L’addio ad Angela Bolognesi Barborini: Ribis, il Rojale e anche Nimis la ricorderanno con affetto e gratitudine

di Giuseppe Longo

REANA – Se c’è una persona che il Rojale, ma non solo, ricorderà con simpatia e riconoscenza, questa è Angela Bolognesi Barborini. Insegnante di italiano e preside per tanti anni, soprattutto nella vicina Nimis, ma attiva da sempre anche nel volontariato di Ribis, il suo amato paese, si è spenta serenamente proprio il giorno che compiva 91 anni. E ora mi fa malinconia e tristezza passare davanti alla sua casa, dove ero stato tante volte da quella professoressa che conoscevo dagli anni Sessanta, quando appunto aveva cominciato a salire a Nimis (anche se non è mai stata mia insegnante).  Ogni anno, infatti, mi chiamava puntuale a settembre per darmi dati e  informazioni per scrivere qualcosa sul giornale a proposito della Festa delle patate che la frazione di Reana organizza tradizionalmente a cavallo della ricorrenza del “Perdon dal Rosari”. E prima che andasse in pensione mi invitava frequentemente proprio alle Medie del mio paese per chiedermi di riferire sulla cronaca locale di problemi o iniziative didattiche.


Ed è proprio questa sua instancabile disponibilità – che durante la sagra si manifestava anche con un aiuto diretto soprattutto nella rinomata cucina – che è risuonata il giorno del funerale nel Santuario che sorge a pochi metri dalla sua abitazione. Il celebrante ha voluto, infatti, che prima della sua predica fosse Aldo Bertoni, il presidente di “Chei da lis patatis”, a ricordare una persona così benemerita. E lui l’ha fatto con parole grate e commosse che hanno fornito al sacerdote spunti preziosi per sottolineare quanto sia importante saper collaborare, appunto come Angela, a favore di una comunità. E in questo la professoressa Barborini, come era da tutti conosciuta, si è sempre distinta. Così pure nella sua famiglia, come è apparso a chiare lettere dalle parole della nipote Alessia che a stenti ha trattenuto le lacrime: una grande nonna, ma anche una grande madre – con i figli Renata e Umberto – e compagna di vita con il suo Stefano, che l’aveva lasciata ormai tanti anni fa. E anche lui, in fatto di volontariato, era stato veramente esemplare. Ora Angela, per chi crede, è andata proprio a ritrovare l’amato marito, lasciando un luminoso ricordo nel suo paese e fra quanti l’hanno stimata, come ha avuto modo di sottolineare anche l’amico don Bepi Riva. Un ricordo che rimarrà indelebile fra quanti l’hanno conosciuta anche a Nimis dove fu proprio lei a volere, come mi ha ricordato un’amica venuta a salutarla, e che con lei aveva lavorato nella segreteria della scuola, che le Medie del vicino Comune fossero intitolate a Tita Gori, il pittore che è stato appena ricordato con la mostra di otto grandi tele a olio salvate dopo il terremoto e che ha lasciato opere anche nel Rojale.

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In copertina, la professoressa Angela Bolognesi Barborini spentasi a 91 anni e all’interno un momento del suo funerale.

Intelligenza artificiale, quanto interesse a Grado per le parole di padre Benanti che ci hanno aiutato a capire meglio il futuro

di Giuseppe Longo

GRADO – Non poteva cominciare meglio la “Festa di Avvenire” che per la terza volta anima la vita cristiana e culturale di Grado nel primo scorcio dell’estate. Grazie anche alle ottime condizioni meteo, un folto pubblico ha infatti partecipato ieri sera in Campo Patriarca Elia – il sagrato della Basilica patriarcale di Sant’Eufemia – all’incontro d’apertura dedicato al tema del giorno: l’intelligenza artificiale, tra opportunità e rischi. A parlarne, con grande efficacia e calamitando l’interesse dell’uditorio, un vero e proprio “luminare” in materia, il padre francescano Paolo Benanti, presidente della Commissione sull’intelligenza artificiale per l’informazione del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, e Stefano Fabbris, del Dipartimento Scienze Fisiche Tecnologiche della materia del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche.


A coordinare la serata – organizzata, come l’intero festival, con la regia del parroco Paolo Nutarelli – Andrea Lavazza, giornalista del quotidiano cattolico al centro della manifestazione che si concluderà il 2 luglio. «La presenza di Avvenire a Grado per il terzo anno consecutivo conferma ancora una volta l’importanza per il quotidiano di essere presente nei territori locali coinvolgendo i fedeli, ma soprattutto i giovani in un dibattito utile e costruttivo su temi di rilevante attualità», ha sottolineato al riguardo il giornale edito dalla Conferenza episcopale italiana.
Martedì prossimo si terrà, infatti, l’annunciata esibizione di Giovanni Caccamo. Intitolato “Le parole che ci cambiano”, l’incontro vedrà un dialogo tra l’artista e Angela Calvini, pure giornalista di Avvenire. Il cantautore, come è noto, è ideatore e promotore del progetto culturale “Parola ai giovani” che ha presentato lo scorso 5 aprile anche al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, nella sede dell’Economic and Social Council, dove ha proposto nella sua declinazione internazionale Il Manifesto for change – Youth and future. Un concorso di idee, rivolto ai ragazzi di tutto il mondo, di ogni religione, identità di genere ed estrazione sociale, per creare insieme un manifesto culturale di cambiamento in occasione del forum internazionale dei giovani “Change the World Model United Nations” in collaborazione con Diplomatic Ong.
Dopo l’incontro con padre Benanti – che dunque ha aiutato le tante persone intervenute a capire meglio che cosa ci aspetta, tra luci e ombre (illuminanti al riguardo le parole di messa in guardia di Papa Francesco al recente G7 in Puglia), con la diffusione dell’intelligenza artificiale – l’attenzione ora è tutta richiamata dalla serata di martedì, quella che vedrà appunto protagonista il cantautore applaudito recentemente anche in Vaticano. Se pure in quella occasione il tempo sarà buono – dopo la sfuriata annunciata, purtroppo, per lunedì – sarà un altro successo. Per cui anche la terza edizione della “Festa di Avvenire” avrà colto nel segno.

