Malignani superstar con due startup (green e tecnologica)

Malignani superstar. Al termine di una finale per la prima volta interamente digitale e interregionale, che ha coinvolto Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna, ben due su tre dei progetti vincitori sono stati quelli dell’Istituto di Udine: i vincitori del premio regionale Migliore Impresa JA di Impresa in azione sono andati a LeafLife e Comphouse, due startup a vocazione green e tecnologica create nell’ambito del programma di educazione all’imprenditorialità di Junior Achievement Italia. Che, nonostante l’emergenza Covid-19, non si è mai fermato, come la collaborazione con Cciaa di Pordenone-Udine, che ne condivide i valori, sostenendo i programmi di JA Italia, assieme alle associazioni territoriali di Confcommercio, Confindustria e Confartigianato.
Gli studenti dei due percorsi d’impresa ideati dal Malignani di Udine hanno convinto la giuria, formata da rappresentanti di aziende e professionisti (per la nostra regione c’erano il presidente del Comitato Giovani Imprenditori della Cciaa, Fabio Passon, il professor Emanuele Bertoni, delegato dell’ufficio scolastico regionale, e il responsabile del Centro Studi della Cciaa Pn-Ud, Mario Passon), suddivisa in tre panel e chiamata a valutare le idee presentate da 10 gruppi di studenti dell’Emilia Romagna, tre del Veneto e quattro del Fvg (di cui tre del Malignani e una del Ceconi). Altro vincitore il progetto Techvision dell’Istituto Luzzatti di Venezia.

«Siamo davvero orgogliosi dei nostri ragazzi – ha commentato il presidente della Cciaa di Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo -. Nonostante questo momento complesso e tutte le conseguenze che proprio su di loro sono ricadute, con l’isolamento, la chiusura delle scuole e la formazione a distanza, hanno saputo comunque impegnarsi nel progetto Ja realizzando interessantissimi percorsi d’impresa. Il loro impegno è per noi anche un forte simbolo di rinascita e speranza per il futuro. I dati sull’iniziativa imprenditoriale, in questo bimestre, non sono affatto incoraggianti, qui in Fvg, dunque confidiamo in questi giovani, nel loro entusiasmo, nelle loro idee e nella loro voglia e determinazione di fare impresa. Un’impresa che saprà sicuramente tener conto di quanto questa emergenza ci ha insegnato, mettendo insieme sviluppo, rispetto, sostenibilità e innovazione».

Giovanni Da Pozzo

Grazie a questi progetti innovativi, i “nostri” studenti parteciperanno alla prima storica finale nazionale virtuale BIZ Factory, il 5 giugno prossimo, attraverso un evento digitale in cui affronteranno virtualmente le classi finaliste delle altre regioni italiane per il titolo di Migliore Impresa JA 2020.
Attenzione all’ambiente e alle persone, come detto, al centro di tutti i migliori progetti d’impresa presentati dai ragazzi. «La nostra impresa, chiamata LeafLife-JA – spiegano gli studenti del Malignani valutati dal Panel A sul sito di Impresa in Azione, rinviando al sito https://leaflifecoinfo.wixsite.com/website –, realizza un sistema integrato che monitora la quantità di acqua delle piante in vaso, realizzato in bioplastica ecosostenibile. Ci rivolgiamo a tutte le persone che desiderano ottimizzare la cura delle proprie piante, limitando gli inutili sprechi di acqua, rendendo possibile la convivenza tra natura e tecnologia». Per quanto riguarda CompHouse, il progetto ha anche un nome simpatico, in friulano: Ledanâr 2.0 (in sostanza, la versione moderna e smart del compost più tradizionale). Si tratta di «una compostiera – spiegano gli studenti rinviando per dettagli al sito https://aziendacomphouse.wixsite.com/home – progettata per garantire la risoluzione di disagevoli problematiche rilevate nei composter attualmente sul mercato, quali l’emanazione di cattivi odori, la lentezza del processo di decomposizione e la scarsa praticità che si può riscontrare sia nell’estrazione del compost che nella pulizia della compostiera stessa». Più di 250 studenti dal Fvg hanno partecipato al programma senza farsi fermare dall’emergenza di questi mesi. Insegnanti e Dream Coach, per cui si ringraziano l’impegno e l’entusiasmo dei manager d’azienda volontari delle associazioni del territorio – Confcommercio, Confindustria, Confartigianato –, hanno potuto guidare i ragazzi nello sviluppo del loro progetto anche a distanza grazie alla forte expertise maturata negli anni da Junior Achievement nell’ambito della didattica digitale. Attraverso la tecnologia hanno potuto dar vita a vere e proprie Startup creandone il relativo prodotto o servizio, che hanno presentato, a una giuria qualificata alla Fiera regionale, la finale locale di Impresa in azione.
Grazie a questi progetti innovativi, gli studenti parteciperanno come detto alla prima finale nazionale virtuale BIZ Factory, il 5 giugno affrontando le classi finaliste delle altre regioni italiane per il titolo di Migliore Impresa JA 2020. La classe vincitrice avrà, inoltre, l’opportunità di percorrere il ponte verso l’Europa che questa iniziativa offre e avrà l’onore di rappresentare l’Italia a livello europeo nella JA Europe Company of the Year Competition in una stimolante esperienza virtuale internazionale in Portogallo.

