Le coop di consumo sono un presidio per i piccoli paesi

«Le 26 cooperative di consumo e di dettaglianti attive in regione, con i loro 7.600 soci e 25,5 milioni di euro di fatturato, sono state tra i protagonisti silenziosi della resilienza necessaria a gestire con successo la crisi conseguente all’epidemia di Covid-19», dice Franco Baiutti, presidente di Confcooperative Udine. «Le piccole realtà di rivendita di generi alimentari, infatti, si sono dimostrate un riferimento importante per la gente negli acquisti essenziali. Mentre le grandi catene di distribuzione si riorganizzavano per mantenere i servizi ai clienti, creando lunghe code e tempi incalcolabili per poter fare gli acquisti, i negozi di comunità, con misure semplici e accessi contingentati, sono stati in grado di fornire un servizio efficace, in tutta sicurezza e senza inutili perdite di tempo. Inoltre, sono stati in grado di proporre un servizio di consegne a domicilio che, nei paesi, ha consentito di soddisfare le esigenze delle famiglie e soprattutto degli anziani, dimostrandosi più efficienti della Gdo. Forse proprio grazie al loro radicamento territoriale – è il commento di Baiutti – registriamo la tenuta delle imprese cooperative di consumo che, negli ultimi due mesi, hanno rilanciato la loro attività restando a fianco delle comunità, riprendendo quella funzione per le quali erano state costituite molti decenni addietro e che si era un po’ persa a causa del proliferare dei centri commerciali. Non ci fossero stati questi presìdi territoriali – prosegue Baiutti -, ci sarebbero stati ben più gravi problemi di approvvigionamento delle famiglie e di rispetto del confinamento obbligatorio».

«L’insegnamento che ne abbiamo tratto non può essere scordato quando tutto sarà finito – aggiunge il direttore, Paolo Tonassi -. La crescita incontrollata di centri commerciali ha rischiato di smantellare completamente la rete dei piccoli esercizi locali, indebolendo pesantemente la loro funzione di servizio alle comunità che, invece, risulta essenziale per la loro stessa sopravvivenza. L’attuale sistema di sviluppo del commercio va ripensato anche attraverso un sostegno ai negozi di paese, o quartiere che, oltre a evitare la desertificazione del territorio a favore dell’eccessiva concentrazione nelle città, favorisca minori assembramenti di persone in luoghi chiusi, dove è più facile che si possano propagare le infezioni. Auspichiamo, perciò – conclude il direttore -, la stesura di un progetto regionale serio per il mantenimento degli esercizi commerciali minori, soprattutto nelle località più isolate e che aiuti anche lo sviluppo di ulteriori servizi a disposizione delle comunità locali. Su questo, Confcooperative è pronta sin d’ora a collaborare».

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In  copertina, Franco Baiutti, presidente di Confcooperative Udine.

L’apertura dei negozi? Una “babele”. Le richieste di Concooperative Udine

Una vera e propria giungla di interpretazioni, diverse l’una dall’altra, rispetto al (già complicato) tema delle attività  commerciali autorizzate dai diversi decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con il risultato che l’attività consentita in un Comune non lo è in quello vicino, evidenziando nei fatti trattamenti molto difformi anche tra esercizi a breve distanza. È quanto denuncia la Confcooperative di Udine, raccogliendo le segnalazioni che arrivano dai diversi esercizi commerciali in forma cooperativa sparsi sul territorio friulano.
«Si sta palesando, giorno dopo giorno, un eccesso di zelo in alcuni territori, che adottano interpretazioni più severe di quelle auspicate dalla stessa Presidenza del Consiglio la quale peraltro, con delle proprie risposte a quesiti, ha tentato di chiarire i margini di applicazione dei Dpcm dell’11 e del 22 marzo. Purtroppo, in molti territori le autorità di polizia locale adottano interpretazioni restrittive», dichiara il presidente di Confcooperative Udine, Franco Baiutti.
L’effetto di questa autentica “babele”? «Si va in ordine sparso: ma, così facendo – aggiunge Baiutti -, si crea una grande incertezza negli operatori economici. Serve un’interpretazione univoca e chiara. Per tutelare, innanzitutto, gli esercizi commerciali dall’applicazione di sanzioni anche molto pesanti, in un momento già difficile economicamente. Anche perché parliamo di prodotti che i cittadini richiedono a gran voce e se quindi un determinato articolo non si trova in un negozio ma in un altro sì, il risultato è anche quello di favorire paradossalmente lo spostamento dei cittadini alla ricerca di determinati prodotti. Un risultato, francamente, paradossale. A questo punto – chiede Confcooperative – è indispensabile che le autorità pubbliche arrivino a definire linee di interpretazione chiara cui possano uniformarsi le autorità di polizia. Così non si può andare avanti per un altro mese».

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In copertina, Franco Baiutti, leader di Confcooperative Udine.