Open Dialogues, Udine è sempre più una capitale della geopolitica: cala il sipario sulla quarta edizione e si guarda già al 2027. Da Pozzo: «Un successo che cresce»

«Si chiude oggi la quarta edizione di Open Dialogues for the Future, ma è un rilancio. Siamo orgogliosi del percorso fatto e diamo già appuntamento alla quinta edizione il prossimo anno». Con questo annuncio Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, ha ufficialmente chiuso i lavori di una due-giorni, organizzata dall’ente con la collaborazione di The European House – Ambrosetti e la direzione scientifica di Federico Rampini, che ha trasformato il Friuli Venezia Giulia in un osservatorio privilegiato sulla geopolitica e la geoeconomia. Da Pozzo ha voluto ringraziare il tessuto produttivo e le istituzioni per un confronto che «accresce la consapevolezza di fronte a sfide che toccano direttamente la nostra economia e le nostre imprese». Rampini, nelle sue conclusioni, ha ribadito come Udine sia diventata «una tappa fondamentale per decriptare la complessità del presente», sottolineando l’importanza di mantenere vivo un dialogo che unisca rigore accademico e pragmatismo economico. E soprattutto con uno sguardo rivolto ai giovani.
La quarta edizione si è, dunque, conclusa con un tutto esaurito per entrambe le giornate di giovedì 5 e venerdì 6 marzo: Chiesa di San Francesco, sede dell’evento, sempre “sold out” e centinaia di accessi anche al live streaming trasmesso dal sito ufficiale opendialogues.eu e canale YouTube @camcompnud (dove è possibile sempre rivedere i filmati integrali), ma anche sul canale 511 e in streaming online su Sky Tg 24, che quest’anno è stato media partner dell’evento, con Corriere della Sera, Ansa Fvg e Gruppo Nord Est Multimedia – Messaggero Veneto. Open Dialogues for the Future ha goduto del supporto anche di Regione Fvg, Comune di Udine e Fondazione Friuli, nonché del patrocinio di Unioncamere e Ministero delle Imprese e Made in Italy, e ha visto la partecipazione di una trentina di relatori esperti e accademici da tutto il mondo, in presenza a Udine o in video-collegamento.

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Per i laureati under 30

La Camera di Commercio di Pordenone-Udine rinnova il proprio impegno nel ricambio generazionale e nel potenziamento delle competenze tecniche a servizio del territorio. L’Ente ha infatti indetto una procedura concorsuale pubblica, per titoli ed esami, finalizzata all’assunzione a tempo pieno di un’unità di personale con contratto di apprendistato della durata di 36 mesi. Il profilo ricercato, di elevata qualificazione, è quello di Funzionario per i servizi anagrafici e di regolazione del mercato, con un focus specifico sulla figura di Esperto in Servizi Anagrafici, Pubblicità Legale e Fascicolo Informatico. La scelta della tipologia contrattuale sottolinea la volontà dell’Amministrazione di investire sulla formazione “on the job” di profili ad alta specializzazione: al termine del triennio di apprendistato, infatti, è prevista la possibilità di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. In linea con la normativa vigente per questa specifica forma di inserimento, il bando si rivolge a giovani che abbiano compiuto 18 anni e non abbiano ancora superato i 29 anni d’età. Per rafforzare il legame con il tessuto locale e le istituzioni accademiche di riferimento, il concorso è riservato a candidati residenti o domiciliati in un Comune del Friuli Venezia Giulia o del Veneto, oppure a coloro che abbiano conseguito il titolo accademico richiesto presso un’Università o Facoltà con sede nelle medesime regioni. Sotto il profilo formativo, i candidati devono essere in possesso di una laurea in materie giuridico-economiche, secondo le specifiche classi di laurea dettagliate nel bando integrale. La procedura selettiva permetterà inoltre di valorizzare titoli di merito, quali ulteriori percorsi accademici o pregresse esperienze professionali coerenti con il ruolo. Il nuovo funzionario opererà in un’area strategica per l’Ente, occupandosi di gestione dei dati d’impresa, trasparenza e digitalizzazione dei processi amministrativi, ambiti cruciali per la competitività del sistema economico locale. Gli interessati possono consultare i dettagli della selezione, i requisiti d’accesso e la descrizione delle attitudini richieste nella sezione “Amministrazione Trasparente – Bandi di concorso” del sito istituzionale www.pnud.camcom.it, nonché all’Albo camerale on-line. La domanda di partecipazione dovrà essere inviata esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale governativo InPa, accedendo tramite SPID, CIE o CNS. Il termine ultimo per l’inoltro delle candidature è fissato per le ore 23.59 del 4 aprile 2026.

