Coronavirus, imprese e problemi di liquidità: “Bisogna fare presto!”

di Gi Elle

Anche in Friuli Venezia Giulia, è molto preoccupante la situazione sanitaria scatenata dall’emergenza Coronavirus, ma altrettanto lo è – e lo sarà ancora di più – quella economica, per cui la priorità della politica è quella di dare una sollecita risposta alla crisi di liquidità delle aziende coinvolte e che ormai riguarda, pur con misure diverse, ogni settore produttivo. Si tratta, quindi, di realizzare una ricognizione completa appunto sulle liquidità che possono essere messe a disposizione delle imprese Fvg, attraverso una “cabina di regia” stabile, in attesa di conoscere le risorse che saranno stanziate dal Governo nazionale attraverso il decreto licenziato lunedì scorso.
Se ne è parlato durante una videoconferenza che gli assessori regionali alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, e alle Finanze, Barbara Zilli, hanno tenuto con i rappresentanti delle categorie produttive. Ricordando la pubblicazione sul Bur della legge regionale 3/2020 che stanzia 33,5 milioni di euro a favore delle imprese per lenire le conseguenze dell’impatto del Covid-19 sull’economia, Bini e Zilli hanno raccolto le indicazioni degli attori del Made in Fvg. “Le imprese – hanno detto i due assessori, come riferisce una nota Arc – hanno bisogno prima di tutto di ‘cassa fresca’. Serve quindi un monitoraggio continuo della situazione attraverso la ‘cabina di regia’ che ci permetta di intervenire in maniera efficace con nuovi provvedimenti e con tutti gli strumenti finanziari possibili”.
Rilevando che “le disponibilità non sono infinite e comunque non potranno coprire tutti i bisogni”, gli esponenti della Giunta Fedriga hanno indicato anche leve eccezionali su cui agire: l’utilizzo anticipato dell’avanzo di bilancio – richiesta già formulata dalle Regioni – e un’eventuale ulteriore rimodulazione dell’Irap. Altri approfondimenti saranno condotti sulla possibilità di attingere alle risorse della programmazione europea in chiave di spesa corrente e sulla revisione delle normative sugli aiuti di Stato. I rappresentanti delle categorie economiche hanno insistito sulla necessità di tenere conto delle caratteristiche di apertura internazionale del tessuto produttivo regionale. Se, in altri termini, l’emergenza sanitaria rientrerà a livello nazionale in tempi ragionevoli, ugualmente gran parte dei Paesi con i quali le imprese del Friuli Venezia Giulia lavorano si troveranno in una situazione ancora molto critica, causando forti problemi di commesse, forniture e attività in trasferta.

Il ruolo di Mediocredito

Dopo i vertici di Friulia e Frie, gli assessori regionali Zilli e Bini hanno sentito i vertici e i dirigenti di Mediocredito Banca Fvg. Come ha specificato in apertura, Barbara Zilli, che aveva convocato la videoconferenza, la volontà della Regione è ora di potersi confrontare con le componenti dell’economia del Friuli Venezia Giulia anche rispetto al nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per valutare assieme ai soggetti interessati quali possano essere le migliori misure da adottare per essere rapidamente al fianco delle categorie economiche che maggiormente risentono della crisi causata dall’emergenza sanitaria.
Da tutti gli incontri, è emersa l’urgenza di mettere appunto a disposizione liquidità, soprattutto per le piccole e le micro imprese. “Uno sforzo – ha aggiunto Zilli – per il mondo bancario che la Regione condividerà con le partecipate e con tutto il sistema regionale”. “A Friulia, Finest, all’intero sistema bancario – ha detto Bini – chiediamo infatti di compiere uno sforzo per mettere in campo risorse importanti e a condizioni straordinarie per il sistema economico del Friuli Venezia Giulia, perché possa fare fronte alla grave situazione causata dall’emergenza”. “Quando l’emergenza sarà conclusa – ha aggiunto – si opererà in condizioni finanziarie diverse”. Il presidente di Mediocredito, Edgardo Fattor, ha espresso condivisione per le impostazioni dei due esponenti del Governo Fedriga, assicurando la massima disponibilità a mettere a disposizione l’Istituto per le valutazioni e le proposte utili a favorire un sostegno adeguato all’economia in crisi.

Tari, turismo e ristorazione

“Cogliamo con favore il posticipo dei termini (30 giugno) entro i quali i Comuni debbono approvare le tariffe Tari, ma questo deve essere un punto di partenza e non di arrivo”. Lo ha detto, a Trieste, l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a commento del provvedimento del Governo, contenuto nel decreto legge “Cura Italia”, rivolto ai Comuni e relativo al differimento dei termini per l’approvazione delle tariffe della Tari. Come ha sottolineato lo stesso Roberti, “è del tutto evidente che in questo momento le Amministrazioni municipali non possono pensare a questi adempimenti, essendo esse impegnate a fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ad ogni modo, non è solo con le proroghe che si può sopravvivere”.
L’assessore ha invitato quindi il Governo a trovare le risorse adeguate “per ristorare quei Comuni che intendano intervenire sulle tariffe avendo l’obiettivo di non gravare sulle categorie più colpite dalla crisi in atto. In particolar modo, mi riferisco a quelle aziende che operano nei settori del turismo e della ristorazione, come alberghi, bar e ristoranti”. “Ogni dato – ha spiegato Roberti – ci dice che queste sono sicuramente le attività più penalizzate. E’ quindi necessario garantire ai Comuni quelle entrate che consentano loro di poter dare un importante sostegno a quegli esercizi così duramente colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia”. “Diversamente – ha concluso l’assessore – a settembre gli stessi Enti locali si troveranno a chiedere ingenti risorse a chi oggi è chiuso per legge”.

