Premi dell’economia e dello sviluppo: lunedì la cerimonia tornerà a Udine

La Premiazione dell’Economia e dello sviluppo, cerimonia clou della Camera di Commercio Pordenone-Udine, torna con una rinnovata edizione, che andrà in scena sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine lunedì 10 ottobre, alle 17. L’ingresso in sala, su invito, sarà consentito dalle 16.30 e l’evento premierà ben 80 tra imprenditori, lavoratori e personalità che con il loro impegno quotidiano rendono grande il Friuli, anche al di fuori dei confini regionali. Tra i premi, tre saranno le Targhe dell’eccellenza e 10 i Riconoscimenti speciali. Ospite d’onore della manifestazione sarà il presidente di Confcommercio nazionale Carlo Sangalli e le conclusioni spetteranno al presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga.
«Dopo un anno, il 2020, di sospensione per il diffondersi della pandemia e dopo un ritorno, pur con mascherine e forte distanziamento, a Pordenone nel 2021, torniamo quest’anno con la nostra Premiazione al Giovanni Da Udine in condizioni di relativa “normalità”», commenta il presidente Giovanni Da Pozzo, che interverrà nella prima parte della cerimonia, come di consueto, per fare il punto sull’andamento dell’economia del territorio. «Anche quest’anno – aggiunge il leader camerale –, le circostanze internazionali in cui ci troviamo sono alquanto sfidanti e siamo di fronte a una stagione invernale che si preannuncia particolarmente complessa per le imprese e per le famiglie. Ci sono priorità e urgenze da affrontare subito, ma dobbiamo anche considerare ci sono stati importanti indicatori economici positivi in quest’anno, di forte ripresa. Dobbiamo agire perciò con rapidità ma anche con lungimiranza, ben consapevoli che le decisioni che prendiamo oggi tracciano la linea per un futuro in cui il cambiamento è la condizione di normalità. Un futuro che viaggia veloce sulle ali di uno sviluppo tecnologico che ci offrirà anche opportunità e conquiste senza precedenti nei prossimi anni. Con questa fiducia – conclude Da Pozzo –, accoglieremo i nostri ospiti alla cerimonia di Premiazione, in cui festeggeremo i nostri tantissimi premiati, che hanno il futuro nello sguardo e nel loro agire quotidiano».

Un posto in mobilità
all’ente camerale

La Camera di Commercio Pordenone-Udine ha pubblicato avviso di mobilità per un posto a tempo pieno e indeterminato di categoria C, profilo “Specialista”, che sarà impiegato in prima assegnazione al Provveditorato (Ufficio acquisti – gestione patrimonio). Sono dunque aperti i termini per la presentazione di domande di mobilità da parte di altri dipendenti pubblici che intendano trasferirsi all’Ente camerale. L’avviso è pubblicato anche sul “Portale unico di reclutamento” sviluppato dal Dipartimento della Funzione Pubblica e contestualmente all’Albo camerale online e nella sezione Amministrazione Trasparente-Bandi di concorso sul sito istituzionale della Camera di Commercio stessa (www.pnud.camcom.it). Le domande vanno presentate esclusivamente in via telematica, proprio tramite il citato “Portale unico di reclutamento” (www.InPA.gov.it) entro e non oltre le ore 23.59 del 7 novembre prossimo, pena l’esclusione dalla selezione. Il personale interessato a partecipare dovrà inviare la propria candidatura, previa registrazione gratuita sul Portale, tramite identità digitale Spid, Carta di Identità Elettronica o con Tessera Sanitaria e Carta Nazionale dei servizi, compilando la domanda di partecipazione in modalità digitale sulla base del modulo proposto dalla piattaforma. Il candidato deve essere già in servizio da almeno 2 anni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato in una Pubblica amministrazione con inquadramento corrispondente alla categoria C del Contratto collettivo nazionale “Comparto Funzioni Locali” e con profilo professionale riconducibile alle mansioni e al profilo propri dei processi: acquisti di beni e servizi, gestione del patrimonio, servizi di sede (manutenzione patrimonio immobiliare, gestione contratti di manutenzione, attivazione interventi di manutenzione in economia, esecuzione contratti di pulizia, custodia e sorveglianza, gestione automezzi, servizi ausiliari quali traslochi interni, facchinaggio…). La procedura di selezione è per titoli e colloquio.

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In copertina e all’interno, il Teatro Nuovo Giovanni da Udine e il presidente Da Pozzo nelle Premiazioni del 2019 prima della emergenza pandemica. (Foto Petrussi)

 

L’Osservatorio sulla montagna in Fvg: inversione di trend, crescono le imprese

Nel 2021, per la prima volta dal 2006, è positivo il saldo fra imprese iscritte e cessate con sede nella montagna friulana: lo scorso anno si è chiuso con un tasso di crescita del +1,32%, dopo quasi un quindicennio di segni meno. È il dato che emerge dall’Osservatorio sulla montagna del Friuli Venezia Giulia che il Centro studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine produce periodicamente e che ha recentemente aggiornato. Lo studio prende in esame le imprese in 58 Comuni montani della regione, tra Carnia, Canal del Ferro, Valcanale, la montagna pordenonese e altri: in tutto 4.588 imprese attive, concentrate per la maggior parte in Carnia (2.642), e con una percentuale di ditte artigiane sul totale delle imprese attive che supera di un punto la media regionale (31,9% contro il 30,9%). Sempre la Carnia risulta avere il valore più alto, ossia il 34,3%.
Nei Comuni montani risulta più elevata anche la presenza di imprese femminili: sono il 26,4%, a fronte di una percentuale regionale che si ferma al 23,1%. In questo caso, il picco si tocca in Valcanale e Canal del Ferro, dove la quota di imprese guidate da donne sale addirittura al 30,1%. Anche le imprese under 35 superano la media regionale, pur restando sempre esigue in termini percentuali: 8,3% contro il 7,4% della regione intera.

