Grado, commosso addio a Tullio Troian uomo buono e generoso con la preghiera alla “sua” Madonna di Barbana

di Giuseppe Longo

GRADO – Sono i Portatori della Madonna di Barbana – quelli, che ogni anno accompagnano la statua della Vergine Maria con la suggestiva processione di barche allo storico Santuario della laguna – coloro che hanno voluto dedicare l’ultimo omaggio all’amico Tullio Troian. Le dolci parole della loro Preghiera hanno, infatti, concluso il rito di commiato celebrato martedì mattina per il generoso gradese, di 68 anni, trovato senza vita nelle acque di quel mare vicino a casa che tanto amava.

Tullio Troian

E questa associazione era soltanto una di quelle, numerose, che beneficiavano del suo apporto, sempre pronto ad aiutare, a dare una mano a chiunque avesse bisogno. Perché Tullio aveva d’oro quel cuore che probabilmente l’ha tradito, facendolo cadere nelle acque del molo Torpediniere. Come ha detto il figlio Manuel, con la voce rotta dalla commozione – durante un saluto e un grazie che ha voluto esprimere, anche a nome di mamma Orietta, alla folla che gremiva la Basilica di Sant’Eufemia, ma soprattutto a quanti si sono prodigati nella triste circostanza -, «papà non si tirava mai indietro, era sempre disponibile, il suo aiuto sempre pronto. Quando aveva un problema, faceva di tutto pur di risolverlo, con determinazione e tenacia, anche al costo di apparire testardo».

Monsignor Paolo Nutarelli

E la grande disponibilità verso il prossimo di Tullio Troian, la cui morte improvvisa ha scosso la comunità isolana, ma non solo – tante sono le persone che lo scomparso conosceva nella regione -, è stata sottolineata anche da monsignor Paolo Nutarelli, coadiuvato all’altare da altri due sacerdoti e da un diacono. «Questo è un momento di grande dolore per tutti, ma il suo ricordo di uomo buono e generoso deve aiutarci a superarlo», ha detto l’arciprete attingendo alle parole del Vangelo di Marco.
E proprio questo grato ricordo rimarrà indelebile nella gente di Grado, comunità che Tullio ha tanto amato e della quale sapeva moltissime cose. Troian, nelle ore lasciate libere dalla sua professione di fisioterapista, aveva infatti a lungo coltivato la passione del giornalismo e per anni aveva fatto il corrispondente dall’isola per il Messaggero Veneto – lo conobbi una trentina di anni fa, quando era attiva la redazione monfalconese -, collaborando anche con altri giornali, e per espletare questo suo impegno nel campo dell’informazione era sempre aggiornato e documentato su quanto accadeva nell’Isola, ma anche sulla sua ricca storia e sulle sue amate tradizioni. E, oltre a tutto questo, il volontariato che, nonostante i suoi problemi fisici, aveva un posto speciale nel cuore di Tullio e che lo vedeva sempre attivo e disponibile non solo fra i ricordati Portatori e i Donatori di sangue, ma anche in altre associazioni che hanno fatto dell’altruismo la propria bandiera. Un uomo buono e generoso, appunto, un esempio da imitare. Grazie Tullio!

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In copertina e qui sopra l’uscita del feretro dalla Basilica di Sant’Eufemia.

Festa del donatore di sangue a Grado con Messa in Basilica e convivialità nella sede

di Giuseppe Longo

GRADO – Messa solenne stamane, nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, per celebrare la Giornata del donatore di sangue della sezione di Grado associata alla Fidas Isontina. Il rito, reso ancora più intenso e partecipato dai canti, anche intonati alla felice circostanza, del Complesso corale e orchestrale “Santa Cecilia” – quello che solitamente accompagna le feste più importanti dell’anno liturgico -, è stato celebrato da monsignor Paolo Nutarelli, il quale ha messo l’accento sul significato del donare, partendo dall’esempio di Cristo che ha dato tutto se stesso immolandosi sulla Croce per la salvezza dell’umanità.

«Un uomo – ha sottolineato l’arciprete – deve saper donare, soltanto così completa il suo essere uomo. Che sia poi il dono del sangue o qualche altra espressione di vicinanza al prossimo, poco importa, basta che sappia cosa significa donare e lo metta in pratica!». Un concetto, quello dell’altruismo, messo bene in evidenza anche attraverso la lettura della “Preghiera del donatore”.
Al termine del rito, nella vicina sede sociale di Campo San Niceta, pieno centro storico, è seguito l’incontro dei donatori gradesi con le autorità cittadine, oltre a un momento di convivialità che ha concluso la bella giornata intonata ai valori della solidarietà. Come quella espressa nella iconografia che ritrae San Martino, la cui memoria ricorreva appena ieri, il quale donò metà del suo mantello per aiutare un povero a proteggersi dal freddo.

