Grado, perché così pochi bambini o ragazzi nei Cimiteri? Ecco la riflessione di monsignor Nutarelli il giorno dei Santi. “Vanno alle feste di Halloween, ma non sanno guardare in faccia la morte”

di Giuseppe Longo

«Da tempo mi colpisce il fatto che nei Cimiteri si vedano sempre meno bambini o ragazzi. Non è colpa loro — sia chiaro — è colpa di noi adulti, che per una strana idea pensiamo di proteggerli nascondendo la morte, o peggio ancora trasformandola in un gioco. Ieri era il 31 ottobre: ho visto bambini vestiti da scheletri, da zombie… e poi, quando nella vita vera arriva il dolore, non sanno più cosa farsene, di quella paura mascherata da gioco». Sono le parole con cui monsignor Paolo Nutarelli ha introdotto le sue riflessioni il giorno dei Santi – nella vigilia della commemorazione dei Defunti – durante il tradizionale rito nel Cimitero di Grado, che ha visto anche la suggestiva cerimonia dell’arrivo della Fiaccola alpina della Fraternità, presenti il sindaco Giuseppe Corbatto, pubblici amministratori, Forze dell’Ordine e rappresentanti delle associazioni cittadine. «Anche quest’anno – ha aggiunto l’arciprete, che aveva accanto don Gianni Medeot, il cappellano militare che torna sempre per le festività nella sua Grado – ho accompagnato famiglie nel lutto, e mi ha colpito vedere talvolta nipoti assenti ai funerali dei nonni, ma presenti alle feste di Halloween. Il mio sia chiaro non è una critica o un giudizio negativo a priori, ma mi chiedo: che cosa stiamo insegnando loro? La morte esiste, è parte della vita. Se non accompagniamo i piccoli a guardarla in faccia con verità, quando cresceranno rischieranno di crollare come alberelli senza radici. È un tema educativo, profondo, che ci interpella come genitori, come nonni, come Comunità».


Don Paolo aveva esordito sottolineando che «in questa giornata dei Santi, in questo luogo santo, siamo raccolti tra le tombe dei nostri cari. Ma se ci pensiamo bene, non siamo “tra i morti”, siamo tra i viventi: loro vivono in Dio, e noi camminiamo ancora nel tempo. È un incontro, quello di oggi, tra la terra e il cielo». E poi era entrato subito nel vivo delle sue riflessioni legate alla particolare giornata, tanto che ha detto «vorrei condividere con voi tre pensieri che nascono dal cuore, dal Vangelo e dall’esperienza di questi giorni». E il primo è stato proprio quello che «la morte non va nascosta ai bambini». Il parroco ha quindi osservato che il «Cimitero è un luogo di Comunità», aggiungendo che «qui ognuno dei nostri cari è parte della vita di molti altri» e che «la morte non è mai un fatto privato. Ecco perché è importante vivere questo luogo non come una stanza del cuore chiusa, ma come una piazza di memoria condivisa. Talvolta rischiamo di privatizzare la morte, di chiuderla dentro le mura di casa, mentre la morte — come la vita — appartiene a una comunità di relazioni. Il Cimitero, invece, ci ricorda che non siamo soli nel nostro dolore: il pianto, la preghiera, il ricordo diventano un gesto collettivo, che ci unisce». Infine, una considerazione alla luce della fede, perché – ha sottolineato monsignor Nutarelli – «siamo viventi tra viventi. Noi preghiamo per loro, e loro — credetemi — pregano per noi. Lo dice il Vangelo di oggi, quando Gesù proclama le Beatitudini. È la parola di chi non spegne la vita con la morte, ma la trasforma in eternità».


E ieri, come detto, anche Grado ha reso omaggio ai suoi morti, a cominciare da quanti hanno lasciato la comunità isolana nell’ultimo anno (1° ottobre 2024 – 30 settembre 2025). Lungo e triste l’elenco – un centinaio di defunti – pubblicato sull’ultimo numero di Insieme, il bollettino settimanale della Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia. E a proposito della giovanissima Martire venerata a Grado, domenica prossima verrà celebrata la festa della Dedicazione della Basilica patriarcale. Il massimo Tempio isolano venne consacrato il 3 novembre del 579, quindi l’anniversario ricorre proprio oggi. Ma la celebrazione avviene tradizionalmente la domenica successiva che quest’anno cade il 9 novembre. Ma ne riparleremo.

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In copertina e all’interno, la cerimonia nel Cimitero di Grado presieduta da monsignor Nutarelli e che ha visto anche l’arrivo della Fiaccola alpina della Fraternità.

(Foto da ChiesaGrado – Insieme)

A Grado Giornata del Ringraziamento e Benedizione del Mare con una preoccupata riflessione di monsignor Nutarelli: rischiamo di diventare un’isola di “seconde case”, una città che purtroppo invecchia senza giovani

di Giuseppe Longo

La comunità cristiana di Grado ha vissuto una importante settimana, cominciata domenica scorsa con la solennità della Beata Vergine del Rosario e culminata ieri pomeriggio con la grande festa delle Cresime amministrate a venticinque ragazzi dall’arcivescovo Carlo Redaelli, oltre alla celebrazione di due Battesimi. Ma tornando, alla ricorrenza di otto giorni fa – che ha visto anche lo snodarsi della processione pomeridiana con la tradizionale “Benedizione del Mare”, dopo la Supplica alla Madonna di Pompei -, meritano d’essere ricordate le preoccupate riflessioni che monsignor Paolo Nutarelli ha fatto nell’omelia pronunciata durante la Messa solenne celebrata in latino nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, rito accomunato all’annuale festa che conclude la stagione estiva e che è stato reso ancora più festoso e partecipato dalla presenza della Corale orchestrale “Santa Cecilia”, diretta da Anello Boemo. Mentre alla processione pomeridiana ha suonato, come al solito, la Banda cittadina di Grado, guidata da Nevio Lestuzzi.

