Nimis domani e lunedì alle urne, ma incombe il rischio astensione. La Pieve: un dovere civico andare a votare

di Giuseppe Longo

Nel Friuli storico occhi puntati tutti su Nimis, unico Comune della provincia di Udine ad andare al voto nel turno elettorale delle Palme per rinnovare la civica amministrazione dopo un anno di gestione commissariale. Due i candidati sindaci, Sergio Bonfini e Fabrizio Mattiuzza, entrambi ingegneri, di 69 e 47 anni, sostenuti da tre liste: “Nimis riparte” e “Chei mancul piês” per il primo; “Obiettivo Nimis” per il secondo. Ma incombe il rischio del “partito del non voto” ossia di coloro che non si recano alle urne in nessuna competizione elettorale o quasi. Un fenomeno ormai sempre più diffuso nelle consultazioni politiche, nazionali e regionali, ma che è finito per contagiare anche le elezioni comunali. Tanto che si è sentita in dovere anche la Parrocchia di Nimis di lanciare, in queste settimane pre-elettorali, ben due appelli invitando il popolo cristiano a recarsi ai seggi. Il più recente è riportato sull’ultimo numero di “In Cunfidenze”, il seguitissimo foglio informativo supplemento settimanale alla “Voce della Pieve” che ormai esce soltanto una volta all’anno in vista delle feste natalizie. «Ricordiamoci – scrive monsignor Rizieri De Tina – che è un dovere civico andare a votare e che poi il controllo, verso chi si è votato, dovrà essere accompagnato dalla critica, dalla collaborazione e dall’impegno per il bene comune».

Sergio Bonfini

Fabrizio Mattiuzza

Ma una riflessione ancora più approfondita era riportata sul notiziario uscito all’inizio della campagna elettorale che ha visto i due candidati sindaci, con i propri schieramenti, incontrare gli elettori nelle frazioni e nel capoluogo, esponendo i loro programmi e recependo richieste e suggerimenti utili a integrare quanto messo già tra gli obiettivi. «Si sa che, purtroppo, già a livello statale – osservava in quell’occasione il responsabile della pastorale di Nimis, Torlano, Ramandolo e Chialminis – si sta prospettando come partito maggioritario quello di coloro che non vanno a votare. E’ vero che il distacco tra gli uomini che esercitano il potere politico e la gente che li ha eletti è sempre più grande. Si può pensare che una delle cause possa dipendere dal fatto che il vero governo della storia attuale, a livello globale, è nelle mani del capitale e dell’economia». Per cui, aggiungeva don Rizieri: «E’ chiaro allora che coloro che sono in politica, alla fin fine, si ritrovano delle decisioni già prese alle loro spalle, ed essi sono solo nella condizione di cercare di farcele accettare. Ma questo discorso vale per la grande politica». Per cui ecco le conclusioni del pievano: «Qui, a livello comunale, si potrà sempre pensare che, chi amministra, possa fare il suo possibile per prendere delle decisioni a favore del suo popolo. Per questo il voto è più determinante che a livello statale e allora astenersi dal votare vuol dire mettersi dalla parte di chi vince e ciò obbligherà ad ad astenersi dal criticare e dal lagnarsi».
Come è noto, le operazioni elettorali si terranno nei giorni di domani e lunedì, mentre la proclamazione degli eletti avverrà martedì appena conclusa la conta dei voti che comincerà la mattina. Per cui all’ora di pranzo si dovrebbe conoscere il nome del nuovo sindaco che, con la sua Giunta, sarà chiamato ad amministrare il Comune nei prossimi cinque anni dando attuazione al programma presentato durante la campagna elettorale. Come è noto, questo turno elettorale riguarda appena quattro Comuni in tutto il Friuli Venezia Giulia. Per cui, oltre a Nimis, con meno di tremila abitanti c’è San Pier d’Isonzo. Ma ci sono anche le città di Pordenone e Monfalcone.

Il centro di Nimis.

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina responsabile della pastorale.

