Grande festa di friulanità oggi a Tarcento anticipata dal ricordo di monsignor Corgnali alla serata dedicata agli indimenticabili Meni Ucel, Lelo e Il Pup

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Grande giornata di friulanità oggi a Tarcento che ospita la “Fieste de Patrie dal Friûl”. Una manifestazione che, dopo la Messa solenne in “marilenghe” nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, avrà il suo culmine nella cerimonia civile che seguirà al Teatro Margherita. E nella bella sala di viale Marinelli la Fieste odierna ha avuto un prologo, bello e sentito, proprio la sera del 3 aprile, quando ricorreva l’anniversario della nascita dello Stato patriarcale avvenuta nel lontano 1077. Sul palco una gigantografia di tre grandi della cultura friulana del Novecento, vale a dire Otmar Muzzolini, Aurelio Cantoni e Riedo Puppo, rievocati da Dino Persello con uno spettacolo riuscitissimo dal titolo significativo “Il trio nus vuardi” dedicato, appunto, a “Meni Ucel”, “Lelo Cjanton” e “Il Pup”.

Parla il sindaco Steccati.

I Petris

Ma prima di loro, Persello e I Petris – tutti brillanti come sempre e compensati da calorosi applausi – hanno reso omaggio a monsignor Duilio Corgnali, l’arciprete di Tarcento mancato lo scorso gennaio in seguito a una malattia rivelatasi ben presto senza speranze. Il prete-giornalista, direttore per tanti anni de La Vita Cattolica, era infatti noto per il suo impegno a favore della salvaguardia della lingua, della storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli. Un impegno che manifestava quotidianamente e ogni settimana con la sua arguta rubrica, appunto in friulano, proprio sul periodico diocesano. Una pagina che ha curato anche dopo aver lasciato la direzione dello storico foglio della Chiesa udinese e fino a quando le forze glielo hanno consentito. Sul palco con Dino Persello – che ha raccontato anche un curioso aneddoto ricordando l’amico sacerdote – anche il sindaco Mauro Steccati, che ha avuto parole di riconoscenza per quanto don Duilio ha fatto per la comunità tarcentina durante il suo lungo apostolato. In sottofondo, le note di “Stelutis alpinis”, l’intramontabile canzone di Arturo Zardini alla quale monsignor Corgnali era molto affezionato.
Quindi via all’omaggio ai tre personaggi-pilastri della friulanità, con appropriate rievocazioni che hanno visto risuonare nella sala teatrale anche le voci degli stessi intellettuali commemorati che vennero registrate, all’inizio degli anni Sessanta, nella vicina Billerio – il paese natale di Muzzolini – durante una festa friulana che ebbe l’onore di essere la prima in Friuli, anticipando la stessa “Fieste de Patrie dal Friûl” che oggi rende protagonista Tarcento in una manifestazione che, grazie al tanto atteso ritorno del bel tempo, sarà sicuramente indimenticabile.

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In copertina, Dino Persello mentre ricorda monsignor Duilio Corgnali a Tarcento.

Crisi a Nimis, mercoledì sera in consiglio le dimissioni del sindaco Giorgio Bertolla che anticipano la mozione di sfiducia

di Giuseppe Longo

Giorgio Bertolla gioca d’anticipo e annuncia la sua volontà di rinunciare a portare a termine il mandato amministrativo al Comune di Nimis, prima di correre il rischio di essere sfiduciato da cinque consiglieri della sua ex maggioranza e da quattro dell’opposizione. Al quinto punto dell’ordine del giorno del consiglio comunale – indetto in sessione straordinaria per mercoledì 10 aprile, alle 20.30 – figurano infatti le dimissioni del sindaco e soltanto all’oggetto successivo la trattazione della mozione di sfiducia al primo cittadino inoltrata al protocollo municipale a metà marzo con la richiesta della convocazione della stessa assemblea civica. Ma prima ancora, al punto 4 dell’ordine del giorno, ci sarà la presa d’atto dell’avvenuta costituzione del gruppo consiliare “Nimis s’è Desta” e della designazione del rispettivo capogruppo.
Si sta per aprire, dunque, un nuovo e importante capitolo nella crisi comunale venuta a galla in questi primi mesi del 2024, dopo una serie di malesseri che nell’Amministrazione Bertolla si erano già manifestati durante l’anno passato. Tanto che, oltre alla nascita del nuovo gruppo in seno alla maggioranza, si è registrata la rinuncia di due assessori (Mariacristina Del Fabbro e Stefano Doraconti), per cui attualmente nell’esecutivo con Bertolla siedono il vicesindaco Sergio Bonfini e l’assessore Matteo Cuffolo. E infine il tutto è sfociato nella citata mozione di sfiducia, sottoscritta dai quattro rappresentanti dell’opposizione – l’ex sindaco Gloria Bressani, il capogruppo Fabrizio Mattiuzza, Beatrice Follador e Serena Vizzutti – e dai cinque consiglieri “dissidenti” che sostenevano la giunta municipale: i citati Del Fabbro e Doraconti, Ivana Di Betta, Davide Michelizza e Raul Guillermo Migueletto. Come si ricorderà, nelle elezioni amministrative del giugno 2022 – quindi neanche due anni fa! – si era affermata, per poche decine di voti, su Rinnova Nimis guidata dalla uscente Gloria Bressani la compagine espressa da Nimis al Centro e Uniti per Nimis che proponeva come candidato sindaco Giorgio Bertolla.
Tornando agli argomenti consiliari, la imminente seduta si aprirà, dopo l’approvazione dei verbali di quella precedente, con le comunicazioni del sindaco e con l’esame degli Obiettivi sulle spese di funzionamento e del personale della società in house A&T2000, quella cioè che si occupa della raccolta differenziata dei rifiuti domestici.

