A Povoletto Largo dedicato agli Armeni. Zanin: orgoglioso del Consiglio regionale

«Sono profondamente orgoglioso di rappresentare un Consiglio regionale con la schiena dritta come i suoi singoli consiglieri che, all’unanimità, lo hanno sostenuto in questa delicata circostanza. Il Friuli Venezia Giulia e tutta la sua comunità non si fanno intimidire, perché il bene comune è costituito anche dalla difesa delle singole identità. Oggi testimoniamo il valore della verità e non dobbiamo mai girare la testa dall’altra parte». Lo ha sottolineato, nell’area di via Malignani a Povoletto, il presidente del Consiglio regionale Fvg, Piero Mauro Zanin, ospite della cerimonia di intitolazione degli spazi di fronte al parco giochi di Marsure di Sotto che assumono ora la denominazione di Largo XXIV Aprile degli Armeni.
L’evento, organizzato dal Comune di Povoletto con il supporto dell’Associazione armena Zizernak (Rondine), è stato seguito da un momento conviviale culminato in un concerto serale di musica etnica all’auditorium Comunale. Un’occasione, definita «un messaggio di speranza attraverso una giornata di testimonianza», che arriva dopo la mozione finalizzata al riconoscimento del genocidio del popolo armeno, approvata all’unanimità dall’Assemblea regionale il 19 maggio 2021.

«Quando il consigliere Alberto Budai – ha aggiunto il presidente del Cr Fvg – ha presentato la mozione originaria, abbiamo fatto il nostro dovere testimoniando istituzionalmente il grido della comunità armena rispetto all’Europa e al mondo: non dimenticate! Lo abbiamo fatto e ne sono fiero».
Moderata dal vicesindaco Paolo Marchina e conclusa dagli inni nazionali di Italia e Armenia eseguiti dalla Filarmonica dell’Associazione Euritmia, la cerimonia ha visto anche la partecipazione dello stesso consiglieri Budai e dei colleghi Franco Iacop, Edy Morandini, Mariagrazia Santoro e Lorenzo Tosolini.
«Dopo 107 anni di silenzio, finalmente, viene data voce a una piccola Nazione – è stato rimarcato, prima della lettura di un messaggio di ringraziamento dell’Ambasciata armena a Roma – che non sempre ha avuto la possibilità di gridare il suo dolore, prova di solidarietà concreta nei confronti del nostro popolo». Padre Hamazasp Kechichian, monaco della congregazione armena mechitarista, ha infine proceduto alla benedizione di una croce.

«Sempre di più dobbiamo immaginare e pensare – ha precisato Zanin – che la libertà dei popoli e la loro soppressione per interessi politici, economici e di sopraffazione non ci devono spaventare. Dobbiamo dimostrarci adulti e responsabili rispetto alla verità e alla giustizia. Mai mettere in secondo piano l’interesse di un popolo, una tradizione, una religione e una famiglia».
Il sindaco Giuliano Castenetto ha quindi evidenziato quanto fatto «per ricordare il primo grande genocidio dell’era moderna e del 20° secolo dal quale, purtroppo, l’uomo non è riuscito a imparare nulla». Daniel Temresian, presidente dell’Associazione Zizernak, ha invece voluto ringraziare «Zanin e l’intero Cr Fvg: 20 Comuni regionali – ha dettagliato – si sono infatti aggiunti all’approvazione della mozione, il maggior numero in un’Italia a sua volta al primo posto internazionale con ben 107 Amministrazioni partecipi».
«È fondamentale per il Cr e la nostra popolazione – ha sottolineato infine Zanin – difendere ed esaltare le comunità presenti in Europa. Il popolo armeno ha subito negli anni sopraffazione, violenza e limitazioni e noi, orgogliosi della nostra identità, non possiamo fare altro che essere al fianco di coloro che, ancora oggi, gridano con forza e determinazione. Ne va – ha concluso il presidente del Consiglio regionale – anche della nostra autonomia e della nostra specialità, perché siamo realmente speciali solo nella misura in cui riusciamo a difendere questi valori».
Come detto, in serata, le celebrazioni si sono concluse con un applaudito concerto dei musicisti armeni Karen Asatrian, pianoforte, e Anna Hakobyan, violino.

—^—

In copertina e all’interno alcune immagini della cerimonia e del concerto serale.

 

Valli del Natisone e del Torre: la Regione annuncia migliorie per 300 mila euro

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato, su proposta dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, ittiche e forestali e della Montagna, Stefano Zannier, lo schema di protocollo di intesa relativo a interventi per razionalizzare e migliorare i servizi a favore della popolazione montana.
Si tratta, come riferisce Arc, di misure a favore degli ambiti delle Valli del Natisone e del Torre riferite alla legge regionale 20 del 2015 per lo sviluppo delle aree interne e che per il 2022 possono contare su 300mila euro di cui 200mila per spese correnti e 100mila in conto capitale. Accogliendo le indicazioni trasmesse dal Comune di San Pietro al Natisone, capofila dell’ambito territoriale, la Giunta Fedriga ha previsto in questa sesta integrazione del Protocollo la distribuzione delle risorse in ragione del 55% attribuito al Natisone e del 45% al Torre.
L’assessore Zannier ha evidenziato tre aspetti dell’accordo: l’ascolto costante delle comunità della montagna, la previsione di privilegiare interventi in continuità rispetto alle azioni delineate negli anni passati e l’elasticità della misura. In sede di sottoscrizione del protocollo sarà infatti possibile apportare al testo alcune modifiche, seppure di carattere non sostanziale. Ne saranno firmatari, assieme alla Regione Fvg, i Comuni di Attimis, Drenchia, Faedis, Grimacco, Lusevera, Nimis, Prepotto, Pulfero, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Savogna, Stregna, Taipana e Torreano.