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In copertina e all’interno alcune immagini della Messa solenne di stamane in Basilica celebrata da monsignor Paolo Nutarelli.

“Mandi” ad Alessandro Comelli a Nimis tra le suggestioni di Signore delle Cime e della Preghiera dell’Alpino

di Giuseppe Longo

NIMIS – “Su nel Paradiso lascialo andare per le tue montagne”: è la commovente invocazione a Dio e alla Madonna che si ripete due volte in “Signore delle Cime”, il canto-preghiera di Bepi De Marzi che Sandro Comelli tanto amava. E i suoi amici cantori hanno voluto dedicarglielo prima che il suo feretro venisse deposto nella cappella di famiglia, dove riposano i genitori e gli altri parenti, fra i quali l’avvocato Antonio, l’indimenticabile presidente della ricostruzione post-sismica. Ma prima ancora, appena terminato il rito di commiato, Gianni Paganello aveva letto la “Preghiera dell’Alpino”, tra i gagliardetti alzati del Gruppo di Nimis, che l’ha avuto per tanti anni guida capace e appassionata, e di quelli dei paesi vicini. Sì, perché Sandro, oltre che bravissimo vignaiolo – esemplare l’azienda vitivinicola e agrituristica “I Comelli” creata assieme ai tre figli che ora dovranno portarla avanti senza la, sempre ascoltata, parola del padre – era anche un “grande” alpino, corpo del quale incarnava e difendeva gli ideali.


Si sono conclusi così, tra queste suggestioni, i funerali di Alessandro Comelli – scomparso a 78 anni in seguito all’aggravarsi delle condizioni di salute -, ai quali ha partecipato una vera e propria folla, nonostante la giornata feriale, per dirgli il suo “mandi”: c’era anche il sindaco Giorgio Bertolla. Gremito il pur ampio Duomo di Santo Stefano, con tantissime persone venute da tutto il Friuli – come al Rosario della sera precedente – per salutare l’uomo gentile e generoso. «Buono», come l’ha definito monsignor Rizieri De Tina durante la predica, dopo la pagina del Vangelo di Matteo letta dal diacono Diego Mansutti, amico di vecchissima data. «E oggi Sandro – ha detto l’arciprete – lascia un vuoto nel nostro paese, che noi stessi siamo chiamati a colmare animati dal suo esempio». Il celebrante ha sottolineato i valori che hanno contraddistinto la vita del defunto, ma ha focalizzato l’attenzione soprattutto sul suo attaccamento alla famiglia – la moglie Livia e i figli Paolo, Francesco ed Enrico – che ha tanto amato. «Un vero esempio – ha sottolineato don Rizieri – in quest’epoca che vede la famiglia in grande crisi». E ha aggiunto: «Questa non è una cerimonia triste, ma una festa sottolineata anche dal colore bianco che indosso durante la Messa».
Al termine della Messa e delle esequie, un lungo corteo ha accompagnato la salma in cimitero. E toccante è stato il saluto dei “suoi” alpini e degli amici cantori che, diretti da Serena Vizzutti, hanno appunto eseguito con emozione lo struggente “Signore delle Cime” ricordando i tempi, ormai tanti anni fa, in cui anche Sandro cantava a Nimis, in quella “Corâl des Planelis” che ormai è rimasta soltanto un piacevole ricordo. Sullo sfondo le montagne illuminate da un sole meraviglioso, quelle che piacevano tanto a Sandro.

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In copertina, l’omaggio dei gagliardetti degli alpini alla salma di Sandro Comelli che esce dal Duomo; all’interno, un momento della Messa durante la predica di monsignor De Tina e il saluto in cimitero.

Ponte della Motta tra Nimis e Povoletto finalmente a una svolta. Il sindaco Bertolla: “Via all’iter della progettazione”

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Finalmente è partito l’iter della progettazione che, se procederà regolarmente, ci porterà alla realizzazione dell’opera». Le parole sono del sindaco di Nimis, Giorgio Bertolla, che abbiamo sentito per fare il punto sul nuovo ponte della Motta, in sostituzione di quello attuale, chiuso al traffico in seguito all’allerta meteo rossa diramata dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia. Le acque del torrente Cornappo, in seguito alle abbondanti precipitazioni questi giorni, si sono infatti notevolmente ingrossate mettendo a rischio la stabilità del vecchio manufatto, da tempo ormai inadeguato a sopportare l’odierno carico di circolazione. Avversità atmosferiche che hanno imperversato anche in quest’area pedemontana, ma «fortunatamente nonostante il brutto tempo – ha aggiunto il primo cittadino – ce la siamo cavata con relativamente pochi danni, molti alberi caduti e qualche linea elettrica interrotta. Ringrazio la squadra di Protezione civile per il grande lavoro svolto».

Il sindaco Giorgio Bertolla.