L’aiuto dei commercialisti

Anche la categoria dei dottori commercialisti è vicina al mondo delle imprese del Friuli Venezia Giulia in difficoltà per l’emergenza da Coronavirus e sta collaborando con la Regione per individuare le soluzioni migliori al fine di sostenere il tessuto economico-produttivo. È quanto emerso dalla riunione in videoconferenza che gli assessori regionali Barbara Zilli e Sergio Emidio Bini hanno convocato e alla quale hanno partecipato i vertici regionale e provinciali dell’Ordine dei dottori commercialisti. Questi ultimi hanno condiviso la linea adottata dagli esponenti regionali, ma anche l’ipotesi di assicurare una “boccata d’ossigeno” alle piccole e microimprese attraverso la disponibilità di risorse immediate, atte a ristorare gli effetti negativi della crisi. “Gli incontri in videoconferenza già svolti e in programma – ha detto Zilli in apertura – servono ad aiutarci a comporre le decisioni dalle quali potranno scaturire gli interventi che la Regione intende definire al più presto e che non possono prescindere dall’ascolto delle proposte di tutte le componenti interessate”. Proposte frutto anche del “tavolo aperto” avviato con categorie ed esponenti delle componenti interessate che, come ha precisato Bini, dovranno pervenire entro oggi in modo da consentire alla Giunta regionale riunita per domani, venerdì, di delineare le prime iniziative. Ai commercialisti, Barbara Zilli ha infine chiesto un parere sul decreto Salva Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di delineare in modo puntuale gli interventi che la Giunta sottoporrà a breve al Consiglio regionale.

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In copertina, il Palazzo della Regione Fvg in piazza Unità d’Italia a Trieste.

Tilatti (Artigiani Fvg): la salute prima di tutto, ma occhio all’economia

di Gi Elle

“Tutelare la salute prima di tutto, senza però dimenticare l’economia. E per fare questo bisogna velocizzare l’accesso al credito, dilazionandone la restituzione”: è riassunto in queste parole il messaggio che lancia il presidente degli artigiani del Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti, all’indomani dell’estensione a tutto il Paese delle misure di contenimento dell’epidemia da Coronavirus decisa dal Governo nazionale con il nuovo Dpcm firmato lunedì sera dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che è stata accolta dal sistema di Confartigianato-Fvg come una misura necessaria.

Graziano Tilatti


“La tutela della salute viene prima di tutto e in questo senso diciamo sì alla linea della prudenza imboccata dal Governo nazionale – afferma infatti il presidente regionale degli artigiani -, allo stesso tempo però invitiamo a non dimenticare l’economia, che è motore fondamentale sia in termini di solidarietà che di sussidiarietà e va assolutamente salvaguardato. Oggi più che mai è importante proseguire nel segno della collaborazione tra istituzioni, rappresentanti dei lavoratori e delle imprese: solo così – continua Tilatti – possiamo tenere la barra dritta”.
Confartigianato si prepara a mettere sul piatto una rosa di cinque richieste alla Regione Fvg, già “consegnate” per le vie brevi e presto formalizzate. “La più importante riguarda l’accesso al credito. L’inchiodata imposta dall’emergenza Coronavirus rischia infatti di far schiantare le imprese. Spiega al riguardo Tilatti: “Dobbiamo dar loro un paracadute finanziario. Chiediamo quindi all’amministrazione regionale che ora favorisca l’accesso al credito immediato, così da garantire alle aziende la liquidità venuta meno e non interrompere la catena dei pagamenti, e che una volta superata l’emergenza preveda la restituzione del denaro dilazionandola nel tempo”. “I prossimi giorni saranno difficili – conclude il presidente Tilatti – ma se li affronteremo insieme, come stiamo facendo, sono sicuro che il peggio passerà presto”.

Solidarietà a Grado per aiutare anziani e famiglie con bambini

di Gi Elle

Come aiutare a Grado le fasce più deboli, a cominciare dagli anziani, in questo difficile momento che vede diffondersi il Coronavirus anche in Friuli Venezia Giulia? Tanto per cominciare, si sta attivando una esemplare catena di solidarietà che proprio ieri ha mosso i primi, importanti passi. Il sindaco Dario Raugna ha, infatti, incontrato nella sede della Protezione civile, con la dovuta distanza di sicurezza, come appunto prescrivono le norme emanate per l’emergenza sanitaria, i rappresentanti locali di Croce Rossa, Sogit, Faro Anteas, Caritas e Scout, presenti il dirigente scolastico Enrico Tombini e la responsabile di Casa Serena, Fedora Foschiani, al fine di attuare delle iniziative a supporto delle fasce che risultano più deboli in questo delicato momento, quali appunto gli anziani, ma anche le famiglie con bambini.
Pertanto, per venire incontro alle esigenze dei soggetti più a rischio, visto anche il nuovo decreto governativo dell’8 marzo riguardo proprio alla preoccupante diffusione del Covid-19, il Comune di Grado ha attivato una ricognizione delle attività commerciali con vendita al dettaglio per verificare quale fosse attrezzata per le consegne a domicilio. Così, oggi stesso, verrà pubblicato un primo elenco dei negozi che effettuano questo servizio, per dare modo agli anziani dell’isola di rimanere il più possibile a casa. Le attività commerciali che volessero aderire a questa bella iniziativa di solidarietà possono mandare una mail comunicando le modalità del servizio a: sindaco@comunegrado.it con oggetto “servizio a domicilio”.
L’amministrazione comunale isolana si sta anche organizzando con le associazioni di volontariato per la consegna domiciliare di farmaci, dietro prescrizione medica. Inoltre, per comunicare in maniera più immediata tutti i servizi messi a disposizione, è stata attivata la pagina Facebook “Grado Solidale”, che verrà puntualmente aggiornata.

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In copertina, piazza Duca d’Aosta nel centro storico di Grado.

 

Coronavirus in Fvg tra allerta sanitaria e crisi economica

di Gi Elle

Il Coronavirus è dunque arrivato anche in Friuli Venezia Giulia, dove per ora si conta una decina di contagi. Ma, rispetto all’emergenza sanitaria in atto, le procedure adottate stanno funzionando e producono gli effetti sperati, consentendo di isolare con tempestività i casi ritenuti sospetti, validarne l’eventuale positività e ricostruire la filiera di contatti avvenuti sul territorio per limitare la diffusione: lo ha comunicato il vicegovernatore della Regione Fvg con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, che nella mattinata di ieri dalla sede della Protezione civile di Palmanova ha partecipato in videoconferenza al Comitato operativo presieduto dal commissario straordinario Angelo Borrelli. Finora dei nessuno dei casi risultati positivi ai tamponi presenta sintomi tali da rendere necessario il ricovero ospedaliero, ma tutti sono tenuti sotto stretta osservazione nei rispettivi domicili. Le autorità sanitarie hanno individuato e circoscritto la catena di contatti avuti dai casi positivi nei giorni scorsi e posto in isolamento preventivo anche le persone con le quali i pazienti hanno avuto rapporti più frequenti, indipendentemente dalla presenza di sintomi. I tamponi sinora effettuati sul territorio sono stati 215, le persone poste in quarantena domiciliare sono 68. E ora ecco un giro d’orizzonte su altre situazioni e problematiche, attingendo dalle informazioni Arc.