—^—

In copertina, uno scorcio di San Pietro al Natisone Comune capofila dell’ambito.

Civibank replica a Sparkasse Bolzano: “Una storia lunga, redditizia e solida”

(g.l.) Nuova presa di distanza di Civibank dalla Cassa di Risparmio di Bolzano in merito alla questione Opa, ritenuta «ostile» e che in questi mesi ha fatto tanto discutere negli ambienti finanziari del Friuli Venezia Giulia. Ecco, dunque, quanto si afferma in un comunicato della storica Banca di Cividale, a proposito degli ultimi sviluppi, che vista la delicatezza della materia riportiamo integralmente:

«In riferimento alle dichiarazioni – e ai toni delle stesse – dei vertici di Sparkasse spa citate e riportate da agenzie di stampa e quotidiani, che potrebbero far sorgere dubbi sulla solidità della nostra Banca, Civibank si trova nell’obbligo di precisare quanto di seguito:
Civibank è una realtà bancaria con una storia lunga 136 anni, redditizia e solida come dimostrato dai recenti dati positivi comunicati ufficialmente in data 11 febbraio 2022, con un utile netto di 14,1 milioni di euro (+108,2%) che certifica una conduzione e gestione dell’istituto assolutamente positiva e coerente con le politiche di banca del territorio.
Ulteriore prova della solidità di Civibank, è data dall’indicatore di solidità patrimoniale CET1, che si attesta al 31/12/2021 al 16,4%, superiore al CET1 dello stesso periodo di Sparkasse (14,8%).
Inoltre Civibank ha reso ancor più concreta la virtuosità del percorso intrapreso, proponendo, con riferimento all’utile realizzato nel 2021, la distribuzione di un dividendo pari a 0,20 euro ad azione.
Civibank dall’11 maggio 2021 è una società benefit, che oltre agli obiettivi economici e finanziari persegue finalità di beneficio comune operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente e altri portatori di interesse.
Da soli questi dati dimostrano che l’opposizione di Civibank all’Opa è fondata su dati e fatti e non “solo parole” o desiderio di avere una governance per “ottenere poltrone”, atteggiamento di mancanza di rispetto delle persone, oltre che dei ruoli, anche se oppositori.
Sono quindi incomprensibili e contraddittorie le citate espressioni dei vertici di Sparkasse di una Civibank che potrebbe “essere in affanno senza Sparkasse e Friulia” o addirittura rischi di “schiantarsi” dentro il mercato, diventando preda di grandi banche. Contraddicendosi e rivelando invece che la realtà cividalese rappresenta un appetibile partner sul mercato bancario.
Ulteriormente desideriamo far notare che affermare e difendere la propria indipendenza non è “polemica” e che l’autonomia è di per se stessa un contenuto ed un valore, se compresa, rispettata e coerente con la società del territorio d’appartenenza. Tali ragioni sono state ampiamente argomentate nel documento del Cda di Civibank a supporto della presa di posizione contro l’Opa, diffuso la scorsa settimana.
A fronte di quanto sopra riportato, vengono ribadite e rafforzate le ragioni che hanno portato Civibank a ritenere l’Opa ostile e di dover proporre una visione diversa sul futuro della Banca nel corretto rispetto del Friuli, del Veneto, dell’intero Nordest».

—^—

In copertina, ecco un’immagine della modernissima sede centrale di Civibank.

