“Giorno del Ricordo”, le vittime delle foibe e il dramma degli esuli: omaggio del Club per l’Unesco di Udine che invita a riflettere con Sebastiano Ribaudo

(g.l.) Anche nel Friuli Venezia Giulia ieri si è celebrata con la dovuta solennità la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e del dramma degli esuli istriani, fiumani e dalmati: la commemorazione, istituita con la Legge numero 92 del 30 marzo 2004, ha avuto come sempre il suo momento più intenso e significativo nella cerimonia tenuta davanti alla Foiba di Basovizza, sul Carso Triestino. In occasione della importante ricorrenza, Sebastiano Ribaudo, socio effettivo del Club per l’Unesco di Udine, ha scritto una significativa riflessione – dal titolo “Le radici nell’acqua salata ” – che riportiamo integralmente.
«Il 10 febbraio – scrive Ribaudo – è un giorno che chiede silenzio. Non il silenzio del vuoto, ma quello pieno — il silenzio di chi si ferma davanti a qualcosa di troppo grande per essere solo detto, e troppo necessario per essere taciuto. Oggi l’Italia commemora le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata: due ferite distinte eppure intrecciate, a lungo ignorate, infine riconosciute. Da un lato la violenza brutale delle esecuzioni nelle cavità carsiche, dove migliaia di italiani — civili, soldati, oppositori reali o presunti — furono gettati nel buio della storia. Dall’altro, la fuga silenziosa e straziante di trecentocinquantamila persone che lasciarono Istria, Fiume e Dalmazia con una valigia e il proprio nome, abbandonando case, tombe, ulivi, dialetti: un’intera civiltà plurisecolare che si disperse come nebbia sull’Adriatico. Queste storie hanno aspettato a lungo di essere riconosciute. Erano scomode: si collocavano nel dopo-bellico, in anni in cui l’Europa tentava di ricostruirsi e certi dolori venivano considerati meno urgenti, certi torti meno visibili. Gli esuli arrivarono in un’Italia che a volte li accolse con diffidenza, li etichettò frettolosamente come “fascisti” senza conoscerli, li sistemò nei campi profughi come un problema da gestire invece di trattarli come fratelli da abbracciare. Fu una doppia perdita: prima la terra, poi la voce. La memoria non è un peso: è una bussola. E il Giorno del Ricordo ci ricorda che la verità storica non è proprietà di nessun partito, e che il dolore non ha colore politico».
«Ma il ricordo – prosegue l’esponente del Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco – ha una sua pazienza. Alla lunga vince. Oggi esistiamo — come nazione, come comunità civile — anche grazie a quella tenacia. Grazie ai diari conservati nei cassetti, alle fotografie strappate al mare, ai figli e alle figlie che hanno insistito nel raccontare ciò che i genitori faticavano persino a pronunciare. Il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004, non è soltanto un gesto verso il passato: è un impegno verso il presente. Ricordare non significa odiare. Significa, al contrario, scegliere la lucidità sull’oblio, la complessità sulla semplificazione, la giustizia sul silenzio conveniente. Le foibe non furono un’inevitabilità della storia: furono scelte, ordini, ideologie che trasformarono esseri umani in nemici da eliminare. Riconoscerlo non è revanscismo — è onestà».
«E l’esodo? Fu la fine di un mondo – conclude Sebastiano Ribaudo – che aveva saputo essere, per secoli, il crocevia di lingue e culture diverse: il veneziano e il croato, il latino e lo slavo, il profumo del mare e quello della pietra carsica. Quella civiltà non è morta del tutto — vive nei cognomi, nelle ricette, nelle canzoni che si cantano ancora nelle associazioni degli esuli in tutto il mondo. Ma è una fiamma che richiede custodia, perché il vento della dimenticanza è sempre in agguato. Questo giorno non appartiene a una sola famiglia politica né a una sola regione geografica. Appartiene a tutti coloro che credono nella memoria come atto morale — non nostalgico. Ai nomi incisi sulle lapidi e a quelli che mancano. Alle donne e agli uomini inghiottiti dalle foibe. Alle famiglie che hanno attraversato l’Adriatico con il cuore spezzato e hanno costruito una vita nuova senza smettere di portare con sé il peso — e la bellezza — di quella vecchia».

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In copertina, il monumento alla Foiba di Basovizza sul Carso sopra Trieste.