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L’ultima mattinata del forum ha attraversato i quadranti del pianeta. I lavori si sono aperti con il messaggio del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, letto dal coordinatore di Open Dialogues Filippo Malinverno di Ambrosetti. Il ministro ha richiamato l’attenzione sulle ore drammatiche vissute in Medioriente: «Questa crisi ha un impatto diretto sulla nostra sicurezza nazionale, sulla tutela delle decine di migliaia di italiani presenti nell’area, sulla stabilità delle rotte commerciali e sugli approvvigionamenti energetici globali», ha detto. Tajani ha ribadito l’impegno dell’Italia: «Siamo in prima linea, in Europa e nel G7, perché il Medioriente torni ad essere un’area di stabilità, dialogo e sviluppo».
Il focus si è poi spostato sull’America Latina con Sandra Borda (Universidad de los Andes), che in conversazione con Federico Rampini ha analizzato l’operazione Maduro e la nuova “dottrina Donro”. «Questa è la prima volta che l’America del Sud vive un intervento militare aperto», ha spiegato Borda riferendosi al Venezuela, aggiungendo una nota critica sulla politica Usa: «La mia sensazione è che gli Stati Uniti si sentano sempre più a loro agio con il regime in Venezuela. Se avremo un’amministrazione democratica dopo Trump, credo che avremo lo stesso approccio del passato: semplice indifferenza». Sull’avanzata di Pechino nel continente, l’analisi di Borda è stata netta: «La Cina ha costruito una strategia molto, molto abile in America Latina perché hanno capito che questo è il posto giusto per fare affari. Non vogliono alleanze politiche, vogliono solo business». Un’espansione che Washington ha ignorato per troppo tempo: «Gli Stati Uniti hanno deciso di non prestare molta attenzione a ciò che stava accadendo per molti anni e penso che ora sia un po’ troppo tardi per fermare la presenza degli investimenti cinesi».
Il finale è stato affidato al panel sulla difesa europea e al drammatico caso ucraino. In videocollegamento da Kiev con Filippo Malinverno, Iryna Terekh (ceo di Fire Points Ucraina) ha riportato l’uditorio alla realtà di un conflitto, «ben lontano dalla conclusione», ha affermato la giovane ingegnere impegnata nella difesa del suo Paese. Terekh ha sottolineato con forza la determinazione del suo popolo: «Sostenere chi si difende non è solo solidarietà, è la difesa dei principi che permettono la nostra prosperità», ricordando che la resilienza ucraina è oggi il primo baluardo della sicurezza continentale. Con l’eco delle parole di Iryna Terekh e la promessa di una quinta edizione nel 2027, Open Dialogues for the Future si conferma, dunque, un appuntamento importante per comprendere come le scosse geopolitiche distanti migliaia di chilometri ridisegnino, ogni giorno, anche il futuro della regione.

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In copertina, il presidente Giovanni Da Pozzo, il coordinatore Filippo Malinverno e il direttore scientifico Federico Rampini alla chiusura del Forum. All’interno, altre due immagini dell’ultima giornata.

Dubai sotto attacco, Efasce sente subito i pordenonesi che vivono negli Emirati. Tubaro: hanno tutta la nostra solidarietà

Preoccupazione in Friuli Venezia Giulia per i corregionali che vivono a Dubai in questi giorni sotto attacco. Efasce Pordenonesi nel mondo si è, infatti, messo subito in contatto con il Segretariato di Dubai, città degli Emirati Arabi Uniti colpita nel contesto della risposta dell’Iran all’attacco di Usa e Israele al regime degli ayatollah. «Abbiamo contattato – riferisce il presidente Angioletto Tubaro – i nostri corregionali, ricevendo prime indicazioni che stanno bene, anche se la preoccupazione è tanta. Come ho avuto modo di dire loro, li seguiamo da lontano come distanza fisica, ma vicinissimi con il pensiero».

Angioletto Tubaro


Il Segretariato EfasceE di Dubai è uno dei più recenti a essersi costituiti e riunisce una quindicina di persone originarie della provincia di Pordenone che lavorano negli Emirati Arabi Uniti. Da poco la presidenza è passata da Francesca Forner a Letizia Santin. In queste ore i corregionali hanno ricevuto messaggi di avvertimento dalle autorità, con indicazioni quali non sostare vicino alle finestre o sulla spiaggia.

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In copertina, una esplosione a Dubai negli Emirati Arabi Uniti.

(Foto Corriere della Sera)

Festival Bike-in del Friuli Venezia Giulia chiama registi under35 con “Cinebike Shorts” il concorso di cortometraggi su sviluppo sostenibile e senso di futuro

Corti che raccontano viaggio, territorio e futuro sostenibile. Cinebike, il festival Bike-in del Friuli Venezia, è alla ricerca di autrici e autori di cortometraggi per la quarta edizione di Cinebike-Shorts, il concorso che vuole promuovere i giovani cineasti e la realizzazione di opere dedicate allo slow travel, allo sviluppo sostenibile e al senso del futuro.

L’edizione 2026 di Cinebike, già programmata dall’11 al 20 giugno, conferma i tre luoghi del festival, ovvero Palmanova, Aquileia e Collio-Brda. Anche l’obiettivo resta il medesimo: unire l’utilizzo della bicicletta e della mobilità lenta all’esperienza cinematografica e, allo stesso tempo, promuovere tematiche legate al “viaggiare lentamente” e alla consapevolezza ecologico-ambientale.
Il concorso internazionale Cinebike-Shorts è rivolto a registi under 35 che possono inviare il proprio film entro il 31 marzo. La giuria qualificata e indipendente del Festival assegnerà un premio in denaro al miglior cortometraggio e tutte le opere selezionate saranno disponibili per tutta la durata del Festival su MyMovies One, la principale piattaforma italiana di streaming dove possono essere votate dal pubblico. Il giorno della proiezione verrà assegnato il Premio del Pubblico. Anche quest’anno c’è spazio per la sezione speciale Cinebike Shorts Educational riservata a cortometraggi realizzati nell’ambito di percorsi di educazione cinematografica all’interno di istituti scolastici o workshop sul linguaggio audiovisivo. In questo caso è aperto a film di qualsiasi genere e il premio sarà assegnato da una giuria composta da studenti delle scuole di secondo grado del territorio.
Il programma completo di Cinebike 2026 verrà presentato più avanti e, come nelle scorse edizioni, non includerà solo le proiezioni e cinema all’aperto nell’arena bike-in, ma anche presentazioni di libri, pedalate con gli autori, musica, degustazioni a km0, mostre e itinerari naturalistici che permetteranno di scoprire il territorio in una chiave allo stesso tempo ecologica e stimolante. Il concorso Cinebike Shorts è organizzato dalla Soc. Coop. Videomante con il supporto del Comune di Palmanova. Tutte le informazioni, il bando e le modalità di iscrizione sono consultabili su www.cinebikefest.it

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In copertina e all’interno, due immagini della passata edizione di Cinebike.

