In Fvg il ciclone Fedriga spazza via anche le Stelle

di Giuseppe Longo
Il vento politico è dunque cambiato in Friuli Venezia Giulia ed è stato così forte che ha scatenato il ciclone chiamato Fedriga che ha travolto il Partito democratico, spedendolo dopo cinque anni all’opposizione, ed ha spazzato via perfino le Stelle. Cinque per l’esattezza.
Massimiliano Fedriga, 37 anni, leghista da 23, veronese di nascita ma triestino d’adozione, è così il nuovo presidente della Giunta regionale e ha già collezionato due record: non solo è il più giovane governatore nella storia della Regione, ma è anche quello che ha vinto, anzi stravinto, in un modo mai visto:
.
57 % !!
.
Con il 35 % della Lega
(nel 2013 aveva poco più dell’8 % ) che sommato al 12 % di Forza Italia, al 6 % abbondante di Progetto Fvg, al 5,5 % di Fratelli d’Italia e al 4 % di Autonomia responsabile dà la bellezza di quasi il 63 % , superando addirittura di tre punti il premio di maggioranza.
.
Ventotto ( 28 ) i seggi conquistati.
.
E pensare che c’è stato un calo di votanti di ben il 25 per cento rispetto alle politiche del 4 marzo, non arrivando neppure al 50.
Se ci fosse stata pari affluenza non oso neanche pensare quanto avrebbe totalizzato Fedriga, sulla cui vittoria comunque non c’erano dubbi.
Numeri da capogiro, percentuali – macché bulgare che lo sono già – tipo Putin, che un mese e mezzo fa è stato rieletto con il 77 per cento.
E tutto ciò dimostra ancora una volta che questo era il candidato giusto – la base leghista l’aveva chiesto schierando addirittura i trattori davanti alla sede di Reana, presente Matteo Salvini – e che nessun altro avrebbe fatto questo strabiliante bottino.
L’onorevole Fedriga, mantenendo il trend del 4 marzo, anzi migliorandolo notevolmente, ha così archiviato la gestione di Debora Serracchiani, stoppando il pordenonese Sergio Bolzonello, vicepresidente uscente, a poco meno del 27 per cento (30 punti di distacco), con il Pd che ha preso il 18 % contro il 20 delle politiche e quasi il 27 di cinque anni fa, quando la Serracchiani vinse per una manciata di voti (poco più del 39 per cento) rispetto a Renzo Tondo.
E i Cinque stelle? Praticamente scomparsi nel panorama regionale del voto: Alessandro Fraleoni Morgera ha collezionato neanche il 12 % , mentre il movimento di Grillo ha racimolato appena il 7 perdendo più di 17 punti dalle elezioni politiche, mentre nel 2013 aveva quasi il 14 per cento.
Sbagliato il candidato o già perdita di credibilità del partito a gestione Di Maio?
Probabilmente entrambe.
..
Infine, Sergio Cecotti con il suo Patto per l’autonomia ha preso il 4 %.
L’ex sindaco di Udine, leghista della prima ora, e già presidente della Regione non ha convinto più di tanto gli elettori.
Come dire che il rimettersi in gioco dopo una lunga assenza dalle scene è rischioso, nonostante le indubbie qualità del candidato.
E ora a Roma?
A parte una postilla che ancora ci riguarda – a occupare il seggio alla Camera lasciato vuoto da Fedriga sarà la tolmezzina Aurelia Bubisutti -, sarà tutto da vedere quale influenza avrà il voto Fvg nelle trattative per il governo che non vuole proprio nascere.
L’effetto Ohio è indubbio e non potrà essere sottovalutato.
E Salvini con il Centrodestra ha tutta l’intenzione di sfruttare quanto abbondantemente raccolto a Nordest e di farlo pesare il più possibile.
Di Maio si è affrettato a chiedere nuove elezioni fin da giugno (però se la discesa continua…), ma il Quirinale gli ha già risposto per le rime con un bel no.
Staremo a vedere cosa partorirà questa convulsa settimana.
Giovedì ci sarà la direzione nazionale di un Pd ormai a pezzi e l’accordo con i grillini pare definitivamente sfumato dopo il niet anticipato in tv da Matteo Renzi.
Per cui anche questo forno, dopo quello con la Lega, appare inesorabilmente spento.
E venerdì dovrebbe parlare il presidente Mattarella.
Cosa ci dirà il capo dello Stato?
Sicuramente qualcosa di molto importante.
Ma non avventuriamoci in previsioni più o meno azzardate.
Meglio attendere ancora un po’.