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In copertina, l’intervento di padre Benanti e all’interno due immagini del folto pubblico intervenuto alla “Festa di Avvenire”.

Grado, dalla tradizione di San Giovanni al “Perdon de Barbana”: conto alla rovescia nell’Isola per la festa più amata dell’anno

di Giuseppe Longo

GRADO – L’Isola di Grado è molto legata alla ricchezza della sua storia e delle sue tradizioni che vivranno il loro momento più alto fra una decina di giorni quando si rinnoverà il voto cittadino del “Perdòn de Barbana”. Un rito antico e molto sentito, non solo fra la popolazione residente, ma anche fra tantissimi turisti e ospiti fissi che hanno fatto di Grado una loro seconda casa, entrando così in sintonia con la vita e i ritmi della comunità isolana.
Il voto di Barbana è stato appena preceduto da un’altra bella celebrazione, ovviamente più contenuta come partecipazione ma non per questo priva di significato: la festa della Natività di San Giovanni Battista. Per l’occasione, le Messe sono state celebrate nello storico Battistero che sorge sul lato nord della Basilica di Sant’Eufemia, alle cui spalle si trova l’interessantissimo Lapidarium. Il rito del mattino è stato celebrato da monsignor Mauro Belletti il quale, ricordando la figura del “precursor Domini” – cioè anticipatore della venuta di Cristo che poi battezzò nelle acque del Giordano -, ha spiegato anche il significato della caratteristica ghirlanda di lauro con mele, pesche e albicocche posta sopra il battistero ottagonale: «Vuol sottolineare che tutti noi dobbiamo impegnarci affinché la nostra vita sia portatrice proprio di buoni frutti. I nastri rossi esprimono, invece, il sangue che il Battista ha versato con il suo sacrificio».


San Giovanni – aveva ricordato su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli, che ha officiato invece nel tardo pomeriggio – è «l’unico Santo per il quale la Chiesa celebra sia la nascita, il 24 giugno, che la morte, il 29 agosto, privilegio riservato soltanto alla Madonna ed a Gesù Cristo». Nell’occasione, l’arciprete ha osservato che «il Battistero costituiva, e costituisce ancora per la Chiesa cattolica, il primo “gradino” dell’iniziazione cristiana, in quanto in esso veniva somministrato ai catecumeni, che avevano concluso un percorso di fede e di catechesi, il santo Battesimo, anticamente celebrato con il rito dell’immersione attraverso il passaggio all’interno della vasca con l’acqua benedetta che occupava il centro dell’edificio sacro. Un tempo questo sacramento veniva impartito dal vescovo e riguardava generalmente gli adulti convertiti al Cristianesimo» .
«La pianta dell’edificio – ha poi spiegato don Paolo – prevede una forma ottagonale con una vasca esagonale, secondo il modello della simbologia cristiana aquileiese, come la maggior parte delle strutture battesimali paleocristiane e medievali, e una piccola abside orientale. Esso si trova su un piano inferiore di oltre un metro rispetto al pavimento di Sant’Eufemia, pur essendo contemporaneo alla Basilica: artefici potrebbero esserne stati in parte sia il patriarca Elia sia il suo predecessore, Probino, il cui monogramma è inciso nella lastra frontale dell’altare ricostruito, al centro di una croce tra due colombe e due pavoni, simboli ricorrenti dell’anima e dell’eternità».
Passata quindi la ricorrenza del Battista, ora comincia il conto alla rovescia proprio per il “Perdòn de Barbana” della prima domenica di luglio, con la suggestiva processione di barche, che sarà preceduto da una settimana di particolare devozione mariana che comincerà già domenica prossima, 30 giugno, con la traslazione nel presbiterio, a fianco dell’altare maggiore, della statua della Madonna degli Angeli che durante tutto l’anno è venerata nella nicchia scavata sulla parete sinistra della Chiesa patriarcale. E questo avverrà al termine della Messa solenne delle 10.30. Quindi la settimana terminerà con i tradizionali riti vespertini del Sabo Grando che, a mezzogiorno, saranno invece preceduti dall’Angelus dinanzi alla Madonnina del Mare in mezzo alla laguna, in quella zona nota come Pampagnola. Dell’attaccamento alla Madonna dei “graisani” ha parlato in Basilica lunedì sera, appunto giorno di San Giovanni, il professor Matteo Marchesan, il quale si è soffermato sulla religiosità popolare che culmina proprio nella settimana del “Perdòn de Barbana”, quando Grado rinnova la sua riconoscenza alla Vergine Maria per la fine della grave pestilenza che l’aveva colpita nel 1237.