(Foto Alice Durigatto)

L’Intelligenza artificiale entra già in azienda: questione di sopravvivenza. A Udine l’economista Marco Martella traccia la rotta per le Pmi tra vantaggi competitivi e sfide organizzative

L’intelligenza artificiale offre un cambio di passo immediato per le nostre imprese. Lo confermano le tante presenze di giovedì pomeriggio in Sala Valduga, dove la Camera di Commercio di Pordenone-Udine ha organizzato un incontro chiamando a raccolta imprenditori e manager, segno di un tema percepito come vitale dal tessuto produttivo locale. A guidare la platea in un viaggio tra tecnologia e strategie è stato l’economista Marco Martella, già direttore della Banca d’Italia a Trieste, che ha smontato subito il pregiudizio che l’Ia sia un gioco tecnologico per pochi eletti.
Il messaggio uscito dal seminario non lascia dubbi: l’Ia rappresenta oggi la più significativa rivoluzione gestionale per le piccole e medie imprese a livello globale. Per Martella «è un imperativo strategico per la crescita, eppure la strada è disseminata di trappole – ha evidenziato –, visto che il 95% dei progetti pilota di Ia generativa oggi fallisce nel produrre ritorni misurabili». Martella ha svelato il paradosso della trasformazione, spiegando che il 70% dei fallimenti non dipende da limiti tecnologici, ma da lacune organizzative e manageriali. Molte aziende cioè cercano di innestare strumenti nuovi su processi vecchi, quando invece la chiave del successo risiede nel ridisegnare completamente il modo di lavorare, mettendo l’uomo al centro di una collaborazione sinergica con la macchina.

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Excelsior Fvg in febbraio

Le imprese del Friuli Venezia Giulia programmano 8.570 entrate nel mese di febbraio 2026 (-230 su febbraio 2025), con una proiezione di 28.020 contratti nel trimestre febbraio-aprile (-1.730 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Nonostante la flessione a livello complessivo, il comparto dei servizi si conferma il principale motore della domanda di lavoro, con 5.340 ingressi programmati a febbraio, anche se rispetto a febbraio 2025 sono 110 in meno, -2%. È uscito il nuovo bollettino Excelsior-Unioncamere, elaborato per la regione Fvg dal Centro Studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine. L’analisi mette in evidenza come l’andamento dei vari comparti sia diversificato: a fronte di un calo per il commercio (-320 ingressi previsti), risultano in forte aumento i servizi di alloggio, ristorazione e turismo (+100 entrate, +7,5%) e i servizi alle persone (+70, +7,4%), in lieve crescita i servizi alle imprese (+40, +2,3%). Il settore industriale prevede 2.870 entrate (stabile su febbraio 2025, +30 ingressi previsti): in lieve calo la manifattura (-1%), in crescita le costruzioni (+5,3%). Le imprese del settore primario prevedono l’attivazione di 360 contratti (-150 su febbraio 2025). A febbraio una quota rilevante delle entrate programmate risulta di difficile copertura (il 55,9%, quasi dieci punti percentuali superiore al valore medio italiano del 46,6%), soprattutto a causa della carenza di candidati. Tra le professioni ad alta specializzazione le imprese faticano a trovare soprattutto specialisti nelle scienze della vita (89,7% di difficoltà), tra i professionisti quelli qualificati nei servizi sanitari e sociali (84,4%), tra gli operai specializzati gli addetti alle rifiniture delle costruzioni (87,2%), fonditori, saldatori (83,5%) e addetti alle costruzioni e al mantenimento delle strutture edili (80%). «Il dato dei servizi e del turismo è sempre molto interessante – commenta il presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo –: ci dà conto, anche dal punto di vista delle assunzioni, di una crescita che continua in questi anni e che dobbiamo supportare anche con la preparazione dei giovani con una formazione di alta qualità. Il ruolo degli Its – anche con il nuovo corso in partenza il prossimo anno scolastico all’Its Academy, che si innesta proprio su questo settore -, è un importante passo in questa direzione». «Per una quota pari al 31% le assunzioni interesseranno giovani under 30 e nel 28% dei casi le imprese prevedono di assumere personale immigrato: questi dati confermano – rileva Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia – quanto stiamo da tempo sostenendo, ovvero la necessità di intervenire sui salari e sul welfare a favore dei giovani che decidono di rimanere o venire in Friuli Venezia Giulia per lavorare e, dall’altro, sull’importanza di creare percorsi formativi e professionalizzanti per le persone che arrivano da Paesi extra Ue a cercare occupazione in Friuli Venezia Giulia».