Dolore anche a Nimis per la scomparsa a Roma dell’attrice Valentina Tomada: domani sera un suo ricordo in San Mauro

di Giuseppe Longo

Da anni ormai non si vedeva più, o molto poco, a Nimis, perché trattenuta a Roma e nelle Marche dai suoi numerosi impegni cinematografici, ma in paese molti ricordano con simpatia e affetto Valentina Tomada. Tanto che ieri, quando si è diffusa la triste notizia, come il classico “fulmine a ciel sereno”, della sua prematura scomparsa dopo la malattia  rivelatasi purtroppo senza speranze – aveva appena 55 anni -, grande è stato il dispiacere, perché appunto tanti la rivedono ragazzina e giovane donna, quando, soprattutto d’estate, arrivava con i fratelli più grandi, Andreina e Sandro, e i genitori: e qui erano numerosi coloro che beneficiavano della sua solare amicizia. Il padre Envio Tomada era infatti nato a Nimis, come il fratello Aldo, ma giovanissimo era andato a vivere a Roma con la famiglia che si era trasferita per motivi di lavoro. E nella Capitale aveva rivestito un ruolo importante all’interno dell’Ambasciata americana di via Veneto fino alla pensione. Ma il Friuli e Nimis gli erano rimasti nel cuore, tanto che aveva comprato una casa in via Micossi, l’aveva restaurata e ogni anno tornava con la sua famiglia per trascorrere rigeneranti settimane di vacanza. E quando arrivava, e ripartiva, non mancava mai, con la sua Giorgina, di passare a salutare la cugina Bruna, mia mamma. Per cui la notizia della morte così prematura della bellissima Valentina ha profondamente addolorato anche me, sebbene ormai ci fossimo persi di vista – soprattutto dopo la scomparsa del padre -, visti appunto i suoi tanti impegni lavorativi nel settore dello spettacolo. Nimis la ricorderà domani durante la Messa prefestiva delle Palme, alle 19 in San Mauro.
Grandissimo è stato il cordoglio in tutt’Italia perché Valentina era molto conosciuta e stimata per la sua professione che aveva sempre tanto sognato fin da bambina. L’attrice e regista romana, ma che amava il Friuli, era infatti divenuta famosa tra il pubblico televisivo per la sua presenza in numerose fiction di successo, tra le quali si ricordano soprattutto Centovetrine, Il paradiso delle Signore, Don Matteo, ma anche Provaci ancora Prof e Incantesimo. Ma tanti altri sono stati negli anni i lavori cinematografici nei quali ha dato tutta se stessa. Ultimamente era molto impegnata – come dicevo all’inizio di questo articolo che non avrei voluto scrivere mai! – nelle Marche, dove è stata l’artefice del rilancio del Fabriano Film Festival. Tanti impegni e tanto lavoro che assorbivano le sue giornate, ma che non le hanno impedito di formare anche una famiglia, tanto che lascia in un grande dolore il marito Eugenio e la figlia Eva, della quale aveva scritto in una sua biografia «è la cosa più bella che sono riuscita a fare nella mia vita». Mandi, cara Valentina. Anche la “tua” Nimis ti ricorderà.

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In copertina, una bellissima immagine di Valentina Tomada scomparsa a 55 anni.

Tarcento, stamane l’addio all’appuntato Gorgoglione che da poco aveva festeggiato un secolo: negli anni Sessanta aveva operato nella caserma di Nimis

di Giuseppe Longo

Chi oggi ha una certa età si ricorda sicuramente che a Nimis fino agli anni Sessanta c’era la caserma dei Carabinieri: era in Centa, vicino alle vecchie Scuole. E in quella sede operava un giovane militare dell’Arma, Vincenzo Gorgoglione, che ricordo ancora nitidamente per i baffoni nerissimi, ma anche perché in prima elementare – proprio nel citato edificio, demolito in seguito al terremoto del 1976 – in classe con me c’era uno dei suoi figli: maestra era l’indimenticata Giuliana Collavini Rossi. Poco dopo la famiglia si trasferì nella vicina Tarcento, dove è sempre vissuta e dove nello scorso febbraio l’appuntato è stato festeggiato per aver raggiunto, in ottima forma, la bella età di cent’anni. Ma poche settimane dopo il suo cuore ha deciso di fermarsi e stamane, alle 10.30, nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo gli sarà dato l’ultimo saluto.
Classe 1925, di origine pugliese, arruolatosi giovanissimo, dopo vari incarichi Vincenzo Gorgoglione giunse a Nimis a metà degli anni Cinquanta, poco più che trentenne, e operò per alcuni anni, anche perché proprio in quell’ormai lontano decennio venne soppressa la caserma dei Carabinieri, per cui anche Nimis da allora fa riferimento a quella di Tarcento. Ne è rimasto soltanto il ricordo, come quello dell’appuntato Vincenzo Gorgoglione.

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In copertina, Vincenzo Gorgoglione; all’interno, la recente festa dei cent’anni e la prima classe elementare con la maestra Collavini: il figlio dell’appuntato è al centro in prima fila.