Attenzione sempre alta

Nel rispetto dell’emergenza nazionale, il Sistema sanitario regionale (Ssr) e la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia proseguono il loro lavoro adempiendo alle direttive in vigore, tenendo alta l’attenzione e monitorando la situazione. Questo il concetto espresso a Trieste dal vicegovernatore con delega alla Salute e alla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia a margine della videoconferenza con il Governo dedicata all’emergenza Coronavirus. La Regione Fvg ha spiegato che restano attive tutte le misure adottate dal Ssr e dalla Protezione civile, come il servizio emergenza 112 del Nue, il numero verde, gli interventi per i Pronto soccorso, il triage e il potenziamento delle strutture per le malattie infettive.

Scuole e Università chiuse

Le attività didattiche in Friuli Venezia Giulia sono sospese per ulteriori sette giorni. Lo stabilisce, intervenendo su Università e scuole di ogni ordine e grado, ivi compresi i servizi educativi dell’infanzia, un’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Massimiliano Fedriga. Il provvedimento, esecutivo dalla mezzanotte, rimarrà in vigore fino alle 24 di domenica

Vertice con le banche

Il governatore Fedriga e l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli oggi incontreranno i rappresentanti del sistema bancario regionale, al fine di condividere alcune azioni congiunte in relazione alla contingente emergenza sanitaria e alle conseguenti ricadute sul tessuto economico. La Regione intende, infatti, garantire in tempi brevi risposte concrete alle aziende penalizzate dalla difficile situazione economica derivante dall’individuazione in Italia e nel resto d’Europa di focolai di coronavirus e delle relative misure di contenimento dell’infezione. In tale contesto per la Regione è quindi fondamentale rafforzare il dialogo e la collaborazione con il sistema bancario del Friuli Venezia Giulia, per garantire alle aziende in difficoltà il necessario supporto.  L’incontro, fissato per le ore 12, si terrà a Trieste nella sala multimediale della sede della Regione, in via dell’Orologio 1.

Aiuti alle aziende

Superamento del regime “de minimis” per sostenere gli aiuti alle aziende, quattro milioni di euro a Confidi per nuove garanzie a favore delle imprese aventi sede legale o operativa nel territorio regionale. Ma anche sospensione per un anno del pagamento della quota capitale delle rate in scadenza di qualsiasi finanziamento agevolato concesso a valere sui fondi di rotazione amministrati dal Comitato di gestione del Frie ed infine attenzione agli operatori culturali affinchè possano modificare progetti già programmati. Sono questi alcuni dei principali provvedimenti che la Giunta regionale, su proposta del governatore Fedriga, ha approvato per fronteggiare l’emergenza. Le decisioni assunte andranno a modificare alcuni articoli del testo di legge Sviluppoimpresa che l’Aula sarà chiamata a discutere e approvare nella seduta di Consiglio di questa settimana. In quella sede, una volta che il provvedimento avrà ottenuto il via libera con le relative variazioni proposte dalla Giunta, le misure diventeranno immediatamente esecutive. Innanzitutto, l’Esecutivo regionale ha deciso che gli aiuti alle imprese non vengano concessi in applicazione – e con i limiti – della regola “de minimis”, superando quindi alcuni vincoli riguardanti le cifre massime concedibili alle singole aziende come regolamentato dalla legislazione europea. In secondo luogo, è stata prevista la possibilità di concedere, a valere sui Fondi di rotazione per gli interventi anticrisi a favore dei settori artigiano, manifatturiero, edile, commerciale, turistico e dei servizi, specifici finanziamenti agevolati per il consolidamento finanziario o il sostegno delle esigenze di credito a breve e medio termine conseguenti all’emergenza in atto. I sostegni potranno essere concessi anche senza l’acquisizione di garanzie reali o fideiussioni bancarie, assicurative o di garanzie rilasciate da Confidi o fondi pubblici di garanzia.

Interventi per la cultura

Un’altra misura prevista dalle decisioni della Giunta, permetterà alle imprese danneggiate dalla crisi economica conseguente all’emergenza epidemiologica da Coronavirus che già beneficiano di finanziamenti agevolati concessi a valere sui fondi di rotazione, la sospensione del pagamento di una rata se annuale o per periodo analogo se la rata è commisurata su frazione d’anno. L’Esecutivo ha deciso poi di assegnare 4 milioni di euro ai Confidi per la concessione di garanzia alle imprese che attualmente si trovano in situazioni di difficoltà legate al coronavirus. Tale cifra va ad aggiungersi a ulteriori risorse stanziate in passato per fronteggiare le crisi creditizie e che saranno ora destinate anche a sostenere le imprese coinvolte nella crisi in corso. Infine un ulteriore provvedimento è stato adottato a favore degli operatori culturali che stanno risentendo, al pari delle imprese, dei disagi derivanti dalle limitazioni imposte per far fronte al contenimento dell’emergenza sanitaria in atto. In via d’urgenza l’Esecutivo ha deciso di consentire agli operatori culturali, beneficiari di finanziamenti regionali, di modificare il programma delle attività dei progetti finanziati e di rendicontare anche le spese sostenute o da sostenere in conseguenza dalla sospensione di eventi, manifestazioni e attività per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

No a confini amministrativi

La Regione ha chiesto al Governo di prendere in considerazione il superamento dei confini amministrativi relativamente alla demarcazione delle aree interessate dai provvedimenti per l’emergenza Coronavirus, tenendo conto delle diverse situazioni epidemiologiche o le diverse distanze dai focolai, all’interno di una stessa regione. Evidenziando la problematica, la Regione ha fatto l’esempio della parte di territorio del Friuli Venezia Giulia più prossima alla provincia di Treviso, che rappresenta il cluster del Veneto, in cui nelle ultime ore si è registrato il maggior numero di casi. Nell’occasione la Regione, ribadendo la massima collaborazione con il Governo e il Comitato scientifico, ha anche rivolto un ringraziamento agli operatori della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia e a quelli del sistema sanitario regionale per l’impegno prodotto in questo particolare momento di pressione, culminato nell’ultima settimana con la messa in atto degli adempimenti relativi all’ordinanza siglata in condivisione con il Ministero della Salute. Un provvedimento, come ha spiegato la Regione, che è servito all’intera macchina organizzativa del Friuli Venezia Giulia per preparare le strutture ad affrontare un eventuale aggravamento del fenomeno, predisponendo tutta una serie di importanti misure, come ad esempio la separazione dei flussi nei Pronto soccorso e il piano di potenziamento dei ricoveri in terapia assistita.