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Per le nostre imprese, i dati presentati offrono anche una straordinaria nota di ottimismo: l’Ia sta livellando il campo di gioco, permettendo anche a realtà di dimensioni ridotte di accedere a capacità analitiche e operative una volta riservate solo ai colossi, con incrementi della produttività che possono toccare il 40% e riduzioni dei costi operativi stimati dall’economista tra il 15% e il 60% in specifici settori. Ma come si passa dalla teoria alla pratica? Il consiglio emerso dal seminario è evitare voli pindarici e puntare sui quick wins, piccoli progetti con ritorni immediati, realizzabili anche in pochi mesi, che servano a creare fiducia e competenze interne. È un percorso di adattamento continuo, considerando che il 44% delle competenze core dei lavoratori subirà modifiche profonde nei prossimi 5 anni e che le economie avanzate vedranno 6 posti di lavoro su 10 trasformati radicalmente dall’Ia.
Martella ha inoltre esortato le imprese a passare all’azione costituendo al loro interno un comitato-guida per l’Ia, che unisca visioni strategiche, tecnologiche e finanziarie, raccomandando di iniziare con la selezione di pochi progetti pilota ad alto impatto per generare valore rapido, senza mai prescindere da una formazione specifica per ogni ruolo e una supervisione umana per le decisioni critiche.
A margine dell’incontro, il presidente della Camera di Commercio, Giovanni Da Pozzo, ha sottolineato come attraverso il contributo di un economista come Martella, l’ente camerale confermi il suo ruolo di guida nel percorso di trasformazione e crescita delle imprese del territorio, offrendo strumenti pratici per aiutarle a compiere il salto decisivo dalla semplice sperimentazione all’implementazione reale. «Il sistema camerale italiano si è ormai consolidato come punto di riferimento per l’innovazione, la trasformazione digitale e lo sviluppo competitivo delle imprese e in questo solco la Cciaa Pn-Ud porta avanti il proprio impegno a erogare formazione gratuita di alta qualificazione a supporto della crescita del sistema produttivo territoriale», ha concluso il presidente.

Il seminario è stato trasmesso anche in streaming ed è possibile rivederlo sul canale YouTube della Camera di Commercio Pn-Ud.

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In copertina e all’interno, due immagini dell’incontro con l’economista Marco Martella nella sede udinese della Camera di Commercio friulana.

“Giorno del Ricordo”, le vittime delle foibe e il dramma degli esuli: omaggio del Club per l’Unesco di Udine che invita a riflettere con Sebastiano Ribaudo

(g.l.) Anche nel Friuli Venezia Giulia ieri si è celebrata con la dovuta solennità la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e del dramma degli esuli istriani, fiumani e dalmati: la commemorazione, istituita con la Legge numero 92 del 30 marzo 2004, ha avuto come sempre il suo momento più intenso e significativo nella cerimonia tenuta davanti alla Foiba di Basovizza, sul Carso Triestino. In occasione della importante ricorrenza, Sebastiano Ribaudo, socio effettivo del Club per l’Unesco di Udine, ha scritto una significativa riflessione – dal titolo “Le radici nell’acqua salata ” – che riportiamo integralmente.
«Il 10 febbraio – scrive Ribaudo – è un giorno che chiede silenzio. Non il silenzio del vuoto, ma quello pieno — il silenzio di chi si ferma davanti a qualcosa di troppo grande per essere solo detto, e troppo necessario per essere taciuto. Oggi l’Italia commemora le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata: due ferite distinte eppure intrecciate, a lungo ignorate, infine riconosciute. Da un lato la violenza brutale delle esecuzioni nelle cavità carsiche, dove migliaia di italiani — civili, soldati, oppositori reali o presunti — furono gettati nel buio della storia. Dall’altro, la fuga silenziosa e straziante di trecentocinquantamila persone che lasciarono Istria, Fiume e Dalmazia con una valigia e il proprio nome, abbandonando case, tombe, ulivi, dialetti: un’intera civiltà plurisecolare che si disperse come nebbia sull’Adriatico. Queste storie hanno aspettato a lungo di essere riconosciute. Erano scomode: si collocavano nel dopo-bellico, in anni in cui l’Europa tentava di ricostruirsi e certi dolori venivano considerati meno urgenti, certi torti meno visibili. Gli esuli arrivarono in un’Italia che a volte li accolse con diffidenza, li etichettò frettolosamente come “fascisti” senza conoscerli, li sistemò nei campi profughi come un problema da gestire invece di trattarli come fratelli da abbracciare. Fu una doppia perdita: prima la terra, poi la voce. La memoria non è un peso: è una bussola. E il Giorno del Ricordo ci ricorda che la verità storica non è proprietà di nessun partito, e che il dolore non ha colore politico».
«Ma il ricordo – prosegue l’esponente del Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco – ha una sua pazienza. Alla lunga vince. Oggi esistiamo — come nazione, come comunità civile — anche grazie a quella tenacia. Grazie ai diari conservati nei cassetti, alle fotografie strappate al mare, ai figli e alle figlie che hanno insistito nel raccontare ciò che i genitori faticavano persino a pronunciare. Il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004, non è soltanto un gesto verso il passato: è un impegno verso il presente. Ricordare non significa odiare. Significa, al contrario, scegliere la lucidità sull’oblio, la complessità sulla semplificazione, la giustizia sul silenzio conveniente. Le foibe non furono un’inevitabilità della storia: furono scelte, ordini, ideologie che trasformarono esseri umani in nemici da eliminare. Riconoscerlo non è revanscismo — è onestà».
«E l’esodo? Fu la fine di un mondo – conclude Sebastiano Ribaudo – che aveva saputo essere, per secoli, il crocevia di lingue e culture diverse: il veneziano e il croato, il latino e lo slavo, il profumo del mare e quello della pietra carsica. Quella civiltà non è morta del tutto — vive nei cognomi, nelle ricette, nelle canzoni che si cantano ancora nelle associazioni degli esuli in tutto il mondo. Ma è una fiamma che richiede custodia, perché il vento della dimenticanza è sempre in agguato. Questo giorno non appartiene a una sola famiglia politica né a una sola regione geografica. Appartiene a tutti coloro che credono nella memoria come atto morale — non nostalgico. Ai nomi incisi sulle lapidi e a quelli che mancano. Alle donne e agli uomini inghiottiti dalle foibe. Alle famiglie che hanno attraversato l’Adriatico con il cuore spezzato e hanno costruito una vita nuova senza smettere di portare con sé il peso — e la bellezza — di quella vecchia».

