E ora l’addio a Ettore Romoli umiliato dalla “sua” Forza Italia

di Giuseppe Longo

In appena dieci giorni la politica del Friuli Venezia Giulia si ritrova nuovamente in lutto. Dopo la perdita dell’ex ministro Mario Toros, se n’è andato anche l’onorevole Ettore Romoli che, nelle regionali del 29 aprile, era stato eletto per il Centrodestra nella nuova assemblea di piazza Oberdan, divenendone poi al momento della distribuzione delle cariche, nell’era di Massimiliano Fedriga, presidente del Consiglio.
Aveva 80 anni e si è spento all’ospedale “Santa Maria della Misericordia”, a Udine, dove era ricoverato da un paio di settimane, a causa del riacutizzarsi della malattia che aveva richiesto anche un intervento chirurgico appena pochi giorni fa.
I funerali domani, a mezzogiorno, nella chiesa di San’Ignazio, in piazza Vittoria, nella sua Gorizia listata a lutto e con le bandiere a mezz’asta.
Si ipotizza la partecipazione, tra i numerosi esponenti politici e istituzionali, anche di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, la cui amicizia con Romoli vanta lunga data. Vasta eco, anche a livello nazionale, ha infatti suscitato la sua dipartita, avvenuta in così poco tempo dopo la sua rielezione, tanto che era riuscito a presiedere soltanto le prime due sedute consiliari, quella d’insediamento dei neo-eletti e quella della presentazione del programma della nuova giunta regionale.
L’ex parlamentare isontino – perché è stato sia senatore che deputato – è stato infatti uno dei fondatori del partito azzurro e appunto tutte le sue elezioni, anche le due a sindaco di Gorizia, sono avvenute, sempre con larghissimi consensi, in nome e per conto della forza politica voluta e incarnata dal Cavaliere, anche se gli esordi come consigliere comunale avvennero nell’allora Msi.
Ma proprio dal suo partito – come abbiamo appreso dagli ampi resoconti di cronaca di tutti gli organi di informazione – ha avuto proprio nei giorni della malattia e della degenza in ospedale la delusione più cocente.
Voglio sperare che, sedato dai farmaci, abbia avvertito solo in parte l’umiliazione che gli ha riservato la dirigenza regionale di Forza Italia per la sua posizione ritenuta troppo indipendente, rispetto alla linea ufficiale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, con la definitiva presa di distanza, sarebbe stata la decisione di confermare nel suo ruolo di capo di gabinetto di un funzionario appartenente all’area di Centrosinistra, cioè a quella parte politica che oggi in Consiglio regionale siede all’opposizione.
La questione sconcertante – non solo per il fatto che Ettore Romoli rivestiva la seconda carica istituzionale della Regione Fvg e che quindi avrebbe potuto meritare un’attenzione in più – è che la decisione forzista è venuta maturando proprio nei giorni in cui il politico goriziano – ma fiorentino di nascita – giaceva in un letto d’ospedale, in spregio a una elementare forma di delicatezza e di rispetto dovuta anche per l’età avanzata, nonostante la quale aveva deciso di mettersi ancora in gioco, contribuendo notevolmente alla grande affermazione del Centrodestra, il quale, appunto, con Fedriga ha conquistato la guida dei palazzi regionali.
Un atteggiamento quello tenuto dal vertice del partito che ha suscitato un vespaio di polemiche a livello politico, oltre al più che comprensibile sollevamento dei familiari del presidente gravemente ammalato e che in terapia intensiva si aggrappava a tutte le poche energie che gli erano rimaste per cercare di restare in vita.
Un atteggiamento, insomma, condannato da tutti perché tenuto contro una persona inerme, che in quei giorni non aveva alcuna possibilità di difesa e di replica.
E che purtroppo offusca, non però per suo demerito, l’ultimo scorcio della vita politica e istituzionale dell’onorevole Romoli, che invece è stata luminosa e sempre contrassegnata dal successo personale in ognuna delle numerose cariche che ha saputo conquistare con il voto e poi gestire con equilibrio e competenza.
Ed è questo aspetto, unitamente al tratto garbato e gentile, a delinearne un ritratto che ci lascia di lui un ricordo estremamente positivo, di quelli che si conservano e si indicano come esempio.

in copertina foto da twitter.com :

https://pbs.twimg.com/media/Dfo46jyXkAExEj_.jpg – Sergio Bolzonello – @S_Bolzonello

 

< N.d.R tutta la redazione di questo magazine e l’intero gruppo editoriale ST.GEORGE.DRAGONSLAYER LLC si associa al lutto della famiglia Romoli, a cui esprimiamo le più sentite condoglianze. >

Ma questi poveri precari della scuola che hanno fatto ai PD per meritarsi tanto disprezzo?

