrano improvvisate e intempestive. Ci riportano indietro a marzo di quest’anno, proprio quando l’economia aveva ricominciato a camminare. Altre dovevano essere le misure da prendere. Il Dpcm doveva garantire un cappello di misure comuni da calare poi sui territori, a cura delle singole Regioni, perché la situazione nel Paese non è tutta uguale e non ha senso infierire laddove non ce n’è bisogno. Ripeto quel che ho detto più volte: siamo tutti d’accordo sul fatto che la tutela della salute venga prima di tutto. La nostra, quella dei nostri dipendenti e di tutta la comunità. Non possiamo pensare però che la salute vada tutelata scollegandola da tutto, dal lavoro, dall’istruzione, dalla socialità. Alle nostre imprese va il nostro plauso, il nostro supporto e incoraggiamento a resistere – conclude il presidente di Confartigianato-Imprese Udine -. In attesa che qualcuno illumini chi ci governa».

di cui

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere.
Nota: le imprese artigiane non comprendono i Bus turistici, settore già in crisi, danneggiato dal DPCM in
riferimento alle “gite scolastiche”.

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In copertina, il governatore della Regione Fvg Massimiliano Fedriga.

 

 

Il grido degli artigiani Fvg: “Sempre noi nel mirino, è l’ennesima mazzata”

«Il Dpcm firmato da Conte è l’ennesima mazzata a un sistema economico già fortemente provato. Siamo sconcertati e preoccupati dinanzi alle misure che scatteranno da domani ed esprimiamo la massima solidarietà nei confronti delle attività che si vedranno una volta in più penalizzate». A dirlo è stato ieri il presidente di Confartigianato-Imprese Fvg e Udine, Graziano Tilatti, a margine della conferenza stampa del premier. «La lista dei settori artigiani colpiti dal nuovo provvedimento si allunga ulteriormente. Accanto alle aziende del trasporto persone, inspiegabilmente ferme mentre vediamo ogni giorno gli autobus del trasporto pubblico strapieni di studenti, si contano ora pasticcerie, gelaterie, pizzerie per asporto e palestre. Realtà che in questi mesi hanno adottato tutte le misure anti-Covid possibili e che oggi si ritrovano ugualmente costrette allo stop. Una misura drastica alla quale non saremmo arrivati se il Governo avesse agito in modo tempestivo».
«Oggi – continua Tilatti – le imprese pagano l’indecisione dell’esecutivo che per contro garantisce ristori a fondo perduto, senza capire che l’economia reale non chiede assistenzialismo ma lavoro. Migliaia di nostri dipendenti non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione di luglio, agosto e settembre e nonostante questo a ottobre saranno ugualmente raggiunti dal fisco per tasse e contributi. Sono figli di un Dio minore?». Chiarisce, infine, il presidente Confartigianato-Imprese Fvg e Udine: «La salute viene prima di tutto e va tutelata, senza dimenticare però che ogni misura presa ha un conto da pagare e che il prezzo oggi rischia di essere altissimo, per noi e per il mondo del commercio al quale va tutta la nostra solidarietà. Rischiamo di veder cancellate migliaia di imprese, incapaci di reggere al nuovo urto, lasciando senza lavoro migliaia di cittadini. Un epilogo – conclude Tilatti – che non possiamo permetterci».

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In copertina, il presidente degli artigiani di Udine e del Friuli Venezia Giulia Graziano Tilatti.

Artigianato artistico: oggi ad Aquileia la firma della Carta internazionale

In occasione delle Giornate europee del patrimonio e nell’ultimo weekend della Mostra di artigianato artistico “Otium et Negotium”, oggi il Comune di Aquileia e la Scuola Mosaicisti del Friuli sottoscriveranno la Carta Internazionale dell’Artigianato artistico. L’appuntamento è per le 11.30 a palazzo Meizlik: firmeranno la Carta il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, e il presidente della Scuola Mosaicisti, Stefano Lovison, alla presenza di Elisa Guidi, direttrice di Artex-Centro per l’artigianato artistico e tradizionale della Toscana. Interverranno anche il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, e la capocategoria dell’artigianato artistico, Eva Seminara. La Carta è un documento che serve da base condivisa per la messa a punto di strategie per lo sviluppo, la valorizzazione, la tutela e la promozione dell’artigianato artistico a livello internazionale e nazionale. Si articola in vari punti: definizioni di artigianato artistico e di artigianato tradizionale, valori del settore, proposte studiate a partire da una prima analisi dei punti di forza e di debolezza del settore.