«Questa domenica – ha detto, infatti, l’arciprete – coincide con la nostra Giornata del Ringraziamento. Ringraziamo per l’estate vissuta, per il lavoro che tanti hanno svolto, per le famiglie che hanno trovato qui riposo e serenità, per i volontari e per gli operatori turistici che con impegno e sacrificio hanno reso possibile un’accoglienza degna della nostra tradizione. È bello ricordare che la vocazione di Grado è l’accoglienza: il turismo non è solo un settore economico, ma diventa per noi una vera vocazione pastorale. Accogliere chi viene in vacanza, per noi Parrocchia, significa annunciare con gesti concreti la bellezza del Vangelo. Ma con il “grazie” – ha proseguito don Paolo – è giusto anche tentare di capire la nostra storia e dove stiamo andando, quale direzione stiamo percorrendo. Come ho ricordato recentemente alla presentazione di un libro su Grado e la sua storia, rischiamo di diventare una comunità di sole “seconde case”, una città svuotata della sua identità, che invecchia senza giovani». E ancora: «In questi anni ho potuto conoscere tante giovani coppie che vorrebbero “fare famiglia qui”, ma non ne hanno la possibilità. Senza nuove famiglie, senza ragazzi che crescono, senza la presenza viva di chi abita stabilmente l’isola, il nostro tessuto comunitario si impoverisce. Questo grande problema deve essere affrontato. Non so come… ma sarebbe bello — e lo auspico — se potessimo insieme iniziare una riflessione concreta. Abbiamo bisogno di visioni, e soprattutto del coraggio di fare scelte che sappiano mettere insieme sia l’aspetto economico che quello sociale, per tentare così di invertire la rotta. Credo, proprio, che sia urgente andare a scuola dalla Vergine Maria: per imparare sempre più a custodire e contemplare i misteri della nostra storia… a custodire il passato, a vivere con gratitudine il presente, ed a progettare il futuro con fiducia». Monsignor Nutarelli aveva, invece, esordito facendo riferimento anche «alle tragedie della nostra storia contemporanea – penso all’Ucraina, a Gaza e a tutti i luoghi del mondo dove si combatte – sembra che la violenza spenga la speranza, e non ci sia mai una fine: violenza chiama violenza, vendetta chiama vendetta… e la brutalità della guerra sembra non finire mai». Ma per fortuna, proprio durante questa settimana, è stata raggiunta una importante intesa quale solida premessa affinché il Medio Oriente, come tutti auspichiamo, possa ritrovare la pace. «Maria – ha poi aggiunto il celebrante – ci indica una strada: la preghiera. Una preghiera che forse non cambia la storia, ma cambia il nostro cuore con cui ci confrontiamo con essa. È da un cuore credente e rinnovato che può nascere anche un mondo nuovo. Ed è proprio da questa Fede, piccola ma vera, che può nascere anche il nostro ringraziamento. Solo chi crede riesce a dire “grazie”. Solo chi riconosce tutto come dono riesce a guardare con gratitudine alla vita. Ed a ciò che ha vissuto».
Nel pomeriggio, come dicevamo, l’arciprete Nutarelli, accompagnato dal vicario Mauro Belletti e da don Gianni Medeot, ha guidato la solenne processione con l’antica statua della Madonna degli Angeli – non quella che viene portata annualmente al Pellegrinaggio di Barbana, ma quella che è conservata tutto l’anno nella Chiesa di San Crisogono a Città Giardino e che viene portata in Basilica soltanto per la festa del Rosario -, attraversando diverse vie cittadine fino a raggiungere la diga Nazario Sauro dove si è ripetuto il suggestivo rito della “Benedizione del Mare”, invocando protezione sulla prossima stagione turistica. Come dire che la Giornata del Ringraziamento per la Stagione 2025 s’intreccia con un auspicio di positività per quella che verrà, nell’estate 2026.

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In copertina e all’interno alcune belle immagini della processione mariana e della “Benedizione del Mare” rito che era cominciato in Basilica con la Supplica alla Madonna di Pompei.

(Fotocronaca di Laura Marocco
 Foto Ottica Marocco Grado)

Oggi a Grado è la Festa del Rosario e del Ringraziamento per la stagione estiva. Monsignor Nutarelli: avremo la forza per ripartire con nuovo slancio per il futuro

di Giuseppe Longo

«Ringraziamo per l’estate vissuta, per il lavoro che tanti hanno svolto, per le famiglie che hanno trovato qui riposo e serenità, per i volontari e per gli operatori turistici che con impegno e sacrificio hanno reso possibile un’accoglienza degna della nostra tradizione. È bello ricordare che la vocazione di Grado è l’accoglienza: il turismo non è solo un settore economico, ma diventa per noi una vera vocazione pastorale. Accogliere chi viene da lontano significa annunciare con gesti concreti la bellezza del Vangelo». Sono soltanto alcune delle parole che monsignor Paolo Nutarelli ha preparato per la Messa solenne della Madonna del Rosario.  Dopo il rito in latino di stamane, accompagnato dal Complesso corale-orchestrale “Santa Cecilia” diretto dal maestro Anello Boemo, alle 16.15, ancora nella Basilica patriarcale, ci sarà l’annuale Supplica alla Madonna di Pompei seguita dalla processione con l’antica statua della Madonna degli Angeli che, giunta dalla Chiesa di San Crisogono in Città Giardino, è stata portata in Sant’Eufemia domenica scorsa ed esposta nel presbiterio dove è stata venerata per tutta la settimana. Se le condizioni del tempo lo consentiranno, il corteo raggiungerà la diga per la tradizionale “benedizione del mare”.

