Maxi-Provincia a tre più Trieste? A Ragogna il libro della Sialino

di Giuseppe Longo

Ormai è ben avviato il dibattito politico-istituzionale per la ricostituzione di enti territoriali che ricordino le Province cancellate dalla legge regionale approvata dal centro-sinistra sul finire del 2014. Si punta infatti alla individuazione di nuovi enti di area vasta che ricalchino in qualche modo quelli delle amministrazioni decadute, visto che le Uti – Unioni territoriali intercomunali – non hanno dato i risultati cui si puntava con la riforma.

Ma non è detto che questi nuovi enti siano ancora quattro. Da ieri, infatti, fa già molto discutere la originale proposta del presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin – formulata in una intervista apparsa sul Messaggero Veneto – di dar vita a una maxi-Provincia che riunisca Udine, Pordenone e Gorizia (in pratica, il Friuli storico e qualcosa di più). Mentre Trieste e la Venezia Giulia gravitante su Monfalcone darebbero origine alla “città metropolitana”, di cui scriveva già una trentina d’anni fa l’allora direttore del giornale, Vittorino Meloni. Un’idea senza dubbio interessante e suggestiva, ma non è detto che trovi la sua strada in discesa. Tutt’altro: sono tanti gli interessi localistici che potrebbero frenarla e la sensazione è che questi potrebbero essere maggiori nell’area friulana che non in quella giuliana. Tuttavia, da Gorizia, attraverso il sindaco Rodolfo Ziberna, è già arrivata una prima apertura alla proposta di Zanin, che indubbiamente contribuirà a tonificare il dibattito.

Il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna.

Una proposta questa che farà sicuramente da sfondo anche alla nuova presentazione del libro di Raffaella Sialino“L’ultima Provincia Storia politica a Nordest” –  in programma proprio oggi, 16 febbraio, a Ragogna. L’incontro si terrà alle 18 nel Museo della Grande Guerra in via San Giacomo. Dopo il saluto del sindaco Alma Concil, la presentazione del volume (Aviani & Aviani editori) sarà introdotta dall’assessore comunale Marco Pascoli. Quindi il compito alla stessa autrice di illustrarne il contenuto che in molti hanno sinora avuto modo di apprezzare.

Il libro fa perno infatti sulla ormai ex Provincia di Udine, ultima nel Friuli Venezia Giulia ad essere eliminata dalla citata riforma regionale. E la sede del debutto ufficiale fu proprio il magnifico salone del Quaglio a palazzo Belgrado. Quindi sono seguite altre due presentazioni, molto applaudite: a San Vito di Fagagna, Comune di residenza di Raffaella Sialino, e a San Daniele, cittadina capoluogo della zona collinare. E ora è la volta della vicina Ragogna dove ci sarà una nuova occasione per riflettere sulla riforma che ha ridisegnato l’assetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia, suscitando polemiche a non finire e addirittura ricorsi davanti al Tribunale amministrativo regionale per cercare di fermare la norma, la quale però è andata avanti portando appunto al taglio delle Province e alla nascita delle tanto contestate Uti che ora la nuova amministrazione regionale di centro-destra vuole superare. E la proposta del presidente Zanin fornirà ottimo materiale per vivacizzare il dibattito su quella che dovrà essere la nuova configurazione territoriale nel dopo-Uti. Utili indicazioni potranno emergere oggi anche da Ragogna, grazie agli spunti offerti proprio dall’approfondito libro-studio di Raffaella Sialino.

Ecco il castello simbolo di Ragogna.

—^—

In copertina, Raffaella Sialino con Zanin: sua la proposta per il dopo-Uti.

(Foto siti Comuni di Gorizia e Ragogna)

Solo il Fvg in tutt’Italia è senza Province: a Udine via 200 anni di storia

di Gi Elle

Pubblico delle grandi occasioni per un omaggio alla storica Provincia di Udine che non c’è più, soppressa dalla scorsa primavera, dalla legge regionale di riforma che al posto dei quattro enti intermedi del Friuli Venezia Giulia (con Udine, anche Gorizia, Pordenone e Trieste) ha istituito 18 Uti, le tanto contestate Unioni territoriali intercomunali. Gremito, infatti, il meraviglioso salone del Quaglio, a palazzo Belgrado, per la presentazione del libro “L’ultima Provincia Storia politica a Nordest”, scritto da Raffaella Sialino e pubblicato da Aviani & Aviani editori. Presenti con il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, e il capogruppo della Lega nella stessa Assemblea di piazza Oberdan, Mauro Bordin, già capogruppo del Carroccio nel decaduto Consiglio provinciale di Udine, numerosi sindaci e amministratori locali. I lavori sono stati coordinati dal giornalista e scrittore Daniele Damele.