Nimis, addio a Mauro Domenicone ricordando il suo arrivo negli anni Sessanta con Mazzetti e la nascita dell’impresa

di Giuseppe Longo

Chi oggi ha una certa età ricorda sicuramente che a Nimis, agli inizi degli anni Sessanta, le strade, ancora bianche, erano tutte sottosopra. L’allora civica amministrazione guidata dal sindaco Guido Barchiesi aveva, infatti, avviato la realizzazione dell’impianto fognario, affidandone l’incarico all’impresa Mazzetti. E con la ditta laziale, in un ruolo di primissimo piano, lavorava il giovane Mauro Domenicone. Anche lui proveniva dalla regione del Centro Italia, esattamente dalla Provincia di Frosinone, terra che amava tanto, ma nella quale non sarebbe più ritornato perché ben presto avrebbe imparato ad amare anche il Friuli e soprattutto Nimis che l’aveva accolto e dove poi è  sempre vissuto, fino al raggiungimento di una bella età. La sua vita di grande lavoratore si è, infatti, chiusa a 91 anni e ieri pomeriggio ha ricevuto l’ultimo saluto, durante il funerale celebrato nel Duomo di Santo Stefano, dove la sera precedente era stato recitato il Rosario in suo suffragio.
Nel paese pedemontano, il laziale Mauro Domenicone si era dunque fermato e, con la sua Teresa, aveva formato una numerosa famiglia – quatto i figli: Liana, Claudio, Anna e Maria -, dando vita dopo l’esperienza Mazzetti anche a una impresa stradale ed edile tutta sua, nella quale ha beneficiato a lungo anche della collaborazione del fratello Vincenzo, mancato un paio di anni fa. Un’impresa che, con impegno e sacrifici, ben presto sarebbe cresciuta soprattutto durante i frenetici anni della ricostruzione post-sismica, affermandosi sempre più grazie alle intuizioni lungimiranti, allo spirito di intraprendenza e alla tempra di un uomo davvero instancabile. Oggi si tratta di una importante realtà guidata dai figli che Mauro ha seguito assiduamente fino a quando le forze glielo hanno consentito. Trentacinque anni fa è nata, infatti, per iniziativa dei fratelli Claudio, Liana e Anna la “Domenicone Costruzioni”, nella quale era confluita anche la ditta fondata dal padre, assumendo una struttura che le ha consentito di affrontare importanti progetti in tutto il Friuli Venezia Giulia. Una grande avventura che Mauro rievocava sempre con orgoglio ed emozione, come anche l’ultima volta che l’ho incontrato. Quando mi aveva nuovamente ricordato proprio gli anni del suo arrivo a Nimis con l’impresa Mazzetti. E da lì tutto era cominciato!

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In copertina, l’impresario Mauro Domenicone che è scomparso a 91 anni.

Due ingegneri (ed ex amministratori) in campo per l’elezione a sindaco di Nimis: sono Sergio Bonfini e Fabrizio Mattiuzza

di Giuseppe Longo

NIMIS – Due ingegneri ed ex amministratori, come vicesindaco e come assessore: sono i candidati alla carica di sindaco di Nimis nelle elezioni amministrative del 13 aprile prossimo. Ieri è stata infatti presentata la candidatura di Sergio Bonfini, 69 anni, già vice di Giorgio Bertolla nella passata amministrazione, conclusasi bruscamente appena dopo due anni tanto che si era resa necessaria, da parte della Regione Fvg, la nomina di un commissario straordinario – il dottor Giuseppe Mareschi -; Bonfini avrà a suo supporto anche un’altra lista, depositata contestualmente alla propria. Stamane, invece, è stato presentato lo schieramento che propone come candidato sindaco Fabrizio Mattiuzza, 47 anni, in minoranza durante la Giunta Bertolla e assessore nel precedente mandato di Gloria Bressani. Le tre liste, tutte civiche, per essere ufficializzate, e quindi rese note, dovranno passare al vaglio dell’apposita commissione, cosa che – come ha riferito l’ufficiale d’anagrafe Claudio Ceschia – dovrebbe avvenire già nel pomeriggio odierno.

Sergio Bonfini

Fabrizio Mattiuzza


Comunque, anche se i nomi delle compagini in corsa non sono ancora pubblicabili, la competizione elettorale ora si presenta in tutta chiarezza, dopo le voci e supposizioni che hanno abbondato in queste settimane, tanto da ipotizzare addirittura la presenza di una quarta lista. I candidati sindaco sono pertanto due – appunto Sergio Bonfini e Fabrizio Mattiuzza – per cui si profila la classica corsa che quasi sempre ha contraddistinto  il Comune di Nimis. Pertanto, ora può scattare quel mese di campagna elettorale che porterà al voto di Domenica delle Palme. L’amministrazione che uscirà dalle urne avrà l’onere di raccogliere l’eredità dell’Esecutivo guidato dal sindaco Bertolla e di un anno di gestione commissariale, peraltro molto apprezzata, da parte del dottor Mareschi.
Come è noto, Nimis è uno dei quattro Comuni del Friuli Venezia Giulia che partecipano a questa mini-competizione elettorale, per  cui si aggiunge a Monfalcone, Pordenone e San Pier d’Isonzo. Due in provincia di Gorizia, uno in quella della Destra Tagliamento e uno appunto in quella di Udine.