Corale-orchestrale con il maestro Boemo.

Oggi, infatti, in concomitanza con la grande festività religiosa, la Parrocchia di Grado celebra anche la Giornata del Ringraziamento, come ha annunciato l’arciprete in un messaggio indirizzato a tutti gli operatori turistici dell’Isola. «Nella nostra Comunità di Grado – esordisce don Paolo – il mese di ottobre si aprirà con una ricorrenza che profuma di fede, di tradizione e di gratitudine: la Festa della Madonna del Rosario, domenica 5 ottobre che da numerosi anni coincide come Giornata del Ringraziamento per la stagione estiva. Per la nostra Città, l’estate non è semplicemente una parentesi di sole e mare: è tempo di lavoro, di accoglienza, di relazioni. Grado vive una vera e propria vocazione turistica, che coinvolge famiglie, operatori, giovani e anziani, tutti impegnati a rendere speciale l’esperienza di chi sceglie la nostra isola per le vacanze. Non si tratta solo di un motore economico: l’estate diventa occasione di incontro, di condivisione e di crescita, dove si intrecciano volti e storie provenienti da ogni parte del mondo».
Il parroco poi continua: «Un pensiero particolare va tutti voi Operatori turistici: albergatori, ristoratori, commercianti, addetti alle spiagge, lavoratori stagionali e professionisti dell’accoglienza. Con la vostra dedizione e passione avete reso possibile, anche quest’anno, accogliere migliaia di ospiti, trasmettendo il calore e la bellezza della nostra isola. Il vostro impegno, spesso silenzioso e faticoso, è un dono prezioso per la nostra Comunità e per la vocazione stessa di Grado. Ecco perché il “dire grazie” assume oggi un significato ancora più profondo. Non è un gesto formale né un’abitudine scontata: è riconoscere che ciò che abbiamo vissuto, pur tra fatiche e difficoltà, è un dono. Ringraziare significa aprire gli occhi sulla bellezza che ci circonda, saper riconoscere il valore di chi lavora dietro le quinte, la dedizione dei volontari, la presenza dei turisti e dei pellegrini, la fedeltà di chi, anno dopo anno, continua a credere nella nostra isola. La Festa della Madonna del Rosario diventa allora l’occasione giusta per sostare, per elevare lo sguardo a Maria, donna del grazie e della fiducia, ed imparare da lei a non smettere mai di ringraziare. In un mondo che spesso corre e pretende, fermarsi a dire “grazie” è un atto rivoluzionario: significa scegliere di non dare nulla per scontato, di riconoscere il bene, anche piccolo, che ci sostiene e ci fa camminare. È un modo per custodire le relazioni, rafforzare i legami e ripartire con nuovo slancio verso il futuro». Monsignor Nutarelli ricorda, infine, che «la processione nel pomeriggio con la “benedizione del mare” sarà il cuore di questa giornata: con Maria, sotto il suo sguardo materno, Grado vuole dire grazie per l’estate vissuta, e consegnare al Signore il cammino che ci attende nei mesi che verranno».

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli guida la processione per l’ingresso nella Basilica di Sant’Eufemia dell’antica statua della Madonna degli Angeli.

Grado, il Ricreatorio Spes struttura di particolare rilevanza pubblica e sociale a favore della gioventù isolana: ok della Giunta alla convenzione quinquennale fra Comune e Parrocchia per il suo utilizzo

di Giuseppe Longo

«Oratorio, luogo di incontro, di relazioni e di crescita condivisa»: è il profilo dello Spes di Grado, il Ricreatorio di Città Giardino, oggetto ultimamente di un importante progetto di riqualificazione che ha reso più moderna e funzionale la struttura edificata negli anni Novanta. Caratteristiche e funzioni, quello dello Spes – che in latino significa “speranza” -, sottolineate nella convenzione siglata, a suo tempo, tra il Comune di Grado e la Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia per l’utilizzo degli impianti a favore di tutta la comunità. E ora, con una delibera adottata il 23 settembre scorso, la Giunta municipale, sotto la presidenza del sindaco Giuseppe Corbatto, ha approvato la stessa convenzione con durata quinquennale (2025-2030), appunto tra Comune e Parrocchia, per la «valorizzazione e la gestione condivisa delle attività educative, sportive, sociali e culturali del Ricreatorio Spes». Per cui, con questo atto comunale, si porta a compimento il percorso avviato lo scorso anno con il protocollo d’intesa firmato dall’allora commissario straordinario – che aveva retto il Municipio prima delle elezioni che hanno portato alla scelta dell’attuale amministrazione -, confermando «la particolare rilevanza pubblica e sociale che il Ricreatorio riveste per la città di Grado».

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Al via i riti del Rosario

La comunità parrocchiale di Grado si prepara a celebrare domenica prossima, prima di ottobre, la grande festa della Madonna del Rosario, la quale coincide tradizionalmente con la Giornata del Ringraziamento per la stagione estiva. In vista dell’importante appuntamento, è stata accolta stamane nella Basilica di Sant’Eufemia l’Antica Immagine della Madonna degli Angeli, che durante l’anno è venerabile nella Chiesa di San Crisogono a Città Giardino. Per cui con domani inizierà una settimana di preghiera in preparazione alla solennità del 5 ottobre, quando ci sarà anche la tradizionale Supplica alla Madonna di Pompei seguita dalla processione sulla diga Nazario Sauro con la benedizione del mare. Al mattino ci sarà, invece, la Messa solenne animata dalla Corale orchestrale “Santa Cecilia”

