A Codroipo (e poi a Gemona) va in scena con successo la terza giornata dei Consigli comunali dei ragazzi del Friuli

Il Friuli ha un futuro se i giovani si riconoscono nella sua appartenenza e non hanno paura di diventarne protagonisti: con questo impegno per l’avvenire, Codroipo ha ospitato la terza edizione della “Giornata dei Consigli comunali dei ragazzi del Friuli”, organizzata dall’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana. Questa realtà – che riunisce 149 Comuni friulanofoni del Friuli Venezia Giulia e del Veneto orientale – da un decennio si occupa di tutelare e promuovere l’identità culturale e linguistica friulana, anche attraverso il rapporto con le scuole e gli enti che si occupano di giovani. In tal senso, al teatro codroipese Benois De Cecco si sono riuniti su invito dell’Aclif i consigli comunali dei ragazzi di 11 Comuni con un’ottantina di giovani consiglieri per mettere a confronto le loro esperienze e le loro iniziative.


«Questo evento – hanno sottolineato il presidente di Aclif Daniele Sergon, sindaco di Capriva del Friuli, e il vicepresidente Franco D’Altilia, sindaco di Palazzolo dello Stella – che si era già svolto nel 2022 a Fiumicello Villa Vicentina e nel 2023 a Udine, è sostenuto dall’Arlef e dalla Regione Friuli Venezia Giulia. È un prezioso momento di crescita e visione per il futuro. I componenti dei Consigli comunali dei ragazzi, infatti, in considerazione del loro ruolo, ricoprono un incarico di interesse pubblico, comparabile a quello dei colleghi adulti che siedono nei Consigli comunali. Su di loro l’Assemblea di Comunità Linguistica Friulana ha deciso di investire, per la crescita del nostro territorio».
All’evento codroipese sono intervenuti proprio il vicepresidente Aclif Franco D’Altilia, sindaco di Palazzolo dello Stella, assieme al vicesindaco di Codroipo, Giacomo Trevisan, che dal canto suo ha espresso la felicità di avere ospiti i Consigli comunali dei ragazzi ed ha formulato l’auspicio che questi giovanissimi possano continuare a impegnarsi per le proprie comunità.

Trevisan ha fatto gli onori di casa assieme ai giovani consiglieri del Ccr di Codroipo, con il sindaco dei ragazzi Pietro Mangiacapra che ha spiegato alcuni dei progetti che stanno portando avanti sulla tutela dell’ambiente, sulla promozione della lingua friulana e sull’identità locale. Anche i giovani consiglieri di Valvasone Arzene San Martino hanno presentato il loro progetto di un blocknotes arricchito di curiosità e tradizioni locali recuperate dialogando con gli anziani. Proiettato, infine, un video del Consiglio comunale dei ragazzi di Gemona sulla loro città. Progetti questi che sono stati sostenuti anche da Aclif.
Presenti anche diversi sindaci e amministratori dei Comuni aderenti all’Assemblea. I ragazzi, dopo i saluti delle autorità, hanno potuto assistere allo spettacolo teatrale in marilenghe “Lis pantianis e la machine dal timp” proposto dal Teatri Stabil Furlan. Al termine della rappresentazione i giovanissimi consiglieri comunali si sono confrontati su possibili iniziative da portare avanti, legate alla lingua e alla cultura friulana. Alla fine a tutti sono stati donati gadget dell’Aclif. L’evento è stato quindi ripetuto nell’auditorium delle scuole medie di Gemona per i Comuni della parte settentrionale del Friuli, presenti lo stesso presidente Daniele Sergon, sindaco di Capriva, e Monica Feragotto, consigliere comunale proprio a Gemona e sua rappresentante nell’Aclif.

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In copertina e all’interno immagini della manifestazione di Codroipo con i saluti del vicepresidente Aclif Franco D’Altilia e del vicesindaco Giacomo Trevisan.

Domani il Comune di Nimis ricorderà le vittime del rastrellamento di Nongruella

(g.l.) Molto conosciuto è l’Eccidio di Torlano del 25 agosto 1944. Pochi sanno, invece, che pure a Nongruella, una manciata di case sulle montagne sopra Cergneu, nove mesi prima, era il 12 dicembre 1943, ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio dell’8 settembre, nel quale caddero anche otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee – come quelle di Torlano, dove furono uccisi anche bambini – a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della Seconda guerra mondiale.
Ai Caduti di Nongruella sarà reso omaggio domani, alle 11, quando si ricorderà quel gravissimo fatto di sangue il cui 81° anniversario ricorreva giovedì. Il Comune di Nimis ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia commemorativa durante la quale, come annuncia il programma diramato dal commissario Giuseppe Mareschi, dopo la liturgia della parola con la benedizione del semplice monumento che ricorda le otto vittime sulla piazzetta della borgata, sarà deposta una corona d’alloro con le autorità civili. Al termine una bicchierata assieme alla sempre gustosa pastasciutta offerta dal Gruppo Alpini Nimis-Val Cornappo.
Stamane, dunque, sarà rievocata una pagina, appunto, poco conosciuta, ma certamente fra le più dolorose dell’ultimo conflitto. Un feroce fatto di sangue che si rivelò una tremenda premessa di quanto sarebbe accaduto neanche un anno più tardi proprio a Torlano e alla fine di settembre a Nimis, quando l’intero paese fu dato alle fiamme e molti compaesani furono condotti nei campi di concentramento. Un doveroso ricordo affinché sia un monito contro le violenze che continuano a insanguinare questo povero mondo, a cominciare dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

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In copertina, la lapide che ricorda le vittime del rastrellamento di Nongruella.