IMPRESA IN AZIONE è il più diffuso programma di educazione imprenditoriale per tutte le tipologie di scuola superiore, riconosciuto dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) come “Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO)”. In 17 anni ha coinvolto oltre 100 mila studenti italiani, 400 mila all’anno in tutta Europa e, in Italia, ha generato nell’anno scolastico 2018/2019 oltre 750 mini-imprese di studenti, ognuna delle quali ha realizzato un prodotto o un servizio con un buon potenziale di mercato. In Friuli – Venezia Giulia Impresa in Azione è sviluppato grazie al prezioso contributo di Accenture, BNY mellon, BTMU, Campari, EY, HSBC, Italia Camp, Tim, Zurich, Unioncamere.
Riconosciuto dalla Commissione Europea come “la più efficace strategia di lungo periodo per la crescita e l’occupabilità dei giovani”, nell’anno scolastico 2018/2019 ha visto la partecipazione di oltre 14.000 studenti, con l’aiuto di oltre 400 volontari aziendali.

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In copertina e qui sopra ecco due immagini dell’edificio d’ingresso dell’Istituto Malignani a Udine.

Un aprile nerissimo per le imprese Fvg: subito nuove strategie

di Gi Elle

«Manca strategia per rassicurare l’impresa». Lapidario e molto severo il giudizio di Giovanni Da Pozzo sullo stato di salute, precario, del tessuto produttivo in Friuli Venezia Giulia, che sta facendo i conti con un’emergenza sanitaria da Coronavirus, durissima, che dietro a sè lascerà soltanto macerie. E da dove arriva quest’amara considerazione? Dal fatto che un saldo negativo tra ditte iscritte e cancellate, ad aprile, mese nerissimo, non si era mai visto in Fvg nei Registri imprese delle Camere di Commercio, nemmeno andando a ritroso fino al 2009. Invece, le più recenti rilevazioni del Centro studi della Cciaa di Pordenone-Udine segnano, ad aprile 2020, un -81 tra imprese iscritte e imprese cancellate in regione, in tutte le province, portando l’intero quadrimestre a un saldo negativo di -917. Nei primi quattro mesi del 2019 eravamo a -684, ma entrambi i mesi di marzo e aprile erano in saldo positivo.
«Va precisato – spiega il presidente dell’ente camerale – che il primo trimestre di ciascun anno è quello in cui vengono fisiologicamente registrati i saldi più negativi di imprese, soprattutto per motivi di contabilità, e questo certamente incide sul risultato complessivo. Però, poi, nei mesi successivi, di solito si comincia a risalire la china». Invece, in questo 2020, va evidenziato «un dato, purtroppo atteso – commenta Da Pozzo -, ma che adesso possiamo anche quantificare e di cui avevamo già avuto le prime avvisaglie a marzo, cioè il più marcato calo dell’iniziativa d’impresa. Solo a marzo, infatti, c’è stato un -25% di nuove imprese iscritte nei Registri delle nostre Camere in Fvg, rispetto a marzo 2019. Dato addirittura peggiorato ad aprile, dove pochissime sono le nuove imprese nate, addirittura un -72% rispetto ad aprile 2019, e superate di molto da quelle cessate. È indubbio che si tratti di un elemento in più a conferma del momento di forte difficoltà che sta vivendo il nostro sistema produttivo in seguito all’emergenza sanitaria, al blocco totale e prolungato di una parte importantissima della nostra economia e a un futuro che tuttora si manifesta quanto mai incerto, ma anche privo di strategie convincenti per stimolare e supportare le attività in proprio».
Ad aprile 2020 le nuove imprese iscritte sono state 123, in Fvg, quasi doppiate dalle cessazioni, che sono state 204. A riprova della situazione negativa, ma anche di “congelamento” della vitalità economica, il confronto con aprile 2019, con 444 imprese iscritte e 351 cancellate, per un saldo positivo di 93 imprese. Già nel primo trimestre avevano cominciato a evidenziarsi i primi problemi. Mentre in passato il calo delle iscrizioni era nell’ordine del 2-3%, quest’anno tra gennaio e marzo si è registra un -12%.
«È necessario dunque che si metta in pratica quanto prima – conclude il presidente Giovanni Da Pozzo – una strategia in grado di ridare nuovo e forte impulso a un sistema che stava appena cominciando a uscire dalla lunghissima e pesante crisi economica, prima dell’emergenza Covid, e che adesso più che mai ha bisogno, pur con tutte le misure di sicurezza possibili, non solo di ripartire, ma di uno stimolo alla crescita assolutamente straordinario».