Le imprese del Fvg prevedono quasi 8 mila assunzioni in aprile

Sono quasi 8 mila – esattamente 7.690 – le entrate di personale previste complessivamente dalle imprese del Friuli Venezia Giulia ad aprile, anche se cominciano a delinearsi i primi effetti della crisi in Ucraina e della significativa crescita dei costi energetici e delle materie, soprattutto sulle imprese manifatturiere. Le elaborazioni regionali per aprile realizzate dal Centro Studi Camera di Commercio Pordenone-Udine sul Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, mostra infatti una riduzione del 14,8% delle entrate previste dal settore manifatturiero rispetto a marzo (-380), contemporaneamente registrando un +9% in confronto invece con un anno fa (+180). Anche le costruzioni registrano una frenata (-14,3% rispetto a marzo e -3,2% su 12 mesi fa). I servizi nel loro complesso risultano invece in crescita del 3,1% sul mese (+150) e del 26,8% sull’anno (+1.040), grazie soprattutto alla ripresa del settore turistico favorito dall’allentamento delle restrizioni per la fine dello stato di emergenza e dalle festività pasquali (+390 sul mese ossia +35,1%; +920 sull’anno ossia +158%). Positiva, anche se in maniera più contenuta, la domanda nel commercio (rispettivamente +5,9% e +4,7%), sebbene la rapida crescita dell’inflazione incida negativamente sulle aspettative del comparto per i prossimi mesi.
Considerando il totale dei settori economici, le previsioni di assunzione ad aprile registrerebbero un calo del 4,2% rispetto a marzo scorso (-340 entrate) e un aumento del 18,5% rispetto ad aprile 2021 (+1.200). Nonostante le incertezze e i timori per l’andamento della crescita economica, l’industria ricerca per il mese di aprile circa 2.780 lavoratori da inserire in azienda. A livello settoriale le imprese della manifattura e public utilities prevedono 2.180 entrate, seguite poi dalle imprese del settore costruzioni (600). Sono invece 4.920 le opportunità di lavoro offerte dalle imprese dei servizi, di cui 1.650 nei servizi alle imprese, 1.500 nel settore turistico, dell’alloggio e ristorazione, 900 nel commercio e 870 nei servizi alle persone.
Nel complesso, il flusso delle assunzioni è caratterizzato da una prevalenza di contratti a tempo determinato con il 54% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (18%), i contratti di somministrazione (14%), i contratti non alle dipendenze (6%), i contratti di apprendistato (5%), altre forme contrattuali alle dipendenze (2%) e i contratti di collaborazione (1%).
Infine, si attesta complessivamente a 50,4% la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento (10,4 punti percentuali in più rispetto ad aprile 2021), che sale al 60,2% per operai specializzati e conduttori di impianti e macchine e al 55,2% per dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici. Come mostra il Borsino delle professioni, le figure per cui la difficoltà di reperimento supera la soglia del 65% sono nell’ordine: personale generico nelle costruzioni (96,4%), tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione (74,2%), operai specializzati nelle industrie del legno e della carta (71,6%), dirigenti e direttori (69,2%), farmacisti, biologi e altri specialisti delle scienze della vita (66,7%), operai specializzati in altre attività industriali (66,7%).

—^—

In copertina, la sede udinese della Camera di Commercio di Pordenone-Udine.

 

A Tarcento il Centro di salute mentale diventerà polo sperimentale riabilitativo

Il Dipartimento di salute mentale di Tarcento verrà interessato da una nuova organizzazione dei servizi nell’arco delle 12 ore, diventando un centro sperimentale che si occuperà delle tematiche riabilitative e inclusive nonché dello sviluppo cognitivo orientato soprattutto ai cittadini più giovani. Lo ha detto il vicegovernatore con delega alla Salute del Friuli Venezia Giulia, rispondendo in aula ad una interrogazione nel corso dei lavori della 3a Commissione consiliare.
Come illustrato dall’esponente dell’Esecutivo regionale, la riorganizzazione prevede una presa in carico integrata della persona in cui un ruolo importante avranno non solo gli psichiatri e gli psicologi ma anche i tecnici della riabilitazione psichiatrica e gli educatori. L’attività clinico-sanitaria verrà erogata dai Centri di salute mentale (Csm) contermini, garantendo il servizio a tutti i cittadini. Il centro sperimentale di Tarcento permetterà di investire su tutte le professionalità che si occupano di problematiche inerenti la salute mentale. Nella sede del nuovo Distretto, di cui sarà presentato il progetto definitivo a breve, sono previsti gli spazi dedicati al Csm.
Ad oggi nel Cividalese e nel Tarcentino insistono due Centri di salute mentale, rispettivamente sulle 24 e sulle 12 ore: quello di Cividale ha un bacino di 46mila abitanti, mentre quello di Tarcento ne ha 40mila. Per garantire a tutti i cittadini del territorio omogenee opportunità di cura, il Csm di Cividale seguirà anche alcuni Comuni limitrofi tra i quali Povoletto, Attimis e Faedis.

—^—

In copertina, ecco un’immagine della piazza centrale di Tarcento.

 

Covid-scuola e didattica integrata: “certificazione incomprensibile”

Anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore, presieduto in regione da Fernando Agrusti) fa eco all’allarme lanciato dal sindacato a livello nazionale, con appello al ministero dell’Istruzione. Una nuova spada di Damocle incombe, infatti, sull’assistenza sanitaria ai cittadini erogata dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, un pasticcio burocratico che rischia di scaricare sui medici un ulteriore carico di adempimenti a causa di una certificazione incomprensibile nella ratio quanto nella sua attuazione pratica.

Fernando Agrusti

Il problema è che il ministero dell’Istruzione ha diramato la circolare 410 che, in coda al punto 2, riporta esattamente e letteralmente quanto disposto dal comma 4 dell’articolo 9 del Dl numero 24 del 24 marzo 2022. «Posta in questo modo – spiegano il segretario generale di Fimmg, Silvestro Scotti, e il presidente nazionale di Fimp, Antonio D’Avino – la circolare dispone che gli alunni delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado e del sistema di istruzione e formazione professionale che sono in isolamento in seguito alla positività al Covid, possono seguire l’attività scolastica nella modalità della didattica digitale integrata. La cosa incomprensibile è che lo stesso comma stabilisce che questo può avvenire «su richiesta della famiglia o dello studente, se maggiorenne, accompagnata da specifica certificazione medica attestante le condizioni di salute dell’alunno medesimo e la piena compatibilità delle stesse con la partecipazione alla didattica digitale integrata».

