Tilatti (Artigiani Udine): su pandemia e Recovery fund ora è vietato sbagliare!

(g.l.) «Fare presto e senza errori, la situazione è troppo grave e non ce lo consente»: così può essere sintetizzato l’appello che rivolge, attraverso un commento sulla crisi di Governo, appena aperta con le dimissioni del premier Giuseppe Conte, il presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti. «E’ arrivato – afferma infatti – il tempo di fare chiarezza e credo si sia finalmente imboccata la strada giusta. L’importante ora è che non ci si accontenti di numeri risicati, che non garantiscono stabilità, ma che si trovi una maggioranza ben definita, in grado di affrontare con determinazione le due partite epocali che ci troviamo a giocare: quella contro la pandemia e quella sul Recovery fund. Sbagliare non è consentito. O questa maggioranza si trova o si restituisca la parola agli elettori, abbiamo già perso abbastanza tempo a occuparci di divisioni, di responsabili e costruttori. Ora bisogna andare avanti, uniti e determinati, cosa che solo una maggioranza forte può fare».

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In copertina, Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Udine.

 

La cooperazione Fvg tiene ma per il rilancio sollecita il recovery fund

Nel pieno della pandemìa, il Friuli Venezia Giulia è, assieme al Trentino Alto Adige, l’unica regione italiana dove il numero delle cooperative mostra una variazione in positivo. Nel corso dei primi due quadrimestri del 2020, la riduzione delle nuove cooperative, infatti, è stata del 33,5 per cento su scala nazionale. Una tenuta regionale che, tuttavia, non soddisfa pienamente Confcooperative Fvg: «L’impatto vero della pandemìa si vedrà nel corso dell’autunno. Infatti, c’è il rischio che alcune realtà non reggano se l’atteso “rimbalzo” dell’economia dovesse tardare o se ci dovesse essere un secondo confinamento», spiega Daniele Castagnaviz, neopresidente dell’associazione, eletto proprio a luglio. Nel corso dell’assemblea nazionale, svoltasi in remoto, con i 21 delegati del Friuli Venezia Giulia riuniti a Codroipo in collegamento con altre 18 sedi italiane, l’attenzione è stata completamente rivolta al dibattito sull’utilizzo delle risorse europee. Tanto più che a Roma era presente il premier Giuseppe Conte al quale Confcooperative ha presentato le richieste del movimento cooperativo per il recovery fund.

Sul merito, Castagnaviz ha idee precise: «Il settore dei servizi rappresenta il 70 per cento del Pil ed è quello che è stato maggiormente colpito durante il confinamento. O ci siamo già dimenticati del drammatico impatto su cooperative sociali e culturali, sui trasporti e logistica, su tutto il settore dei servizi alle imprese? I soldi del recovery fund, dunque, vanno destinati prioritariamente al sostegno degli investimenti rilanciando il modello d’industria 4.0. Da un punto di vista territoriale, inoltre, nel Friuli Venezia Giulia intere aree soffrono ancora di mancanza di connettività a banda larga. Le imprese regionali sono piccole e subiamo la concorrenza dei colossi veneti o lombardi. E il grado di informatizzazione lascia a desiderare per cui risulta assolutamente necessario correre ai ripari».

Come? Il segretario generale, Nicola Galluà, propone alcuni interventi: «Per Confcooperative, gli aiuti agli investimenti vanno estesi anche ai settori scoperti dagli attuali interventi settoriali e che necessitano di un forte rinnovamento (a esempio cooperative sociali di tipo B, settore culturale e creativo, attività di servizi, pulizie, sfalcio, manutenzioni, gestione ambientale, ecc.). Servono inoltre risorse straordinarie per il sostegno alla promozione delle filiere manifatturiere e delle filiere e cluster agroalimentari. È necessario, inoltre, un forte investimento sulla digitalizzazione, l’informatizzazione, sia attraverso gli investimenti in azienda e nella PA, sia attraverso una diffusa alfabetizzazione informatica della popolazione. E serve, infine, sostenere lo sforzo di molte piccole imprese per l’accesso all’e-commerce, sperimentato durante il confinamento. Mentre, per tutelare le nostre filiere – conclude Galluà -, dobbiamo aiutare le sperimentazioni che si basano sull’uso della blockchain, ancora poco diffusa».