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In copertina, il presidente dell’ente camerale Giovanni Da Pozzo.

Piccole e medie imprese: dalla Regione in arrivo nuovi fondi

Nuova boccata d’ossigeno per le Pmi del Friuli Venezia Giulia in questi momenti difficili per l’economia regionale. Passa infatti da 12.462.454 a 16.911.865 la dotazione finanziaria del bando Por Fesr 2014/2020 per la concessione di contributi alle piccole e medie imprese per investimenti, riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, grazie ad un incremento di 4.449.411 euro, approvato giovedì dalla Giunta Fvg su proposta dell’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini. “Con la delibera odierna – spiega Bini, come informa una nota Arc – viene arricchita la dotazione finanziaria del bando a favore delle Pmi grazie ai fondi non utilizzati nel precedente che ha, comunque, interamente finanziando tutti i progetti ammissibili”.

Grazie a questa implementazione e attraverso l’utilizzo di ulteriori 763mila euro frutto di minori spese rendicontate dalle imprese o derivanti da rinunce sullo stesso bando “potremo scorrere la graduatoria che, ad oggi, vede già finanziati 124 progetti sui 402 ammissibili. Potremo finanziare – fa sapere Bini – ancora 60 progetti portando al 45% la percentuale di domande ammissibili finanziate”. “Oggi, su proposta della collega Barbara Zilli – ha proseguito Bini -, sono stati stanziati ulteriori 17 milioni di euro; queste risorse, con successiva delibera che mi impegno a proporre alla Giunta, potranno essere utilizzate per scorrere ulteriormente sia la graduatoria in oggetto sia quella relativa al bando “gemello” concernente gli investimenti in Ict. In tal modo più dell’80% dei progetti ammissibili in graduatoria potranno essere finanziati”.

L’esponente della Giunta Fedriga ha quindi informato in merito all’approvazione della graduatoria unica regionale delle domande ammissibili ai contributi previsti per la realizzazione in Friuli Venezia Giulia di investimenti tecnologici da parte delle piccole e medie imprese, inclusi i liberi professionisti, approvata ad agosto scorso, e sullo scorrimento intervenuto nel mese di ottobre 2019. “Si tratta di contributi a fondo perduto che finanziano progetti di investimento finalizzati ad aumentare la competitività della Pmi con l’introduzione di innovazioni tecnologiche nelle aziende – ha specificato Bini -. I progetti possono prevedere la creazione di nuovi stabilimenti o il loro ampliamento ovvero la diversificazione della produzione o cambiamenti fondamentale dei processi produttivi. Ad oggi sono state presentate complessivamente 445 domande di cui 402 risultano ammissibili”.
Rispetto al bando precedente, la cui graduatoria fu approvata nell’estate del 2017, le domande presentate sono aumentate di oltre il 20%, passando da 367 a 445, con un incremento di 78 domande e, in linea generale, è migliorata la qualità dei progetti presentati con riferimento alla media dei punteggi ottenuti, che era pari a 56,62 punti nel 2017 e risulta nel 2019 essere aumentata a 63,46 punti.

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In copertina, l’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Bini.

Appello di parrucchieri, estetisti e barbieri: «Fedriga, aiutaci a riaprire»

Un settore che è ormai vicino al tracollo. Slitta, infatti, al primo di giugno la fine del lockdown per le attività legate all’estetica e al benessere, con acconciatori, barbieri, estetisti, tatuatori, piercer, massaggiatori, operatori onicotecnici e olistici. Una prospettiva inaccettabile per l’esercito d’imprese che in Friuli Venezia Giulia sperava di poter ripartire con il 18 maggio e si è visto invece crollare il mondo addosso ieri sera quando il premier Giuseppe Conte ha rinviato l’atteso start al 1° giugno. Un altro mese di chiusura è economicamente insostenibile per il settore che conta 3.270 imprese attive in Fvg di cui ben 1.984 acconciatori, e dà lavoro a 5.897 addetti di cui 2.413 dipendenti. Lo denuncia la capogruppo del comparto benessere di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Loredana Ponta, che delusa dal Governo ripone ora le speranze sue e dell’intera categoria sulle spalle del governatore Fvg: «Chiediamo al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, di farci riaprire prima, siamo pronti a operare in sicurezza e garantendo come sempre il massimo dell’igiene. Le nostre aziende – tuona Ponta – hanno perso due mesi di fatturato, il terzo non ce lo possiamo permettere. Confidiamo per questo nel buonsenso del governatore: l’emergenza sanitaria è sotto controllo, ci faccia riaprire».