Una criticità quella del ponte della Motta tra Nimis e Povoletto – collegando la borgata di Molmentet alla frazione di Savorgnano del Torre – che si sta dunque avviando alla tanto auspicata soluzione, anche se i tempi tecnici ovviamente non saranno brevissimi, mettendo a frutto il finanziamento di oltre due milioni di euro stanziato un paio di anni fa dalla Regione Fvg a beneficio dell’amministrazione allora guidata da Gloria Bressani. Lo storico manufatto – ha infatti oltre 60 anni di vita – dimostra infatti sempre più la sua precarietà, tanto che aveva costretto la Giunta precedente a introdurre drastiche limitazioni al traffico dei mezzi pesanti e ad avviare le pratiche per una nuova struttura.

La piena che comincia defluire.

Il ponte, costruito alla fine degli anni Cinquanta, appunto per collegare i territori dei due Comuni, proprio nella suggestiva zona dove, sebbene sia territorio di Povoletto, i terreni agricoli sono per la maggior parte condotti da agricoltori di Nimis, come lo è pure la famiglia Tomada che gestisce il rinomato e ormai storico Fogolâr della Motta. A quell’epoca, il traffico era molto limitato: pochissimi ancora i trattori, per cui i trasporti agricoli avvenivano quasi interamente a trazione animale. Dopo oltre 60 anni, però, la situazione è profondamente cambiata, il traffico è aumentato e anche i mezzi pesanti sono numerosi. Oltre a ciò, il ponte deve fare i conti con le piene del torrente, proprio come quella di questi giorni e che, durante questi decenni, sono state numerose e violente. La più grave, come molti ricorderanno, era stata quella del 1991, quando le acque impetuose travolsero ben due ponti (borgo Plovert, prontamente ricostruito, e borgo Valle, ancora sostituito da un guado che viene chiuso a ogni grossa precipitazione). Probabilmente già a quel nubifragio, che causò esondazioni e moltissimi danni, risalgono i primi effetti negativi sulla stabilità del ponte della Motta. Pertanto, il Comune di Nimis, in qualità di capofila, qualche anno fa ha «inoltrato – come ci aveva riferito a suo tempo l’ex sindaco Bressani, oggi in minoranza – domanda di contributo per il finanziamento della demolizione e ricostruzione dell’opera. Per la sua realizzazione la Regione Fvg ha previsto lo stanziamento di complessivi 2 milioni 156 mila euro a valere sugli esercizi finanziari 2022-2023».

La circolazione interrotta.

Per cui ora sarà proprio la nuova amministrazione guidata dal sindaco Giorgio Bertolla a portare avanti la progettazione di un ponte adatto ai nostri tempi e quindi a dare seguito alla sua costruzione, risolvendo così prima possibile un problema molto sentito che si trascina da anni. E la notizia che la progettazione del nuovo ponte è finalmente partita farà sicuramente tirare un sospiro di sollievo alle popolazioni dei Comuni di Nimis e Povoletto, in quanto la necessità di una infrastruttura adatta ai tempi è molto sentita.

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In copertina, uno scorcio del ponte della Motta in questi giorni di maltempo: è in corsa la progettazione della nuova opera.

A San Daniele l’omaggio di Dino Persello al “centenario” Ponte sul Tagliamento

di Giuseppe Longo

L’omaggio che Dino Persello ha deciso, con una felicissima intuizione, di dedicare al “centenario” della costruzione del Ponte sul Tagliamento tra Dignano, suo paese d’origine, e Spilimbergo, ora approda a San Daniele, dove l’attore-regista risiede. Giocando “in casa”, Persello presenterà, infatti, il suo super-applaudito racconto teatral-musicale “Auguri signor Ponte 100” domani, 28 ottobre, alle 20.30, nella meravigliosa cornice della Chiesa di Sant’Antonio Abate in via Garibaldi – non a caso definita la “Sistina del Friuli” per gli splendidi affreschi di Pellegrino da San Daniele -, con la straordinaria partecipazione del “Grop Coral Vidules”, diretto da Mauro Vidoni. Persello ha infatti un forte legame con il coro di Vidulis, frazione dignanese, con il quale ha una attiva collaborazione. «Si tratta – dice lui stesso – di una realtà di alto profilo artistico e organizzativo, diretta da un bravo maestro, energico, estroso e innovativo, che ha saputo dar vita proprio a un “coro colto”».
La serata, con ingresso libero, è sostenuta e patrocinata dai Comuni di San Daniele, Dignano e Spilimbergo, dalla Comunità Collinare del Friuli e dalla Comunità di Montagna delle Prealpi Friulane Orientali.