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In copertina, Confcooperative Fvg durante l’assemblea che si è riunita recentemente a Codroipo.

Appello di parrucchieri, estetisti e barbieri: «Fedriga, aiutaci a riaprire»

Un settore che è ormai vicino al tracollo. Slitta, infatti, al primo di giugno la fine del lockdown per le attività legate all’estetica e al benessere, con acconciatori, barbieri, estetisti, tatuatori, piercer, massaggiatori, operatori onicotecnici e olistici. Una prospettiva inaccettabile per l’esercito d’imprese che in Friuli Venezia Giulia sperava di poter ripartire con il 18 maggio e si è visto invece crollare il mondo addosso ieri sera quando il premier Giuseppe Conte ha rinviato l’atteso start al 1° giugno. Un altro mese di chiusura è economicamente insostenibile per il settore che conta 3.270 imprese attive in Fvg di cui ben 1.984 acconciatori, e dà lavoro a 5.897 addetti di cui 2.413 dipendenti. Lo denuncia la capogruppo del comparto benessere di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Loredana Ponta, che delusa dal Governo ripone ora le speranze sue e dell’intera categoria sulle spalle del governatore Fvg: «Chiediamo al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, di farci riaprire prima, siamo pronti a operare in sicurezza e garantendo come sempre il massimo dell’igiene. Le nostre aziende – tuona Ponta – hanno perso due mesi di fatturato, il terzo non ce lo possiamo permettere. Confidiamo per questo nel buonsenso del governatore: l’emergenza sanitaria è sotto controllo, ci faccia riaprire».

A supporto dell’accorata richiesta, Confartigianato-Imprese Udine oggi ha promosso, assieme alle altre associazioni provinciali, una petizione indirizzata al governatore Fedriga perché decida di far riaprire prima del termine fissato dal Governo le imprese del comparto benessere. La si può firmare online all’indirizzo  https://www.change.org/sicurezzasaloni dove oggi le adesioni hanno superato in poche ore quota 800.
«Confidiamo nel nostro governatore – ribadisce Loredana Ponta – sperando accolga la nostra richiesta perché in questa situazione non rischiamo solo dal punto di vista economico, ma anche sanitario». «Chi fino a oggi ha resistito al richiamo degli abusivi – sottolinea Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine -, a questo punto rischia di cedere, con il risultato non solo di danneggiare economicamente le nostre imprese chiuse, ma soprattutto di far entrare sedicenti parrucchieri nelle case, ad operare al di là di ogni forma di sicurezza e igiene, che invece riaprendo noi siamo attrezzati e pronti a garantire».

Non di altrettanto credito gode il Governo che la capogruppo Ponta anzi bacchetta. «Abbiamo chiuso due mesi e lo abbiamo fatto con coscienza, consapevoli che la grave situazione epidemica richiedesse un sacrificio a tutti, noi compresi, ora però fiducia e pazienza sono finite. Più che decisioni, domenica sera Conte ci ha servito un piatto colmo d’incertezze e a noi, invece, serve il contrario. Basta fumo negli occhi, siamo allo stremo e rivendichiamo aiuti. Veri, concreti. Al Governo chiediamo 5 anni di sgravi fiscali. Dopo due mesi e oltre di chiusura e l’attività che quando potrà riaprire sarà comunque fortemente dilatata in ossequio a tutte le procedure di sicurezza, o lo Stato ci viene in soccorso o rischiamo che il comparto vada gambe all’aria».

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In copertina, Loredana Ponta, capogruppo del comparto benessere Confartigianato Fvg.

Artigianato friulano col fiatone: “A Pasqua i nostri prodotti!”