L’ultrasecolare Presepe animato di Perteole ora avrà anche un bel libro per ricordare le piccole grandi storie di quel paese della Bassa friulana

di Nicola Cossar

RUDA – Perteole è cambiata. Il Friuli è cambiato. Il mondo è cambiato. Molti di noi si sentono disorientati, cercano uno scoglio cui aggrapparsi, una bussola che ci indichi una strada sicura, una stella che ci guidi e accompagni. Ad ogni Natale, nascita dopo nascita, quella stella speciale e unica l’accende per noi il Bambin Gesù. Che qui, nel profondo sud della Bassa, ha trovato quell’ospitalità che a Betlemme fu negata a Lui e ai suoi genitori. Da più di 100 anni, generazione dopo generazione, a Perteole arrivano centinaia e centinaia di bambini e adulti per rendergli omaggio, per salutarlo e per ammirare la splendida e fedele ricostruzione della Natività, dei personaggi, dei mestieri, dei luoghi, persino del firmamento racchiusi nel Presepe animato.


Quest’anno, poi, le festività indossano un “abito” in più, nuovo e speciale: un libro. Infatti, davanti all’altare della Madonna, dove nacque un secolo fa (forse anche prima) quel piccolo miracolo di devozione, amicizia, talento e artigianato artistico che tutta la regione conosce, visita e apprezza, domenica 15 dicembre, alle 15, proprio lì, nella parrocchiale di San Tommaso Apostolo, sarà presentato il prezioso volumetto che ne racconta la storia.
Scritto a più mani dagli eterni ragazzi del Presepe e corredato da una ricca serie di immagini, storiche e attuali, il libro ci accompagna in un lungo e affascinante cammino a tappe. Un mosaico di generazioni, volontariato, operosità, capacità, creatività, fede. Piccole grandi storie di un paese della Bassa, ma anche paradigmatiche di un “come eravamo” che ci manca molto, quegli ormai lontani anni fatti di attenzione per gli altri, di tenace spirito paesano e comunitario, plasmato da intelligenze ed energie felicemente unite attorno ad un unico e nobile obiettivo: testimoniare la visione del mondo che sa ritrovarsi con rispetto, stupore, devozione e gratitudine attorno alla capanna di Betlemme.

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Il Presepe animato di Perteole sarà visitabile, nei locali accanto alla parrocchiale (nella piazzetta da poco intitolata all’illustre musicista concittadino Tullio Pinat), dal 22 dicembre al 19 gennaio: domeniche e festivi dalle 10.30 alle 12 e dalle 14 alle 19; feriali (dal 23 dicembre al 4 gennaio) dalle 14 alle 19. Per comitive o gruppi numerosi è possibile concordare visite anche in giorni e orari diversi da quelli prestabiliti. Info: 349.0569736, 377.2827525 oppure 0431.998954; www.presepeperteole.it

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Una capanna che è diventata anche nostra. Sì, perché questo Presepe animato porta il nome di tanti perteolesi (tutti ricordati nel libro): dagli inizi subito dopo la Grande guerra di Ruben, Romeo e Bortul e dai primi rudimentali movimenti tra elettricità, acqua e umile meccanica fino al ritrovato stato di grazia e di pace dopo il secondo conflitto mondiale con la folta squadra guidata da Aldo, Mino, Gigjùt, Francesco e Ciso; e poi l’incontro e la sfida vincente con le nuove tecnologie che dal 1968 a oggi hanno aiutato Gianfranco, Mario, Gianpaolo, Gigi, Dante, Fabiano, Claudio, Giovanni, Mauro e tanti altri giovani a plasmare questo piccolo capolavoro di artigianato artistico.
Non sono mai stati soli, hanno sempre avuto al proprio fianco i parroci: don Francesco Spessot, don Giacomo Gregori, don Ennio Andreos, don Giampietro Facchinetti e don Flaviano Scarpin. E, attorno a tutti, l’affetto della gente che dalla vigilia di Natale e fino a metà gennaio li ha sempre premiati con una visita, con un complimento, con il sorriso silenzioso e stupito dei bambini. Del resto, come non rimanere ammirati di fronte alle centinaia di movimenti di statuine perfettamente e filologicamente vestite, di tanti personaggi intenti al lavoro e poi avviati a rendere omaggio al Bambino, all’alternarsi di giorno e notte con la perfetta ricostruzione (grazie a don Piero) del cielo stellato che si vedeva ai tempi di Gesù?
Tre epoche diverse, generazioni diverse si sono succedute, tanti cambiamenti hanno interessato il paese, il Friuli e il mondo. Eppure, in questo secolo (e forse più) il Presepe ha rappresentato per Perteole un punto fermo, una piccola stella fissa con cui orientarsi e ritrovarsi, stare di nuovo insieme, sognare e progettare insieme, imboccare insieme una strada più sicura. Magari mormorando a fior di labbra una breve e grata preghiera capace di riaccendere in tutti noi una luce antica che non tradisce.