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In copertina, il monumento alla Foiba di Basovizza sul Carso sopra Trieste.

Terremoto del Friuli, varato dalla Regione il programma dei Cinquant’anni. Fedriga: una ferita profonda, ma è nato un “modello” riconosciuto da tutti

«Il terremoto del Friuli è una ferita profonda nella nostra storia collettiva. Una tragedia che ha spezzato vite, distrutto paesi, messo in ginocchio un’intera comunità. Ma è anche il momento in cui il Friuli ha mostrato il suo carattere più autentico: quello di un popolo che, pur colpito duramente, ha scelto di non arrendersi. Da quella tragedia è nato un modello che oggi rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale: la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia. Un sistema costruito sull’esperienza diretta, sulla responsabilità delle istituzioni e sul valore del volontariato, che ha saputo fare tesoro dell’aiuto ricevuto per trasformarlo in capacità di intervento e solidarietà verso gli altri. Una dimostrazione concreta di ciò che è la resilienza. Non a caso oggi ci troviamo all’Università di Udine: un’eredità della ricostruzione, che dimostra come la nostra gente non si sia limitata a riedificare, ma abbia guardato al futuro e rilanciato dimostrando la propria forza. Una lezione importante: questa non è solo un’occasione per ricordare quanto avvenuto, ma anche per dare nuovo slancio a quella visione prospettica che ha definito il Friuli Venezia Giulia». Lo ha sottolineato ieri il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, alla presentazione del programma annuale degli eventi per onorare il Cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli (1976-2026), nell’auditorium del Polo scientifico dei Rizzi dell’Università di Udine, organizzati dalla Regione Fvg attraverso le sue Direzioni con il coordinamento della Protezione civile Fvg in collaborazione con, tra gli altri, Università di Udine, Arcidiocesi di Udine, Confindustria Ente Friuli nel mondo, Associazione ex Consiglieri della Regione, Fondazione per la sussidiarietà Ets, Ogs-Istituto nazionale oceanografia e geofisica sperimentale, Associazione Comuni terremotati e Sindaci della ricostruzione del Friuli, Comuni dichiarati disastrati. Il programma aggiornato è consultabile attraverso il banner nella home page del sito istituzionale della Regione Fvg.


È stato l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e disabilità con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi a delineare il percorso con «celebrazioni che non resteranno chiuse nei confini regionali, ma raggiungeranno Roma e l’Estero per raccontare un’esperienza che è diventata un modello unico al mondo. Abbiamo pensato a un anno “lungo” nel quale cercheremo di raccontare questa “storia difficile”, le ragioni, le conseguenze, le scelte, ringraziando la classe dirigente di quel tempo, cercando di far emergere i molti aspetti di grande attualità della ricostruzione e del “modello Friuli”», ha esordito l’assessore. «L’altro grande tema che svilupperemo – ha aggiunto Riccardi – è la riflessione su cosa sarebbe oggi questa regione senza il sacrificio di persone straordinarie, che ricorderemo in occasioni importanti attraversando tutto il Friuli Venezia Giulia. Il racconto parte da due figure simboliche: il popolo friulano, caratterizzato da lavoro e coraggio, e “l’uomo dell’emergenza”, capace di garantire credibilità nel rapporto con lo Stato». «Il successo della ricostruzione è attribuito a una catena istituzionale esemplare che ha unito Stato, Regione e Comuni», ha sottolineato il vicepresidente della Regione, ricordando «quella battaglia politica sull’ordinario al mattino e quella convergenza totale nel pomeriggio sullo straordinario, costruendo insieme maggioranza e opposizione i provvedimenti per la ricostruzione’. Un elemento centrale di questa strategia fu la gerarchia delle priorità. ‘Prima le fabbriche, poi le case, poi le Chiese» fu una scelta che permise di contrastare lo spopolamento e la “desertificazione” delle aree colpite».
Poi l’assessore ha citato il grande ruolo dell’Università, nata da «un movimento popolare positivo» per formare una classe dirigente capace di gestire la «cultura della resilienza», il riscatto di un popolo e la trasformazione, nelle due presidenze Comelli e Biasutti, di una regione che da confine dell’Italia e dell’Europa è diventata cuore dell’Europa, pensando non soltanto alla ricostruzione ma alla ricostruzione e allo sviluppo «come ci ricordava sempre un grande friulano come Mario Toros». E poi la Protezione civile, «cioè lo sforzo con il quale Giuseppe Zamberletti ci ha insegnato che bisogna pensare a quello che può succedere dopo e prima. Quindi l’attività della prevenzione, con la grande lezione del ricostruire quello che era, dove era. C’è un passaggio estremamente importante del presidente Adriano Biasutti e del presidente Antonio Comelli che verrà ricordato – ha rimarcato Riccardi -: la scelta di ricostruire “dov’era e com’era” non è stata un semplice calcolo algebrico sui costi, ma una straordinaria lezione di civiltà: la vera convenienza di quella scelta risiedeva nella volontà ferrea di difendere le radici profonde di questa terra».
Le celebrazioni toccheranno per questo luoghi e istituzioni nate dal sisma: dalla caserma Goi Pantanali di Gemona che ospiterà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente dei Vescovi italiani, e il concerto di Andrea Bocelli, fino all’Università di Udine, nata appunto da un “movimento popolare positivo” per formare una classe dirigente capace di gestire la “cultura della resilienza” e la Protezione Civile con il volontariato. «Quest’anno il Consiglio regionale discuterà una legge sul volontariato, che riattualizzi quella grande esperienza: possa essere un’occasione importante nel corso del cinquantesimo del terremoto una nuova legge per un protagonista autentico e insostituibile», ha concluso Riccardi.