A supporto dell’accorata richiesta, Confartigianato-Imprese Udine oggi ha promosso, assieme alle altre associazioni provinciali, una petizione indirizzata al governatore Fedriga perché decida di far riaprire prima del termine fissato dal Governo le imprese del comparto benessere. La si può firmare online all’indirizzo  https://www.change.org/sicurezzasaloni dove oggi le adesioni hanno superato in poche ore quota 800.
«Confidiamo nel nostro governatore – ribadisce Loredana Ponta – sperando accolga la nostra richiesta perché in questa situazione non rischiamo solo dal punto di vista economico, ma anche sanitario». «Chi fino a oggi ha resistito al richiamo degli abusivi – sottolinea Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine -, a questo punto rischia di cedere, con il risultato non solo di danneggiare economicamente le nostre imprese chiuse, ma soprattutto di far entrare sedicenti parrucchieri nelle case, ad operare al di là di ogni forma di sicurezza e igiene, che invece riaprendo noi siamo attrezzati e pronti a garantire».

Non di altrettanto credito gode il Governo che la capogruppo Ponta anzi bacchetta. «Abbiamo chiuso due mesi e lo abbiamo fatto con coscienza, consapevoli che la grave situazione epidemica richiedesse un sacrificio a tutti, noi compresi, ora però fiducia e pazienza sono finite. Più che decisioni, domenica sera Conte ci ha servito un piatto colmo d’incertezze e a noi, invece, serve il contrario. Basta fumo negli occhi, siamo allo stremo e rivendichiamo aiuti. Veri, concreti. Al Governo chiediamo 5 anni di sgravi fiscali. Dopo due mesi e oltre di chiusura e l’attività che quando potrà riaprire sarà comunque fortemente dilatata in ossequio a tutte le procedure di sicurezza, o lo Stato ci viene in soccorso o rischiamo che il comparto vada gambe all’aria».

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In copertina, Loredana Ponta, capogruppo del comparto benessere Confartigianato Fvg.

Verso la Fase 2: scatta il sostegno Civibank alle imprese del Nordest

Da domani, lunedì, anche in Friuli Venezia Giulia saranno allentate alcune delle tante misure di sicurezza adottate per il contenimento del Coronavirus. Ma quella che ormai viene definita ripartenza scatterà dal 4 maggio prossimo: infatti, dovrebbe essere imminente l’annuncio dei provvedimenti da parte del Governo. E, proprio in vista dell’avvio di quella che ormai tutti conoscono come Fase 2 dell’emergenza Covid-19, ricordiamo che il cda di Civibank presieduto da Michela Del Piero ha stanziato un primo plafond di 20 milioni di euro per sostenere i comparti produttivi del Nordest messi a dura prova dalle restrizioni adottate a livello nazionale per fronteggiare la pandemia.
Alle misure di sospensione previste dal DL 18/2020 e dall’Accordo Abi per il Credito si affianca, dunque, un primo plafond a cui potranno accedere le aziende appartenenti a tutti i settori economici allo scopo di consentire loro, superate le difficoltà contingenti, di ripartire prima possibile.
CiviBank, in costante contatto con i Consorzi di Garanzia Fidi territoriali e con le istituzioni pubbliche, ha inoltre allestito una squadra di specialisti con l’obiettivo di supportare le Filiali nel trasmettere e veicolare in maniera efficace alla clientela privata, alle imprese e alle categorie datoriali tutte le misure di sostegno che Regione, Stato ed UE stanno predisponendo.
Il plafond stanziato rientra nell’ambito più ampio degli strumenti di sostegno all’economia locale che Civibank ha adottato anche in coordinamento con le iniziative di Sistema, in particolare le nuove linee di garanzia previste dal Fondo Centrale di Garanzia e dai Confidi.
Le 64 filiali della banca operative in Friuli Venezia Giulia e Veneto restano aperte per assistere anche in questa fase critica la clientela, seppur con orario ridotto e previo appuntamento, per le operazioni più urgenti. Sul sito internet dell’Istituto sono stati resi disponibili gli aggiornamenti circa le modalità operative delle misure adottate.

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In copertina, Michela Del Piero, presidente della Banca di Cividale.

 

Gli artigiani Fvg: “Il Salone del mobile facciamolo in rete”

di Gi Elle

L’arredo? E’ una grande risorsa del Friuli Venezia Giulia dove vale il 18% del Prodotto interno lordo. E se c’è una manifestazione promozionale cui le nostre aziende tengono moltissimo questa è senza dubbio il Salone del mobile di Milano, saltato come tutte le più importanti rassegne a causa di Coronavirus. Ma dai nostri artigiani ecco una originale proposta: facciamolo in rete, regalando una vetrina sempre illuminata ai produttori.
Ma questa è soltanto una delle proposte formulata al governo nazionale. L’appello, infatti, è chiaro: in vista della ripresa, lo Stato sostenga le imprese del settore arredo, fiori all’occhiello delle esportazioni Made in Italy, e rifinanzi il fondo per l’export artigiano. Lo ha chiesto il friulano Mauro Damiani, presidente nazionale di Confartigianato Arredo, al sottosegretario degli Affari esteri, Manlio Di Stefano, al recente tavolo cui hanno preso parte le principali associazioni di categoria, il presidente di Ice, Carlo Maria Ferro, e l’ambasciatore Lorenzo Angeloni, dg per la promozione del sistema paese.