Giovanni Da Pozzo

Foto Petrussi

Tornando alle iscrizioni-cessazioni, dall’analisi appare come gli anni del Covid abbiano in qualche modo rappresentato l’inversione di tendenza, con una crescita abbastanza significativa delle nuove imprese in montagna. Se infatti il 2019 ha segnato il tasso di crescita più basso dal 2008 (con un -1,94%), il saldo del 2020 evidenzia una perdita di 25 imprese (-0,43%), mentre come detto nel 2021 il saldo è stato addirittura di +62. Negli stessi anni (2019-2020 e 2021), le imprese nell’intera regione hanno totalizzato invece i saldi negativi in media del -0,7% in ogni annualità.
«Dovremo vedere come proseguiranno i prossimi anni – commenta il presidente dell’ente camerale, Giovanni Da Pozzo –, ma pare comunque di per sé un buon segnale di vitalità, che speriamo possa confermarsi anche in futuro. Sicuramente il Covid ci ha in qualche modo ricordato l’importanza di avere economie di prossimità. Inoltre, il turismo interno, anche interno alla stessa regione, ha avuto una spinta importante che senza dubbio si è tradotta anche in nuove attività sul territorio montano. Resta da tenere però alta l’attenzione sui servizi e sulla rete, in modo da permettere alle imprese di insediarsi con qualità ed efficienza sui nostri territori montani. Il turismo, in particolare, è qui una ricchezza da coltivare al massimo e deve potersi esprimere in declinazioni slow e green con servizi di eccellenza. Confidiamo, a questo proposito, che il sostegno dimostrato dalla Regione alla formazione specializzata in tema di turismo e ospitalità possa produrre entro tempi relativamente brevi management e personale sempre più preparato, con la voglia e la capacità di cogliere la sfida di lavorare e fare impresa anche in montagna, offrendo idee e gestione di sempre più alta qualità».

Per quanto concerne ancora i dati dell’Osservatorio montagna, se si guarda non solo alle sedi d’impresa, ma anche alle unità secondarie, le attive risultano 6.092, cresciute anch’esse e dell’1,8% (+109 unità) nel 2021 rispetto al 2019. Il commercio rappresenta il 20,4% del tessuto produttivo montano, seguono i servizi con il 19,8% e i servizi di ospitalità (alberghi, altre strutture ricettive, ristoranti) con il 17,1%. A seguire ancora il primario con il 15,7%, le costruzioni con il 14,2% e l’industria con il 12,5%. Confrontando i valori del territorio montano con quelli della regione nel suo complesso, emerge che nell’area montana i servizi di ospitalità presentano un’incidenza quasi doppia rispetto a quella media regionale (17,1% contro 9,7%). Il valore percentuale più alto è quello della montagna pordenonese (21,1%) seguito a breve distanza da Canal del Ferro e Valcanale (20,2%), il più basso è quello relativo agli altri comuni montani dell’ex provincia di Udine (14,4%).
Tra il 2019 e il 2021 nei territori montani sono aumentate le localizzazioni attive nel settore primario (+86, +9,9%), nell’industria (+19, +2,6%) e nei servizi (+25, +2,1%), stabile il commercio (+0,0%). In lieve calo le costruzioni (-4, -0,5%) e i servizi di ospitalità (-20, -1,9%). Per tutti i settori, tranne quello dei servizi, il dato nel periodo è in controtendenza rispetto a quello del Friuli Venezia Giulia nel suo complesso.

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In copertina, Sauris in Alta Carnia; qui sopra, Tarvisio capoluogo della Valcanale.

 

CoopCa e Operaie, rimborsi milionari. Intesa Regione, Cciaa e Anci per Pnrr

Rimborsi CoopCa e Coop Operaie: si è arrivati all’atto conclusivo. Si stanno infatti completando in questi giorni le procedure di liquidazione delle circa 6mila 400 domande presentate e ammesse, con i fondi messi a disposizione dalla Regione Fvg, che ha voluto e realizzato l’iniziativa in collaborazione con le Camere di commercio Pordenone-Udine e Venezia Giulia. I dati finali sono stati presentati nel corso di un incontro con i presidenti delle due Cciaa, Giovanni Da Pozzo e Antonio Paoletti, e l’assessore regionale alle finanze Barbara Zilli. Nell’occasione, è stato illustrato anche il Protocollo d’intesa Regione-Cciaa regionali-Anci Fvg per l’attuazione del Pnrr.


Come si ricorderà, gli sportelli per fare richiesta di rimborso si erano aperti a metà novembre 2021, in tutte le sedi territoriali delle Camere, che hanno gestito le domande, a Pn-Ud per CoopCa e Venezia Giulia per le Operaie. Gli aventi diritto hanno avuto 90 giorni per presentare domanda e poi, dopo il 15 febbraio e fino al 15 maggio, è seguita l’attività istruttoria. Da maggio sono stati adottati gli atti necessari agli accreditamenti direttamente sui conti correnti dei beneficiari.
Per quanto riguarda CoopCa, sono state ammesse 1502 domande (24 inammissibili per motivi diversi, che potevano essere la residenza fuori regione o l’importo del ristoro sotto soglia minima o in quanto azionisti, che non erano ammessi ai sensi della legge regionale). La Cciaa Pn-Ud ha completato le procedure di istruttoria a inizio maggio e terminato anche le liquidazioni entro il primo giugno, per un importo complessivo liquidato dalla Regione che ha superato di poco i 5 milioni di euro.
Più numerose le richieste degli aventi diritto al rimborso per le Coop Operaie: ben 4.873 domande (anche in questo caso alcune non sono state ammesse per i motivi già indicati). Le domande istruite sono state inviate al liquidatore per la verifica definitiva riguardo l’ammissibilità del richiedente e la correttezza degli importi dichiarati. Al primo giugno erano stati inviati al liquidatore i dati di tutte domande e ne erano tornate verificate 1.202. A seguito dell’arrivo dei fondi richiesti da parte della Regione, è stato adottato il primo atto di approvazione e liquidazione per effettuare i pagamenti dei ristori e la Camera della Venezia Giulia sta procedendo alla liquidazione dei primi 498 soggetti per complessivi 928.125 euro (il totale da liquidare arriverà a 4,5 milioni).
«Siamo soddisfatti del risultato ottenuto e dell’ottima collaborazione con le Camere di Commercio di Pordenone-Udine e della Venezia Giulia – ha commentato l’assessore Zilli –: siamo riusciti con un lavoro di squadra ad attuare una misura di sostegno sociale concreto, fortemente voluta, con accantonamenti finanziari approvati nel dicembre 2018. Siamo convinti che abbia contribuito a risolvere il disagio patito dalle persone coinvolte in questa amara vicenda. È stato uno degli obiettivi di questa Giunta regionale fin dai primi giorni di mandato». Obiettivo condiviso dalle Cciaa, come hanno confermato i due presidenti. «Ci siamo messi subito a disposizione con i nostri uffici, che hanno realizzato quest’attività impegnativa in modo celere e puntuale», ha evidenziato Da Pozzo. «E a burocrazia zero, perché abbiamo semplificato al massimo le procedure per permettere ai beneficiari di fare domanda con totale facilità», ha aggiunto Paoletti. La misura del ristoro con fondi regionali, lo si ricorda, era stata fissata nel 10% per i prestatori di Cooperative operaie di Trieste, Istria e Friuli e nel 25% per quelli di Coopca, e non erano previsti ristori, secondo la norma regionale, relativamente ai soci Coopca, per crediti inferiori ai 400 euro. Integrate alle spettanze ammesse dai liquidatori, le risorse complessive ristorano l’88 per cento delle perdite per i risparmiatori della Società cooperativa carnica di consumo e l’89 per cento della cooperativa triestina.