Casarsa invita a riflettere sul valore della Memoria e del Ricordo: al via un progetto voluto dal Comune per le scuole cittadine

“RiflettiAMO: il valore dei Giorni della Memoria e del Ricordo” della Città di Casarsa della Delizia è tra i 23 progetti selezionati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per commemorare e riflettere su questi due terribili avvenimenti del Novecento: la Shoah e le vicende drammatiche delle foibe, dell’esodo istriano-fiumano-dalmata e del confine orientale italiano. Il progetto, finanziato con 8 mila 650 euro, vedrà un programma articolato che coinvolgerà le scuole locali, primarie e secondaria di primo grado.


«Vogliamo – ha spiegato, infatti, il sindaco Claudio Colussi – che questi momenti di riflessione siano fondamentali per le giovani generazioni, le quali solo conoscendo quanto è successo 80 anni fa potranno evitare che tali barbarie si ripetano in futuro. Tra proiezioni di film, laboratori e viaggio di istruzione a Trieste, sono vari i momenti che da gennaio fino ad aprile vedranno i nostri studenti, assieme ai propri insegnanti, lavorare sui temi della memoria e del ricordo. Come Amministrazione comunale-Assessorato all’Istruzione-Ufficio cultura, in collaborazione con l’Istituto comprensivo Meduna Tagliamento Casarsa e grazie all’intervento della Regione, sosterremo questo importante progetto».
Per il Giorno della Memoria della Shoah, che ricorre lunedì 27 gennaio, le classi della scuola secondaria di primo grado Fermi di Casarsa assisteranno alla proiezione del film “L’ultima volta che siamo stati bambini” per la regia di Claudio Bisio. Le scuole primarie da Vinci di Casarsa e Marconi di San Giovanni, invece, martedì 28 gennaio vedranno il film “Il viaggio di Fanny” per la regia di Lola Doillon. Proiezioni in collaborazione con la Pro Casarsa della Deliza Aps.
Per il Giorno del Ricordo della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, che ricorre lunedì 10 febbraio, per tutto il prossimo mese le classi dalla terza alla quinta delle scuole primarie parteciperanno a laboratori a tema assieme alla scrittrice Stella Nosella. Per le classi quarte e quinte storytelling sui temi del viaggio e dello spostamento forzato-non volontario, oltre alla lettura espressiva di brani tratti da pubblicazioni sul tema e successivo laboratorio artistico. Per le classi terze laboratorio artistico sui temi della casa e del viaggio/spostamento forzato con focus sul significato del concetto di casa e di altri elementi caratteristici della propria terra d’origine.
Infine, sempre con il sostegno del Comune tramite fondi regionali, tutte le classi terze della scuola secondaria di primo grado martedì 15 aprile andranno a Trieste per una visita guidata al Museo della Risiera di San Sabba, al Ghetto Ebraico, a piazza Unità d’Italia e al Magazzino 18.

Un libro per il Ricordo a Tarcento. Floramo con “Vino e libertà” a Udine

(g.l.) Due importanti incontri letterari, oggi, a Tarcento e a Udine. Ecco in dettaglio di che cosa si tratta.

TARCENTO – Questo pomeriggio Tarcento celebrerà il “Giorno del Ricordo” delle vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati. Nel corso dell’incontro che si terrà alle 18 nella sede della Biblioteca civica, in via Julia 13, sarà presentato il volume “Ottocento- Il Congresso di Vienna e l’Adriatico tra Venezia e Ragusa” di Cristiano Caracci (Gaspari Editore). L’iniziativa è a cura dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mauro Steccati, della stessa Biblioteca civica intitolata a Pierluigi Cappello e dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Comitato provinciale di Udine, con la collaborazione del Sistema bibliotecario del Friuli.

UDINE – Il circolo culturale Il Mulino a Nordest ha organizzato per questo pomeriggio, alle 18, nella sede della Libreria Friuli, in via dei Rizzani a Udine, la presentazione del libro “Vino e Libertà” di Angelo Floramo. Con l’autore dialogherà Gianni Cianchi. Per le prenotazioni telefonare a Luciana Variola al numero 339.1244284. Collabora il Teatro Club Udine. “Le storie di questo libro – si legge, tra l’altro, in una breve presentazione – conducono per borghi antichi o periferie sterminate, dagli Stati Uniti al Mar Nero, disegnando topografie ribelli quasi sempre macchiate di sugo. Sanno tutte di ebbrezza e di libertà: qui si beve molto, molto si mangia. Si fuma e si ama”.

Entrambi gli incontri letterari beneficiano della collaborazione del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco.

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In copertina, la suggestiva immagine con cui si presenta il libro di  Cristiano Caracci protagonista oggi a Tarcento.