Massima coesione politica

Un appello a tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio regionale affinché si realizzi una coesione più ampia possibile, al fine di sensibilizzare il Governo a prendere quelle misure di carattere economico che le categorie produttive del Friuli Venezia Giulia chiedono allo scopo di affrontare la crisi causata dall’emergenza. Questo il concetto espresso a Trieste dal governatore Fedriga. Come ha sottolineato la Regione, in questo momento sarebbe controproducente per il territorio fomentare attacchi strumentali e speculazioni politiche che rischiano di penalizzare fortemente una richiesta di sostegno economico che solo il Governo può garantire. Ciò anche in considerazione del fatto che l’Amministrazione regionale sta già provvedendo, al massimo delle sue possibilità, a destinare risorse e strumenti con i quali aiutare le imprese a superare le complicazioni generate dal clima di incertezza che stiamo attraversando.

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Il Comitato operativo su Coronavirus a Palmanova. (Foto Ciampalini)

Shoah, Liliana Segre è cittadina onoraria di Grado

di Gi Elle

Liliana Segre, testimone diretta delle tragedie dell’Olocausto, è ora cittadina onoraria anche di Grado. E’ stata infatti accolta all’unanimità dal Consiglio comunale dell’isola la proposta dell’Amministrazione Raugna, promossa dall’assessore alle Pari opportunità Federica Lauto, di conferire alla senatrice a vita l’importante riconoscimento.
Come è noto, Liliana Segre – nata in una famiglia ebraica a Milano nel 1930 – ha insegnato con tenacia, nonostante il dolore che una simile rievocazione comporti, il valore della memoria e la capacità di sopravvivenza, dimostrando che ci sono obiettivi per i quali vale la pena battersi fino in fondo. E questo nella consapevolezza che l’odio, oggi così facile, è sempre in agguato.
“I continui episodi di razzismo – è stato sottolineato durante la seduta -, le scritte sui muri, i nuovi fascismi, le svastiche che, nonostante tutto quello che è accaduto, capitano ancora, sono eventi che si possono evitare solo se tiene viva la fiaccola della memoria, come Liliana Segre, assieme agli altri sopravvissuti, ci insegna a fare. E se non si cede all’indifferenza”.

L’assessore Federica Lauto.

I molti interventi in aula hanno sottolineato come la senatrice a vita, superstite della Shoah, sia un esempio di perseveranza, intesa non come semplice sottostare alle avversità della vita, ma come la difficile abilità di trovare ogni giorno un motivo per vivere e per resistere all’odio. Un esempio di resilienza, ovvero della capacità di trovare le forze di resistere di fronte agli urti devastanti della vita, anche laddove si pensava fosse inimmaginabile trovarle, recuperando la capacità di rimettersi in cammino anche laddove le gambe quasi non ci sono più, ma anche degli effetti devastanti che possono avere le scelte politiche sulla vita delle persone.
“Liliana Segre – è stato ancora osservato a Grado – ci insegna che la radice del male sta proprio nell’indifferenza, oggi così diffusa, in chi si volta dall’altra parte, e che il male non è compiuto solo da pochi e rari sadici ma che tutti possono compierlo, come di fatto è accaduto ai nazisti che mandavano a morire madri, padri, bambini nei forni crematori e poi tornavano a casa a giocare coi figli. Liliana Segre insegna ai nostri giovani, ma non solo, che è possibile, anche quando siamo distrutti, andare avanti, mettendo sempre una gamba davanti all’altra, come ha fatto lei resistendo alle incredibili marce della morte a cui è stata sottoposta assieme agli altri prigionieri, una volta giunta la Liberazione, quando i Nazisti tentarono di sgomberare i campi mettendosi in cammino con i prigionieri, evacuati, e sparando a chi cadeva e non riusciva ad alzarsi”.
“La storia di Liliana Segre e di suo padre – ha sottolineato l’Amministrazione civica isolana – ci mostra come tutto cambiò nella vita di moltissime persone da quel 14 luglio del 1938 in cui furono approvate le leggi razziali e che meriterebbe di essere chiamato come ‘Giorno della vergogna’. Dove all’umiliazione si aggiunse il dolore di vedersi voltare le spalle dal vicino o dalla compagna di classe, da chi fino al giorno prima, si credeva amico”.

Liliana Segre non è l’unica, per fortuna, testimone dei giorni della Shoah ma il Consiglio comunale di Grado ha deciso di assumerla come simbolo perché esempio vivente e concreto del nostro tempo, una donna che riesce ancora, nonostante il dolore che la rievocazione di simili orrori comporta a farsi portavoce instancabile di ciò che è successo e promotrice di pace. Che porta avanti i valori della memoria, nonostante come abbia detto lei stessa, da Auschwitz in realtà non si esce mai totalmente e se a noi tutto ciò non è capitato è perché abbiamo avuto la fortuna di non nascere in un periodo storico e in una famiglia ebraica in quel periodo storico.

“Liliana Segre – sottolinea infine l’Amministrazione guidata dal sindaco Dario Raugna che con l’assessore Federica Lauto ha promosso l’importante iniziativa – è simbolo anche in quanto donna, in un tempo in cui purtroppo non è ancora facile per una donna essere ascoltata e presa sul serio, soprattutto in certi ambienti come quello scientifico o quello politico, per esempio. Ci piace pensare – sottolinea l’amministrazione Raugna – che Grado, che è una città turistica, e una città dell’accoglienza, sia appunto una città accogliente che apre e non sbatte le porte e che possiamo far nostri i valori incarnati dall’opera di Liliana Segre, in un periodo in cui, tra l’altro, gli ultimi testimoni della Shoa stanno scomparendo. Fra pochi anni non ci saranno più testimoni diretti, per evidenti ragioni anagrafiche. E già oggi, forse, il racconto delle esperienze del nazismo di tutti i genocidi e i totalitarismi suscita una crescente indifferenza. Noi vogliamo ringraziare Liliana Segre per i suoi stimoli, come dice il Presidente Mattarella, a non rimanere inerti di fronte all’odio e al pregiudizio e anche noi, come i seicento Sindaci in marcia per la solidarietà con la senatrice Liliana Segre vogliamo dire: l’odio lasciamolo ai leoni da tastiera”.
E ancora: “Consideriamo Liliana Segre un tesoro nazionale e vogliamo onorare una donna che lavora in maniera indefessa per sconfiggere ogni intolleranza. Testimone di verità che va avanti “finché mi reggono le forze”, come dice lei (e come ha fatto nei campi di sterminio) e che si batte perché la memoria sia la nostra ricchezza e la nostra difesa, la riteniamo una cittadina illustre ed esemplare. Adottare questa delibera quindi è un gesto simbolico, ma va ben oltre il gesto in sè ed è un atto di testimonianza e di precisa presa di posizione contro l’odio“.

