La guerra in Siria e i suoi riflessi domani a Vittorio Veneto

I drammi della guerra in Siria, con tutti i problemi derivati nello scacchiere mediorientale, ma anche con i riflessi che gli stessi hanno a livello internazionale, costituiscono la scottante tematica di un incontro che si terrà domani 13 dicembre, alle 20.30, al Museo della Battaglia, in piazza Giovanni Paolo I, a Vittorio Veneto. Relatori il dottor Giorgio Da Gai, editorialista e scrittore, Andrea De Bortoli, inviato Solidarité Identités onlus in Siria, Ada Oppedisano, presidente della stessa organizzazione, e il professor Guglielmo Cevolin dell’Università di Udine e di Historia Pordenone. Moderatore il professor Roberto Vitale dell’Università di Trieste. L’incontro, che beneficia del patrocinio del Comune di Vittorio Veneto, metterà dunque a fuoco le interpretazioni sulla recente guerra in Siria e sugli sviluppi dell’azione turca dell’ottobre scorso a danno dei curdi. Interpretazioni che possono dirci qualcosa sulla stabilità dell’area strategia contemporanea del cosiddetto Medio Oriente, ma anche sui riflessi che tutto questo può avere sulla scena internazionale.

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In copertina, il dottor Giorgio Da Gai, editorialista e scrittore.

4 MARZO 2018: ELEZIONI E GEOPOLITICA

Vincono i “populisti”e crolla la sinistra globalista   <di Giorgio Da Gai>

Nel maggio del 2017, l’elezione di Macron in Francia faceva tirare un sospiro di sollievo alla Troika (F.M.I, C.E, B.C.E.) e alle oligarchie politico finanziarie, l’ondata populista in Europa aveva subito una battuta d’arresto e forse si stava esaurendo. I risultati delle elezioni italiane smentiscono questa ipotesi, a vincere sono stati i partiti “populisti”, alla camera: il Movimento 5 stelle si afferma come primo partito, ottiene il 32,68% dei voti e 133 seggi; la coalizione di centro destra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e l’insignificante UDC) vince la tornata elettorale, ottiene il 37% dei voti e 151 seggi (la Lega supera gli alleati e si prepara a guidare un eventuale governo); la sinistra crolla, ottiene il 22,85% dei voti e 112 seggi, ne aveva ottenuti 345 alle politiche del 2013. Non poteva andare peggio al fanfarone fiorentino che da “rottamatore” sarà “rottamato”.

La cariatide Berlusconi ha la dentiera che batte, la tricoprotesi incollata in testa ma non molla; certi vecchi non hanno il buon gusto di togliersi dai coglioni. D’Alema è trombato, la Boldrini si salva grazie al “paracadute” del proporzionale, l’orrenda Bonino viene eletta grazie al meccanismo dell’uninominale. Sono questi i rappresentanti della sinistra al “caviale”, libertaria e liberista: predicano la cultura dell’accoglienza e giustificano le guerre umanitarie incuranti delle disastrose conseguenze; usano l’antifascismo e la lotta alle discriminazioni per imporre la dittatura del politicamente corretto e del reato di opinione, praticano lo squadrismo mediatico bollando come “fascista”, “razzista”, “omofobo” ogni pensiero non omologato; sono i pedissequi esecutori delle politiche neoliberiste imposte dalla Troika che hanno impoverito milioni di europei, antepongono l’aborto e l’eutanasia alla natalità.

Le forze di governo, i servi sciocchi dell’informazione, i sedicenti intellettuali progressisti erano scesi in campo per fermare la deriva “populista” del Paese. Degne di nota sono state le patetiche manifestazioni “antifasciste” e “antirazziste” che hanno segnato la campagna elettorale; qui gli squadristi dei centri sociali hanno sfogato la loro violenza sulle forze dell’ordine e sui cittadini; una violenza che prospera grazie all’impotenza-connivenza delle istituzioni, magistratura compresa. Tutto questo non è servito a fermare l’onda “populista”. I “populisti” hanno saputo incanalare la rabbia e la disperazione di milioni d’ italiani: stanchi di vedere il Paese trasformato in fogna multietnica, grazie a un’immigrazione che genera criminalità, sfruttamento e minaccia la nostra identità storica e culturale (l’islamizzazione); stanchi di sopportare i privilegi di una casta inetta e corrotta, prostituita ai poteri forti e incapace di difendere gli interessi nazionali; stanchi di subire le politiche di austerità imposte dall’Unione Europea.