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In copertina, la ghirlanda di San Giovanni; all’interno, don Mauro durante la predica, due immagini del Battistero e la Madonna degli Angeli che sarà portata a Barbana.

Quei volti “veri” nelle opere di Tita Gori raccontati da don Alessio Geretti: nella Pieve di Nimis ultimo giorno con la mostra delle otto tele salvate dal sisma

di Giuseppe Longo

NIMIS – «In quel volto di donna riconosco quello di mia nonna Lucia». La Pieve di Nimis, gremita più che mai, era attentissima nell’ascoltare le parole di don Alessio Geretti, quando si leva la voce – non certo per interrompere la illustrazione di una serie di belle diapositive da parte del sacerdote-esperto d’arte, quanto per interloquire con una osservazione molto interessante – di uno dei pronipoti di Tita Gori, figlio di Luisa Tessitori, la quale a sua volta figlia di “Luzine” e dell’indimenticato senatore Tiziano, il “padre” della nostra Regione autonoma. Il giornalista Michele Meloni, da sempre affascinato dalla pittura del bisnonno materno, voleva infatti mettere l’accento su un particolare-chiave: in quei volti così espressivi “raccontati” dall’artista nato nel 1870 e morto nel 1941 si riflettono non solo diversi componenti della sua famiglia cresciuta nella casa all’ombra dell’ultramillenario campanile, ma anche diversi borghigiani o compaesani, se non addirittura avventori che si fermavano alla sua osteria.

Don Geretti, ideatore e curatore delle magnifiche mostre che hanno fatto diventare grande la piccola Illegio, sui monti sopra Tolmezzo – proprio quella sera a Nimis avevano annunciato che l’indomani sarebbe arrivato l’ultimo attesissimo pezzo, un capolavoro di Caravaggio -, ha insistito molto infatti sui volti “veri” di Tita Gori, raffigurati negli affreschi della stessa Chiesa matrice – che oggi celebra i Santi Martiri Gervasio e Protasio -, ma anche nelle otto tele a olio che Ottone, uno dei tanti figli del pittore, riuscì a salvare (e poi a restaurare a proprie spese), prima che quegli impietosi bracci meccanici completassero l’opera demolitrice del terremoto nella comparrocchiale di Santo Stefano, in Centa, e nell’asilo infantile edificato negli anni Venti da monsignor Beniamino Alessio, a pochi anni dal suo arrivo in paese.
Volti veri, dunque, tanto che Tita Gori è stato associato ai “preraffaeliti”, cioè a quei pittori appartenenti al movimento nato a Londra a metà Ottocento e che si rifaceva all’arte esistita, appunto, prima di Raffaello Sanzio. Quindi, volti non più ideali e perfetti, ma che riflettono quelli della vita di ogni giorno e che siamo soliti incontrare, ma che ugualmente fanno descrivere all’artista una “bellezza” che avvicina a Dio. Don Alessio ha ricordato, a tale riguardo, anche quanto sostenne il compianto Licio Damiani, giornalista e raffinato critico d’arte, il quale su incarico del Comune di Nimis nel 1991, in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista di San Gervasio, scrisse un bel libro intitolato “Tita Gori e i Giardini del Paradiso” facendo riferimento, appunto, a un concetto di bellezza vera, non idealizzata, che ha fatto da filo conduttore a tutta l’opera del pittore celebrato e che si ritrova, come detto, anche nelle otto tele che i figli di Ottone – Caterina, suor Sara e Giancarlo – hanno lodevolmente deciso di restituire alla Chiesa di Nimis e che sono rimaste esposte in questa settimana suscitando grandissimo interesse, grazie alla mostra sapientemente allestita dal Centro friulano arti plastiche, presieduto da Bernardino Pittino, che nell’occasione ha abbinato pure l’esposizione di opere di alcuni artisti associati che si sono ispirati proprio al messaggio artistico di Tita Gori. Un artista dalle innate capacità, ma che ha avuto la fortuna – come ha osservato don Geretti – di avviare la propria formazione alla “scuola” di un prete di grande apertura mentale e culturale, quale fu monsignor Agostino Candolini, pastore di Nimis per lunghi decenni prima dell’arrivo di “pre’ Beniamin”.


Insomma, una vera e propria “lectio magistralis” quella di don Alessio Geretti, ascoltata con grande interesse perché esposta con un linguaggio non cattedratico ma immediato, accessibile a tutti, arricchito, come detto, da una serie di proiezioni che non hanno riguardato soltanto le opere di Tita Gori, ma anche altre, esemplificative, che hanno aiutato a inquadrare meglio il pensiero artistito del pittore di Nimis. Sulla cui figura aveva proposto un affettuoso e documentato ritratto anche la trisnipote Francesca Totaro, esperta in beni culturali, la quale aveva parlato in occasione dell’apertura della mostra. Come detto, le otto tele a olio potranno essere ammirate anche oggi, in occasione della Messa solenne delle 11 e di quella vespertina delle 19. Poi l’antica Pieve tornerà alla consueta tranquillità, con il “suo” Tita Gori che rimane impresso nei medaglioni di Santi, Evangelisti e personaggi biblici degli archi e nelle scene che abbelliscono il presbiterio.