Dino Persello


Il Ponte di Dignano, dunque. Un’opera davvero ciclopica per i tempi in cui venne realizzata. Erano gli anni alla fine della Grande Guerra, anni difficili ma animati dalla speranza in una rapida ripresa dai disastri provocati dal conflitto che segnò una svolta epocale anche per il Friuli. Un’opera che oggi, però, dimostra tutto il peso della sua veneranda età, tanto da contrastare enormemente con un traffico che non ha nulla a che vedere con quello degli anni Venti del secolo scorso, quando ad andare da una parte o dall’altra del grande fiume alpino – l’ultimo rimasto in Europa con il suo “letto” completamente al naturale, e speriamo duri così a lungo, sempre! – erano soprattutto carriaggi trainati da cavalli o buoi.
Ricordavamo nei mesi scorsi, quando stava appunto per debuttare questo spettacolo celebrativo – l’anniversario ricorreva il 19 agosto -, che Dino Persello è nato a Dignano, paese al quale è rimasto sempre molto legato. E proprio in omaggio al Ponte che compie un secolo ha realizzato, non è esagerato dire “con affetto”, uno dei suoi apprezzatissimi lavori. Per cui lo spettacolo ha, ovviamente, debuttato nel vicino Comune in riva al Tagliamento. «Il progetto teatral-musicale – ci aveva allora spiegato Persello – è nato dopo un’importante e profonda ricerca sull’affascinante storia di questa grandiosa opera relativamente ai primi difficili Anni 20 del secolo scorso. Nel racconto teatral-musicale, prendo in considerazione diversi aspetti della realizzazione dell’opera, dalle primissime idee risalenti, pensate alla metà dell’800, fino ad arrivare al progetto definitivo, con vicende ed aneddoti curiosi ed emozionanti. I tempi erano difficili e intricati, si usciva dalla Grande Guerra, miseria e disoccupazione la facevano da padrone. Ma la tenacia, la concretezza e competenza di un popolo come quello friulano che non si ferma “cuant ca le stràc, ma sôl cuant ca la finît”, hanno permesso la realizzazione di questa importante impresa, che sarebbe andata a risolvere l’aggregazione e le comunicazioni dei territori del Medio Tagliamento».
L’iniziativa di Dino Persello ha colto subito nel segno, tanto da suscitare largo interesse nella zona e in Friuli. E dopo l’appuntamento di domani a San Daniele, il 5 novembre sarà già la volta di Spilimbergo – parimenti interessato al ponte come Dignano -, ma di questa seconda rappresentazione avremo modo di riparlarne. E poi ci saranno di sicuro altre repliche. Pensando di far cosa gradita al lettore, riproponiamo l’interessante aneddotica legata allo storico manufatto.

Aneddotica

# Verso la fine della seconda guerra mondiale, i partigiani avevano deciso di far saltare il ponte! Si oppose il Parroco di Dignano, Don Giovanni Lucis, evitando una sicura cruenta ritorsione sugli abitanti e sul paese da parte dei tedeschi. I partigiani…ubbidirono!

# Ricca pesca di beneficenza in occasione dei festeggiamenti per l’inaugurazione del ponte quella domenica del 19 agosto 1923. I premi: magnifica camera da letto per due persone, in mogano, un salotto in malacca e vimini… un aratro!

# Autunno 1923, a due mesi dall’inaugurazione del ponte, una imponente piena danneggiò e fece vacillare i primi tre piloni dalla riva di Dignano. Due mesi dopo, a Natale, è tutto messo a posto, come prima. Non succederà più!

# Inizio lavori per la costruzione del ponte: 18 gennaio 1920. Trentadue mesi dopo, agosto 1923 l’imponente opera era completata in ogni sua parte!

# È la serata di domenica 19 agosto 1923, giornata dell’inaugurazione; dall’inviato della “Patria del Friuli”. “E mentre la luna sorrideva in cielo, velandosi di qualche fiocco di nube, una fresca brezza viene dai monti (a menava in jù!?!), seguendo l’ampio corso del fiume!”.

# Anni ’60 del secolo scorso, Scuola di Avviamento Commerciale a Spilimbergo. Si andava da Dignano in bicicletta ogni giorno con ogni tempo! Passavo alle sette di mattina a prendere un mio compagno, Elio Cantarùt. Anastasia, la mamma, usciva per salutarci con il termometro in mano. Meno 14° gradi… vait puers fruts, e no steit a rivâ tart! Sotto il ponte, dal gelo, l’acqua friggeva come l’olio nelle patatine. A Dignano le giacche a vento non erano ancora… arrivate.

# Meraviglioso sarà poter presto ammirare un nuovo e moderno ponte sul Tagliamento, dalla sella di una bicicletta, in totale serenità e sicurezza, attraversando questo storico e suggestivo… ultracentenario!

# 4 milioni di lire – 2.000 euro, il preventivo iniziale di spesa per la sua costruzione. 7,8 milioni di lire il costo finale! A quel tempo il pane costava 0,85 lire al Kg. Lo stipendio di un manovale, era di circa 200 lire al mese!