Dai risultati elettorali non emerge una maggioranza che ha i numeri per governare il Paese (la maggioranza assoluta alla Camera è di 315 seggi). Escluso il ricorso a nuove elezioni tutte le ipotesi rimangono aperte, non mi dilungo perché questa non è la mia materia.

Voglio invitarvi a riflettere sugli aspetti geopolitici di questo voto. Lega, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle, pur da posizioni diverse condividono una profonda e legittima diffidenza verso le istituzioni europee, sono critici verso l’Euro, vedono nella Russia un potenziale alleato e non un nemico. Diffidano dalle guerre imperialiste camuffate da crociate umanitarie, interventi militari ai quali partecipiamo seguendo con fedeltà canina le direttive di Washington.

Ci sono le condizione per una nuova politica meno filoatlantica e più euroasiatica? Più sovranista e meno globalista?

E’ presto per dirlo però le premesse ci sono.

L’Italia è un Paese strategico per gli equilibri dell’Europa e del Mediterraneo (la Nuova via della seta, i flussi migratori che dall’Africa e dal Medio Oriente arrivano in Europa, il nostro peso economico e politico condiziona il futuro dell’Unione e dell’euro, gli Stati Uniti controllano l’Europa e il Mediterraneo grazie alle basi in Italia, per la Russia e per la Cina non siamo nemici e rappresentiamo un Paese che può dare molto sotto ogni profilo) ma resta un adolescente politico, incapace di tutelare gli interessi nazionali (gli obbiettivi politici ed economici di uno Stato, i valori che intende difendere) lo abbiamo visto con la crisi libica, le sanzioni alla Russia e la gestione dei migranti. L’Italia è un eterno Peter Pan privo di dignità nazionale e di lungimiranza politica: convinto che la Guerra Fredda non sia finita e quindi la sudditanza-riconoscenza verso gli Stati Uniti sia eterna; convinto che questa Europa sia l’unica possibile e che alle sue istituzioni si debba cieca obbedienza. Ai dogmi della fede cattolica abbiamo sostituito quelli della fede “atlantica”, “europea” e del “mercato”.

E’ arrivato il momento di crescere e di alzarci in piedi, sono in gioco il nostro futuro e la nostra dignità.

Lo capiranno i pentastellati appoggiando un governo sovranista?

Che Dio protegga l’Europa dei popoli e delle “patrie”.

< N.d.R.  un vivo ringraziamento al nostro caro amico Dott. Giorgio Da Gai   per questo contributo>

 

 

 

KOSOVO MONITO PER L’EUROPA

KOSOVO MONITO PER L’EUROPA di Giorgio Da Gai  

 Aviani & Aviani Editori, Udine 2014.      Euro 15,00

Il presente libro apre la Collana “Geopolitica, Storia e Diritto”, dell’Associazione “Historia” Gruppo Studi Storici e Sociali Pordenone. Il materiale dell’Associazione, una raccolta di registrazioni video e audio e di testi, sono disponibili gratuitamente sul sito www.eurohistoria.eu (M. Cacciari, L. Caracciolo, A. de Benoist, I. Diamanti, F. Cardini…).

La storia dei Balcani e del Kosovo è stata lo spunto per una serie di riflessioni, che vanno oltre l’area balcanica, coinvolgono l’Europa intera e gli attuali equilibri geopolitici.

Il Kosovo, come capitolo del dramma balcanico, una miscela esplosiva di odio etnico-religioso e di nazionalismo totalitario: dalla dominazione turca alla dissoluzione della Jugoslavia, compreso il dramma delle “foibe”, che per decenni è stato rimosso dalla nostra memoria storica.

Il Kosovo, come guerra “umanitaria” quindi ipocrita. Infatti, tutte le guerre “umanitarie” che l’Occidente (Stati Uniti e Unione Europea) combatte e le pressioni politiche che lo stesso esercita, sono rivolti alla tutela di precisi interessi politici o al rovesciamento di governi che non si piegano all’egemonia occidentale: la Serbia, la Libia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Siria, l’Ucraina e la Russia di Putin.