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In copertina e all’interno immagini dello storico Presepe animato di Perteole riprodotto anche in una cartolina del 1931.

Tarcento, il Premio Epifania ha 70 anni: storico riconoscimento che rende merito ai talenti d’esempio per i giovani friulani

«Un Premio prestigioso per questa terra, perché riconosce da 70 anni il merito di chi con il proprio lavoro o la propria attività ha saputo conseguire risultati importanti partendo dai valori più profondi del Friuli: il senso di comunità, l’attaccamento alla propria terra e i talenti che hanno sempre consentito alla nostra gente di reagire alle difficoltà e di trasformare in eccellenze il lavoro e la passione». Lo ha detto l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, che ieri a Tarcento ha partecipato, in rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia, alla riunione del Comitato per il Premio Epifania in qualità di componente della Commissione che assegna gli annuali riconoscimenti.

Barbara Zilli

Tra i membri della Commissione che hanno preso parte ai lavori – oltre allo stesso rappresentante della Giunta Fedriga e al sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, che funge da presidente – il prorettore dell’Università degli studi di Udine Andrea Caffarelli, per l’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia Amos D’Antoni, l’assessore Federico Pirone per il Comune di Udine e il presidente della Società Filologica Friulana, Federico Vicario.
Come ha sottolineato l’assessore Zilli, l’opportunità offerta dal Premio è anche quella di dare ai giovani dei modelli virtuosi da seguire, soprattutto in un momento come quello attuale in cui i ragazzi hanno un compito importante per disegnare il futuro dei nostri territori e «guardare agli esempi di chi nella vita ha dimostrato di avere raggiunto grandi traguardi credendo in se stesso e mettendo a frutto il patrimonio lasciato dalla nostra storia può essere un valido aiuto – ha concluso – per crescere consapevoli e forti».

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In copertina, una stupenda panoramica di Tarcento con i ruderi del Castello di Coja fulcro delle celebrazioni epifaniche con l’accensione del famoso Pignarûl Grant.

(Foto Ulderica Da Pozzo)

Con quelle fotografie ingiallite un “viaggio” alla riscoperta di Nimis. E oggi in Biblioteca c’è Raffaella Cargnelutti

di Giuseppe Longo

NIMIS – Sarà Raffaella Cargnelutti, critica e storica d’arte, la nuova ospite della Biblioteca comunale di Nimis. L’incontro si terrà oggi, alle 19.30, nella sede di via Matteotti: nell’occasione, l’autrice tolmezzina racconterà la sua passione per la lettura e la scrittura dialogando con Adriana Stroili. Anche questo appuntamento fa parte del ricco programma di “Cultura in Festa” messo a punto per gli ultimi mesi dell’anno.

L’incontro dedicato alla vecchia Nimis.

L’incontro di questa sera segue quello di domenica quando – dopo l’intervento di Angelika Pfister, appassionata curatrice della Biblioteca – Sabrina Tonutti e Paolo Comuzzi, della Cooperativa culturale Varianti, hanno fatto il punto sul progetto volto alla realizzazione di un archivio fotografico del Novecento riguardante sia il capoluogo che le frazioni: “… e quelli di Nimis – Un viaggio nella Nimis di un secolo fa attraverso l’archivio di Antonio Grassi, archivi familiari e testimonianze d’oggi”, il titolo dell’originale iniziativa. Molti dei concittadini che ritenevano di avere nei propri album o cassetti qualche vecchia, ingiallita immagine interessante allo scopo hanno risposto alla Biblioteca con entusiasmo e generosità, fornendo anche commenti del materiale attraverso interviste mirate. E numerose di queste foto storiche sono state proiettate su uno schermo e commentate da parte del pubblico di una certa età, per cui anche chi scrive ha cercato di dare un suo contributo suscitando molto interesse fra gli ascoltatori più giovani. Come riguardo alla prima foto, risalente agli anni Trenta o addirittura Venti, che mostrava una partecipatissima rogazione, ma forse, a pensarci bene, anche processione, visto che tra due ali di folla si scorge un giovane monsignor Beniamino Alessio rivestito degli abiti prelatizi, come si usava soprattutto al “Perdon dal Rosari”, la prima domenica di ottobre quando c’è la grande festa mariana istituita nel ricordo della battaglia di Lepanto. Del pievano arrivato nel 1912 da Buja è stata proposta anche una rarissima foto del suo solenne ingresso nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, contenuta anche nel volume “Nimis un calvario nei secoli” di Bruno Fabretti. La folla del lunghissimo corteo superava il ponte sul Cornappo. E a tale riguardo ho ricordato la fiumana di gente e sacerdoti che, nel novembre 1962, vidi accompagnare la salma dell’anziano parroco dalla Chiesa matrice al Duomo ancora in costruzione dove, dinanzi a un altare improvvisato, officiò il cardinale Ildebrando Antoniutti: pre’ Benjamin, alla cui scuola il presule si era formato, fece infatti appena in tempo a vedere il suo discepolo prediletto elevato alla dignità della porpora da Papa Giovanni XXIII, dopo anni di illuminata attività diplomatica in mezzo mondo e la sua consacrazione ad arcivescovo ad appena 39 anni!