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Il parroco, monsignor Paolo Nutarelli, ha espresso la sua riconoscenza all’esecutivo isolano: «Desidero ringraziare l’Amministrazione comunale per avere reso possibile questo traguardo. Da una parte la nostra gratitudine va al commissario straordinario Augusto Viola che aveva avviato il percorso, dall’altra al sindaco Giuseppe Corbatto e alla sua Giunta per averlo portato a compimento. Il Ricreatorio è, e rimane, un polmone educativo e aggregativo per la città: luogo di crescita per bambini e ragazzi, ma anche spazio a servizio delle famiglie, delle associazioni e delle diverse generazioni». «Siamo soddisfatti di questo accordo – ha affermato a sua volta il primo cittadino -, che riconosce e sostiene la funzione sociale del Ricreatorio Spes. La collaborazione con la Parrocchia è per noi un segno di fiducia reciproca e di impegno comune: investire nei giovani, nell’educazione e nell’aggregazione significa investire nel futuro di Grado».
«La convenzione, nel solco del carisma educativo di San Giovanni Bosco – ha concluso l’arciprete Nutarelli -, riconosce dunque il valore dello Spes come oratorio, luogo di incontro, di relazioni e di crescita condivisa. In questo senso, Comune e Parrocchia riaffermano congiuntamente l’impegno a valorizzare e sostenere questa realtà, a beneficio dell’intera comunità gradese». Come si diceva, il Ricreatorio è stato oggetto in questi ultimi anni di un’ampia opera di ammodernamento della struttura che volle edificare per i giovani e i ragazzi dell’Isola l’indimenticabile monsignor Slvano Fain, del quale si sono appena ricordati i ventisette anni dalla scomparsa. Un lavoro complesso, inaugurato poco più di un anno fa con una festosa cerimonia presieduta dall’arcivescovo Carlo Redaelli. Un lavoro complesso che ha comportato anche una spesa notevole per la Parrocchia, la quale ha fatto fronte – e continua a farlo – anche grazie alla generosissima risposta della comunità al suo appello per un aiuto economico.

 

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In copertina e all’interno alcune immagini del Ricreatorio Spes di Grado Città Giardino e il suo protettore San Giovanni Bosco.

Lo storico campanile di Grado non ha problemi strutturali, ma richiede un immediato restauro. Nuovo appello di monsignor Nutarelli per superare le lentezze burocratiche: “Da tempo sono a disposizione 2 milioni di euro”

di Giuseppe Longo

Lo storico campanile di Grado, quello del famoso “Anzolo”, fortunatamente non ha problemi strutturali, sebbene da molti anni, come è noto, per prudenza non risuonino più i sacri bronzi. Tuttavia, richiede una immediata opera di restauro dei materiali di superficie che possa sanare ogni eventuale fonte di pericolo per la pubblica sicurezza. «Le operazioni di battitura in quota – rende noto, infatti, la Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia – hanno evidenziato un degrado visivo basso sulla facciata nord-est, localizzato in prossimità delle aperture della cella campanaria, l’assenza di criticità sulla facciata nord-ovest e un degrado visivo medio-alto sulle facciate sud-est e sud-ovest, localizzato sempre principalmente in prossimità delle aperture della cella campanaria. La perizia ha, quindi, evidenziato che le criticità riguardano lo stato superficiale dei materiali costitutivi e non aspetti strutturali. Proprio per questo motivo, gli interventi di restauro e consolidamento restano urgenti e non più rinviabili, così da preservare e valorizzare un patrimonio di altissimo valore storico ed artistico».

Monsignor Paolo Nutarelli

«In queste ore – aggiunge la nota di monsignor Paolo Nutarelli -, a seguito della perizia tecnica richiesta dopo le segnalazioni relative al campanile della Basilica di Sant’Eufemia, è stato possibile ridurre sensibilmente l’area interdetta attorno al monumento e dare continuità tra Calle del Palazzo e Calle Lunga, rendendo di nuovo accessibile il portale principale della Basilica. Grazie alla nuova organizzazione degli spazi, nei prossimi giorni verrà predisposto un tunnel pedonale protetto che consentirà di collegare nuovamente “le due piazze”. La collaborazione tra gli Uffici comunali e i professionisti della Parrocchia ha permesso di realizzare le nuove perimetrazioni, grazie anche alla pronta disponibilità della ditta Edilgrado, che ha predisposto gli apprestamenti necessari».
Ancora l’arciprete di Grado: «La perizia é stata fatta dall’ingegnere Alfredo della Coletta della società Insitu di Trieste specializzata nella diagnostica strutturale e nella verifica dei materiali nel settore dei controlli non distruttivi e minimamente invasivi applicati all’ingegneria. Dispiace constatare – sottolinea però monsignor Nutarelli – che, pur essendo già da tempo disponibili i contributi stanziati dalla Soprintendenza (pari a circa 2 milioni di euro), si sia dovuti ricorrere ad una nuova perizia per avviare l’iter dei lavori, con un costo di quasi 8.000 euro *interamente a carico della Parrocchia* oltre le spese per la delimitazione degli spazi (sempre a carico della Parrocchia)». Per cui il parroco aggiunge: «La Comunità auspica che questo ulteriore passaggio possa ora accelerare le procedure e che i lavori possano iniziare quanto prima, restituendo alla Basilica e all’intera città di Grado un campanile in piena sicurezza e bellezza».
«Il nostro campanile -osserva infine monsignor Nutarelli – non è solo un’opera d’arte o un punto di riferimento architettonico: è il cuore pulsante della nostra comunità, un segno che veglia sulla vita di Grado e accoglie chi arriva sull’Isola. Le difficoltà burocratiche e i costi imprevisti che abbiamo dovuto affrontare non devono spegnere la speranza: anzi, ci spronano a guardare avanti con fiducia. Il fatto che le criticità non riguardino la struttura ma solo lo stato superficiale dei materiali era ed é un fatto conclamato: fanno fede le tante segnalazioni che abbiamo fatto alle autorità competenti. Quanto successo in queste settimane è un invito a non rimandare più gli interventi. Ora attendiamo con pazienza e determinazione che le pratiche si sblocchino e i lavori possano finalmente iniziare».
«La cosa che più rammarica – afferma infatti monsignor Nutarelli – è questa lentezza burocratica (visto che il finanziamento c’è) e che ciò sta gravando sull’economia della Parrocchia… Facendo una battuta: il campanile è di tutti, ma chi paga è solo la Parrocchia. A parte le battute, speriamo che questa brutta storia possa accelerare il percorso di consolidamento. Io devo ringraziare le tante persone, insieme all’amministrazione comunale, che con la loro professionalità e passione ci stanno dando una grande mano a gestire questa emergenza». E l’arciprete conclude: «Lunedì 29 settembre celebreremo la festa liturgica dell’Arcangelo Michele, il nostro “Anzolo”: affidiamo a lui la protezione della nostra Comunità e la custodia di questo nostro luogo santo. Risuonino nel nostro cuore le parole della canzone “Per questo sora ‘l campanil per senpre restarè». Un auspicio, quello di monsignor Nutarelli, sicuramente fatto proprio da tutti i gradesi, e non solo. Perché anche i turisti o comunque frequentatori abituali di Grado amano la Basilica e il suo possente campanile. Tanto che tutti attendono con fiducia che i tempi del definitivo restauro si accorcino. Che bello sarebbe poter anche riascoltare la “voce” vera, gioiosa e solenne, delle campane di Sant’Eufemia, la giovane martire protettrice di Grado di cui si è appena celebrata la memoria.