Come detto, è stato illustrato anche il Protocollo d’intesa “per il supporto a enti locali e imprese del Friuli Venezia Giulia per la piena attuazione del Pnrr”. Un accordo tra Regione, Camere di Commercio Fvg e Anci Fvg, con l’obiettivo di promuovere l’avvicinamento tra Enti e imprese locali e facilitare la partecipazione ai bandi e la conseguente attuazione dei progetti, avviando collaborazioni per individuare soluzioni progettuali e organizzative che possano assicurare la tempestiva ed efficace attuazione degli interventi. In particolare, il ruolo di Regione e di Anci Fvg sarà avviare l’interlocuzione con gli Enti locali per informarli sui servizi offerti dalle Cciaa e da Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa, nonché di partecipare attivamente agli incontri e fornire supporto all’unità di missione delle Camere tramite la Cabina di regia della Regione e quindi di Anci anche su tematiche inerenti criticità amministrative di carattere locale. Il ruolo delle Camere di Commercio Venezia Giulia e Pordenone-Udine, con Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa, sarà di mettere a disposizione la propria struttura amministrativa a supporto dei soggetti pubblici e privati che richiedano assistenza tecnica per approcciarsi al Pnrr con efficacia, visti i tempi d’attuazione, anche mediante il ricorso a esperti.
«Ho sempre insistito sull’importanza di creare ponti – ha rimarcato il presidente Da Pozzo –, di cercare quello che ci unisce, mantenendo interessi distinti e specificità che ovviamente ci sono e vanno rispettati. Cerchiamo, anche con questa iniziativa, i punti in comune che ci legano, sotto la regia della Regione: lavoriamo insieme per valorizzare i territori. Con questo accordo rimarchiamo e ufficializziamo ulteriormente il rapporto stretto tra il sistema camerale e la Regione per la nostra economia e per la crescita». Una sinergia evidenziata anche dall’assessore Zilli, la quale ha confermato «quanto sia virtuosa e proficua la collaborazione tra la Regione e le Camere», definite «braccio operativo e braccio destro della Regione», e dal presidente Paoletti, che entrando nel dettaglio dell’accordo ha evidenziato come formalizzi «l’aiuto da parte delle Camere ai Comuni affinché approfittino positivamente ed efficacemente delle risorse Pnrr per valorizzare e far crescere il territorio, la comunità e le imprese».
Il protocollo, infatti, rafforza in via più ampia una collaborazione a 360 gradi tra i firmatari. Le Camere si impegnano a mettere a disposizione della cabina di regia della Regione la propria unità di missione ogni qual volta sia ritenuto utile il suo supporto con la struttura tecnica finanziaria, legale, ingegneristica, di redattori istruttorie nella redazione strutturale alle domande di accesso ai bandi del Pnrr per Enti e Imprese anche mediante il ricorso ad expertise esterno. Le due Camere andranno a individuare esperti con cui collaborare per sostenere Enti e Imprese nell’informazione e attuazione del Pnrr.

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In  copertina, l’assessore Barbara Zilli con Giovanni Da Pozzo e Antonio Paoletti; all’interno, altre due immagini dell’incontro avvenuto nella udinese della Camera di Commercio Pd-Ud.

 

Una nuova era geoeconomica? Domani un dibattito all’ente camerale di Udine

Per domani 23 maggio, alle 17.30, la Camera di Commercio Pordenone-Udine ha organizzato in Sala Valduga a Udine (ingresso piazza Venerio, 8) un incontro-dibattito che ha l’obiettivo di aprire una riflessione sul momento che stiamo vivendo, con un particolare focus sull’economia. Un’economia già provata da un biennio di pandemia globale, che ora si trova a fare i conti anche con la guerra in Ucraina, evento che sta già fortemente mutando gli equilibri geoeconomici e politici internazionali. Stiamo entrando in una nuova era? A intervenire, moderati dal direttore del Messaggero Veneto e Il Piccolo Omar Monestier, saranno Arduino Paniccia, presidente Asce Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia, e Niccolò Locatelli, coordinatore di Limesonline, il sito internet di Limes.
L’incontro-dibattito, che sarà trasmesso anche in diretta streaming sul canale YouTube della Camera di Commercio, sarà introdotto dal presidente Giovanni Da Pozzo e chiuso dall’assessore regionale alle attività produttive Sergio Emidio Bini.
Per partecipare basta registrarsi inviando una mail all’indirizzo promozione.ud@pnud.camcom.it (fino ad esaurimento dei posti).

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In copertina, la sede udinese della Camera di Commercio che domani ospiterà il dibattito economico in sala Valduga.

 

Salone del Mobile, 300 mila euro a supporto delle imprese friulane

Un fondo di 300 mila euro a favore delle imprese del comparto legno-arredo per abbattere i costi di partecipazione alla prossima edizione del Salone internazionale del mobile di Milano. Lo ha approvato la Camera di Commercio Pordenone-Udine, condividendo l’idea nell’ultima seduta di giunta, «perché oltre a essere un aiuto concreto, è anche un simbolo vero di ripartenza – ha specificato il presidente Giovanni Da Pozzo –: il Salone è un evento mondiale di primaria importanza e rappresenta il meglio di un comparto-chiave della nostra economia, che non vede l’ora di ripresentarsi con vitalità dopo questi anni di difficoltà a causa del Covid. Ci auguriamo che le nostre imprese, pur con una situazione internazionale purtroppo ancora delicata e indefinita a causa della guerra in Ucraina, possano trovare il rilancio che meritano, perché sono la linfa vitale della nostra produttività, della creatività, del “saper fare”, del Made in Italy che tutto il mondo ammira».