«I medici, non si capisce su che base – proseguono Scotti e D’Avino – dovrebbero certificare questa piena compatibilità. Peraltro, o esponendosi essi stessi al rischio di un contagio, trattandosi di pazienti positivi al Covid; o certificando senza visitare il paziente, il che è impossibile perché si commetterebbe un falso ideologico. Se ogni medico è pronto ad esporsi al rischio di contagio per visitare un paziente, è impensabile che questo avvenga per adempiere ad un atto burocratico peraltro inutile”. Sotto il profilo deontologico e medico-legale la Fimmg e la Fimp si interrogano sul valore e la possibilità di una certificazione medica che possa attestare, in una sindrome patologica estremamente variabile, soggettiva e suscettibile di improvvise e non prevedibili evoluzioni, la richiesta “compatibilità delle condizioni di salute di questi alunni in isolamento con la partecipazione alla DDI».

Al medico di famiglia o al pediatra di libera scelta non spetterebbe, inoltre, l’attestazione della positività all’infezione da Sars-Cov-2 (del resto inutile, visto che si parla di «alunni in isolamento in seguito all’infezione»), quanto alla «compatibilità delle condizioni di salute di questi alunni in isolamento con la partecipazione alla DDI”. Dunque, una misura che non riguarda la Salute pubblica o il contenimento della diffusione del contagio epidemico (già salvaguardati dalla misura dell’isolamento domiciliare), bensì la compatibilità delle condizioni cliniche dell’alunno in isolamento domiciliare con la partecipazione alla didattica digitale integrata. «Difficile, per usare un eufemismo, comprendere la ratio sulla base della quale il medico dovrebbe certificare questa compatibilità» prosegue Scotti. «Forse l’unica è quella di giustificare l’assenza dello studente, anche se in realtà lo studente o la famiglia possono tranquillamente non richiedere la partecipazione alle lezioni integrate».

Critico anche il profilo economico per le famiglie, che sarebbero esposte ad una spesa ingente per ottenere una certificazione medica che – si sottolinea – appare francamente inutile e che avrebbe come unico effetto quello di sovraccaricare con carte e ulteriore burocrazia i medici chiamati a certificare. Per tutte queste ragioni la Fimmg e la Fimp hanno scritto al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, e per conoscenza al ministro della Salute Roberto Speranza, oltre che alla FNOMCeO, per chiedere una indispensabile revisione del testo del comma 4 dell’articolo 9 DL 24 marzo 2022. «Dobbiamo evitare che ancora una volta a pagarne le spese siano i medici e i cittadini – conclude Silvestro Scotti -, i primi costretti a sacrificare tempo alle visite dei propri assistiti, e i cittadini, costretti ad attese estenuanti e spese del tutto inutili».

Ricetta dematerializzata prorogata fino a dicembre: plaudono i medici Fimmg Fvg

Proroga per la ricetta dematerializzata, che rischiava di cessare con la fine dello stato di emergenza sanitaria: anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore, presieduto in regione da Fernando Agrusti) valuta positivamente l’accordo raggiunto a Roma, d’intesa anche con il presidente Fvg, Massimiliano Fedriga, a capo della Conferenza delle Regioni.
«Eravamo certi che l’impegno profuso nel chiedere una proroga per la “ricetta dematerializzata”, che andasse oltre la fine dello stato d’emergenza, ci avrebbe ripagato. Ma nulla sarebbe stato possibile senza l’impegno del Governo, del ministro della Salute Roberto Speranza e della Protezione Civile, ai quali va il nostro sincero ringraziamento». Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, commenta con favore la notizia di una proroga al 31 dicembre della ricetta dematerializzata, cioè la possibilità per i cittadini di usare strumenti alternativi al promemoria cartaceo della ricetta elettronica.
Come avvenuto negli ultimi mesi, basterà cioè una e-mail o un sms, o una comunicazione direttamente per telefono, con il numero di ricetta comunicato dal medico curante. «Un segnale molto positivo – aggiunge Scotti – è anche quello del rapido riscontro d’intesa necessario alle procedure per rendere effettiva l’Ordinanza arrivato in tempi brevissimi dalla Conferenza delle Regioni, un’apertura che ci fa ben sperare. Nel ringraziare il presidente Massimiliano Fedriga e la sua segreteria tecnica in Conferenza attraverso la dr. Alessia Grillo per la sensibilità dimostrata, chiediamo che ci possa essere una celere convocazione, che veda partecipi anche il presidente del Comitato di Settore e il presidente della Commissione Salute e che possa affrontare e mettere in agenda sia per azioni politiche che contrattuali, una volta per tutte, il tema della sburocratizzazione delle procedure in carico alla medicina di famiglia, oggi oppressa da procedure farraginose che sottraggono energie, risorse e tempo all’assistenza dei pazienti e che stanno diventando causa dell’abbandono di questa professione da parte sia di giovani che di anziani stanchi di essere vissuti come degli amministrativi piuttosto che come dei medici».