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In copertina, il sindaco di Nimis Giorgio Bertolla pronto a rinunciare al mandato.

Settimana Santa a Grado, l’ultimo “Sermon” e poi il Triduo Pasquale che condurrà alla Resurrezione

di Giuseppe Longo

GRADO – La Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, in questi primi giorni gradesi della Settimana Santa, ci regala tutto il suo splendore di gioiello antico e prezioso. Perché, oltre alla straordinaria bellezza dell’edificio sacro nel suo insieme, in occasione delle solenni Quarantore l’altare maggiore è stato trasformato, come da tradizione, in un trionfo di luci, dispensate da decine di candele, e fiori per accogliere l’Ostensorio che dal pomeriggio delle Palme è oggetto di adorazione pressoché continua. E sarà così anche oggi ultimo giorno di omaggio dei fedeli, sempre numerosi, con il terzo “Sermon” e il canto del “Miserere”, l’antichissimo salmo che riporta addirittura al biblico re Davide. Anche oggi a guidare la riflessione sarà il diacono Matteo Marega. «La Domenica delle Palme – ha osservato su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli – ci fa entrare nella Settimana Santa e sconvolge subito la nostra logica umana. Lo fa presentandoci il Figlio di Dio che avanza a dorso di un asino. Lo fa mettendoci davanti alla croce sulla quale muore dopo essere stato condannato, schernito, colpito con violenza. Siamo invitati a provare lo stesso entusiasmo dei poveri, che quel giorno hanno riconosciuto in Gesù il Messia».


Conclusi i riti delle Quarantore, anche la Chiesa isolana si appresterà a vivere con intensità il Triduo Pasquale che introduce alla più grande festa della Cristianità. «Il Triduo Pasquale – riprende l’arciprete – è il momento centrale della liturgia della Chiesa, un momento che siamo chiamati a vivere con una singolare intensità e profondità d’animo. Se Cristo è risorto, se Dio si è mostrato più forte della morte, se Dio ha dimostrato che il suo amore è capace di perdonare anche di fronte alla Croce, allora si apre davvero, per ognuno di noi, una speranza che può guidare la nostra vita, renderci cristiani autentici, testimoni coraggiosi dell’amore di Dio che abbiamo incontrato. Il Triduo pasquale è il percorso di Fede che siamo chiamati a fare insieme per riscoprire la gioia del nostro essere cristiani e per rendere luminosa la nostra vita e la nostra testimonianza. L’invito cordiale è, dunque, a vivere tutti i momenti di questo Triduo che non sono tre celebrazioni ma un’unica celebrazione che abbraccia tre giorni! Lasciamoci, quindi, accompagnare dalla liturgia della Chiesa vivendo insieme la ricchezza di questi momenti: sarà vera Pasqua!».
Da Giovedì Santo via, dunque, al Triduo Pasquale che comincerà con la Messa dell’Ultima Cena per proseguire Venerdì Santo con i riti della Passione del Signore e concludersi Sabato Santo con la Solenne Veglia Pasquale. Riti che avranno poi il loro apice il giorno di Pasqua, quando alle 10 la Corale orchestrale “Santa Cecilia” intonerà la bellissima “Missa Eucharistica” di Lorenzo Perosi. Tutti gli orari sono comunque esposti in maniera dettagliata su “Insieme” e avranno sempre come punto di riferimento l’antica Basilica dominata dal possente campanile dell’Anzolo.

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In copertina, un momento della celebrazione in Basilica delle Quarantore dinanzi allo sfarzoso altare con il Santissimo (anche all’interno).

San Giuseppe, dalla Cattedrale di Udine un forte appello alla pace nel mondo nel rito per Forze Armate e dell’Ordine

di Giuseppe Longo

UDINE – «San Giuseppe ci aiuti a essere operatori di pace per spegnere la violenza che insanguina il mondo». Può essere sintetizzato così il messaggio forte e chiaro che è salito ieri mattina, festività che ricordava la memoria dello Sposo della Madonna e Padre putativo di Gesù, dalla Cattedrale di Santa Maria Annunziata, dove l’arcivescovo emerito di Udine e oggi amministratore apostolico, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, ha celebrato una Messa solenne dedicata, nell’imminenza del precetto pasquale, alle Forze Armate e dell’Ordine, vale a dire Carabinieri e Polizia di Stato e Locale. Uno degli ultimi riti per il presule prima del suo ritiro a Montebelluna, a conclusione del mandato in Friuli che il 5 maggio passerà nelle mani del successore, monsignor Riccardo Lamba, proveniente dal Vicariato di Roma.