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In copertina, Liliana Segre con il Presidente Sergio Mattarella.

(Foto Wikipedia)

Civibank, bilancio in salute. E nel 2020 una nuova crescita

di Gi Elle

Civibank è in buona salute, considerando i dati del bilancio 2019, e anche il nuovo anno si presenta sotto una luce promettente. “Le prospettive per il 2020 sono positive sia in termini di ulteriore crescita sia di redditività” ha dichiarato infatti la presidente Michela Del Piero, anticipando che “ulteriori progressi significativi sono attesi in termini di asset quality e solidità patrimoniale, oltre che ovviamente di utile”. E ancora: “La strada è stata chiaramente segnata – ha aggiunto – nel Piano Strategico 2019-2022, che stiamo perseguendo con determinazione. Abbiamo spazi commerciali di crescita molto interessanti, il vuoto delle ex banche venete si fa sentire fra gli imprenditori e la clientela, sia in Friuli che a Trieste che in Veneto. Abbiamo in cantiere, come noto, anche delle operazioni straordinarie e di queste parleremo con i nostri soci nel corso della prossima assemblea, che è la sede naturale deputata al confronto fra tutti i soci”.
Il Cda di Civibank, approvati gli schemi del bilancio 2019, ha dunque confermato – come riferisce una nota dello stesso Istituto di credito cividalese – la linea strategica di sviluppo della banca friulana, unico istituto di credito autonomo di Friuli Venezia Giulia e Veneto: un chiaro percorso di crescita finalizzato a “dotare il Nord Est del Paese di un istituto storico, solido, autonomo, efficiente e redditizio”, come era stato ampiamente illustrato già l’anno scorso all’Assemblea dei soci.

CONSOLIDAMENTO DELLA BANCA
“Il 2019 è stato un anno di grande lavoro e soddisfazione – ha osservato Michela Del Piero -, anche grazie alla unità di intenti dei 600 dipendenti che hanno raggiunto risultati importanti. Stiamo portando la banca a livelli di eccellenza, crescendo nel contempo nelle dimensioni e dando un contributo determinante all’economia regionale. Tutto ciò non si manifesta ancora abbastanza nell’utile netto, che seppure in crescita (+33%) rispetto agli anni passati, non raggiunge per il momento i livelli che noi abbiamo in mente, in quanto il reddito, pur importante, viene destinato a manovre di rafforzamento. Sono anni che destiniamo quasi tutto il reddito prodotto ad accantonamenti sui crediti deteriorati erogati in anni lontani a causa della crisi. Dal 2012 il totale degli importi destinati a rettifiche è pari a 406 milioni di euro, ed i risultati si vedono chiaramente negli indicatori di quest’anno. Inoltre, negli ultimi anni abbiamo destinato oltre 24 milioni di euro, richiestici dai vari Fondi di salvataggio delle banche in crisi”.

INDICATORI MIGLIORATI
“Gli indicatori fondamentali della banca – ha aggiunto la sua presidente nel citato comunicato – sono tutti in deciso miglioramento rispetto ad un anno fa: sia il CET1 (indicatore di solidità patrimoniale), l’LCR (indicatore di liquidità), l’NPL Ratio lordo (che misura il calo dei crediti deteriorati); il meno noto Texas Ratio è migliorato di quasi 20 punti percentuali nel 2019 e si colloca ora a 65%, metà rispetto a quello del 2016. Anche l’NPL ratio netto è stato più che dimezzato fra il 2016 ed il 2019. Sono dati di rafforzamento importantissimi ed apprezzati da chi ha un po’ di dimestichezza con questi valori ed ha a cuore lo sviluppo di questa banca, premessa sicura per aggiungere i risultati previsti dal Piano Strategico in corso. Ricordo che il percorso di consolidamento della Civibank è quasi un unicum in Italia: è quasi la sola banca nel Paese ad aver conseguito questi livelli di solidità e di crescita senza aver chiesto un euro ai soci durante la crisi: è dal 2006-2007 (13 anni) che Civibank non fa aumenti di capitale, questo è poco noto, ma è importantissimo. E altrettanto la Cividale non ha in essere prestiti convertibili, convertendo o subordinati”.

CLIENTELA IN CRESCITA
“Una conferma – ha osservato ancora Michela Del Piero – arriva anche dalle migliaia di imprenditori, artigiani e famiglie locali finanziati da Civibank, che ha erogato nuovi finanziamenti nel 2019 per 610 milioni di euro, un dato di crescita più alto rispetto al sistema. Negli ultimi quattro anni Civibank ha erogato nuovi prestiti per 1.900 milioni, tutti nel nostro territorio, e si conferma la prima banca per l’utilizzo, a favore della propria clientela, delle forme di credito agevolato predisposte dalla Regione Fvg. Analoga iniziativa è stata intrapresa con gli strumenti predisposti dalla Finanziaria regionale Veneto Sviluppo. A testimonianza della grande fiducia ricevuta dalla clientela, è il dato della raccolta indiretta (+9,5%) che risulta in crescita soprattutto nella componente di risparmio affidata in gestione patrimoniale alla banca e nei prodotti di bancassicurazione. In crescita la raccolta diretta (+4,6%), compresa quella on line, che canalizza in Friuli Vg risorse raccolte in Italia e all’estero tramite partnership con Fintech. Il 2019 è stato anche l’anno di apertura di filiali su piazze del territorio considerate ricche e strategiche: Oderzo, Castelfranco Veneto e Vicenza, proprio per aumentare nel tempo la capacità di reddito dell’azienda bancaria. E altre seguiranno a breve con lo stesso obiettivo, in una opportuna strategia di occupazione dello spazio commerciale creatosi con la scomparsa delle due banche venete”.