***

Cooperative e medicina generale fanno fronte comune per il rafforzamento delle cure territoriali. Anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore) plaude all’accordo nazionale. Una piattaforma di proposte di collaborazione per l’appropriato utilizzo di tutte le risorse destinate alla salute a livello territoriale, non solo del Servizio Sanitario Nazionale, ma anche delle componenti integrative e la richiesta al Governo di avviare un tavolo di confronto per definire un quadro comune di azione. È quello a cui stanno lavorando l’Alleanza delle Cooperative Italiane e la Fimmg, la principale organizzazione sindacale dei medici di medicina generale.
Le proposte sono state al centro di un incontro a cui hanno preso parte, Maurizio Gardini, presidente dell’Alleanza, con il copresidente Mauro Lusetti e Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg.
Dal confronto sono emerse affinità di visione e la volontà di concordare azioni condivise in particolare su tre aspetti: la volontà di salvaguardare il Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale con il contributo di tutti i professionisti e gli stakeholder del sistema, in coerenza con il principio costituzionale di sussidiarietà; la centralità della medicina generale e del medico di famiglia quale presidio sul territorio e riferimento fiduciario essenziale per i pazienti; il ruolo prioritario della cooperazione, quale forma di impresa democratica e mutualistica, per l’aggregazione dei professionisti a sostegno del Ssn pubblico. Per l’Alleanza erano inoltre presenti Marco Venturelli (segretario generale Confcooperative), Filippo Turi (direttore generale Agci), Giancarlo Ferrari (direttore generale Legacoop), i coordinatori del settore Medici dell’Alleanza Maurizio Pozzi e Raffaele Sellitto, Giuseppe Milanese (presidente Confcooperative Sanità) e per Fimmg Domenico Crisarà vicesegretario nazionale.

Civibank, salta l’intesa con Sparkasse: “L’offerta di Bolzano non ci rassicura”

di Giuseppe Longo

Civibank, la storica Banca popolare di Cividale le cui radici affondano nel lontano 1886, vuol difendere con i denti la propria indipendenza e autonomia (è l’unica rimasta con queste caratteristiche nell’intero Friuli Venezia Giulia) e per questo sbarra la strada al “matrimonio” con la Cassa di Risparmio di Bolzano. Il Consiglio di amministrazione, riunitosi ieri mattina nella sede centrale alle porte della città longobarda, ha infatti preso posizione rispetto alla tanto discussa Opa avviata da Sparkasse, ritenendo la stessa «intempestiva e prematura, perché attuata – informa una nota della banca cividalese – all’inizio di un percorso di crescita particolarmente promettente, che vedrà l’Istituto raccogliere i suoi frutti nel contesto di un modello di gestione stand alone». Crescita che era stata certificata anche dall’ultimo bilancio chiuso al 31 dicembre scorso e che aveva registrato un utile netto di ben 14,1 milioni di euro (+108,2%), con un ulteriore rafforzamento degli indicatori di solidità patrimoniale.

La presidente Michela Del Piero.

«L’offerta pubblica di acquisto lanciata da Sparkasse – sottolineano, dunque, i vertici di Civibank presieduti da Michela Del Piero – non è coerente con le iniziali interlocuzioni avviate nel 2021, che prevedevano l’avvio di una partnership commerciale e strategica nell’ottica del mantenimento dell’indipendenza e dell’autonomia delle due realtà, con l’intento tra l’altro di supportare e accelerare la crescita della banca stessa. Ad oggi il Cda di Civibank non ha ricevuto da Sparkasse informazioni ritenute sufficienti che assicurino nel prossimo futuro un’autonomia nella governance dell’Istituto. Allo stesso modo, non è stata fornita alcuna garanzia sul fatto che l’assetto previsto da Sparkasse consenta di prestare la dovuta attenzione al territorio in cui opera Civibank e che si estende in 8 province nelle regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto». E ancora: «La crescita di Civibank, la cui previsione è supportata dagli ottimi risultati 2021, potrà consentire una distribuzione costante di dividendi remunerativi e una valorizzazione dell’azienda nei prossimi due anni. Successivamente alla pubblicazione del Documento di offerta, il Cda di Civibank ne effettuerà una valutazione complessiva ai sensi dell’articolo 103 del Tuf, trasposta in apposito comunicato prima dell’inizio del periodo di adesione».

Il direttore generale Mario Crosta.