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In copertina, ecco il palazzo municipale di Nimis in piazza 29 Settembre.

Nimis ha il sindaco e domenica tutti l’hanno applaudito, ma era uno scherzo di Carnevale. Dopo la sfilata, stasera l’attesa estrazione della ricca lotteria

di Giuseppe Longo

NIMIS – Ma chi ha detto che a Nimis non c’è il sindaco? E che bisogna aspettare le elezioni del 13 aprile per poterlo riavere? Tutti, invece, l’hanno visto e applaudito domenica pomeriggio. Ma si è trattato, ovviamente, di uno scherzo di Carnevale. Perché quel “primo cittadino” sul palco, con fascia tricolore volutamente indossata in modo errato, era Antonella Bozzato che ha presentato anche quest’anno, con la verve che le è riconosciuta, tutti i gruppi – provenienti anche dall’estero, Slovenia e Croazia, ma anche dalla più lontana Ungheria – che hanno partecipato alla bellissima sfilata, momento clou del “Carnevâl a Nimis” che questa sera, martedì grasso – in friulano “Carnevalon” -, giungerà alla sua conclusione con una serata senza freni sotto il maxi-tendone di piazza 29 Settembre, che avrà quale prologo l’estrazione, alle 20.30, della ricca lotteria che offre anche quest’anno quale primo premio l’ambitissima autovettura da settimane in bella mostra davanti al Duomo. Poi, via alla musica e ai balli in maschera fino alle ore piccole, perché da domani si cambia: per chi crede, ci sono Le Ceneri!

Favorita da un tempo veramente splendido, da inizio primavera, la sfilata di domenica pomeriggio ha richiamato, come era prevedibile, un folto pubblico che ha applaudito tutti i protagonisti, esprimendo attraverso i social i propri consensi. La Pro Nimis, guidata da Mario Srebotuyak e dal giovanissimo Davide Michelizza, ha colto quindi nel segno e si avvia ad archiviare questa edizione del Carnevale post-Covid come indubbiamente la migliore e che segna un rilancio in grande stile della manifestazione, a buon diritto la principale fra quelle organizzate ogni anno, per cui merita adeguato sostegno e valorizzazione da parte del sindaco – quello vero! – e della amministrazione che usciranno dalle urne alle Palme. E che dovranno prendere il posto del commissario Giuseppe Mareschi, da poco meno di un anno alla guida del Comune.
Per ora, come detto, in un clima scherzoso tipico di questa festa scanzonata e irriverente, tutti si sono accontentati del “sindaco Bozzato” e della sua “giunta” formata da alcuni degli ex primi cittadini – Gloria Bressani, Danilo Gervasi e Renato Picogna, oltre a chi scrive -, i quali hanno dato vita alla giuria assieme al “segretario” (Giordano Berra) e al consigliere regionale Edy Morandini (questo veramente in carica!), che ha avuto il compito non facile di attribuire i premi. Anche se per quello speciale, che attribuisce la maschera tradizionale del “Tomat”, non ci sono stati dubbi: destinataria la benemerita associazione Maglia Nera, non solo per la brillante rappresentazione in “chiave” enologica del suo operare, ma anche e soprattutto per il prezioso lavoro che fa a beneficio del territorio montano con la manutenzione dei suggestivi sentieri percorsi sempre più spesso dalle mountain bike.

Ma, poi, come non attribuire il premio della Satira al gruppo di Ramandolo con la graffiante interpretazione di “Ocjo e patente”, in seguito all’appesantimento delle sanzioni per chi si trova alla guida dopo aver brindato in osteria. Premio Coreografia, invece, alla Carica dei 160 con i suoi bellissimi costumi a “pois”, come dire la Banda di Vergnacco, sempre affezionata al Carnevale di Nimis. E premio Fantasia, invece, al gruppo locale del Mocio, attento nell’assicurare una vita nell’igiene personale e collettiva. Infine, il gruppo premiato dai social con i voti espressi sul profilo della Pro Loco: ha vinto il frizzante Mc Donald presentato dai volontari di Ora Nimis.
Questi, dunque, i premi principali, quelli che da decenni caratterizzano la sfilata di Nimis. Ma riconoscimenti ci sono stati per tutti i gruppi, a cominciare da quelli arrivati appunto da lontano (Slovenia, Croazia e Ungheria), ma anche a quelli espressi dai più piccoli del paese, come i bambini dell’Asilo parrocchiale e della seconda elementare. Oltre che ai bravissimi sbandieratori di Spilimbergo, alla Banda di Cassacco e agli effervescenti “Splumats” che poi hanno continuato a suonare con goliardia anche sotto il tendone. Dove questa sera ci sarà, appunto, il gran finale. A proposito, a chi andrà la Panda? Lo sapremo fra poche ore.