Monsignor Mazzocato, ripetutamente ringraziato per quanto ha fatto durante gli anni della sua permanenza a Udine a capo di un’Arcidiocesi fra le più vaste d’Italia, ha infatti messo l’accento sul momento molto delicato che sta vivendo il pianeta, a cominciare dalla guerra in Ucraina e dalla gravissima crisi tra israeliani e palestinesi scatenata dall’attacco di Hamas dello scorso ottobre. Per cui ha sottolineato la necessità di un impegno corale per poter giungere a un clima di pacificazione che possa assicurare una serena e proficua convivenza.
Con gli alti ufficiali dei Corpi rappresentati, nei primi banchi della Chiesa metropolitana accanto al prefetto di Udine, Domenico Lione, e al vicesindaco della città, Alessandro Venanzi – intervenuto con Fascia tricolore e Gonfalone municipale -, anche la medaglia d’oro Paola Del Din Carnielli, presidente onoraria dell’Associazione partigiani Osoppo, che nei mesi scorsi ha brillantemente tagliato il traguardo dei cent’anni. Il rito è stato reso ancora più bello e suggestivo dalla Messa cantata in friulano dal Coro degli alpini di Passons, che ha meritato il ringraziamento da parte di monsignor Mazzocato e l’apprezzamento del Duomo gremito per la importante cerimonia dedicata a uno dei Santi più amati del Cattolicesimo.

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In copertina e all’interno alcune immagini del rito presieduto ieri in Cattedrale dall’arcivescovo emerito monsignor Andrea Bruno Mazzocato.

Aria di crisi al Comune di Nimis: rinuncia di due assessori e mozione di sfiducia al sindaco da parte di cinque consiglieri di maggioranza e quattro dell’opposizione

di Giuseppe Longo

“Tanto tuonò che piovve!”. La celebre affermazione attribuita a Socrate può essere adattata bene anche alla situazione del Comune di Nimis, dove a una lunga sequenza di malesseri interni alla maggioranza consiliare, sono seguite nel giro di pochi giorni le dimissioni di due assessori e una mozione di sfiducia, alla civica amministrazione, da parte di nove esponenti: cinque della stessa maggioranza di centro-destra e quattro dell’opposizione, sui tredici totali. C’è aria di crisi, dunque, a neanche due anni dalle elezioni amministrative che avevano portato al vertice del centro pedemontano la compagine guidata da Giorgio Bertolla – espressa da Nimis al Centro e Uniti per Nimis – dopo aver superato, per poche decine di voti, Rinnova Nimis, la lista del sindaco uscente Gloria Bressani. Giovedì è stata infatti protocollata in Municipio una missiva indirizzata al consiglio comunale, al primo cittadino e al segretario dell’ente locale nella quale si chiede «la convocazione della seduta del consiglio comunale, nei termini e modi di legge, al fine di discutere e deliberare in merito alla presente mozione di sfiducia al sindaco». Il documento è sottoscritto, come detto, dai cinque esponenti della maggioranza: Mariacristina Del Fabbro e Stefano Doraconti (assessori dimissionari), Ivana Di Betta, Davide Michelizza e Raul Guillermo Migueletto, unitamente ai quattro rappresentanti dell’opposizione, e quindi la stessa Gloria Bressani, il capogruppo Fabrizio Mattiuzza, Beatrice Follador e Serena Vizzutti.

Gloria Bressani
ex sindaco di Nimis

Un nuovo Gruppo – Cinque consiglieri – fra cui, appunto, due componenti della giunta – agli inizi dello scorso gennaio avevano ritenuto di differenziarsi dal resto della maggioranza municipale dando vita un Gruppo nuovo – “Nimis s’è Desta”, la sua denominazione – con l’intento dichiarato, però, di non far mancare l’appoggio al sindaco e alla sua amministrazione, ma di rappresentare nel contempo un apporto “critico” diverso con cui puntare a un maggior coinvolgimento nelle scelte comunali. Evidentemente, vista la svolta, in questi mesi le cose non sono andate nella direzione auspicata, tanto che lunedì scorso gli assessori Del Fabbro e Doraconti hanno rimesso nelle mani del sindaco i propri mandati (rispettivamente Associazioni – Politiche scolastiche – Attività culturali – Politiche giovanili – Sanità; Turismo – Sport – Società partecipate) e, aggiungendosi ai tre colleghi consiglieri Di Betta, Michelizza e Migueletto, hanno firmato la mozione di sfiducia alla giunta, espressa ormai soltanto dal sindaco Giorgio Bertolla, dal vicesindaco Sergio Bonfini e dall’assessore Matteo Cuffolo. Per cui con nove consiglieri “dissidenti” su tredici significa la perdita della maggioranza da parte dell’amministrazione, quindi senza la possibilità di deliberare alcunché a cominciare dal bilancio di previsione. In altre parole, è l’apertura di una crisi virtuale in attesa della sua ufficializzazione consiliare. La seduta, a termini di legge, andrà convocata non prima di dieci giorni – comunque entro trenta – dalla presentazione della mozione al fine di poter accertare se. nel frattempo, ci fosse stato qualche ripensamento da parte di firmatari.

Il consiglio comunale – Ma cosa significa tutto questo? Se la mozione di sfiducia verrà approvata nella ormai prossima seduta del consiglio comunale ci sarà la decadenza immediata della civica amministrazione aprendo la strada al commissariamento, esperienza che il Comune di Nimis aveva già conosciuto una dozzina di anni fa. Il Testo unico degli Enti Locali – come ricordano i nove firmatari nelle premesse al loro documento – prevede, infatti, che «il sindaco e la rispettiva giunta cessano dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti il consiglio». Da notare, al riguardo, che si aprirebbe una piuttosto lunga gestione commissariale che potrebbe arrivare addirittura alla primavera 2025 (se non dovesse essere aperta una “finestra” elettorale in autunno), in quanto non ci sono più i termini prescritti affinché pure Nimis possa aggiungersi ai numerosi Comuni chiamati al voto nel prossimo giugno in abbinamento con le consultazioni europee.