Damele mentre dà il via ai lavori e sotto l’intervento del presidente del Consiglio regionale Zanin.

.

“Il libro – ha detto la dottoressa Sialino – nasce dall’esigenza di spiegare, in maniera semplice, comprensibile a tutti, il perché la nostra regione sia attualmente l’unica in Italia priva delle sue Province. Il Friuli Venezia Giulia, infatti, rappresenta un’anomalia nella nostra penisola perché – in virtù o a causa, a seconda dei punti di vista, di una riforma regionale della precedente amministrazione- solo qui le Province sono state chiuse, eliminate, nonostante il referendum del 2016 che ha sancito la sopravvivenza delle Province in tutt’Italia”.

“La riforma degli enti locali ideata dall’ormai ex governatrice Serracchiani e dal suo gruppo – ha continuato l’autrice, spiegando il percorso che ha visto la soppressione della quattro Province Fvg – ha portato fin dalle prime battute alla formazione di due opposte fazioni: da un lato i favorevoli, dall’altro i contrari e nel mezzo dibattiti, confronti, iniziative, ribellioni, anche con ricorsi al Tar. Il libro raccoglie in un unico testo quanto accaduto in questi anni, dai primi esordi della riforma, nota anche come legge 26/2014, fino a metà settembre 2018. E cerca di rispondere alle domande: che cosa sono state le Province negli anni, di quali funzioni e servizi si occupavano, che vuoto lasciano; che cosa sono invece le nuove Uti, con quali obiettivi sono nate, quali funzioni hanno, se funzionano, o è meglio ripristinare gli enti intermedi; quali sono stati i contenuti e i protagonisti dei confronti di questi anni; come i Comuni hanno accolto o respinto la riforma; e adesso in che direzione sta andando la nuova amministrazione regionale?”.

“Mentre qui proseguiva l’iter della legge 26 sono accaduti a livello nazionale, ma anche internazionale – ha aggiunto Raffaella Sialino –, avvenimenti che hanno portato alla crisi della sinistra e del Partito Democratico e all’ascesa di altri partiti, con risultati insperabili fino a qualche tempo fa. In queste pagine, dunque, i fatti locali si intrecciano inevitabilmente con quelli nazionali e, in parte, con quanto avvenuto oltre i nostri confini. Fornendo uno sguardo d’insieme sulle modifiche amministrative e le principali problematiche sociali degli ultimi anni. Se le Province non dovessero venire ripristinate, rimanga la memoria storica, in special modo tra i giovani, di ciò che hanno rappresentato soprattutto come fattore identitario per la comunità ed il territorio”.

Ecco un aspetto del salone del Quaglio gremito alla presentazione del libro.

Il meticoloso lavoro della dottoressa Sialino è stato salutato da calorosissimi applausi da parte della folta platea che ha assistito alla presentazione del libro che si configura fin d’ora come una importante opera, riccamente documentata, a ricordo di un ente – se un giorno non dovesse rinascere, non si può mai sapere – che ha accompagnato la storia locale per oltre duecento anni (esattamente dal 1806), in momenti di grandi difficoltà, come quelli dopo le guerre o il terremoto, ma anche di speranza, di ripresa e di sviluppo di questo nostro amato Friuli. Tutto cancellato con un colpo di spugna (pardon, di legge!). E proprio la storia si incaricherà di dimostrare se quella riforma andava fatta o meno.

Palazzo Belgrado ormai è stato svuotato delle sue storiche competenze.

—^—

In copertina, foto-ricordo per Raffaella Sialino con Bordin e Zanin.