Alla cerimonia sono intervenute anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante e la collega alle Finanze Barbara Zilli, componenti assieme all’assessore Riccardi e al sindaco di Gemona Roberto Revelant del Comitato che ha curato l’organizzazione delle celebrazioni del cinquantennale terremoto del 1976: presente, inoltre, l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti. Amirante, annunciando la conclusione dell’intervento sul Castello di Colloredo di Monte Albano entro la fine dell’estate, ha rimarcato di «sentire forte il lascito della lezione della ricostruzione: nella prevenzione, nella sicurezza del territorio, delle scuole, delle case, nella programmazione, nella capacità di intervenire quando le comunità locali chiedono attenzione ed investimenti infrastrutturali». Zilli ha osservato, invece, che «le iniziative che oggi presentiamo sono un gesto di gratitudine per il grande aiuto ricevuto e di orgoglio per ciò che il Friuli è diventato. Una comunità laboriosa, solidale, coesa che guarda al futuro dei suoi figli con la fierezza e la consapevolezza delle sue radici forti».
I saluti introduttivi sono stati portati dal rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, con interventi del sindaco di Gemona e presidente dell’Associazione Comuni del Terremoto Roberto Revelant e del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin. Nel corso della cerimonia il governatore Fedriga ha premiato il vincitore del concorso promosso dalla Protezione civile regionale e aperto alle classi quarte e quinte dei Licei artistici e Istituti tecnici ad indirizzo Grafica e Comunicazione della nostra regione. Fedriga ha assegnato il riconoscimento a Davide Giroldo, della classe 5E (sezione Grafica) del Liceo Artistico “Galvani” di Cordenons per aver creato il miglior logo commemorativo che rappresentasse la memoria dell’evento sismico, la resilienza della comunità, il percorso di rinascita e il legame con il territorio. Fedriga ha sottolineato che «è molto importante che le nuove generazioni siano protagoniste dell’anniversario del terremoto. Questo logo, oltre a dimostrare la grande capacità dei nostri ragazzi, rappresenta simbolicamente un ponte che attraversa cinquant’anni di storia della nostra terra, che non vuole far vivere un ricordo di quei momenti drammatici e della ricostruzione semplicemente come un doveroso ricordo del passato, ma come una forte testimonianza nel presente. Lo spirito della ricostruzione deve continuare a impregnare le radici del nostro popolo, perché dimostra la vera forza di questa terra». Il logo vincitore – premiata con 5mila euro la classe – è composto da tre segni gestuali, nei colori della Protezione civile e nel giallo, simbolo di forza e rinascita: il primo richiama il territorio, il Monte San Simeone e la leggenda dell’Orcolat; il secondo rappresenta il Friuli distrutto e le macerie; il terzo simboleggia la resilienza e la rinascita. Il logo accompagnerà le attività della Regione Fvg per tutto il 2026, anche quelle non direttamente connesse all’anniversario del terremoto.

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In copertina, il logo commemorativo vincitore; all’interno, l’intervento del presidente Massimiliano Fedriga, la premiazione del Liceo Artistico di Cordenons, presente l’assessore Riccardo Riccardi responsabile della Protezione civile Fvg, e il folto pubblico.

Il giornalista Tommaso Cerno cittadino onorario di Lusevera ricordando le sue origini nell’Alta Val Torre. Zilli: premiato un legame più forte di tempo e distanza

«Il conferimento della cittadinanza onoraria è uno degli atti più significativi con cui una comunità riconosce un legame profondo, autentico e duraturo con una persona. Un legame che, nel caso di Tommaso Cerno, non nasce solo dal suo percorso pubblico e professionale, ma affonda le radici nelle sue origini familiari, che appartengono a questo territorio». Lo ha detto l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, prendendo parte l’altra sera alla seduta del Consiglio comunale con cui la municipalità di Lusevera guidata dal sindaco Mauro Pinosa ha attribuito la cittadinanza onoraria al giornalista friulano, attualmente direttore de Il Giornale fondato oltre cinquant’anni fa da Indro Montanelli, ma che in passato è stato anche alla guida del Messaggero Veneto nella sua Udine. «Il rapporto con Lusevera – ha ricordato Zilli – va oltre l’aspetto biografico: le radici sono la trama invisibile che unisce generazioni, cultura e valori, sono memoria condivisa e appartenenza. Per questo la cittadinanza onoraria non è soltanto un riconoscimento simbolico, ma la conferma di un legame che il tempo e la distanza non cancellano».