La sceneggiata che il PD, Serracchiani in primis, e Fedeli (attuale ministra in carica) sta mettendo in scena sulla pelle dei martoriati docenti ormai allo stremo:
ha dell’incredibile…
Non faccio in tempo ad assentarmi alcune ore per accudire gli anziani genitori che mi ritrovo sommerso da comunicati…
e scopro una realtà allucinante:
ma si può disprezzare in questo modo chi per anni ha educato i nostri figli ??

Io personalmente ho un sacro rispetto per i maestri che mi hanno seguito fino alle medie… e non erano di certo laureati! Come per altro non lo è la attuale ministra Fedeli…
un non laureato può fare il ministro della pubblica istruzione, ma non continuare a insegnare nelle materne ed elementari, come ha già fatto benissimo per anni !
Allucinante e sconvolgente! Ci sarebbe da ridere, soprattutto per l’ ennesima figura della Fedeli (sedicente diplomata), ma vi giuro: a me viene da piangere soprattutto se penso a quanto di meno della ministra (non laureata) viene pagato un povero docente in Italia oggi giorno !

Di recente ho assistito personalmente ad un incontro fra il Governatore del FVG Fedriga e due delegate rappresentanti dei precari della scuola (ho pubblicato anche le foto dell’incontro informale)… e da “Uomo di parola” le iniziative di Fedriga non sono mancate a sostegno delle legittime rivendicazioni delle tante vittime (perché in FVG sono davvero tanti) dell’incapacità di questo governo, prima arrogante ed ora agonizzante, di amministrare con un minimo di dignità e competenza la cosa pubblica.
Vi pubblico quindi due comunicati giuntomi in redazione dal Senatore Pittoni che da anni segue per la LEGA le problematiche inerenti alla scuola ed all’università.
Vi lascio leggere e trarre le vostre conclusioni… N.d.R.

Sen. Mario Pittoni Responsabile Federale Istruzione Lega

PITTONI (LEGA), SU PRECARI SCUOLA INTERVENTO SERRACCHIANI FUORI LUOGO

«Sul problema dei precari della scuola Serracchiani dovrebbe sapere che, nell’attuale fase, l’unico intervento praticabile è un decreto del Governo.
Il Parlamento può al massimo approvare la nostra mozione per assegnare al provvedimento carattere d’urgenza».
E’ la replica del senatore Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega, all’ex governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha ironizzato sulla lettera con cui il nuovo presidente del FVG Massimiliano Fedriga ha chiesto al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli di farsi carico della questione (in regione i docenti coinvolti sono un migliaio), suggerendogli di sollecitare invece chi in Parlamento rappresenta il Carroccio.
«Qualcuno – aggiunge Pittoni – può spiegare a Serracchiani che siamo quasi fuori tempo massimo e se, come in questo caso, servono interventi immediatamente operativi è necessario un atto del Governo, sul quale evidentemente il Pd ha poca voglia di impegnarsi?».
Già pubblicato il 16 maggio c.a.

oggi 18 maggio ore 12.40
Sen. Mario Pittoni Responsabile Federale Istruzione Lega

SCUOLA – PITTONI (LEGA), SU EMERGENZA PRECARI SERRACCHIANI SI CONTRADDICE
«Un Pd in stato confusionale sull’emergenza docenti precari della scuola, non trova di meglio che offendere chi sollecita l’Esecutivo a presentare un provvedimento che affronti la questione».

Lo afferma Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega.

«Per Debora Serracchiani – spiega Pittoni – chiedere al Governo di intervenire con uno specifico decreto sarebbe uno “scaricabarile della Lega sulla pelle dei docenti”.

Peccato però sia poi la stessa neo parlamentare PD, nel medesimo comunicato, ad ammettere che il Governo può intervenire eccome se c’è “un preciso indirizzo politico… dalle forze che sono in Parlamento”.