# Il ponte costruito esclusivamente in getto di calcestruzzo di cemento Portland, è composto da 35 arcate, che hanno una luce di 25 mt. La lunghezza totale è di mt 1.002, ed il piano carreggiabile trovasi a mt.7.20 sul livello medio delle ghiaie.

# Il numero degli operai impiegati, variò da un minimo di 150 ad un massimo di 500, appartenenti quasi totalmente alle Comunità di Spilimbergo e Dignano.

# Si ebbe un movimento terra di 280.000 mc, si gettarono 38.000 mc di calcestruzzo, con l’impiego di circa 90.000 qli di cemento, dando così una larghezza al ponte tra i 2 parapetti, di mt. 7.60!

# Le affacinanti suggestioni di luce che ti avvolgono all’attraversamento del ponte ad ogni ora del giorno e della notte, sono lì ad annunciarti… un anticipo di Paradiso!

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In copertina e all’interno due immagini dello storico ponte sul Tagliamento.

A mezzogiorno oggi a Grado l’Angelus in laguna dinanzi alla Madonnina del Mare che monsignor Silvano Fain volle nel 1983

di Giuseppe Longo

“… sul mare d’argento il pescatore contento passa e s’inchina alla sua Madonnina…”: sono alcune delle bellissime parole di “Madonnina del Mare”, la tanto amata canzone che ogni domenica mattina conclude a Grado, nella Basilica patriarcale, la celebrazione della Messa “granda”, sempre salutata all’ultima nota da un calorissimo applauso. E la Madonnina del Mare è anche quella posta sopra una bricola – nella laguna della Pampagnola, alle spalle dell’Isola d’oro – che ogni anno, la prima domenica di luglio, viene omaggiata durante il pellegrinaggio votivo con la suggestiva processione di barche dirette a Barbana.
E proprio stamane la Madonnina del Mare sarà al centro di un rito speciale che avviene a quarant’anni esatti dalla collocazione della statua: la recita dell’Angelus di mezzogiorno. Al termine della celebrazione eucaristica, una delegazione della comunità “graisana” – come informa monsignor Paolo Nutarelli su “Insieme”, il seguitissimo foglio settimanale della Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia -, alle 11.30, con la “Regina del Mare” (la stessa che porta la Vergine in luglio a Barbana) raggiungerà la statua mariana «tanto cara a tutti per ringraziare e rinnovare la devozione dei fedeli», dinanzi a quella immagine che «protegge tutti i naviganti e ricorda tutti i dispersi in mare».
Era, infatti, il 22 ottobre 1983 quando la comunità isolana, peraltro sempre devota alla Madonna – e soprattutto dopo la scampata pestilenza del 1237 -, si prodigò per realizzare l’opera, spronata da monsignor Silvano Fain che Grado ha ricordato recentemente nel venticinquesimo anniversario della scomparsa. Bellissime le fotografie dell’Archivio Zuliani che, casualmente, ho trovato stamane sulla pagina Facebook di fan di graisani.com a corredo di un post pubblicato da Vinicio Patruno il 23 gennaio 2021. Documentano passo dopo passo, come dimostrano anche le immagini che ho selezionato, ritenendole fra le più significative, le complesse operazioni che furono necessarie per l’installazione della statua, tutte avvenute alla presenza dell’indimenticabile arciprete che, proveniente dalle colline di Cormons, era nell’Isola già dal 1957. E oggi il calendario ha voluto che il 22 ottobre cadesse proprio di domenica, per cui il quarantesimo anniversario della realizzazione della statua in Pampagnola avrà ancora maggiore risalto e significato. Un Angelus, insomma, che entrerà nella storia della comunità cristiana di Grado.

Madonnina del Mare

Al primo sole si desta la città della marina
e in un bel giorno risuona la dolce campana vicina
mentre sul mare d’argento il pescatore contento
passa e s’inchina alla sua Madonnina dicendole piano così:
Madonnina del mare non ti devi scordare di me
vado lontano a vogare ma il mio dolce pensiero è per te
Canta il pescatore che va:
Madonnina del mare con te questo cuore sicuro sarà.

L’ultimo raggio di sole muore sull’onda marina
e in un tramonto di sogni la barca cammina
fra mille stelle d’argento il pescatore contento
sente nel cuore un sussulto d’amore, sospira pregando così:
Madonnina del mare non ti devi scordare di me
vado lontano a vogare ma il mio dolce pensiero è per te
Canta il pescatore che va:
Madonnina del mare con te questo cuore sicuro sarà.

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In copertina, monsignor Silvano Fain osserva la Madonnina del Mare appena finiti i lavori; all’interno, altre immagini della installazione della statua in laguna.