Nel suo intervento, l’esponente della Giunta Fedriga ha poi richiamato – come informa Regione Cronache – la storia di migrazioni che ha caratterizzato Lusevera, come molte comunità del Friuli Venezia Giulia: «Una storia fatta di partenze e di ritorni, in cui le radici non trattengono, ma orientano e trasmettono identità. Questo equilibrio tra attaccamento alla propria terra e apertura al mondo emerge con forza nel percorso di Tommaso Cerno». Nella motivazione, il Consiglio comunale di Lusevera ha parlato di un atto simbolico e morale in segno di riconoscenza per il forte legame con le proprie radici nell’Alta Val Torre, per essersi distinto, nel corso della sua carriera di giornalista e scrittore, quale promotore dei valori della cultura, della conoscenza e della libertà di informazione, portando prestigio anche alla comunità. Una motivazione simile gli era valsa anche l’attribuzione dell’ultima edizione del Premio Epifania a Tarcento. Il tema dell’informazione – ha quindi sottolineato l’assessore regionale – rende oggi ancor più attuale, nell’anno del cinquantesimo anniversario dal terremoto del Friuli, il ruolo nazionale di Cerno nel rappresentare il valore del “modello Friuli”, capace di rinascere dopo la tragedia e di guardare con lucidità alle sfide future.
«Il Friuli Venezia Giulia, regione di confine ricca di lingue e identità, ha formato anche il suo sguardo giornalistico e politico, portandolo a dirigere un’importante testata nazionale. Nel suo lavoro Tommaso Cerno ha spesso raccontato i nostri territori a un pubblico nazionale, superando stereotipi e restituendone la complessità. Ringrazio, quindi, l’Amministrazione comunale di Lusevera per questa scelta e rivolgo a Tommaso Cerno le più sincere congratulazioni, con l’augurio che questo legame continui a generare dialogo e impegno per il futuro», ha concluso Barbara Zilli.

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In copertina, il sindaco Mauro Pinosa al momento della premiazione di Tommaso Cerno; all’interno, due momenti della cerimonia con l’intervento dell’assessore regionale Barbara Zilli.

Sanità e strutture private accreditate: Assosalute Fvg con il presidente Riccobon replica alla Lega sulle criticità

Botta e risposta sulla sanità in Friuli Venezia Giulia. Assosalute Fvg ritiene, infatti, che le considerazioni sulle strutture sanitarie private accreditate contenute in un documento della Lega «non colgano pienamente la complessità del settore e della realtà operativa». Per questo, l’associazione risponde punto per punto alle criticità sollevate attraverso la voce del presidente Claudio Riccobon. Ecco, pertanto, la sua posizione esposta nel comunicato che si riporta integralmente:

Claudio Riccobon

«Capacità di governo e controllo – Non c’è alcun indebolimento della capacità di controllo e di programmazione della Regione sull’operato dei privati accreditati: al contrario, essa risulta rafforzata. L’ultimo rinnovo dell’accordo triennale per il triennio 2026–2028 prevede infatti l’incremento del vincolo di individuazione delle attività erogabili dal privato accreditato, che passa dal 70% all’80%. In termini chiari, sul 100% del budget dedicato alle prestazioni erogabili: il 50% viene determinato dalla Regione; il 30% viene definito dalle Aziende sanitarie in base alle esigenze specifiche dei territori per un totale dell’80%. Solo il restante 20% è gestito dalla struttura, e comunque esclusivamente a completamento delle prestazioni erogate nell’ambito delle specialità accreditate».

«Monitoraggio esiti clinici – Le strutture sanitarie private convenzionate sono sottoposte dall’Azienda sanitaria a puntuali controlli semestrali sull’appropriatezza dei ricoveri e sugli esiti clinici degli stessi».

«Monitoraggio e contenimento dei costi – Da anni il privato accreditato chiede un confronto strutturato e l’apertura di un tavolo di lavoro sulla differenza dei costi sostenuti da pubblico e privato a parità di prestazioni. È facilmente verificabile come, sulle medesime prestazioni, i costi risultino in linea e frequentemente superiori nella sanità pubblica. Non solo: il nuovo nomenclatore nazionale sulle prestazioni ambulatoriali ha inopportunamente abbassato numerose tariffe, tanto da essere stato annullato a livello nazionale. Su questo tema, stiamo lavorando al tavolo con la Regione e, nel frattempo, stiamo lavorando sottocosto per numerose prestazioni per garantire alla comunità la certezza e la continuità del servizio».

«Liste d’attesa – L’apporto del privato accreditato alla riduzione dei tempi di attesa risulta chiaramente riscontrabile nelle prestazioni erogate ed è stato riconosciuto dalle Aziende sanitarie».

«Chirurgia oncologica – Realizziamo con rammarico che la Regione abbia deciso di non avere al proprio fianco un privato accreditato qualificato, come ad esempio in Veneto o in Emilia Romagna, che offra prestazioni di medio-alta complessità, che possa diventare utile confronto con gli erogatori pubblici e che contribuisca al miglioramento della qualità della chirurgia oncologica, contenendo anche i tempi d’attesa. È il caso, per esempio, del Policlinico Città di Udine, unica struttura in provincia di Udine ad aver raggiunto il valore soglia sul tumore alla mammella oltre all’Ospedale Santa Maria della Misericordia. Tuttavia, come privati accreditati, abbiamo ritenuto giusto facilitare la transizione della casistica verso il pubblico per applicare il piano oncologico. Se l’obiettivo è avere strutture valide, capaci e competenti, dobbiamo accettare di concentrare le casistiche in modo da garantire sicurezza e competenza al cittadino: tale risoluzione, però, va accolta anche dalle strutture pubbliche».