—^—

< N.d.R. Seguiteci su Twitter https:/twitter.com/FriulivgC – @FriulivgC >

Udine, la Provincia (che non c’è più) vista da Raffaella Sialino

di Giuseppe Longo
Passo quasi ogni giorno, almeno due volte, in piazza Patriarcato e vedendo palazzo Belgrado mi è praticamente impossibile non pensare che lì, fino a pochi mesi fa, c’era la Provincia di Udine.
E pure a quella toccante cerimonia d’addio che si era tenuta nella tarda mattinata del 21 aprile: d’un tratto, calava il sipario su oltre due secoli di storia.
Quella del Friuli, perché la Provincia di Udine non era una Provincia qualsiasi – uno di quegli enti inutili, come si chiamano oggi, tanto da essere “tagliato” senza pensarci troppo -, bensì un autentico “crocevia” della storia della nostra terra, sul quale si sono intrecciati momenti tristi e difficili, come le due guerre mondiali e il terremoto del 1976, e momenti belli, di speranza, di rinascita, di sviluppo.
Una storia che affonda le sue radici addirittura nel 1806, a pochi anni dal Trattato di Campoformido (o Campoformio come si scriveva allora), quando mancavano ancora ben 60 anni al passaggio del Friuli storico alla neonata Italia unita.
Tutto si è incrociato in quel palazzo e vederlo oggi “svuotato” del suo vero motivo d’essere – avrà una destinazione, certamente, ma non quella cui era deputato – innesca in me un innegabile sentimento di nostalgia perché, indubbiamente, il Friuli è stato privato di qualcosa di suo, che gli apparteneva.
Due secoli, converrete, non si cancellano così, con un battito di ciglia.
Tanto, ente più ente meno…
Ci restano però i ricordi, almeno quelli sì.
E in questo ci soccorre, dandoci un importante aiuto, anche la penna di Raffaella Sialino,
fagagnese doc, che evidentemente animata pure lei da un sentimento simile al mio e all’ attaccamento alle cose del nostro passato, ha scritto un libro molto interessante dal titolo ” L’ultima Provincia Storia politica a Nordest”, appena pubblicato da Aviani & Aviani editori.

la locandina del libro


.
La sua presentazione avverrà venerdì 5 ottobre, alle 18, proprio nella sala consiliare di palazzo Belgrado, meravigliosamente affrescata da Giulio Quaglio alla fine del XVII secolo.

il salone del Quaglio


.
Assieme all’autrice interverranno il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin, e il capogruppo della Lega nella stessa Assemblea di piazza Oberdan, già capogruppo del Carroccio in Consiglio provinciale, Mauro Bordin.
Moderatore dell’incontro il giornalista e scrittore Daniele Damele.
“Il Friuli Venezia Giulia nel 2018, per effetto della legge regionale 26/2014 – scrive la dottoressa Sialino – si è ritrovato ad essere l’unica regione in Italia priva delle sue Province.
A decidere la soppressione di quattro enti intermedi (Pordenone, Gorizia, Trieste e Udine), avvenuta tra il 2016 e il 2018 nonostante il referendum del dicembre 2016 avesse decretato la loro sopravvivenza a livello nazionale, è stata l’allora presidente regionale Debora Serracchiani”.
Quindi la Sialino conclude la breve presentazione del suo libro: “Le novità introdotte dalla cosiddetta riforma Panontin – tra cui la nascita delle Unioni Territoriali Intercomunali – sono state oggetto di accesi dibattiti tra favorevoli e contrari, ricorsi al Tar, rimandi e rimaneggiamenti, ciò nonostante il percorso di cancellazione delle Province in Friuli Venezia Giulia è stato portato a termine”.
“Per sempre???”, si chiede infine l’autrice.
A oggi, ovviamente, non è dato di sapere.
La storia, è noto, è sempre fatta di corsi e ricorsi.
E tutto può accadere, pure che una Provincia “rinasca” (e così, mi par logico, anche le altre tre della regione).
Come sempre, il tempo sarà buon giudice e ci dimostrerà se questo sarà possibile o meno.
Per ora, ci restano soltanto i ricordi alimentati appunto dal bel libro di Raffaella Sialino.
Come pure emblematica resta quella frase che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1944 e che il 21 aprile si leggeva sul portone di palazzo Belgrado ormai sbarrato:

“A vegnarà ben il dì che il Friùl si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradision!”.