Guarda caso, ha proprio tale scopo una mozione che abbiamo depositato con la firma di tutti i nostri parlamentari, seguita da una di Forza Italia.

Impegna infatti il Governo ad “assumere iniziative, anche legislative urgenti, volte a una soluzione politica – chiesta unanimemente dalle parti sociali – che da una parte arrivi in tempo utile per assicurare la regolarità delle operazioni propedeutiche all’avvio dell’anno scolastico 2018/2019 e dall’altra tenga conto della necessità di rispettare dignità e aspettative di tutte le categorie di docenti precari interessate, per agevolarne il percorso ed evitare il generarsi di ulteriori criticità”.

E meno male che a Serracchiani “non risultano iniziative parlamentari della Lega” sull’argomento…».

oggi 18 maggio ore 12.40
Sen. Mario Pittoni Responsabile Federale Istruzione Lega

SCUOLA – PITTONI (LEGA):

MINISTRO PUNTA A SCARICARE QUESTIONE PRECARI SUL NUOVO ESECUTIVO
«Sull’emergenza dei precari della scuola il ministro Valeria Fedeli non scarichi responsabilità solo sue.

E’ perfettamente al corrente che, col Parlamento semi bloccato, non ci sono i tempi per un’iniziativa legislativa dei partiti.

Mentre, con la mozione che abbiamo depositato, l’Aula può velocizzare il percorso di un eventuale decreto del Governo, affinché non arrivi fuori tempo massimo.

Credo sia evidente a tutti che, se non c’è ancora il provvedimento, è solo perché il Pd – sapendo di non poter soddisfare l’intera platea dei precari – ha pensato bene di evitare le critiche trasferendo il problema sull’esecutivo che verrà.

Senza preoccuparsi del fatto che, col nuovo anno scolastico alle porte, la situazione si complicherà ulteriormente». Lo afferma Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega, in risposta al Ministro Fedeli che ha dichiarato non percorribile la strada di un decreto del Governo per i docenti precari.

<N.d.R. …se i rappresentanti dei precari della scuola intendono replicare mi inviino pure i loro comunicati, non mancherò di pubblicarli….>

PITTONI (LEGA), SU PRECARI SCUOLA INTERVENTO SERRACCHIANI FUORI LUOGO

Sen. Mario Pittoni Responsabile Federale Istruzione Lega
«Sul problema dei precari della scuola Serracchiani dovrebbe sapere che, nell’attuale fase, l’unico intervento praticabile è un decreto del Governo. Il Parlamento può al massimo approvare la nostra mozione per assegnare al provvedimento carattere d’urgenza». E’ la replica del senatore Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega, all’ex governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha ironizzato sulla lettera con cui il nuovo presidente del FVG Massimiliano Fedriga ha chiesto al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli di farsi carico della questione (in regione i docenti coinvolti sono un migliaio), suggerendogli di sollecitare invece chi in Parlamento rappresenta il Carroccio. «Qualcuno – aggiunge Pittoni – può spiegare a Serracchiani che siamo quasi fuori tempo massimo e se, come in questo caso, servono interventi immediatamente operativi è necessario un atto del Governo, sul quale evidentemente il Pd ha poca voglia di impegnarsi?».

da +12 a -5 :  è iniziato il riflusso !

Il Molise si è rivelato  di fatto la Stalingrado del Sud-Italy per Di Maio ed il suo movimento che da ora in avanti sarà costretto a prendere atto che non si governa con la sola demagogia… e tanto meno con l’arroganza alla Renzi & Co. che scende sotto il 9% avvicinandosi sempre di più a Casapound.

 

Il Matese

 

Fico può già buttare la spugna se crede di imporre il predominio pentastellato, con o senza la stampella dei Renziani !

Oramai si attenderà l’imminente risultato delle regionali  in FVG per sancire chi governerà per i prossimi 5 anni l’Italia.

Una sonora sconfitta, attualmente largamente pronosticata in Friuli V.G., stroncherebbe ogni ulteriore velleità del Masaniello di Pomigliano d’Arco.

Del resto i malumori nella base pentastellata e le contraddizioni imposte dai vertici nazionali con la sostituzione di chi operava da sempre sul territorio (umilmente ma efficacemente, esempio: Claudia Gallanda) con candidati “paracadutati” in perfetto  stile della più becera partitocrazia PDessina, hanno di fatto già deflagrato il movimento 5s Friulano.