Fvg alle urne. E al… mare

di Giuseppe Longo

E così è arrivato il tanto atteso 29 aprile che porta alle urne anche i cittadini del Friuli Venezia Giulia per rinnovare il Consiglio regionale e scegliere il nuovo presidente della Giunta, quello che ormai si preferisce chiamare, pur impropriamente, governatore.
Doppio voto, poi, per i cittadini di 19 Comuni – soltanto Udine e Sacile con più di 15 mila residenti – chiamati a eleggere i nuovi Sindaci e relativi Consigli municipali. Per la prima volta l’assemblea regionale sarà votata anche dagli abitanti di Sappada dopo il loro passaggio dal Veneto al Fvg.
Ma mentre tralasciamo per brevità i candidati alle pur importanti consultazioni comunali, ricordiamo i quattro aspiranti alla poltrona più prestigiosa di piazza Unità d’Italia, a Trieste: Sergio Bolzonello (Centrosinistra), Sergio Cecotti (Patto per l’autonomia), Massimiliano Fedriga (Centrodestra) e Alessandro Fraleoni Morgera (Cinque stelle).
Una convocazione ai seggi in un momento particolare che potrebbe riservare delle sorprese in fatto di affluenza. Questa domenica è infatti collocata tra due feste civili (25 Aprile e I Maggio), in un arco di tempo che su sette giorni ben quattro sono festivi o semi. Insomma, una sorta di maxi-ponte che sicuramente ha incoraggiato molti anche nella nostra regione a prendersi un periodo di relax, abbastanza lungo per una rigenerante vacanza o per un bel viaggetto, tanto che chi è partito di certo non interrompe la vacanza per tornare a votare. E chi non è andato lontano difficilmente, grazie al bellissimo tempo quasi estivo, rinuncia a una giornata al mare o in montagna. E se non è andato al seggio prima di partire, è tutto da vedere se ne avrà voglia quando rientrerà a tarda sera. Anche se comunque le urne sono aperte fino alle 23: ormai il lusso, tutto italiano, di votare anche il lunedì è un ricordo.
A ogni modo, vada come vada, questa chiamata al voto in Friuli Venezia Giulia conclude finalmente la tornata elettorale di fine inverno – primavera (almeno così si spera…), dandoci almeno una tregua in quella campagna elettorale martellante ormai diventata perenne. E il risultato che conosceremo nel dettaglio domani non potrà non avere un significato a livello nazionale, dove tutti attendono con impazienza e interesse le decisioni dell’assemblea nazionale del Pd rinviata al 3 maggio per vedere se approverà l’apertura a un’intesa con i pentastellati (ma si parla già anche di referendum fra gli iscritti), dopo che quella con la Lega è naufragata.
La parola quindi al Friuli Venezia Giulia. Non mi addentro in pur facili previsioni, visto il silenzio imposto nella giornata del voto. Ma domenica scorsa avevo detto, credo opportunamente, che l’Ohio più che in Molise – che comunque ha dato risultati molto interessanti – è proprio qui, sia per il numero di elettori (oltre un milione e 100 mila) sia per l’importanza di una Regione pur piccola ma che è al centro dell’Europa e dei traffici internazionali. Staremo dunque a vedere. Per ora chiudo qui e vado a votare.