L’artigianato, senza ombra di dubbio, è uno dei settori che maggiormente pagano gli effetti devastanti della pandemia da Coronavirus. Bastano alcuni numeri per offrire un quadro preoccupante della situazione. A valle dell’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha ulteriormente ridotto la lista di imprese alle quali è consentito lavorare, l’ufficio studi dell’associazione provinciale di Udine ha rifatto nuovamente lo screening di quali e quante sono queste realtà e di quanti addetti impiegano. Su 27.720 imprese artigiane attive in Fvg, poco più di un terzo sono quelle autorizzate a proseguire l’attività: 11.633 pari al 42% del totale. Al lavoro restano 35.028 addetti su 67.169 (il 52,1%) di cui 20.451 dipendenti su 34.430 (il 59,4%). Costretti al fermo sono invece 16.087 imprese che danno lavoro a 32.141 addetti di cui 13.979 dipendenti.

Da qui, dunque, un pressante appello, proprio in questi giorni pasquali: “Compra italiano, compra artigiano. Sostieni le nostre famiglie”. E’ questo, infatti, lo slogan che affianca l’illustrazione commissionata da Confartigianato-Imprese Udine a Daniel Cuello per invitare i consumatori ad acquistare prodotti locali in questo difficile momento di emergenza sanitaria ed economica. Un messaggio conciso come del resto l’immagine che accompagna: la penisola italiana, vestita del Tricolore e percorsa da mezzi su gomma, ferro e mare che instancabili la attraversano da Nord a Sud per consegnare merci.

“Alle imprese che vanno avanti a lavorare questo momento di grave difficoltà va il nostro grazie e tutto il nostro sostegno – afferma il presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti -. Queste realtà garantiscono infatti un servizio che lo stesso Governo ha ritenuto essenziale per la popolazione e e lo fanno esponendosi in prima persona a fronte di guadagni ridotti all’osso. E’ pensando a loro che abbiamo messo a punto questa campagna per invitare i consumatori ad acquistare servizi e produzioni locali, a km0 , alimentari ma non solo. E’ un regalo che facciamo a noi stessi: compriamo prodotti di cui conosciamo l’origine e garantiamo alle imprese del territorio quel po’ di sostegno in più che oggi è fondamentale. Compriamo dunque italiano e artigiano e continuiamo a farlo in futuro, quando l’emergenza sarà finalmente alle spalle”.

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In copertina, il presidente Graziano Tilatti con il logo promozionale.

Tilatti (Artigiani Fvg): la salute prima di tutto, ma occhio all’economia

di Gi Elle

“Tutelare la salute prima di tutto, senza però dimenticare l’economia. E per fare questo bisogna velocizzare l’accesso al credito, dilazionandone la restituzione”: è riassunto in queste parole il messaggio che lancia il presidente degli artigiani del Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti, all’indomani dell’estensione a tutto il Paese delle misure di contenimento dell’epidemia da Coronavirus decisa dal Governo nazionale con il nuovo Dpcm firmato lunedì sera dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che è stata accolta dal sistema di Confartigianato-Fvg come una misura necessaria.

Graziano Tilatti


“La tutela della salute viene prima di tutto e in questo senso diciamo sì alla linea della prudenza imboccata dal Governo nazionale – afferma infatti il presidente regionale degli artigiani -, allo stesso tempo però invitiamo a non dimenticare l’economia, che è motore fondamentale sia in termini di solidarietà che di sussidiarietà e va assolutamente salvaguardato. Oggi più che mai è importante proseguire nel segno della collaborazione tra istituzioni, rappresentanti dei lavoratori e delle imprese: solo così – continua Tilatti – possiamo tenere la barra dritta”.
Confartigianato si prepara a mettere sul piatto una rosa di cinque richieste alla Regione Fvg, già “consegnate” per le vie brevi e presto formalizzate. “La più importante riguarda l’accesso al credito. L’inchiodata imposta dall’emergenza Coronavirus rischia infatti di far schiantare le imprese. Spiega al riguardo Tilatti: “Dobbiamo dar loro un paracadute finanziario. Chiediamo quindi all’amministrazione regionale che ora favorisca l’accesso al credito immediato, così da garantire alle aziende la liquidità venuta meno e non interrompere la catena dei pagamenti, e che una volta superata l’emergenza preveda la restituzione del denaro dilazionandola nel tempo”. “I prossimi giorni saranno difficili – conclude il presidente Tilatti – ma se li affronteremo insieme, come stiamo facendo, sono sicuro che il peggio passerà presto”.