Giovanni Da Pozzo

Foto Petrussi

Le imprese dei territori di Pordenone e Udine (la classificazione Ateco 2007 è sezione C – divisioni 16 e 31) potranno presentare contestualmente la domanda di contributo e la rendicontazione delle spese dopo il termine della manifestazione fieristica. Il contributo potrà coprire le spese sostenute per pagare la tassa di iscrizione o l’affitto della superficie espositiva, anche preallestita.
L’agevolazione concedibile per ciascuna domanda consiste in un contributo a fondo perduto, in conto capitale sulle spese sostenute e ritenute ammissibili, nella percentuale massima del 70% e precisamente un voucher A di 3 mila euro a fronte di una spesa minima da parte dell’impresa di 4,285,72 euro, per le imprese che affittino uno stand fino a 50 metri quadri; un voucher B di 4 mila 500 euro a fronte di una spesa minima di 6.428,58 euro per stand tra i 50 e i 120 metri quadri; infine un voucher C di 6mila 500 euro a fronte di una spesa minima di 9.285,72 euro per gli affitti di stand superiori ai 120 metri quadri.
I termini del bando si apriranno il prossimo 20 giugno per chiudersi il successivo 20 luglio. Il contributo è anche cumulabile con altre agevolazioni nei limiti del regime de minimis.
Il comparto del legno-arredo in Fvg conta circa 2.400 imprese che rappresentano il 20% dell’industria manifatturiera della regione, impiegando oltre 19 mila addetti. Le unità produttive (imprese più sedi secondarie) del comparto sono localizzate prevalentemente nelle province di Udine (58% del comparto regionale) e Pordenone (32%), con San Giovanni al Natisone, Manzano, Brugnera, Sacile e Prata di Pordenone i Comuni con più localizzazioni attive del settore.

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In copertina, la grande sedia storico simbolo della zona produttiva manzanese.

 

Tessere carburante, da oggi orari ancora ampliati (un mese) a Udine e Pordenone

Quante richieste in Friuli di tessere carburante agevolato! Proprio per questo motivo, la giunta della Camera di Commercio Pordenone-Udine ha deciso, vista l’eccezionale mole di lavoro, di dare avvio a un’ulteriore apertura straordinaria degli sportelli in entrambe le sedi, dopo l’ampliamento degli orari già avviato in questi giorni, per velocizzare al massimo i tempi di prenotazione e smaltire più rapidamente possibile le domande.

Giovanni Da Pozzo

Michelangelo Agrusti

Così, a partire proprio da oggi 19 aprile – e fino al 18 maggio, salvo proroghe che saranno eventualmente comunicate nel corso del mese – sarà dunque possibile prendere appuntamenti con gli uffici preposti. La modalità resta sempre quella dell’appuntamento con prenotazione, che va fatta tramite il sito www.pnud.camcom.it in una facile modalità: da lì l’utente può vedere quali giornate e orari sono disponibili e fissare l’appuntamento, cosa che consente peraltro di non doversi presentare in anticipo nelle sedi camerali, né di attendere inutilmente in coda o creare assembramenti.
Il presidente Cciaa, Giovanni Da Pozzo, e il vicepresidente, Michelangelo Agrusti, hanno espresso soddisfazione per l’iniziativa e per l’accordo raggiunto con le parti sindacali e i dipendenti del sistema camerale finalizzato a garantire una più lunga copertura di orari per agevolare gli utenti. «In un momento così complesso per imprese e cittadini, cerchiamo di essere di supporto in tutti i modi possibili – commenta Da Pozzo -. È importante che chiunque, a ogni livello, possa essere di aiuto alla risoluzione di piccoli o grandi problemi, si metta a disposizione con senso di responsabilità e comprensione del momento».
«Tutto questo – aggiunge Agrusti – in ragione dell’accresciuto flusso di utenti anche in relazione all’aumento del costo di gasolio e benzina. Un esempio della considerazione di Cciaa Pn-Ud per le esigenze della popolazione finalizzato a favorirne l’accesso in una fascia oraria più ampia che limiterà, così, i disagi che si sarebbero potuti manifestare».

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Servitizzazione, giovedì
l’incontro con Siagri

Un webinar in cui si approfondirà il concetto di servitizzazione, nuovo modello di business, abilitato dalle tecnologie digitali, per il futuro delle imprese e modello accessibile anche alle Pmi, che sanno essere agili nell’adattarsi al cambiamento. A parlarne nel già annunciato seminario online, in programma per giovedì 21 aprile alle 17, sarà Roberto Siagri, che proprio su questo tema ha pubblicato il libro “La servitizzazione. Dal prodotto al servizio. Per un futuro sostenibile senza limiti alla crescita”. Il webinar è organizzato dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine con il suo Comitato imprenditoria giovanile. La servitizzazione appare dunque come una rivoluzione per le imprese e, oltre a dare un nuovo slancio ai prodotti di alta qualità, potrà avere effetti positivi sul piano della sostenibilità economica, ambientale e sociale. Il passaggio dal prodotto al servizio non è solo una tendenza attuale, dunque, è la chiave per entrare del futuro in maniera sostenibile. Per partecipare all’incontro, che è gratuito, è sufficiente registrarsi entro domani, 20 aprile, al link https://bit.ly/3DFkKWs. Tutte le info su www.pnud.camcom.it

 

 