Il Kosovo, come precedente giuridico e politico per la secessione delle micro patrie: Veneto, Catalogna, Scozia, Ossezia e Crimea. Un effetto domino dagli esiti imprevedibili.

Il Kosovo e tutta la tragedia balcanica, rappresentano un monito per l’Europa, che potrebbero dissolversi per effetto dell’islamizzazione e della globalizzazione.

La globalizzazione genera una crisi ecologica, politica, sociale ed economica dagli esiti imprevedibili. In Europa la crisi politica e socioeconomica provocata dalla globalizzazione potrebbe minare l’unità dell’Europa e dei singoli Stati che la compongono, attraverso: l’ascesa dei partiti “euroscettici” (Francia, Grecia, Ungheria, Gran Bretagna, ecc.) le rivalità tra le nazioni (nazioni virtuose contro nazioni indebitate) il regionalismo separatista (veneto, catalano e scozzese).

L’Europa non è minacciata solo dalla globalizzazione ma anche dall’islamizzazione, la trasformazione dell’Europa in Eurabia, (Giselle Littman 2005) un continente abitato da milioni di mussulmani e sottomesso all’Islam. Gli europei, come i serbi del Kosovo, potrebbero divenire minoranza o “debole” maggioranza, in quella che da millenni è la loro terra, sopraffatti da un’immigrazione ostile nel comportamento (attentati terroristici e rivolte a sfondo etnico-religioso) e incompatibile nei valori (poligamia, velo, infibulazione, “sharia”). Le stime demografiche del Pew Forum, dicono che nel 2050 un quinto degli europei sarà musulmano, il 20 per cento, due persone su dieci, contro l’attuale 5%.

Le crisi politiche, sociali ed economiche indotte dalla globalizzazione e lo scontro di civiltà tra Islam e Occidente, la rinascita della Guerra Fredda tra Russia e Occidente, tracciano uno scenario apocalittico, che non segnerà la scomparsa del genere umano, ma solo la fine del modello neoliberista, del primato degli Stati Uniti come unica superpotenza mondiale e forse la sconfitta dell’islamismo radicale che minaccia la pace mondiale. Tutto questo costerà milioni di morti, l’emergere di nuovi equilibri geopolitici e forse la nascita di una nuova civiltà. La nostra è un’epoca di profonde trasformazioni, quale sarà l’esito nessuno, può dirlo, troppi sono gli elementi in gioco e spesso i tempi della storia non coincidono con la nostra capacità di comprensione e di reazione. La caduta del comunismo, la dissoluzione della Jugoslavia, la Primavera Araba e la crisi economica che stiamo vivendo, sono eventi di cui nessuno aveva previsto i tempi e gli esiti.

Viviamo nell’illusione che la pace e il benessere di cui godiamo siano condizioni immutabili, convinti che la miseria e la guerra appartengano al passato o ad altri Paesi. Purtroppo non è così. La cronaca quotidiana, spesso riporta il suicidio di disoccupati e d’ imprenditori che hanno visto fallire la propria azienda, o sono costretti a chiuderla per non fallire. Per la prima volta dal dopoguerra, le generazioni presenti sono condannate a vivere in condizioni peggiori di quelle dei loro genitori o nonni. Nell’ex Jugoslavia, ai confini della nostra “pacifica” Italia

si è consumata la recente tragedia balcanica. La nostra terra porta i segni della fame e della guerra, basta soffermarci sulle migliaia di monumenti che ricordano le vittime delle guerre mondiali, oppure riflettere sulle testimonianze di miseria e di emigrazione, raccontate dai nostri padri e dai nostri nonni. I Balcani insegnano: la storia è maestra di vita, si ripete come l’eterno ciclo delle stagioni, anche se in modo imprevedibile e diverso dal passato.

Non dobbiamo temere la fine di questa Europa, asservita alle oligarchie politico-finanziarie (la Troika e le banche), complice della politica imperialista degli Stati Uniti; ma sperare nella nascita di una nuova Europa, federalista, rispettosa dei valori tradizionali (Dio, Patria e Famiglia) legata alla decrescita come modello economico (unica alternativa alla crisi generata dal modello neoliberista). Un’Europa che guardi al mondo slavo-ortodosso come principale alleato e partner commerciale. Nascerà l’Eurasia?