Raffaella Cargnelutti


Molto suggestive le immagini del ricordato Cornappo con le sue famose cascate – la “Scluse” e la “Fonde Nere” – create per alimentare due rogge le cui acque servivano per azionare mulini e battiferro. Ma del torrente che attraversa Nimis prima di sfociare nel Torre, alla Motta, sono state riproposte anche le foto della devastante alluvione del settembre 1991 – all’epoca ricoprivo la carica di sindaco – che spazzò via i due ponti come fossero fuscelli. È stato prontamente ricostruito soltanto quello che porta al campo sportivo, mentre quello di Borgo Valle è ancora sostituito da un guado.
Ha suscitato interesse anche la foto di oltre mezzo secolo fa riguardante un incontro dimostrativo degli innovativi razzi antigrandine, il cui uso almeno inizialmente abbastanza di successo venne superato a fine anni Settanta dalla protezione dei vigneti con le reti cosiddette “a grembiule”. Va annotato infatti, come ho ricordato, che in quegli anni la grandine distruttiva era molto più frequente di oggi, anche se la nostra epoca è ormai nota per i suoi grandi cambiamenti climatici.
Belle anche altre immagini come quella simpatica d’anteguerra che mostra, in piazza 29 Settembre, sotto un platano ancora giovane la baracchetta della “Pirissine” che vendeva bagigi, “colaz” e carrube. O quelle del vecchio “fogolâr” dell’Antica Osteria San Gervasio (“Daur de Glesie”) raccontato da Agostino Gori. Ma anche quelle che ritraggono Antonio Grassi “Pacjeck” – il cui lascito fotografico costituisce lo “zoccolo duro” dell’intero progetto – e del fratello Giovanni, noto come “mago di Nimis”. Entrambi erano calzolai, ma il primo svolse l’attività quasi interamente a Udine, dove le sue geniali intuizioni consentirono di realizzare anche una “soletta terapeutica” che fece storia nel benessere plantare. Infine, una incursione fotografica anche nelle frazioni, soprattutto a Cergneu e a Vallemontana, ha suggellato questo incontro volto a rivedere la Nimis di un tempo. Peccato che la serata sia passata così in fretta!

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In copertina, la preziosa fotografia che mostra l’arrivo alla Pieve di monsignor Beniamino Alessio nel 1912.

Lingua friulana, Aclif in assemblea a Udine: Franco D’Altilia (Palazzolo dello Stella) sarà il vice di Daniele Sergon

Un amministratore (assessore o consigliere comunale) delegato al multilinguismo e ai rapporti con l’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana in ognuno dei Comuni friulanofoni tra Friuli e Veneto orientale: l’Aclif – prossima a compiere nel 2025 il suo decennale e cresciuta da 55 iniziali fino al numero attuale di 149 Comuni aderenti – ha rilanciato con questa proposta la sua azione di tutela e promozione dell’identità culturale e linguistica friulana nei lavori assembleari che si son tenuti giovedì a Palazzo Belgrado a Udine.


Non solo: durante la riunione, guidata da Daniele Sergon, sindaco di Capriva, i Comuni hanno deciso all’unanimità l’allargamento del direttivo e votato il nuovo vicepresidente. Si tratta di Franco D’Altilia, sindaco di Palazzolo dello Stella, che ha ricevuto il testimone da Claudio Violino, già sindaco di Mereto di Tomba, al quale è stato tributato un caloroso ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni. Assieme a D’Altilia sono entrati nel direttivo anche Gabriele Bressan, sindaco di Pozzuolo, e Monica Feragotto consigliere comunale a Gemona. Si vanno ad aggiungere a Ornella Comuzzo (assessore a Tavagnacco), Alessandra Vanone (assessore a Tricesimo) ed Ester Filipuzzi (assessore a Spilimbergo), che sono state confermate.
«Un direttivo ampliato – ha commentato il presidente Sergon – per affrontare con ancora più energia gli impegni che ci attendono nell’anno del decennale. Ricordiamo sempre con orgoglio che la nostra Assemblea nasce dal basso, visto che non c’è nessuna imposizione ma sono i singoli Comuni a decidere l’adesione. Durante l’assemblea abbiamo percepito l’unità di un Friuli coeso pur nelle differenze territoriali, che esistono e sono la ricchezza stessa del Friuli, e che hanno tutte pari dignità all’interno dell’Aclif. E ancora una volta abbiamo sottolineato come il multilinguismo, che nella nostra piccola regione vede fianco a fianco friulano, sloveno, tedesco e italiano, sia la chiave per la conferma della nostra autonomia regionale ora e in futuro. Da qui ripartiamo con ancora più slancio, a fianco della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e delle altre istituzioni del mondo friulano».