Tutti i sindaci Fvg oggi a Udine per il Coronavirus

Friuli Venezia Giulia in stato di allerta per l’emergenza Coronavirus. La Regione ha infattu convocato per oggi, alle 14, nell’auditorium della sede di via Sabbadini, a Udine, tutti i sindaci delle quattro ex province per condividere le misure più idonee da adottare per affrontare la preoccupante crisi sanitaria. Intanto, la Protezione civile Fvg è stata attivata dalla Presidenza della Giunta regionale e segue a stretto contatto con le altre strutture di competenza l’evoluzione della situazione al fine di garantire la massima efficacia in caso di necessità.

Chiamare il 112

In questa fase – evidenzia la Regione attraverso una nota Arc – è utile rimanere aggiornati seguendo esclusivamente le fonti informative istituzionali e attivarsi fin da subito con comportamenti adeguati alla situazione, promuovendo azioni di autoprotezione ed evitando inutili allarmismi. Pertanto, chi dovesse avvertire sintomi influenzali come febbre, raffreddore, mal di gola e tosse o avesse frequentato persone e luoghi sospetti, è invitato a chiamare il numero unico di emergenza 112: un infermiere assisterà telefonicamente e indicherà il percorso di indagine ottimale alla risoluzione del caso specifico. I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria acuta grave (Sars). Indicazioni precise sulle misure da adottare per evitare la diffusione del virus sono contenute nell’ordinanza firmata dal ministro della Salute d’intesa con il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia il cui testo integrale è a disposizione sulla pagina Facebook ufficiale della Regione.

Misure uniformi

Intanto, dopo il provvedimento di chiusura degli Atenei di Trieste e Udine, sono stati adottati altri provvedimenti di prevenzione. Sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, ad esclusione degli specializzandi e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo le attività formative svolte a distanza; sospensione e rinvio di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di aggregazione in luogo pubblico o privato, anche di natura culturale, ludico, sportiva e religiosa, svolti sia in luoghi chiusi che aperti al pubblico; sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura. Sono queste, infatti, alcune delle misure più importanti, analoghe a quelle che saranno previste per le zone colpite dal Coronavirus, e che il Friuli Venezia Giulia chiederà al Governo di poter adottare per il contenimento del rischio.

È quanto ha annunciato il governatore Massimiliano Fedriga subito dopo la videoconferenza con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il Capo Dipartimento della Protezione civile e commissario per l’emergenza coronavirus, Angelo Borrelli. L’ordinanza dovrà essere firmata dal governatore e dal premier. Il presidente della Giunta era in collegamento dalla sala operativa della Protezione civile di Palmanova assieme al vicegovernatore con delega alla Salute e l’assessore all’Istruzione e ricerca, Riccardo Riccardi, nonché rappresentanti delle Forze armate, Ufficio scolastico regionale e del trasporto pubblico locale.
Il governatore ha posto la questione di non creare situazioni di disparità tra cittadini che vivono a pochi chilometri di distanza: la popolazione del Friuli occidentale ha infatti scambi quotidiani con il vicino Veneto ed è necessario, è stato sottolineato, che vengano adottate misure uniformi. Per cui le ordinanze della Regione Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia verranno condivise per consentire misure omogenee.

Tra le altre misure richieste dal Friuli Venezia Giulia vi sono la sospensione di ogni viaggio di istruzione sia sul territorio nazionale che estero e la previsione dell’obbligo da parte di individui che hanno fatto ingresso in regione da zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria per territorio per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva.

