L’addio di Nimis a Franco Meduri all’epoca del Covid medico esemplare per la sua grande disponibilità

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Un medico quando si accinge ad avviare la propria professione fa il solenne Giuramento di Ippocrate, con il quale si impegna a rispettare tutti i principi etici per la tutela della salute. E Franco Meduri questi principi li ha rispettati tutti. Per lui un malato non era un numero, ma una persona con una vita da vivere e da tutelare». È il concetto che sta alla base della omelia che monsignor Marco Visintini – responsabile spirituale delle frazioni a est che sostituiva il parroco Rizieri De Tina -, attingendo dalle parole del Vangelo di Giovanni, ha pronunciato ieri pomeriggio, nel Duomo di Santo Stefano, dinanzi al feretro del professionista di Nimis, morto prematuramente a 66 anni a causa di un male che, da subito, si era manifestato lasciando intravvedere purtroppo poche speranze. Tantissime le persone – molte venute da fuori paese – che hanno voluto dire addio al dottor Meduri che si era specializzato nella medicina del lavoro, fondando anche un centro a Tricesimo: unanime la stima e la riconoscenza da parte delle numerose aziende a favore dei cui dipendenti aveva esercitato la propria attività. Resterà, inoltre, indelebile il ricordo del medico soprattutto durante la crisi pandemica, quando si è speso con grande generosità e altruismo a favore di coloro che, essendo stati contagiati dal Covid, avevano bisogno di cure immediate e ricorrevano a lui per una visita o un consiglio.
Accanto alla vita professionale, Franco Meduri aveva saputo ritagliare, in gioventù, del tempo anche per una esperienza amministrativa a favore del proprio Comune. Ma oltre alla sua figura di medico preparato e disponibile, lascia anche il ricordo di una persona sempre cordiale, sorridente, piena di vita e di entusiasmo, per la quale i valori dell’amicizia erano fondamentali, come ha sottolineato anche Antonella Bozzato al termine del rito leggendo un affettuoso e commosso ricordo. Come detto, in tanti si sono stretti accanto ai figli Elisabetta, Marco e Valentina, e ai fratelli Alessandro e Luciano, esprimendo il cordoglio e il dolore della comunità per la perdita di un bravissimo medico, ma soprattutto di un amico.

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In copertina, il dottor Franco Meduri scomparso a 66 anni; qui sopra, due immagini del funerale celebrato ieri pomeriggio nel Duomo di Nimis.

I medici Fimmg del Friuli Venezia Giulia rendono omaggio alle vittime del Covid

Anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore) ha ricordato ieri la Giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid, condividendo le parole del segretario nazionale Silvestro Scotti.
«Per i medici di medicina generale il 18 marzo è una data carica di significato, di dolore, ma oggi anche di speranza. Il nostro pensiero va ai tantissimi pazienti che hanno lottato, ma non ce l’hanno fatta. Ma anche ai colleghi che sono stati in prima linea e da medici di famiglia, dopo aver dato tutto, sono divenuti anch’essi pazienti ai quali, purtroppo, abbiamo dovuto dire addio. Il 18 marzo 2020 gli occhi dell’Italia intera furono aperti dall’immagine di decine e decine di mezzi militari che trasportavano via da Bergamo i feretri di centinaia di persone falcidiate dal virus. Le nostre anime, come medici di medicina generale, erano purtroppo già state scosse da quel dolore – ricorda Scotti -. In quei mesi sembrava non esserci una via d’uscita, tutti noi cercavamo di fare il possibile e l’impossibile per rispondere alle centinaia, migliaia, di richieste di aiuto. Senza neanche la possibilità di metabolizzare il dolore per le moltissime perdite e nella consapevolezza che per molti, quella disponibilità, l’imperativo morale di rispettare il giuramento di Ippocrate, sarebbe costato un prezzo altissimo».
Oggi, grazie ai vaccini, i decessi sono infinitamente meno; ma resta la consapevolezza della medicina generale di essere il baluardo al quale è ancorato il diritto alla salute di milioni di italiani. Ed è sempre il segretario generale di Fimmg a ricordare l’impegno dei medici di medicina generale sui quali ricade l’assistenza sanitaria per l’enorme numero di casi, arrivati ormai a quota 13 milioni. «Pazienti ai quali – conclude Scotti – bisogna sempre poter garantire cure di prossimità, nel rispetto delle fragilità e della complessità che necessariamente si lega a molte situazioni di cronicità, soprattutto adesso che dobbiamo e che avremo nuovi presidi terapeutici che vanno sempre di più liberati alla responsabilità del medico rispetto a quella della burocrazia amministrativa».

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In copertina, la rappresentazione grafica del Covid-19 noto anche come Coronavirus.