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In copertina, Lucia Gori Tessitori, giovanissima, ritratta dal padre accanto a Gesù; all’interno, don Alessio Geretti, durante la sua applauditissima “lectio magistralis” e due aspetti della mostra dedicata a Tita Gori nella Pieve di Nimis.

Grado, decolla la Giunta Corbatto: ecco gli incarichi ai cinque assessori nominati dal nuovo sindaco (c’è anche un esterno)

di Giuseppe Longo

Decolla la nuova Giunta municipale di Grado espressa dalla maggioranza di centrosinistra uscita dalle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno scorsi, che hanno posto fine alla gestione commissariale assicurata dallo scorso settembre dal dottor Augusto Viola. Il sindaco Giuseppe Corbatto, nella giornata odierna, ufficializzerà infatti la composizione dell’Esecutivo che si accinge a guidare l’Isola nel prossimo quinquennio. Ecco, allora, come saranno ripartiti gli incarichi, secondo quanto ha comunicato stamane sui social lo stesso primo cittadino.


Il sindaco Corbatto, oltre agli affari generali – referato tipico di chi ha la responsabilità della “macchina” comunale -, si occuperà direttamente di bilancio, personale, Protezione civile, frazioni e Polizia locale. Vicesindaco è stata nominata Greta Reverdito che avrà le deleghe di turismo, società partecipate, politiche sociali e sanità.
Gli assessori sono invece Maurizio Toso, Giuseppe Marchesan e Laura Zanella. Toso si occuperà di ambiente, sport, politiche giovanili, attività produttive, pesca, caccia e servizi cimiteriali; Marchesan di manutenzione, volontariato e associazionismo; Zanella di cultura, istruzione e pari opportunità. In Giunta siederà anche un assessore esterno – cioè non uscito dalle recenti elezioni, ma chiamato dal sindaco quale persona di fiducia ed esperta in taluni settori -: si tratta di Luciano Cicogna al quale sono stati affidati gli ambiti riguardanti accessibilità urbana, urbanistica, edilizia, lavori pubblici e gestione del patrimonio pubblico.
«Ci tengo a precisare – ha affermato il sindaco Corbatto nel messaggio affidato alla sua pagina Facebook – che alcune questioni importanti come il futuro della casa di riposo non sarà sola materia dell’assessore competente. Ci sarà in primis il mio coinvolgimento diretto, ma soprattutto quello di tutto il consiglio: maggioranza e auspicabilmente anche opposizione perché alcune scelte determinanti per il futuro di Grado devono essere il più possibile collegiali. Il lavoro è tanto, ci auguriamo di svolgerlo al meglio e soprattutto coinvolgendo il più possibile la cittadinanza. Vogliamo rispettare la promessa fatta in campagna elettorale e lasciare le nostre porte sempre aperte. Grazie ai miei assessori che si sono resi disponibili per assumersi questa responsabilità. A tutti noi e al consiglio comunale auguro buon lavoro!».
Ricordiamo che della maggioranza consiliare fanno parte anche Fedora Foschiani, Grazia Turci, Gianfranco Padovan, Lidianna Degrassi, Paolo Corbatto e Sara Polo. In minoranza siedono, invece, Roberto Marin, Filippo Marin, Sara Monferà e Renato Bonaldo; Giovanni Battista Bredeon e Werther Vio de Minelli. Roberto Marin, già sindaco negli anni passati e attuale presidente della Git, e Bredeon erano gli altri due candidati primi cittadini per conto degli schieramenti di centrodestra che si erano presentati al giudizio degli elettori.
Pronta dunque la squadra che, appunto, dopo la ufficializzazione di oggi, potrà mettersi subito al lavoro, affrontando i problemi aperti nell’Isola che si sta riempiendo di turisti. Infatti, il ruolo della civica amministrazione sarà quello di pensare, ovviamente, alla propria cittadinanza, ma anche agli ospiti che scelgono Grado per le loro vacanze, al fine di offrire un soggiorno al meglio delle loro attese. E in particolare a coloro, e sono tanti, soprattutto d’Oltralpe, che hanno investito in loco avendo giudicato l’Isola d’Oro come luogo ideale e costante per le proprie giornate di relax. Auguri, pertanto, di buon lavoro al sindaco Giuseppe Corbatto e ai suoi collaboratori!

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In copertina, il nuovo sindaco di Grado Giuseppe Corbatto; all’interno, la sala del Consiglio comunale e il Municipio.