Fabrizio Mattiuzza
capogruppo di minoranza

La trasparenza – Come si è arrivati a questa delicata, e abbastanza singolare, situazione? Lo spiegano già le prime righe della mozione – che tutti hanno avuto la possibilità di leggere in questi giorni sui social -, quando si sottolinea che «uno dei cardini del programma dell’attuale maggioranza era quello di migliorare il rapporto tra cittadini e amministrazione coinvolgendoli nelle scelte e informandoli costantemente del lavoro svolto»; inoltre, «tutti i consiglieri avevano stabilito che l’azione amministrativa avrebbe dovuto essere incentrata sul dialogo, sulla condivisione e sulla trasparenza». Cosa che, a quanto pare di capire, non è avvenuta in quanto «sin dalle prime fasi, invece, il dialogo, la compartecipazione e la trasparenza, sia interno che esterno, venivano trascurati a favore di una gestione accentrata nelle mani del sindaco e di un paio di assessori». Nel contempo, «gli altri componenti la compagine di maggioranza per oltre un anno insistevano costantemente affinché il sindaco aprisse una stagione di maggior dialogo, trasparenza e coinvolgimento di tutti i consiglieri al fine di riuscire a lavorare tutti insieme in armonia e sviluppare con più energia e passione progetti di sviluppo e di innovazione per il nostro territorio».

Tentativi e promesse – Ma nonostante «tutti i tentativi e le tante promesse da parte del sindaco nulla cambiava, persistendo la mancanza di ogni forma di programmazione condivisa, l’assenza di incontri per concordare congiuntamente le priorità da seguire, i progetti da porre in essere e quelli da elaborare e intavolare per il futuro, nonché la mancanza di ogni forma di dialogo con i cittadini, non avendo il sindaco indetto alcun incontro, discussione, comizio pubblico per informare e coinvolgere la popolazione nelle scelte amministrative». E proprio per tentare di “sbloccare questa situazione di stallo e dare impulso ad una nuova e più costruttiva dialettica politica interna ed esterna, cinque consiglieri di maggioranza costituivano in data 03.01.2024 il gruppo consiliare “Nimis S’è Desta”, precisando che lo stesso avrebbe continuato, senza soluzione di causa, a sostenere il sindaco in carica e avrebbe operato sempre a sostegno della maggioranza cui apparteneva”. Ma le cose non sono andate come auspicato, tanto che da gennaio è seguita «una situazione di instabilità determinata dall’incapacità del sindaco di gestire una nuova dialettica democratica tra i gruppi di maggioranza con la conseguenza che una problematica che poteva essere risolta in modo costruttivo in meno di una settimana ad oggi non ha ancora visto soluzione. Infatti, invece di aprire un dialogo serio all’interno della maggioranza, il sindaco, il vicesindaco e l’assessore alle Opere pubbliche immediatamente, senza un coordinamento unico e concordato nemmeno tra loro stessi, intavolavano una trattativa privata con i consiglieri di opposizione nel tentativo di sostituire gli aderenti a “Nimis S’è Desta” con il gruppo di minoranza offrendo a questi ultimi due assessorati».

I progetti – Una trattativa che, tuttavia, non ha portato a nessun risultato perché «condotta in modo talmente dilettantistico sin dalle prime fasi, diveniva di dominio pubblico e portava ad un nulla di fatto, mettendo, però, in crisi la maggioranza uscita dalle urne». Se questo, invece, fosse avvenuto «oltre a sintomo di spregio e noncuranza della volontà popolare» espressa con il voto del 2022, sarebbe stato «anche un grave atto di mancanza di lealtà e rispetto nei confronti dei candidati», ma anche «un tentativo di strumentalizzare la correttezza e la trasparenza dei consiglieri di opposizione, configurando questa una “motivazione politica”, di per sé sola sufficiente per l’approvazione della mozione di sfiducia».
Nel documento si passa poi all’analisi delle mancanze amministrative, in quanto – si accusa – «si è manifestata ripetutamente e diffusamente l’inadeguatezza del sindaco a condurre un confronto costruttivo con l’intero consiglio comunale, e un tanto anche in considerazione della costituzione del nuovo gruppo consiliare», oltre a «definire le linee programmatiche dell’azione amministrativa per individuare, affrontare e risolvere i problemi del paese; rappresentare in consiglio comunale le scelte dell’amministrazione; svolgere un’azione di governo efficiente, ad esempio, il “rilancio rapido del Parco delle Pianelle”, la demolizione e la realizzazione del nuovo Ponte della Motta, il completamento dei lavori di riqualificazione della palestra, la pulizia e la manutenzione del territorio». Alla Giunta Bertolla si imputa poi che «non sono stati affrontati gli iter di importanti piani e iniziative urbanistiche ed edilizie, quali la costruzione del nuovo asilo nido finanziato con fondi Pnrr, la messa in sicurezza del “Ponte Grande” di Cergneu, la realizzazione della rotonda in piazza Monsignor Beniamino Alessio, la riqualificazione dei percorsi pedonali di via Garibaldi, la ristrutturazione dell’auditorium e dell’aula di musica». Oltre a questo, si afferma che «nulla si è visto per quanto riguarda i progetti e i programmi di sviluppo per il paese annunciati nel corso del dibattito politico in campagna elettorale» e che «a tal riguardo il sindaco non ha saputo tessere rapporti con gli altri Comuni e territori pur essendo nella maggior parte dei casi della sua stessa area politica. Dimostrazione ne è la non riconferma del sindaco del Comune di Nimis quale componente del comitato esecutivo della Comunità di Montagna del Natisone e Torre».