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In copertina, il “sindaco” Antonella Bozzato mostra il Tomat, il premio speciale della sfilata; all’interno, tutti i premiati: Maglia Nera,  “Ocjo e patente” di Ramandolo, Carica dei 160 di Vergnacco, Mocio e Mc Donald. Oltre a tutti gli altri gruppi assieme ai tre stranieri.

Alle Palme Nimis andrà alle urne per chiudere la gestione commissariale e scegliere i nuovi amministratori: per ora la discesa in campo di Sergio Bonfini

di Giuseppe Longo

Domenica delle Palme con urne aperte a Nimis e in altri tre Comuni del Friuli Venezia Giulia per il rinnovo delle civiche amministrazioni. Nel paese pedemontano le elezioni, fissate dalla Regione Fvg per le giornate del 13 e 14 aprile prossimi, avverranno dopo un anno esatto di gestione commissariale, visto che non era stata indetta una consultazione in autunno. Una data, peraltro, che prende un po’ tutti in contropiede, in quanto era diffusa la sensazione che la chiamata al voto nei quattro Comuni – con Nimis, anche Pordenone, Monfalcone e San Pier d’Isonzo – potesse avvenire, con maggiore probabilità, tra fine maggio e metà giugno. Per cui i tempi sono molto stretti per la predisposizione delle liste attraverso le quali i cittadini dovranno scegliere i nuovi amministratori. E che a Nimis avranno l’onere di dare una guida al Comune dopo l’interruzione anticipata – appena dopo due anni – della Giunta guidata dal sindaco Giorgio Bertolla. Avvenendo il voto municipale in questo 2025, i rinnovi della civica assemblea riprenderanno l’esatto ritmo quinquennale che avevano prima della breve esperienza dei mandati quadriennali e dei precedenti commissariamenti.

Sergio Bonfini


Ma veniamo alle prospettive elettorali. Per ora si è delineato soltanto uno schieramento, a capo del quale, come riferito ieri anche dalla stampa quotidiana, c’è l’ingegner Sergio Bonfini, 69 anni, già dipendente di Telecom Italia a Trieste, vicesindaco nella decaduta amministrazione. Nella lista che si sta perfezionando non figurerà l’ex primo cittadino, il quale ha però assicurato un appoggio esterno. Nelle amministrative del 2022 alla lista di Bertolla e Bonfini si era contrapposta la compagine guidata da Gloria Bressani, sindaco uscente, che non si era affermata per un divario di poche decine di voti, sancendo di fatto una spaccatura a metà dell’elettorato. Come si ricorderà, tutto era nato in seguito a gravi dissapori venutisi a creare all’interno della maggioranza, nella quale cinque consiglieri “dissidenti” avevano dato vita al gruppo autonomo “Nimis s’è desta”. Successivamente, assieme ai quattro rappresentanti dell’opposizione espressi da “Rinnova Nimis”, oltre a predisporre una mozione di sfiducia congiunta, erano giunti nella determinazione di rassegnare le dimissioni in massa tanto da provocare la caduta dell’Esecutivo municipale con la nomina del commissario straordinario nella persona di Giuseppe Mareschi. Quattro settimane dopo gli amministratori che erano rimasti in sella – Giorgio Bertolla, Sergio Bonfini, Matteo Cuffolo e Luca Balloch – e, quindi usciti di scena, avevano diffuso una circostanziata risposta agli attacchi degli ex cinque consiglieri eletti nel 2022 nelle due liste “Nimis al Centro” e “Uniti per Nimis” che avevano permesso la nascita della Giunta Bertolla, vale a dire gli assessori Mariacristina Del Fabbro e Stefano Doraconti, che avevano anche restituito le deleghe, Ivana Di Betta, Davide Michelizza e Raul Guillermo Migueletto, i quali si erano appunto coalizzati con l’ex sindaco Bressani, il capogruppo Fabrizio Mattiuzza, Beatrice Follador e Serena Vizzutti.