Aspettando il Fvg…

di Giuseppe Longo
 –
Macché passo indietro o di lato! Non se ne parla nemmeno. Silvio Berlusconi si è  ripreso tutta la scena e in pratica ha ribadito, come se ce ne fosse stato bisogno, che il leader del Centrodestra è lui e soltanto lui. Lo ha dimostrato chiaramente con lo show di giovedì pomeriggio dinanzi alla famosa porta del Quirinale quando ha concesso a Matteo Salvini di leggere per conto della coalizione la nota concordata e meditata parola per parola, ma enumerando con le dita i punti del programma citati dal leader leghista come fa il maestro con l’alunno quasi per aiutarlo a ricordarli. E poi, botta finale, fatti uscire Salvini e Giorgia Meloni, e presi i microfoni con le mani, assestare una micidiale legnata – anche quella sicuramente studiata – ai grillini, senza nominarli, come a dire che questo matrimonio – tra Lega e M5S – non s’ha da fare, rispolverando la famosa ammonizione di manzoniana memoria. E lo ha ribadito anche ieri: nel 1994 sono sceso in campo per combattere i comunisti, oggi sono tornato (pur a mezzo servizio per la nota incandidabilità) per sbarrare il passo ai pentastellati che li vede come fumo negli occhi. È chiaro che l’uomo di Arcore punta a un governo del Centrodestra cercando i voti in Parlamento, tramite quel mercato delle vacche cui facevo cenno già all’indomani delle elezioni. Senza trascurare, nel contempo, la possibilità di una riedizione del Patto del Nazareno con Matteo Renzi che si muove dietro le quinte, in attesa dell’assemblea nazionale del Pd, la quale dovrebbe confermare Maurizio Martina alla guida dei dem gravemente penalizzati dal voto.
Quindi una difformità totale di vedute tra il Cavaliere e Salvini, emersa anche nella differenziazione sulla crisi siriana e quindi sul ruolo dell’Italia nella delicata vicenda internazionale.
E allora come andrà a finire questa estenuante partita per la formazione del nuovo governo?
Sono passati esattamente quaranta giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo e non c’è ancora uno straccio di accordo, tanto che ha dovuto prenderne atto anche il capo dello Stato nel secondo giro di consultazioni praticamente andato a vuoto, ma non, appunto, senza dire come la pensano Forza Italia e soprattutto Berlusconi sull’intesa in itinere fra Salvini e Luigi Di Maio.
Ora è facile prevedere che Sergio Mattarella non concederà una terza consultazione – offrendo nuovi, esilaranti spunti all’ottimo Crozza -, ma tentando di stringere i tempi affiderà probabilmente un incarico esplorativo istituzionale (Fico, Casellati?), sebbene c’è già chi ipotizza un “governo del Presidente” per poter uscire dall’impasse. E il tutto, pare di capire, farà dilatare ulteriormente i tempi di attesa, tanto che le alchimie per l’esecutivo chiamato a raccogliere il testimone di Paolo Gentiloni si  incroceranno inevitabilmente con le ormai imminenti elezioni regionali: prima con quelle molisane di domenica prossima e poi con quelle nostrane del 29 aprile.
Un test, quello del Friuli Venezia Giulia, molto atteso non solo per il numero di elettori e per l’importante ruolo della Regione al centro dell’Europa soprattutto grazie al rilancio di Trieste e del suo porto pieno di traffici, ma in modo particolare dal punto di vista politico d’incasso immediato.
In altre parole, Salvini ha bisogno di confermare e possibilmente rafforzare la sua presenza già preminente nel Centrodestra. E con la candidatura di Massimiliano Fedriga per il dopo-Serracchiani questo obiettivo dovrebbe essere a portata di mano.
 .
contributo originale di  Giuseppe Longo
.

Il leader della Lega a Vinitaly: “Nessun incontro e non l’ho sentito”. Il capo politico del M5s: “Nostra proposta anche al Pd, serve senso pratico”

foto tratta da :  http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/salvini-di-maio-botta-risposta/

Olimpiadi sulle Dolomiti: anche il Friuli è entusiasta

di Giuseppe Longo
Cortina con le sue meravigliose Dolomiti, patrimonio Unesco dell’umanità, crede sempre più al progetto Olimpiadi invernali 2026 e aspira a ricoprire nuovamente quel ruolo di capitale dei Giochi che ebbe nel 1956.

Stanno infatti per scadere proprio in questi giorni i termini per la manifestazione d’interesse da inviare al Coni e il presidente del Veneto, Luca Zaia, è sempre più determinato a raggiungere l’ambizioso obiettivo in contrapposizione a Torino e Milano, avendo incassato anche l’appoggio del Trentino Alto Adige. Ma il progetto si allargherebbe anche alle Dolomiti friulane e agli altri poli sciistici della nostra regione, dalla quale, per bocca di Federalberghi – con la presidente Paola Schneider -, è stata subito espressa un’entusiastica adesione, appena appreso della sfida lanciata dallo stesso  Zaia alle altre località che intendono candidarsi.