(Foto Archivio Zuliani, Grado)

La Parrocchia di Grado “investe” nel Ricreatorio Spes. Monsignor Nutarelli: laboratorio per la crescita dei giovani

di Giuseppe Longo

A Grado, esattamente a Città Giardino di fronte alla Chiesa di San Crisogono, c’è un edificio parrocchiale legato al ricordo di monsignor Silvano Fain, l’indimenticato arciprete scomparso venticinque anni fa e ricordato, nei giorni dell’anniversario, con una memorabile esecuzione del “Requiem” di Mozart nella Basilica patriarcale di Santa Eufemia. E’ il Ricreaorio Spes – che in latino significa speranza – e da alcuni giorni, attorno al tetto della “Sala Fain”, è stato montato il ponteggio per l’inizio del primo lotto di una importante ristrutturazione che prevede la realizzazione dell’impianto fotovoltaico per il contenimento della spesa energetica. Lo riferisce nel foglio settimanale “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli, ricordando che nei prossimi giorni verrà presentato ufficialmente «il progetto complessivo che, in base alle disponibilità economiche, proseguirà».
«Investire nel ricreatorio Spes è un passo importante per la Parrocchia!», afferma infatti il sacerdote gradese che ha in cura spirituale, apprezzatissimo, la sua comunità isolana dopo una decina d’anni trascorsi nel Collio goriziano, a Cormons, il paese proprio dal quale proveniva don Fain. «Perché farlo?», si chiede allora monsignore, ma che per molti è rimasto simpaticamente “Donpi” come lo chiamavano i giovani cormonesi. Ecco la sua spiegazione: «Si narra – afferma – che quando vennero a presentare a don Bosco il locale che egli stava cercando per poter realizzare il suo primo Oratorio, i proprietari erano convinti che lui volesse fare “un laboratorio per i suoi ragazzi”. Lui, subito, ne corresse la frase: “Non un laboratorio, ma un Oratorio!”. Così nacque il primo Oratorio della storia moderna. Questo scambio involontario di nomi fu in un certo senso “azzeccato”, perché gli Oratori di oggi si avvicinano molto all’idea di essere dei “laboratori” di proposte, che fanno bene alla vita di Fede ed alla crescita di un ragazzo. Attraverso la proposta di varie esperienze, l’Oratorio diventa veramente quel “laboratorio” dove vengono messi insieme gli ingredienti per la crescita globale di un ragazzo. Una persona, per crescere, ha bisogno di spazi, di tempi e di esperienze; ha bisogno di persone coetanee con cui misurarsi e confrontarsi ed adulti da cui prendere spunto; ha bisogno di mettersi alla prova, di accorgersi delle proprie potenzialità. E nel nostro Ricreatorio “Spes”… ci auguriamo che tutto questo possa avvenire!».
Nel notiziario parrocchiale, monsignor Nutarelli ricorda anche la festa della Madonna del Rosario appena celebrata solennemente. «Con la Processione di domenica scorsa – scrive infatti -, sebbene il bel tempo continui ad attirare nella nostra Isola numerosi turisti, abbiamo portato a compimento la stagione estiva nella quale la nostra Comunità cristiana ha cercato di dare il suo contributo. Più volte abbiamo ricordato che la nostra Parrocchia ha una vocazione particolare: quella turistica ovvero l’accoglienza dell’ospite. Chi viene in vacanza è libero dagli affanni della quotidianità e, quindi, è un terreno più che accogliente in riferimento al Mistero! Abbiamo cercato di essere una Comunità che accoglie e celebra (le diverse Sante Messe in Basilica ed in tutte le Chiese e cappelle della città e le varie Liturgie); una Comunità che testimonia e dialoga con il mondo (incontri culturali quali la “Cattedra di Elia” e le serate di “Avvenire”); una Comunità che attraverso l’arte si eleva al Trascendente (i concerti in Basilica). Tutto ciò è stato possibile – sottolinea l’arciprete – grazie alla disponibilità di tante persone che, a 36o gradi, hanno vissuto la dimensione del servizio nell’apertura e chiusura delle Chiese, nel canto liturgico e nella proclamazione della Parola, nell’accoglienza alle porte delle Chiese, specialmente nelle serate culturali, nel prezioso servizio di sacristi e nella pulizia delle Chiese. Senza di loro tutto sarebbe stato più difficile. Ovviamente tante cose sono state fatte ma sono sempre migliorabili. Nel dire grazie per quanto vissuto, nasce anche l’augurio – conclude monsignor Nutarelli – che, sia in estate che durante tutto l’anno, altre persone possano aggregarsi nel volontariato dell’accoglienza».

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli durante una recente celebrazione.

Nimis, il ricordo dell’incendio ’44 e delle vittime dei Lager: anche da Lannach un omaggio alla memoria di Bruno Fabretti

di Giuseppe Longo

NIMIS – Un’assenza avvertita da molti, quest’anno, alla commemorazione del 29 settembre 1944, la incancellabile data in cui Nimis, per rappresaglia, fu data alle fiamme e che segnò la deportazione di tanti suoi figli, molti dei quali non fecero ritorno dai Lager. Bruno Fabretti riuscì invece a rivedere i propri cari e da allora decise di trasformare la sua vita in un continuo, ininterrotto messaggio di testimonianza per raccontare a tutti, soprattutto ai più giovani, l’orrore di quella drammatica esperienza.