Giuseppe Mareschi

Ora è arrivata, dunque, l’ora di voltare pagina e chiudere la gestione commissariale, dando alla cittadinanza la possibilità di scegliere i nuovi amministratori che dovranno subentrare alla guida, peraltro molto apprezzata, del dottor Mareschi. Il funzionario regionale, infatti, non si è limitato soltanto all’ordinaria amministrazione, ma ha cercato di assecondare richieste importanti – come la recente attribuzione della cittadinanza benemerita a monsignor Rizieri De Tina – e aspirazioni di ampio respiro come la istituzione di un museo del vino. Così, dopo la riunione prenatalizia, che era stata convocata dalla Biblioteca comunale, pochi giorni fa c’è stato un sopralluogo a Casa Comello, in piazza 29 settembre, al fine di verificarne l’idoneità, non solo per questa importante struttura a servizio del settore vitivinicolo, che si rivelerebbe strumento utile anche in chiave turistica, ma anche per ospitare in modo permanente le tele di Tita Gori, salvate dopo il terremoto e che lo scorso giugno erano state esposte in una bellissima mostra nell’antica Pieve. Un obiettivo che ora, giocoforza, passerà nelle mani dei nuovi amministratori di Nimis che usciranno dal confronto elettorale di aprile.

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In copertina, il Municipio di Nimis che ora attende la nuova amministrazione.

A Nimis commosso addio a Elda Frezza che sarà ricordata per il sorriso e la dedizione al paese. E ora quel “Missus” della Chiesa di Centa lo canterà Lassù

di Giuseppe Longo

NIMIS – Sono passati moltissimi anni, una sessantina e anche più, ma ricordo ancora con nostalgia quel “Missus” di Candotti che Elda Frezza cantava con tanta dolcezza, prima di Natale, nella indimenticabile Chiesa di Centa. E il brano evangelico, messo in musica, dell’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria è soltanto uno dei numerosi canti sacri che, da sola o in coro, ha eseguito durante tutta la vita. Anche adesso, nonostante i suoi 87 anni, aveva ancora una bella voce che, però, si è spenta improvvisamente per sempre, suscitando largo cordoglio in paese e fuori, anche perché le sue condizioni di salute erano ottime e nessuno si sarebbe aspettato una fine così repentina. E ora quel “Missus” assieme alle numerose Messe latine di Perosi, Tavoni e Tomadini, ma anche alle villotte di Garzoni e Zardini, tra cui la tanto amata “Viva Nimis”, le canterà sicuramente in Cielo, come ha invitato a credere Gianni Paganello in un toccante saluto rivoltole al termine della Messa esequiale celebrata l’altro pomeriggio in Duomo, quando è andato al microfono staccandosi dal coro, diretto da Rita D’Andrea, che ha accompagnato tutto il rito e nel quale c’erano anche i vecchi cantori che con Elda hanno condiviso, lungo lo scorrere di tanti anni, la passione per la musica da Chiesa e popolare, dalla vecchia cantoria parrocchiale alla “Corâl des Planelis”, cui aveva dato vita don Luigi Gloazzo a fine anni Settanta appena arrivato a Nimis, al piccolo coro di Chialminis. La presenza di Elda Frezza era sempre garantita e la sua inconfondibile voce – «indimenticabile quando cantava con Tite Cjapen, già ai tempi di pre’ Corado», ha ricordato ancora Paganello – diveniva la colonna portante di ogni brano, fosse appunto in latino, italiano o friulano.


Ma la presenza nel coro era soltanto un aspetto della personalità di Elda Frezza, sempre animata da quel volto gioioso e sereno che tutti ricorderemo. «Erano due i tratti che hanno sempre contraddistinto la vita di Elda: il sorriso e la dedizione al paese», ha detto infatti monsignor De Tina nell’iniziare la predica che ha puntellato con una significativa pagina del Vangelo, scelta appositamente per la triste circostanza. La sua presenza nella comunità era costante, sia come supporto nelle manifestazioni pubbliche – soprattutto la “Sagre des Campanelis” e il “Carnevâl di Nimis” con il suo inseparabile secchiello con i biglietti della pesca di beneficenza o della lotteria – sia come aiuto alle persone che avevano bisogno di una mano o soltanto di una parola buona, o semplicemente di uno “strappo” in macchina. «Una presenza luminosa in quel volontariato ormai sempre più in crisi» – ha aggiunto don Rizieri – e che Elda aveva sempre assicurato anche nella sua vita lavorativa, come hanno rievocato con riconoscenti parole due anziani colleghi ospedalieri. «Il suo carattere aperto, sorridente, generoso e sempre ottimista ci era di stimolo e conforto», hanno detto fra l’altro, anticipando quanto sottolineato poi anche da Rita Monai nel suo affettuoso omaggio all’amica di tutti.
Tanti, infatti, coloro che sono venuti a salutare Elda Frezza stringendosi accanto al figlio Luigino e ai suoi familiari, riempiendo l’ampia comparrocchiale di Santo Stefano, ma la sera precedente anche la Pieve dei Santi Gervasio e Protasio dove era stato recitato il Rosario in suo suffragio. E che poi l’hanno accompagnata verso l’ultima dimora, mentre dal coro e dall’organo si levava delicatamente quel “Suspir da l’Anime” che a lei piaceva tanto. Perché era molto legata al paese e al Friuli, con le loro usanze e tradizioni, e non mancava mai di parlarmene, come l’ultima volta in cui l’ho incontrata, a Madonna delle Pianelle. “Mandi Elda, cumò cjante Lassù!”.