Nell’antica Pieve i “gioielli” di Nimis: gli affreschi di Tita Gori si fondono con le otto tele salvate da Ottone dopo il sisma

di Giuseppe Longo

NIMIS – “Questi sono i miei gioielli” (Haec ornamenta mea), disse Cornelia, la madre dei Gracchi. Mi pare appropriato prendere in prestito la famosa locuzione latina per sottolineare quanto vivrà Nimis in questa settimana, a cavallo della ricorrenza dei Patroni Gervasio e Protasio (19 giugno) e che ha preso corpo e immagine ieri pomeriggio, quando, nell’antica Chiesa matrice, è stata inaugurata una bellissima mostra dedicata a Tita Gori (1870-1941) nella quale, a cura del Centro friulano arti plastiche, sono esposte otto tele a olio di grande formato, appartenute alla Chiesa di Santo Stefano e all’Asilo infantile (vittime della demolizione post-sismica) e che furono salvate e restaurate da Ottone, figlio dell’artista che era nato nella casa-osteria all’ombra del campanile della Pieve. E proprio dalla torre millenaria, alle sei in punto, si è levato un festoso scampanìo – “O cjampanis de sabide sere” avrebbe esclamato Luigi Garzoni, direttore anteguerra pure del Coro di Nimis – che ha fatto interrompere la ricca relazione di Francesca Totaro, ma che non ha affatto disturbato. Anzi il pubblico che affollava la Chiesa tanto amata da Tita Gori ha atteso pazientemente, ascoltando volentieri il gioioso e solenne concerto.

Monsignor Rizieri De Tina

Giuseppe Mareschi, commissario

Bernardino Pittino, Cfap

Ecco, allora, i “gioielli di Nimis” – tornando ai Gracchi, Caio e Tiberio – rappresentati proprio dalle otto tele salvate dal terremoto e dagli affreschi, medaglioni di Santi negli archi e scene evangeliche nel presbiterio, che l’artista di San Gervasio realizzò su incarico di monsignor Agostino Candolini, predecessore del pievano Beniamino Alessio. Opere che, proprio in questa importante settimana, si fondono in tutt’uno, offrendo gran parte di quanto è rimasto di Tita Gori nella sua Nimis, dopo la gravissima perdita di Centa che a 48 anni dal terremoto non sono ancora riuscito a metabolizzare. E né ci riuscirò, sono certo!

Una parte del folto pubblico.


Semplice, ma ricca di contenuti la cerimonia inaugurale, introdotta da monsignor Rizieri De Tina, il quale ha sottolineato l’importanza che il paese si ritrovi assieme al suo grande artista. Nel contempo, l’arciprete ha ringraziato tutti coloro che hanno consentito questa manifestazione. A cominciare da Ottone Gori, alla cui memoria è andato un deferente omaggio, e dai suoi figli, Caterina, suor Sara e Giancarlo, tutti presenti assieme ad altri numerosi discendenti di Tita: fra tutti, Luisa Tessitori, figlia di Lucia e del senatore Tiziano, innamorata dell’arte del nonno. Quindi ha portato un saluto il commissario straordinario Giuseppe Mareschi che ha il compito di “traghettare” il Comune di Nimis fino alle elezioni amministrative del prossimo anno, seguito dall’architetto Bernardino Pittino, figlio dell’artista autore del grande mosaico parietale che da 60 anni fa da sfondo all’altare nel quale sono raffigurati proprio i Santi Gervasio e Protasio. Il Cfap da lui presieduto ha infatti provveduto all’allestimento della mostra, fruendo della preziosa collaborazione dei coniugi Paganello che ne sono stati appassionati artefici. E nell’occasione alcuni artisti soci del sodalizio udinese hanno realizzato delle opere, pure esposte nella Pieve, che rileggono in chiave contemporanea i tratti e il messaggio di Tita Gori. Sono Adriana Bassi, Marisa Cignolini, Catia Maria Liani, Luigi Loppi, lo stesso Bernardino Pittino e Rinaldo Railz.

L’esperta Francesca Totaro


Al termine, la citata relazione della dottoressa Francesca Totaro, laureata in beni culturali, che ha proposto un affettuoso ritratto del trisnonno artista (nell’articolo sottostante il testo integrale del suo intervento). Della sua arte si occuperà in maniera approfondita domani, alle 20.30, nella stessa Chiesa, anche don Alessio Geretti, sacerdote ed esperto d’arte di grande fama per aver ideato e portato avanti da molti anni le stupende mostre di Illegio, a Tolmezzo. Questo il titolo della sua lectio magistralis: “Il mistero semplice: un Cristo di Cielo tra gente di Terra nella pittura di Tita Gori”. A domani!

I quadri di Tita Gori e degli artisti Cfap.

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In copertina, gremita la storica Pieve di Nimis per la mostra su Tita Gori.

Da domani nell’antica Pieve di Nimis grande mostra con i quadri di Tita Gori e le opere degli artisti friulani del Cfap

di Giuseppe Longo

Conto alla rovescia, a Nimis, per la mostra delle grandi opere su tela di Tita Gori allestita nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, che sorge proprio vicinissima alla casa dell’artista (1870-1941), il quale fu incaricato dalla Parrocchia di integrare le pitture interne nelle aree sprovviste di affreschi antichi. Come già annunciato, saranno esposti otto quadri a olio di grandi dimensioni che furono presi in custodia all’indomani del terremoto di 48 anni fa dal figlio Ottone: erano esposti nella sacrestia della Chiesa di Santo Stefano, in Centa, e nell’Asilo infantile, edifici entrambi danneggiati da quelle scosse indimenticabili, ma che finirono irrimediabilmente travolti dall’opera demolitrice della pala meccanica. E nella comparrocchiale c’era, purtroppo, il più vasto ciclo pittorico dell’artista scomparso 83 anni fa.