Massima precauzione

Il Friuli Venezia Giulia – riferisce ancora l’Arc – è ad oggi l’unica Regione che sta adottando misure di massima precauzione pur non avendo ancora sul proprio territorio nemmeno un caso conclamato di persona affetta da Coronavirus. Il governatore ha rimarcato come questo sia il comportamento più tempestivo e virtuoso da affrontare in tempi di altissima mobilità delle persone e di fronte a quella che è ormai un’emergenza nazionale.

In merito alle due strutture individuate per essere attrezzate e rese disponibili qualora ci fosse la necessità di spazi per isolare persone che non possano restare in quarantena al proprio domicilio è stato spiegato che quella di Muggia, all’ex caserma della Polizia in località Lazzaretto, è in attesa di autorizzazione definitiva e potrà contare su 41 posti con stanze dotate di servizi igienici, mentre quella di Tricesimo nella foresteria del Castello nei pressi del Santuario della Madonna Missionaria potrà ospitare altre eventuali 28 persone.
Canali specifici di accesso ai Pronto soccorso per chi manifesta sintomi di carattere influenzale e supporto infermieristico dalle ore 8 alle 20 al personale del Numero unico (Nue) 112 sono alcune delle altre iniziative che la Regione Fvg ha adottato da settimane.
Dall’attivazione del supporto infermieristico al personale del Numero unico avvenuto il 27 gennaio scorso le chiamate sono state in media una al giorno, ma dal 21 febbraio il numero è impennato: nella sola giornata di sabato le persone che hanno chiamato sono state 160 e di queste il 47 per cento sono state filtrate dal personale infermieristico presente nella centrale del Nue. Nella giornata di ieri, invece, le chiamate sono state 250, di cui 134 sono state filtrate.

Per informare al meglio la popolazione la Regione Fvg ha annunciato che disporrà da oggi punti stampa periodici per aggiornare quotidianamente i cittadini con la massima trasparenza.

Primi provvedimenti

Intanto, il ministro della Salute ha firmato, d’intesa con il presidente del Friuli Venezia Giulia, l’ordinanza che contiene le disposizioni per contrastare l’emergenza epidemiologica da Coronavirus. Considerata la contiguità territoriale del Friuli Venezia Giulia rispetto al Veneto, dove si sono verificati finora 25 casi nei Comuni di Vò e Mira, e non è stato ancora identificato il caso indice, e tenuto conto che tale evento potrebbe allargare i focolai epidemici, sono state decise con l’ordinanza misure urgenti che saranno attive da oggi fino al 1° marzo compreso.
Viene disposta la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi in luogo pubblico o privato sia in luoghi chiusi che aperti al pubblico, anche di natura culturale, ludico, sportiva, religiosa; discoteche e locali notturni.

Come dicevamo, è stata disposta la chiusura dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie, corsi per educazione degli adulti e dei servizi per il diritto allo studio ad essi connessi, ad esclusione dei medici in formazione specialistica e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo le attività formative svolte a distanza.
Sospesi i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura (le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali), nonché l’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero o gratuito a tali istituti o luoghi.

Sospeso ogni viaggio di istruzione sia sul territorio nazionale che estero e previsto l’obbligo da parte di individui che hanno fatto ingresso nel Friuli Venezia Giulia da zone a rischio epidemiologico come identificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di comunicare tale circostanza al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria competente per territorio per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva.

Igiene indispensabile

Le misure igieniche per le malattie a diffusione respiratoria, come ricorda la Regione Fvg, sono: lavarsi spesso le mani (a tal proposito viene raccomandato di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie, e altri luoghi di aggregazione soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani); evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute; non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani; coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce; non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico; pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol; usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o si assiste persone malate; i prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi; contattare il Numero unico di emergenza 112 se si ha febbre o tosse o se si è tornati dalla Cina da meno di 14 giorni; gli animali da compagnia non diffondono il nuovo Coronavirus.