Imprese femminili in Fvg, sono giovani e creano sempre più società di capitali

Sono giovani, creano sempre più società di capitali e hanno un peso importante nei sevizi alle famiglie, nei servizi di alloggio e ristorazione, nel primario e nel commercio. Le imprese femminili attive al 31 dicembre in Friuli Venezia Giulia sono 20.508, di cui 10.023 nel territorio di Udine (48,9%), 5.223 in quello di Pordenone (25,5%), 3.214 a Trieste (15,7%) e 2.048 a Gorizia (10%). Come ogni anno, marzo – ricorrendo anche la Festa internazionale della donna – è il mese che offre l’occasione per il Centro Studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine di analizzare il mondo dell’economia declinata al femminile e l’andamento registrato in regione. «La nostra Cciaa – spiega il presidente Giovanni Da Pozzo – è da sempre molto attiva nel sostegno all’impresa femminile, sia attraverso iniziative di sensibilizzazione sia con specifici corsi di formazione e aggiornamento. Anche con l’accorpamento, abbiamo voluto ricostituire il Comitato imprenditoria femminile, che oggi è ampio, su entrambi i territori di Pordenone e Udine, e con rappresentanti di imprese di tutti i settori economici: un punto di riferimento che ricordiamo a tutte le imprenditrici e che aiuta la Camera a mettere in atto iniziative ad hoc per aiutare le donne a mettersi in proprio e a credere nell’attività d’impresa». Il comitato, presieduto da Cécile Vandenheede, può essere contattato a Udine al numero 0432.273508 o a Pordenone allo 0434.381602, oppure inviando una mail a segreteria.comitato@pnud.camcom.it

Giovanni Da Pozzo

(Foto Petrussi)

Natura giuridica. L’analisi dei dati evidenzia che ci sono 3.169 società di capitale femminili, il 16,1% delle società di capitale attive della regione. Come detto, sono in crescita rispetto al 2020 quando le società di capitale femminili erano 3.026 (+4,7%) e rispetto al 2019 quando si attestavano a 2.964 (+6,9%).

Cariche. A livello di cariche e qualifiche detenute nelle società di capitali, le donne al 31 dicembre 2021 ne possedevano 31.935, di cui il 53,5% come socio o socio di capitale, il 37,3% come amministratore e il 9,2% in altre cariche. I titoli posseduti da donne sono in leggera crescita rispetto al 2019 (+74) ma in lieve calo rispetto al 2020 (-59).

Caratteristiche. Le 20.508 imprese femminili attive sono in maggior misura giovanili, ossia guidate da under 35 (sono giovanili il 9,6% delle femminili contro il 6,8% delle non femminili) e straniere ossia guidate da persone di cittadinanza straniera o apolide (sono straniere il 14,5% delle imprese femminili contro il 12,8% delle non femminili). Le imprese artigiane al contrario sono in maggior misura non femminili (il 32,6% delle non femminili è artigiana contro il 25,6% delle femminili).

Settori economici. Quasi un quarto delle imprese femminili attive (4.670, 22,8% del totale) opera nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, 3.854 (18,8%) operano nei Servizi alle famiglie (Istruzione, Sanità e Assistenza sociale…), 3.630 (17,7%) nei Servizi alle imprese (Trasporti, Informazione e comunicazione, Attività immobiliari, Attività professionali, scientifiche e tecniche…) e 3.597 (17,5%) nel settore Primario. Le restanti imprese femminili operano in Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (13,8%), nell’Industria (6,8%) e nelle Costruzioni (2,6%).

Occupazione. Fin qui la presenza femminile alla guida dell’impresa, mentre per quanto riguarda l’occupazione, l’analisi del Centro studi rimarca come nel 2020 il tasso di occupazione maschile in Fvg, pari a 75,2%, sia di 8 punti percentuali superiore a quello medio italiano per gli uomini, fenomeno che si riscontra anche per la componente femminile, dove è pari a 58,9% e supera di quasi 10 punti percentuali quello medio italiano per la componente femminile. In sintesi, per quanto riguarda il tasso di occupazione, il divario di genere a livello italiano è pari a 18,2 punti percentuali, in Friuli Venezia Giulia è di 16,3 punti.
https://www.pnud.camcom.it/statistica-e-prezzi/territorio/ricerche-analisi-settoriali-e-distretti-industriali

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Comunicazioni ingannevoli
alle aziende friulane

Ancora comunicazioni potenzialmente ingannevoli alle imprese friulane, come purtroppo accade periodicamente. Alcune ditte, infatti, hanno segnalato alla Camera di Commercio Pordenone-Udine di avere ricevuto bollettini di conto corrente con richieste di pagamento per non meglio precisati abbonamenti o iscrizioni in elenchi di imprese o pubblicazioni, che però nulla hanno a che fare con la Cciaa. Ancora una volta, pertanto, l’Ente camerale ci tiene a raccomandare le imprese, specie quelle di recente iscrizione, invitandole a porre la massima attenzione: leggere sempre accuratamente le informazioni contenute su questi bollettini e ricordare che la Camera di Commercio non richiede alcun tipo di pagamento con versamento su conto corrente. L’unico versamento dovuto è una volta l’anno ed è il diritto annuale, che va però versato solo con F24 o con Pago Pa. Altri eventuali servizi di cui fruisce direttamente un’impresa si pagano oggi con PagoPa. L’ente invita a prestare attenzione anche a eventuali telefonate con richieste di informazioni, anche riservate, sulla propria azienda. Le imprese che si trovassero in situazioni di questo genere possono sempre contattare la Camera di Commercio per verificare, chiamando l’Ufficio relazioni con il pubblico disponibile a fornire supporto e chiarimenti: 0432.273543-210 oppure via mail a urp@pnud.camcom.it. Le segnalazioni vengono poi inoltrate dalla Cciaa alle forze dell’ordine competenti per le opportune verifiche.

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In copertina, ecco la sede udinese della Camera di Commercio in piazza Venerio.

Imprese straniere, sono quasi 13 mila quelle che operano in Fvg (Udine leader)

In Friuli Venezia Giulia sono quasi 13 mila (esattamente 12.777) le imprese straniere: 5.430 nel territorio di Udine, 3.175 in quello di Pordenone, 2.854 nella provincia di Trieste e 1.318 in quella di Gorizia (dati al 30 settembre 2021). Le imprese straniere sono il 12,7% del totale e collocano la regione al quinto posto in una ideale “classifica” nazionale, dove l’incidenza media è del 10,5% e dove troviamo, con maggior percentuale di straniere sul totale delle imprese registrate, la Toscana (14,5%), la Liguria (14,4%), la Lombardia (13,1%) e l’Emilia Romagna (12,8%). Sono i dati rilevati dal Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, che ha analizzato le imprese definite «straniere», ossia quelle in cui la partecipazione di persone fisiche non nate in Italia risulta complessivamente superiore al 50%, mediando dunque le composizioni di quote di partecipazione e di cariche amministrative detenute da persone straniere. «L’imprenditoria straniera è un fenomeno interessante da monitorare, perché ci insegna a “leggere” con più dettaglio la nostra comunità e l’economia locale – commenta il presidente Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo –: si presenta davvero molto vivace e in crescita, con alcune peculiarità per quanto riguarda la nostra regione e i singoli territori».