Il discorso e la cerimonia al monumento.

Ma alla cerimonia di venerdì mattina, prima nel Duomo di Santo Stefano e poi nell’attiguo Parco delle Rimembranze dinanzi al monumento ai Caduti di tutte le guerre e a quello dedicato alle vittime dei campi di concentramento, mancava proprio lui, che si è spento alla soglia dei cent’anni a metà luglio. Tuttavia, il commendator Fabretti era idealmente presente con due dei suoi figli, Anna e Giuseppe, ma anche attraverso le grate parole che ha dedicato al suo ricordo il sindaco Giorgio Bertolla e grazie al pensiero che ha avuto per l’amico di Nimis la comunità di Lannach con il suo borgomastro Josef Niggas. Dalla cittadina stiriana – gemellata nel nome di Rodolfo Zilli, artista di Nimis lassù emigrato fin da ragazzino – è giunto infatti, graditissimo, un cero con l’immagine proprio di Bruno Fabretti che è stato deposto dinanzi al cippo dei morti nei Lager che l’ex internato più conosciuto del Friuli volle realizzare nell’ormai lontano 1989, quarantacinque anni dopo le tragedie della seconda guerra mondiale scatenate dalla furia nazifascista per soffocare la fervente attività partigiana.

Messa, corteo e campana di Centa.


Come sempre, la giornata rievocativa è cominciata con la Messa di suffragio nella Chiesa comparrocchiale. «Non esiste una guerra giusta», ha ammonito monsignor Rizieri De Tina prendendo spunto dalla famosa pagina del Vangelo di Matteo in cui si parla di “occhio per occhio…” e facendo riferimento a quanto continua ad accadere nel mondo, a cominciare dalla nostra Europa. E poi ricollegandosi ai confini evocati da un pannello realizzato dai bambini, e posto dinanzi all’altare, l’arciprete ha messo in guardia contro le divisioni che creano sentimenti di rancore e di odio, fino a portare a conseguenze molto pericolose, spesso tragiche.

I figli di Fabretti  e bambini al cippo.

Al termine, la cerimonia civile dinanzi ai monumenti, nella quale si sono aggiunte anche le scolaresche proprio perché nei più giovani, come ha lungamente insegnato Bruno Fabretti, deve germogliare il sentimento di amicizia, concordia e pace. Dinanzi a rappresentanze delle forze dell’ordine, dei Comuni vicini e delle associazioni combattentistiche e d’arma – tra gli altri, c’era il presidente di Apo Friuli, Roberto Volpetti -, il sindaco Bertolla ha tenuto il discorso commemorativo, partendo da una breve rievocazione storica di quel 29 settembre e dei giorni che lo precedettero. «Come avevo detto a Torlano il 25 agosto – ha affermato il primo cittadino – ricordare vuol dire riportare nel cuore, quindi interiorizzare un concetto che ci permette di vivere pienamente ciò che rappresenta, diventando noi stessi esempio di pace con il nostro operato. È quindi compito nostro, e non di altri, agire in prima persona per mantenere la nostra esistenza in una situazione di concordia e di pace». Quello che aveva sempre perorato proprio il commendator Fabretti. «A lui dobbiamo riconoscere – ha infatti sottolineato Bertolla – che per molti anni ci ha ricordato e testimoniato questi tremendi fatti accaduti al nostro paese e ai nostri concittadini. Con la sua instancabile testimonianza, Bruno ha fino all’ultimo cercato di sensibilizzare le nostre coscienze affinché ci impegnassimo a non smettere di adoperarci per mantenere la pace».
Quindi il vicesindaco Sergio Bonfini ha letto i nomi delle vittime dei campi di concentramento, tutti scritti su una lapide accanto al cippo che le ricorda, e a ognuno di essi è stato dedicato un rintocco dell’unica campana della Chiesa di Centa risparmiata dal terremoto del 1976. Un ricordo intenso e sentito, anche se la partecipazione popolare è purtroppo sempre più esigua, che assumerà ancora maggior valore nel 2024 quando ricorrerà l’80° anniversario di quei tristissimi fatti. E ricordarli adeguatamente è proprio il lascito che ci ha affidato Bruno Fabretti.

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In copertina, il cero inviato da Lannach con l’immagine dell’ex internato Bruno Fabretti.

Donatori di sangue in festa a Nimis: “goccia d’oro” a Ermanna Comelli

di Giuseppe Longo

NIMIS – Ottanta donazioni, un traguardo davvero importante, tanto da meritare il massimo riconoscimento dell’Afds, quello della “goccia d’oro”: ed è il premio che ha meritato Ermanna Comelli, già presidente della locale sezione, durante la Festa del donatore di sangue che si è tenuta a Nimis, sul prato delle Pianelle, nell’ultima giornata dell’Antighe Sagre des Campanelis.