I tre principali promotori – Cna, Confartigianato Imprese e Ateliers d’Art de France – l’hanno sottoscritta ufficialmente il 22 gennaio 2010 a Parigi. Da quel momento, la rete dei soggetti – nazionali e internazionali – che si ritrovano nei principi della Carta si è costantemente allargata, andando a costituire un network di realtà – associative, amministrative, politiche e tecniche – che sostengono e promuovono il settore dell’artigianato artistico e tradizionale.
A oggi la Carta é stata sottoscritta, a vario titolo, da 15 Regioni italiane, compreso il Friuli Venezia Giulia, e da 3 Regioni francesi, oltre a 6 Comuni e 15 soggetti tecnici, nazionali e internazionali. La firma in programma stamane rappresenta dunque un ulteriore passo avanti nella costituzione di questa rete che condivide i valori e le strategie per il sostegno e la promozione di un settore da sempre fiore all’occhiello delle produzioni italiane, ambasciatore privilegiato del Made in ltaly. A valle della firma, seguirà una visita guidata a palazzo Meizlik e alla mostra Otium et Negotium.

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In copertina, la mostra Otium et Negotium; all’interno, prodotti dell’artigianato artistico.

Confartigianato Udine a fianco di Sappada e delle sue 45 imprese

Guarda alla montagna Confartigianato-Imprese Udine e in particolare a quella di Sappada, new entry in Friuli Venezia Giulia, che i vertici dell’associazione di categoria hanno appena visitato incontrando il sindaco Manuel Piller Hoffer al quale hanno offerto la massima collaborazione. Sostegno alle imprese esistenti – 45 in tutto quelle artigiane insediate nell’ex cittadina veneta per un totale di 92 addetti – e supporto nello sviluppo di un nuovo modello di gestione della futura area artigianale. Un’area che nelle intenzioni dovrebbe consentire a Sappada di riunire in un unico luogo le piccole e piccolissime imprese, al momento dislocate senza ordine sul territorio comunale, ma che «stentiamo a far partire per via di problemi urbanistici» ha fatto sapere Piller Hoffer, spronando il presidente provinciale di Confartigianato, Graziano Tilatti, ad offrire la massima collaborazione all’amministrazione comunale. «Sia per sbrogliare la matassa delle questioni urbanistiche – ha detto Tilatti – sia per immaginarne la gestione futura. Non ci servono più zone con infrastrutturazione pesante, abbiamo bisogno invece di ripensare quelle esistenti in funzione di una maggiore flessibilità dei capannoni, di una loro possibile trasformazione nel tempo, anche in ottica green, e di realizzarne ex novo in chiave innovativa».

Sappada in questo senso potrebbe far da apripista. «L’idea di un’area artigianale – ha ricordato Piller Hoffer – nasce circa 15 anni fa come volontà degli amministratori locali su spinta degli operatori. Abbiamo soprattutto attività che girano intorno al turismo: falegnamerie, segherie, aziende edili, idraulici, elettricisti. La volontà è quella di partire con un’area innovativa». «Un’area in cui – è il suggerimento avanzato dal presidente Tilatti – potreste dar gambe a un consorzio volontario con un moderno modello di gestione: basta cattedrali nel deserto, bisogna iniziare a costruire, anche con l’aiuto del pubblico, capannoni più piccoli, ritagliati sulle reali necessità di chi andrà ad utilizzarli e concederli a canone calmierato. Il tutto per arrivare dopo un certo periodo di tempo all’acquisto o alla restituzione del bene così che possa essere riadattato e utilizzato da altri. In questo modo – ha aggiunto il leader degli artigiani friulani – eviteremo i casi di fallimenti seguiti da capannoni che restano vuoti e creano un danno non solo alle imprese, ma anche alle pubbliche amministrazioni e al territorio».