Cariche nell’impresa. Per «comunità straniera» si intende l’insieme delle persone nate all’estero che detengono almeno una qualifica (socio, socio amministratore…) o sono titolari di almeno una carica (presidente, consigliere delegato…) in un’impresa italiana o straniera. In Friuli Venezia Giulia ci sono 19.541 persone straniere registrate (pari al 12% del totale di quelle straniere registrate in Italia, la media italiana è del 10%), di queste il 29% sono di provenienza Ue e il 71% extra Ue. Ricoprono per il 48% la carica di titolare, per il 39% quella di amministratore e per il 9% quella di socio. Per quanto riguarda la classe d’età, il 46% delle persone straniere registrate ha da 50 a 69 anni e il 44% da 30 a 49 anni.

Le nazionalità imprenditoriali. Considerando le nazionalità prevalenti all’interno delle imprese, curiosamente e a differenza dell’Italia, dove la maggioranza di persone in aziende straniere è rumena, in Friuli Venezia Giulia risultano al primo posto le aziende svizzere, nazionalità prevalente su cui influisce senza dubbio la cosiddetta “immigrazione di ritorno”. La Svizzera registra nell’imprenditoria regionale 1.903 persone, pari al 9,5% del totale delle persone straniere registrate nelle imprese, seguita da Serbia e Montenegro (1.410, 7,0%), Romania (1.337, 6,6%), Cina (1.294, 6,4%) e Albania (1.278, 6,4%). In classifica seguono poi Francia, Germania, Marocco, Kosovo e Serbia, tutte al di sotto del 5% come incidenza percentuale.

I settori. Costruzioni, commercio all’ingrosso e al dettaglio, servizi, alloggio e ristorazione sono i settori prevalenti fra gli imprenditori stranieri in Fvg. Le persone di nazionalità svizzera con quote o cariche d’impresa sono prevalenti sia a Udine sia a Pordenone, con maggiore operatività nel comparto della ristorazione a Udine e nelle costruzioni a Pordenone. In entrambe le province, la seconda nazionalità imprenditoriale è quella albanese e il settore prevalente è quello delle costruzioni. A Gorizia e Trieste a prevalere sono invece imprese di Serbia e Montenegro, mentre la seconda nazionalità prevalente tra le imprese straniere risulta il Bangladesh per Gorizia e la Cina per Trieste.

Specificazioni settoriali. Entrando più nel dettaglio tra i sottosettori, le imprese straniere operano principalmente in lavori di completamento e finitura di edifici (1.681 imprese, 13,2% del totale delle imprese straniere), ristoranti e attività di ristorazione (846 imprese, 6,6%), costruzione di edifici residenziali e non (749, 5,9%), bar ed esercizi simili senza cucina (575, 4,5%), commercio al dettaglio ambulante di tessuti, articoli tessili per la casa e abbigliamento (456, 3,6%). Seguono i servizi di parrucchieri e altri trattamenti estetici, attività di tinteggiatura e posa in opera di vetri, rivestimento di pavimenti e muri, commercio al dettaglio ambulante di altri prodotti non classificati e trasporto di merci su strada.

Effetto Covid. Le iscrizioni di imprese straniere hanno continuato a mantenere un saldo positivo anche nel 2019 e addirittura una crescita nel biennio Covid. Tra iscrizioni e cessazioni, la variazione nel 2019 totalizzava +162, mentre nel 2020 ben +243 e nel 2021 addirittura +512. Le imprese italiane hanno registrato invece andamento diverso. Pur se nel 2021 il saldo iscrizioni-cessazioni è tornato positivo (di +130), il 2020 segnava un -637 e il 2019 un -518.

Ue-Extra Ue. L’incidenza di imprese extra Ue sul totale delle straniere è superiore nei territori di Trieste (81%) e Gorizia (79%), è più bassa invece a Pordenone (75%) e a Udine (73%). Il Friuli Venezia Giulia è al decimo posto con un’incidenza di imprese Extra Ue sul totale di quelle straniere registrate pari al 76%, un dato leggermente inferiore a quello medio italiano. A livello provinciale, la provincia di Prato è prima per incidenza di imprese Extra UE sul totale di quelle straniere registrate (95%), dove si concentra una forte presenza cinese.

Forme giuridiche. La maggior parte delle imprese straniere in Fvg è fatta da imprese individuali (73,6%, contro un valore del 52,4% per quelle italiane), seguono le società di capitale (18%, 24,4% le italiane), le società di persone (7,9% contro 21,1%) e altre forme giuridiche (0,5% contro 2,1%).

Femminili, giovanili, artigiane. Tra i territori del Friuli Venezia Giulia l’incidenza delle imprese straniere artigiane, giovanili e femminili è piuttosto omogenea, ma con alcune peculiarità. Quanto alle straniere femminili, vanno da un minimo di 24% del totale delle straniere a Trieste a un massimo di 26,6% in quello di Udine (media Fvg 25,7%). Le imprese straniere giovanili sono più diffuse nel territorio di Trieste (17,4%) e meno diffuse in quello di Udine (11,7%) – media Fvg 13,7%. Trieste raccoglie anche la maggior incidenza di straniere artigiane (46,5%) mentre Gorizia la minore (33,2%), media Fvg 43%. Le imprese straniere risultano dunque di gran lunga più numerose tra quelle giovani e quelle artigiane, rispetto alle italiane: nelle imprese di nazionalità italiana le femminili sono più o meno analoghe, cioè il 22,6%, ma le giovanili sono solo il 6% e le artigiane solo il 25,9%.