«Abbiamo discusso degli investimenti che il governo intende mettere sul piatto per sostenere l’export e i processi di internazionalizzazione delle imprese – fa sapere Damiani -. Tra le diverse richieste che abbiamo fatto a Di Stefano c’è quella di rifinanziare il fondo per l’export artigiano, che già esiste, ma al momento è privo di risorse: prevede la concessione di contributi a fondo perso fino al 70% degli investimenti realizzati dalle imprese artigiane per andare all’estero. Con il mercato interno in forte difficoltà e i consumi in contrazione a causa del ridotto potere d’acquisto degli italiani, l’export rappresenta un’occasione irrinunciabile per le imprese del settore, comprese quelle artigiane».
In Fvg sono 1.579 in tutto, di cui circa la metà – il 49% – sospese con Dpcm a causa dell’epidemia di Coronavirus. Terminato il lockdown la parola d’ordine sarà rimettersi in cammino, pena la perdita di ulteriori attività dopo la selezione, pesante, già operata dalla crisi economico-finanziaria nell’ultimo decennio: da 1.983 del 2009 lo stock di imprese in Fvg è sceso infatti a 1.570 (-20,8%) nel 2019, con importanti ripercussioni anche sulla forza lavoro che oggi è pari a 5.648 unità di cui 3.630 dipendenti. «In Friuli Venezia Giulia l’arredo vale il 18% del Pil regionale, in proporzione più del Veneto e della Lombardia. Dobbiamo mettere a frutto questa vocazione – afferma ancora Damiani, appoggiato dal presidente di Confartigianato Imprese Fvg, Graziano Tilatti – con gli artigiani protagonisti della rinascita».

Digitalizzazione, reti d’impresa, e-commerce sono alcune delle parole d’ordine per cavalcare e non subire la Fase 2 ormai alle porte. «Tra le altre proposte che abbiamo fatto al governo c’è il Salone del mobile online: non si può fare a Milano? Facciamolo in rete, regalando una vetrina sempre illuminata alle aziende del settore». Altro aspetto, la tassazione. «Abbiamo chiesto che ce ne sia una agevolata per le imprese che aumenteranno il fatturato realizzato all’estero rispetto a quello dell’anno precedente» fa sapere ancora Damiani che spiega: «Se oltre confine facevo 100 e quest’anno riesco a fare 120, quel 20 in più lo Stato me lo deve tassare meno».
Messe le proprie richieste sul tavolo, la pattuglia delle imprese artigiane si rimbocca le maniche, sperando nell’assist del governo convinta che «per uscire da questo periodo di emergenza, costato caro al Paese in termini di immagine e credibilità, dovrà promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, mettendo in risalto l’ottima reputazione delle piccole botteghe, una realtà tutta italiana che deve diventare una bandiera del Paese al pari del food e della moda. Raccontiamo al mondo – conclude il presidente di Confartigianato Arredo – la straordinaria capacità delle nostre botteghe di fare cose eccelse».

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In copertina, il friulano Mauro Damiani, presidente nazionale di Confartigianato Arredo.

L’uragano Coronavirus travolge le cooperative Fvg: urgente intervenire

di Gi Elle

Il Coronavirus si abbatte come un uragano sul mondo cooperativo, tanto da mandare in cassa integrazione – cose mai viste, neanche dopo la crisi economica del 2008 – il 40 per cento degli addetti, seimila tradotti in numeri assoluti. Insomma, una vera paralisi dai drammatici risvolti economici e umani. Una situazione pesante che viene esposta, in tutta la sua gravità, da Confcooperative Fvg, la principale organizzazione del settore con 600 associate in Friuli Venezia Giulia e 15 mila addetti (sono 18.500 le cooperative in tutta Italia). Anche perché a preoccupare moltissimo è la stagione estiva sulla quale incombono nubi minacciose soprattutto per quanto riguarda il turismo.
Secondo le stime di Confcooperative, da una ricognizione tra le imprese maggiormente interessate, il numero di addetti coinvolti è appunto di circa 6 mila su 15 mila, il 40 per cento del totale, con punte che superano il 50 nella cooperazione sociale e in alcuni comparti totalmente bloccati, come turismo, cultura, ristorazione e trasporto persone. Una conferma più precisa si avrà nelle prossime settimane con la presentazione delle ultime domande di accesso agli ammortizzatori sociali (Cassa ordinaria o in deroga o analoghi strumenti previsti per il terziario, come il Fondo di Integrazione salariale) per quelle imprese che hanno sospeso l’attività dopo altre.