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In copertina, i tecnici “arrampicati” sul campanile di Sant’Eufemia per le verifiche strutturali; qui sopra, un’immagine del sagrato della Basilica come appare oggi dopo la riduzione delle limitazioni.

Grado, sicurezza dello storico campanile della Basilica: imminente il responso delle verifiche riguardanti la sua stabilità

di Giuseppe Longo

GRADO – Transennato da otto giorni, per motivi di sicurezza, il maestoso campanile della Basilica di Grado. Ma la settimana entrante si conoscerà l’esito delle verifiche sulla stabilità della vetusta torre per cui se la risposta dei tecnici sarà positiva, come tutti ovviamente auspicano, potrà essere riaperto il passaggio pedonale e dei mezzi autorizzati sul sagrato di Sant’Eufemia. Così potrà essere nuovamente attraversato anche il portale principale della Chiesa patriarcale, tanto che i fedeli e i visitatori non saranno più costretti a passare con disagio, in entrata e in uscita, per la porta piccola. «Come quella del Paradiso», ha detto stamane, con una simpatica battuta, monsignor Paolo Nutarelli annunciando, al termine della Messa solenne – quella “internazionale” celebrata in latino, dopo la quale si è recato a rendere omaggio alla Madonna degli Angeli -, che i prossimi giorni saranno appunto quelli decisivi.

Monsignor Nutarelli rende omaggio alla Madonna degli Angeli in Basilica.

La chiusura della piazza era avvenuta, proprio, una settimana fa, quando chi si era recato a Messa in Basilica o semplicemente si trovava a passare per Campo dei Patriarchi e Campo Patriarca Elia aveva trovato transennato lo storico campanile dell’Anzolo segnavento, in seguito a un immediato intervento dei Vigili del Fuoco. A darne notizia era stata la stessa Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia, attraverso un comunicato di don Nutarelli. «Nella serata di sabato 30 agosto – si leggeva infatti nella nota – i Vigili del Fuoco sono intervenuti a seguito del ricevimento di una Pec, il cui mittente non ci è stato reso noto, con la quale veniva segnalata la possibilità di caduta di mattoni e altro materiale costitutivo delle pareti del campanile». I pompieri hanno quindi «provveduto ad un primo esame visivo non rilevando presenza di materiale; ma, in via cautelativa, hanno dovuto provvedere a transennare l’area per sicurezza fino alle prossime azioni di verifica da parte di una ditta specializzata». Quello che, cioè, è avvenuto in questi giorni e che a breve giungerà a conclusione.
Nella nota si ricordava che «sia la Parrocchia sia il Comune, già nei mesi scorsi, avevano provveduto a segnalare alla competente Soprintendenza la situazione del campanile, pur nella certezza che non vi fossero pericoli di imminente caduta», per cui concludeva assicurando che la «comunità sarà tempestivamente aggiornata sugli sviluppi». Ed è quanto il parroco ha fatto proprio stamane.
Sempre al termine della Messa, conclusa dalla tanto amata “Madonnina del Mare”, monsignor Nutarelli, ricordando come settembre sia un mese ricco di feste mariane – domani, 8 settembre, Natività della Madonna, venerdì 12 Santissimo Nome di Maria e lunedì 15 Beata Vergine Addolorata – la Corale “Santa Cecilia”, diretta dal maestro Anello Boemo, dedicherà una serie di canti alla Madre di Cristo, attingendo dal prezioso repertorio liturgico gradese. L’appuntamento, con ingresso libero, si terrà proprio il 12 settembre alle 21. Dopodomani, martedì, alla stessa ora, e sempre in Basilica, ci sarà un concerto di musica sacra del Tergeste Vocal Ensemble, organo e direzione di Riccardo Cossi. Saranno proposte musiche di Mendelsshon, Hassler e De Grassi. Con questi nuovi appuntamenti si avvia, dunque, a conclusione la ricca estate musicale che ha avuto quale meravigliosa cornice proprio la Chiesa di Sant’Eufemia che ha ospitato anche numerosi concerti della sempre bellissima stagione di Musica a 4 Stelle.

Il campanile dell’Anzolo.

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In copertina, Campo dei Patriarchi transennato dinanzi alla Basilica di Sant’Eufemia a Grado.