Durante l’assemblea è stato approvato il bilancio 2024 e sono stati illustrati gli obiettivi per il 2025, tra i quali un rinnovato impegno per iniziative legate ai giovani anche attraverso il dialogo con le scuole, la collaborazione con le altre realtà istituzionali che operano per la tutela del friulano a partire da Arlef e Società Filologica Friulana, l’impegno per avere più lingua friulana in Rai e il grande appuntamento di Go2025 Nova Gorica Gorizia Capitale europea della cultura. Inoltre, è stato annunciato come il lavoro di traduzione delle notizie che ogni giorno compongono il telegiornale in friulano “Gnovis” di Telefriuli, contribuirà a “educare” in lingua friulana la nuova intelligenza artificiale di Google, grazie a un accordo con Arlef.
I lavori si erano aperti con il saluto dell’assessore alla cultura di Udine, Federico Angelo Pirone. Presenti anche il già presidente Aclif, Diego Navarria, e i rappresentanti di alcuni dei Comuni che hanno aderito recentemente all’Assemblea, tra cui Camino al Tagliamento, Cividale del Friuli, Manzano, Torreano e Pinzano al Tagliamento. Interventi in assemblea anche di Fabrizio Mattiussi (sindaco di Rivignano Teor), di Serena Gani (Camino al Tagliamento) e Maurizio Negro (Gorizia).
«Una grande emozione essere eletto vicepresidente” ha affermato Franco D’Altilia, che nel suo discorso in friulano ha ricordato come da giovane, lui originario della Puglia, abbia imparato con orgoglio questa lingua quando arrivò ancora adolescente in Friuli. E – ha aggiunto – grazie al presidente, al direttivo e all’assemblea che mi hanno dato fiducia. Le scuole saranno fondamentali per sensibilizzare sempre più le giovani generazioni nell’uso della lingua friulana».

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In copertina, il nuovo direttivo con il presidente Daniele Sergon e il vice Franco D’Altilia (primo a destra); all’interno, due immagini dell’assemblea riunita a Udine.

Marco di Moruzzo, l’ultimo Portabandiera del Patriarcato di Aquileia stasera in un docufilm su Rai Storia

Una vicenda che arriva dal Friuli e potrà essere conosciuta a livello nazionale, e non solo, grazie a una co-produzione Arlef e Artevideo. “Marcho. L’ultima bandiera”, in onda oggi, 31 ottobre, alle 21.10 su Rai Storia (canale 54 dt), all’interno della trasmissione “5000 anni e più. La lunga storia dell’umanità”, porterà nelle case degli italiani un evento rimasto celato per 500 anni e tornato alla luce solo nel recente passato, nel 1986, durante un restauro, grazie a una lettera rinvenuta tra le pagine di un libro, conservato su uno scaffale della casa-forte Brunelde, a Fagagna. La storia è quella di Marco di Moruzzo, l’ultimo Portabandiera dello Stato patriarcale di Aquileia, l’unico nobile che si è opposto all’invasione di Venezia, attorno al 1420.
L’annuncio è stato dato nella sede udinese della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, presenti Pierpaolo Roberti, assessore regionale alle Autonomie locali; Giorgio Zanchini, conduttore della trasmissione Rai Storia nel cui ambito è programmato il film; Eros Cisilino, presidente dell’Agenzia regionale per la lingua friulana; William Cisilino, direttore dell’Arlef; Claudio Zorzenon, amministratore delegato di Arte Video; e Marco Fabbro, regista.


La produzione Arlef e Arte Video, realizzata con il contributo di Friuli Venezia Giulia Film Commission e del Fondo per l’audiovisivo del Fvg, si distingue per l’accuratezza nella ricerca filologica di ogni dettaglio, dai costumi ai luoghi, passando per il contesto storico. Un elemento che restituisce al pubblico un prodotto di grande qualità anche grazie agli approfondimenti storici del professor Franco Cardini, volto noto del piccolo schermo, medievalista di fama oltre che prolifico saggista, e di Alberto Travain, autore e curatore di vari saggi sulla figura di Marcho; Flavia Maria De Vitt, docente di Storia medioevale all’Università degli Studi di Udine; William Cisilino, direttore dell’Arlef; Gianfranco Ellero, autore di numerose monografie sulla storia del Friuli.
Protagonista della pellicola è un bravissimo Paolo Mutti nel ruolo di Marcho, affiancato da Aida Talliente nel ruolo della moglie Caterina Arcoloniani, Fabiano Fantini che interpreta Pileo, padre di Marcho, Alessandro Mistichelli nel ruolo di Rizzardo d’Arcano, Lorenzo Acquaviva nel ruolo del Doge Mocenigo e Paolo Fagiolo nel ruolo del Capitano veneziano.
L’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, impossibilitato a essere presente, è intervenuto in un video, ricordando la ricca storia del Friuli e sottolineando come «questo docufilm rappresenta un altro pezzo importante della nostra storia, quella con la “s” maiuscola, quella che crea spirito e identità di un popolo e in questo caso di una regione importante come il Friuli Venezia Giulia. Quindi vi ringrazio per questa iniziativa, che non soltanto promuove la lingua friulana – come è giusto che sia, e già questo è un fatto lodevole – ma anche perché racconta quelle che sono le radici di una regione composita, formata da diverse esperienze, da diversi tratti identitari, uno dei quali, fondamentale e importantissimo per il nostro territorio, è proprio quello raccontato in questo docufilm».
«Il docufilm è stata l’occasione per scoprire aspetti poco conosciuti e molto affascinanti della storia del Friuli. Ci ha colpito in particolare la vicenda di Marco di Moruzzo, un nobile che da solo ha provato a opporsi a Venezia e a conservare l’autonomia. Così come molto ci hanno colpito l’accuratezza delle ricostruzioni e anche la qualità degli studiosi interpellati. Tra questi, un amico di Rai Storia come Franco Cardini. Grazie per l’occasione che ci avete offerto», ha sottolineato in un videomessaggio Giorgio Zanchini, conduttore, su Rai Storia, di “5000 anni e più. La lunga storia dell’umanità”.