Gli otto quadri sistemati su appositi supporti si “fonderanno” pertanto con gli affreschi di Tita Gori che si possono ammirare nei tre archi a sesto acuto della Chiesa e nel presbiterio regalando una meravigliosa immagine a quanti entreranno nello storico luogo sacro, le cui origini affondano nel VI secolo dopo Cristo, quando venne costruito un tempietto che via via si è evoluto fino a essere dotato del bellissimo campanile e a raggiungere le dimensioni attuali. Una iniziativa che la Parrocchia di Nimis – alla quale i discendenti dell’artista hanno deciso di riaffidare le otto opere che le appartenevano – ha opportunamente scelto di collocare a cavallo del giorno in cui ricorre la memoria dei Santi Gervasio e Protasio (19 giugno) protettori di Nimis, anche se la festa patronale vera e propria viene fatta tradizionalmente coincidere con la festività mariana dell’8 settembre celebrata a Madonna delle Pianelle.
In questa importante occasione gli otto dipinti tornano, dunque, a essere fruibili alla comunità nimense e a tutti coloro che amano l’arte. La inaugurazione della mostra è fissata per domani pomeriggio, alle 17.30, con l’intervento del parroco, monsignor Rizieri De Tina, del commissario del Comune di Nimis, Giuseppe Mareschi, del presidente del Centro friulano arti plastiche, Bernardino Pittino, e dell’esperta in beni culturali, Francesca Totaro, discendente di Tita Gori. Il Cfap di Udine ha infatti collaborato nell’allestimento della mostra, grazie all’interessamento dei coniugi Paganello, tanto che pure alcuni suoi artisti associati esporranno in questa occasione proponendo opere che rileggono, in chiave contemporanea, i tratti e il messaggio di Tita Gori: Adriana Bassi, Marisa Cignolini, Catia Maria Liani, Luigi Loppi, Rinaldo Railz e lo stesso Bernardino Pittino.
Una curiosità molto interessante: l’architetto Bernardino Pittino è figlio di Fred Pittino, il grande artista friulano nativo di Dogna che realizzò il mosaico, nella stessa Chiesa matrice all’epoca dei generali restauri dei primi anni Sessanta, con la raffigurazione dei Santi Gervasio e Protasio, della Madonna con Bambino e altri Santi, opera richiesta dopo la rimozione del vecchio altare (sostituito con l’attuale, semplice come richiesto dalla liturgia post-conciliare), ma che non evitò di dover sacrificare un affresco dello stesso Tita Gori che raffigurava il Trionfo dell’Agnello. Della pittura dell’artista di Nimis parlerà poi lunedì 17 giugno, alle 20.30, Alessio Geretti, sacerdote esperto d’arte divenuto famoso per le meravigliose mostre di Illegio. La sua sarà una vera e propria “lectio magistralis” dedicata alla figura e al messaggio che con la sua opera volle lasciarci Tita Gori.

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In copertina, una immagine di Tita Gori e all’interna una vecchia foto della Pieve di Nimis come la vedeva lo stesso artista che era nato all’ombra del suo campanile.

Nimis, quegli otto dipinti di Tita Gori salvati nella Chiesa di Centa e nell’Asilo dal figlio Ottone dopo il terremoto

di Giuseppe Longo

Da bambino ero uno dei tanti chierichetti di Nimis che riempivano il presbiterio della indimenticabile Chiesa di Santo Stefano in Centa. E pressoché tutta la mia esperienza di servizio all’altare, nata oltre sessant’anni fa quando ogni Messa in latino cominciava con “Introibo ad altare Dei…”, avvenne durante il plebanato di monsignor Eugenio Lovo, ma era cominciata già alla fine di quello di monsignor Beniamino Alessio, il grande arciprete mancato nel 1962. Io di borgo Valle frequentavo soprattutto l’amata comparrocchiale, perché nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, oltre il “puint dal plevan” sul Cornappo,  si celebravano soltanto i riti solenni delle grandi festività: era Santo Stefano, infatti, la vera Chiesa intorno alla quale ruotava tutta la vita cristiana del paese.