“È confortante constatare – riferisce al riguardo una nota della Regione Veneto – come importanti categorie economiche del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e delle Province autonome di Trento e Bolzano abbiano reagito all’unisono, come un sol uomo, alla volontà di avanzare la nostra candidatura per le Olimpiadi invernali del 2026”. “Il coordinamento degli albergatori dei quattro territori deciso oggi – prosegue il governatore di Venezia riferendosi all’incontro che due settimane fa si era tenuto a Roma – risponde proprio a quell’ idea di “Olimpiade a impatto zero” che è l’idea fondante e la cifra identificativa della proposta di candidare la corona dolomitica. Chi meglio degli albergatori, titolari di una ramificata ed efficiente area ricettiva, può interpretare al meglio l’idea di una Olimpiade “diffusa, cioè di una Olimpiade che non necessita di “mostri” in cemento o di mega-strutture, ma semplicemente mette a disposizione di squadre, delegazioni internazionali e grande pubblico quegli impianti e quelle infrastrutture di cui è già ricco un territorio a vocazione turistica internazionale?”. “Ringrazio dunque la Federazione degli albergatori dei quattro territori e i loro rappresentanti” conclude Zaia, pensando a cosa potrebbe rappresentare per questo splendido angolo a Nordest il ritorno dopo 70 anni delle Olimpiadi invernali.
Per ora l’importante è crederci, poi si vedrà perché la decisione non spetta certamente ai territori che intendono candidarsi ma agli organi preposti, i quali però hanno già sottolineato come sia importante attendere anche la formazione del nuovo governo. E pure per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia sarà determinante l’appoggio che potrà essere espresso dalla Giunta regionale che uscirà dalle elezioni del 29 aprile.
 .
Cortina 1956 Olimpiadi Invernali

La partita più difficile

di Giuseppe Longo
Macché vacanze di Pasqua! Per la politica italiana questa sarà una settimana di intenso lavoro per cercare un’intesa in vista dell’avvio delle consultazioni che il capo dello Stato sembra intenzionato ad aprire il 3 aprile, appena passate le festività.
Concluse rapidamente – di certo prima di quanto ci si potesse aspettare – le operazioni per la elezione di vertici istituzionali di Camera e Senato, con l’assegnazione delle cariche, come da copione, rispettivamente a Cinque stelle e a Forza Italia, ma con nomi diversi da quelli inizialmente messi in campo, comincia ora la partita più difficile, quella per il governo sostenuto da una solida maggioranza parlamentare.
Vista l’intesa tra Salvini e Di Maio, con il primo che ha praticamente imposto a Berlusconi – con una spaccatura nel Centrodestra ricucitasi con i tempi di un temporale estivo – il ritiro di Romani sul quale pesava il veto dei grillini per la nota vicenda del telefonino di tanti anni fa, adesso il dialogo tra le due forze uscite vittoriose dalle consultazioni del 4 marzo, ma senza i numeri per governare, si farà più serrato al fine di poter proporre al presidente Mattarella una soluzione per dare vita al nuovo esecutivo. Le indicazioni finora emerse lasciano intravvedere la ricerca di un’intesa appunto fra Lega e M5S, anche se non sarà facile.
Matteo Salvini, nella sua veste di pigliatutto come stanno a dimostrare anche i blitz in Friuli Venezia Giulia con Massimiliano Fedriga candidato alla Regione e Pietro Fontanini al Comune di Udine (facendo fare un passo indietro a Renzo Tondo e a Enrico Bertossi), si è già prenotato per il posto di premier, al quale però è fortemente interessato anche Di Maio, visto che il suo è il primo partito. Tanto che quest’ultimo si è affrettato a dire che l’intesa raggiunta per le due Camere non è automaticamente trasferibile sul piano delle trattative per il governo. Poi c’è la questione dei programmi non sempre convergenti, tutt’altro, sebbene i due partiti fossero entrambi all’opposizione dei governi espressi dal Centrosinistra.
Una partita quindi a due, considerato che il Pd pesantemente sconfitto ha deciso di stare fuori dai giochi rimanendo alla finestra e mettendo alla prova delle responsabilità governative le forze premiate dagli elettori.
Ed è probabilmente quello che a Maurizio Martina in questa fase conviene di più.
Questo è dunque lo scenario che si apre in questa settimana cruciale, di passione non solo per i credenti.
Cosa troveremo domenica nell’uovo di Pasqua? Chissà, è presto per dirlo. Probabilmente una situazione più chiara tra le forze e i soggetti in campo, che eviterà di presentarsi da Mattarella a mani vuote.
Ma spetterà soltanto all’uomo del Colle valutare le proposte e designare il premier incaricato: Salvini o Di Maio? Vedremo, forse anche nessuno dei due.
Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana (Foto tratta da quirinale.it)