La resa a Stalingrado, il feldmaresciallo Paulus si consegna prigioniero al termine della battaglia il 30 gennaio 1943. Alla sua sinistra il capo di stato maggiore della 6ª Armata, generale Arthur Schmidt.

Ma il vero Ohio è qui…

di Giuseppe Longo
Mentre a Roma si sono appassionati al gioco dell’oca – sono diventati così esperti che in un mese e mezzo dalle politiche non c’è ancora uno straccio di governo, neppure alle viste -, in Friuli Venezia Giulia è ormai cominciato il conto alla rovescia per le elezioni del 29 aprile.
Oggi si vota in Molise, fazzoletto di terra che i giornali si sono sbizzarriti a chiamare l’Ohio d’Italia, come dire che se quel minuscolo Stato d’America si è rivelato determinante per la vittoria di Trump,
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così la piccola Regione staccatasi oltre cinquant’anni fa dagli Abruzzi potrebbe influire sull’assetto politico nostrano.
Sarà probabilmente vero perché quegli elettori contribuiranno a ricalibrare i rapporti di forza tra Cinque stelle e Lega, e soprattutto fra quest’ultima e Forza Italia.
Ma allora, senza nulla togliere ai molisani, dovrebbe essere ancora più significativo il voto in Fvg dove il numero di coloro che andranno alle urne è quasi quadruplo e avverrà in una Regione al centro dell’Europa, sempre più crocevia di traffici internazionali. È  questo mi fa dedurre, con tutto il rispetto per Campobasso e Isernia, che il vero Ohio è proprio qui.
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Non so, anche se ci sono diverse ipotesi (probabile incarico al presidente della Camera), quale sarà la decisione del capo dello Stato che, dopo l’annunciato fallimento della leader del Senato, si è preso 48 ore di tempo per riflettere sulla proposta più praticabile in questo ingrovigliato momento. Tuttavia, molto sommessamente, mi permetto di osservare che, arrivati in questa fase di prolungato stallo, sarebbe più che opportuno aspettare anche l’esito del voto in Fvg. Una settimana in più non cambia niente, tanto abbiamo ancora Gentiloni.
Ritengo infatti assurdo che,  mentre a Roma si continua a trattare per un possibile governo, a Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia ci si scanni nell’ultima settimana di campagna elettorale. Perché sarà proprio così, come ha dimostrato l’altro giorno proprio in Molise il nuovo show del Cavaliere che ha addirittura scomodato i cessi – ma sì, scriviamo le parole così come sono state pronunciate senza ricorrere a “bagni” come più di qualcuno ha fatto per un eccesso di zelo – delle sue aziende per dare un’etichetta di “qualità” ai grillini.
Ma tant’è. Ormai siamo abituati a tutto. Il velo di tristezza che ha avvolto ieri la cerimonia di chiusura della Provincia di Udine – fa veramente male al cuore di un friulano come me vedere sbarrato quel portone di Palazzo Belgrado! – dopo oltre due secoli di storia della Piccola Patria s’incrocia con l’altrettanto triste spettacolo offertoci dalla politica italiana dalle elezioni del 4 marzo e soprattutto in questi ultimi giorni, da quando cioè sono cominciate le consultazioni, prima al Quirinale e poi a Palazzo Giustiniani. Della Politica – scritta con la maiuscola – purtroppo oggi non c’è traccia. Si parla tanto di due forni, ma questi non hanno nulla a che vedere con quelli dell’indimenticato Giulio Andreotti. Quella era tutt’altra storia!
Un indecoroso gioco dell’oca l’avevo definito un paio di settimane fa, quando si stava delineando l’andazzo che poi abbiamo via via potuto constatare, tanto che avevo aggiunto che il tira e molla mi faceva pensare al “facite ammuina” di borbonica memoria.
E ora cosa succederà? Un nuovo capitolo tutto da scrivere, o meglio tutto da decifrare e che ancora una volta ha al centro le gravi tensioni all’interno del Centrodestra dove spirano sempre più forti i venti della rottura tra Salvini e Berlusconi. Mentre risulta ancora enigmatico capire quali saranno i prossimi passi del Partito democratico di Martina (e di Renzi). E tutto contribuisce a pennellare il quadro desolante che abbiamo sotto gli occhi. E che mi fa dire in modo sconsolato: quanto mi manca la Prima Repubblica, nonostante tutti i suoi innegabili difetti. A voi no?
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Aspettando il Fvg…