E quando servivo Messa in Centa il mio sguardo veniva rapito dai grandiosi affreschi che abbellivano il “cielo” della Chiesa e che si fondevano armoniosamente con il monumentale altare del Meyring che oggi ammiriamo in Duomo, ma non più con quell’effetto scenografico che le meravigliose statue arrivate da Venezia a Porto Nogaro sui barconi, e poi portate a Nimis con carri trainati dai buoi, solo là potevano esprimere. E quando, finite le celebrazioni, si tornava in sacrestia la svestizione dei “zaguz” avveniva tra grandi quadri ad olio che richiamavano gli affreschi della navata, perché opera della stessa mano: anche quelli erano stati dipinti da Giovanni Battista “Tita” Gori, l’artista nato nel 1870 sotto il campanile della vetusta Matrice e morto nel 1941, ancora in età relativamente giovane per l’epoca, ma con la fortuna di non aver visto il paese incendiato appena tre anni dopo.
Il vasto ciclo di affreschi di Santo Stefano, purtroppo, è andato distrutto completamente poche settimane dopo il terremoto del 1976, quando forse troppo frettolosamente – ma, si sa, ogni scelta è “figlia” del suo tempo! – si decise, pur con dolore, di radere al suolo lo storico edificio danneggiato, al fine di eliminare ogni possibile fonte di pericolo. Per fortuna vennero salvati, invece, i dipinti della sacrestia, ma anche dell’Asilo infantile (pure demolito!): l’opera la dobbiamo a Ottone Gori, figlio dell’artista, che provvide a sue spese anche al loro restauro. Venendo dunque all’oggi i figli Caterina e Giancarlo, nipoti di Tita, hanno deciso di riaffidarli alla Chiesa di Nimis che, con monsignor Rizieri De Tina, prima di dare agli otto quadri una sistemazione definitiva, ha deciso di esporli per una settimana all’ammirazione dei fedeli e di tutti coloro che amano l’arte sacra nella Chiesa matrice, che pure conserva preziosi affreschi dell’artista di San Gervasio che integrano i cicli antichi, in prossimità della ricorrenza dei Patroni che il calendario ricorda il 19 giugno: la Parrocchia, per fare questo, ha beneficiato della preziosa collaborazione di Gianni Paganello e della moglie Adriana, esperta d’arte.

Tita Gori


Così nella Pieve verrà allestita una mostra con tutti i quadri che oggi sono rimasti a testimoniarci l’arte di Tita Gori – «interprete e cantore di una religiosità popolare e autore di riletture evangeliche calate in una dimensione realistica legata all’esperienza locale», aveva scritto il giornalista e critico d’arte Licio Damiani, al quale il Comune di Nimis aveva affidato la realizzazione di un libro in occasione dei 50 anni della morte del pittore che ricorrevano nel 1991: il suo titolo “Tita Gori e i giardini del Paradiso” – e che sarà inaugurata sabato prossimo alle 17.30, presenti anche il commissario Giuseppe Mareschi, i discendenti dell’artista, in particolare Francesca Totaro, laureata in beni culturali, che illustrerà l’arte del trisnonno, e l’architetto Bernardino Pittino, presidente del Centro friulano arti plastiche. Di Tita Gori e della sua arte parlerà poi lunedì 17 giugno anche don Alessio Geretti, il sacerdote divenuto famoso per essere l’ideatore e il curatore delle meravigliose mostre di Illegio: la sua lectio magistralis s’intitola “Il mistero semplice. Un Cristo di cielo tra gente di terra nella pittura di Tita Gori”. La mostra resterà allestita fino a domenica 23 giugno quando saranno festeggiati i Santi Gervasio e Protasio. Ma su tutto questo avremo occasione di ritornare anche nei prossimi giorni. Per ora era prioritario sottolineare l’importanza dell’iniziativa presa dalla Parrocchia con il patrocinio del Comune di Nimis per rendere omaggio a un artista che ha lasciato tanto in Friuli, e pure all’estero, ma soprattutto al suo paese. L’opera più vasta, come detto, non c’è più da ben 48 anni, ma abbiamo almeno questi bellissimi quadri salvati dal figlio Ottone, alla cui memoria dobbiamo essere grati. Conserviamoli ora come gemme preziose!

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In copertina e all’interno i dipinti a olio di Tita Gori: le foto sono tratte dal libro “Nimis un calvario nei secoli” del compianto commendator Bruno Fabretti.

 

Corpus Domini, la tradizionale processione di Grado anticipata dalla festa-concerto regalata giovedì dai medici-musicisti tedeschi

di Giuseppe Longo

GRADO – Finalmente ieri l’Isola di Grado, che conta già la presenza di molti turisti soprattutto di lingua tedesca, ha beneficiato di una splendida giornata di sole dopo gli abbondanti piovaschi che l’avevano preceduta. E oggi, stando alle previsioni meteo, dovrebbe esserci il bis. Quello che ci vuole per celebrare adeguatamente la solennità del Corpus Domini che, dopo la Messa cantata, vedrà snodarsi anche la tradizionale processione con il Santissimo Sacramento nelle vie del centro: campo Patriarca Elia, via della Corte, via Marina, Via Orseolo, viale Europa Unita, largo San Crisogono e via Gradenigo.

