“La Borsa che Dona”, con la De Banfield a fianco di anziani fragili e caregiver

Da preziose stoffe e foulard inutilizzati, donati da numerosi benefattori, sapienti mani artigiane di un gruppo di volontarie hanno realizzato una gamma di borse, principalmente rivolte alla donna, ma alcune adatte anche all’utilizzo maschile, dal nome “La Borsa che Dona”. Una storia di solidarietà – presentata ieri dalla presidente Maria Teresa Squarcina e dalla rappresentante delle volontarie Anna Soldano – ideata e curata dall’Associazione Goffredo De Banfield di Trieste, la onlus che da più di trent’anni si occupa di assistenza e cura delle persone anziane fragili, o affette da Alzheimer, e dei loro caregiver. La genesi di questa borsa è tutta legata alla solidarietà e al dono. Le volontarie dell’Emporio della solidarietà hanno donato il loro tempo e la loro sapienza per confezionare le borse con tessuti di seta e foulard di pregio rimasti inutilizzati in un cassetto, donati da parte di tanti benefattori. Le Borse sono “Sostenibili” perché riutilizzano stoffe e foulard inutilizzati, “Artigianali” perché cucite una a una, “Uniche”, perché non esistono due modelli uguali, “Buone” perché ogni borsa rappresenta ore di sostegno a una persona anziana fragile.

Rossana Bettini Illy

Giovanna Botteri

Le Borse – quasi 400 pezzi unici, tra pochette, tracolla, borse e borsoni, – sono disponibili online a partire da oggi, 30 novembre, in occasione della Giornata Mondiale del Dono, fino ad esaurimento scorte sul sito della onlus: www.debanfield.it. Si possono anche visionare su appuntamento presso la sede di via Filzi a Trieste. Ad accompagnare il progetto una serie di testimonial che hanno voluto mettere il loro nome e il proprio volto a favore dell’iniziativa: la giornalista Giovanna Botteri, l’attore e regista Lino Guanciale, l’attrice e scrittrice Daniela Poggi e l’imprenditrice Rossana Bettini Illy.

Daniela Poggi

Lino Guanciale

Ogni Borsa si tradurrà in consulenza e sostegno gratuito per le persone anziane fragili e le loro famiglie, permettendo loro di essere accudite in modo protetto a casa propria, e questo è particolarmente utile in questo periodo ancora segnato dalla pandemia. Ogni servizio della De Banfield è erogato a titolo completamente gratuito, ma naturalmente viene retribuita la consulenza dei professionisti impegnati nelle diverse attività: questo rende fondamentale poter contare sulle donazioni di chi generosamente vuole affiancare le attività dell’associazione triestina. Con 30 euro si potrà offrire 1 ora di sostegno domiciliare e si riceverà una pochette; 90 euro corrispondono 3 ore di assistenza e si riceverà una borsa a tracolla, con 120 euro le ore sono 4 e si riceverà una borsa, mentre con 150 euro le ore sono 5 e al donatore verrà data una borsa realizzata con i foulard più pregiati. Con 240 euro, infine, le ore di assistenza diventano 8 e il donatore riceverà un borsone da viaggio. Sul sito della De Banfield sono spiegate le modalità di adesione e acquisto delle Borse e relativo impiego dei proventi.


Le Borse sono disponibili online a partire da oggi, 30 novembre, fino ad esaurimento scorte sul sito della onlus: www.debanfield.it

—^—

In copertina  e qui sopra volontarie dell’Emporio della solidarietà con i prodotti finiti e durante la loro lavorazione.

 

Che successo a Trieste per le borse dedicate agli anziani in difficoltà

La sensibilità e la generosità dimostrata dai donatori in occasione del progetto “La Borsa che Dona”, promosso a Trieste a partire dal 1° dicembre dall’Associazione De Banfield in occasione della Giornata Mondiale del Dono, ha superato ogni aspettativa. Tutte le 150 borse artigianali create dalle volontarie del benemerito sodalizio per raccogliere contribuzioni da trasformare in visite a domicilio per le persone anziane fragili e in difficoltà seguite dalla onlus giuliana hanno trovato un donatore, della città e di diverse parti dell’Italia, nell’arco di pochissimi giorni. Tanto che l’iniziativa, nel prossimo futuro, avrà un seguito per creare altri modelli con i foulard donati all’Associazione.

L’attrice Ariella Reggio.