di Giuseppe Longo
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Macché passo indietro o di lato! Non se ne parla nemmeno. Silvio Berlusconi si è  ripreso tutta la scena e in pratica ha ribadito, come se ce ne fosse stato bisogno, che il leader del Centrodestra è lui e soltanto lui. Lo ha dimostrato chiaramente con lo show di giovedì pomeriggio dinanzi alla famosa porta del Quirinale quando ha concesso a Matteo Salvini di leggere per conto della coalizione la nota concordata e meditata parola per parola, ma enumerando con le dita i punti del programma citati dal leader leghista come fa il maestro con l’alunno quasi per aiutarlo a ricordarli. E poi, botta finale, fatti uscire Salvini e Giorgia Meloni, e presi i microfoni con le mani, assestare una micidiale legnata – anche quella sicuramente studiata – ai grillini, senza nominarli, come a dire che questo matrimonio – tra Lega e M5S – non s’ha da fare, rispolverando la famosa ammonizione di manzoniana memoria. E lo ha ribadito anche ieri: nel 1994 sono sceso in campo per combattere i comunisti, oggi sono tornato (pur a mezzo servizio per la nota incandidabilità) per sbarrare il passo ai pentastellati che li vede come fumo negli occhi. È chiaro che l’uomo di Arcore punta a un governo del Centrodestra cercando i voti in Parlamento, tramite quel mercato delle vacche cui facevo cenno già all’indomani delle elezioni. Senza trascurare, nel contempo, la possibilità di una riedizione del Patto del Nazareno con Matteo Renzi che si muove dietro le quinte, in attesa dell’assemblea nazionale del Pd, la quale dovrebbe confermare Maurizio Martina alla guida dei dem gravemente penalizzati dal voto.
Quindi una difformità totale di vedute tra il Cavaliere e Salvini, emersa anche nella differenziazione sulla crisi siriana e quindi sul ruolo dell’Italia nella delicata vicenda internazionale.
E allora come andrà a finire questa estenuante partita per la formazione del nuovo governo?
Sono passati esattamente quaranta giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo e non c’è ancora uno straccio di accordo, tanto che ha dovuto prenderne atto anche il capo dello Stato nel secondo giro di consultazioni praticamente andato a vuoto, ma non, appunto, senza dire come la pensano Forza Italia e soprattutto Berlusconi sull’intesa in itinere fra Salvini e Luigi Di Maio.
Ora è facile prevedere che Sergio Mattarella non concederà una terza consultazione – offrendo nuovi, esilaranti spunti all’ottimo Crozza -, ma tentando di stringere i tempi affiderà probabilmente un incarico esplorativo istituzionale (Fico, Casellati?), sebbene c’è già chi ipotizza un “governo del Presidente” per poter uscire dall’impasse. E il tutto, pare di capire, farà dilatare ulteriormente i tempi di attesa, tanto che le alchimie per l’esecutivo chiamato a raccogliere il testimone di Paolo Gentiloni si  incroceranno inevitabilmente con le ormai imminenti elezioni regionali: prima con quelle molisane di domenica prossima e poi con quelle nostrane del 29 aprile.
Un test, quello del Friuli Venezia Giulia, molto atteso non solo per il numero di elettori e per l’importante ruolo della Regione al centro dell’Europa soprattutto grazie al rilancio di Trieste e del suo porto pieno di traffici, ma in modo particolare dal punto di vista politico d’incasso immediato.
In altre parole, Salvini ha bisogno di confermare e possibilmente rafforzare la sua presenza già preminente nel Centrodestra. E con la candidatura di Massimiliano Fedriga per il dopo-Serracchiani questo obiettivo dovrebbe essere a portata di mano.
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contributo originale di  Giuseppe Longo
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Il leader della Lega a Vinitaly: “Nessun incontro e non l’ho sentito”. Il capo politico del M5s: “Nostra proposta anche al Pd, serve senso pratico”

foto tratta da :  http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/salvini-di-maio-botta-risposta/