Quando la storia si può raccontare anche con i mattoncini Lego: in primavera una inedita proposta al Castello di Duino

In occasione della Giornata Internazionale dei Lego – che si festeggia “mattoncino su mattoncino” domani, 28 gennaio, in ricordo del giorno in cui, nel 1958, il danese Godtfred Kirk Christiansen brevettò la sua invenzione che avrebbe rivoluzionato il modo di giocare di intere generazioni – il Castello di Duino annuncia un’iniziativa inedita per un maniero nella regione Friuli Venezia Giulia.
Gli spazi della storica dimora della famiglia della Torre Tasso, aggrappata sulle falesie che si gettano nell’Adriatico a pochi chilometri da Trieste, dalla prossima primavera si arricchiranno di nuove opere realizzate dalla società francese Epicure Studio, a cui si deve l’ideazione del concept internazionale HISTOIRE EN BRIQUES® che utilizza i mattoncini come mezzo d’espressione artistica per valorizzare il patrimonio in chiave contemporanea.
I mattoncini da costruzione più famosi del mondo racconteranno la storia del Castello di Duino e dei Principi della Torre Tasso, che lo possiedono dal 1669, in seguito alla firma del passaggio di proprietà, avvenuta nel suggestivo Salotto dell’Imperatore, oggi visitabile. Ulteriori informazioni e immagini saranno svelate nei prossimi mesi.

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In copertina, i mattoncini colorati Lego che saranno protagonisti della bella iniziativa.

Il Premio “Folclôr tal Cûr” invita sabato a Magnano in Riviera: sarà festeggiata Gemma Miani anima degli Holzhockar

È in calendario per la serata di sabato 24 gennaio, a partire dalle 18, la 14ma edizione del Premio “Folclôr tal Cûr”, iniziativa lanciata nel 2003 dall’Associazione tra i Gruppi Folcloristici della regione Friuli Venezia Giulia e in programma, quest’anno, a Magnano in Riviera: ad accogliere l’evento, che ha cadenza biennale, sarà la sala polifunzionale di via Montessori. Obiettivo è tributare un pubblico omaggio a persone distintesi per il proprio impegno nella ricerca, nella salvaguardia e divulgazione del ricco e prezioso patrimonio folcloristico della nostra regione.


Ogni gruppo premia un proprio socio, mentre tutti i gruppi, insieme, conferiscono un riconoscimento ad una figura che ha brillato nell’ambito in questione a livello regionale: quest’anno tocca a Gemma Miani, “per quasi 50 anni – questa la motivazione del conferimento – colonna portante degli Holzhockar” di Sappada, di cui è stata “voce inconfondibile e guida materna, coniugando la passione locale con una visione ampia e gestendo per un decennio il sodalizio con equilibrio e lungimiranza”. Degna erede della vocazione culturale del padre, il maestro Armando Miani, Gemma è oggi custode di un inestimabile archivio storico, che dà lustro all’intero panorama del folklore friulano e che è stato messo a disposizione del pubblico. “Esempio di grande dedizione – si legge ancora nella motivazione – ha lavorato instancabilmente per mantenere vive le radici della nostra terra”.
Dopo essere stato a lungo ospitato da Pasian di Prato, da alcune edizioni il Premio “Folclôr tal Cûr” è divenuto itinerante, toccando varie località del Friuli Venezia Giulia, sedi dei gruppi folcloristici che aderiscono all’Agff: in questa occasione è la volta, come detto, di Magnano in Riviera e per la circostanza si è inteso estendere la partecipazione al prestigioso momento a tutti i gruppi folcloristici della regione, dunque anche ai non aderenti all’Associazione promotrice. Venti le realtà partecipanti, che si alterneranno sul palco per premiare ciascuno il danzerino prescelto. Ad animare la serata saranno i “padroni di casa”, i Balarins de Riviere.
Storia dell’Associazione. Agff, che ha sede a Pasian di Prato, riunisce 13 gruppi folcloristici del Friuli Venezia Giulia dal 1986, anno in cui fu fondata grazie all’impegno di Giorgio Miani, primo presidente, affiancato da Luigina Degano nel ruolo di segretario. Dal 2007 al 2017 è stata presieduta da Michele Gasparetto, entusiasta regista di questa grande realtà regionale, coadiuvato dal segretario Claudio Degano. Nel 2017, poi, le redini del sodalizio sono passate a Fausto Di Benedetto, che si avvale della collaborazione del segretario Massimiliano Zuliani. L’Associazione fa parte dell’Unione Gruppi Folcloristici del Friuli Venezia Giulia (UGF). Il Premio Folclôr tal Cûr è realizzato grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, per il tramite dell’Unione Gruppi Folcloristici del Friuli Venezia Giulia. L’edizione 2025 è stata curata dal “Gruppo Folkloristico Balarins de Riviere Aps”; prezioso il supporto del Comune di Magnano in Riviera, che ha concesso il suo patrocinio e l’utilizzo della sala polifunzionale.

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In copertina, Gemma Miani colonna portante degli Holzhockar di Sappada; all’interno, i gruppi folcloristici durante la festa tenutasi a Cordovado.