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In copertina, il volto sempre sorridente di Elda Frezza scomparsa improvvisamente a 87 anni; all’interno, monsignor De Tina mentre incensa la sua salma.

A Nimis l’addio a Ica che ora riposa accanto a Nino scomparso 45 anni fa: dalla tradizione familiare dei “botârs” al successo della Tane da l’Ors

di Giuseppe Longo

NIMIS – Nino Garlant, bottaio per tradizione di famiglia a Nimis, morì improvvisamente, quarantenne, nell’ormai lontano 1979, lasciando la giovanissima moglie e due bimbi che, purtroppo, non hanno conosciuto il loro papà. E ora Ica si è ricongiunta a lui, dopo 45 anni dalla sua scomparsa che, ricordo, aveva suscitato tanta commozione. Stamane, infatti, durante una breve cerimonia nel cimitero del capoluogo, le ceneri di Rozalia Benta, morta a 74 anni, sono state deposte accanto al feretro del marito.
A Ica – così era conosciuta da tutti la vedova di origine rumena – era stato dato un saluto due settimane fa a Udine, nel cimitero urbano di San Vito, ma i figli Marco e Paolo hanno desiderato che l’urna con quel che resta della madre tornasse a Nimis, nel paese dove Rozalia era arrivata molto giovane, integrandosi rapidamente nella nuova comunità, imparando subito alla perfezione l’italiano e il friulano. Poi, a pochi anni dal matrimonio, la improvvisa perdita del marito, che portava avanti la storica attività artigianale di famiglia assecondando la produzione paesana del vino: quella dei “botârs”. Per cui, il nuovo capannone costruito in via Divisione Julia, molto più grande del laboratorio a fianco della casa paterna di via dei Conti, era stato trasformato in un accogliente locale, “La Tane da l’Ors”, divenuto ben presto famoso in tutto il Friuli. Ica, infatti, era stata molto brava e capace: la prematura morte del marito non l’aveva piegata, ma aveva saputo reagire con forza e carattere, allevando i due bambini e portando avanti con grande successo la nuova attività che, soprattutto la domenica pomeriggio, richiamava così tante persone da far sembrare che nella laterale di via Garibaldi ci fosse una sagra.
E ora anche sulla vita di Ica è calata, peraltro prematuramente, la sera e le sue ceneri sono tornate a Nimis, nel paese del marito che – come ha ricordato don Rizieri De Tina in un breve saluto alla defunta – aveva voluto diventasse anche il suo, seppur lontano dalla Romania e dai suoi cari, proprio per seguire Nino con il quale aveva deciso di vivere e formare una famiglia.

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In copertina, un ritratto di Rozalia Benta, da tutti conosciuta come Ica, morta a 74 anni.

Affettuoso grazie a don Rizieri De Tina: festa per la Cittadinanza benemerita attribuitagli dal Comune di Nimis per quasi mezzo secolo di impegno pastorale

di Giuseppe Longo

NIMIS – «La Comunità di Nimis ritiene di esprimere il proprio riconoscimento per l’attività pastorale, la guida e il sostegno spirituale svolti per oltre 40 anni da don Rizieri; e quindi, con i poteri del consiglio comunale, ho conferito a monsignor Rizieri De Tina la Cittadinanza benemerita del Comune di Nimis per il suo servizio pastorale proteso quotidianamente alla guida e sostegno spirituale dei parrocchiani e dell’intera Comunità». Sono le parole con cui il commissario straordinario, Giuseppe Mareschi, ha pronunciato a mezzogiorno nel Duomo di Santo Stefano, quando, appena conclusa la Messa domenicale, ha annunciato l’importante riconoscimento al pievano, a Nimis dal lontano 1978 e che il primo gennaio ha compiuto 80 anni, peraltro portati splendidamente. Un annuncio accolto da tutti con un calorosissimo applauso e con emozione da parte dell’interessato, per il quale si è trattato di un’autentica, e quindi ancora più gradita, sorpresa. Bocche cucite, infatti, da parte di tutti coloro che sapevano dell’iniziativa fino all’ultimo. E la cosa è riuscita perfettamente.
«Avevo avvertito strani movimenti stamattina – ha detto don Rizieri, visibilmente commosso -, ma non mi sarei aspettato questa festa bellissima. Grazie di cuore a tutti voi e in particolare al Comune e al suo commissario. Ho compiuto 80 anni e oltre 46 ne ho passati qui con voi, per cui vorrò rimanere qui anche quando il Signore mi chiamerà. E sulla mia lapide – ha aggiunto – desidero che, sotto nome e cognome, venga scritto “Fêi di Diu, come te”».