Ermanna Comelli

Sara Vezzaro

L’annuale giornata del Dono è cominciata con la Messa celebrata nel Santuario da monsignor Rizieri De Tina, che per l’occasione ha indossato paramenti rossi come il sangue, proprio per dare significato alla festa e al gesto di altruismo che compiono i donatori a beneficio di quanti hanno bisogno di ricevere quel plasma prezioso. che spesso si rivela salvavita. Al termine del rito, dopo un saluto del presidente Danilo Gervasi e del sindaco Giorgio Bertolla – i quali, richiamandosi anche alle parole del celebrante, hanno sottolineato il valore del dono del sangue -, è seguito l’intervento conclusivo del consigliere provinciale Ivo Anastasino, quale rappresentante della zona Alto Torre, incarico che pure chi scrive si è sentito onorato di ricoprire una trentina di anni fa. Quindi la premiazione dei donatori più generosi.

Don Rizieri De Tina


Oltre al massimo riconoscimento di cui si è detto, sono stati annunciati tre distintivi d’oro per 50 donazioni ad Alessandro Antoniutti, Aldo Attimis e Francesco Comelli; tre d’argento a Giuseppe Comelli, Enrico Comelli e Dolores Canciani; due di bronzo a Kristian Comelli e Matteo Zaban. Questi, invece, i donatori che hanno ricevuto il diploma di benemerenza per venticinque prelievi: Simone Comelli, Sonia Picogna, Christian Pellarini, Vanessa Cussigh, Giada Cormons, Veronica Minati e Sara Vezzaro.

Aldo Attimis

Giuseppe Comelli

Conclusa la cerimonia, foto ricordo con tutte le sezioni consorelle intervenute con i labari dinanzi all’affresco di Giacomo Monai che racconta l’Apparizione della Madonna, sotto il pronao della Chiesa, prima di raccogliersi tutti alle tavolate allestite nel tendone dei festeggiamenti per il pranzo sociale che ha concluso veramente in bellezza la sentita e partecipata cerimonia, dandosi appuntamento al prossimo anno, alla 508ma edizione dell’antichissima sagra settembrina.

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In copertina, le sezioni Afds intervenute con i propri labari alla Festa del Dono a Nimis al Santuario delle Pianelle.

Grado, la Madonna degli Angeli in Basilica per la grande festa del Rosario che ricorda Lepanto

di Giuseppe Longo

GRADO – La prima domenica di ottobre, anche la comunità cristiana di Grado, con i suoi ancora numerosi ospiti, vivrà una ricorrenza importante: la Madonna del Rosario, la cui origine ricorda la battaglia navale di Lepanto del 7 ottobre 1571. Proprio in vista della tradizionale festività, stamane al termine della Messa cantata in latino, nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia ha fatto ingresso solenne la statua della Madonna degli Angeli, accolta da monsignor Paolo Nutarelli, il quale l’ha incensata dopo che l’arca è stata deposta nel presbiterio dinanzi all’altare maggiore. Qui resterà esposta alla venerazione dei fedeli per tutta la settimana.

Domenica prossima, dunque, alle 10 – come ha annunciato l’arciprete -, ci sarà, sempre in Basilica, la Messa solenne accompagnata dal Complesso corale-orchestrale “Santa Cecilia” di Grado, mentre alle 15 ci sarà la tradizionale Supplica alla Madonna di Pompei, seguita dalla processione, appunto con la statua della Vergine. “Attraverseremo – ha anticipato monsignor Nutarelli – le vie del centro, andando anche sulla diga per la benedizione del mare. Auspico pertanto una larga partecipazione”.
Al termine della Messa, la cantoria – che rende ancora più festose e partecipate le celebrazioni domenicali in quella che era Cattedrale al tempo dei Patriarchi – ha intonato il conosciutissimo e molto amato inno “Madonnina del Mare” che tutti cantano con tanta devozione a piena voce e che all’ultima nota salutano con il consueto fragoroso applauso.
Altri momenti importanti dunque per la Basilica di Sant’Eufemia che pochi giorni fa aveva ospitato, nel venticinquesimo anniversario della scomparsa, il doppio magnifico concerto dedicato alla memoria di monsignor Silvano Fain, l’indimenticato arciprete, con l’esecuzione da parte di Coro e orchestra “Città di Grado” della monumentale Messa di Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart. Una proposta, a conclusione di “Musica a 4 Stelle 2023”, molto apprezzata dal pubblico foltissimo che vi ha assistito in entrambe le occasioni.

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In copertina e all’interno l’ingresso in Basilica della statua della Madonna degli Angeli accolta da monsignor Paolo Nutarelli che poi l’ha incensata.