Tilatti, che a Sappada è stato accompagnato dal consigliere delegato di Confartigianato Servizi Fvg, Daniele Cuciz, dal segretario di Confartigianato-Imprese Udine, Gian Luca Gortani, dalla coordinatrice delle zone Paola Morocutti e dal direttore del Cata Fvg, Alessandro Quaglio, ha – come detto – offerto a Piller Hoffer massima collaborazione. Non a parole, ma con i fatti: aprendo dall’autunno un recapito dell’associazione e organizzando in collaborazione con il Cata un incontro pubblico durante il quale illustrare le varie linee contributive attivate dalla Regione Fvg, le convenzioni e i servizi dell’associazione nonché le novità relative al microcredito, figlie della recente operazione messa a segno da Confartigianato Udine assieme a Friulia, Cassa Centrale Banca, Confidi Gorizia e Confartigianato Fvg.

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In copertina e qui sopra l’incontro dei vertici di Confartigianato Udine con gli amministratori di Sappada.

 

Tessitura Carnica in fiamme. Tilatti: «Siamo con voi, ce la farete!»

«Il mondo artigiano e quello della piccola impresa si stringono con forza attorno a Giuseppe Tonon e alla sua famiglia in questo momento difficile. L’incendio alla Tessitura Carnica è un brutto colpo, che sono certo però questa grande famiglia d’imprenditori saprà superare una volta esperite tutte le attività legate all’incidente. Confartigianato si mette a sua disposizione per ogni necessità augurandole di poter presto tornare al lavoro». A dirlo è Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine, dopo aver appreso dell’incendio che ha distrutto la storica azienda tessile di Villa Santina, colpita al cuore dopo aver dato tanto alla manifattura del Friuli e alla sua popolazione.
Va ricordato infatti che proprio la Tessitura Carnica, lo scorso marzo, era stata tra le prime imprese a offrirsi di produrre mascherine per far fronte alla pandemia mettendosi a disposizione della Protezione civile regionale. «Sono certo che dopo aver dimostrato la propria solidarietà ai friulani, impiegando il proprio know how per rispondere alle esigenze dettate dalla pandemia, questa storica azienda potrà ora contare in altrettanta solidarietà da parte di molti – continua Tilatti -: dall’associazione alle istituzioni passando per la gente, che da generazioni custodisce gelosamente in casa i gioielli tessili prodotti a Villa Santina fin dal 1964».

Il presidente Graziano Tilatti.

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In copertina, la produzione di mascherine alla Tessitura Carnica.

Confartigianato Fvg plaude al Recovery Fund: “Ma fosse arrivato prima…”

«Un giusto riconoscimento, seppur tardivo». Così il presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, commenta il via libera al Recovery Fund. «E’ una misura giusta che andava presa fin dall’inizio, senza tutto questo turnover di mediazioni, perché le medicine fanno meglio se prese nella fase acuta». «Del pacchetto di 750 miliardi di euro complessivi, all’Italia vanno 209 miliardi: 82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti. Il nostro Paese se li merita, per quello che ha patito durante la pandemia, per quello che ha fatto in questi anni a favore dell’Unione europea e per esser stato, non dimentichiamolo mai, tra i Paesi fondatori di questa nostra Europa, grazie al progetto visionario di De Gasperi, Schuman e Adenauer, pagato con il sudore della fronte dei lavoratori italiani, spesso impiegati nelle oscure miniere di carbone.
Sono certo – conclude Tilatti – che l’Italia saprà dare ancora una volta prova di essere responsabile e saper usare bene i fondi che le verranno giustamente e meritatamente riconosciuti».

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In copertina, il presidente di Confartigianato Fvg Graziano Tilatti.