Riecco i “creativi” di Nimis (e non solo) sul Prato delle Pianelle. E domani festa della Natività della Madonna debuttano anche originali campanelline di… stoffa

di Giuseppe Longo

NIMIS – Da sempre le campanelle di terracotta, il cui gioioso tintinnìo sul Prato delle Pianelle annuncia l’annuale festa della Natività della Madonna, sono il simbolo dei plurisecolari (oltre 500 anni!) festeggiamenti settembrini di Nimis, tanto da essere meglio conosciuti come “Sagre des Campanelis”. E quest’anno se ne aggiunge un altro del tutto originale: quello delle campanelline di… stoffa.. Sono già in mostra dall’inizio della sagra, e acquistabili come originale ricordo di “Madone di Setembar”, sul bancone della pesca di beneficenza, ma faranno il loro debutto “ufficiale” domani, 8 settembre, quando Nimis celebrerà la grande festa mariana. E lo faranno nell’ambito della seconda edizione del “Mercatino dei Creativi” che è stato aperto stamane con le sue colorate bancarelle, nelle quali, accanto agli espositori locali, figurano anche artisti e artigiani di altri paesi.
Ha avuto la bellissima idea di creare queste particolari campanelline di pezza Donata Gervasi. Una «novità assoluta» ha definito lei stessa la propria iniziativa che ha avuto l’intento di realizzare qualcosa di nuovo che potesse suscitare interesse, per cui «stavolta – ha raccontato – mi sono focalizzata unicamente sul simbolo della sagra: le campanelle. Io lavoro con la stoffa ed è stata anche un’autentica sfida riuscire ad ottenere un oggetto così particolare, partendo da un materiale così morbido. E ho trovato persino il modo per farle suonare!». E ha aggiunto: «Le mie campanelle sono infrangibili (quindi adatte anche ai bambini), ecosostenibili (ho usato avanzi di materiali che avevo in casa) e sono tutti pezzi “unici”. Le ho dedicate ai miei genitori (chi non si ricorda di “Tite e Alvirute”?, ndr): la mamma mi ha insegnato a cucire, il papà si è sempre dedicato anima e corpo alla nostra bella sagra». Difatti, Giobatta Gervasi è ricordato per essere stato a lungo uno dei “motori” più importanti della sagra, quando la sua organizzazione avveniva tramite quel Comitato festeggiamenti che poi ha fatto da battistrada alla nascita della Pro Nimis.
Occhi puntati, dunque, sul “Mercatino dei Creativi” che, come ha scritto Maria Ceschia – bravissima artista e promotrice fin dall’anno scorso dell’apprezzata manifestazione settembrina – si apre con «due giorni all’insegna della creatività e della fantasia» e che l’ingresso di espositori esterni a Nimis ha fatto diventare la mostra «ancora più accattivante e ricca di proposte uniche e originali». Per cui sarà una «occasione speciale per scoprire opere d’arte, manufatti artigianali e creazioni originali che sapranno stupirvi e per viver nel modo migliore la festa del nostro paese».
Una proposta in più, dunque, e sicuramente molto gradita nei due giorni principali dell'”Antighe Sagre des Campanelis” che avrà il culmine proprio domani, 8 settembre, quando Nimis vivrà la sua festa patronale – anche se i veri protettori sono i Santi Gervasio e Protasio, titolari della Chiesa matrice, che si venerano a fine giugno – ricordando appunto la nascita della Madre di Gesù.

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In copertina, le originali campanelline di stoffa create da Donata Gervasi ed esposte sul bancone della pesca di beneficenza.

I nomi dei “martiri di Torlano” vivano in noi spronandoci a lavorare per la pace: il monito che sale da Nimis e Portogruaro commemorando l’Eccidio di 81 anni fa

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Non lasciamo che questi nomi restino solo scritti su una lapide. Facciamoli vivere nei racconti, nelle scuole, nelle case. Facciamoli vivere con l’esempio, con l’attenzione verso gli altri, con la responsabilità che ogni cittadino ha nel costruire una società più giusta, più attenta, più umana. Torlano non è solo passato. È futuro, se scegliamo di ricordare». È l’invito-appello, che non lascia spazio a fraintendimenti e che il nuovo sindaco di Nimis, Fabrizio Mattiuzza, ha rivolto ieri mattina dal cimitero di Torlano, dinanzi al sacello che custodisce i resti di quelle trentatrè vittime innocenti – uomini, soprattutto giovani, ma anche tante donne con bambini anche in tenera età – dell’efferata strage nazifascista consumata all’alba del 25 agosto 1944 e che è passata alla storia come “Eccidio di Torlano”.

Una commemorazione molto partecipata e sentita, presente, come ogni anno, una delegazione del Comune di Portogruaro, la città della provincia di Venezia dalla quale provenivano i De Bortoli, una famiglia di mezzadri che, sfrattata, si vide costretta a cercar fortuna nella pedemontana. Ed è quella che pagò di più: falciati dalla ferocia del “Boia di Colonia” i genitori e ben sette bambini. Altri due riuscirono a salvarsi: Paolo, scomparso pochi anni fa, e Gina, che alla commemorazione del 2024 aveva desiderato essere presente nonostante le tante primavere sulle spalle. La cerimonia ha visto la partecipazione di numerose rappresentanze combattentistiche e d’arma – tra cui quelle dei Partigiani Osoppo Friuli, con il presidente Roberto Volpetti, e del coordinamento Morenico dell’Anpi -, sindaci e amministratori dei Comuni vicini, esponenti del Consiglio regionale Fvg e delle Forze dell’ordine. Ed è stata preceduta, nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova, dalla Messa di suffragio celebrata da monsignor Rizieri De Tina, il quale, attingendo dal Vangelo di Matteo, ha ricordato come Gesù avesse invitato a “porgere l’altra guancia” abbandonando la logica dell'”occhio per occhio e dente per dente”, esortando al perdono e all’amore verso i nemici. «Perché, purtroppo, ancora oggi – ha sottolineato il parroco – il male e la violenza hanno il sopravvento e ogni giorno i telegiornali ci propongono una triste conta di vittime che non sono altro che numeri». E nella preghiera per i trentatré Caduti ha accomunato anche il soldato tedesco, la cui uccisione scatenò la tremenda rappresaglia.