Si è trattato di una Messa molto bella e partecipata perché, ricorrendo la festa post-natalizia della “Parola di Dio”, era stata organizzata proprio per oggi la cerimonia con la quale i genitori hanno consegnato ai loro bambini, che quest’anno si accosteranno alla Prima Comunione, una copia del Vangelo. E proprio da una significativa pagina di Luca monsignor De Tina ha attinto per approfondire il tema, sottolineando come ognuno di noi, con la propria sensibilità, possa sintonizzarsi con la Voce del Signore. Al termine del rito, quindi, il conferimento all’arciprete della Cittadinaza benemerita, introdotta da un breve intervento del presidente del consiglio pastorale, Pietro Nocera, il quale – interpretando i sentimenti della popolazione di Nimis, Chialminis, Ramandolo e Torlano -, ha sottolineato quanto sia grato il paese per quanto ha fatto e sta ancora facendo don Rizieri. Ed è proprio questo senso di gratitudine che ha spinto il consiglio stesso a proporre il riconoscimento comunale per il parroco. «Una proposta – ha detto il dottor Mareschi – a cui non potevo e non volevo dire di no. Io, però, sono qui come commissario straordinario e quindi ho un ruolo prettamente tecnico. Ma ci sono questioni che, una volta aperte devono essere risolte, e così ho pensato di chiedere a chi, nel tempo, ha rappresentato l’intera Comunità di Nimis, gli ex sindaci. La risposta è stata immediata, sincera e unanime, e quindi ho ritenuto di poter accogliere la proposta del consiglio pastorale».

Il commissario comunale ha quindi proposto un breve profilo del festeggiato. «Don Rizieri De Tina, nativo di Zompicchia di Codroipo e che il primo gennaio scorso ha compiuto 80 anni, è stato ordinato sacerdote – ha ricordato Mareschi – il 26 settembre 1970. E, dopo esperienze pastorali nella vicina Tarcento, in particolare a Coia e Sammardenchia, nel 1978 è giunto in questo paese assieme al nuovo arciprete Luigi Murador, a don Luigi Gloazzo e a don Flaviano Veronesi: negli anni dell’immediato post-terremoto, l’allora arcivescovo Alfredo Battisti aveva infatti voluto dare vita a una nuova esperienza pastorale proprio a Nimis che nel frattempo era rimasto senza parroco. Nel 1984, dopo la prematura scomparsa di monsignor Murador, don Rizieri, che nel frattempo si era occupato anche di Monteaperta, è stato scelto quale nuovo pievano, Da allora ha ininterrottamente svolto il suo servizio pastorale a Nimis, desiderando rimanere a offrire il proprio impegno sacerdotale anche al compimento dei 75 anni, quando ha rinunciato, come prescritto, alla responsabilità materiale della Pieve, che è stata invece affidata al parroco di Faedis che ne è divenuto amministratore». Il dottor Mareschi, annunciata infine la nomina, ha concluso citando una battuta dello stesso don Rizieri che dice di essere «un predi di pais, robe di curtil». «Ma è proprio in questo “curtil” – ha aggiunto – che il parroco ha scritto, assieme a voi e e al Padre Eterno, il libro più bello: quello della vita». E alla fine, in fondo alla Chiesa – visto il maltempo -, non poteva mancare un brindisi con tanti manicaretti preparati da persone generose, sempre pronte a collaborare con la Parrocchia.

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina riceve l’attestato di Cittadino benemerito del Comune di Nimis dal dottor Giuseppe Mareschi; all’interno, gli interventi del direttore del consiglio pastorale Pietro Nocera, dello stesso commissario e del parroco che ringrazia per l’importante riconoscimento. Infine, due momenti della cerimonia della consegna del Vangelo da parte dei genitori ai bambini della Prima Comunione e il Duomo pieno di fedeli.