—^—

in copertina : palazzo Belgrado

—^—

E ora l’addio a Ettore Romoli umiliato dalla “sua” Forza Italia

di Giuseppe Longo

In appena dieci giorni la politica del Friuli Venezia Giulia si ritrova nuovamente in lutto. Dopo la perdita dell’ex ministro Mario Toros, se n’è andato anche l’onorevole Ettore Romoli che, nelle regionali del 29 aprile, era stato eletto per il Centrodestra nella nuova assemblea di piazza Oberdan, divenendone poi al momento della distribuzione delle cariche, nell’era di Massimiliano Fedriga, presidente del Consiglio.
Aveva 80 anni e si è spento all’ospedale “Santa Maria della Misericordia”, a Udine, dove era ricoverato da un paio di settimane, a causa del riacutizzarsi della malattia che aveva richiesto anche un intervento chirurgico appena pochi giorni fa.
I funerali domani, a mezzogiorno, nella chiesa di San’Ignazio, in piazza Vittoria, nella sua Gorizia listata a lutto e con le bandiere a mezz’asta.
Si ipotizza la partecipazione, tra i numerosi esponenti politici e istituzionali, anche di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, la cui amicizia con Romoli vanta lunga data. Vasta eco, anche a livello nazionale, ha infatti suscitato la sua dipartita, avvenuta in così poco tempo dopo la sua rielezione, tanto che era riuscito a presiedere soltanto le prime due sedute consiliari, quella d’insediamento dei neo-eletti e quella della presentazione del programma della nuova giunta regionale.
L’ex parlamentare isontino – perché è stato sia senatore che deputato – è stato infatti uno dei fondatori del partito azzurro e appunto tutte le sue elezioni, anche le due a sindaco di Gorizia, sono avvenute, sempre con larghissimi consensi, in nome e per conto della forza politica voluta e incarnata dal Cavaliere, anche se gli esordi come consigliere comunale avvennero nell’allora Msi.
Ma proprio dal suo partito – come abbiamo appreso dagli ampi resoconti di cronaca di tutti gli organi di informazione – ha avuto proprio nei giorni della malattia e della degenza in ospedale la delusione più cocente.
Voglio sperare che, sedato dai farmaci, abbia avvertito solo in parte l’umiliazione che gli ha riservato la dirigenza regionale di Forza Italia per la sua posizione ritenuta troppo indipendente, rispetto alla linea ufficiale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, con la definitiva presa di distanza, sarebbe stata la decisione di confermare nel suo ruolo di capo di gabinetto di un funzionario appartenente all’area di Centrosinistra, cioè a quella parte politica che oggi in Consiglio regionale siede all’opposizione.
La questione sconcertante – non solo per il fatto che Ettore Romoli rivestiva la seconda carica istituzionale della Regione Fvg e che quindi avrebbe potuto meritare un’attenzione in più – è che la decisione forzista è venuta maturando proprio nei giorni in cui il politico goriziano – ma fiorentino di nascita – giaceva in un letto d’ospedale, in spregio a una elementare forma di delicatezza e di rispetto dovuta anche per l’età avanzata, nonostante la quale aveva deciso di mettersi ancora in gioco, contribuendo notevolmente alla grande affermazione del Centrodestra, il quale, appunto, con Fedriga ha conquistato la guida dei palazzi regionali.
Un atteggiamento quello tenuto dal vertice del partito che ha suscitato un vespaio di polemiche a livello politico, oltre al più che comprensibile sollevamento dei familiari del presidente gravemente ammalato e che in terapia intensiva si aggrappava a tutte le poche energie che gli erano rimaste per cercare di restare in vita.
Un atteggiamento, insomma, condannato da tutti perché tenuto contro una persona inerme, che in quei giorni non aveva alcuna possibilità di difesa e di replica.
E che purtroppo offusca, non però per suo demerito, l’ultimo scorcio della vita politica e istituzionale dell’onorevole Romoli, che invece è stata luminosa e sempre contrassegnata dal successo personale in ognuna delle numerose cariche che ha saputo conquistare con il voto e poi gestire con equilibrio e competenza.
Ed è questo aspetto, unitamente al tratto garbato e gentile, a delinearne un ritratto che ci lascia di lui un ricordo estremamente positivo, di quelli che si conservano e si indicano come esempio.