«É stata una vera gara alla solidarietà che ci ha permesso di raccogliere fondi quantificabili in oltre 650 ore di assistenza che le nostre infermiere e operatrici sanitarie trascorreranno a casa di chi è più vulnerabile portando cura e assistenza gratuita professionale», spiega il presidente della De Banfield Emilio Terpin. «Mi preme sottolineare l’importanza della solidarietà e del concetto di comunità,. In questi mesi abbiamo capito che soprattutto le persone anziane vanno protette permettendo loro di restare nella propria casa laddove sia possibile. Questa da trent’anni è la nostra missione, ma questa missione ha un costo importante che possiamo sostenere solo grazie ai nostri donatori».
«È stato commovente vedere come le nostre creazioni abbiamo trovato in men che non si dica un proprietario che ne ha apprezzato il doppio valore: l’amore che ci abbiamo messo a crearle e l’amore per il prossimo», dice Anna Soldano, che guida il gruppo di volontarie della de Banfield. «Questa storia – prosegue Soldano – non sarebbe stata possibile senza la collaborazione di tante persone. Quando Raffaella e Gigliola Curiel dell’omonima Maison di moda milanese hanno aderito al nostro progetto senza esitare, così come i tre testimoni dell’iniziativa Ariella Reggio, Barbara Franchin e Mitja Gialuz, abbiamo capito di essere sulla buona strada per raggiungere il nostro obiettivo: aiutare gli anziani fragili».
Belle parole di incoraggiamento sono giunte da tante persone, tra cui Etta Carignani, che ha celebrato “la gioia del dono a favore di chi soffre”. Con questa iniziativa, ha sottolineato la marchesa Carignani «festeggiamo la gioia del dono che non è certamente quello dell’oggi ma del tanto che, giorno dopo giorno, la De Banfield dà a chi non può, a chi riceve con infinita gratitudine e speranza l’ennesima lezione di solidarietà». Le volontarie della de Banfield intendono portare avanti la campagna di raccolta fondi attraverso la “Borsa Che Dona” creando, come detto, altri modelli con i foulard di seta donati all’Associazione.

I tre testimonial della iniziativa.

—^—

In copertina, un’anziana che beneficia della solidarietà della De Banfield.

Covid, è intesa fra Asugi e Opi Trieste sull’apertura dei servizi sanitari

Piena intesa a Trieste fra Asugi e Opi sull’apertura dei servizi sanitari in questo delicato momento determinato dalla pandemia da Coronavirus. I vertici di Asugi, l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano-Isontina, hanno infatti incontrato quelli di Opi, Ordine delle Professioni Infermieristiche della provincia di Trieste, che ha da poco rinnovato cariche e direttivo in seguito alle elezioni dello scorso settembre. Nella sede di Villa Renner, che accoglie la direzione generale Asugi, sono intervenuti, con la nuova presidente Opi Trieste, Cristina Brandolin, la vicepresidente Donatella Radini, il segretario Cinzia Decorti e il tesoriere Lorena Castellani, mentre per la direzione strategica di Asugi erano presenti il direttore generale Antonio Poggiana, il direttore sanitario Andrea Longanesi, il direttore amministrativo Eugenio Possamai, il direttore dei Servizi Socio-sanitari Maria Chiara Corti e la dirigente della Direzione infermieristica e ostetrica Consuelo Consales.
Decisamente strategico il confronto di Asugi con la nuova squadra dell’Ordine infermieristico triestino: un primo tavolo di lavoro che si è sviluppato su aspetti determinanti affinché sia garantita ai cittadini l’ottimale assistenza in queste settimane ad alta criticità pandemica. Va certamente in questa direzione la collaborazione che si è sviluppata due settimane fa in occasione della laurea in infermieristica di 66 giovani professionisti, subito immessi nelle “prime linee” sanitarie: proprio dai vertici Asugi è arrivato il ringraziamento all’Ordine di Trieste per aver supportato la velocizzazione delle lauree e l’apprezzamento per la rapidissima attivazione di Opi, che ha iscritto a tempi record 52 neolaureati di propria pertinenza, in modo da consentire l’immediato inserimento negli organici dell’Azienda sanitaria. Un passaggio che, come ha sottolineato la dottoressa Consales, ha contribuito in modo significativo ad allentare la grande pressione ed il carico generale della macchina sanitaria triestina e isontina.

Il nuovo direttivo di Opi Trieste.