Popolazione straniera residente (Italia e Fvg). La popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2021 è 59.236.213 di abitanti. Gli stranieri residenti sono 5.013.215, pari all’8,46% della popolazione totale. La Romania con 1.137.728 residenti in Italia (pari al 22,7% del totale degli stranieri) è la principale nazione, seguono l’Albania con 410.087 (l’8,2%), il Marocco con 408.179 (l’8,1%), la Cina con 288.679 (5,8%) e l’Ucraina con 227.587 (4,5%). Scendendo si trovano poi Filippine, India, Bangladesh, Egitto e Pakistan.
La popolazione residente in Friuli Venezia Giulia a inizio 2021 era di 1.201.510 abitanti. Gli stranieri residenti sono 106.851, l’8,89% del totale. Come per l’Italia, le nazionalità più presenti in Fvg sono quella rumena con 24.966 abitanti (il 23,4% del totale degli stranieri) e albanese con 9.241 (l’8,6%). Seguono la Serbia con 5.621 residenti (5,3%), l’Ucraina con 5.347 (5,0%), il Bangladesh con 5.136 (4,8%) e nell’ordine Marocco, Cina, Croazia, Kosovo e Pakistan.

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In copertina, Giovanni Da Pozzo presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine.

 

Innovazione e start up, il Fvg col turbo nell’analisi dell’ente camerale Pn-Ud

Fvg con il turbo, o quasi, per quanto riguarda innovazione e start up, visto che sta dimostrando ottime capacità di aprirsi al mondo che cambia rapidamente. La nostra è infatti la terza regione italiana per capacità innovativa e, pur se con valori assoluti molto contenuti, è la seconda per percentuale di start up sul totale delle nuove società di capitali. A evidenziarlo è la recente analisi del Centro studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine, che ha approfondito, a fine dicembre, tanto le capacità innovative delle economie locali quanto i dati aggiornati sulle imprese e le startup innovative, iscritte nella sezione dedicata dei registri imprese camerali Fvg.

Giovanni Da Pozzo

Partendo dalla capacità innovativa delle economie locali, il “Regional Innovation Index 2021” della Commissione Europea, analizzato nello studio Cciaa, fornisce una valutazione comparativa delle prestazioni dei sistemi di innovazione in 240 Regioni di 22 Paesi dell’Ue più Norvegia, Serbia, Svizzera e Regno Unito. Vi sono regioni “leader” di innovazione, innovatori “forti”, “moderati” e i cosiddetti “emergenti”. «Se l’Italia nel suo complesso è classificata come innovatore “moderato”, penalizzata dai parametri sulla spesa in ricerca e sviluppo e la quota di popolazione laureata – commenta il presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo –, quasi tutte le regioni del Nord, incluso il Friuli Venezia Giulia, sono invece considerate innovatori forti. Il Fvg, in particolare, è la terza regione italiana per capacità innovativa».
Gli aspetti in cui la regione eccelle sono legati alle spese in innovazione (non R&S), alle innovazioni di processo introdotte dalle Pmi, alle co-pubblicazioni scientifiche internazionali e alla collaborazione delle Pmi innovative con altre imprese. Il Fvg risulta invece più penalizzato in altri elementi, come per esempio la spesa in ricerca e sviluppo nel settore privato delle imprese, la padronanza delle competenze digitali di base o la quota di popolazione con educazione terziaria.
Se nel 2019 in Italia la spesa in R&S è pari all’1,47% del Pil, le differenze sono piuttosto significative tra singole regioni: il Piemonte è primo con il 2,26% e seguono Emilia Romagna e il Lazio. Al quarto posto c’è il Friuli Venezia Giulia con l’1,71%, superiore al valore medio nazionale.

Come detto, poi, particolare attenzione meritano, nel contesto dell’innovazione produttiva, quelle società iscritte alla sezione delle “startup innovative” del Registro imprese. In Italia, queste startup sono 13.970 (+2.071 rispetto al 31 dicembre 2020, +17,4%). In valore assoluto, secondo l’analisi Cciaa Pn-Ud, la regione con il maggior numero di startup innovative è la Lombardia con 3.644 (pari al 26,1% del totale). Seguono il Lazio (1.659, 11,9%), la Campania (1.262, 9,0%), il Veneto (1.113, 8,0%) e l’Emilia Romagna (1.086, 7,8%). In Friuli Venezia Giulia ci sono in totale 248 startup innovative, pari all’1,8% del totale italiano. In particolare, 110 sono situate nella provincia di Udine, 64 nel territorio di Pordenone, 57 in quello di Trieste, 17 in provincia di Gorizia. Le startup innovative in Fvg sono rimaste sostanzialmente stabili: sono scese di sole 3 unità rispetto al 31 dicembre 2020. Se andiamo a considerare la percentuale di startup innovative sul totale delle nuove società di capitali, in Italia siamo al 3,9% e i valori più alti sono quelli del Trentino Alto Adige (5,7%) seguiti proprio dal Friuli Venezia Giulia, con il 5,3%, quindi Lombardia e Basilicata (5,1%) e Valle d’Aosta (5,0%). La provincia di Trento è prima per rapporto tra numero di startup innovative e nuove società di capitali (7,7%), seguono Milano (6,4%), Ascoli Piceno (6,1%), Trieste e Bologna (5,9%). Pordenone e Udine sono rispettivamente al dodicesimo e tredicesimo posto della classifica, entrambe con un valore pari a 5,4%.

Per quanto riguarda infine i settori economici, le startup innovative in Italia si concentrano nella produzione di software e consulenza informatica (38,1%), industria e artigianato (16%), ricerca scientifica e sviluppo (14,3%), servizi di informazione (8,9%), commercio e turismo (4,3%). Anche in Fvg al primo posto troviamo produzione di software e consulenza informatica (35,9%). Seguono l’industria e l’artigianato (29%, oltre 10 punti sopra il dato nazionale), i servizi di informazione, la ricerca scientifica e sviluppo (10,5%), il commercio e turismo (1,6%).

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In copertina, la sede udinese della Cciaa in piazza Venerio.