 

Profilo dell’Autore

Giorgio Da Gai è nato a Conegliano (Tv) si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università’ di Padova ed ha conseguito il master della Regione Veneto per Tecnico Amministrativo Polifunzionale con Competenze per l’Export in Europa Orientale. Nel 1994 ha pubblicato il libro: Immigrazione extracomunitaria tra realtà e demagogia, Zoppelli Editore, Dosson (TV). Negli anni 90 ha collaborato con le riviste Magnum Magazine e Armi Magazine, C.A.F.F. Editrice. Opinionista del periodico Il Piave, cura gli inserti dedicati alla geopolitica e collabora con l’Associazione Historia Gruppo Studi Storici e Sociali Pordenone. Attualmente lavora presso la Pubblica Amministrazione.

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Historia Gruppo Studi Storici e Sociali Pordenone e il LiMes Club Pordenone Udine Venezia….

Historia Gruppo Studi Storici e Sociali Pordenone

ed il LiMes Club Pordenone Udine Venezia

Lunedì dì 23 ottobre 2017, ore 20.00 hanno organizzato l’evento:

La cena geopolitica

Catalogna, Veneto e Lombardia, Referendum, autonomia & indipendenza in Europa.

coordinatore & Presentatore Prof. Avv. Guglielmo Cevolin (Presidente di Historia)

Relatore: Prof. Aureli Argemì (Presidente emerito del Ciemen di Barcellona);

 

discussant Dott. Giorgio Da Gai (autore del primo volume della collana di Geopolitica Diritto Storia di Historia); 

L’indipendenza della Catalogna? Anche il Veneto e la Lombardia celebrano il loro referendum per l’autonomia. Gli Stati dell’Unione Europea delegittimati vedono crescere movimenti autonomisti ed indipendentisti. E’ possibile una la nuova Europa più fedele ai progetti dei loro fondatori, basata sui cittadini e i loro popoli rispettivi,  un’ Europa unita sulla base del pieno rispetto delle diversità?  E’ una prospettiva credibile una integrazione che consenta ai cittadini di assicurare uno sviluppo economico espressione dell’identità,  dell’impegno e dell’autogoverno di identità collettive di cui si compone l’Europa? E in quale direzione si orienta il Friuli?

questi gli argomenti di discussione conviviale, in presenza di ottimi vini e manicaretti gastronomici (da fare invidia persino alla Antonella Clerici)… 

Chi è Aureli Argemí:  nasce nel 1936 a Sabadell (Catalogna). E’ stato segretario dell’abate del monastero benedettino di Montserrat Aureli Maria Escarré i Jané, costretto da Franco all’esilio, dal 1965 al 1968, anno della morte di Escarré. Nel 1974 Argemì fonda il CIEMEN (Centre Internacional Escarré per les Minories Ètniques i Nacionals) di cui è tuttora Presidente onorario. Promotore della Dichiarazione universale dei diritti linguistici, della Conferenza delle Nazioni senza Stato in Europa (CONSEU) e della Rete Mondiale per i Diritti Collettivi dei Popoli presso il Parlamento Europeo. Il 20 aprile 2016 viene insignito della Creu de Sant Jordi, onorificenza istituita per Decreto n. 457 della Generalitat di Catalogna il 18 dicembre 1981, “per le persone fisiche o giuridiche, che per i loro meriti, hanno reso servizi eccezionali per la Catalogna in difesa della propria identità o, più in generale, negli ambiti civili e culturali”. Historia con Aureli Argemì dal 2006 ad oggi ha realizzato ininterrottamente tavole rotonde internazionali a Barcellona, Bruxelles e Udine.

Che cos’è la cena geopolitica : Historia e il LiMes Club Pordenone Udine Venezia organizzano presentazioni di libri o singole iniziative dedicate all’approfondimento di temi storici o concernenti le relazioni internazionali. La cornice della cena offre la possibilità con un costo relativamente modesto di trattare argomenti tra una portata e l’altra. Si tratta di un modo per entrare in contatto con un autore o l’esposizione di un argomento in un contesto più leggero, con sempre la garanzia della attualità e dell’eccellenza di Historia e del LiMes Club Pordenone Udine Venezia.

Insomma … non chiacchere da bar.

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