VALORE DELL’AZIONE
“Abbiamo molto chiaro che il problema dell’azione – conclude la presidente nella nota bancaria – si risolve alla fine di un serio percorso prima di consolidamento e poi di crescita, ed è proprio questo che stiamo facendo, purtroppo non esistono scorciatoie o slogan demagogici. Tutti sanno che il titolo azionario della Civibank non è quotato in Borsa ma su un MTF (al pari di quasi tutte le altre banche regionali italiane), è diffuso solo in Friuli Venezia Giulia ed ha uno scarso flottante. Al momento, ci sono in vendita meno di 700.000 pezzi, circa il 4% delle azioni in circolazione. Il restante 96% rimane saldamente nelle mani dei nostri soci. Tuttavia, bastano questi pochi ordini in vendita a far scendere il prezzo. Per questo non comprendiamo chi getta discredito sulla propria banca, che stimola le vendite delle azioni e fa scendere il prezzo quasi senza scambi, facendo danni a se stesso oltre che a tutti gli altri soci. Certo, il prezzo dell’azione e l’utile netto sono i dati più immediati e di più facile presa, ma bisogna conoscere ed apprezzare i dati di solidità che, in una analisi appena un po’ più attenta, in questa fase sono i fattori più importanti. In una sana gestione dell’azienda bancaria, infatti, la pulizia del bilancio, sotto tutti i parametri di vigilanza, costituisce il prerequisito per ogni discorso sia di rilancio che di riassetto. Bisogna infine sempre considerare il punto di partenza, cioè quali erano le condizioni della banca all’apice della crisi, per esprimere un serio giudizio su dove siamo arrivati oggi, seppure in un contesto di tassi di interesse a zero (ed evidente compressione dei margini della banca) e subendo un po’ di pubblicità negativa, cui si risponde con i fatti”.

GLI SCHEMI DI BILANCIO AL 31 DICEMBRE 2019

  • 610 MILIONI DI EURO DI NUOVI FINANZIAMENTI EROGATI (+15% a/a):
  • NUOVE EROGAZIONI DI FINANZIAMENTI ALLE FAMIGLIE PER 205 MILIONI (+26,8% a/a)
  • I NUOVI FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE SUPERANO 405 MILIONI DI EURO (+9,7 a/a)
  • COMMON EQUITY TIER1 RATIO AL 13,65% – CONFERMATA L’ELEVATA SOLIDITA’ PATRIMONIALE.
  • IN CRESCITA I CREDITI (+6% a/a), LA RACCOLTA GLOBALE (+6% a/a),  IL PATRIMONIO (+4% a/a), I PROVENTI COMMISSIONALI (+8,3%) E L’UTILE NETTO.
  • SOFFERENZE NETTE IN CALO DEL 38% RISPETTO A DICEMBRE 2018; NPL IN CALO DEL 27% NEL PERIODO; IN NETTO CALO L’INCIDENZA DEL CREDITO DETERIORATO. COVERAGE DEI NON PERFORMING LOANS (“NPL”) AL 50,6%.
  • 3,5 MILIONI DI EURO DI CONTRIBUZIONI AL FITD E AL FONDO DI RISOLUZIONE.
  • UTILE AL LORDO PRIMA DELLE IMPOSTE E’ DI 7,2 MILIONI DI EURO (+73,6%) MENTRE  L’UTILE NETTO E’ PARI A 2,73 MILIONI DI EURO (+33,8%).

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In copertina, la presidente di Civibank Michela Del Piero.

“San Giovanni, macché chiusura del Malignani: diventi un’eccellenza!”

di Gi Elle

Gli artigiani, sostenuti con decisione dalle pubbliche amministrazioni, alzano la voce contro la chiusura del Malignani di San Giovanni al Natisone. E questo perché chiedono che, invece, la scuola venga sostenuta e potenziata, facendola diventare un polo d’eccellenza per la preparazione delle future maestranze della zona. Il futuro della sede staccata dello storico istituto udinese ieri mattina è finito, infatti, sotto la lente d’ingrandimento della VI commissione consiliare, presieduta da Giuseppe Sibau, che in audizione ha ascoltato la posizione dei vari portatori d’interesse a partire dalla scuola, passando per gli amministratori locali e le associazioni di categoria provinciali, come appunto quelle degli artigiani. L’incontro, al quale ha partecipato l’assessore regionale all’Istruzione, Alessia Rosolen, si è concluso con un impegno formale a convocare in breve un tavolo tecnico al quale portare soluzioni concrete per il rilancio dell’istituto che rischia di chiudere perché avendo oggi poco meno di 70 studenti non rispetta il tetto minimo previsto per le sedi staccate che è pari a 100.

“Così com’è oggi la scuola può anche chiudere – ha esordito con fermezza il presidente zonale di Confartigianato, Giusto Maurig -, ma noi non vogliamo che il Malignani di San Giovanni chiuda, vogliamo che viva una nuova primavera e contamini di professionalità il distretto”. Confartigianato e Cna hanno pertanto consegnato all’assessore regionale un documento con diverse proposte operative, da realizzarsi contemporaneamente. A partire dall’interazione tra sede formativa e imprese, con stage e tirocini, realizzando un vero e proprio laboratorio diffuso, messo a disposizione dalle aziende del territorio, passando per l’assicurazione di un elevato standard dei docenti, il miglioramento dei collegamenti da e per la scuola e ancora l’implementazione dell’offerta con corsi di aggiornamento professionale e percorsi post diploma.

Graziano Tilatti a una cerimonia.

“Dobbiamo fare in modo di valorizzare agli occhi dei ragazzi e delle famiglie la grande occasione che rappresenta questa scuola: apre loro le porte delle aziende del territorio, più che mai bisognose di tecnici” ha aggiunto Maurig, appoggiato in questa battaglia per la sopravvivenza del Malignani dal presidente provinciale di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, a sua volta convinto della strategicità dell’istituto: “La nostra associazione – ha sottolineato – farà la sua parte per cercare di rilanciare la scuola che rappresenta uno strategico punto di formazione, a chilometro zero, per le imprese della zona”. Oggi e sempre più in futuro, come precisa il sindaco di San Giovanni, Carlo Pali: “Il nostro dev’essere un progetto a lungo termine. In futuro rischiamo, infatti, di avere aziende altamente tecnologiche senza adeguate risorse umane. In commissione abbiamo chiesto quindi che si realizzi un progetto dove tutti facciano la propria parte affinché il Malignani di San Giovanni diventi un’eccellenza, una scuola attrattiva”. Il territorio ne ha bisogno. Parola del primo cittadino di Manzano, Piero Furlani: “La scuola è importantissima perché è la garanzia di un ricambio qualificato del personale dal quale le aziende, per essere competitive, non possono prescindere”.