Il riferimento è appunto all’ultimo bilancio che, con la guida del direttore generale Mario Crosta, naviga in acque tranquille, nonostante la delicatezza del momento sia nazionale che internazionale, legata alla emergenza pandemica che finalmente sta per finire, ma anche agli effetti della guerra in Ucraina. Il Consiglio di amministrazione di Banca di Cividale nelle scorse settimane ha infatti esaminato e approvato gli “Schemi di Bilancio” al 31 dicembre 2021 che, come detto, vedono l’utile netto salire a 14,1 milioni di euro (+108,2% rispetto allo scorso esercizio), miglior risultato in 135 anni di storia della banca (dopo il 2015 quando ci fu l’utile straordinario della cessione Icbpi). Per cui sono previsti nuovi finanziamenti alle imprese e alle famiglie del territorio per 773 milioni di euro (+16,9% a/a) a testimonianza del ruolo determinante per il supporto all’economia locale. In costante calo, poi, il credito deteriorato che, unitamente al mantenimento di importanti coperture dei crediti non-perfoming in portafoglio, ha contribuito al complessivo miglioramento della qualità del credito della Banca. Le masse amministrate da Civibank salgono, così, a 7.844 milioni di euro (pari al 22% del PIL della Regione Friuli Venezia Giulia). Il Cet1 ratio sale al 16,4%, anche per effetto dell’operazione di rafforzamento patrimoniale conclusasi nel secondo semestre del 2021. «L’elevata solidità patrimoniale della banca – si sottolinea a Cividale – è il presupposto per continuare il percorso di ulteriore forte crescita intrapreso». Percorso che ora vede, appunto, una drastica frenata riguardo alla nascita della partnership commerciale e strategica con l’altoatesina Sparkasse. In altre parole, gli amministratori di Civibank capitanati da Michela Del Piero hanno usato le parole della famosa frase manzoniana: “Questo matrimonio non s’ha da fare!». Oggi certamente no, per il “mai” si vedrà.

Il Cda ha infine proposto un aggiornamento nell’assetto del Consiglio stesso con l’avvicendamento di tre membri e l’entrata della docente universitaria specializzata in “climate finance” Irene Monasterolo e degli imprenditori veneti Francesco Fracasso e Simone Cason. Le nomine saranno ora sottoposte all’approvazione dell’Assemblea generale che si riunirà in prima convocazione il 29 aprile e in seconda convocazione, ove occorresse, il 25 maggio.

Civibank è nata nel 1886 come Banca Cooperativa di Cividale. I suoi fondatori, visto lo spirito laborioso dei cividalesi e le necessità oggettive di un territorio che aveva bisogno di sostegno, hanno fondato l’Istituto ispirati dai principi del mutualismo e della cooperazione. Nel 2021 CiviBank è diventata una Società per Azioni e Società Benefit: un passo importante verso la modernità e il futuro, in cui lo spirito originale dei fondatori dell’Istituto – contribuire alla crescita economica, culturale e morale del territorio cividalese – trova nuova vita e una nuova forma. In quanto Società Benefit, CiviBank aspira a fare da apripista per tutte le realtà del NordEst che vogliono fare del bene, in modo strutturale e sinergico. Oggi CiviBank opera in 8 province del Friuli Venezia Giulia e Veneto, con 64 sportelli e circa 600 dipendenti.

www.civibank.it

—^—

In copertina e qui sopra immagini della modernissima sede centrale di Civibank.

Trasporti e logistica, il focus sul Fvg: verso il Libro bianco delle infrastrutture

Nel biennio 2019-2020, le imprese manifatturiere del Friuli Venezia Giulia hanno utilizzato quasi esclusivamente i servizi di trasporto stradale per la distribuzione dei prodotti (94%) con un’incidenza superiore al dato nazionale. Quanto alle competenze per la digitalizzazione, il 44% delle imprese manifatturiere ritiene di esserne dotata. Nel settore dei trasporti e logistica è molto più elevata la percentuale di imprese che, rispetto alla manifattura, non si ritiene pronta per cogliere le opportunità del digitale (per mancanza di strumenti, professionalità e competenze). Solo il 24,2% si considera pronta. Sono alcuni dei dati di un’indagine realizzata e presentata da Uniontrasporti-Unioncamere che, assieme alle Camere di commercio locali e alle imprese dei territori, sta realizzando l’analisi e la mappatura nazionale della domanda di mobilità e delle infrastrutture strategiche per la ripresa economica. Un’azione di confronto e concertazione per la definizione di nuove strategie di intervento e investimento, per migliorare l’accessibilità̀ e l’attrattività̀ dei territori e per la crescita della cultura digitale. L’incontro online di presentazione, che ha dapprima coinvolto la Cciaa della Venezia Giulia, ha toccato la Camera di Commercio Pordenone-Udine. In rappresentanza dell’ente camerale friulano c’era la componente di giunta Eva Seminara, con il segretario generale Maria Lucia Pilutti, e a presentare il percorso e l’analisi dei dati territoriali c’erano Antonello Fontanili, direttore Uniontrasporti, e Laura Summa, Project manager Uniontrasporti.