«Il Friuli è una vera e propria “terra d’Europa”, una Heimat dai caratteri socio-antropostorici molto vari, ma al tempo stesso ben delineati all’interno del Grossvaterland europeo: il fatto che il Friuli, come alcuni sostengano, “non sia mai stato propriamente e totalmente italiano” (e che nella sua cultura sopravvivano aspetti anche prelatini e pregermanici se non addirittura preindoeuropei) è a mio avviso un preziosissimo “valore aggiunto”. Le “terre di confine” sono sovente caratterizzate da una storia turbolenta, ma proprio questo le rende più vive e più affascinanti. A chi giudica ciò un fattore di “pericolo per l’identità” bisogna rispondere che le identità dispongono di una dinamica propria a ciascuna di esse: e proprio questo le rende più ricche e flessibili» è il commento giunto dal professor Franco Cardini.
«È un’opera cinematografica che sottolinea l’importanza della nostra identità millenaria, mettendo in evidenza un periodo storico complesso e cruciale per il nostro Friuli. La lingua friulana, con la quale si esprimono i protagonisti della vicenda narrata, sottolinea una connotazione geopolitica di evidente singolarità nel panorama europeo. Il film è un importante veicolo di conoscenza, non solo per i friulani, ma anche per quanti hanno l’interesse e la curiosità di approfondire queste vicende. Un’opera come questa, nata da una scoperta fortuita quanto eccezionale, è essenziale per comprendere la storia del Friuli e l’evoluzione del popolo friulano che pervicacemente ha tramandato la sua identità nei secoli», ha affermato Eros Cisilino, presidente dell’Arlef.
«In uno degli esergo del suo libro “Storia dei Friulani”, Pier Silverio Leicht osserva che la storia del Friuli raramente assume i tratti di una storia esclusivamente locale, risultando invece quasi sempre intrecciata con eventi significativi della storia europea. Ciò, poiché il Friuli è una terra di confine addirittura su tre lati: a ovest col mondo tosco-veneto, a nord con i popoli germanici, e a est con gli slavi. Non sorprende, quindi, sia stata oggetto di contesa, come ai tempi di Marco, per la sua posizione geografica. In ogni caso, la vicenda del Portabandiera di Moruzzo, stagliata sul finire del potere temporale del Patriarcato di Aquileia, è un unicum nella nostra storia, ed ha una grande valenza insieme civile e umana. Ma è quest’ultimo aspetto che fa diventare Marco un “eroe sconfitto” di carattere universale», ha aggiunto infine William Cisilino, direttore dell’Arlef.
Particolare soddisfazione è stata espressa da Claudio Zorzenon, amministratore delegato di Arte Video: «Siamo entusiasti di annunciare il nostro primo docufilm storico, una pagina affascinante della storia friulana che grazie anche all’aiuto degli storici cerchiamo di portare alla luce. Questa esperienza è stata straordinaria e ci ha riempito di soddisfazione vedere come la nostra visione sia diventata realtà. Un riconoscimento speciale va ai nostri partner produttivi dell’Arlef e ai sostenitori del progetto come Film Commission Fvg e Fondo Audiovisivo Fvg, la cui fiducia è stata fondamentale». Un sogno che prende forma per il regista Marco Fabbro: «Realizzare un docufilm ambientato nel Medioevo è sempre stato uno dei miei sogni nel cassetto. Da bambino, il primo film di finzione che ho visto è stato Braveheart, e l’impatto che ha avuto su di me è stato straordinario. In fondo, il nostro Marcho ricorda un po’ la figura di William Wallace. Desidero esprimere un sincero ringraziamento ai produttori, al mio co-sceneggiatore, al team di storici, al cast, ai rievocatori medievali e alla troupe: ognuno ha dato il massimo, mettendo cuore, talento e professionalità in questo progetto».
Dopo la messa in onda su Rai Storia, “Marcho. L’ultima bandiera” sarà disponibile anche su Rai Play. Il film è stato girato in otto diverse location del Friuli e sono state oltre duecento le persone coinvolte nella sua realizzazione: quattro storici, trentatré gli attori, cui si sommano una sessantina di comparse, tra cui anche due neonati, e altrettanti rievocatori. Lo staff, di troupe e post-produzione, era composto da 40 persone. La pellicola gode della certificazione Green Film, a garanzia della sostenibilità ambientale della produzione.

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In copertina, Marco di Moruzzo nel docufilm in programma oggi (Foto C. Zorzenon); all’interno, tutti i protagonisti.

Con l’apprezzamento del Club per l’Unesco di Udine.