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In copertina e qui sopra due immagini della sede Malignani di San Giovanni.

 

San Giovanni, Malignani a rischio. “Ma chi esce da qui ha il lavoro assicurato”

di Gi Elle

La sopravvivenza del Malignani di San Giovanni al Natisone è a rischio, ma si tratta di una eventualità che va scongiurata con tutte le forze perché chi esce da questo istituto “ha il lavoro assicurato”. Per cui, “facciamo il possibile per rilanciare questa scuola”, perché se chiude “perdiamo tutti”. Più chiaro di così non poteva essere l’appello del sindaco, Carlo Pali, al termine di un vertice indetto per individuare una proposta di rilancio dell’importante istituzione scolastica superiore. Insomma, Comune, scuola e sindacato scendono in campo con convinzione per evitarne la chiusura, e quindi per creare le condizioni per una sua valorizzazione e ripresa.

Confartigianato in prima fila – Tutti insieme, dunque, per garantire un futuro a questa sede staccata del Malignani. Confartigianato-Imprese Udine si schiera in prima fila accanto all’amministrazione civica che ha chiamato a raccolta i vertici della scuola, i Comuni limitrofi, le associazioni sindacali dei lavoratori oltre a quelle datoriali, per mettere a sistema le rispettive forze con l’obiettivo di rilanciare la sede scolastica, il cui futuro è annualmente ipotecato dal piano di dimensionamento che prevede un minimo di studenti per le sedi periferiche. Un miraggio per la scuola di San Giovanni al Natisone che oscilla tra i 70 e gli 80 studenti. “Ogni anno – spiega il dirigente scolastico del Malignani, Andrea Carletti – chiediamo alla Regione una deroga sapendo di essere sotto il tetto richiesto. Al di là dei numeri, la nostra scuola è un presidio importante per il territorio, che non ha altri istituti scolastici. Prima di chiuderla bisogna andare con i piedi di piombo e l’Ufficio scolastico regionale lo sa bene”.

Potenziali studenti – All’arco della scuola, Confartigianato Udine ha portato l’indagine condotta dall’Ufficio studi dell’associazione che dimostra, numeri alla mano, come la sede staccata disponga di un consistente bacino di potenziali studenti. In totale, considerati i ragazzi residenti nei Comuni dell’ex distretto della sedia con l’aggiunta di alcuni altri situati sulla direttrice ferroviaria Udine-Gorizia, di età compresa tra i 10 e i 16 anni, il bacino totale di studenti oscilla tra le 400 e le 500 unità l’anno. Di questi, considerate le percentuali di studenti dell’area iscritti a istituti professionali per l’industria e l’artigianato (8,8%) e agli istituti industriali (14,3%) in Fvg, quelli che potrebbero iscriversi ai due indirizzi di studio del Malignani di San Giovanni vanno dai 100 ai 111 al massimo. “Significa – commenta il presidente zonale del Friuli Orientale di Confartigianato-Imprese Udine, Giusto Maurig – che dal punto di vista demografico i numeri per i corsi ci sono e ci saranno anche nei prossimi anni”. Nonostante questo le imprese faticano, ormai da tempo, a trovare profili adeguati alle proprie necessità.

Sos tecnici – Confartigianato-Imprese Udine lo denuncia ancora una volta report alla mano. “Per gli indirizzi di studio più direttamente correlati con le proposte del Malignani – spiega Maurig -, le maggiori difficoltà di reperimento di manodopera si incontrano per la riparazione dei veicoli (55,2%), per gli impiantisti termoidraulici (51,3%), l’elettronica (50%) e la meccanica (49,2%), l’elettronica e l’elettrotecnica (49,3%).  Per i diplomati a indirizzo meccanica, meccatronica ed energia la percentuale di assunzioni di difficile reperimento si attesta sul 47,3%, per quelli con qualifica di formazione o diploma professionale a indirizzo legno la percentuale è del 40,3%”. Cifre (fornite dal sistema Excelsior di Unioncamere) che confermano dunque l’attuale carenza sul mercato del lavoro di profili coerenti con gli indirizzi di studio proposti dal Malignani e questo a dispetto della necessità di personale delle imprese, comprese le 623 imprese della filiera legno-arredo ancora attive nel distretto, di cui 2 su 3 sono artigiane, che da sole danno lavoro a oltre 2.100 addetti.

Il sindaco Carlo Pali.

Progetto di rilancio – A discuterne si sono ritrovati il sindaco Carlo Pali assieme al responsabile della sede staccata del Malignani, Alberto Della Piana, alla responsabile della Cisl di Udine, Renata della Ricca, e al segretario della Cgil di Udine, Natalino Giacomini, a Paolo Zorzenone di Confapi Fvg e ancora ai capogategoria provinciali dei seggiolai e dell’arredo di Confartigianato-Udine, Alberto Dalmasson e Mauro Damiani, oltre al consigliere del Movimento giovani Nicola Giarle e al presidente di zona Giusto Maurig. Dal tavolo sono emerse diverse proposte. “Anzitutto verificheremo se sia possibile modificare e istituire nuove tratte del trasporto pubblico locale per collegare meglio la sede scolastica al territorio – ha dichiarato a margine dell’incontro il sindaco -. Bisogna poi che raccontiamo meglio la realtà di questa scuola, erroneamente identificata come un plesso che sforna professionalità di basso livello, quando invece produce tecnici di spessore capaci di governare le ultime macchine a controllo numerico. Per capirci – ha aggiunto Pali – uno che esce dal Malignani di San Giovanni ha il lavoro assicurato. Cerchiamo, dunque, insieme di stimolare le iscrizioni. Valutando anche la possibilità di istituire un Its, un percorso formativo post-diploma, che dia al territorio figure specializzate. Insomma, facciamo il possibile per rilanciare questa scuola perché se chiude non perde solo San Giovanni al Natisone, perdiamo tutti”.