Visione strategica – La mozione di sfiducia sottolinea poi la «manifesta incapacità del sindaco nell’organizzare e nell’avere una minima visione strategica, non solo nel breve ma nemmeno nel medio/lungo termine». E questo «ha di fatto determinato nei nostri concittadini una completa sfiducia nell’attuale classe dirigente, che ad essi si era presentata come forza di modernizzazione e cambiamento». Si rileva, quindi, che l’«aver concentrato tutte le posizioni di responsabilità (contabile finanziaria e del personale) dell’Ente nelle mani dell’assessore alle Opere pubbliche, peraltro non all’altezza del ruolo, ha contribuito in maniera esponenziale a far emergere l’incapacità del sindaco ad assumere responsabilità amministrative, nonché ha evidenziato l’inadeguatezza al ruolo dell’assessore incaricato». Si osserva, altresì, che «la gestione delle risorse umane, a partire dalle forze di governo per arrivare al personale amministrativo, risulta totalmente fallimentare» e che «in tutto il periodo di amministrazione è stata forte l’assenza del sindaco ai tavoli istituzionali tematici dove si decidono investimenti e progetti a medio e lungo termine che riguardano Comune e territorio», tanto che «il consiglio comunale non può continuare ad assistere passivamente ad un così grave degrado nella gestione delle istituzioni, nei risultati dell’azione amministrativa, a tutto danno della comunità e dei cittadini», in quanto «questa amministrazione, a causa di alcuni suoi componenti», ha perso «definitivamente lo spirito di novità, trasparenza e responsabilità che le aveva permesso di essere scelta dalla maggioranza relativa dei cittadini per governare il paese».

Il dibattito – Per cui, alla luce di tutto quanto messo in evidenza nel loro documento, i consiglieri comunali Gloria Bressani, Mariacristina Del Fabbro, Ivana Di Betta, Stefano Doraconti, Beatrice Follador, Fabrizio Mattiuzza, Davide Michelizza, Raul Guillermo Migueletto e Serena Vizzutti – si osservi l’ordine alfabetico – chiedono, come si diceva, «la convocazione della seduta del Consiglio comunale, nei termini e modi di legge, al fine di discutere e deliberare in merito alla presente mozione di sfiducia al sindaco che formalmente presentano». La parola, quindi, ora passa – e non potrebbe avvenire diversamente – all’assemblea municipale, nella quale i rappresentanti dei due gruppi ribadiranno le proprie posizioni con le quali hanno evidenziato numerosi addebiti nei confronti del sindaco Bertolla e degli altri due componenti della giunta, Bonfini e Cuffolo. Se, al termine delle controdeduzioni del primo cittadino e del dibattito, il documento dei nove consiglieri firmatari sarà approvato ottenendo la maggioranza assoluta dei votanti, ci sarà l’immediata caduta dell’esecutivo, per cui la Regione Fvg, informata degli sviluppi, sarà tenuta a nominare quanto prima un commissario straordinario che guiderà il Comune di Nimis fino alle nuove consultazioni amministrative.

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In copertina, il sindaco di Nimis Giorgio Bertolla con il vice Sergio Bonfini.

Campane a festa in Friuli per il nuovo arcivescovo. Riccardo Lamba nato in Venezuela: vado in una terra di emigranti che ha sofferto ed è ricca di umanità

di Giuseppe Longo

Campane a festa ieri, in Friuli, per dare il benvenuto al nuovo arcivescovo metropolita di Udine. Papa Francesco ha, infatti, deciso che il titolare della Chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato sia Riccardo Lamba, 67 anni, il quale – fatto più unico che raro – arriva da Roma, dove da due anni è vescovo ausiliare, ed è nato nel lontano Venezuela, a Caracas, in una famiglia di emigranti italiani. Succederà a monsignor Andrea Bruno Mazzocato il quale, per raggiunti limiti di età, in autunno aveva rimesso il mandato nelle mani del Pontefice: il presule, originario della trevigiana Preganziol, era in Friuli da quindici anni. «Vado in una terra che non conosco – ha detto monsignor Lamba -, ma dove ho carissimi amici. Mi immagino questa terra, che ha molto sofferto e ha avuto grandi fenomeni di migrazioni, ricca di umanità, dove la fede si è incarnata in tanti Santi e resa visibile attraverso l’arte».

L’annuncio di monsignor Mazzocato.