Italia, Austria, Slovenia e Cina uniti dalla fisarmonica sabato sera a Tarcento

Fisarmonicisti dal Friuli, dall’Austria, dalla Slovenia e dalla Cina insieme per la nona edizione di “Uniti dalla fisarmonica”, sabato 2 novembre con inizio alle ore 20.30, nella Sala Margherita di Tarcento. Un appuntamento ad ingresso libero che ogni anno attira l’interesse di tantissimi amanti dello strumento a mantice, sostenuto dal Comune di Tarcento e da Prima Cassa Credito Cooperativo Fvg, promosso dal Gruppo Fisarmonicisti di Tarcento che con l’ensemble Flocco Fiori, diretto dal fisarmonicista e compositore Massimo Pividori, porta ad ogni edizione concertisti di livello internazionale provenienti dalle più diverse località del mondo. La rosa degli ospiti di sabato prossimo, per una serata condotta da musicologo Alessio Screm, è composta dalla fisorchestra di Leibnitz “Revapo”, fondata dal direttore artistico Walter Bigler e diretta da Žan Trobas, formazione che si esibirà alternandosi ad un duo sloveno capitanato ancora da Trobas con brani dal repertorio di Bach, Dvorak, Jenkins, Piazzolla, Jekic, oltre ad un medley con la partecipazione della cantante Sandra Čepin.

La fisorchestra di Leibnitz.


Particolarmente attesa è la presenza della giovane fisarmonicista originaria dalla Cina, Wei Duan, la cui carriera di studi, iniziata con i maestri Liu Yong Yuan e Xie Yan, l’ha portata a conseguire la laurea al Conservatorio Tartini di Trieste sotto la guida di Corrado Rojac ed a perfezionarsi con docenti di fama internazionale come Friedrich Lips, Viatcheslav Semionov, Elsbeth Moser, Primoz Parovel, Borut Zagoranski, Janne Rattya, Raimondas Sviackevicius, Hans Mayer e Boris Lenk. Eseguirà dal repertorio contemporaneo cinese “Paintings of Bashu”, una suite di Huang Huwei che prende a prestito temi dal patrimonio popolare orientale, e “Jasmine Flower” nelle rivisitazioni di Wu Yan, il “canto antico del gelsomino”, come viene definito, divenuto patrimonio dell’umanità Unesco. A fare gli onori di casa l’Ensemble Flocco Fiori di Tarcento che eseguirà, nelle trascrizioni per fisarmonica, l’Allegro con brio dalla “Sinfonia n. 25 in sol minore” di Mozart, una dedica ad Ennio Morricone da “C’era una volta il west” e “L’uomo e l’armonica”, oltre che brani scelti dalla colonna sonora di “Mission impossible” di Danny Elfman, chiudendo con la trascrizione di Massimo Pividori dall’“Inverno” di Vivaldi.
Dopo la partecipazione negli scorsi anni di nomi importanti del professionismo fisarmonicistico, come Viatcheslav Semionov e Lev Lavrov dalla Russia, Peter e Mady Soave, Mary Tokarski, Joe Cairo, Joey Miskulin, Eddie Monteiro dagli Stati Uniti, Petar Marić dalla Serbia, Adolfo Del Cont ed il duo Folksongs dall’Italia, con gli invitati di quest’anno la kermesse tarcentina stringe un forte legame con le terre ed i patrimoni confinanti, oltre che con il lontano oriente, tutti uniti dalla fisarmonica.

I fisarmonicisti di Tarcento.

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In copertina, la giovane fisarmonicista originaria dalla Cina Wei Duan,

Trasaghis, l’omaggio di Dino Persello a Ottavio Bottecchia asso del ciclismo che quasi un secolo fa incontrò la morte su una polverosa strada di Peonis

(g.l.) Dino Persello ha la passione del ciclismo nel sangue. L’ha assorbita dal padre e poi l’ha alimentata per tutta la vita. Un amore così grande che lo riversa ogni anno, anche nel suo fare teatro, quando in Friuli arriva, sempre attesissimo, il Giro d’Italia. E ora lo fa per onorare un grande del ciclismo tricolore, ma non il ciclismo d’oggi bensì quello degli albori, scritto con caratteri aurei nella storia dello sport con la bicicletta. Lo fa per rendere omaggio a Ottavio Bottecchia, in una località rimasta emblematica nella vita – ma in questo caso della morte – del campione.

Ottavio Bottecchia ciclista nella leggenda.