Le Direzioni sanitarie ospedaliere devono predisporre la limitazione dell’accesso dei semplici visitatori alle aree di degenza, preferibilmente una persona per paziente al giorno. Le strutture sanitarie intermedie, quali Rsa, le residenze protette per anziani e le strutture socio-assistenziali dovranno anch’esse limitare l’accesso dei visitatori agli ospiti.

Viene raccomandato fortemente che il personale sanitario si attenga alle misure di prevenzione per la diffusione delle infezioni per via respiratoria nonché alla rigorosa applicazione delle indicazioni per la sanificazione e disinfezione degli ambienti previste dalle circolari ministeriali. Deve essere predisposta dagli organismi competenti la disinfezione giornaliera dei treni regionali e di tutto il trasporto pubblico locale via terra, via aere e via acqua. Vengono sospese le procedure concorsuali ad esclusione dei concorsi per personale sanitario.

Altre informazioni possono essere assunte al link https://www.protezionecivile.fvg.it/it/la-protezione-civile/eventi /informazione-coronavirus.

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In copertina, la riunione del Comitato d’emergenza regionale nella sede della Protezione civile a Palmanova. (Foto Arc Pozzetto)

Il Mandi del Friuli a Zamberletti “motore” della sua rinascita

di Gi Elle

Mentre il Friuli Venezia Giulia lo onorava con le bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici – e la Regione aveva proclamato una giornata di lutto -, l’Italia ha dato l’ultimo saluto a Giuseppe Zamberletti nella sua Varese. Il Paese era rappresentato con le massime autorità dello Stato, in prima fila, nella cattedrale della città lombarda, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte, con il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. E tanti sono coloro che sono arrivati anche dalla nostra regione, soprattutto sindaci e amministratori pubblici, oltreché rappresentanti della Protezione civile, per dire “mandi” all’indimenticabile Commisssario straordinario per la ricostruzione del Friuli terremotato nel corso del rito celebrato dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, il quale ha parlato dello scomparso come di “un uomo che si è curato delle ferite dell’umanità”. La folta delegazione era guidata dal governatore Massimiliano Fedriga e dal suo vice Riccardo Riccardi, che è pure titolare della Protezione civile regionale.  Ma c’erano anche, tra la altre autorità, il vicepresidente della Camera dei deputati Ettore Rosato, l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli e il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin.

Il presidente Mattarella e il premier Conte accanto al feretro di Zamberletti; sotto, il governatore Fvg, Fedriga.

“Zamberletti è stato un padre del Friuli Venezia Giulia, perché con la sua opera riuscì a dare un futuro alla nostra terra, creando dopo il terremoto del 1976 le migliori condizioni per la ricostruzione e la rinascita economica e sociale del Friuli”, ha detto Fedriga, a margine della celebrazione dei funerali di Stato. Zamberletti, scomparso a 85 anni, ricoprì tra gli altri incarichi, quello di parlamentare, sottosegretario di Stato e commissario straordinario per il coordinamento dei soccorsi appunto dopo il sisma che colpì il Friuli quasi 43 anni fa causando mille morti e devastando decine di paesi. Un ruolo-chiave che lo vide a fianco dell’allora presidente della Regione, Antonio Comelli, ricordato nel 2018, ricorrendo il ventesimo anniversario della scomparsa, come il “Presidente della Ricostruzione”.

Come sottolineato dal governatore Fvg, Zamberletti – “padre” della Protezione civile, fondata proprio in occasione del sisma del Friuli – è stato un esempio di capacità, onestà e pragmatismo, qualità che crearono una perfetta simbiosi con l’attitudine del “saper rimboccarsi le maniche” del popolo friulano. “A lui – ha detto Fedriga – va tutta la nostra gratitudine per essere stato il protagonista di una stagione che vide il Friuli rimettersi in piedi proprio per merito di una precisa volontà politica dello stesso Zamberletti, che delegò alle autonomie locali la realizzazione della ricostruzione”.
Per quel che riguarda il ricordo di Zamberletti, Fedriga ha rimarcato come per la figura dell’ex commissario non siano adeguate occasioni estemporanee, bensì delle iniziative destinate a dare una giusta e duratura memoria “a quello che rimarrà sempre un membro della nostra comunità regionale”.