Giuseppe Graffi Brunoro

«In ogni caso, mai si erano visti numeri di queste proporzioni: si registrano cali del fatturato che oscillano tra il 20 e il 100 per cento (nei casi più drammatici di blocco totale delle attività), basti pensare alle cooperative che agiscono nel settore turistico, culturale, della ristorazione, alberghiero e del traporto», sottolinea Giuseppe Graffi Brunoro, presidente dell’associazione cooperativistica.
«A fine aprile diverse cooperative avranno già esaurito le 9 settimane di cassa integrazione previste. Serve un intervento urgente. C’è fortissima preoccupazione per i tempi e le modalità di ripartenza: in alcuni settori si rischia di perdere, di fatto, l’intera stagione 2020. È già accaduto per il settore del turismo scolastico, ora rischia di risentirne tutto il resto del turismo e della filiera educativa – evidenzia il segretario generale di Confcooperative, Nicola Galluà -. Risulta evidentemente fondamentale pensare a un sostegno economico una-tantum per il 2020 per il mantenimento dei livelli occupazionali aziendali rispetto all’anno precedente e a un potenziamento dei bonus per le stabilizzazioni dei lavoratori». E questo, dunque, da subito. Già in vista di quella Fase 2 di cui tanto si parla e che dovrebbe segnare la tanto auspicata ripresa dopo questi due mesi di blocco pressoché totale.

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In copertina, la produzione di mascherine in una cooperativa sociale del Friuli Venezia Giulia.

Dopo lo stop per virus Servizio civile al via in Fvg per 300 ragazzi

Da ieri, anche in Friuli Venezia Giulia, il Servizio civile universale si è rimesso in moto nei progetti che erano stati sospesi a inizio marzo per l’emergenza Coronavirus. Si tratta – come ha spiegato il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, dalla sede della Protezione civile di Palmanova – di ragazzi e ragazze fra i 18 e i 28 anni che opereranno in tutta la regione. Il risultato è frutto della collaborazione e del lavoro svolto nelle ultime due settimane fra il Dipartimento delle Politiche Giovanili della Presidenza del Consiglio, la Regione Fvg e gli Enti di servizio civile.
La ripartenza è avvenuta, quindi, secondo le tempistiche definite dagli Enti a seguito della rivalutazione e riprogettazione delle attività, con riavvio per circa 300 ragazzi in regione sui 400 totali. Verranno adottate le opportune modalità per salvaguardare la loro sicurezza, in modo da contribuire anche attraverso il Servizio civile universale alla gestione della straordinaria situazione di emergenza che il Paese sta affrontando, nel rispetto delle disposizioni emanate da Governo e Regione. Soprattutto in questo periodo di emergenza – come informa una nota Arc -, l’attività del servizio civile rappresenta un importante strumento per garantire supporto e assistenza alle comunità.

A tale riguardo, i progetti potranno essere rimodulati, identificando nuovi obiettivi. Se ciò non fosse praticabile – ha spiegato Riccardi -, dopo aver verificato la possibilità di impiegare i volontari in altri progetti propri, si potrà valutare l’opportunità di far operare i ragazzi in attività di altri enti titolari di accreditamento che sono attivi sullo stesso territorio o presso istituzioni pubbliche che segnalano esigenze specifiche o presso organizzazioni private senza scopo di lucro non accreditate, in una sorta di “gemellaggio”. Solo in via eccezionale il progetto potrà essere temporaneamente interrotto e riattivato non appena si ripristineranno le adeguate condizioni.
Le attività possono essere realizzate “sul campo” (cioè presso la sede originaria di attuazione del progetto o presso la sede di altro ente, anche sulla base di un gemellaggio), ottemperando a quanto previsto dalle normative vigenti in termini di spostamenti e di distanziamento sociale, oppure “da remoto” (quando il volontario opera nel luogo in cui dimora). Può avvenire che per una singola sede parte degli operatori volontari svolga attività sul campo e parte da remoto. Se l’operatore volontario presta servizio “sul campo” è necessario che sia dotato dei dispositivi di protezione individuale adeguati all’esposizione al rischio. Tra le attività, si va dal supporto da remoto nei compiti a bambini con difficoltà scolastiche ai contatti telefonici con i cittadini appartenenti a categorie fragili, ma anche consegna di spese o medicinali a domicilio e sviluppo di attività culturali e di intrattenimento.

Per tutti i progetti, e in via preventiva, è autorizzata una proroga per le attività di formazione generale e specifica rispetto alle tempistiche progettuali e possono essere rimodulate le ordinarie attività di monitoraggio e valutazione condotte dall’ente, comprese le verifiche previste e i relativi strumenti utilizzati per la misurazione dei livelli di apprendimento raggiunti nell’ambito delle attività formative. La Regione, attraverso il Servizio politiche per il terzo settore e Infoserviziocivile, sta svolgendo un ruolo di accompagnamento e supporto degli enti, favorendo un lavoro di rete, sviluppando prassi comuni, informando sulla normativa e cercando di dare risposte alle richieste dei vari soggetti.