La festività odierna era stata anticipata giovedì – la giornata canonica della ricorrenza eucaristica, rinviata però alla fine degli anni Settanta, durante il pontificato di Paolo VI, alla domenica successiva – da un applauditissimo concerto in una gremita Basilica di Sant’Eufemia, protagonisti i medici-musicisti tedeschi in questi giorni nell’Isola d’Oro per il loro Congresso annuale: una bella consuetudine, quella di riunirsi per discutere dei loro problemi a Grado, che si ripete da quasi mezzo secolo. E nell’occasione, proprio nel giorno del Corpus Domini (che in Germania come pure in Austria è rimasto festivo), piace loro regalare un concerto di musica classica alla comunità isolana e ai suoi ospiti.
L’Orchestra Musica Medica – così si chiama la formazione strumentale – sotto la direzione del professor Rudolf Ramming ha così offerto un programma ampio e variegato nel quale hanno dominato bellissimi brani di Antonio Vivaldi, Wolfgang Amadeus Mozart e Joseph Haydn, ma anche di Gabriel Fauré e Felix Mendelsohn-Bartholdy, oltre che dei contemporanei Lewis Capaldi e Klaus Slibernagi, in alcuni dei quali sono state molto applaudite anche interpretazioni soliste con violino, violoncello e flauto, oltre che vocali con soprano e tenore, come è avvenuto nella stupenda composizione di Haydn. Ma il cantore è tornato sulla scena da solo al termine del concerto, quando il direttore Ramming ha voluto regalare un bis al caloroso pubblico che aveva riempito l’antica Chiesa patriarcale, tanto che numerose persone avevano dovuto accontentarsi di ascoltare i magnifici brani dal sagrato. Così, il solista tedesco ha interpretato “O sole mio”, la canzone napoletana notissima in tutto il mondo, scritta nel 1898 da Giovanni Capurro e musicata da Eduardo Di Capua. E quel sole evocato dai medici-musicisti d’Oltralpe finalmente è arrivato anche sull’Isola. Infine, il concerto è stato coronato dalle note coinvolgenti e festose di “Pomp and circumstance”. La famosa pagina di Edward Elgar era proprio intonata con l’importanza della ricorrenza che si celebra oggi con la dovuta solennità.
«Partecipando all’Eucarestia – ha sottolineato, infatti, monsignor Paolo Nutarelli – non solo ci nutriamo del corpo di Cristo, entrando in comunione con Lui, ma entriamo in comunione anche tra di noi. Mangiamo uno stesso pane, diventiamo uno stesso corpo. L’Eucarestia alimenta anche l’unità della Chiesa: è lo stesso sangue che scorre, la stessa vita che ci accomuna. Attraverso la celebrazione dell’Eucarestia diventiamo non solo consanguinei di Cristo, ma anche “fratelli di sangue” tra di noi».

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In copertina e all’interno alcune immagini dell’applauditissimo concerto dei medici tedeschi nella Basilica di Sant’Eufemia.

 

Grado, monsignor Nutarelli fa il punto sui lavori al Ricreatorio Spes gettando le basi per la sua gestione

di Giuseppe Longo

«I lavori di adeguamento degli impianti del Ricreatorio Spes stanno procedendo e ci si augura di terminarli per la fine di luglio». Lo riferisce su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli il cui sogno, passo dopo passo, si sta avverando, tanto che per i ragazzi di Grado si avvicina la data in cui potranno disporre di questa importante struttura a Città Giardino, completamente rinnovata, che volle edificare per loro l’indimenticato arciprete Silvano Fain poco prima della sua improvvisa scomparsa. All’inizio del mese,  riferivamo che si contava di aprire la parte esterna a fine maggio. «Purtroppo, causa il maltempo di questi mesi – osserva don Paolo -, i lavori esterni dello Spes procedono a rilento. Infatti, per stendere le resine, è necessario avere almeno cinque giorni continuativi di sole e non pioggia. Auguriamoci che il tempo possa, quindi, sistemarsi».

Il parroco “graisano” riferisce che oggi – oltre alla festa che celebra la Trinità introducendo alla solennità del Corpus Domini di domenica prossima, quando ci sarà anche la tradizionale processione con il Santissimo Sacramento – si ricorda San Filippo Neri, il «santo della gioia, dell’allegria e dello stare assieme», protettore dei giovani come il più famoso Don Bosco. «Affidiamo a lui e San Giovanni Bosco – afferma infatti monsignor Nutarelli – il nostro Spes perché possa, nel tempo, diventare un punto di riferimento per i nostri ragazzi». Proprio perché, secondo lui, il Ricreatorio dovrà essere un «laboratorio per la crescita dei giovani».
E mentre proseguono i lavori di ammodernamento, il parroco comincia anche a gettare le basi anche per il “dopo”. «Fin d’ora – afferma al riguardo – si comunica che, quando si riaprirà lo Spes, l’accesso sarà regolamentato da orari di apertura e chiusura. Infatti, in collaborazione con “Gradonoi odv” sarà attiva la sorveglianza dell’area durante l’apertura della struttura». Ricordiamo infine che è sempre attiva la campagna di raccolta fondi per i lavori al Ricreatorio – comporteranno una spesa di oltre un milione di euro -, per cui chi volesse aderire all’appello della Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia lo potrà fare: portando il proprio contributo nell’ufficio parrocchiale; attraverso il bonifico bancario intestato a Sogno Spes. Iban: IT09L0887764590000000705335. Ovviamente, monsignor Nutarelli esprime gratitudine a chi sosterrà questa importante “impresa” per i giovani di Grado.

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In copertina e all’interno due immagini del progetto per i lavori di ammodernamento al Ricreatorio Spes di Città Giardino a Grado.