Fedriga e Riccardi a Varese con la folta delegazione della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia.

“Quella di oggi, che ha visto a Varese presenti tanti volontari della Protezione Civile regionale, è stata una partecipazione spontanea, per dare l’ultimo saluto al padre di questa organizzazione. Una famiglia che esiste anche e soprattutto grazie all’intuito e all’opera di Giuseppe Zamberletti”, ha fatto eco a Fedriga l’assessore Riccardi. “Un uomo – ha sottolineato – che ha saputo tenere insieme lo Stato e il sistema periferico. Oltre a ciò, aveva la straordinaria capacità di riuscire a mettere concordia e superare le divisioni, qualità essenziali in quei frangenti del post terremoto per coordinare il sostegno alla popolazione e realizzare la ricostruzione”.
Come rimarcato infine dal vicegovernatore, le capacità politiche, amministrative e umane di Zamberletti si rivelarono “l’elemento decisivo nel creare le migliori condizioni per vincere una sfida complicata e difficile come quella”. Il Friuli serberà una riconoscente memoria di Giuseppe Zamberletti, protagonista e vero “motore” della sua rinascita e del suo sviluppo.

Il vicegovernatore Riccardi in basilica.

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In copertina, l’onorevole Giuseppe Zamberletti spentosi a 85 anni.

(Foto Regione Fvg) 

Il Friuli rimasto senza voce

di Giuseppe Longo

Una delusione per il Friuli dal nuovo governo, all’interno del quale non c’è alcun suo rappresentante.
Sembrava che per il leghista la strada fosse spianata, invece il gioco degli equilibri fra i partiti ha privilegiato un’altra soluzione.
Evidentemente, il manuale Cencelli funziona – eccome! – anche in quella che i politici ora alla guida del vapore amano chiamare .
Sarà…
Non è che la regione, nel suo complesso, non sia rappresentata, per carità.
Anzi, sono state scelte due persone degnissime e che sicuramente non demeriteranno: la leghista Vannia Gava di Sacile, che si occuperà di Ambiente, e il pentastellato Vincenzo Zoccano, di Trieste, cui sono state affidate invece Famiglia e Disabilità.
Settori estremamente importanti per entrambi i politici Fvg e che richiederanno il loro massimo impegno a fianco dei rispettivi titolari dei dicasteri.
A essere rimasto senza voce è invece il Friuli storico che aveva una grossa opportunità di essere rappresentato appunto dal senatore Mario Pittoni.
Fonti più che autorevoli lo davano ormai per certo nella stanza dei bottoni e in particolare in quella dell’Istruzione, settore che il parlamentare udinese segue da lungo tempo, con passione e rara competenza, per conto della Lega.
Ora, per lui, rieletto dopo lo stand by per una legislatura a Palazzo Madama, si profilava la meritata promozione da parte di Matteo Salvini, ma evidentemente la necessità di salvaguardare certi equilibri fra ha imposto la richiesta di un sacrificio a Pittoni e lui, come disciplina di partito impone, si è adeguato rimanendo pur sempre, almeno lo voglio sperare, titolare del settore scuola per la Lega.
Motivo per cui il Friuli storico dovrà necessariamente fare affidamento, in una logica di unitarietà regionale, su .
Con la nomina e il giuramento di si è dunque completata la compagine governativa cui il premier ha posto mano appena rientrato dal vertice con i Grandi in Canada.
Era l’ultima tessera che mancava nel nuovo esecutivo cui hanno dato vita, sulla base di un originalissimo contratto, a quasi tre mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo.
E ora avanti spediti con il lavoro perché i problemi non mancano.
Ne sa qualcosa lo stesso Salvini, ministro dell’interno, alle prese con il blocco delle navi dei migranti tra polemiche e accuse che non si contano.
Ma non è di questo che oggi intendevamo parlare, pur importantissimo, bensì del Friuli rimasto a bocca asciutta nella compagine di Palazzo Chigi.
Sarà per un’altra volta.