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In copertina e qui sopra esercitazioni di allievi in laboratorio e al computer.

Controversie, tutto ok in Friuli l’organismo di mediazione camerale

di Gi Elle

Diritti reali per il 23,33% dei casi, quindi locazioni (16,65%) e questioni condominiali (12,36%): sono questi in Friuli i principali pomi della discordia che vengono affrontati, con indubbi vantaggi fiscali, di tempi e di costi, alla Camera di commercio di Pordenone-Udine. Dal 1° gennaio 2017 al  30 settembre scorso, l’Organismo di Mediazione dell’ente camerale (riconosciuto fin dal 2011) ha  gestito complessivamente 793 procedure. Si sono tenuti circa 2.500 incontri, che hanno coinvolto più di 3 mila persone, assistite dai propri avvocati nelle mediazioni obbligatorie e talvolta affiancate da consulenti tecnici. La durata media delle procedure è inferiore ai 90 giorni nel 57,6% dei casi e i costi, inoltre, sono contenuti: bastano meno di 50 euro per l’avvio e si può giungere a conclusione con una spesa di circa 720 euro per controversie di valore inferiore ai 50 mila euro.
Sono questi alcuni numeri che descrivono sinteticamente l’istituto della mediazione sul territorio friulano, modalità di risoluzione alternativa delle controversie – strada obbligatoria per una serie di materie – e strumento che si rivela molto utile per cittadini e imprese, comportando dunque risparmi in termini di costi e di tempo, ma anche in termini di vantaggi fiscali, poiché l’accordo raggiunto è esente dall’imposta di registro (entro il limite di valore di 50 mila).

Il tema è stato al centro di un approfondimento a 360 gradi che l’ente camerale ha organizzato e ospitato in Sala Valduga, grazie alla collaborazione con Ordini e Collegi professionali e Scuola superiore di Magistratura. L’incontro ha consentito di affrontare tutti i principali aspetti della mediazione, servizio offerto dall’ente camerale tramite il suo Organismo accreditato dal Ministero della Giustizia. La mediazione offre infatti la possibilità di ricercare un accordo conciliativo, evitando un lungo processo civile, ma garantendone la stessa efficacia. La mediazione facilita poi il recupero del rapporto e, per esempio nelle controversie commerciali, valorizza l’immagine dell’impresa e fidelizza il cliente. Nella seduta di mediazione “i contendenti” si incontrano per trovare una soluzione condivisa, guidate dal mediatore, professionista accuratamente formato e preparato nella materia. Le parti possono utilizzare sempre la mediazione in qualsiasi vertenza sia civile che commerciale, ma in alcune materie, come detto, la mediazione è obbligatoria.
Dopo l’introduzione, in rappresentanza della giunta camerale, della componente Lucia Piu, di Ramona Zilli, presidente Ordine Avvocati di Udine, e Lucio Barbiero, presidente Collegio Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Udine, in una Sala Valduga davvero al completo, si sono alternati gli interventi del giudice Lorenzo Massarelli (La mediazione e il rapporto con il processo civile), del notaio Cosimo Cavallo (La trascrivibilità dell’accordo di mediazione vantaggi e agevolazioni fiscali), dell’avvocato e mediatore Federico Reggio (I confliggenti diventano protagonisti: come costruire l’accordo, alla ricerca della norma del caso). La conclusione è stata affidata agli interventi dell’avvocato Andrea Purinan (Il ruolo dell’avvocato in mediazione: aspetti procedurali e rapporti con l’assistito l’efficacia esecutiva dell’accordo) e di Alberto-Maria Camilotti,  presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti Esperti contabili di Udine (La mediazione per la competitività dell’impresa), con la moderazione del giudice Andrea Zuliani.

Tornando ai dati locali, la maggioranza delle controversie, sia civili che commerciali, affrontate in sede di mediazione risulta vertere, come dicevamo all’inizio, in materia di diritti reali per il 23,33% dei casi, quindi di locazioni (16,65%) e condominio (12,36%). La percentuale delle mediazioni il cui valore è compreso tra i 25 mila e i 250 mila euro è il 45%, mentre quelle da 250 mila a 2,5 milioni rappresentano il 5,67%, a dimostrazione che si risolvono conflitti anche di valore rilevante. Quando le parti hanno accettato di sedersi al tavolo di mediazione il tasso di successo è stato in costante aumento: nel 2017 su 171 casi di adesione della parte chiamata, 62 volte pari al 36% si è arrivati all’accordo, nel 2018 su 182 casi di adesione della parte chiamata, gli accordi sono stati 67 pari al 37% ed infine fino al 30 settembre 2019 su 116 casi di adesione della parte chiamata gli accordi sono stati 50 pari al 43% dei casi.

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In copertina e all’interno alcune immagini del convegno in Sala Valduga a Udine.

Ricordato a Cergneu l’eccidio del 1943

di Gi Elle

Tutti sanno dell’eccidio di Torlano e dell’incendio di Nimis, ma del fatto di sangue che il 12 dicembre 1943 si consumò a Cergneu pochi sono a conoscenza. Invece, proprio quell’episodio, in cui furono uccise otto persone innocenti del paese, rappresentò, a tre mesi dall’infausto 8 settembre, una sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto alla fine dell’estate, appunto, a Torlano e nel capoluogo. Proprio quella di Cergneu era stata, infatti, la prima operazione antipartigiana del Comune pedemontano messa in atto dalle truppe tedesche contro i movimenti della Resistenza friulana. A tale riguardo era stata allestita una piccola mostra che ha aiutato a inquadrare meglio il tragico evento.
L’eccidio di Cergneu è stato ricordato durante l’annuale, semplice cerimonia che si è tenuta nella frazione, durante la quale ha pronunciato un breve discorso commemorativo il sindaco Gloria Bressani – era presente anche l’assessore Serena Vizzutti – dopo la deposizione di una corona dinanzi al monumento che ricorda i Caduti. Per onorare degnamente quelle vittime è intervenuto anche il coro Voci Maschili di Nimis. Al termine della commemorazione il Gruppo comunale degli Alpini ha preparato la tradizionale e sempre graditissima pastasciutta cui si sono unite le bontà offerte dalle donne del piccolo borgo.

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In copertina e qui sopra un’immagine della cerimonia commemorativa con il sindaco Gloria Bressani.