L’annuncio ufficiale, dopo che la notizia era già ampiamente circolata, è avvenuto in contemporanea venerdì a mezzogiorno, a Udine e a Roma. In Friuli è stato lo stesso monsignor Mazzocato – d’ora in poi soltanto amministratore apostolico per il periodo della sede vacante – a riferire quale sarà il suo successore. «Ho chiesto questa improvvisa convocazione – ha affermato il presule uscente – per un annuncio molto importante per la nostra Chiesa diocesana; notizia, peraltro, già circolata attraverso i social. Alcuni giorni fa, il nunzio apostolico mi ha comunicato che Papa Francesco ha accettato definitivamente le mie dimissioni da arcivescovo della nostra Arcidiocesi e ha nominato come mio successore sua eccellenza monsignor Riccardo Lamba, attualmente vescovo ausiliare di Roma». Il suo ingresso avverrà «presumibilmente nella seconda metà di aprile», quindi dopo le feste pasquali.  Nell’Urbe, invece, è stato il cardinale Angelo De Donatis, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, a dare l’annuncio della nomina del Pontefice nella sede del Vicariato in Laterano. «Il sacerdote e il vescovo – ha detto il porporato – sono di per sé in cammino, pellegrini. La Chiesa di Roma continua a essere generosa, in questa fase è chiamata a donare. Ci dispiace perché il tempo insieme non è stato lungo – ha affermato riferendosi appunto alla generosa collaborazione del vescovo Lamba -, però contenti perché prenderai la responsabilità di una diocesi così grande e così bella». Va detto, infatti, che l’Arcidiocesi di Udine, che va dal mare di Latisana e Lignano e Marano alle montagne di Tarvisio e della Carnia, fino a Sappada in terra cadorina (ma da alcuni anni nella Regione Friuli Venezia Giulia), è una fra le più vaste d’Italia.
Dopo appena due anni come ausiliare per il settore est dell’Urbe, monsignor Lamba – che si era laureato in medicina prima di entrare in seminario – si appresta, dunque, a raggiungere il Friuli. Aveva ricevuto la consacrazione episcopale il 27 maggio 2022, quando gli erano stati affidati l’ambito della Chiesa ospitale e “in uscita” e il servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Per cui ora lo aspetta la guida della storica Arcidiocesi di Udine che, assieme a quella di Gorizia, raccolse l’eredità del glorioso Patriarcato dopo la sua soppressione. Proprio in ricordo dell’antica Chiesa di Aquileia – non a caso si chiama Patriarcato la piazza dove sorge la sede episcopale -, soltanto l’arcivescovo di Udine ha il privilegio di indossare l’abito corale, lo zucchetto, la fascia e la filettatura della talare di un colore simile alla porpora cardinalizia, detto “rosso patriarchino”. E lo stemma prevede il galero (cappello) verde. Al titolare dell’Arcidiocesi friulana spetta anche il titolo onorifico di abate di Rosazzo, lo storico monastero benedettino che domina le colline sopra Manzano.

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In copertina, monsignor Riccardo Lamba nuovo arcivescovo metropolita di Udine.

Nimis, si è spento il sorriso di Rita: commosso addio a una donna sempre ottimista nonostante le difficoltà

di Giuseppe Longo

NIMIS – “Beati gli afflitti, perché saranno consolati”. Monsignor De Tina ha scelto la conosciutissima pagina del Vangelo di Matteo, quella del Discorso della Montagna, per l’ultimo saluto a Rita Tomasino, spentasi in ospedale dopo breve malattia a 73 anni. Al termine di una vita contrassegnata da innegabili problemi fisici, ma sempre affrontati con il sorriso, con l’ottimismo alimentato da una fede cristallina. Anche l’ultima volta che l’ho incontrata nelle strade di Nimis con la sua carrozzina motorizzata, alla consueta domanda «Mandi Rita, cemut vadie?», lei mi aveva risposto con un uno squillante e sorridente: «Dut ben!».
E proprio questo carattere aperto e gioviale, sereno, improntato appunto a una incrollabile visione positiva delle cose, è stato sottolineato anche da don Rizieri durante il funerale celebrato l’altra mattina nel Duomo di Santo Stefano. «Un sorriso che non mancava mai sul volto di Rita, conosciuta da tutti per quei suoi lunghi capelli». Oltre che per l’uso quotidiano, per tutte le sue necessità, della carrozzina. Con la quale aveva il coraggio di avventurarsi anche fuori paese, su strade sempre più trafficate.
Ma la mano della Provvidenza le è stata vicina e l’ha sostenuta, non solo nel compiere pericolosi tragitti, ma soprattutto per affrontare con serenità il suo “calvario”, consentendole un’esistenza durante la quale non ha mai mancato anche di dare una mano alla sua comunità, collaborando già all’epoca del Comitato festeggiamenti in occasione della storica sagra di settembre, quando era immancabile la sua presenza nella roulotte della cassa. Ora, purtroppo, il sorriso di Rita si è spento e non la incontreremo più nelle vie di Nimis, con i suoi lunghi capelli e la sua carrozzina. Ci mancherà!

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In copertina, il volto sempre sorridente di Rita Tomasino morta a 73 anni.