Ripresa da Covid in Fvg: un artigiano su tre può chiedere gli aiuti

Uno ogni tre artigiani del Friuli Venezia Giulia ha il codice Ateco “giusto” per ottenere il contributo a fondo perduto messo in campo dalla Regione Fvg a titolo di parziale ristoro dei danni causati alle imprese dall’epidemia di Covid-19. L’Ufficio Studi di Confartigianato-Imprese Udine ha individuato, infatti, quasi 8.800 aziende iscritte all’Albo artigiano, pari al 31,5% del totale, la cui attività principale rientra tra quelle selezionate per accedere al finanziamento che varia da un minimo di 500 a un massimo di 4.000 euro a seconda del settore produttivo.
Su un totale di 27.853 imprese iscritte all’Albo artigiano, risultano ammesse ai contributi 8.787, un po’ meno di un’impresa artigiana su tre; restano al momento fuori dalla sfera dei beneficiari 19.066 imprese appartenenti a settori tra i quali figurano edilizia, impianti, trasporti conto terzi e Ict. Dal punto di vista provinciale, la percentuale di artigiani ammessi ai contributi è leggermente più alta nell’area della Venezia Giulia (Gorizia 36,2% e Trieste 33,7%), rispetto al Friuli (Udine 30,8% e Pordenone 30,1%). Al primo posto per incidenza di artigiani ammessi ci sono il comparto del benessere e dei servizi alla persona. Acconciatori, estetiste e odontotecnici tra gli altri che vedono ammesse al contributo ben il 99% delle attività, seguono con percentuali sopra l’80% i settori delle autoriparazioni e manutenzioni meccaniche (97%), la moda (91,2%) e l’artigianato artistico (85,4%).

«Si tratta di un segnale importante e concreto, un primo provvedimento che la Regione ha messo sul piatto a favore di artigiani, ma anche di commercianti, esercenti e operatori del turismo per andare a coprire almeno una parte delle spese impreviste e dei danni patiti dalle imprese a causa dell’emergenza sanitaria – afferma il presidente di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg, Graziano Tilatti -. Purtroppo non tutti i settori trovano spazio nell’elenco delle attività ammesse in questa prima tranche. Penso ad esempio alla filiera del legno-arredo, all’impiantistica e all’edilizia che non ne fanno parte. Per questo motivo – continua Tilatti – se si libereranno altre risorse chiediamo alla Regione di impiegarle per dare un po’ d’ossigeno alle imprese con codici Ateco rimasti esclusi da questa prima tornata di contributi».
Esaurito l’effetto “click day” del primo giorno, le imprese che non hanno ancora presentato domanda hanno tutto il tempo per farlo – come già annunciato – fino al prossimo 26 giugno. Confartigianato ricorda che gli uffici dell’associazione sono a disposizione delle imprese per informazioni e supporto e che non ci vogliono particolari requisiti per accedere al “bonus” salvo essere in possesso di uno dei Codici Ateco indivituati dalla Regione Fvg. «A differenza di analoghi provvedimenti nazionali, non è necessario che l’impresa abbia subito un calo del fatturato e neppure che sia rimasta chiusa durante tutto o parte del periodo dell’emergenza, anche se alcuni requisiti minimi vanno rispettati, come l’essere in regola con la normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro o non trovarsi in una situazione economica compromessa già alla fine del 2019», sottolinea il presidente dell’associazione che plaude al meccanismo dei contributi in conto capitale. «Molto più diretto ed efficace per le imprese, che soffrono in gran parte una crisi di liquidità, rispetto a quello del credito d’imposta che fin qui è stato privilegiato dal governo nazionale», aggiunge Tilatti.

Tornando al report dell’Ufficio studi, l’importo medio per artigiano ammesso a contributo è pari a 1.062 euro, più alto in provincia di Pordenone (1.099 euro), più basso a Trieste (1.029 euro). Nei comparti, il contributo medio è più alto nell’alimentare (ristorazione per asporto, gelaterie e pasticcerie 1.400 euro), seguono i servizi e terziario (comprese le palestre, 1.378), e – sempre sopra i mille euro – il benessere e servizi alla persona (1.333).

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In copertina, il presidente degli artigiani Fvg Graziano Tilatti.