Al termine, un silenzioso corteo ha raggiunto il camposanto dove dal 1947, tre anni dopo l’eccidio, riposano i resti di quei poveri morti, ricordati anche come i “martiri di Torlano”. Dopo la benedizione della tomba che li custodisce, riportando su una lapide marmorea i nomi di ognuno, Serena Vizzutti, assessore comunale, ha letto l’agghiacciante cronistoria di quella indimenticabile mattinata d’agosto per tenere viva una memoria che ormai sono rimasti pochi a ricordare di persona. Quindi, il saluto della Regione Fvg con l’intervento del consigliere Edy Morandini, della presidente friulana dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra, Adriana Geretto (che è anche vicepresidente nazionale dell’Anvcg), e del presidente del Consiglio comunale di Portogruaro Pietro Rambuschi – presente pure il sindaco della vicina Cinto Caomaggiore Gianluca Falcomer – che, portata l’adesione dell’intera municipalità della città veneta, ha rievocato con parole commosse il sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, ricordato a perenne memoria nel monumento del cimitero di Summaga, rivolgendo poi un accorato appello all’umanità intera, ancora oggi tanto insanguinata, a trarre esempio anche dalla immane tragedia di Torlano affinché la pacifica convivenza di oltre ottant’anni non abbia a interrompersi con gravissime conseguenze per tutti. Ha chiuso la serie degli interventi il sindaco di Nimis. «Oggi ci ritroviamo, come ogni anno, in questo luogo che è memoria viva della nostra comunità. Non un luogo qualsiasi, ma uno spazio sacro, perché segnato dal dolore e dalla dignità di chi, 81 anni fa, ha perso tutto per mano della violenza cieca della guerra. La memoria è il primo dovere della democrazia», ha sottolineato l’ingegner Mattiuzza che ha aggiunto: «Ma commemorare non basta. Se la memoria resta confinata a un rito, rischia di diventare un’ombra. È oggi, più che mai, che la memoria deve tradursi in impegno concreto. Viviamo tempi in cui i testimoni di quegli orrori ci stanno lasciando. E con loro se ne va la voce diretta della storia. Resta a noi il compito di custodirla, studiarla, raccontarla. Resta a noi, e soprattutto alle ragazze e ai ragazzi di oggi, il dovere di capire da dove veniamo per sapere dove vogliamo andare». Ed ecco il suo monito pressante: «Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi. Non davanti alle guerre che ancora oggi devastano città e famiglie. Non davanti ai segnali di odio, di discriminazione, di violenza che tornano a farsi sentire anche qui, nella nostra Europa, nelle nostre comunità». E ancora: «La storia ci ha insegnato che l’indifferenza è l’anticamera delle tragedie. Che la barbarie non inizia con un eccidio, ma con una parola taciuta, con una mano non tesa, con un “non mi riguarda”. Ricordare Torlano, oggi, è anche questo: è riscoprire il valore della solidarietà. È capire che la pace si costruisce ogni giorno, nelle scelte piccole e grandi, neo gesti verso chi ci è accanto. È scegliere da che parte stare, sempre: dalla parte della dignità umana, della giustizia, della libertà».

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In copertina e all’interno immagini della commemorazione di Torlano: l’intervento del sindaco Fabrizio Mattiuzza, la Messa celebrata da monsignor Rizieri De Tina, il discorso del presidente del Consiglio di Portogruaro Pietro Rambuschi e la benedizione del sacello in cimitero; quindi i saluti di Adriana Geretto ed Edy Morandini.

 

Nimis, nuovo finanziamento regionale per il ponte della Motta che collega con Povoletto: la ricostruzione è più vicina

di Giuseppe Longo

NIMIS – La progettazione per il nuovo ponte della Motta era stata avviata durante l’amministrazione del sindaco Giorgio Bertolla e ora con il finanziamento appena accordato al suo successore, Fabrizio Mattiuzza, potranno accorciarsi i tempi per la ricostruzione della struttura di fine anni Cinquanta che, attraversando il Cornappo, mette in collegamento i Comuni di Nimis e Povoletto a nord di Savorgnano del Torre. Nell’ultima seduta del Consiglio comunale, il primo cittadino ha infatti comunicato che la Regione Fvg, a fronte dei costi lievitati, ha stanziato un ulteriore finanziamento di un milione e duecento mila euro che si somma a quello di oltre due milioni che aveva ottenuto già la Giunta presieduta da Gloria Bressani. Nel dare alla civica assemblea questa importante comunicazione, l’ingegner Mattiuzza ha rivolto un ringraziamento all’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti e ai consiglieri Morandini, Budai e Miani per aver condiviso l’importanza e l’urgenza della realizzazione.