in copertina foto da twitter.com :

https://pbs.twimg.com/media/Dfo46jyXkAExEj_.jpg – Sergio Bolzonello – @S_Bolzonello

 

< N.d.R tutta la redazione di questo magazine e l’intero gruppo editoriale ST.GEORGE.DRAGONSLAYER LLC si associa al lutto della famiglia Romoli, a cui esprimiamo le più sentite condoglianze. >

30 Aprile: In FVG PD & 5s (dal 24,6% al 7,2%) si son presi un bel 2 di “Piken”

Ormai è chiaro: i Friulani si sentono più vicini ai cugini Austriaci ed Ungheresi che ai partenopei = spaghetti – pizza – mandolino e reddito di cittadinanza…

Trieste è più vicina a Vienna, Budapest che a Firenze, Roma, Pomigliano d’Arco…

Massimiliano Fedriga (57,1% ) è molto più in sintonia con Sebastian Kurz

e Viktor Mihály Orbán che ai “radical chic” da salotto/divano che son capaci solo di raccontarci frottole…

soprattutto (e questo è molto importante) per la percentuale altissima dei consensi che recentemente  tutti e tre hanno ricevuto …

praticamente un plebiscito che ha sancito l’insoddisfazione dei cittadini mitteleuropei nei confronti dell’Europa a imperio Merkel-Macron (al quale sino ad ora solo Theresa May ha saputo opporsi) ed alle nostrane politiche demagogico/truffaldine (Fornero, job act, buona scuola, invasione di selvaggi, disastri bancari, e via dicendo…) …
basta con il “gioco delle tre carte” !!

la gente non si accontenta più delle promesse , dopo una catastrofe pretende dai politici soluzioni e non balle !
Pretende risposte tangibili, efficaci, come dopo il terremoto del Maggio 76 !

Tirarsi su le maniche, sgomberare le macerie, seppellire i morti e ricostruirsi la vita !
Dopo anni di predominio ed arroganza della sinistra salottiera e fankazzista l’esigenza di fare, presto e bene, è impellente.
E’ possibile che la Serracchiani non sia nemmeno riuscita a finire la 3° corsia della Venezia-Trieste, per la quale Riccardo Riccardi si era speso con tutte le sue energie per iniziare ed accelerare la messa in opera dei cantieri ??
La sinistra ci deve spiegare perché si spende un patrimonio assurdo per fare un buco nelle Alpi Francesi e non si riesce a collegare Udine, Trieste, Gorizia con Ljubljana-Budapest (nemmeno la stazione di Gorizia con Nova Gorica che sono in pianura ed attaccate) ??
Per non parlare della pantomima sul ponte sullo Stretto di Messina che ogni volta che ne sento parlare mi girano gli “zebedei” !

La notizia già la saprete :
Massimiliano Fedriga, sposato, Leghista da sempre, (La sua storia politica inizia nel 1995, quando si iscrive alla Lega Nord con il consenso dei genitori perché ancora minorenne) Nato a Verona (1980) e cresciuto a Trieste,  laureato in Scienze della comunicazione (ha conseguito un master in gestione e analisi della comunicazione),

è il nuovo presidente della Regione Friuli Venezia Giulia.

Salvini: ora andiamo a governare
«Dopo i Molisani, anche donne e uomini del Friuli Venezia Giulia ringraziano il PD per l’egregio lavoro svolto, e salutano Di Maio & Compagni. GRAZIE!!!!! #andiamoagovernare io sono pronto!».

Così su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini, commenta i risultati elettorali pubblicando la foto di una carta del 2 di picche dentro la sabbia.

Non so se Matteo conosca il tedesco ?   …ma io per quel po che ricordo associo il termine Piken all’ equivalente  per cui è giustamente famoso Rocco Siffredi !  >  intendesse forse dire ? :

“Stavolta vi siete presi un bel Piken nel **** ” !??

…ed a chi si riferiva ?  …a Renzi/Serrachiani e/o Giggino ??

Rocco Siffredi,  a Roma durante la presentazione del film ‘Matrimonio a Parigi’ di Claudio Risi.