Il restauro dello storico organo della Pieve ultimo obiettivo di don Corgnali. Oggi a Tarcento ritorna l’arcivescovo

di Giuseppe Longo

Tre settimane fa si spegneva monsignor Corgnali, pievano di Tarcento, vinto da una grave quanto rapida malattia. E questa mattina, dopo averne celebrato i funerali, torna nella cittadina pedemontana l’arcivescovo di Udine per esprimere, come ha informato la Parrocchia, un «segno di vicinanza a tutta la comunità dove ha operato don Duilio». Monsignor Andrea Bruno Mazzocato celebrerà la Messa solenne, ricorrendo la Madonna di Lourdes, nel Duomo di San Pietro Apostolo e saranno sicuramente in molti ad attendersi dal presule qualche anticipazione sul sacerdote che avrà l’investitura quale nuovo arciprete.

Monsignor Duilio Corgnali


Dolorosa, repentina e inaspettata – come tutti sanno – la scomparsa di monsignor Corgnali che da oltre vent’anni d’anni guidava la storica Pieve dopo il ritiro, per limiti d’età, di monsignor Francesco Frezza, nativo della vicina Nimis e che in precedenza era stato parroco di Segnacco. Tanto che il sacerdote-giornalista, originario di Manzano, aveva accuratamente preparato e seguito la visita pastorale proprio dell’arcivescovo avvenuta a metà dicembre, appena pochi giorni prima del suo ricovero in ospedale. E agli inizi dello stesso mese aveva diffuso un messaggio pubblico che è sicuramente l’ultimo di una certa rilevanza pastorale. Infatti, è ancora affissa sulla porta della Chiesa arcipretale la lettera, datata 1 dicembre e firmata proprio da monsignor Duilio Corgnali, con la quale il parroco comunicava l’avvio di una Iniziativa popolare per il restauro dell’organo della Pieve. «Dopo una pausa dovuta al ricorso della Parrocchia – scriveva infatti il titolare della Chiesa tarcentina -, finalmente la Soprintendenza archeologica, delle arti e paesaggio del Fvg, sede di Udine, ha approvato il progetto di manutenzione straordinaria dell’organo e anche la realizzazione della nuova consolle». E aggiungeva che «la spesa complessiva secondo il preventivo della Ditta Zanin Organi di Codroipo ammonta a euro 61.800 con l’aggiunta dell’Iva al 22% (13.596) arriva a un totale di di 75.396».


E allora come far fronte a questo «gravoso impegno» si chiedeva don Duilo. «E’ stata indetta una raccolta fondi popolare – riferiva nello stesso messaggio – che finora ha prodotto circa 20.000 euro. Siamo ancora distanti dall’obiettivo, ma noi confidiamo nella generosità dei fedeli cristiani di Tarcento e dunque siamo qui a rilanciare l’appello alla generosità dei tarcentini per una nuova raccolta di fondi». «L’organo della nostra Pieve – aggiungeva, infatti, monsignor Corgnali – è un fiore all’occhiello, una delle preziosità di Tarcento». Poi aggiungeva: «Come è accaduto per l’indagine archeologica e la cappella del cimitero, noi confidiamo di poter almeno duplicare quanto già raccolto, così che con altri sperati contributi di enti pubblici e privati si riesca a dar compimento a questa importante impresa». E indicava gli estremi bancari per il versamento delle offerte attraverso «un conto ad hoc della Parrocchia di San Pietro Apostolo di Tarcento presso l’Istituto di San Paolo», concludendo con «gli auguri – purtroppo gli ultimi – di Buon Avvento e Buon Natale».


Un problema, dunque, che monsignor Corgnali non ha fatto in tempo a risolvere e a portare a termine. Per cui si tratta di un compito che ora spetterà al suo successore che verrà scelto, se non l’ha già fatto, dall’arcivescovo Mazzocato, il quale, come detto, stamane torna a Tarcento per incontrare la comunità che ha beneficiato a lungo del fecondo apporto di don Duilio.

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In copertina e all’interno, lo storico organo del Duomo di Tarcento in attesa di restauro.

L’ultimo saluto di Taipana a Elio Berra sindaco per quindici anni. Al Quirinale Ciampi lo premiò con Medaglia d’oro

di Giuseppe Longo

Elio Berra era tanto legato alle sue montagne e l’ha sempre dimostrato, sia con il lavoro sia con l’impegno di pubblico amministratore, espletato in tre mandati, alla guida del Comune di Taipana, piccolo ma grande per i suoi tanti problemi, a cominciare dal vastissimo territorio. Ed erano in tanti a dargli l’ultimo saluto durante il funerale celebrato nella parrocchiale dei Santi Giuseppe e Mattia, stringendosi accanto alla moglie Vanda e alle figlie Alessia e Barbara. L’emerito primo cittadino (1999-2014) si è spento a 75 anni dopo una lunga malattia rivelatasi, purtroppo, senza speranze.
Bello e toccante il ritratto che la figlia Alessia, coraggiosa titolare dell’azienda agricola Zore, quella delle caprette, ha tratteggiato dell’amato papà affidandolo ai social. «Ci siamo assomigliati molto: forte legame con il territorio, grande passione per il lavoro, una certa intraprendenza e un animo sognante, quel sorriso che a molti dà fastidio». E ancora:  «Nel 2008 dissi ai miei: “Vorrei fare una stalla di capre con il caseificio”. Mio papà chiese solo questo: “Sei sicura?”, “Si”. Quindi rispose: “Finché potrò, cercherò di aiutarti”. Così è stato».

Elio Berra con la figlia Alessia.