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In copertina, il vicegovernatore Riccardi dalla sede della Protezione civile di Palmanova.

Da Opi nazionale 37mila mascherine filtranti per gli operatori Fvg

Trentasettemila mascherine filtranti FFP2 sono arrivate, nella mattinata di ieri, alla sede di Trieste dell’Opi, Ordine delle Professioni Infermieristiche, da parte della Federazione Nazionale Fnopi nell’ambito del progetto avviato con il Ministero della Salute e con il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus: una mobilitazione che mira a garantire a livello nazionale e capillare l’approvvigionamento dei dispositivi personali di protezione per gli operatori sanitari impegnati in queste settimane in prima linea negli ospedali, nelle case di cura, nelle residenze per anziani e nelle case.
«Si tratta del quantitativo inviato da Fnopi per l’intera regione Friuli Venezia Giulia – ha precisato il presidente Opi Trieste, Flavio Paoletti –. Ci siamo quindi immediatamente mobilitati per coordinare la distribuzione con invio anche alle sedi di Gorizia (5.000), Udine (15.000) e Pordenone (8.500). Sono 8.500 le mascherine FFP2 che resteranno a Trieste, e saranno così distribuite: un migliaio all’Ircss Materno Infantile Burlo Garofalo, 7.000 ad Asugi Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano-Isontina, che provvederà a distribuirle internamente, e 500 resteranno nella nostra sede per coordinare l’approvvigionamento destinato ai liberi professionisti che fanno capo ad Opi. È importante sottolineare, come ci ha indicato la Federazione nazionale, che la distribuzione è stata operata sulla base del contesto e delle necessità del territorio, ma non a copertura di eventuali carenze nelle strutture ospedaliere, o in sostituzione degli obblighi dei datori di lavoro: si tratta di risorse da utilizzare con cura, e parsimonia, per gli operatori sanitari impegnati nelle situazioni di maggiore rischio ed esposizione sul territorio, a cominciare dalle strutture residenziali. Sarà proprio Asugi, infatti, a garantire la consegna degli opportuni quantitativi alle residenze per anziani convenzionate delle province di Trieste e Gorizia». «Asugi – ha comunicato il direttore generale, Antonio Poggiana – ringrazia sentitamente Fnopi e Opi di Trieste per il supporto e l’impegno profuso per aiutare l’Azienda in questo particolare momento. Ribadisce, altresì, un caloroso grazie a tutti gli operatori sanitari costantemente impegnati in questa difficile battaglia».

Dettagli sul sito www.opitrieste.it
Tel. 040.370122

In copertina, il presidente di Opi Trieste Flavio Paoletti.

La Regione Fvg: urgente un piano per ripartire. Turismo senza certezze

di Gi Elle

Oltre agli effetti sulla nostra salute, le conseguenze di Coronavirus sull’economia spaventano sempre più anche in Friuli Venezia Giulia, tanto che la Regione cerca di correre ai ripari mettendo a punto quella che ormai è nota come “Fase 2”, cioè il modo per ripartire con la possibilità di riaprire, gradualmente e in piena sicurezza, le attività produttive. “Chiediamo al Governo di predisporre con urgenza un piano per una riapertura graduale delle attività economiche. L’ordinanza che abbiamo emanato ieri, con l’obbligo per tutti di utilizzare sempre i dispositivi di protezione personale nei luoghi pubblici e di continuare a mantenere con grande attenzione il distanziamento sociale, va proprio in questa direzione. Dobbiamo riaprire ma in sicurezza. La politica deve prendersi la responsabilità di mettere insieme sicurezza sanitaria e ripartenza economica. L’attuale crisi sanitaria non deve trasformarsi in un dramma economico”, ha affermato, infatti, il governatore Fvg Massimiliano Fedriga che ieri ha incontrato in videoconferenza i giornalisti assieme al vicepresidente con delega alla Salute e alla Protezione civile, Riccardo Riccardi.