Sarà così una “prima assoluta” quella voluta dal sindaco di Trasaghis, Stefania Pisu, per la serata di domani, 26 ottobre, nella sala consiliare del Comune della Val del Lago, dove alle 20.30 sarà protagonista proprio l’artista sandanielese, originario di Dignano in riva a quel Tagliamento che lambisce anche questo territorio. Infatti, quasi un secolo fa (1927), a Peonis a poca distanza dal capoluogo, si consumava l’ultimo atto della vita di Bottecchia, da qualche anno il più forte ciclista del mondo!
«Ottavio di nome, ottavo di otto fratelli, chi dice muratore, chi dice carrettiere veneto-friulano, che esattamente un secolo fa (1924-1925) – racconta Persello -, si prese due Tour de France, comportandosi proprio come fa un contadino astuto, con la ragazza che vuole sposare, facendole una corte aspra e rude, dimenticando ogni cosa pur di conquistarla! Nel ’24, addirittura, corse in maglia gialla tutte le tappe, primo a domare le mulattiere di quel Tour. “Perseverai, resistetti, soprattutto… volli” disse dopo quelle vittorie. “Bottecchia Ottavio: A vae mi – O voi jo – Vado io” era il curioso avvertimento con cui il campione informava il gruppo, che sarebbe andato in fuga, e che rappresenta il titolo della mia rappresentazione».
Sarà, dunque, l’attore-autore e regista friulano, con la grande passione per il ciclismo, a presentare questo racconto emozionale teatral-musicale, accompagnato al pianoforte dal maestro Teo Luca Rossi e dal tenore, sempre applauditissimo nelle operette che interpreta, Andrea Binetti. «Raccontare di Ottavio Bottecchia – spiega Dino Persello – non sarà per niente semplice, tanti e profondi sono stati i momenti della sua pur breve esistenza. Ce l’ho messa tutta, la ricerca mi ha regalato enormi emozioni che non potranno fare altro che tradursi in un evento che contaminerà spiritualmente chi presenzierà a questo curioso e suggestivo racconto».
Ancora Persello: «Ho volutamente evitato, costruendo questo lavoro, di entrare nelle vicissitudini e nei dettagli dell’incidente di Peonis del 3 giugno 1927, secondo me eccessivamente romanzato da alcuni addetti ai lavori. Ho la mia idea, me la tengo, perché mi dà serenità. Allo stesso tempo e, senza presunzione, sono certo che a fine serata avremo tutti amato, di Ottavio Bottecchia, la sua maglia gialla, la sua maschera di fango secco, che si screpolava ad ogni sorriso, le sue ciglia bianche, le sue labbra grigie, le sue mani nere, i suoi polpacci scorticati, i suoi muscoli che erano come un cordame corroso dal sale di un galeone, di un museo del mare… la sua umanità e generosità fuori dal comune».

Teo Luca Rossi e Andrea Binetti

Dino Persello

«Un forte sostegno – conclude Dino Persello – mi verrà dato dall’elegante accompagnamento musicale dal maestro di pianoforte Teo Luca Rossi e dal tenore Andrea Binetti che, con le loro appropriate e suggestive interpretazioni, consentiranno al mio respiro delle preziose pause rigeneratrici». Che cosa aspettarsi, dunque? Senza dubbio un evento originale, profondo, intimo. La riscoperta di un grande personaggio che ha scritto la storia del ciclismo italiano. Proprio a Trasaghis, nella terra che ha pianto la sua prematura scomparsa.

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In copertina, Ottavio Bottecchia su una polverosa e dissestata strada di montagna. Alla sua epoca l’asfalto non esisteva…

Raccontare il Friuli con il mosaico: da oggi dieci opere di William Bertoia esposte a Parigi con Efasce Pordenone

“La mosaïque du Friûl à Paris – Raccontare il Friuli attraverso il mosaico”: oggi e domani le opere del maestro mosaicista William Bertoia, originario di Valvasone Arzene, saranno protagoniste nella capitale francese. A rendere possibile questo prezioso momento d’incontro grazie all’arte sarà l’Efasce – Pordenonesi nel Mondo che nel contesto della mostra di Bertoia ha organizzato anche un convegno, dei laboratori di mosaico e un incontro con i corregionali che vivono e lavorano in Francia. Sostengono il progetto la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Friuli. La mostra si terrà nella Librairie Italienne Tour de Babel, specializzata in volumi di autori italiani, situata in Rue du Roi de Sicile. Sarà visitabile fino al 10 novembre
«Un’iniziativa – afferma il presidente di Efasce, Gino Gregoris, assieme alla vicepresidente Luisa Forte che sta seguendo nel dettaglio il progetto – che ci rende particolarmente orgogliosi, visto che non solo il mosaico è una delle grandi eccellenze del Friuli Venezia Giulia ma è anche stato protagonista della storia dell’emigrazione friulana. Proprio Parigi è stata infatti una delle mete più illustri, con le sue committenze destinate a importanti luoghi pubblici e grandi palazzi privati. E poter fare questo omaggio alla nostra storia grazie alla collaborazione con un grande artista come William Bertoia rende ancora più importante questo momento in cui promuoveremo la cultura friulana e ovviamente quella italiana a Parigi, incontrando al contempo i nostri corregionali che là vivono e lavorano».
Al centro della mostra 10 opere – le quali sono sia riproduzioni di importanti quadri che reinterpretazioni o nuove creazioni – tutte realizzate totalmente in mosaico da parte di Bertoia. Si tratta di una serie di lavori che Bertoia ha intrapreso al momento della pensione, dopo aver dato vita durante la sua carriera a stupendi mosaici in Italia e all’Estero con la ditta Friul Mosaic di San Martino al Tagliamento, fino al capolavoro della cupola di Nostra Signora di Aparecida, il più grande Santuario mariano del mondo che si trova nello Stato di San Paolo in Brasile. Inoltre, Bertoia è autore di diversi libri, romanzi e saggi tra cui “Meraviglie del Mosaico – viaggio nella storia dell’arte musiva”. Impegnato da anni in varie forme di volontariato, ha avviato gratuitamente all’arte del mosaico numerosi giovani in Sud America.

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In copertina, il maestro mosaicista William Bertoia protagonista a Parigi.