Questa la sfera privata, familiare. Ma Alessia ricorda il padre anche nel suo ruolo pubblico – nel quale esordì appena ventenne -, che, come detto, si è sviluppato in ben quindici anni alla guida del Comune di Taipana, più due da vicesindaco, ma anche nella veste di presidente della Comunità montana Valli del Torre. «Come amministratore – scrive infatti la figlia – non sono mai venute meno la concretezza, la presenza, la ricerca di una rinascita del territorio e di dialogo. Visitava le persone, le aziende… soprattutto chi non lo aveva mai votato, per chiedere come andassero le cose, di cosa ci fosse bisogno. Tutti gesti ormai assenti. Non restavano a lungo alberi pericolanti sulla strada. Già malato, prendeva la motosega in mano, senza aspettare l’intervento divino».
Alessia Berra ha corredato il suo affettuoso post con alcune belle e significative fotografie che ritraggono il padre mentre riceve nel 2003, al Quirinale, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’oro al merito civile assegnata al Comune di Taipana per l’opera svolta nel post-terremoto del 1976. E durante la rimozione della barra di confine al valico con la Slovenia di Ponte Vittorio, a Platischis, l’antivigilia di Natale del 2007. Ma anche con la sua adorata famiglia fra le altrettanto adorate montagne taipanesi, oltre che nel suo lavoro alla guida di importanti cantieri. Dal giovane, 24 anni, che era chino sul tecnigrafo dell’impresa Bulfone, alla costruzione dell’ospedale di Bengasi in Libia, tre anni dopo, mentre il suo Comune e mezzo Friuli stavano per essere sconvolti dal terremoto. Quindi il trasferimento a Gatovo, nei pressi di Minsk in Bielorussia, per la edificazione di una conceria, seguito da altri importanti lavori in lontane località dell’allora Unione Sovietica fino a Vladivostok, mitico capolinea sull’Oceano Pacifico della Ferrovia transiberiana. Fotografie che offrono un esauriente ritratto di Elio Berra, un uomo dalle grandi capacità lavorative e politiche, ma anche dai grandi valori umani e sociali. Mancherà tanto alla sua famiglia, ma anche a Taipana!

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In copertina, Elio Berra nel 2003 mentre riceve dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’oro attribuita al Comune di Taipana per la ricostruzione post-sismica.

Grado, prima domenica di Avvento e festa di Santa Barbara con la gente del mare nella Basilica patriarcale

di Giuseppe Longo

GRADO – La “Preghiera del Marinaio” e la prima strofa della tradizionale e sentitissima “Madonnina del Mare” hanno concluso stamane, nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, la celebrazione della festa della Marina Militare nella ricorrenza gradese di Santa Barbara, la cui memoria è segnata in calendario nella giornata di domani. Un rito nel rito perché oggi è anche la prima domenica di Avvento e del nuovo Anno Liturgico, tanto che monsignor Paolo Nutarelli, nell’iniziare la Messa solenne – accompagnata come sempre dalla Corale diretta da Anello Boemo -, ha acceso la prima delle quattro candele (che stanno a significare proprio il numero delle domeniche che precedono il Natale) poste sulla scalinata del presbiterio.

E all’omelia l’arciprete si è richiamato sia al significato di questa domenica sia a quello della ricorrenza di Santa Barbara, attraverso la quale ha invocato protezione per i marinai e le loro famiglie. Mentre al termine del rito – al quale hanno assistito i vertici della Marina assieme al commissario straordinario del Comune isolano, Augusto Viola – ha acceso un cero anche alla Madonna esposta per la venerazione nella tradizionale novena che introduce alla grande festa dell’Immacolata Concezione dell’8 dicembre prossimo.
Ma dicevamo dell’inaugurazione del nuovo Anno Liturgico, che è stato dedicato a San Marco Evangelista, che è anche il patrono della piccola frazione di Fossalon. «Con la prima domenica di Avvento – ha scritto don Paolo, unitamente ai sacerdoti e ai consigli pastorali, sul numero speciale di “Insieme” diffuso nella festa di Cristo Re dell’Universo – inizieremo un nuovo Anno Liturgico. È il cammino del Popolo di Dio verso la Pasqua definitiva. Qualcuno, talvolta, ricorda che è “sempre la stessa cosa”…, ma si dimentica che, noi, non siamo quelli dello scorso anno», per cui «organizzare la vita pastorale di una Parrocchia sull’Anno Liturgico non è uno sfizio estetico, ma è il ripercorrere insieme, rivedendoli ogni anno in modo sempre più approfondito, i Misteri che caratterizzano la nostra vita di salvati».


Ricollegandosi, infine, alla dedicazione del nuovo Anno Liturgico all’Evangelista raffigurato con il Libro e il Leone, monsignor Nutarelli ha ricordato che «il culto a San Marco in terre venete è nato, con molta probabilità, a Grado e la “Trichora” (la cappella di San Marco suddivisa in tre ambiti e che si trova dietro l’altare del Santissimo Sacramento in Basilica), attesta l’antico culto dell’Evangelista, documentato a Grado da una iscrizione patriarcale dell’807, collocata nel Lapidario e precedente, di una ventina d’anni, l’arrivo del corpo del Santo a Venezia».

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli accende la prima candela dell’Avvento; all’interno, la predica, la Preghiera del Marinaio, l’omaggio all’Immacolata, autorità in Basilica e foto ricordo sul sagrato al termine della Messa solenne.