Le istanze raccolte nella mattinata di confronto con imprenditori, amministratori locali e categorie, assieme a quelle della Venezia-Giulia, confluiranno nel “Libro bianco sulle priorità infrastrutturali del Fvg”, che sarà presentato prima dell’estate quale contributo del sistema camerale e associativo allo sviluppo infrastrutturale della regione.
Come hanno evidenziato i rappresentanti di Uniontrasporti, in Friuli Venezia Giulia sono programmati investimenti per quasi 3 miliardi di euro, pari al 2% del Nord Italia e all’1% dell’Italia, e 514,6 milioni previsti per il territorio dalla Missione 3 del Pnrr, “infrastrutture per una mobilità sostenibile”, per l’70% circa previsti per il miglioramento dell’intermodalità e della logistica integrata e per il restante 13% per opere ferroviarie e strade sicure (Fonte: MIMS – aggiornati al 16 dicembre 2021).
L’indagine Uniontrasporti ha anche analizzato la percezione della rete infrastrutturale. Udine è al primo posto in regione (e 14esima in Italia) quanto a “performance” delle infrastrutture di tipo stradale, data la presenza di assi appartenenti al Core Network europeo, ma anche per una buona funzionalità della rete stradale rispetto al territorio (veicoli circolanti per km di strada, incidentalità, volumi di traffico sugli assi autostradali). Pordenone ha ampi margini di miglioramento, seguendo tutte le altre province del territorio regionale negli indicatori di sintesi e con il 76° posto nella classifica nazionale quanto all’infrastruttura di tipo stradale, a causa della scarsa consistenza della rete stradale e all’infrastruttura ferroviaria, con il 66% della rete non elettrificata e a singolo binario. Occupa, invece, il 1° posto in regione rispetto alle infrastrutture aeroportuali grazie all’effetto gravitazione di tre aeroporti raggiungibili in poco meno di un’ora dal capoluogo provinciale (Treviso Sant’Angelo, Trieste Ronchi dei Legionari, Venezia Tessera) e a quelle logistiche, grazie alla vicinanza di cinque interporti (Portogruaro, Cervignano, Venezia, Padova e Trieste).
Uniontrasporti ha realizzato lo scorso anno un’indagine conoscitiva sui fabbisogni infrastrutturali e logistici delle imprese della manifattura e dei trasporti e logistica, che ha messo in evidenza alcuni aspetti del sistema in Fvg utili a riflettere per disegnare strategie e progetti. In regione l’indagine ha coinvolto 120 imprese manifatturiere e 58 della logistica. Il 38% delle imprese manifatturiere intervistate esternalizza completamente l’attività di trasporto (in Italia il 36% e nel Nord Est il 37,1%). La percentuale di imprese che non affida a operatori esterni la fase del trasporto supera di oltre 10 punti i valori medi dell’Italia e del Nord Est. Il 58,6% delle imprese manifatturiere friulane intervistate ha al proprio interno una figura che si dedica alla logistica (in Italia circa il 66% e nel Nord Est il 68%). Nel 41,3% dei casi non si tratta, però, di una funzione esclusiva, ma viene svolta insieme ad altre. Nel 17,3% delle aziende intervistate, invece, è presente un ufficio apposito interno.
Il 43% delle imprese di trasporto dichiara di non utilizzare applicazioni informatiche. Il 29,3% delle imprese della manifattura e il 51,4% delle imprese del trasporto e della logistica non ha un sito web. Chi invece ce l’ha lo utilizza principalmente come vetrina per la propria attività: 51,91% della manifattura e il 36,4% dei trasporti. Chi ha un sito con possibilità di interagire con l’esterno lo utilizza prevalentemente per mettere a disposizione aree condivise a partner e fornitori. Nell’arco dei prossimi tre anni, sia le imprese di manifattura che quelle di trasporto e logistica prevedono di investire in software gestionali, in soluzioni cloud, in 4G/5G ed in connettività con fibra ottica.
Una delle priorità da perseguire nei piani di ammodernamento delle infrastrutture, per le imprese intervistate, è avere un sistema di mobilità intermodale basato sulla ferrovia. La riqualificazione della SS13 Pontebbana per le imprese della manifattura (43,3%) e l’interconnessione tra l’A4 e l’A28 secondo le imprese di trasporto e logistica (52,3%) sono gli interventi infrastrutturali prioritari per la regione. Seguono gli investimenti nell’infrastruttura per la banda larga (43,2%) e il raddoppio Udine-Palmanova-Cervignano (39%). Altrettanto prioritari sono i collegamenti transfrontalieri con Austria e Slovenia.

 

—^—

In copertina, trasporto merci sulla rete autostradale; all’interno la sede udinese della Camera di Commercio.

 

Imprese femminili in Fvg, sono giovani e creano sempre più società di capitali

Sono giovani, creano sempre più società di capitali e hanno un peso importante nei sevizi alle famiglie, nei servizi di alloggio e ristorazione, nel primario e nel commercio. Le imprese femminili attive al 31 dicembre in Friuli Venezia Giulia sono 20.508, di cui 10.023 nel territorio di Udine (48,9%), 5.223 in quello di Pordenone (25,5%), 3.214 a Trieste (15,7%) e 2.048 a Gorizia (10%). Come ogni anno, marzo – ricorrendo anche la Festa internazionale della donna – è il mese che offre l’occasione per il Centro Studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine di analizzare il mondo dell’economia declinata al femminile e l’andamento registrato in regione. «La nostra Cciaa – spiega il presidente Giovanni Da Pozzo – è da sempre molto attiva nel sostegno all’impresa femminile, sia attraverso iniziative di sensibilizzazione sia con specifici corsi di formazione e aggiornamento. Anche con l’accorpamento, abbiamo voluto ricostituire il Comitato imprenditoria femminile, che oggi è ampio, su entrambi i territori di Pordenone e Udine, e con rappresentanti di imprese di tutti i settori economici: un punto di riferimento che ricordiamo a tutte le imprenditrici e che aiuta la Camera a mettere in atto iniziative ad hoc per aiutare le donne a mettersi in proprio e a credere nell’attività d’impresa». Il comitato, presieduto da Cécile Vandenheede, può essere contattato a Udine al numero 0432.273508 o a Pordenone allo 0434.381602, oppure inviando una mail a segreteria.comitato@pnud.camcom.it