Fatturati su del 20% nell’ultimo triennio: in Fvg sono 188 le società interessate

Società con un fatturato che cresce di oltre il 20% per tre anni consecutivi: a novembre 2021, in Friuli Venezia Giulia, sono 188 le cosiddette imprese “scale-up” (definizione Eurostat-Ocse) e rappresentano l’1,4% del totale delle imprese considerate. Di queste, sono 37 quelle che potrebbero definirsi “top” scale-up, ossia che partono con un fatturato, nel primo anno preso in considerazione, di 500 mila euro, quindi con crescite maggiori in termini di valore (e altre ricadute positive sull’economia).
Il dato emerge dalla nuova ricerca del Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, che ha analizzato i dati Infocamere sui fatturati disponibili relativi agli anni 2017-2020. L’analisi ha preso in considerazione quelle imprese attive, iscritte nei Registri Imprese Fvg entro l’anno 2017, che depositano i bilanci, ossia una platea di partenza di 13.785 imprese di diversa natura giuridica: società di capitali ma anche altre realtà come associazioni, aziende speciali, consorzi, cooperative sociali, enti pubblici economici, enti sociali, fondazioni, società consortili, cooperative. Per poter effettuare l’analisi sugli incrementi di fatturato nell’ultimo triennio sono state escluse quelle di più recente costituzione (dal 2018 in poi), per cui non sarebbero stati ancora disponibili tutti i dati.

Giovanni Da Pozzo

«Le scale-up prese in esame dal nostro nuovo studio – commenta il presidente camerale, Giovanni Da Pozzo –, con la loro rapidissima crescita, apportano esternalità positive all’economia in termini di reddito, creazione di nuovi posti di lavoro, ma anche, fattore importante, in termini di introduzione di prodotti e servizi innovativi sul territorio, di attenzione alle richieste del mercato e anticipazione di tendenze. Significativo poi notare che crescono anche nel 2020, anno quanto mai complesso, come purtroppo sappiamo bene. Cercheremo di capire nel tempo come si evolvono queste realtà. Dai primi dati emersi sulle imprese costituite nel 2018, per esempio, tra le potenziali nuove scale-up dei prossimi anni, spiccano le attività scientifiche e tecniche. Attraverso i prossimi bilanci depositati, capiremo se queste imprese troveranno ostacoli alla crescita del proprio fatturato nel 2021, magari facendo riemergere come scale-up imprese legate ai settori “tradizionali”, o se è il fenomeno stesso a essere in mutamento, coinvolgendo settori ancora diversi o interessando in misura maggiore l’imprenditoria femminile, giovanile e straniera».

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE. Sono 76 le scale-up del territorio di Udine, 45 a Pordenone, 38 a Trieste e 29 a Gorizia

“ETÀ” DELLE IMPRESE. Le scale-up in Fvg sono principalmente imprese di recente costituzione: il 45,2% è stato iscritto nel Registro Imprese negli anni 2016 e 2017 (hanno quindi conseguito una crescita del fatturato pari o superiore al 20% nei primissimi anni della propria attività). Il 23,4% tra il 2011 e il 2015 (risultati conseguiti entro i primi 5-10 anni di attività), il 16,5% tra il 2001 e il 2010 e, a scendere, il 12,2% tra il 1981 e il 2000 e, infine, solo il 2,7% tra il 1920 e il 1980.

I SETTORI. Il 15,4% delle scale-up regionali opera nelle costruzioni, il 13,8% nelle attività immobiliari, l’11,7% nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, il 9,6% nelle attività manifatturiere, il 9% nei servizi di informazione e comunicazione. Seguono le attività professionali, scientifiche e tecniche (8,5%), noleggi e agenzie di viaggio (6,9%), sanità e assistenza sociale (6,4%), trasporto e magazzinaggio (4,8%), attività finanziarie e assicurative (3,2%). Scendendo più nel dettaglio, le divisioni Ateco con il maggior numero di scale-up sono le attività immobiliari e le costruzioni. Nello specifico, le attività immobiliari rappresentano il 13,8% delle scale-up, seguite dal commercio all’ingrosso (7,4%), lavori di costruzione specializzati (7,4%), costruzione di edifici (6,9%), produzione di software e consulenza informatica (5,9%). Poco sotto al 5% si trovano le attività di direzione aziendale e consulenza gestionale (4,8%), commercio al dettaglio (4,3%), assistenza sanitaria (3,7%), coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali (3,2%).

FEMMINILI, GIOVANILI, STRANIERE. Le scale-up femminili in Friuli Venezia Giulia sono 25 (il 13,3% del totale), quelle giovanili 23 (12,2%), quelle straniere 13 (6,9%). Poco più di una scale-up su dieci ha quindi una compagine societaria a prevalenza femminile oppure giovanile.

I FATTURATI. Le scale-up in Fvg hanno fatturato medio annuo pari a 799mila euro per l’anno 2017, 1 milione e 247mila euro nel 2018, 1 milione e 901mila euro nel 2019, 2 milioni e 986mila euro nell’anno 2020. Gli incrementi medi annui di fatturato in valore assoluto sono quindi di +447mila euro nel primo anno esaminato (2018 su 2017), +653mila euro nel secondo anno (2019 su 2018), +1 milione e 85mila euro il terzo anno (2020 su 2019).

L’OCCUPAZIONE. All’incremento del fatturato si accompagnano ricadute positive complessive anche in termini occupazionali. Gli addetti totali nelle 188 scale-up “nostrane” sono complessivamente passati da 886 al 31 dicembre 2017 a 2.473 al 31 dicembre 2020, +1.587 unità, ossia quasi raddoppiati. L’incremento degli addetti nel primo anno esaminato è stato di 408 unità, nel secondo di 610, nel terzo di 569 (nonostante la pandemia da Covid-19). Il numero medio di addetti delle 188 Scale-up passa da 8 a fine 2017 a 17 a fine 2020.

NATURA GIURIDICA. Nella già ristretta platea di tipologie d’impresa che depositano i bilanci, la prevalenza di scale-up si rileva prevalentemente tra le Srl, le società a responsabilità limitata. Nello specifico: 145 Srl (77,1% del totale), 21 Società a responsabilità limitata semplificata, 9 Società cooperative, 5 Società a responsabilità limitata con socio unico, 3 Consorzi, 2 Società per azioni, 1 Società cooperativa a responsabilità limitata, 1 Società consortile a responsabilità limitata, 1 Cooperativa sociale.

SCALE-UP IN ITALIA ED EUROPA (Fonte: European Scale Up Monitor 2020, Erasmus Center for Entrepreneurship). In Europa, l’80% delle scale-up si concentra in dieci Paesi, il 44% in sole venti città. Il Regno Unito è il Paese con il maggior numero di scale-up. L’Italia è al sesto posto, con Milano al nono posto tra le città europee. La Germania ha la percentuale più alta di giovani scale-up.

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In copertina, ecco la sede udinese della Camera di Commercio.