L’assessore Pierpaolo Roberti

Il sindaco Fabrizio Mattiuzza


La nuova opera andrà, dunque, a sostituire quella attuale che deve essere chiusa al traffico ogni volta che, in seguito a precipitazioni abbondanti, s’ingrossa il torrente sottostante. Una criticità quella del ponte della Motta che collega la borgata di Molmentet appunto alla citata frazione di Povoletto, che si sta dunque avviando alla tanto auspicata soluzione. Lo storico manufatto – ha quasi settant’anni – dimostra infatti sempre più la sua precarietà, tanto che aveva costretto proprio la Giunta Bressani a fissare drastiche limitazioni al traffico dei mezzi pesanti e ad avviare le pratiche per una nuova struttura.
Il ponte fu costruito negli anni Cinquanta del secolo scorso proprio per collegare i territori dei due Comuni nella suggestiva zona dove, sebbene sia territorio di Povoletto, i terreni agricoli sono per la maggior parte condotti da agricoltori di Nimis, come lo è pure la famiglia Tomada che gestisce lo storico Fogolâr della Motta. A quell’epoca, il traffico era molto limitato: pochissimi ancora i trattori, per cui i trasporti agricoli avvenivano quasi interamente a trazione animale. Dopo diversi decenni, però, la situazione è profondamente cambiata, il traffico è aumentato e anche i mezzi pesanti sono numerosi. Oltre a ciò, il ponte deve fare i conti con le piene del torrente che, durante questi decenni, sono state numerose e violente. La più grave, come molti ricorderanno, era stata quella del 1991, quando le acque impetuose travolsero ben due ponti (borgo Plovert, prontamente ricostruito, e borgo Valle, ancora sostituito da un guado che viene chiuso a ogni grossa precipitazione). Probabilmente già a quel nubifragio, che causò esondazioni e moltissimi danni, risalgono i primi effetti negativi sulla stabilità del ponte della Motta. Pertanto, il Comune di Nimis, in qualità di capofila, qualche anno fa aveva «inoltrato – come riferito a suo tempo dall’ex sindaco Gloria Bressani, oggi vice di Fabrizio Mattiuzza – domanda di contributo per il finanziamento della demolizione e ricostruzione dell’opera. Per la sua realizzazione la Regione Fvg ha previsto lo stanziamento di complessivi 2 milioni 156 mila euro a valere sugli esercizi finanziari 2022-2023». Per cui ora sarà la civica amministrazione uscita dalle elezioni di aprile, dopo un anno di gestione commissariale, a concludere la progettazione, e quindi la realizzazione, di un ponte adatto ai nostri tempi, risolvendo così prima possibile un problema molto sentito.

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In copertina, il ponte della Motta come appariva stamane; all’interno, durante una piena del Cornappo.

Il Festival Schippers oggi approda in un Tarvisiano autunnale dopo il concerto fra i cavalli di Savogna d’Isonzo e quelli organizzati sul Carso e a Villa Romano

di Giuseppe Longo

MANZANO – Sarà la Chiesa di Sant’Egidio Abate, a Camporosso, ad ospitare questo pomeriggio il quarto e ultimo concerto della seconda serie del Festival Schippers. L’appuntamento nella località tarvisiana è fissato alle 18 e avrà ingresso libero come nelle precedenti serate che, come è noto, sono state ospitate a Castelnuovo di Sagrado, a Case di Manzano e ieri sera a Savogna d’Isonzo. Bellissimo il programma messo a punto dal direttore Carlo Grandi anche per questa seconda tranche e che, come è noto, ha per titolo “Da Mozart e Mendelsshon alla contemporaneità”. Di Felix Mendelsshon Bartholdy, nelle tre citate località, sono state eseguite le cosiddette “romanze senza parole” (Lieder ohne Worte), con le suggestive “Venezianisches Gondollied” – immergono nella bellezza della città lagunare che affascinò anche il musicista di Amburgo – e la trascinante Tarantella, dal sapore squisitamente partenopeo. Di Wolfgang Amadeus Mozart l’Orchestra Schippers ha proposto, invece, il famosissimo Divertimento n. 3 in Fa Maggiore Kv 138 che il Genio di Salisburgo scrisse quando era sedicenne.

Le musiche dei grandi compositori austro-tedeschi si sono intrecciate con quelle del contemporaneo Robert Davidson che, dopo il successo ottenuto nella prima sezione del Festival, il maestro Grandi ha ritenuto opportuno proporre anche in questi nuovi concerti, vista la correlazione dei suoi ritmi con quelli dei due “geni precoci” della musica. Grande partecipazione ed emotività fra il pubblico per “Twenty Twenty” che il compositore australiano scrisse nel 2020 allo scoppio della pandemia, quando il Covid-19, allora più noto come Coronavirus, aveva sconvolto le nostre vite e a lui aveva impedito di festeggiare i ventun anni della figlia. Pagina di grande intensità e suggestione che ha poi lasciato spazio al velocissimo “A Short Hour Unseen” scritto un quarto di secolo fa. Un brano così coinvolgente del quale l’orchestra ha sempre regalato uno più bis, anche per chiudere “con energia”, come ha detto il maestro Grandi l’altra sera a Villa Romano. La bellissima location manzanese ha seguito, infatti, quella di villa Hohenlohe sul Carso goriziano e quella, molto singolare, di ieri sera a Savogna d’Isonzo. Al Rosenbud Horse Club, a causa delle precarie condizioni del tempo, il concerto programmato all’esterno nelle luci del tramonto è stato infatti trasferito dentro la scuderia, a diretto contatto con quei cavalli che la benemerita realtà usa nel suo maneggio per attività riabilitative e per i giovani, fruendo dei benefici dell’ippoterapia.
E oggi, dunque, giunge a conclusione la seconda parte del Festival Schippers. Come detto, l’appuntamento è alle 18 nella Chiesa parrocchiale di Camporosso, ai piedi del monte Lussari e delle bellissime Alpi Giulie. Un vero peccato per questo inizio d’agosto così autunnale che nel Tarvisiano, giocoforza, imporrà anche l’uso di maglioncini e giacche a vento.

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In copertina, il maestro Carlo Grandi durante il concerto a Villa Romano; all’interno, immagini della stessa serata e di quella di ieri nella scuderia di Savogna.