Giovanni Da Pozzo

(Foto Petrussi)

Natura giuridica. L’analisi dei dati evidenzia che ci sono 3.169 società di capitale femminili, il 16,1% delle società di capitale attive della regione. Come detto, sono in crescita rispetto al 2020 quando le società di capitale femminili erano 3.026 (+4,7%) e rispetto al 2019 quando si attestavano a 2.964 (+6,9%).

Cariche. A livello di cariche e qualifiche detenute nelle società di capitali, le donne al 31 dicembre 2021 ne possedevano 31.935, di cui il 53,5% come socio o socio di capitale, il 37,3% come amministratore e il 9,2% in altre cariche. I titoli posseduti da donne sono in leggera crescita rispetto al 2019 (+74) ma in lieve calo rispetto al 2020 (-59).

Caratteristiche. Le 20.508 imprese femminili attive sono in maggior misura giovanili, ossia guidate da under 35 (sono giovanili il 9,6% delle femminili contro il 6,8% delle non femminili) e straniere ossia guidate da persone di cittadinanza straniera o apolide (sono straniere il 14,5% delle imprese femminili contro il 12,8% delle non femminili). Le imprese artigiane al contrario sono in maggior misura non femminili (il 32,6% delle non femminili è artigiana contro il 25,6% delle femminili).

Settori economici. Quasi un quarto delle imprese femminili attive (4.670, 22,8% del totale) opera nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, 3.854 (18,8%) operano nei Servizi alle famiglie (Istruzione, Sanità e Assistenza sociale…), 3.630 (17,7%) nei Servizi alle imprese (Trasporti, Informazione e comunicazione, Attività immobiliari, Attività professionali, scientifiche e tecniche…) e 3.597 (17,5%) nel settore Primario. Le restanti imprese femminili operano in Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (13,8%), nell’Industria (6,8%) e nelle Costruzioni (2,6%).

Occupazione. Fin qui la presenza femminile alla guida dell’impresa, mentre per quanto riguarda l’occupazione, l’analisi del Centro studi rimarca come nel 2020 il tasso di occupazione maschile in Fvg, pari a 75,2%, sia di 8 punti percentuali superiore a quello medio italiano per gli uomini, fenomeno che si riscontra anche per la componente femminile, dove è pari a 58,9% e supera di quasi 10 punti percentuali quello medio italiano per la componente femminile. In sintesi, per quanto riguarda il tasso di occupazione, il divario di genere a livello italiano è pari a 18,2 punti percentuali, in Friuli Venezia Giulia è di 16,3 punti.
https://www.pnud.camcom.it/statistica-e-prezzi/territorio/ricerche-analisi-settoriali-e-distretti-industriali

***

Comunicazioni ingannevoli
alle aziende friulane

Ancora comunicazioni potenzialmente ingannevoli alle imprese friulane, come purtroppo accade periodicamente. Alcune ditte, infatti, hanno segnalato alla Camera di Commercio Pordenone-Udine di avere ricevuto bollettini di conto corrente con richieste di pagamento per non meglio precisati abbonamenti o iscrizioni in elenchi di imprese o pubblicazioni, che però nulla hanno a che fare con la Cciaa. Ancora una volta, pertanto, l’Ente camerale ci tiene a raccomandare le imprese, specie quelle di recente iscrizione, invitandole a porre la massima attenzione: leggere sempre accuratamente le informazioni contenute su questi bollettini e ricordare che la Camera di Commercio non richiede alcun tipo di pagamento con versamento su conto corrente. L’unico versamento dovuto è una volta l’anno ed è il diritto annuale, che va però versato solo con F24 o con Pago Pa. Altri eventuali servizi di cui fruisce direttamente un’impresa si pagano oggi con PagoPa. L’ente invita a prestare attenzione anche a eventuali telefonate con richieste di informazioni, anche riservate, sulla propria azienda. Le imprese che si trovassero in situazioni di questo genere possono sempre contattare la Camera di Commercio per verificare, chiamando l’Ufficio relazioni con il pubblico disponibile a fornire supporto e chiarimenti: 0432.273543-210 oppure via mail a urp@pnud.camcom.it. Le segnalazioni vengono poi inoltrate dalla Cciaa alle forze dell’ordine competenti per le opportune verifiche.

—^—

In copertina, ecco la sede udinese della Camera di Commercio in piazza Venerio.