Coronavirus travolge l’artigianato Fvg: previsti danni per 1,2 miliardi

Un miliardo e 200 milioni di euro di perdita a livello regionale, 600 milioni nella sola provincia di Udine. E’ quanto stimano di perdere le imprese artigiane nel 2020 secondo un sondaggio online promosso dall’ufficio studi di Confartigianato Udine che ha coinvolto, tra il 22 e il 27 maggio, 161 imprese rappresentative di tutti i settori. «Abbiamo voluto indagare come sta andando la ripresa a una settimana dal via della Fase 2 – spiega il presidente di Confartigianato Udine e Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti -. Il dato più preoccupante che emerge da questa fotografia è quello relativo alla previsione sul fatturato. Stando a quanto dichiarato dalle imprese, infatti, la perdita in termini di volumi d’affari per il 2020 in provincia di Udine sarà di ben il 35% quest’anno, che tradotto in euro significa 600 milioni in meno rispetto al 2019 e ben 1,2 miliardi se proiettiamo il dato a livello Fvg, con un calo medio di oltre 40mila euro per azienda».
«Ci eravamo illusi che l’effetto della pandemia potesse essere più contenuto e invece questi dati ce lo mostrano in tutta la sua gravità – prosegue Tilatti -. Non possiamo che prenderne atto e rimboccarci ancor più le maniche, fiduciosi e determinati a tenere la barra dritta. Con due obiettivi: il primo è quello di tenere in vita le imprese, il secondo trovare nuovi canali di sviluppo. Per far questo dovremo anzitutto capire quale sarà il futuro modello economico e sulla base di quello mettere in campo misure adatte. Bene quelle varate fin qui, ma non possiamo pensare che bastino strumenti pensati per un mondo che non c’è più – conclude il presidente degli artigiani -, dobbiamo essere capaci di guardare oltre, di immaginare un nuovo sistema e accompagnarlo con misure innovative».

Tornando al sondaggio, la perdita accomuna tutti i settori dell’artigianato che soffrono però gli effetti del Covid-19 con pesi diversi. Stando alle risposte date, sono le imprese del comparto artistico e moda a patire di più, con una perdita di fatturato nell’ordine della metà rispetto all’anno scorso (-49%), seguono quelle attive nei settori di manifatture e subforniture (-44%), autoriparazioni e trasporti (-43%) e dagli impiantisti (-42%). Viceversa, il calo più contenuto si registra nell’alimentare (-24%). La perdita è legata ai settori, ma anche alla durata del lockdown, molto diversa a seconda del business aziendale. Il 64% degli artigiani aveva infatti già riaperto prima del 18 maggio, il 30% – comprese le realtà che potevano operare solo per asporto o a domicilio – ha riaperto dal 18 maggio, il 4% – pari a 7 casi – non ha ancora riaperto in parte per via del mercato completamente azzerato dall’emergenza, in parte per la necessità di adeguarsi alle nuove misure di sicurezza.
Tra chi ha potuto riaprire già prima del 18 maggio, il calo percentuale di fatturato registrato da inizio emergenza ad oggi, rispetto al normale giro d’affari, è stato pari al 46%, mentre per le aziende che hanno appena riaperto, la perdita, calcolata sui primi giorni di ritorno alla normalità, si attesta al 34%. Rari i casi di incremento della clientela che riguardano in particolare gli acconciatori. Parrucchiere, ma anche estetiste e in generale i servizi alla persona sono state nelle ultime settimane le attività più attese tanto che alla riapertura si sono trovate a gestire carichi di lavoro straordinari tali da indurre 3 aziende su 4 (73%) a prolungare temporaneamente gli orari di apertura e 6 su 10 a incrementare il numero di giornate lavorative (60%).

Il settore dell’alimentazione è quello dove più frequentemente la riapertura al pubblico è stata accompagnata da un aumento della gamma di prodotti e servizi offerti alla clientela, strategia scelta dall’83% delle imprese del comparto e che complessivamente ha riguardato un’impresa su 4 (25%). I maggiori costi per garantire la salute e la sicurezza dei clienti in questa fase di emergenza sono stati scaricati sul prezzo finale da un artigiano su dieci (10%), la maggioranza assoluta degli imprenditori (57%) ha scelto di non aumentare i prezzi, con una contrazione dei margini di profitto. Il 33% non ha ancora ritoccato i prezzi, ma sta ancora valutando la sostenibilità economica di questa scelta.

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In copertina, il presidente degli artigiani Fvg Graziano Tilatti.