“La nostra preoccupazione – ha aggiunto Fedriga, come si legge in una nota Arc – è che il prossimo 3 maggio le nostre imprese non terranno chiuso per rispettare un nuovo provvedimento, ma perché non avranno più la forza di riaprire, garantendo i posti di lavoro”. “Il piano di riapertura graduale dei comparti economici, che potrebbe essere testato in un periodo di una decina di giorni, deve riguardare anche la mobilità, a partire dall’utilizzo dei mezzi privati e dalla possibilità di ampliare l’offerta del trasporto pubblico locale, per esempio, con corse dedicate per consentire alle persone di raggiungere i loro posti di lavoro. Noi non possiamo fare questo piano – ha ricordato il governatore – perché l’ultimo decreto legge del Governo non permette alle Regioni di agire in modo autonomo. La nostra, però, è una posizione di piena collaborazione nei confronti dell’esecutivo nazionale, che adesso deve assolutamente dare una prospettiva ai cittadini e alle imprese“.
“Siamo convinti che questa sia la direzione corretta da prendere. Le decisioni assunte finora ci hanno dato la conferma che il Friuli Venezia Giulia sia la Regione più virtuosa del Nord, con i migliori dati nel rapporto fra indice di mortalità e quello dei contagi. Un lavoro – ha sottolineato Fedriga – che prosegue senza sosta per quanto concerne la ricerca. Su questo punto dobbiamo anche dire con chiarezza che abbiamo bisogno di test sierologici sicuri, per non dare false speranza ai cittadini. Certezze che, purtroppo, in questo momento non abbiamo. Inoltre, a breve avremo finito di testare l’app di Insiel per il tracciamento, primi in Italia, dei contatti. Un dispositivo – ha precisato il governatore – che non geolocalizza assolutamente le persone. L’app serve invece per capire se siamo stati a contatto di qualcuno per più di 15 minuti e, in caso di contagio, per ricostruire la diffusione del virus. Si tratta di uno strumento che potrà essere utilizzato su base volontaria, ma il mio augurio è che tutti decidano di sfruttarlo per preservare la propria salute, ma anche quella degli altri”.

Nel corso della videoconferenza, il governatore Fedriga ha affermato che difficilmente si possa ipotizzare la riapertura delle scuole, così come si è detto molto preoccupato per la prossima stagione turistica, in particolare per quella estiva, annunciando sostegni economici per le imprese in forte difficoltà. “Sono estremamente orgoglioso del sistema medico-sanitario, scientifico e della ricerca della nostra regione. Il comparto del Friuli Venezia Giulia ha risposto in modo chiaro e compatto a differenza di quanto avvenuto a livello internazionale, dove – ha concluso il governatore – sono arrivate troppe risposte confuse, incerte e spesso contraddittorie”.

Già, il turismo che versa in gravi difficoltà e sul quale incombe l’incertezza proprio sull’estate che è sempre più vicina. Problemi che sono stati messi a fuoco dall’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, il quale, sempre ieri, ha partecipato da Udine all’incontro delle Regioni in videoconferenza con il ministro ai Beni culturali con delega al Turismo, Dario Franceschini, sui temi dell’emergenza sanitaria. Al termine della riunione, l’esponente dell’esecutivo Fedriga – riferisce ancora Arc – ha manifestato un po’ di delusione, motivata dal fatto che dall’intervento del rappresentante del Governo Conte “non sono ancora emerse certezze sull’entità delle somme eventualmente a disposizione, e ancor meno sui tempi delle loro erogazioni. Tutto questo – ha aggiunto Bini -, mentre anche in Friuli Venezia Giulia il turismo, specialmente quello balneare, è al palo e gli operatori vivono ancora in una situazione di totale e reale incertezza su come e quando la stagione estiva potrà iniziare, per cercare ristoro ai danni patiti in quella primaverile che è già stata compromessa”.
“Il Friuli Venezia Giulia – ha precisato l’assessore – sta facendo la sua parte; attraverso l’ordinanza emanata dal Governatore Fedriga, la Regione ha mosso i primi passi verso l’uscita da un tunnel che auspichiamo di raggiungere al più presto, pur con tutte le cautele e le garanzie per la salute di tutti. L’aver consentito tramite l’ordinanza l’accesso alle spiagge affinché vengano eseguiti i lavori di sistemazione propedeutici alla riapertura dei nostri lidi ai bagnanti è un chiaro segnale di come la Regione stia lavorando per procedere verso la ripresa. E questo segnale è stato apprezzato dagli operatori”.

“Ora serve che lo Stato – ha puntualizzato Bini – definisca un protocollo nazionale al quale debbano attenersi gli operatori per arrivare alla riapertura delle loro attività e che venga definito e approvato dal Comitato tecnico-scientifico, organo quest’ultimo a cui è affidata la salute di tutti i cittadini a fronte della pandemia. Al comitato spetta il compito di indicare quando si potranno riapre le attività, comprese quelle turistiche e regionali, decisione ultima che poi spetterà al Governo. Sulla base delle indicazioni di tale organismo, si potrà poi muovere anche la Regione”. L’assessore Bini ha comunque definito interessanti e condivisibili alcune delle ipotesi avanzate dalla Commissione turismo della Conferenza delle Regioni, e che, tra l’altro, lo stesso collaboratore di Fedriga aveva anticipato in precedenza: dalla creazione di uno specifico fondo a sostegno delle categorie più colpite alla necessità indifferibile che il settore possa disporre di finanziamenti in conto capitale e non a debito. “Le nostre attività – ha precisato l’assessore regionale – si sono infatti già indebitate a causa della situazione attuale”. Interessante, infine, per Bini, la proposta di attivare una copertura assicurativa di carattere economico e legale da riservare agli operatori turistici.

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In copertina, l’assessore regionale Bini in videoconferenza con il ministro Franceschini.