«Opi proseguirà nella sua collaborazione e confronto con Asugi, a tutela della qualità e sicurezza delle cure fornite ai cittadini, così come dei propri iscritti e dei valori professionali», ha dichiarato le neoeletta presidente Cristina Brandolin, sottolineando anche «il grande impegno profuso dal personale dei servizi distrettuali, ambulatoriali e dipartimentali per garantire una risposta ai bisogni di salute dei cittadini, siano essi Covid positivi che affetti da altre patologie. La speranza – hanno osservato ancora le altre rappresentanti di Opi, – è che l’Azienda possa mantenere aperta l’attività specialistica ambulatoriale delle diverse discipline anche nelle prossime settimane». Un auspicio subito accolto dal direttore generale Antonio Poggiana, che ha confermato l’impegno di Asugi per tenere aperti i servizi rimasti chiusi nella prima fase pandemica, riconoscendone l’importanza sia in ambito ospedaliero che territoriale.
«Gli infermieri sono da molti mesi impegnati a fronteggiare la pandemia – ha ricordato la presidente Brandolin –. L’Opi di Trieste vede oggi iscritti oltre 2200 infermieri. A tutti va la nostra vicinanza, senza dimenticare quanti operano fuori dai reparti, nelle strutture per anziani extraaziendali presso le quali sono state accolte le persone con maggiore fragilità. Il nuovo Opi Trieste – ha spiegato la Brandolin – è costituito da 30 infermieri attivamente impegnati in diverse realtà e setting assistenziali: sono rappresentati gli infermieri, gli infermieri pediatrici e la libera professione. Tra i nostri obiettivi, l’incontro con i colleghi che operano nelle diverse sedi aziendali, inclusi i reparti “Covid”, la calendarizzazione delle presenze sarà preparata di concerto con Asugi».

Fra i temi di confronto anche quelli legati alla necessaria valorizzazione del capitale umano e professionale impegnato nell’assistenza diretta e nell’organizzazione sanitaria, la formazione del personale neoassunto e neo assegnato, la garanzia delle adeguate forniture di Dpi (Dispositivi di protezione individuale) e cambi vestiario aziendale, la sicurezza dei percorsi “Covid” e non. «Siamo lieti di apprendere – ha concluso la presidente Opi, Cristina Brandolin – che Asugi ha già provveduto a garantire una fornitura adeguata dei Dpi per i prossimi 3 mesi e sta valutando di estendere la disponibilità a 4 mesi». Il direttore generale Poggiana ha anche anticipato il prossimo allestimento di aree di detensione all’interno dei nuovi reparti Covid oltre alla già presente offerta di supporto psicologico di Asugi a cui a breve andrà ad aggiungersi anche l’offerta di Opi Trieste con progettualità rivolte ai propri iscritti. Nei prossimi mesi Opi Trieste e Asugi saranno impegnati insieme anche nella promozione di una formazione che permetta ai professionisti di mettere a frutto le esperienze e le competenze innovative testate nell’emergenza pandemica, anche attraverso eventi formativi congiunti, da estendere al personale delle case di riposo. Aggiornamenti sul sito www.opitrieste.it Info telefono 040.371244.

Disponibile online
la Borsa che Dona

Da ieri sono disponibili le borse della solidarietà ottenute da preziose stoffe e foulard inutilizzati, donati da numerosi benefattori, che le sapienti mani artigiane di un gruppo di volontarie hanno trasformato, realizzando una gamma di borse, principalmente rivolte alla donna, ma alcune adatte anche all’utilizzo maschile, dal nome La Borsa che Dona. Una storia di solidarietà tutta al femminile, ideata e promossa a Trieste dall’Associazione Goffredo de Banfield, la onlus che da più di trent’anni si occupa di assistenza e cura delle persone anziane fragili, o affetti da Alzheimer, e delle loro famiglie. Le borse realizzate per l’iniziativa – 146 in tutto, pezzi unici uno diverso dall’altro -, tutte denominate “La Borsa che Dona”, sono state rese disponibili online appunto da ieri 1 dicembre, in occasione della Giornata Mondiale del Dono, fino ad esaurimento sul sito della onlus: www.debanfield.it. Si possono anche visionare su appuntamento presso la sede di via di Casa Viola di via Filizi. Ad accompagnare il progetto tre volti noti della scena triestina, e non solo: l’attrice Ariella Reggio, celerata protagonista del palcoscenico così come nota per le numerose partecipazioni a fiction tv e film, Barbara Franchin, ideatrice di ITS – il contest internazionale di moda “International Talent Support” che si svolge ogni anno a Trieste – e il presidente della regata velica triestina “Barcolana” Mitja Gialuz. Tutti e tre hanno deciso di sostenere il progetto donando il loro tempo e “mettendoci la faccia”: a ritrarli in una serie di foto dove indossano la Borsa che Dona, la fotografa Lisa Zachettin che ha donato all’iniziativa il suo talento.

I testimonial dell’iniziativa.

—^—

In copertina, la nuova presidente di Opi Trieste Cristina Brandolin.